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venerdì 9 settembre 2016

Evvai...a braccetto con Thanatos


Esiste un detto: "Se incontri il Buddha uccidilo” ed è vero, semplicemente perchè il divino è dentro di te. Aggrapparci a colui che identifichiamo come maestro ci porta a venerarlo come un idolo, a concentrare i nostri sforzi nell'imitarlo, a non smettere di seguirlo dappertutto. Diventa per noi la 'copertina di Linus' che ci conforta, ci aiuta a stare bene; è il nostro placa ansia sin che c'è non ci preoccupiamo e, in fondo, non del tutto viviamo la nostra vita, deleghiamo e così finiamo per non trovare mai la nostra strada.
 La rara e difficile via dell'illuminazione è assolutamente personale e, dopo aver frequentato un maestro, qualunque esso sia, bisogna abbandonarlo. Arriva un momento in cui sei costretto a dire a te stesso: BASTA! È la tua anima che te lo chiede e ti implora. L'uccisione metaforica del Buddha deve avvenire all'interno della nostra mente (che si chiama mente perché mente), non necessariamente nel cuore. Significa superare il mito del maestro, il mito del guru, il mito dello psicoterapeuta o della guida spirituale. Significa essere finalmente adulti autonimi e consapevoli. Occorre abbandonare (sempre in senso metaforico) anche i genitori e tutte quelle figure paterne e materne di cui ci siamo circondati. Significa saper rinunciare al comodo ruolo di figlio, di discepolo e di eterno studente. Significa smettere di essere un Peter Pan (di cui è giusto mantenere solo l'aspetto ludico nel prendere la vita come un gioco e lo sguardo aperto alla meraviglia tipico del bambino) ma è opportuno distruggere la speranza che qualcun altro, all’infuori di noi, possa essere il nostro mentore e padrone. Perciò, se incontri un Buddha, uccidilo. Se incontri un tuo antenato, uccidilo. Non avere legami, non essere schiavo di nessuno. Vivi semplicemente la tua vita e lascia tutte le zavorre: del passato, delle religioni, delle imposizioni, degli schemi precostituiti. Abbandona tutti i tuoi attaccamenti, tutti i tuoi lagami e sii finalmente libero e leggero. Tu sei unico e inimitabile; perciò non attaccarti a niente e a nessuno, neppure ai sentimenti -che anche quelli fanno parte della matrix- perché tutto è vanità, l'unico amore possibile è quello che trascende ed è libero, autentico e incondizionato. Lo riconosci facilmente perchè non è geloso, non è possessivo, non chiede mai, anzi, dona senza sforzo e ciò gli basta; tutto il resto è fuffa: è tutto un trucco! Non cercare l'anima gemella, il compagno/a della vita. Piuttosto ama te stesso e tutto verrà di conseguenza. Hai tutto dentro di te, se ti ami sei anche in grado di amare il tuo prossimo e ciò basta e avanza. Soprattutto impara a guardare la morte come la compagna che viaggia poco dietro di te, che ti segue da quando nasci ed è lì, alla tua sinistra (il lato del nagual) da sempre. Perciò non devi temerla; piuttosto danza con lei, gioca a scacchi con lei, parla con lei, renditela amica e alleata chè tu sei eterno e immortale proprio grazie a lei.

mercoledì 3 aprile 2013

Devi imparare a scegliere i pensieri allo stesso modo in cui ti scegli i vestiti ogni giorno..

Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi ... Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra ... Fa che esso si mantenga coraggioso, puro e sempre vivo, malgrado gli abissi e .... Quando si ama la natura tutte le cose non sono più un mistero. 


Se tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi. Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci. Non essere in guerra con te stesso: così... tutto diventa possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare. Herman Hesse: "Imagination"

"...abbiamo perso i contatti da un po' e cosi' ho avuto il tempo che mi serviva per riflettere su me stessa. Ti ricordi di quando mi hai detto che dovevamo vivere insieme ed essere infelici per poter essere felici?   Considerala una testimonianza di quanto ti amo l'aver passato tanto tempo a sforzarmi di accettare la tua offerta, ma un amico l'altro giorno mi ha portato in un posto sorprendente: l'Augusteo.   Ottaviano Augusto l'ha costruito per seppellirvi i suoi resti, quando sono arrivati i barbari lo hanno distrutto come tutto il resto..il grande Augusto, il primo vero grande imperatore di Roma come poteva immaginare che Roma, che per lui era il mondo intero, un giorno sarebbe stata un cumulo di rovine?   E' uno dei posti piu' silenziosi e solitari di Roma,  la citta' gli e' cresciuta intorno durante i secoli...  E' come una ferita preziosa, come una tristezza a cui non vuoi rinunciare perche' e' un dolore troppo piacevole...  Tutti vogliamo che le cose restino uguali; accettiamo di vivere nell'infelicita' perche' abbiamo paura dei cambiamenti..delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui e' stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere se' stesso, e mi sono sentita rassicurata...   Forse la mia vita non e' stata cosi' caotica, e' il mondo che lo e' e la sola vera trappola e' restare attaccati ad ogni cosa...  Le rovine sono un dono, la distruzione e' la via per la trasformazione. Anche in questa citta' eterna l'Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo sempre essere preparati a ondate infinite di trasformazione. Sia io che te meritiamo di piu' che stare insieme...e, se restiamo insieme, è perche' altrimenti abbiamo paura di essere annientati... ma non è così..."

“grocery” tradotto in mandibola!

ferma la tua mente e guarda cosa succede...

attenta a ciò che vuoi...magari l'ottieni!

 piagnisteo spegne neuroni
"...invece che stare a guardare, ho deciso di fare.
Fare cose che prima non avrei mai fatto.
Cose che, se raccontate da altri, avrei invidiato.
Hanno funzionato: sono diventate una catena di eventi, il primo passo, la scintilla.
Che chi vive nell'immobilità non perdona.
Poi ho iniziato a guardare con occhi che avevo dimenticato in un cassetto.
Si chiama meraviglia, la usi a sette anni poi decidi che è troppo ingenua...Si deve passare da “se non succede a me non deve succedere neanche a lui” a “se succede a lui mi devo dare da fare perchè succeda anche a me diamine!“. Ecco che in quel momento si alza al cielo un grido “withmaniano” che ti libera dal tuo immobilismo e ti dà la spinta per reagire e metterti in gioco. Secondo me tutti abbiamo avuto dei momenti così ma c’è chi dimentica quel grido e torna nel proprio angolino a battersi le tempie e chi ci prova, nel bene o nel male ci prova. Lo fa senza abbandonarsi alle lusinghe della facile lamentela e guardando solo al proprio percorso, a testa bassa, concentrato, senza sbuffi o pretese utopistica. Perché la vita non è facile ragazzi e non sta scritto da nessuna parte che debba esserlo. Si può solo andare avanti. Si può fissare un punto all’orizzonte e seguirlo o meglio INseguirlo! Noi e lui, nessun altro sul percorso, saranno gli incontri e le persone a intrecciare questo cammino e non viceversa. Vivere in un angolo e odiare il mondo è una scelta ma le scelte altrui non devono frenarci...Alcuni legami, spesso importantissimi per noi, sono in realtà delle vere e proprie dighe che ci imprigionano, si tengono legati ad un momento della nostra vita, ad un preciso istante della nostra crescita personale. Col rischio di sembrare freddi e distaccati ci si deve liberare di queste zavorre ed espandersi, innondare lo spazio intorno a noi finché ne avremo forza, ognuno in base alle proprie esperienze, interessi e obiettivi. Provate, create e provate di nuovo. E a chi ci indica nel tentativo di distrarci e sperando che inciampiamo possiamo solo, anzi dobbiamo solo, concedere un sorriso e l’augurio di tutto il bene possibile …perchè in realtà loro hanno solo una gran paura."

