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venerdì 13 aprile 2012

9-10-11

“Dieci è il numero delle Sefirot ineffabili, dieci e non nove, dieci e non undici. Intendi con sapienza, e sii saggio con intelligenza, investiga questi numeri, e trai da loro conoscenza, il disegno è fisso nella sua purezza, e riporta il Creatore nel Suo luogo.” L’affermazione sul numero totale delle Sefirot non sembrerebbe lasciare alcun spazio ad interpretazioni differenti. Tuttavia, nello studiare le Sefirot e l’Albero della Vita , emerge chiaramente che ve ne sono undici, in quanto, alle dieci tradizionali, se ne aggiunge una chiamata Da’at, la conoscenza. Ecco la loro lista completa:

Keter = Corona
Chokhmà = Sapienza
Binà = Intelligenza
Da'at = Conoscenza unificante
Chesed = Amore
Ghevurà = Forza
Tiferet = Bellezza
Netzach = Eternità o Vittoria
Hod = Splendore
Yesod = Fondamento
Malkhut = Regno o Sovranità


Si noterà come, ad eccezione di Keter e di Malkhut, le altre nove Sefirot formano tre triadi, dai significati correlati e reciprocamente interdipendenti. Sapienza, Intelligenza e Conoscenza, sono tutte attività dell’intelletto. Ciò è parte delle prove del come Da’at sia parte integrante dell’Albero. Amore, Forza e Bellezza (Compassione) sono tutte facoltà del sentimento superiore.
Per la triade inferiore il legame è meno evidente, ma lo diventa se si riflette sul fatto che Netzach rappresenta la fissità degli intenti e scopi della personalità, Hod è il muoversi dinamico, oscillando tra cambiamenti imprevisti, mentre Yesod è un cercare di mantenere un tracciato costante (almeno di principio) tra la cocciuta determinazione di Netzach e il disordinato mutamento di opinioni di Hod.
Un disegno dell’Albero, pubblicato su di una edizione del Sefer Yetzirà del 1884, pur non menzionando i nomi delle Sefirot, mostra i Sentieri (i canali che le uniscono) messi in modo tale da definire chiaramente la presenza di una undicesima entità, che abbiamo evidenziato nel disegno con un cerchio tratteggiato. La definizione avviene in virtù delle lettere che distinguono ogni sentiero. Da’at si trova all’incrocio tra le lettere Zain – Cheit – Tet – Yod.

Si noti inoltre come tale Sefirà interrompa i canali in diagonale, ma non quello verticale, che unisce Keter con Tiferet, costituito dalla lettera Beit.

Per cercare di riconciliare la presenza di Da’at con l’affermazione del Sefer Yetzirà, che sembra escludere un’undicesima Sefirà, vengono solitamente forniti i seguenti motivi. Da’at è una proiezione di Keter nei piani inferiori. Per sua natura, Keter è remota ed inaccessibile, trascendente, al di là di ogni pensiero e parola. Per potere svolgere la sua funzione di forza unificante, Keter opera una “discesa” nell’Albero, e diventa Da’at. Quindi, se si conta Keter non si conta Da’at, o viceversa. Le sefirot rimangono dieci. Secondo un’altra spiegazione cabalistica, Da’at non utilizza un recipiente suo proprio, bensì quello di Binà, l’Intelligenza. Conoscenza ed Intelligenza sono praticamente sinonimi in quasi tutte le lingue, sebbene nell’ebraico interpretato dalla Cabalà la differenza tra questi due termini sia grande.
Vorremmo qui offrire una spiegazione alternativa circa il criptico brano del Sefer Yetzirà. L’espressione “non nove… non undici” non deve venire considerata come un abbellimento enfatico. La Cabalà esclude che nei suoi testi base vi siano parafrasi o amplificazioni linguistiche fini a se stesse. Ogni frase è redatta secondo un codice estremamente preciso. Se vengono citati i numeri nove e undici non è perché essi siano errori teologici, contravvenzioni al dogma secondo il quale le Sefirot devono essere dieci. Sono invece reali e concrete possibilità.
Ma com’è possibile che le sefirot siano solo nove? Questo è il caso dello Tzadik, della persona retta, che ha pieno controllo sul suo Yesod, l’area della sincerità, della devozione, della sessualità fisica, dell’energia sensuale sottile della personalità. Lo tzadik non deve scendere, non deve mai arrivare a Malkhut. Per lui è Yesod il livello più basso dell’Albero della Vita. Malkhut, il gioco di poteri del mondo, le preoccupazioni per il vivere quotidiano, le umiliazioni e i momenti d’orgog??lio, tutto ciò non lo riguarda. Anche se a volte deve entrare in quelle dinamiche, non ne rimane coinvolto. La sua partecipazione è puramente superficiale, come se stesse recitando una parte. Ed è in questa luce che va visto l’avvertimento del Sefer Yetzirà: le Sefirot devono essere dieci, anche lo tzadik deve scendere a Malkhut, sul serio!
Dalla parte opposta ci sta il baal teshuvà (maestro del ritorno, concetto molto vicino al “figliol prodigo”), colui che ritorna sulla via del Divino dopo avere esplorato in lungo e in largo il mondo della separazione, della confusione, della contaminazione. Egli non si è solo cibato di Da’at, ne ha fatto una grossa indigestione! Ricordandogli che le Sefirot sono dieci e non undici, il Sefer Yetzirà lo invita a cercare la trascendenza di Da’at, cioè la sua origine superiore, che è Keter. Lì c’è la medicina per gli eccessi della conoscenza!
L’undicesima Sefirà, Da’at, è quella che più caratterizza il mondo in cui viviamo, specialmente la società occidentale moderna, il più grande serbatoio di potenziale baalei teshuvà che esista! Ciò è iniziato dal momento in cui Adamo ed Eva si sono cibati dell’albero della conoscenza (Etz ha Da’at). In termini grafici, ciò ha causato un vero e proprio prolasso dell’albero

con Da’at che si distacca da Keter, scende più in basso dell’asse Sapienza-Intelligenza, e con le sette sefirot inferiori che decadono. In particolare, Malkhut ha attraversato il confine di protezione, e si è ritrovata nei piani inferiori della realtà, dove le klipot (gusci, termine metaforico indicante le forze del male) hanno un potere dominante.
Albero della Vita e albero della conoscenza si sono così mescolati, quasi confusi. Ed ecco che il Sefer Yetzirà si preoccupa di avvertire che le Sefirot sono dieci, e che la mescolanza-prolasso di Da’at è temporanea, è un guasto che va riparato.
Grazie all’avodat ha-birrurim, all’opera delle selezioni, del raffinamento delle scintille cadute, gradualmente possiamo elevare l’albero, che in futuro diventerà così:

