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lunedì 23 aprile 2012

pietre che parlano...acque che suonano...



 
 "il quadrato della materia nel cerchio dello Spirito"888



n.b.queste sono tutte foto mie
File:Appari 01.JPG
La facciata, rettangolare e didimensioni notevoli in altezza, si presenta semplice e caratterizzata da un portale con arco a tutto sesto, una finestra circolare ed un campanile a vela con tre fornici. Un altro ingresso è presente lungo la parete meridionale. L'interno, a navata unica con volte a crociera, è tagliato trasversalmente da due archi strutturali ed è interamente affrescato con la tecnica della rappresentazione a fumetti e riporta scene del vecchio e nuovo testamento. Il presbiterio, probabilmente l'area più antica dell'edificio, si presenta ruotato rispetto all'asse della chiesa e di forma irregolare dovuta all'adiacenza con la parete di roccia. L'eremo è situato sul percorso che congiunge Paganica con Camarda e, dunque, sulla strada che dall'Aquila sale verso il Gran Sasso, in una posizione suggestiva all'interno di una gola, stretto tra una parete rocciosa ed il corso del torrente Raiale, affluente dell'Aterno, che costituiscono un sagrato naturale. La roccia si presenta bucata in corrispondenza del passaggio della S.S.17 del Gran Sassoche si trova sopraelevata rispetto alla chiesa.File:Santuario Madonna di Appari.JPG
p.s. queste foto sono tratte da internet

ovvero "quando le stelle fanno l'amore(come scrive Michele Proclamato) Benché il diploma di fondazione della città dell'Aquila venne sottoscritto dal figlio Corrado IV di Svevia nel 1254, i primi studi sulla possibilità di costruire una città in quel punto dell’Abruzzo, sembra si debbano al padre Federico II, grande cultore di scienze esoteriche e dell’astrologia, che fece edificare la città di Vittoria (in contrapposizione a Parma) seguendo la disposizione della costellazione del pianeta Marte.
L'Aquila fu edificata secondo la pianta di Gerusalemme, disponendo i principali monumenti sacri in modo da ridisegnare a terra lacostellazione della stella Altair. Alcuni tra i loro monumenti più importanti appaiono infatti collocati nella medesima posizione.