manda luce e amore e liberati
spesso si resta insieme per paura di essere annientati

equilibrio è non permettere a nessuno di amarti meno di quanto tu ami te stesso
 perdere il proprio equilibrio per amore è parte di una vita equilibrata
imbarcarsi è andare dall'altra parte (ovvero perdersi e poi ritrovarsi) Lascia che io senta la tua mancanza. io sono quel puntino rosso, lo so!

occorre essere coraggiosi per partire per un viaggio e accettare gli insegnamenti di tutti quelli che incontri

cerca Dio dentro di te e avrai la capacità di amare il mondo intero
ma occorre stare al centro: non troppo io non troppo d_o
Ganesh è colui che rimuove gli ostacoli

le rovine sono un dono: la distruzione è la via della trasformazione
vivo sul confine per cercare l'illuminazione

impara a sorridere: con la faccia, ma anche con la tua mente e con il tuo fegato
la stanza della meditazione è dentro di te

Credi alla forza dei tuoi sogni e loro diventeranno realtà.
Il tuo cuore è un gabbiano che vola libero nei cieli della vita.
Lascialo andare senza paura, ti saprà condurre alla felicità.
Il fatto che una cosa non sia concreta non significa che non sia reale.
Su questa spiaggia, durante il giorno puoi sentire il sole scaldarti la pelle. Non vedi i raggi che ti toccano, ma il calore che avverti dimostrano che esistono veramente.
La felicità, come la purezza interiore, non ha prezzo, ma una sola casa: il tuo cuore.
Possiamo vedere e sentire vicina una persona nel mondo dei sogni, e il fatto che al risveglio non ci sia più non significa che non sia stata davvero lì con noi.
La felicità non va inseguita, ma è un fiore da cogliere ogni giorno, perché essa è sempre intorno a te.
Basta accorgersene.
E' triste come certe intuizioni meravigliose possano smarrirsi nella vita di ogni giorno e non si riesca più a ritrovarle. E poi, col tempo, si finisca per dimenticarsene.
C'è sempre la possibilità di vivere in modo diverso.
E' la paura del giudizio degli altri che impedisce di decidere con la propria testa.
Devi tornare ad apprezzare la semplicita'.
Non si puo' dare valore e importanza solo ai grandi eventi della vita. Bisogna sapere vedere la bellezza che c'e' anche nelle piccole cose. E' questo che ti fa sentire speciale, felice.
Il dono della parola e' stato fatto all'umanita' perche' ci capissimo tra noi, amico mio, non per confonderci.
Quanto sarebbe stato piu' facile se invece di diffondere storie che dividevano i popoli in questo mondo, avessimo imparato a parlare il linguaggio del cuore, comprendendo che tutti stiamo cercando le stesse risposte.
Che ti ci creda o no, amico, c'e' un tempo per ogni cosa. Non c'e' niente di peggio che tormentarsi con la catena dei se. Si puo' decidere di prendere una direzione diversa solamente quando si e' arrivati in un punto in cui la strada si divide, non prima.
Qualcuno molto tempo fa disse che la ragione per cui gli esseri umani sono superiori a tutte le altre creature e' che sono in grado di prendere decisioni per mezzo del ragionamento, mentre gli animali si basano solamente sull'istinto. Io credo invece che per essere veramente superiori dovremmo trovare il giusto equilibrio fra istinto e ragione.
Ogni volta che fai qualcosa per gli altri, pensando solo alla loro felicita', ti senti meglio: e questo alla fine ti riempie il cuore di gioia. E' un esperienza che ti puo' cambiare la vita per sempre.
Guardandoti dentro puoi scoprire la gioia, ma è soltanto aiutando il prossimo che conoscerai la vera felicità.
La vita è un libro pieno di domande, e le risposte si possono trovare soltanto attraverso l'esperienza.
Momenti di autentica felicità possono scaturire soltanto dal cuore. Se vuoi essere felice ascolta il tuo cuore, perchè esso racchiude tutte le risposte che cerchi.
Tieni aperta la porta del tuo cuore e anche tu troverai la tua Spiaggia dei Sogni.
Sergio Bambarén: "Onda perfetta"

Grandi quantità d'acqua non possono dissetare l'amore, né possono sommergerlo le inondazioni. Allora, cos'è che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene. Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.
Jeanette Winterson: "Scritto sul Corpo"

"Nell'uomo autentico si nasconde un bambino: che vuol giocare. Orsù, donna, scopritemi il bambino nell'uomo! Un giuoco sia la donna, puro e gentile, simile alla pietra preziosa, illuminato dalle virtù di un mondo che ancora non è."
Friedrich Nietzsche: "Così Parlò Zarathustra"


Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.
Yamamoto Tsunetomo: "Hagakure. Il Libro Segreto dei Samurai"

Ebbene io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
È l'amore che fa bella la donna: lo stesso non può far la bellezza: essa sola non rende mai amabile nessuno.
Vangelo secondo San Luca 11,9

"Ci sono persone che mettono in gioco la loro esistenza per raggiungere la vetta di una montagna. A nessuno, neppure a se stessi, potrebbero realmente spiegare perché lo fanno. Altri si rovinano per conquistare il cuore di una persona che non ne vuole sapere di loro. E altri ancora vanno in rovina perché non sanno resistere ai piaceri della gola, o a quelli della bottiglia. Alcuni buttano tutti i loro beni nel gioco, oppure sacrificano ogni cosa per un'idea fissa, che mai potrà diventare realtà. Altri credono di poter essere felici soltanto in un luogo diverso da quello dove si trovano e così passano la vita girando il mondo. E altri ancora non trovano pace fino a quando non hanno ottenito il potere. Insomma, ci sono tante e diverse passioni, quante e diverse sono le persone."
Michael Ende: "La Storia Infinita"

"Non parlarle", disse Viviana. "Ha fatto voto di silenzio. E' sacerdotessa da quattro anni, e si chiama Raven."
In silenzio, Raven liberò Viviana degli indumenti e delle scarpe infangate, poi fece altrettanto con Morgana. Portò l'acqua per lavarsi e più tardi pane d'orzo e carne secca. Da bere c'era soltanto acqua, ma era deliziosa.
"E' stata attinta al Pozzo Sacro", disse Viviana. "Qui non beviamo altro, e dona le visioni. Il miele proviene dai nostri alveari, Mangia la carne, perché non ne assaggerai più per anni: le sacerdotesse non ne mangiano fino a che non hanno completato la preparazione."
"Perché, Signora? E' sbagliato mangiare la carne?"
"Un giorno potrai mangiare tutto ciò che vorrai. Ma una dieta senza carne produce un livello più elevato di coscienza, quale dovrai avere per imparare a usare la Vista e a controllare i tuoi poteri magici. Le sacerdotesse mangiano soltanto pane e frutta, e a volte un po' di pesce del Lago, e bevono soltanto l'acqua del Pozzo."
"A Caerleon hai bevuto il vino, Signora", disse timidamente Morgana.
"Sì, e potrai berlo anche tu, quando conoscerai i momenti in cui è lecito farlo", disse seccamente Viviana. Poco dopo chiese: "Hai mangiato abbastanza? Bene, lascia che Raven porti via i piatti. Dovresti dormire, figliola; ma prima siedi con me accanto al fuoco a parlare, perché domani Raven ti condurrà alla Casa delle Vergini, e non mi vedrai più se non ai riti fino a che non verrà il tuo turno di dormire nella mia casa e di servirmi. E allora forse anche tu sarai sotto un voto di silenzio. Ma per questa sera sei soltanto mia nipote, e puoi chiedere ciò che vuoi".
Marion Zimmer Bradley: "Le Nebbie di Avalon"