Per quanto il lavoro di rettificazione riguardi l’intero spettro delle dieci Sefirot, oggi, e in genere nell’epoca nella quale viviamo, l’enfasi maggiore va posta su Da’at. È stata la prima Sefirà a danneggiarsi, e sarà l’ultima a venire rettificata. Da’at ha un aspetto di dualismo estremo. Nella simbologia dei colori, essa è bianco-nero. Nel giardino dell’Eden è divisa tra bene e male. Ci muoviamo tra l’una e l’altra di queste due sponde, avanti e indietro, guidati dal libero arbitrio, e dalla conoscenza. Se la conoscenza è separatrice (mette in enfasi diversità ed esclusività), non c’è riparo, non c’è sosta, non c’è sollievo. E ciò è vero per qualunque campo al quale la conoscenza venga applicata, pratico, affettivo, scientifico, filosofico, artistico, umanistico, politico, teologico, religioso. Se la conoscenza è unificatrice (ricerca legami, paralleli, sincronicità, appartenenze, pur se a livello di radice), tra bianco e nero scopriamo una scala di 256 grigi (per applicare una metafora tratta dalla moderna grafica dei computer). 256 è il valore numerico di:
Aronne (Aharon)
Fuoco (Nur)
Re Superno (Melekh Elion).
Cioè, la nostra consapevolezza viene guidata dalla scintilla interiore del Grande Sacerdote, colui che utilizza il fuoco (l’energia) al servizio del Re Superno, cioè di Dio, e non degli innumerevoli idoli che la consapevolezza separata gli sovrappone.
Ma rimaniamo all’esempio legato all’informatica. Tutti sanno che il linguaggio utilizzato dai computer, e nelle trasmissioni digitali, è il sistema binario. Si tratta di una sequenza di impulsi riconducibili al susseguirsi di “pieno – vuoto”, 1 e 0. Il codice binario rappresenta lettere e numeri semplicemente come sequenze più o meno lunghe di “stati opposti”, ad es.: 00110110. Si capirà facilmente il legame di un tale sistema simbolico con Da’at, la Sefirà degli opposti, del bene e del male, del bianco e del nero. Mentre nel mondo dell’azione, dell’emozione, e del pensiero umano, si cerca sempre di tracciare il confine tra bene e male, nell’essenza interiore di Da’at, fatta del contrasto tra bianco-nero, o tra 1 e 0, è del tutto impossibile stabilire un ordine di priorità o di preferenze. Nessuno potrebbe dire se sia meglio il bianco o il nero, l’1 o lo 0. Si possono solo esprimere preferenze ed opinioni, ma fondamentalmente tra quegli opposti c’è una totale interdipendenza, c’è una necessaria complementarità.
Il nostro grande compito è allora la rettificazione di Da’at, utilizzare la danza degli opposti come la fonte del motore energetico dell’evoluzione dalla specie umana alla specie adamitica “edenica” (Adam nel giardino dell’Eden). Secondo un’antica tradizione, sia talmudica che cabalistica, ogni scoperta della scienza ha lo scopo profondo di avvicinarci maggiormente all’era della redenzione globale e definitiva. L’informatica, in particolare Internet, proprio per via del suo basarsi in un modo così totale sull’oscillazione tra due opposti, può oggi venire utilizzata come veicolo privilegiato per la diffusione della consapevolezza interiore, per rettificare Da’at.
Da’at è il massimo della libera scelta. Tutto dipende dall’uso che facciamo di Internet. Un detto talmudico afferma: “Colui che viene per purificarsi, gli viene aperta la porta; colui che viene per contaminarsi, gli viene aperta la porta”. Vale a dire, “gli strumenti ci sono, l’aiuto dall’alto anche, tutto dipende da ciò che la persona cerca, dal dove si focalizza la sua volontà, la sua attenzione”. Nell’undicesima sefirà, quella dei baalei teshuvà, dei “maestri del ritorno”, in Da’at, la danza frenetica di un’interminabile sequenza di 1 e di 0, di essere e di non essere, non genera più un solo problema esistenziale, ma può diventare il supporto, la “merkavà”, per una accelerata crescita della consapevolezza messianica. Nella Da’at rettificata, saggezza interiore (esoterismo) e saggezza esteriore (essoterismo), si abbracciano e si aiutano.

sabato 7 aprile 2012

zain



L'alfabeto ebraico e’ composto da ventidue lettere (ventidue e’ la circonferenza, approssimata per leggero difetto, di un cerchio il cui diametro e’ sette, uno dei numeri-chiave della creazione). Esse sono tutte consonanti. Accanto ad esse vi sono nove vocali, rappresentate da punti, ma che di solito non figurano nel testo scritto. La tradizione ebraica afferma che le ventidue lettere non sono segni arbitrari, scelti allo scopo di rappresentare oggetti e concetti, secondo una qualunque convenzione. La Qabbala ’ afferma che le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico erano preesistenti alla stessa creazione del mondo. Ognuna di esse e’ uno strumento attraverso il quale un intero settore della creazione fu formato e fatto, un recipiente destinato a contenere parte della luce infinita, a rivelare solo alcune delle sue infinite proprieta’. Tramite opportune combinazioni di lettere Dio emano’, creo’, formo’ e fece ogni cosa che esiste nei mondi spirituali e materiali. Lo studio delle ventidue lettere occupa un vasto settore nella Qabbala’. Ogni lettera possiede una forma (la sua figura visibile, e le associazioni che ne derivano); un nome (ad esempio, Beth significa 'casa') e un valore numerico (dall'uno al quattrocento). Ognuno di questi tre elementi puo’ venir studiato su piani diversi, dato che le lettere si estendono dal livello Divino fino a quello materiale. Ogni lettera diventa quindi uno strumento di meditazione, contenente, secondo la terminologia orientale: Mantra (il suono di valore meditativo) Yantra (la figura archetipa) e Tantra (l'insegnamento esoterico, morale o pratico che ne deriva).