La fontana delle 99 cannelle con la piscina di Siloe e la Basilica di Collemaggio con Tempio di Salomone. Ponendo a confronto le piante antiche di Gerusalemme e dell’Aquila lo storico Crispomonti ha fatto notare la perfetta somiglianza della città Santa con il disegno delle mura dell’Aquila. Guardando attentamente le due piante, si notano infatti diversi particolari che sembrano collimare in modo puntuale anche in posizione invertita: il fiume Cedron scorre nell’omonima valle, come l’Aterno per L’Aquila; il monumento, denominato Piscina di Siloe, risulta localizzato esattamente come la fontana delle 99 cannelle, ambedue adiacenti ad una porta muraria. Verso nord c’è il monte del Tempio, per L’Aquila corrispondente alla Basilica di Collemaggio. Altre circostanze sembrano avvalorare le ipotesi che la costruzione delle due città sia perfettamente speculare. Le due città sorgono entrambe su colline ad un’altitudine di 721 metri per l’Aquila e poco più (circa 740mGerusalemme.  Rispetto a Gerusalemme il disegno dell’Aquila ha i punti cardinali invertiti, vale a dire che il nord corrisponde il sud. Sovrapponendo le mappe si scopre una sostanziale collimazione delle due cinte fortificate. Infatti Santa Giusta, che fu la prima delle chiese edificate, sta nel luogo della spianata del Tempio di Salomone e la Basilica di Collemaggio, sta a Sud-Est fuori le mura, esattamente nella posizione, dove a nord-ovest, al di là della piccola valle echeggiante quella di Giosafat e del Getsemani, sorge sopra un rilievo in posizione non dissimile da quella del Monte degli Ulivi, luogo dell'insegnamento del "Pater Noster" e poi dell'Ascensione. L’imperatore, come i monaci circestensi, si era convinto infatti che bisognasse trovare un nuovo "Centro vitale", spostando l’epicentro della cristianità.Fu dunque questo il progetto di Federico II, di ritorno dalla riconquistata Gerusalemme: fondare una nuova capitale spirituale europea in contrapposizione alla odiata Roma.
Gli indizi sono molteplici, a cominciare dall'ideale altamente spirituale dello Staufen, passando poi agli intensi rapporti sia con il mondo orientale, sia con i padri Cistercensi, sia con l'Ordine dei Cavalieri Teutonici e ancora per il grande interesse di Federico II per le scienze e l'astronomia.
Federico II, nel 1229, aveva appena riconquistò Gerusalemme senza guerra, né spargimento di sangue, grazie alla consolidata amicizia, che lo legava al Sultano di Damasco Al-Kamil. Tra i due c’era stata una lunga corrispondenza segreta e scambi di ricchi doni. Il risultato che ne ottenne Federico II fu il possesso diGerusalemme, Betlemme e Nazareth, uno strepitoso successo per l’epoca.
Al ritorno in Italia lo attendeva invece una guerra velenosa e strumentale, avendo Il Papa fatto diffondere la voce che fosse morto, al punto che, al ritorno del Re, il 10 giugno 1229, i brindisini rimasero sbigottiti. Per mesi vi era stata una guerra civile e militare nella convinzione della morte dell’imperatore, tutti i suoi fedeli ripresero animo. Il capoluogo dei suoi avversari era Montecassino, centro benedettino e Federico II non si perse d’ animo punendo i traditori senza pietà. Il reggente di Celano e tutti i suoi complici vennero uccisi.  In molte città vi furono sollevazioni popolari. Nella fedele Sulmona vi fu una guerriglia che culminò nell’incendio della città. In Roma fu sommossa contro il Papa ,che dovette fuggire in Umbria. Ma ci fu ancora un evento grave, di cui si tiene poco conto, che avvenne nell’inverno 1229 – 1230, quando Roma venne alluvionata dal Tevere, lo straripamento del fiume causò la morte di oltre cinquemila, ricoprendo di fango l’intera città. Un vero cataclisma, come il terremoto che ha sconvolto l’Aquila, messa come Roma, in ginocchio per molto tempo. L’Abruzzo, per la sua posizione geografica, era da tempo un crocevia di correnti religiose, economiche e politiche e forti erano le spinte per la creazione di una nuova città, che potesse raccogliere queste necessità , diventando un centro commerciale, che desse finalmente una spinta allo sviluppo economico della Regione, dedita alla pastorizia ed alla raccolta dello zafferano di una qualità eccellente, apprezzata in tutte le Corti di Europa. Ed è in questo contesto che va concepita la sua creazione. E’ quindi intorno al 1230 che un’onesta filologia dovrebbe ascrivere nascita dell’Aquila, voluta proprio da Federico II, monarca lungimirante ed abile stratega, che in molti altri luoghi, ritenuti adatti dal punto di vista commerciale o di difesa del territorio, fondò città e provvide all’incastellamento per motivi strategici di villaggi sparpagliati, ponendo i castelli ad una giornata di cammino l’uno dall’altro per garantire un rapido scambio di informazioni e di aiuto reciproco in caso di attacchi o di sommosse, organizzate dall’acerrimo ed infido nemico di sempre,il Papa.
Tra il 1230 e il 1254, nonostante la guerra aperta seguita da tregua e poi ancora da guerra, l’Imperatore svevo cercò di dare il massimo impulso e sostegno economico per la costruzione di questa nuova città nella valle dell’Aterno, ritenuto un crocevia strategico. Con Roma ormai affogata nel fango, con l’ostilità dei Cassinesi, con Gerusalemme perduta di nuovo, con l’alleanza spirituale di grandi bonificatori ed edificatori quali erano i cistercensi. Ma la morte lo colse improvvisamente, impedendogli di potare a termine questo progetto ambizioso.
Ci pensò il nipote Corradino a emanare il decreto di fondazione nel 1254, ma ha dargli il taglio decisamente esoterico fu senz’altroPietro da Morrone, il futuro Celestino V, dopo che Manfredi nel 1259 l’aveva rasa al suolo per le note traversie in cui si dibattevano gli eredi di Federico per la conquista del trono napoletano, in connessione con quelle del conflitto tra Chiesa e Impero. Solo sette anni dopo, Carlo I d' Angiò ne autorizzò la riedificazione.
Infatti, anche se gli albori dell’Aquila, progettata e voluta da Federico II e dai padri spirituali cistercensi risalgono al 1230, l’inizio della sua nuova “vita spirituale” si deve individuare nel 1266> “12-66”< , non  a caso”il numero simbolico” di Gerusalemme ed altra strana ”coincidenza numerologica”, i Celestiniani, che facevano capo a Pietro da Morrone si fecero promotori di due dei monumenti più simbolici e, altamente esoterici della città: la Fontana delle 99 cannelle, la cui costruzione iniziò nel “12- 72” e laBasilica di Collemaggio, iniziata appena due anni dopo nel 1275 e terminata nel 12- 88.