"Di tanto in tanto, Dorothy passava davanti a qualche casa e allora la gente usciva sulla soglia a farle un inchino perché ormai sapevano che grazie a lei la Perfida Strega era stata annientata e che a lei dovevano la loro liberazione dalla schiavitù."
Frank Baum: "Il Mago di Oz"

Amatevi l'un l'altra, ma non fatene una prigione d'amore: piuttosto vi sia tra le rive delle vostre anime un moto di mare. Riempitevi a vicenda le coppe, ma non bevete da una coppa sola. Datevi cibo a vicenda, ma non mangiate dallo stesso pane. Cantate e danzate insiemee siate giocondi, ma ognuno di voi sia solo. Come sole sono le corde di liuto, sebbene vibrino di una musica uguale.
Kahlil Gibran: "Il Profeta"

La nostra meta non è di trasformarci l'un l'altro, ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere e a rispettare nell'altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento.
Herman Hesse: "Narciso e Boccadoro"
Come corpo ognuno è singolo, come anima mai.
Herman Hesse: "Il lupo della steppa"
E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.
Heman Hesse: "Siddharta"

La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.
Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.
Herman Hesse: "Demian"
Sole brilla adesso dentro al cuore, vento, porta via da me fatiche e cure!
Herman Hesse: "La felicità"
In principio era il mito. Come il gran Dio aveva portato la poesia nelle anime degli Indiani, dei Greci e dei Tedeschi, lottando per farle giungere alla parola, così seguitava a poetare, giorno dopo giorno, nell'animo di ogni bambino.
Herman Hesse: "Incipit di Peter Camenzind"
Quando s'incomincia, il meglio viene poi da sé.
La malinconia ha questo di diabolico, che non solo ti fa ammalare, ma ti monta la testa e ti rende miope o addirittura superbo.
I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.
Imparare, fare, guardare, viaggiare.
Herman Hesse: "Peter Camenzind"
Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare se stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.
L'amore non bisogna implorarlo e nemmeno esigerlo. L'amore deve avere la forza di attingere la certezza in se stesso. Allora non sarà trascinato, ma trascinerà.
Ogni uomo però non è soltanto lui stesso è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione.
Herman Hesse: "Demian"
 
Due persone possono andare d'accordissimo, parlare di tutto ed essere vicine. Ma le loro anime sono come fiori, ciascuno ha la sua radice in un determinato posto e nessuno può avvicinarsi troppo all'altro senza abbandonare la sua radice, cosa peraltro impossibile. I fiori effondano il loro profumo e spargono il loro seme perché vorrebbero avvicinarsi, ma il fiore non può fare niente perché il seme giunga nel posto giusto; tocca al vento che va e viene come vuole.
Herman Hesse: "Knulp, storie di un vagabondo"
Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente ciò che il suo vero io gli ordina di volere.
Voi stesso potete plasmare e animare il gioco della vostra vita a volontà, dipende da voi. Come la pazzia in un certo senso elevato, è l’inizio di ogni sapienza, così la schizofrenia è l’inizio di tutte le arti, di ogni fantasia.
La solitudine è indipendenza: l'avevo desiderata e me l'ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri.
Herman Hesse: "Il lupo della steppa"
Tutto il visibile è espressione, tutta la natura è immagine, è linguaggio e colorato geroglifico. Nonostante una scienza della natura molto evoluta, oggi non siamo affatto ben preparati, né educati ad una corretta osservazione e, rispetto alla natura, ci troviamo piuttosto sul piede di guerra.
Herman Hesse: "Farfalle"

giovedì 24 gennaio 2013

dai 'sotterranei dell'anima' vibra la 'luce nera' della poesia




«Al tempo in cui la psicologia era legata alla filosofia e alla religione, essa esisteva sotto forma di Arte. Poesia, Tragedia, Scultura, Danza e la stessa Architettura erano mezzi di trasmissione della conoscenza psicologica». (Pëtr Demianovic Ouspensky)
«Obbligare se stessi a vedere questo è molto doloroso. Questo non significa che io soffro, ma che qualcosa che desidera nascondersi non può sostenere di trovarsi sotto la luce. Essere in grado di vedere se stessi in maniera che qualcuno rimanga sotto i nostri occhi, sotto osservazione, questo è una punizione per l'eternità (riferimento alla parabola della divisione delle pecore e capre nei vangeli). Una cosa è se non abbiamo completamente tradito la ragione della nostra esistenza o completamente sprecato i "talenti" (parabola dei talenti nei vangeli) nelle nostre mani, ma figuratevi in voi stessi qualcuno che ha, e che sempre ha rifiutato di vedere ciò che ha, ma che un giorno si troverà "avendo rifiutato di vedere" costretto a vedere la realtà"».(John Godolphin Bennett)
«Ma l'uomo che dorme non può "fare". In esso tutto si fa nel sonno...Innanzitutto, l'uomo deve svegliarsi. Una volta sveglio, si accorgerà che, così com'è, non può "fare". Dovrà morire volontariamente. Se muore, potrà rinascere. Ma l'essere appena nato dovrà crescere e imparare. Quando sarà cresciuto e avrà imparato, allora potrà "fare"». (Georges Ivanovic Gurdjieff)
“…La ferita mi preesisteva, sono nato per incarnarla…” (J. Bousquet)
max ernst
(Max Ernst, The eye of silence)

“Tutta la densità del suo essere sembra trasferita a due facoltà intatte: la visione e il linguaggio. Linguaggio visivo, muto, e luogo invisibile in cui la realtà si riflette e si ricompone; non espressione della ragione né dell’esperienza, ma rivelazione. Non strumento di comunicazione, ma voce che si parla.
L’opera, nata dall’ombra del silenzio, porta con sé la relazione con una luce che, esprimendosi in un effetto di contrasto, sdoppia l’immagine di questo silenzio, interiore ed esteriore.
A partire da questo vissuto, rianimato dall’immaginazione e dal sogno, Bousquet si dispone ad apprendere i gesti e i movimenti che lo dispongono verso il Silenzio che risuona interiormente come non-suono. La scrittura non può che gridare l’incomunicabile, perché questo silenzio è segnato dalla contraddizione stessa del linguaggio: “aprire una via” per avvicinarsi all’irraggiungibile”
(dalla postfazione a “Tradotto dal silenzio” di Bousquet)

"l’uomo è in se stesso più grande e più forte di tutto ciò che è. E’ la grandezza, il divenire e la morte delle verità e delle cose, di cui è anche la sorgente." (op. cit., pag. 54-55 “Tradotto dal silenzio” Joë BOUSQUET)