Il settimo Archetipo, la prima forma matrice che riflette l'idea “eternità”.La Zain è la lettera che vivifica e che forma il mondo delle emanazioni, l'eternarsi del Perfetto.Rappresenta  il manifestarsi della Intelligenza iniziatica.Simbolizza il trionfo e la sovranità dello Spirito sulla Materia.Rappresenta la vittoria, la fermezza, la spiritualità che agisce , il progresso cosciente, l'evoluzione intelligente, la dominazione assoluta su se stessi, il talento, l'abilità di trarre beneficio anche dagli eventi avversi.La Zain rappresenta la fede,l'aspirazione dell'infinito,la nobile fiducia in se stessi sostenuta dalla credenza in tutte le virtù, che in un uomo debole, invece possono degenerare in orgoglio.Rappresenta la vittoria sul tempo, il dono dell'eternità, la durata delle cose.E' il tempo che rende la vista dell'uomo relativa, limitata. Si può essere benissimo morti dentro, avere il corpo vivo e il senso della vita morto.Superare la soglia del tempo, significa anche, superare la propria relatività, diventando simili a Dei.Rappresenta il dono della libertà dell'uomo, tanto agognata eppure intimamente rifiutata dalla maggior parte degli uomini. La libertà infatti, include la responsabilità delle nostre scelte. Responsabilità significa fatica. Libertà non significa liberismo, non significa vivere nei propri desideri egoici, semmai, superarli nei bisogni e nell'interesse di tutti. L'uomo libero è l'uomo vittorioso, deificato. E' l'uomo che ha superato i limiti della materia e quindi del tempo, diventando un Essere cosmico, un Essere Unito a Dio. Se non si ha  consapevolezza di ciò che si sta facendo non si costruisce nulla. La consapevolezza è il centro occulto dell'uomo divinizzato. La Zain è quindi una delle forme proprie della condizione divina, che è libera dalle limitazioni temporali umane. Rappresenta la Maestria ed il trionfo. La stessa Maestria di cui ci parlano da tempo i Maestri ascesi. Impadronirsi di questa funzione significa far durare le cose nel tempo, farle  tendere all'immortalità, come alcuni reperti storici, le Piramidi per esempio o come alcuni uomini passati alla storia per le loro gesta immortali. L'uomo attraverso la Zain ha il segreto della resurrezione dei morti e la chiave dell'immortalità. La Zain  è il fuoco che dà vita a tutti gli Esseri animati ed è diretto dal volere degli uomini puri. La forma della lettera Zain ricorda un pugnale come ad indicare che l'uomo ottiene la vita, attraverso una lotta quotidiana. L'uomo che concepisce la Zain in se stesso, è in grado di tendere la mano verso i propri simili e far placare in loro ogni sofferenza. Rappresenta il  mondo dei pensieri creativi al di fuori della dimensione temporale. La Zain esprime, l'arma, la spada fiammeggiante del cherubino, il settenario sacro, la regalità, il progresso e l'armonia, il libero pensatore, la ricerca indipendente della verità, colui che possiede  la conoscenza dei segreti  della vita e della morte. Un mito che rappresenta questo Archetipo è  la storia di Pegaso: prese vita dal sangue di Medusa , quando  Perseo le tagliò la testa. Pegaso,il cavallo bianco alato, capace di far scaturire dal terreno una Fonte perenne: tutto ciò che Pegaso toccava, diventava eterno. Pincherle nella sua opera sugli Archetipi ci parla dello Zed,da lui scoperta, un monumento antico, avvolto nella leggenda: esso è chiuso e protetto entro la piramide di Cheope. La Piramide di Cheope è la settima meraviglia del mondo. Nella torre Zed, ci racconta il Prof Pincherle, accade un fenomeno strano: il tempo si rovescia nell'anti-tempo. Se l'uomo s'impadronisce dell'anti-tempo prima di maturare spiritualmente la sua cattiveria diventa eterna in quanto, aggiungendo al tempo, l'anti-tempo, il flusso temporale si ferma. Lo Zed fu per questo nascosto dagli Antichi ed attende che l'uomo sia pronto e maturo, per poter accedere a questo fenomeno, senza venirne distrutto. Questo Archetipo rappresenta la sospensione al di là del tempo, quindi,quando ogni cosa è compiuta. Possiamo quindi anche rappresentarla come funzione frenante, essendo in ultima analisi, la compiutezza di un evento, anche la fine dello stesso. La Zain rappresenta la vittoria sul tempo, il dono dell'eternità, quindi. La lettera che rappresentava anticamente questo Archetipo era la lettera Z, oggi occupata dalla G. Nel latino antico infatti, il suono della lettera Z, si trasformò in R e per questo il simbolo venne rimosso dall'alfabeto . Al suo posto (al settimo posto), venne inserita la lettera G ( che in realtà, come detto, rappresentava anticamente  il terzo Archetipo). La figura geometrica che ci parla di questo Archetipo è  formata dall'unione del quadrato( simbolo della materia, della Terra) con il triangolo ( simbolo del Cielo, dello Spirito), sia sovrapponendo il primo al secondo, sia iscrivendo il triangolo all'interno del secondo. Questa disposizione geometrica la troviamo spesso nei grandi complessi architettonici e possiede un enorme significato mandalico, che ci riporta all'unione del terzo e del quarto Archetipo. Il numero che rappresenta questo Archetipo è il sette. Il settenario rappresenta una delle funzioni matrice più utilizzate in ogni campo ed è  considerato sacro in qualsiasi cultura poichè si compone del ternario e del quaternario. E' l'ordine formato da sette elementi espressi mirabilmente dalle sette direzioni dello spazio: due contrarie per ogni direzione con l'aggiunta del centro. Rappresenta il numero del Cielo ( tre) sommato al numero della Terra ( quattro): è per questo che è il numero sommativo del Cielo e della Terra. La costellazione delle Pleiadi,che erano nel mito le figlie di Atlantide, rappresenta il settenario: sei erano presenti mentre una era occulta. Le Pleiadi richiamano un'altra figura geometrica gìà trattata nel sesto Archetipo: la stella di David: questa figura con al centro un punto, non manifesto,  rappresenta il Settenario. Il punto occulto, come la settima stella delle Pleiadi, rappresenta la coscienza occulta all'uomo , fintanto che non la rivela a se stesso, diventando un uomo completo. Se la Stella di David rappresentava il senario, è però con il settenario che raggiunge il suo apice simbolico. Se i due triangoli intersecati rappresentano l'unione feconda di due antagonisti coniugati è aggiungendo il settimo termine che si  