Michele Proclamato ha approfondito questa colleganza numerica,facendo presente che il numero “72” si incontra in natura ed in tante regole:
72 furono i cospiratori che tramarono contro Osiride.
72 sono i nomi di Dio.
72 sono i templi d’Angkor in Cambogia.
72 sono gli apostoli di Gesù al momento della sua morte.
72 sono gli angeli della tradizione ebraica.
72 erano le monete da pagare per l’affiliazione alla segreta Triade cinese.
72 è il numero dominante della cattedrale di Chartres.
72 furono le regole da seguire per i Cavalieri Templari.


La fontana è stata riprodotta su disegno di Tancredi da Pentima e per volere del governatore regio Lucchesino da Firenze. La sua edificazione commemora ancora oggi la fondazione dell’Aquila operata dai 99 castelli del contado.
La parte più antica è costituita dalla vasca sul fondo e da quella a sinistra, dotate rispettivamente di 40 e 23 mascheroni (sono uno diverso dall’altro e secondo la tradizione rappresentano i signorotti dei castelli) corrispondenti ad altrettante cannelle.
Le 36 cannelle del lato destro e il muro che cinge il monumento, in pietra bianca e rosa, sono stati aggiunti successivamente, quando si è consolidata la leggenda del numero 99.
Si dice che sotto un punto non ben identificato della pavimentazione sono state sepolte le spoglie dell’architetto Tancredi, giustiziato per essersi rifiutato di rivelare le sorgenti che alimentano le cannelle in modo da poter eludere le eventuali pretese dei vari castellani.  
La fontana è di fronte alla piccola chiesa romanica di S. Vito.
La Fontana si trova nel quartiere Riviera, l’area più bassa e ricca d’acqua della città, a pochi metri dalla stazione ferroviaria. Le circostanze e il motivo della sua costruzione sono ricordate dall’iscrizione in latino che compare sulla lapide murata nella parete frontale del monumento.
La nuova città gioisce ora delle acque del vecchio fiume e di quelle d'una nuova fonte. Se apprezzi quest'opera egregia lodane ogni aspetto ,ma non stupirti dell'opera e ammirane piuttosto i patroni che il lavoro e l'onestà fanno essere cittadini dell'Aquila. Nell'anno del Signore 1272".
In realta le bocche con  il volto uno diverso dall'altro sono 93, le ultime sei sono semplici tubi senza testa.
Dall'osservazione e dagli studi pronunciati sul primo monumento di cui si arricchì l'Aquila, nel 1272, e della Basilica di Collemaggio prendono forma tutti i segreti e la storia dell'Aquila.
Proclamato nel suo stimolante saggio, fa giustamente rilevare alcune  strane coincidenze. Pietro da Morrone, rappresentato dalla storiografia ufficiale come un umile eremita,  nonostante fosse conosciuto in tutte le corti regnanti d’Europa ed avesse contatti diretti e continui con l’Ordine del Tempio,  aveva seguito la realizzazione di ambedue gli edfici.
La Fontana sviluppa la sequenza 99 , mentre la Basilica appare tutto incentrata sul numero otto, non solo nella pietra, ma anche negli atti.
Infatti Pietro da Morrone,apparentemente un semplice monaco, cosa piuttosto anomala, benedisse ed inaugurò la Basilica alla presenza di OTTO Vescovi12 anni prima della sua ultimazione nel 12-88.
E, tanto per ribadire l’importanza che Lui riconosceva a questo numero, all’atto della sua elevazione al soglio pontificio nominò personalmente altri OTTO Vescovi, tutti francesi, nomi molto probabilmente suggeritigli dall’Ordine del Tempio, a meno che non avesse tenuto contatti personali.
Sempre in sintonia con il numero “8”  Celestino sceglie come ricorrenza per la sua incoronazione il 28.8, giorno in cui inaugurò la Porta Santa, la vera prima Porta Santa del Mondo. Indisse una ricorrenza religiosa, a cui da il nome di “
Perdonanza”, da tenersi il28.8 di ogni anno, senza contare “il Labirinto”, in cui si nasconde il segreto dei tre >888<