***
Madrigale
Dal tempo che era amata stanca di se stessa
Lei aveva giurato d’essere questo amore
E ne fu l’incanto lui ne fu il poema
La terra è leggera a promesse passate
Il vento piangeva gli uccelli migranti
Cullando i mari sulle ali di sale
Prendo la stella con una bella nuvola
Se la pagina bianca ha consumato il cielo
Nell’aria che fiorisce al suo riso
C’è un vecchio cavallo color del cammino
Capisci al suo passo la morte che m’ispira
E che va senza me a chiederne la mano
Poema della sera
Su un giaciglio sfinito
Il lampo che oscura un istante
Mette la veste di fumo
E segue il vento distante
Su terre senza memoria
Ogni piede ha la sua scarpa
L’ala è bianca l’ala è nera
Il giorno è solo metà
E su una trama di cenere
Dove l’uomo non è che i suoi passi
Il cuore palpitò per cogliere
Ciò che uno sguardo non vede
E’ la speranza che un mondo a venire
Abbia fatto buio con la nostra ombra
E sorridendoci alla finestra
Abbia solo i nostri occhi per vedersi
Dietro le quartine che lei ispira
Ai giorni che dubitano di te
La vita ha i suoi denti per sorridere
Di ciò che una volta era già stata
L’ombra gemella
Varca la notte senza sponde
Se tu sei solo vagamente
L’oblio restituirà il tuo volto
Al cuore da cui nulla è assente
Il tuo silenzio nato da un’ombra
Che a tutto il cielo l’ha unito
Schiude l’amore dove ti abbandoni
Alle braccia di un doppio infinito
E annullandoti sotto i tuoi veli
Presi alla notte da un fiore
Concede occhi alla stella
Di cui la tua ombra è il cuore
Le galant de neige
Même un  désir menteur de son deuil se chagrine
l’istant qui n’a pu naître est pleuré dans tes jours
ou ta chair trompait-elle un tourment d’orpheline
au néant maternel d’un amour sans amour

 (poesie tratte da "La conoscenza della sera"di Joë BOUSQUET )


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Il linguaggio non è una vana sequenza di parole, è l’atmosfera stessa dell’anima, un’alba che s’illumina, non certo del sole, ma di ciò che la terra dischiude in noi, sul fianco oscuro dello sguardo.
*L’uomo non è, ma nasce. La sua esistenza è l’analogia interiore dei suoi istanti più alti; egli non è questa assonanza ma colui che la guarda. E’ spirito, e la sua vita è il segno di questo spirito.
*
La coerenza della nostra vita trova la sua immagine nello stampino di sabbia del nostro corpo, l’io non è che l’intuizione di una compiutezza in cui ci è impedito di perderci, come nell’immaginazione universale…
*
Sono taciturni i sogni. La visione vi supera i suoni: la si direbbe portata su ali d’uccello. Isolate, delle voci vi seguono. E anche, mi sembra che esse conducano e riconducano al sogno; sempre udite un po’ di lato, come quelle voci che percepisco a metà nella corte che mi separa da mia madre.
*
Non sono dove mi si vede. Ho tutta l’altezza del giorno che ci rischiara insieme e che dovrebbe essere così vasto e illimitato da reggere la notte calda e vitale che mi colma. Questo giorno è più alto del cielo: vede nei miei occhi, deve vedere nei miei occhi la strada che fa percorrere a chi viene da me, a chi mi accosta per donare i giorni sgorgati per me dalla terra, dalla cenere fredda in cui ogni mattino s’interroga prima di appartenermi.
*
L’esperienza del sogno m’aiuta a vivere senza annullare la mia persona: previsione oscura, segreta, che si sostituisce alla conoscenza dell’avvenire, che mi dissuaderà dal vivere e amare. Non conosciamo l’avvenire, non ne riceviamo il colpo: ce lo nascondiamo, ma ci culliamo con lui, entriamo da sonnambuli in questa vita smisurata… Quale grandezza, di cui non siamo che l’eco, ci rende quel che siamo?

*

Ogni grande opera è vocazione. E’ per ogni uomo un modo di concepire se stesso, un modo che gli spiana la strada… Quel che crediamo di essere non è che la nostra volontà, la vita che realizzeremo è tutta la sua ombra. Assieme a questo corpo fragile, anch’essa calcola gli ostacoli con cui si farà grande, per renderci infine interamente presenti alla coscienza, sorgente di tutto il nostro essere.
*
Non ho potuto donare un nome a quel giorno prezioso in cui la mia donna in lutto è venuta a visitarmi, purificata dalle sue lacrime.
*
La donna che amo mi dona il risveglio. Credo di immaginare il suo corpo: è l’acqua profonda dei miei occhi che assume toni di pelle, al fine di tuffarmi nel mio stesso sguardo. Ma come riconoscerla subito ogni giorno, quando, per trovarla, sotto il cappello bianco, tra la tenda e il muro, è necessario che esca dall’ombra in cui la sua bionda chioma m’avvolge e rende ogni cosa un sogno, la mia casa, le stanze, tutto ciò che ella calpesta per giungere a me nel suo livido tailleur. Voglio che mi faccia scordare perfino il nome dell’amore. E’ un prodigio, è un incantevole dono che ella possa apparirmi e ridestare i miei giorni, senza destarmi dal sogno in cui la sua figura mi apparve.
*
L’amo sempre di più. Mi sono serviti anni per nascere da lei. Il suo corpo, davanti a me, si spoglia della mia ombra, diventa tutto il mio sguardo e me ne fa un rifugio.
*
Come morire? Assorbito ciascuno dalla propria notte viva… Così un uomo immobile diventerà una stella; l’occhio del gatto che un bambino aveva creduto vedere al posto del suo sguardo.  (da “Il silenzio impossibile"di  Joë BOUSQUET)
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 « Elle était comme une étoile tombée dans la neige. Le silence éternel de tous les endroits où elle irait danser…Elle n’aurait plus été en ce monde qu’un rayon perdu si la lumière ne s’était faite chair pour la toucher…J’ai compris…je sais que certains instants sont la forme accessible de l’absolu. » (Traduit du silence)

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« La vie connaît mieux que la joie ou la lumière tout ce que l’on peut obtenir en cette vie » Maître Eckhart  
« Je voudrais être votre amour, vos yeux, votre voix. »Joë Bousquet