rappresenta il ritorno all'Unità e non soltanto, il risultato prodotto. Per la scienza ebraica il numero 6 è il giorno della creazione ed è il simbolo del lavoro e dell’ambiente cioè è il simbolo del grande cubo. Il 7 invece, è il centro intoccabile di tale struttura, cioè è il centro del cubo, perché dalla Shabbat  scaturisce la benedizione delle attività creative. Il centro del cubo dell’uomo è la coscienza, da cui parte la benedizione di tutte le proprie attività. Questo fulcro interiore che è il luogo del riposo di ciascuno di noi, rappresenta  il nostro centro profondo. Il ritorno al centro di cui parla anche l'Oriente rappresebta quel ritorno che è sede delle nostre profondità, del nostro silenzio, quel silenzio da dove scaturiscono tutte le nostre energie. Le vibrazioni prodotte dal numero sette  le troviamo ripetute in mille manifestazioni mitologiche, folcloristiche, religiose, artistiche che ne denunciano l'importanza simbolica, praticamente in ogni cultura nel mondo ed in ogni tempo. Ci sono sette toni nella scala tonale, sette, colori nello spettro solare, sette vizi ed altrettante  virtù, sette i giorni della settimana, sette meraviglie del mondo,  sette sono i chakra fondamentali nel corpo umano. Sette erano le Esperidi,  sette erano i  nani di Biancaneve, sette gli Spiriti dell'esoterismo indù, uno per ogni piano umano ( sensazione, emotività, intuizione, spiritualità, volontà, scienza infusa, divinità). Nella scienza esoterica, l'uomo è composto da sette sfere che corrispondono a quelle celesti:1) Il Sole ossia l'Angelo della Luce:  Michele
2) La Luna , l' Angelo delle aspirazioni e dei sogni: Gabriele
3)  Mercurio, l'  Angelo della civiltà : Raffaele
4) Venere l' Angelo dell'amore : Anaele
5) Marte, l' Angelo sterminatore:  Samaele
6) Giove l' Angelo dominatore: Zaccariele
7) Saturno l 'Angelo della sollecitudine: Orifiele.
Il numero sette, diceva Ippocrate, per le sue virtù occulte, tende a realizzare tutte le cose. E' il dispensatore della vita e la fonte di tutti i cambiamenti. Come la luna cambia fase ogni sette giorni così questo numero influisce su tutti gli esseri  sublimi. Il settenario  fu considerato simbolo di santità dai Pitagorici. I Greci usavano chiamare il numero sette “venerabile”. Platone lo chiamò Anima del Mondo mentre Cicerone lo definì “rerum omnium nodus”. In Tibet abbiamo i sette emblemi del Buddha. A Mocha in Perù sette sono le gradinate della piramide del Sole. Apollo, il Dio del Sole, nacque nel settimo giorno del mese, i cigni nuotarono sette volte attorno all'isola in cui vide la luce cantando l'evento della sua nascita e la lira che egli suonava aveva sette corde. Nell'Islam il numero sette gode di un grande prestigio: ci sono sette cieli, sette terre e sette mari. Si fanno sette giri attorno al tempio della Mecca, ci sono sette giorni nefasti, l'uomo è formato da sette elementi.In Mesopotamia la Ziggurat è il tempio piramidale, a gradini in cui si effettuava la “hierogamia”, ossia lo sposalizio sacro tra Cielo e Terra. La Ziggurat ha sette gradini che corrispondono ai sette Pianeti e rappresentava l'ascensione.
L'iniziato, attraverso il significato mandalico di questa costruzione spirituale, veniva accompagnato nel suo processo di ascensione. La Ziggurat di Babilonia, si chiamava “Etermananki” che significa “ casa delle sette direzioni del Cielo e della Terra”.Nell'ermetismo con il settenario si ha il trionfo dell'iniziato che  ha imparato a giocare con il grande agente magico. Con il settenario, l'iniziato dà prosperità agli uomini ed alle nazioni, le sostiene con i suoi insegnamenti, si libra come un'aquila , dirige le correnti del fuoco astrale.
Tutte le porte del santuario gli sono aperte e tutte le Anime che aspirano alla Verità gli prestano la propria fiducia. E' bello di grandezza morale e porta ovunque con sé il suo splendore.
Il settenario rappresenta quindi nell'ermetismo, la “fissazione” del Mercurio dei Saggi di Ermete, quando inserendo la sua verga fra i due serpenti in lotta per divorarsi, provocò la formazione del caduceo.
Ricordiamo che il caduceo è il simbolo che rappresenta la scienza medica.
Nella scienza alchemica il settenario è rappresentato dall'antimonio, una sostanza che annulla tutti i veleni ed ha proprietà simili a quelle della Pietra filosofale.Questa sostanza fu chiamata dagli alchimisti in svariati modi : Pietra del Fuoco o Grande Arcano, Acqua Celeste, Anima intellettuale, il Lupo grigio dei Filosofi, in grado di liberare l'essere umano dalle scorie materiali , innalzandolo spiritualmente. Il simbolo dell'antimonio nel seicento era il quadrato sormontato dal triangolo.
Il settimo Sephirah   è  NETSAH, che significa trionfo, vittoria, fermezza, è il principio coordinatore che governa il mondo, dirige il movimento e presiede tutto il progresso. E' il Grande Architetto dell'Universo e rappresenta lo Spirito del Corpo. Tra gli oggetti più sacri della religione ebraica vi è senza dubbio il candelabro a sette braccia, detto Menorah. Esso simboleggia  la cristallizzazione di un ordine celeste. Rappresenta la scintilla divina, la luce della potenza di Dio che illumina il mondo e il Creato: manifestazione che è presente in ciascun essere umano, secondo la Cabala, e che rende l'uomo un essere potenzialmente divino.
secondo libro di Ermete : i Tarocchi. La settima Lama si chiama Il Carro. Rappresenta  un giovane, armato di scettro e protetto da una corazza che incarna i principi superiori della personalità umana.
Rappresenta l' Anima intellettuale ( l'antimonio degli alchimisti). Il globo alato degli egiziani, decoro della parte frontale, comunica la sublimazione della materia ed il suo movimento. Il carro è trainato da due sfingi, una nera ed una bianca: in realtà sono un unico animale, un anfisbena.
L'anfisbena simboleggia due poteri antagonisti, che si devono dominare per poter avanzare trionfanti nella vita, senza cadere negli eccessi e nella rovina dell'uno o dell'altro. Una creatura capace di camminare in entrambi i sensi si arresterebbe se non fosse guidata dal trionfatore.
Il trionfatore è colui che sa domare i suoi istinti attraverso lo scettro della sua saggezza.
La sfinge bianca simboleggia la buona volontà costruttiva che aspira al bene collettivo, realizzato pacificamente e senza scosse. La sfinge nera invece, freme d'impazienza e tira verso il lato opposto : i suoi effetti però riescono  unicamente  a stimolare la sfinge bianca, a tirare più forte dalla sua parte.