Tale persistente ricorrenza numerica non ha certo  valenze folcloristiche e superstiziose. Dimostra invece inPietro, ad un più attento studio, una conoscenza profonda dei antichi saperi ed in particolare delle teorie e degli studi di Platone e di Pitagora, incentrate appunto sulle TRE OTTAVE musicali con una visione “quantistica“ modernissima ,in cui tutto nell’Universo è Vibrazione e Suono, sintetizzato in 5 intervalli musicali, esattamente 5 intervalli di Quinta> 5/5, che si identificano musicalmente con TRE OTTAVE.
Questa vibrazione invero influenza i mari, come la singola goccia d’acqua, che a seconda delle note cui viene sottoposta, come insegna la Cimatica (la scienza che studia e descrive le reazioni dell’acqua ai suoni)  forma immagini diverse e una con 12 braccia, se sottoposta a questa nota particolare.
All‘interno di un'ottava infatti ,fra toni e semitoni vi sono, 12 note o suoni, destinati ad aumentare di frequenza a mano a mano che leottave salgono verso gli Acuti.
La cosa strana è  che nel Labirinto di Collemaggio ricorre il numero “288” , esattamente lo stesso numero di vibrazioni al secondo di un RE, sulla tastiera di un pianoforte, alla prima OTTAVA, fra gli  Acuti. Ma anche nel Rosone c’è una sequenza numerica legata alnumero 8. Ci sono infatti  “12” ruote, suddivise in 4 e 8, frazionate da “24” raggi ciascuna, per un totale di “288” raggi.
Il senso di tutto ciò - secondo Proclamato- sarebbe  custodito dalle figure poste al di sotto delleRuote, tutte in paziente attesa di essere “disposte”, secondo una sequenza millenaria egizia, che si ritrova nello Zodiaco di Dendera. dove il panorama celeste egiziano appare “sostenuto” da “12” ESSERI, posti in OTTO direzioni, i quali, con “24” braccia sostenevano i  “72” corpi celesti allora conosciuti.