***
Il quaderno nero (1938 - 1945) è costituito da una sorta di tema e variazioni sul rapporto amoroso sadico, masochistico, sodomitico, fisico e mentale a un tempo. Ed appunto tutto lo scritto è un tentativo di rendere la complessa unitarietà tra corpo e mente, tra passione, emozione, fisicità, tenerezza, crudeltà. I gesti ricorrenti, le note che costituiscono la parte riconoscibile della diverse angolature da cui è ascoltata la melodia, sono la sodomizzazione, la sculacciata, la flagellazione, il sorprendere la donna nell’intimità in pose oscene e la luce che sempre promana dai corpi. L’incipit è d’una bellezza sconvolgente. Già il titolo del primo capitolo: Poesia del corpo nell’amore. E le prime frasi:  Adoravo quella ragazza. Il volto era la coscienza del suo sguardo. S’alzava in volo nei suoi tratti gettandomi nell’ombra che si diffondeva dietro di lui. Non so dirlo più chiaramente.
Appena mi appariva, l’oblio del reale prendeva il mio posto
Il gioco tra reale e quello che sarà definito come «il bagliore raggiante della sua [della donna] nudità» è costante. Ma non è solo la nudità a fondare l’esistenza del narratore; il volto stesso, la figura, anzi l’immagine della donna lo proiettano in una certezza più certa che l’esistenza di sé e del proprio pensiero: Vieni da ciò che di più oscuro è in me, a guidarmi gli occhi verso il tuo volto. Sei bionda. In me sei la necessità della tua esistenza. Non so ma è certo che ti ho incontrata. Questa certezza si forma altre la mia fede nella realtà delle cose. Sei tutta la forza della mia vita in una fragilità che mi fa pensare all’infanzia Quando fa capolino uno scorcio di narrazione, tra tutto il vortice di sensazioni e illuminazioni, si è preda di un’angoscia verso la propria esistenza stessa. Tutto dipende da lei, dal suo corpo; i fiori stessi appassiscono al suo ritardo. Se ella non verrà, l’esistenza stessa sarà meno certa: Musica affinché tutta l’oscurità sia nella musica che me la ricondurrà dalla festa. È tardi: è da molto che l’aspetto: mi sembra che i fiori disposti in suo onore abbiano perduto un poco del loro splendore. Tutti i rumori della città si caricano della mia angoscia per dilaniarmi dentro coi suoi morsi. Forse lei rinuncerà a venire come mi aveva promesso. Per incantare l’attesa ho suonato le arie che piacciono a lei, attraverso le quali mi sembra di entrare nella realtà della sua angoscia di donna, di trarla dalle mie tenebre come una tenebra più profonda che la ricopre della sua carne solo seppellendomi sotto il brivido della mia E quando ella arriva, tutto si modula secondo la musica. Tutto è colmato dalla sua presenza musicale ed infine splende la bellezza della donna che ancora una volta conduce all’oblia delle sensazioni, per far giungere ad una dimensione più profonda: Appena ho sentito i suoi passi salire spediti le scale mi è parso che il mio sguardo ricadesse con tutto il suo peso a terra e ci fosse sotto la realtà che ci univa un intero mondo musicale che la bellezza della luce stava per ricoprire sotto la scia silenziosa in cui le immagini s’illuminavano di tutta la mia presenza. [...] Allora si rivelò in lei un silenzio in cui la sua bellezza era tutto: mi parve che d’un tratto si fosse aperto sotto la mia emozione un baratro nel quale si compenetravano di uno strano oblio tutte le mie sensazioni E, ancora una volta, il sentirsi, per mezzo del sorriso, degli occhi, della danza di lei, parte di un mondo altro, di un mondo dopo il mondo: Prima di ogni pensiero c’è la fine del mondo nella suprema bellezza di un volto… Tu la bambina che danza e sorride: oh! i suoi occhi azzurri dove brucia tutta la luminosità cui la mia anima si ispira affinché non sia altro che tenebra in fondo al mio sguardo che la scopre vivente in questo mondo Così, lungo il vortice, il fluire indistinto di pensieri e sensazioni che infine si concludono col ricondurre la donna «presso la sua dimora dove si radica tutta pensosa», come se anche il pensiero fosse scandito e distinto solo col cessare dell’atto erotico, atto che invece abbatte le distanze soggettivo-oggettive e la distinzione tra “io” e “tu”. V’è anche una dialettica tra luce e tenebra: la luce del corpo giunge da lontananze tenebrose, l’oscurità si compenetra della luce e solo in ciò vi è la sveltezza delle essenza, l’oblio del reale a favore di una nuova certezza fondata nell’unione profonda con l’altro. Parimenti, uomo e donna si sintetizzano nel rapporto sessuale al limite dell’androginia; le prospettive biologiche e cosmologiche sono risolte in passi come questi: La profondità della carne è sotto l’influsso del fuoco terrestre. La profondità degli occhi è nell’irradiazione del sole. Il sole e la terra girano in senso inverso l’uno all’altro. L’uomo è sempre nell’utero della donna che ama. E attraverso la sua carne sonda la profondità della propria. Nato dalla donna, e uscito da lei, ho il centro fisico della carne nella cellula del suo sesso. E forgiato a partire da quel germe, il mio sesso d’uomo può solo creare la sua forma intorno alla mia se vuol rammemorarsi di tutta la sua vita animale. E in questa vita animale che riluce nella rammemorazione, torna in mente l’animalità rilkeana dell’ottava elegia udinese: Poiché vicino a morte più non si vede morte, si guarda fisso fuori, forse con sguardo grande d’animale. Gli amanti, se non ci fosse l’altro che la vista preclude, sono prossimi a questo e hanno stupore….Anche qui qualcosa di diverso dalla realtà comunemente intesa, ossia l’Aperto (das Offene), che gli animali vedono con tutti gli occhi e che il morente e gli amanti intuiscono regredendo all’animalità. Una nota di tenerezza, in cui ben riluce l’unione tra la mera carnalità ed il sentimento amoroso. L’unione è l’Erotico: Sollevato al di sopra del sedere, il vestitino incorniciava come un fogliame quel tenero frutto di luce e d’amore. Sottovoce, attraverso lo spessore dei cuscini, lei pronunciava parole d’amore e dovetti chinarmi per coglierle. Il ferito, l’infermo, l’immobile è riuscito a mettere in opera l’erotico a cui non può più accedere se non in ciò che lo rende tale: il ricordo immaginoso. La memoria lavora sulle immagini e le rende reali oltre il reale. La percezione del proprio corpo che non si percepisce più, sconfina nel corpo ricordato o osservato delle donne. Dalla penombra della stanza, dal confine immobile del letto, fondato oltre la fede nella realtà delle cose, impera l’erotico svelato nella sua essenza visiva e immaginale.
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(bibliografia:
J. Bousquet: Il quaderno nero - Tradotto dal silenzio - Il Silenzio Impossibile - La conoscenza della sera;
A. Carotenuto, I sotterranei dell’anima. Tra i mostri della follia e gli dèi della creazione;
A. Marchetti, La luce della carne  in J. Bousquet, Il quaderno nero;
 R. M. Rilke, Ottava Elegia, in Poesie, Einaudi)

I have been lucky, that my condition has progressed more slowly than is often the case, Stephen Hawking said. File Photo
...per me Stephen Hawking, anche oggi settentenne, è  un 'mito' di vera, autentica bellezza:
è genio, è arte, è musica...
è colui che non si risparmia,
che mostra il suo bambino magico con gli occhi colmi di autentica poesia...



mercoledì 2 gennaio 2013

più in là, ancora più in là... del respiro

Alessandro D’Avenia da “Cose che nessuno sa”
Alessandro D’Avenia da “Cose che nessuno sa”

il respiro a doppio fiato della vita:
piu due amanti si baciano piu' entrano in un vortice d'aria chiamato vita...

…ciatu di lu me cori l’amuri miu si tu…

In sottofondo: “Cu ti li dissi” – Carmen Consoli

« medium: fondatore del rapporto intersoggettivo, e modifica retroattivamente i due soggetti» (Lacan)
...dall’agonia dell’agape: la comunione d’amore fraterno celebrata dai primi scrittori cristiani e dallo sfaldamento del senso di comunanza e sostegno; nello sforzo creativo ed esistenziale -tentativo estremo di dare un senso ultimo all'esistenza e alla sua stessa opera - l'artista ha un forte impeto: cercare di recuperare in qualche modo «ciò che è andato distrutto»  sotto la morsa di implacabili forze entropiche - perciò si domanda:
«O Dio, o Dio, o Dio
Chi m’ha tolto a me stesso
Ch’a me fusse più presso
O più di me potessi, che poss’io?».
(Michelangelo Buonarroti) 
 ...circa l’Io che poteva fare di più...
Lui o un altro che differenza fa
Se poi ho da sentirmi sempre sola?
Sola con la mia moribilità…
se esistesse questa bella parola…

E se stramazzo giù nei miei inizi?
Sola con me è peggio che con lui...


Prendimi e mangiami: questo è il mio corpo
Bevi tutto il mio sangue: sia il tuo vino...