A differenza dell'Imperatore, il quarto Archetipo, che siede immobile nel suo cubo d'oro, il giovane trionfatore del settimo Archetipo, percorre il mondo su di un veicolo la cui forma rimane comunque cubica.
 il cubo d'oro simboleggia la trasformazione alchemica compiuta grazie alla pietra filosofale chiamata anche, pietra dei saggi. La forma cubica, come già spiegato nel quarto Archetipo, rappresenta sempre una realizzazione corporea.
Qui, in questo Archetipo,  lo Spirito può manifestarsi dinamicamente.
Il Trionfatore dirige il suo carro e guarda dritto davanti a sé, senza perdersi tra le nuvole di un misticismo sterile. Sopra il suo capo brilla l'emblema del Sole.
Il Trionfatore persegue un ideale di perfezionamento morale che applica allo Spirito, all'Anima ed al proprio corpo. Egli concilia le opinioni opposte, induce gli avversari a comprendersi, pone fine alle discordie intellettuali, generando sentimenti di fratellanza e benevolenza. Impone l'equità anche negli atti più trascurabili.
Cosa vuole dirci questa Lama? Impariamo a dirigere bene il nostro tiro a due ed a restare padroni di tutte le energie destinate ad obbedirci. Mostriamoci simili a Dio nel campo del nostro microcosmo: esercitiamo in piccolo la nostra divinità, coordiniamo il nostro caos, perchè regni in noi un'armonia perfetta. Noi ci divinizziamo e diventiamo eterni agendo divinamente.
A differenza dell'Imperatore, il quarto Archetipo, che siede immobile nel suo cubo d'oro, il giovane trionfatore del settimo Archetipo, percorre il mondo su di un veicolo la cui forma rimane comunque cubica.
La Runa che rappresenta questo Archetipo prende il nome di Gifu o Gebo.
Simboleggia il dono sotto tutti i punti di vista, ma nella lettura sciamanica ha un significato più intenso, in quanto simboleggia il dono del tempo.
Raffigura l'unione tra donatore e ricevente.
Rappresentava anticamente  i doni degli Dei, che venivano ringraziati da offerte, in un perfetto equilibrio di “dare ed avere “. L'atto del donare e del condividere , per ogni uomo degno di rispetto, equivaleva ad onore, felicità, lode, prestigio sociale e sostegno.
Rappresenta l'estasi fisica e mistica, il completamento di uno scambio tra Cielo e Terra, di cui l'uomo è l'asse.
E' una croce simbolo del sacrificio dell'uomo, che dona la propria vita per un bene più elevato ed in cambio, diventa simile ad un Dio.
Osho infine, ci parla della consapevolezza dell'eternità della vita in questo modo:
“ La consapevolezza dell'eterna primavera dell'Essere: ti guardi alle spalle e per quanto lontano possa arrivare il tuo sguardo, vedi che è sempre esistita. 
Guardi davanti a te e per quanto lontano possa arrivare il tuo sguardo,resti sorpreso: è il tuo stesso Essere.
Ovunque ti trovi, sarà con te ed i fiori continueranno a piovere su di te”.
 Zain il settimo dei 22 Archetipi  è la matrice pensiero che rappresenta l'Unità che viene ricondotta a se stessa dopo il viaggio nella Materia. E' un pensiero finito, un discorso che termina e torna a se stesso.
Quando pensate all'Unità la dovete concepire come qualcosa che è ogni forma conosciuta e sconosciuta inimmaginabile alla mente umana. Eppure la manifestazione di questa Unità avviene grazie alle forme pensiero matrice che esprimono il volere del Creatore per la sua Creatura.
Il Creatore ha compiuto la sua opera e l'ha terminata dando vita all'umanità cosciente e pensante che rappresenta il progetto divino completo. L'umanità possiede ora gli strumenti per agire consapevolmente nel mondo, senza aiuti da parte della Divinità, poichè è la Divinità stessa che ispira ogni sua azione.
Con il settimo Archetipo che ha il significato di ETERNITA' , la creazione è compiuta.
Il progetto divino rientrando nella Divinità stessa, torna a se stesso e produce ciò che  è: l'immortalità.
L'immortalità è un dono che rappresenta il Creatore stesso. E' il dono di ciò che è compiuto e per questo avendo gli attributi della Divinità, diventa eterno come la Divinità stessa.
L'individuo che attraverso il suolavoro alchemico utilizza la Zain, rappresenta appunto l'uomo completo che è diventato eterno avendo acquisito in se stesso tutte le caratteristiche della Divinità.
E' così pronto a proiettarle nel modo e ad espandere la sua Divinità attorno ed entro di sè.
Con la Zain quindi, si entra nel mondo delle forme coscienti, create dall'uomo stesso che però non sono lasciate al libero arbitrio come le precedenti, essendo l'Unità, il fulcro che catalizza ogni decisione ed ogni scelta dell'uomo.
Sei nel divino, sei il Creatore con tutti gli attributi del Creatore stesso ed ogni scelta che compirai grazie a questo Archetipo, sarà colma delle proprietà divine.
L'uomo della Zain è  l'uomo che ha divinizzato se stesso a tal punto da rendere immortale ogni sua azione. L'eternità è in lui e l'eternità è Dio e Dio, è ciò che l'uomo della Zain esprime in ogni sua parola ed atto. E' la Creatura che concepisce se stessa attraverso le sue azioni e crea se stessa dall'idea primordiale di Dio. La Creatura che diventa Creatore ma che non lascia al caso od alla dualità le sue azioni essendo Creatura e Creatore diventati, un UNO. L'eternità conquistata dall'uomo divinizzato, la sapienza ispirata ma condotta con maestria dalle qualità che l'iniziato ha acquisito nei suoi viaggi e che sono l'ispirazione celeste di ogni sua parola e di ogni sua azione.
Dio è Dio ma Dio è anche l'uomo tornato a Dio, che agisce nel mondo della materia.
E' la compiutezza del progetto divino dell'uomo e l'uomo stesso che divinamente inizia a creare con gli attributi della divinità. E' l'eternità degli eroi, dei saggi, della bellezza, della vita stessa che emerge dal lavoro compiuto dall'uomo stesso. L'uomo che è stato in grado di superare la soglia del tempo e dello spazio è  diventato divino poichè il tempo e lo spazio appartengono alla dimensione umana ma al di fuori di essa, esiste tutto ciò che è. L'uomo divinizzato quindi, è in grado di operare nella materia come Dio fece quando creò l'uomo stesso lasciando che il germe della sua creazione giungesse a maturazione fino a farlo tornare  al suo splendore iniziale. Fino a farlo tornare completamente a Sè, alla Fonte di tutte le cose.