Le TRE OTTAVE (888) aquilane rispecchierebbero pertantouna Legge universale, legata alla  sequenza della serie numerica “8-12-24", che è alla base di “un sapere sonicointerpretato ed utilizzato anche per la Fontana delle 99 Cannelle in cui  sono stati studiati e realizzati giochi d’acqua, che ricordano i giochi acustici assai più evidenti, ad esempio come quelli realizzati nelle stanze di Palazzo Farnese di Caprarola o, ancor meglio, nella fontana dell’”Organo” di Villa d’Este.Tale particolarità si può  percepire, ad un orecchio sensibile ed attento, anche nella Fontana delle 99 cannelle, in cui il suono si deforma  fino al suo quasi annullamento,  a  causa  dalla particolare angolazione delle mura perimetrali.  Più evidente nella parete esposta a Nord est. In alcuni punti, ad esempio, il brusio delle cannelle tende a   scomparire e a uniformarsi. 
















In altri il gioco d’acqua diventa assai più articolato e ardito. In altri ancora è evidente l’enfatizzazione del medesimo, soprattutto in prossimità dell’angolo acuto dove è presente la cannella del “pesce” o del Colapesceo dell’ uomo pesce, da molti richiamata con una funzione analoga alle pietre d’angolo basilicali, connessa alla funzione di Centro della Cristianità e del Mondo com'era negli intenti di Federico II Celestino V.
Il cavaliere, prima di entrare nella Basilica doveva purificarsi, immergendosi come un pesce, nell'elemento acqueo, seguendo un particolare rituale.Durante la notte precedente, doveva infatti trattenersi all'interno della fontana ed ascoltare il tintinnio dell'acqua , individuando tra i 99 scrosci il suono - l'unico -che lo faceva vibrare all'unisono.
Ognuna delle 99 cannelle avrebbe infatti un tono ed una vibrazione diversa, inudibile ad un orecchio normale.  Solo l'adepto ha la capacità e la preparazione per percepire la nota che tocca e fa vibrare all'unisono il suo cuore.
Se quindi il neofita desiderava vivere questa particolare esperienza, doveva essere cosciente che, se al termine di questo indispensabile momento di preparazione, non fosse riusciuto  a percepire questo particolare "ultrasuono", non era ancora pronto per affrontare l'intero percorso iniziatico, segnato sul pavimento della 
Basilica di Collemaggio.Quando si decideva di avviarsi sul sentiero di purificazione e di riequilibrio energetico, si doveva infatti assolutamente badare anon superare il livello consentito alle persone non ancora  preparate a sostenere il progressivo aumento dell'energia, che sollecita il sistema nervoso e quello sanguigno.
Non è infatti un caso che sia stato scelto il 5° livello per porre l'adepto di fronte alla scelta se proseguire o fermarsi e sospendere momentaneamente il percorso, tornando indietro a livelli sostenibili per il suo organismo e la sua psiche (vedi il capitoli "
il segreto dei tre otto" ed "il percorso iniziatico di Eddy").
Per il neofita che riusciva ad individuare la "sua" cannella, il discorso era diverso. Infatti, una volta individuata la cannella, doveva  berne alcuni sorsi e inginocchiarsi con il volto rivolto verso la cannellae meditare per tutta la notte fino alle primi luci dell'alba, riesaminando con rigore ed imparzialità la sua vita, gli errori e gli sbagli commessi, autoperdonandosi purificandosi, in modo da essere pronto per affrontare, il mattino dopo, il percorso iniziatico ed entrare nel 
Labirinto dei tre> 888<.Solo cosi ci si può immergere nelle profondità del proprio mondo interiore alla scoperta di quella gocciadi Dio che si nasconde in ogni cuore.