 (da Cento quartine di Patrizia Valduga) 

n.b.: La donna (in funzione di io-lirico) è attratta dalla bellezza del partner nell’eccitazione, e porta in scena dubbi e speculazioni sull’«agguato»; al contrario, l’amante è concentrato sull’esaltazione della fisicità, e per questo distoglie la donna dalla riflessione, in vista di un «combattimento» di soli sensi. Nella seduzione, la riscrittura del passato letterario (svelato l’invito catulliano del carme V) accompagna la tanto attesa voce dell’amante.  Al tempo stesso «schiavo», «padrone» e «signore», l’uomo giustifica le azioni per «il desiderio che non trova pace/ e va peregrinando sul tuo corpo». La donna, d’altro canto, ricorre alla metafora del viaggio per esprimere l’inerpicarsi verso il delirio orgasmico. E' diverso anche l’investimento emotivo: la donna sogna una «indivisa vita condivisa», mentre l’uomo sollecita un soddisfacimento immediato ed egoistico dei suoi desideri sessuali, scalcia potentemente l’evasione immaginativa dell’io-lirico, le richieste di «parole tenere» e si sfila giocosamente dalle speculazioni. Nonostante ciò, la superficialità dell’amante è solo apparente: comprende appieno la necessità di una caccia senza delitti «Cerchi la caccia, mica prede e stragi», funzionale all’oblio di sé «Per scordarmi di me almeno un po’»,  «fammi dimenticare la mia vita».
 Dopo un temporaneo immalinconirsi della donna per il suo passato e la conseguente gelosia dell’amante, si passa a una preghiera a Dio: «Ma solo se sarai molto più mio/ saprò amarti col cuore e non coi nervi». Infatti, l’amante ha la capacità creatrice e taumaturgica di «plasmare» non solo il presente e il futuro, ma anche il passato «quel povero passato che tu plasmi/ come plasmi il mio corpo nell’amore».  
Si chiude la notte con la supplica che l’amante continui a  «passeggiarle la mente/ tutti quanti i giorni dell’amore» :
Tutti i giorni, amore, dell’amore:
l’uno nell’altra, fusi, per amore,
trasfusi l’uno nell’altra, per amore,
trasumanati, amore, nell’amore
.
Infine, alla preghiera «cosa mistica e profonda» di illuminare l’oscurità, l’uomo replica di ritrovarsi nella concretezza del bacio, ma la donna sembra resistere: «Non voglio più baciarti in nessun posto»:
«Vuoi che tutto finisca e niente duri?
che ognuno vada a fare i fatti suoi?
Stacco il telefono, chiudo gli scuri:
e che la notte ricominci! Vuoi?
».
E' la circolarità della strofa, dove si nota la richiesta di consenso: la comunicazione si realizza nell’accertamento della reciproca volontà. Tornano i temi-chiave: dall’ansia dell’effimero (trasferitasi per osmosi dalla donna all’amante), all’individualità indifferente, fino alla proposta di rinnovare artificialmente la notte, cronotopo della congiunzione fisica ed, ora, finalmente, dell’«amore corrisposto».
E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno,
e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava.
(Luigi Pirandello)
 
Il più bello dei mari è quello che non navigammo.
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto…(Himlett)


*** 
La lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza ed il senso di abbandono sfocia nel sofferto traguardo della conquista dell'amore e di un'esistenza piena e autentica che ci consente di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.
***
"Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infautazioni a senso unico l’oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo. Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione. Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d’indefinito." (da Fai bei Sogni, Massimo Gramellini)

La vita, amore mio, è la pienezza.
La vita sono un uomo e una donna che si incontrano
perchè sono fatti l’uno per l’altra,
perchè sono, l’uno per l’altro,
ciò che la pioggia è per il mare:
l‘uno torna sempre a cadere nell’altro,
si generano a vicenda,
l’uno è la condizione dell’altro.
Da tale pienezza nasce l’armonia,
e in questo consiste la vita.
Una cosa rarissima fra gli esseri umani.
(Sándor Márai)
TU "Mi svegli l’anima bussando da dentro, perché chi bussa da fuori troverà mille altri tesori ma non l’amore" 
E allora dai, sbrigati! ché troppo in fretta "passiamo -senza neanche farci caso- dall'età in cui si dice "un giorno farò cosi..." all'età in cui si dice "è andata così..."
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mercoledì 5 dicembre 2012

Tomorrow in the battle think on me...

"Tomorrow in the battle think on me,
And fall thy edgeless sword. Despair, and die!"
( King Richard III - W. Shakespeare)