GEMELLI 21/5-21/6
Andare, Zabulon, Zain
A questo segno d'Aria è collegato l"andare", che oltre alla capacità di evolvere e progredire ricorda anche il muoversi, la costante ricerca di persone, ambienti e situazioni nuove. I Gemelli sono il segno della curiosità, della comunicazione, dell'eclettismo verso il mondo che li circonda, e indicano l'approccio mentale alla realtà. La necessità di rapporti stimolanti sul piano intellettuale è infatti molto forte.
Tribù: è quella di Zabulon, che vuol dire abitazione, ed era dedita al commercio, settore anche questo riconducibile ai Gemelli. Non dobbiamo inoltre dimenticare che il terzo segno dello Zodiaco, al pari dei saggi mercanti ebrei, non perde occasione di approfondire gli argomenti più svariati, pur mantenendo quel tocco di leggerezza e di superficialità che lo contraddistingue.
Lettera: Zain, abbreviazione di "maschio e femmina", che simboleggia la fusione tra i due sessi. La sua forma ricorda quella di una spada tagliente come a volte sa essere la parola, vera e propria arma di difesa e offesa per ciascun Gemelli. Le sue qualità sono il desiderio e la capacità di apprendere e relazionarsi, i possibili difetti superficialità e volubilità.
Previsioni per il 2012: nei prossimi mesi vivrete la possibilità di conquistare la vostra indipendenza e autnomia, lasciandovi alle spalle i condizionamenti (e le comodità) della famiglia. Il rapporto con i vostri genitori potrà oscillare tra il rifiuto e l'aderenza troppo forte ai loro dettami. Molti di voi si avvicineranno a studi filosofici, religiosi ed esoterici per ampliare i propri orizzonti. Siate molto precisi negli adempimenti burocratici e legali riguardo al fisco e alle successioni.