sabato 21 aprile 2012

cibo d'amore


San Gerolamo fu uno strenuo difensore della pratica alimentare cristiana delle origini, il vegetarianesimo. Nella famosa, ma poco letta, Adversus Iovinianum egli scrisse: “…dopo la venuta di Gesù non possiamo più mangiare carne.” San Gerolamo conosceva bene la Genesi, avendola tradotta, e nelle parole divine l’uomo viene chiaramente indicato come vegetariano, ha anche smascherato il cosiddetto permesso, dato dopo il Diluvio, di mangiare carne, definendo quel passo come una interpolazione tardiva, indice di un basso periodo spirituale. 
Comunque sia la venuta di Gesù costituisce per il Santo la venuta della perfezione originaria, e la vittoria sul peccato originale consente a ogni cristiano sincero di tornare ad una alimentazione pura e non violenta. San Gerolamo non destinava tale pratica alimentare solo a sé stesso o a quei pochi che volevano dedicarsi ad una severa pratica ascetica. Ma nelle sue lettere egli invita ogni cristiano autentico alla pratica vegetariana. 
“ Ciò che i Bramani dell’India ed i gimnosofisti dell’Egitto osservano, cibandosi unicamente di farina di orzo, di riso e di frutta, perché una vergine di Cristo non deve farlo in modo completo? […] Si cibi di legumi, semola…[…] …lo facciano i seguaci di Iside e di Cibale, i quali, nella loro ghiotta astinenza, divorano fagiani e tortore fumanti…” 
Queste parole sono rivolte ad una madre cristiana che deve educare sua figlia e San Gerolamo indica nei dettagli la prassi educativa che può rendere solida la spiritualità cristiana. Sono attualissime queste indicazioni che dovrebbero ispirare il cristiano di oggi, portandolo a chiedersi come mai in altri cammini religiosi è insita la dieta vegetariana e in quella cristiana no; abbiamo in altri testi spiegato i motivi storici che hanno portato all’abbandono graduale di tale prassi, ma San Gerolamo ricorda al cristiano che la sua perfezione non può essere da meno rispetto ai cammini indicati dalla spiritualità indiana. 
In un passo biblico Dio stesso manda il cibo agli uomini attraverso i suoi angeli: “Elia, fuggendo Gezabele, giace stanco sotto una quercia, ed è svegliato da un angelo che viene da lui e gli dice: «Alzati e mangia». Egli guardò, ed ecco, vicino alla sua testa, un pane di spelta e una brocca d’acqua. In verità, Dio non poteva mandargli vino aromatizzato, cibi cotti con olio e carni battute?” Certo, poteva, ma non lo ha fatto…Dio manda solo cibo che ha origine dall’amore e che all’amore ci riporta. San Gerolamo ci indica che dopo Gesù ognuno di noi può essere servito dallo stesso angelo, come accadde ad Elia. 

lunedì 16 aprile 2012

il ponte tra i mondi

«Il tuono non è più la voce di un dio furente né il fulmine è l'arma della sua vendetta.
Nessun fiume contiene uno spirito né l'albero
è il principio vitale di un uomo, i serpenti non sono
personificazione di saggezza né alcuna grotta di montagna
è dimora di grandi demoni.
Nessuna voce parla più all'uomo, oggi, venendo da pietre, piante o animali,
né l'uomo si rivolge ad essi convinto che lo possano udire».
C.G. Jung