"C'è un verbo inglese, to haunt, c'è un verbo francese, hanter, molto imparentati e piuttosto intraducibili, che denotano ciò che i fantasmi fanno con i luoghi e con le persone che frequentano o spiano o rivisitano; inoltre, secondo il contesto, il primo può significare incantare, nel senso feerico della parola, nel senso di incantamento, l'etimologia è incerta, ma a quel che sembra entrambi provengono da altri verbi dell'anglosassone e del francese antico che significavano dimorare, abitare, sistemarsi permanentemente (i dizionari sono sempre divertenti, come le carte geografiche). Forse il legame poteva limitarsi a questo, a una specie di incantamento o haunting, che a ben vedere non è altro che la condanna del ricordo, del fatto che gli eventi e le persone ritornino e appaiano indefinitamente e non cessino del tutto né passino del tutto né ci abbandonino mai del tutto, e a partire da un certo momento dimorino o abitino nella nostra testa, da svegli o in sogno, si stabiliscano lì in mancanza di luoghi più confortevoli, dibattendosi contro la propria dissoluzione e volendo incarnarsi nell'unica cosa che rimane loro per conservare il vigore e la frequentazione, la ripetizione o il riverbero infinito di ciò che una volta fecero o di ciò che ebbe luogo un giorno: infinito, ma ogni volta più stanco e tenue. Io mi ero trasformato in quel filo....Ho raccontato. E raccontando non ho provato la sensazione di uscire dal mio incantamento da cui non sono ancora uscito e forse non uscirò mai, rei di cominciare a mescolarlo con un altro meno tenace e più benevolo. Colui che racconta di solito sa spiegare bene le cose e si sa spiegare, raccontare è come convincere o farsi capire o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più infami; tutto perdonato quando c'è qualcosa da perdonare, tutto tralasciato assimilato e anche compatito, questo è avvenuto e bisogna conviverci quando sappiamo che è stato, trovargli un posto nella nostra coscienza e nella nostra memoria che non ci impedisca di continuare a vivere perché è accaduto e perché lo sappiamo. L'accaduto è perciò sempre molto meno grave dei timori e delle ipotesi, delle congetture e delle supposizioni e dei brutti sogni, che la realtà non introduciamo nella nostra conoscenza ma che mettiamo da parte dopo averli sofferti o dopo averli considerati momentaneamente e perciò continuano a suscitare orrore a differenza degli eventi, che diventano più lievi per la loro stessa natura, cioè, appunto perché sono dei fatti: dato che ciò è successo e lo so ed è irreversibile, ci diciamo rispetto a quelli, devo spiegarmelo e farlo mio o fare sì che me lo spieghi qualcuno, e la cosa migliore sarebbe che me lo raccontasse esattamente chi si è incaricato di farlo, perché è lui che sa. Ma se si racconta si può perfino entrare nelle grazie, questo è il pericolo. La forza della rappresentazione, immagino: per questo ci sono accusati, per questo ci sono nemici che si assassinano o si giustiziano o si linciano senza lasciarli dire una sola parola - per questo ci sono amici che si mandano in esilio e si dice: «Non ti conosco», o non si risponde alle loro lettere -, affinché non si spieghino e possano all'improvviso entrare nelle grazie, quando parlano mi calunniano ed è meglio che non parlino, anche se nel tacere non mi difendono."
 Mañana en la batalla piensa en mí, quando fui mortal, y caiga herrumbrosa tu lanza. - Shakespeare nei romanzi di Javier Marìas ...queste sono le parole che il re Riccardo III sente echeggiare nella sua mente mentre sta cercando di dormire la notte prima della battaglia di Bosworth, ma il suo sogno sarà tormentato da terribili incubi. Per diventare re, Riccardo si rende protagonista di una vera e propria carneficina, in quanto dopo la morte di Enrico IV, arde di desiderio per indossare la corona d’Inghilterra, pur non essendo il primo erede al trono in linea di successione. Per questo mette in atto una serie di piani attraverso i quali farà uccidere tutti i possibili pretendenti al trono e tutti coloro che potrebbero opporsi al suo regno. Il risultato di questa sua politica sarà che otterrà, sì, la tanto desiderata corona, ma si troverà isolato in quanto ha assassinato tutti quelli che gli stavano attorno suscitando l’odio e la volontà di vendetta da parte di Enrico Tudor, Conte di Richmond, che torna dal suo esilio in Francia con un esercito che sconfiggerà quello di Riccardo e lo ucciderà nella battaglia di Bosworth. La notte prima di questa battaglia, a Riccardo appaiono nel sonno gli spettri di tutte le sue vittime che gli fanno affiorare terribili sensi di colpa e una gran paura di morire. Tra questi spettri, è quello di sua moglie Anna Bolena quello che pronuncia la citazione che da il titolo al romanzo di Marìas (dove Shakespeare va considerato quale alta cassa di risonanza di grandi temi quali: il potere, la guerra e la parola).
GHOST. ( to Richard)
Richard thy wife, that wretched Anne thy wife,
That never slept a quiet hour with thee,
Now fills thy sleep with perturbations.
Tomorrow in the battle think on me,
And fall thy edgeless sword; despair, and die!
[King Richard III V.iii 160-165]
E' un romanzo dalla struttura circolare, in cui gli episodi sono legati da un rapporto causa – effetto, che mette in relazione il presente, che scatena l’osservazione, e il passato che è i l s oggetto dell’osservazione.  Passato e presente sono sempre in relazione in quanto un accadimento nel presente è la causa di un racconto di un episodio appartenente al passato.  La battaglia shakespeariana funziona da eco, non solo della battaglia interiore di alcuni personaggi, ma anche di altre battaglie fisiche.  Alla tragicità di un re shakespeariano, ormai solo nella notte prima della battaglia decisiva e che sente avvicinarsi la sua fine, viene contrapposta la figura di un regnante moderno, quello spagnolo la cui unica preoccupazione è quella di crearsi un’immagine con la quale venir ricordato dopo la sua morte. Considerando il livello della narrazione ed il suo il rapporto con la storia, notiamo che il narratore non si eclissa mai completamente dalla narrazione. Vuole raccontare tutto lui e lascia spazio agli altri personaggi solo quando si rende indispensabile, ossia nel racconto di un fatto personale appartenente ad un altro personaggio e quando la narrazione di un episodio che lui non ha vissuto va fatto al presente. Infine, la posizione del narratore rispetto alla storia che racconta, dipende dai motivi che lo spingono a raccontare (e raccontando si può falsare la realtà perché è il narratore che decide se omettere o meno alcuni fatti): la realtà dipende dal suo narratore, è lui che la crea attraverso quello che decide di dire e di non dire.  Nei vari passaggi viene inoltre messo in luce il vincolo familiare che comporta in ogni caso una responsabilità, e che è inutile cercare di spezzarlo perché è indissolubile. Nemmeno Riccardo III ci riesce, pur facendo uccidere molti componenti della sua famiglia, il vincolo si manifesta sotto forma di senso di colpa, perché in fondo, quelli che ha mandato a morte, sono i suoi parenti. Marias in questo suo romanzo mette sullo stesso piano i tre stati d’animo, quello del pilota d’aereo che si vede in trappola, essendo entrato nel mirino del nemico e che, paralizzato dalla paura, non cerca nemmeno l’ultima mossa azzardata per mettere in salvo la vita, lo stato di panico in cui versa Marta che sta molto male (tanto da morire) e pure non chiede nessun tipo di soccorso esterno perché così rischierebbe di svelare la sua colpevolezza, il suo tradimento, quindi resta come paralizzata dagli eventi, nel letto. Infine la riflessione si chiude nuovamente con le parole di Riccardo III e della situazione di colpa terribile in cui versa durante tutta la notte in cui si sente abbandonato, in cui sente venir meno la sua onnipotenza. E qui è il senso di colpa del soggetto narrante (che non può raccontare a nessuno l'accaduto)  il cui animo è pesante, come quello di Riccardo che si ritrova da solo e in preda al panico.  Riccardo ha scalato tutti i gradini per arrivare alla corona ogni gradino, ogni passo verso l’alto è contrassegnato dal delitto, dall’inganno e dal tradimento... Ogni passo verso l’alto avvicina al trono oppure lo consolida... Dopo l’ultimo scalino c’è solo il salto nel vuoto.”  Anche  Victor sente di essere davanti allo stesso vuoto, ma non perché abbia commesso un delitto, lui è rimasto immobile, impotente davanti a una donna (la sua 'non ancora amante' che muore al loro primo incontro) che aveva bisogno del suo aiuto ma non aveva il coraggio di chiederlo. Lui è un antieroe contemporaneo che non agisce ma così facendo, non migliora la sua posizione, il non agire lo rende comunque colpevole perché in una situazione in cui il suo intervento poteva essere decisivo egli non prende l’iniziativa, e ricadono su di lui le colpe per non aver agito, che sono tanto angoscianti quanto quelle di Riccardo III che invece ha forzato l’azione. Il messaggio che in questo caso si può leggere tra le righe è che tra l’azione malvagia e l’inazione, da un certo punto di vista, non c’è una sostanziale differenza: Riccardo ha agito sin troppo, ha forzato le situazioni per raggiungere il suo obbiettivo, per questo motivo viene investito  dai sensi di colpa. Victor ha lasciato correre la sua di situazione, e per questo si è ritrovato una morta sulla coscienza. Entrambi i personaggi portano sulla coscienza il peso del loro comportamento. Non appena si viene a sapere che Marta non si sarebbe potuta salvare nemmeno con l’intervento di un medico, la colpevolezza del narratore, e il paralellismo con la colpevolezza di Riccardo III, non ha più motivo di sussistere. Per quanto riguarda invece il marito di Marta (Dean) la situazione è diversa; egli è responsabile di quello che accade attorno a lui, di tradimento (della moglie) e di tentato omicidio (per strangolamento dell'amante -per giunta rimasta incinta- e che attraversando di corsa, per scappare da lui, muore investita; per cui  è indirettamente responsabile della morte dell’amante) e,  per questa sua condizione di colpevolezza permanente, incarna il vero Riccardo del romanzo anche se  Riccardo alla fine muore, mentre Deán non sconterà nessuna pena per le sue malefatte se non quella di sopportare il peso che dovrà tenersi per sempre sulla coscienza. Questa è la pena del Riccardo della modernità. L'epoca moderna è caratterizzata dalla  mancanza di tragicità è anche sottolineata dall’ambientazione in una Madrid contemporanea che presenta ancora caratteristiche assunte con la Guerra Civile, ma che ormai sta cancellando il suo passato, che assomiglia sempre di più a una qualsiasi metropoli moderna e che appare senza storia, nè passato, nè identità, avvolta nella nebbia dell’oblio. L’epoca moderna è costituita dalla perdita di referenzialità tra parole e cose, è il mondo dell’incertezza e del dubbio in cui l’uomo moderno deve vivere e che deve accettare.  Persino i delitti compiuti a danno delle donne sono divenuti ormai talmente comuni al punto da creare indifferenza. L’indifferenza della società contemporanea che tende a cancellare il passato e sembra non essere più capace di soffrire se non per motivi egoistici.


LilithLilith è la preferita delle cinque mogli di Satana (*).
E’ la patrona delle donne forti ed è la Dea dei diritti delle donne.
Lilith rappresenta la liberazione sessuale ed il sesso per il piacere.
E’ l’esaltazione del divino femminile.
Lilith rappresenta anche il diritto all’aborto ed il controllo delle nascite.
E anche conosciuta perché aiuta le donne al parto.  Lilith non può essere evocata. Appare a coloro che Lei sceglie.