Eroi

Cenni sulla nascita della coscienza e volonta'... dal mito di Pan all' Eroe...(di  Fra Horus )
 
La perfezione originaria, l' origine dell' esterno, la nascita della luce,....i miti della creazione sono descritti spesso da questi inizi, nei quali l'uomo vive un tempo in cui il mondo e l'inconscio predominano e costituiscono l'oggetto del mito stesso.... la condizione primitiva si proietta nel cosmico, senza alcun IO riflettente,....mondo e psiche sono ancora una cosa sola...
L'atto della presa di coscienza, avviene tramite il simbolo, che circoscrive e descrive gli angoli dell'ignoto.... il simbolo primitivo della perfezione e' proprio il cerchio,l'uovo,la palla,...e' il contenitore degli opposti, del principio, dei progenitori , il grande ermafrodito... E' L'UROBOROS, ...la condizione iniziale dell'umanita' ,... e' il rotondo, l'utero materno dell'umanita', l'unita' maschile-femminile .
La COSCIENZA e l 'IO sono ad un livello infantile....l'Uroboros riassorbe continuamente la nascita di un Io primitivo ,che sperimenta questa fase non come ostile, ma protettiva e di rinascita...l'immagine generante e' spesso vista da Un procreatore, ...l'autoriproduzione nel seme senza partner,... l'autofecondazione... 
La causa principale della nascita dell'IO sara' dovuto soprattutto DALLA FAME : I continui traumi della pulsione della fame condizionano lo stato psichico...l' UROBOROS, cioe' il mangia coda, domina questa fase dell'uomo ,in cui ogni essere divora l'altro...l'atto Di mangiare, digerire, ed assimilare e' la forma del dominio del mondo. Le mammelle Della Grande Madre sono elementi generatori, con il loro flusso di latte nutrono e generano, insieme ai simboli fallici.... La prima fase dell' IO quindi e' simboleggiata dall'immagine Della DEA MADRE CON IL FANCIULLO DIVINO, che appare quasi come un'appendice rispetto allo strapotere della madre. 
L'aspetto TERRIBILE DELLA GRANDE MADRE consiste nel divorare un IO ancora poco sviluppato... soccombe alla fascinazione del NON-IO. Il destino del Dio giovanetto e' segnato dalla morte: il sacrificio,morte e risurrezione sono l'emblema dei culti primitivi dell'umanita'. Gradualmente lo stadio primitivo tra la coscienza e l'inconscio si trasforma nel rapporto figlio amante..come si riscontrono nei miti di Attis,Tamuz,Osiride...sonoamanti della madre, vengono uccisi, pianti e rigenerati... E' il tempo del culto della fertilita' fallica , con crudeli riti di castrazione...e' il periodo della fascinazione del sesso e dell'orgia, dell'ebbrezza, della perdita della coscienza e della morte...
E' in questo contesto che si inserisce anche il mito di Pan, Dio-uomo dalle zampe caprine, che appare nelle situazione di panico, nell'incubo, ....avvolto in una pelle di lepre da Ermes espressione consonante al Dio che diede le vesti di pelle per coprire la coppia nella genesi .......in questo contesto l'immagine del capro-Dio ha una sfumatura diversa da quella di Hilmman e Roscheld, in quanto il nuovo complesso generatosi diventa divoratore, divorante di energia libidica dell'inconscio e non piu' divorato...una riflessione piu' vicina a Neumann. L'immagine di un mostro,un animale,un uomo-animale, e' l' incapacita' dell'IO a sperimentare l'originaria mancancanza di forma...., in quanto un immagine sconosciuta genera quasi sempre paura... 
Ma COSCIENZA e' liberazione... e' Lo sforzo dell'uomo nel liberarsi dalla morsa del drago UROBORICO; e' la grande conquista " IO SONO". 
L' uomo si pone come figlio libero e immerso nella luce...il mondo comincia con la luce,con l'opposizione cielo-terra... L'universo diventa visibile....ma questo atto di separazione l'uomo lo vive come colpa, come peccato, per la sofferenza e la perdita originaria di beatitudine, di condizione infantile... L'uomo precedentemente non avendo coscienza percepiva la sua vita come paradisiaca, come in una eta' dell'oro; ora c'e solitudine,sofferenza, lavoro, malattia... La separazione e' simbolicamente identica all'uccisione, al sacrificio, alla castrazione.
E' da questa lotta con i genitori primordiali che nasce il mito dell' EROE. Spesso nei miti l'eroe salvatore e' senza padre o madri o uno e' divino; e' di solito la madre che viene vista vergine, nel senso di sacralita', di donna indipendente, di apertura psichica nei confronti di Dio, che hanno a fianco uomini insignificanti, come il Giuseppe di Maria. L'EROE e' presentato a volte come duplice natura, uno mortale e l'altro immortale, EGLI deve essere diverso, deve sperimentare il proprio genitore divino. Questa rinascita spirituale rappresenta una nascita spirituale superiore che e' equiparato all'IO, alla Volonta', alla Coscienza....che supera la natura infantile,inconscia...L'eroe diventa il liberatore e il salvatore il portatore di sapienza e cultura. L'Io che penetra nell'inconscio divoratore subisce una trasformazione che lo fa accedere alla sua vera natura e lo fa rinascere divino perche' vince le forze inconsce che si mobilitano contro e lo minacciano in forma di draghi,demoni e potenze... 
La maschilinita' e l'eroe non sono piu' il fallo e la sessualita', ma si parla del FALLO SUPERIORE : L'IO ora si identifica con la testa simbolo della scoscienza, assieme al suo organo di controllo, l' OCCHIO . La formula gnostica "Io e il Padre siamo Uno", rappresenta la centralita' dell'IO nella Coscienza la vittoria sul drago e' diventata superiore...
Nei miti gli eroi liberano la PRIGIONIERA e la SPOSANO...ossia l'IO maschile ritrova il femminile con una nuova trasformazione.... l'eroe uccide il lato terribile del femminile e lo fa per liberare il suo lato fecondo, benefico....l'anima-sorella ,ovvero la SOPHIA... E'' la nascita di un nuovo mondo psichico...la parte femminile dell'inconscio ora e' sentita non piu' ostile ma amichevole, pronta a liberare tutti i suoi tesori... si puo' essere produttivi, essere come gli Dei. Ora l'uomo con una serie di simboli innesca nella propria psiche il medesimo processo creativo che incontra nella natura...finalmente ora c'e' ascesa della Libido e la PRIGIONIERA ci dona il TESORO, ossia il potere magico degli incantesimi di esaudire i desideri...
La sequenza delle immagini termine con il prisma della coscienza proiettate nelle Sephiroth nel quale A.Crowley,Kennet Grant, I. Regardie hanno scritto nomerose pubblicazioni che consentono l'ascesi...


L’insopportabile splendore della luce bianca originaria dell' Ensoph e’ scomposta dal Prisma della coscienza nell’arcobaleno multicolore delle immagini e dei Simboli delle Sephiroth....
Affinche’ la coscienza egoica potesse affiorare ed affermarsi e non essere sopraffato dal subconscio, ha dovuto frammentare l’archetipo primordiale in piu’ gruppi di immagini e simboli tra loro collegati.
“La caduta” e’ necessaria per una coscienza egoica che sente troppo vicino
la paura dell’abisso, di essere riassorbito...

lunedì 2 aprile 2012

eroi



Gli eroi dei poemi classici intraprendono un viaggio lasciando una casa sicura per navigare mari agitati, esplorare terre e regni, incontrare nuovi amori e sconfiggere mostri. Creano strategie, vivono crisi, attraversano tentazioni, per scoprire che la meta è il luogo da cui sono partiti, dove spesso non a caso un femminile accorto e paziente li attende per ricelebrare un'unione che non solo non si è persa, ma che ha la capacità di rinnovare una promessa per sempre.
il matrimonio sacro che celebrano, è la metafora della riconciliazione tra un femminile ed un maschile interiori alleati instancabilmente. La sfera del fare e del ragionare che trova nutrimento, ristoro nel sentire e nel raccogliere gli stimoli dell'ispirazione. Solo quando impariamo a fidarci delle nostre intuizioni gli obiettivi si chiarificano e la direzione diventa certa.
(zuleika)

Tao te ching

Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio
del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre
delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri
ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera
ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.


A guardarlo non lo vedi,
di nome è detto l'Incolore.
Ad ascoltarlo non lo odi,
di nome è detto l'Insonoro.
Ad afferrarlo non lo prendi,
di nome è detto l'Informe.
Questi tre non consentono di scrutarlo a fondo,
ma uniti insieme formano l'Uno.
Non è splendente in alto
non è oscuro in basso,
nel suo volversi incessante non gli puoi dar nome
e di nuovo si riconduce all'immateriale.
E' la figura che non ha figura,
l'immagine che non ha materia:
è l'indistinto e l'indeterminato.
Ad andargli incontro non ne vedi l'inizio,
ad andargli appresso non ne vedi la fine.
Attieniti fermamente all'antico Tao
per guidare gli esseri di oggi
e potrai conoscere il principio antico.
E' questa l'orditura del Tao.


Senza uscir dalla porta
conosci il mondo,
senza guardar dalla finestra
scorgi la Via del Cielo.
Più lungi te ne vai meno conosci.
Per questo il santo
non va dattorno eppur conosce,
non vede e più discerne,
non agisce eppur completa.
************************
al santo tutto pare difficile
e così nulla gli è difficile.
***************************
di sé conosce ma di sé non fa mostra,
di sé ha cura ma di sé non fa pregio.
Perciò respinge l'uno e preferisce l'altro
**********************************
La gente nel condurre le proprie imprese
sul punto di compierle sempre le guasta,
se curasse la fine come il principio
allora non vi sarebbero imprese guaste.
Per questo il santo
brama quello che non è bramato
e non pregia i beni che con difficoltà si ottengono,
studia quello che non viene studiato
e ritorna su quello che gli altri han travalicato.
Per favorire la spontaneità delle creature
non osa agire.
******************************
Chi ben fa il capitano non è irruente,
chi ben guerreggia non è impetuoso,
chi ben vince il nemico non dà battaglia,
chi bene adopera gli uomini se ne pone al di sotto:
questa è la virtù del non contendere,
questa è la forza dell'adoprar gli uomini,
questo è rendersi eguale al Cielo,
il culmine per gli antichi.
Alla nascita l'uomo è molle e debole
alla morte è duro e forte.
Tutte le creature, l'erbe e le piante
quando vivono son molli e tenere
quando muoiono son aride e secche.
Durezza e forza sono compagne della morte,
mollezza e debolezza sono compagne della vita.
Per questo
chi si fa forte con le armi non vince,
L'albero che è forte viene abbattuto.
Quel che è forte e robusto sta in basso,
quel che è molle e debole sta in alto.
*******************************
La Via del Cielo
come è simile all'armar l'arco!
Quel ch'è alto viene abbassato,
quel ch'è basso viene innalzato,
quello che eccede viene ridotto,
quel che difetta viene accresciuto.
La Via del Cielo
è di diminuire a chi ha in eccedenza
e di aggiungere a chi non ha a sufficienza.
Non è così la Via dell'uomo:
ei diminuisce a chi non ha a sufficienza
per donare a chi ha in eccedenza.
Chi è capace di donare al mondo
ciò che ha in eccedenza?
Solo colui che pratica il Tao.
Per questo il santo
opera ma nulla s'aspetta
compiuta l'opera non rimane,
non vuole mostrare di eccellere.
**************************
L'uomo comune è così brillante
sol io sono tutto ottenebrato,
l'uomo comune in tutto s'intromette,
solo io di tutto mi disinteresso,
agitato sono come il mare,
sballottato sono come chi non ha punto fermo.
***********************************
Il contenere di chi ha la virtù del vuoto
solo al Tao s'adegua.
Per le creature il Tao
è indistinto e indeterminato.
Oh, come indeterminato e indistinto
nel suo seno racchiude le immagini!
Oh, come indistinto e indeterminato
nel suo seno racchiude gli archetipi!
Oh, come profondo e misterioso
nel suo seno racchiude l'essenza dell'essere!
Questa essenza è assai genuina
nel suo seno ne racchiude la conferma.
Dai tempi antichi sino ad oggi
il suo nome non passa
e così acconsente a tutti gli inizi.
Da che conosco il modo di tutti gli inizi?
Da questo.

L'UMILTA' CHE ELEVA
Se ti pieghi ti conservi,
se ti curvi ti raddrizzi,
se t'incavi ti riempi,
se ti logori ti rinnovi,
se miri al poco ottieni
se miri al molto resti deluso.
Per questo il santo preserva l'Uno
e diviene modello al mondo.
Non da sé vede perciò è illuminato,
non da se s'approva perciò splende,
non da sé si gloria perciò ha merito,
non da sé s'esalta perciò a lungo dura.
Proprio perché non contende
nessuno al mondo può muovergli contesa.
Quel che dicevano gli antichi:
se ti pieghi ti conservi,
erano forse parole vuote?
In verità, integri tornavano


Parole autentiche non sono adorne;
parole adorne autentiche non sono.
Colui che è buono, non sfoggia parole,
e chi sfoggia parole, non è buono.
Chi sa di tutto, certo con è saggio;
né chi è saggio, di certo, sa di tutto.
Il vero saggio per sé non provvede:
se si spende negli altri, per sé acquista;
e, più dona, più ottiene per se stesso.
La Via del cielo aiuta, non fa danni;
la Via del saggio agisce senza lotta.
Tante idee gratuite per una vita migliore.
circa la leggendaria figura carismatica del fondatore del taoismo (Tao te ching) Lao-tzu, nelle memorie storiche redatte da Szu-ma chien (137-87 a.C.) c'è scritto testualmente, al capitolo LXIII: 
di Lao-tzu si può soltanto assicurare che, 


avendo amato l'oscurità più di ogni altra cosa, quest'uomo deliberatamente cancellò ogni traccia della sua vita

http://www.ousia.it/SitoOusia/SitoOusia/TestiDiFilosofia/TestiPDF/LaoTse/TAOTECHI.PDF