Ogni giorno abbiamo una battaglia personale da combattere.

In ogni istante c'è un agguato da tendere verso noi stessi.
Per una vita occorre ricapitolare la storia della vita stessa
se non vogliamo restare intrtappolati nelle maglie
dei nostri fantasmi. (levonah)



Adesso so che gli esseri umani sono creature di consapevolezza, coinvolte in un viaggio evolutivo di consapevolezza, esseri sconosciuti a sé stessi, pieni fino all'orlo di risorse incredibili che non vengono mai usate

L'arte degli stregoni in realtà non è quella di scegliere,
ma di essere abbastanza acuti per accettare.
Don Juan Matus, Tensegrità

domenica 21 ottobre 2012

nihil

"solo quando saremo immersi nel nostro
 buio vuoto nulla
 conosceremo la spaventosa reale verità
 dell'eterno potere di amore
e la pace infinita dell'essere
esistente ed esistito"
(levonah)

 

"Il Graal non può essere veramente produttore di senso, di elevazione morale e d'equilibrio che durante la sua ricerca:
quando lo si trova, quando la facoltà ermeneutica non si esercita più,esso produce la morte.
Il Graal è il nulla e la sua ricerca non è ciò che ad esso ci avvicina ma ciò che da esso ci separa".

(I.P.Couliano, Mircea Eliade e l'ideale dell'uomo universale)




Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente,
intelligenza e falso ego – questi otto elementi distinti da Me,
costituiscono la Mia energia materiale
”.
 
 “Il bosone non porta grandi novità dal punto di vista operativo. Finora, si era sempre andati avanti come se esistesse, anche se non lo si era osservato. Ma il modello standard continua ad avere i suoi limiti … è un modello fenomenologico e dal punto di vista matematico non è rigoroso. Non contempla l’unificazione tra teoria quantistica e la teoria generale della relatività di Einstein, e questo è il problema concettuale più importante. Il fatto che non si riesca ancora a formulare una teoria unificata significa che non abbiamo compreso ancora a fondo queste teorie. Inoltre, il modello standard non descrive il comportamento della materia nelle condizioni più estreme e non prevede la materia oscura, che costituisce il 96% dell’universo … dal punto di vista matematico, il modello è inconsistente … non c’è dubbio che il modello funzioni, tuttavia la ragione ultima, concettuale, per cui funziona non è chiara ...affinché le onde energetiche si trasformino in particelle subatomiche è necessario l’impatto con la coscienza dell’osservatore. Rimangono onde se non vengono osservate e diventano particelle, dunque si caricano di massa, quando sono osservate..esse attingono massa dal vuoto quanto-meccanico; nel (…) Sankhya si afferma che il purusha si riveste di materia (massa) nel suo impatto con la prakriti nella forma di akasha, ed è da questo impatto che si genera il Tempo. Quest’ultimo ha infatti influenza solo sulla massa, ma non sul purusha. Il purusha non è eterno perché dura tanto nel Tempo, bensì perché non ha niente a che fare con esso. Né con lo Spazio: il purusha è definito pura coscienza, a-temporale e a-spaziale...la ricerca dell’origine della materia entra nel campo della metafisica, dove le unità di misura della fisica non hanno più senso. Una scienza che non ha compreso la necessità di Dio è una scienza amorale che ci permette di esseri immorali. L’umanità sta andando catastroficamente verso un disfacimento morale perché la scienza scientista fa credere che l’universo sia come un aereo che viaggia alla deriva senza pilota...ci sarebbe una soluzione differente per spiegare l’origine della materia, rispetto a quelle ipotizzate dalla fisica moderna: esisterebbe infatti un vuoto “pieno”, in grado di conferire massa alle particelle: il Vuoto Quantomeccanico, il luogo da dove avrebbe origine la materia”.

A proposito del rapporto tra il Tempo ed il processo che porta alla manifestazione del mondo fenomenico secondo il Sankhya, quando la prakriti si trova allo stato non manifesto (a-vyakta), le sue energie strutturanti (i guna) sono come forze contrapposte che si annullano reciprocamente producendo una stasi: questo è lo stato che si verifica alla fine di ogni ciclo cosmico, quando il tempo si è estinto e non ha ancora ripreso a scorrere. A causa dei karma residui, generati dalle azioni compiute nei cicli precedenti dagli esseri che non hanno raggiunto la liberazione e che sono quindi destinati a reincarnarsi, questo stato di equilibrio viene alterato: la prakriti viene di nuovo, per così dire, “sollecitata”, ed un nuovo ciclo, con una nuova manifestazione del cosmo, prende inizio. Ciò avviene ovviamente nel momento in cui nuovi purusha impattano con la prakriti, “osservandola”, nell’akasha: i guna si riattivano generando i fenomeni materiali e rimangono in moto fino a che non si produrrà lo stato di kaivalya (così come descritto negli Yoga-sutra di Patanjali), che consiste nel processo attraverso il quale il purusha si libera dalla prakriti, o meglio dalla massa che ha sviluppato, “per tornare ad essere puro purusha, puro brahman o puro ātman. Il processo ciclico avrà termine soltanto quando tutti i purusha avranno conseguito la liberazione.

 René Guénon:Tutto quanto è di pertinenza della scienza attuale può solo appartenere al campo delle ipotesi, mentre, per le ‘scienze tradizionali’, si trattava di ben altro, cioè di conseguenze indubitabili tratte da verità conosciute intuitivamente e superrazionalmente, quindi in modo infallibile, nell’ordine metafisico”.
 Evola : La scienza moderna non ha fatto penetrare l’uomo più a fondo nella realtà, l’ha anzi allontanato ed estraniato maggiormente da essa, e ciò che secondo essa la natura ‘veramente’ sarebbe si sottrae ad ogni intuizione concreta … con le entità dell’ultima scienza fisico-matematica non ci si può rappresentare assolutamente più nulla … (la natura) nel suo fondo resta chiusa all’uomo, e misteriosa più di prima. I misteri di essa sono stati soltanto ‘coperti’, e lo sguardo ne è stato distratto dalle realizzazioni più spettacolari nel campo della tecnica e dell’industria … dopo che ci è stato detto che non esiste la materia ma l’energia, che non viviamo in uno spazio euclideo a tre dimensioni bensì in uno spazio ‘curvo’ a quattro o più dimensioni e così via le cose restano come prima, la mia esperienza reale in nulla è cambiata, il significato ultimo di ciò che vedo – luce, sole, fuoco, mari, cielo, piante che fioriscono, esseri che muoiono – il significato ultimo di ogni processo e fenomeno non mi si è reso per nulla più trasparente. Di un trascendimento, di un conoscere in profondità, in termini spirituali o veramente intellettuali, non è affatto il caso di parlare … all’uomo di oggi, attraverso la scienza ultima, la realtà è divenuta più estranea e lontana di quanto lo fosse ai tempi del materialismo e della cosiddetta ‘fisica classica’; essa, poi, gli è infinitamente più estranea e lontana che all’uomo di altre civiltà e perfino che alle popolazioni selvagge. … si può capire che la controparte effettiva di tutto il progresso scientifico e tecnico-scientifico sia un ristagno o addirittura un inselvatichimento interiore. Tale progresso non corre parallelo ad un qualche progresso interiore, si svolge su un piano a parte, non incide sulla concreta situazione esistenziale dell’uomo, che invece è lasciata a se stessa”.
Goethe: la verità, soprattutto se si tratta di una verità suprema, ha questo di caratteristico, di essere più grande di qualsiasi pensiero e di qualunque parola di uomo”.
 


“Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo,
Io, tu e tutti questi re, e in futuro
mai nessuno di noi cesserà di esistere”.