Sciamano deriva da shaman, una parola dei Tungus della Siberia e si riferisce ad un uomo o donna che ha la capacità di “viaggiare” in uno stato alterato di coscienza. Infatti, ciò che differenzia una persona ordinaria da uno sciamano è la capacità di entrare in uno stato alterato di coscienza per compiere un “volo magico” in una realtà parallela, percorrendo un axis mundi che collega i tre livelli di esistenza o i tre differenti piani di realtà: il mondo sotterraneo, l’ intermedio e il mondo superiore che, collegati fra loro dall’axis mundi, rappresentato dal Monte Meru, o dal Pilastro d’oro, o dall’arcobaleno, ponte di collegamento fra noi e il mondo degli spiriti.
Il mondo superiore è associato al cielo nel quale le stelle sono viste come “finestre sul mondo”, il mondo intermedio è dove gli esseri vivono e il mondo sotterraneo dove gli spiriti delle malattie e l’anima dei morti dimorano. Lo sciamano dunque non è che un anello di congiunzione, un ponte fra gli uomini e gli dei. Nel mito sciamanico si narra che nell’Età dell’Oro gli uomini avevano la capacità di muoversi nei tre mondi-sotterraneo, intermedio e superiore-, di dialogare con gli Dei, le piante, le rocce, gli animali, senza una distinzione fra sogno e realtà. A causa di un peccato di arroganza, il ponte che univa i tre mondi crollò, e il viaggiare fra questi mondi fu concesso solo agli Dei, agli spiriti e agli sciamani. Davanti ad un problema da risolvere egli, anziché usare il pensiero razionale, si rivolge ad esperienze interiori. Usando l’astrazione e il simbolismo, si lascia andare al flusso delle immagini del suo inconscio, senza lasciarsi intrappolare dal giudizio critico dell’attività intellettuale per rivolgersi ad una memoria antica che non può essere conosciuta nello stato normale di coscienza.
Elemire Zolla sostiene che “La malattia divina può essere lenita solo in modo rituale e curato soltanto attraverso l'iniziazione. Il rito sciamanico rappresenta l'unica cura della malattia divina, attraverso il rito cambia di valenza, trasformandosi in uno stato di salute che è diverso dal normale star bene. In effetti, la malattia divina e la sua cura ritualizzata evocano il dramma archetipico di morte e rinascita, associato ovunque all'ingresso nella professione sciamanica guaritrice. La malattia sciamanica si presenta in modi ben precisi: mali cronici curati a lungo senza successo - deperimento psico fisico progressivo del malato - alternanza di stati alterati di coscienza ed incoscienza - tremiti e convulsioni  Altre indicazioni che il malato deve diventare sciamano/a sono l'ereditarietà, per cui un parente stretto defunto era sciamano e ora la sua anima è alla ricerca di un nuovo corpo veicolo; attraverso una divinazione che indica il futuro da sciamano del paziente, e ancora, se le condizioni di salute del malato migliorano mentre sì svolge una cerimonia sciamanica e se il paziente comincia a tremare ed entrare in trance quando lo sciamano inizia a battere il tamburo che per lo sciamano è la rappresentazione del cielo e della terra, del mondo sotterraneo, luogo di incontro di forze misteriose, campo di battaglia dell'eterna lotta fra il bene e il male. 
L’attività sciamanica è caratterizzata non dalla possessione da parte degli spiriti, ma dal controllo su di essi:lo sciamano rimane vigile, determinato e concentrato nel suo non facile compito, recitando la parte dell’attore, del regista, del danzatore cosmico, del cantastorie universale, del traduttore di antiche saggezze che l’uomo moderno ha dimenticato. Nella cultura sciamanica, lo scopo della vita è lo sviluppo spirituale personale. Lo stato di salute non e’ solo assenza di malattia, è armonia con l’ambiente, è un’intuitiva percezione dell’universo come una trama di un tessuto, con i fili interconnessi, è mantenere una comunicazione con gli animali, le piante, l’acqua, le stelle, è la consapevolezza che non c’è differenza fra la vita e la morte, che noi siamo parte del Tutto. La malattia è vista come un qualcosa che dall’esterno si inserisce nel corpo di una persona e che necessita di essere rimosso o eliminato. Il problema principale non è l’elemento esterno, ma la perdita della forza, del potere spirituale personale, che, creando debolezza e disequilibrio, permette l’intrusione. Questa concezione di malattia non si discosta da quella della medicina allopatica secondo la quale è l’intrusione di un fattore esterno al corpo-virus-batterio o altre invisibili elementi dell’ambiente-che, in un momento di debolezza del sistema immunitario, causa la malattia. Lo sciamano, come medico religioso, diagnostica la malattia attraverso l'auscultazione del polso (sinistro per la donna, destro per l'uomo) la cui velocità rivela l'attacco di una strega, o di un buth, fantasma. La guarigione è quindi, dal punto di vista sciamanico, un fatto spirituale in quanto le malattie hanno un’origine spirituale e dagli spiriti possono essere risolte. La perdita dell’anima, intesa come energia vitale, è la più grave forma di malattia spirituale che dà origine a quella fisica e lo scopo della pratica sciamanica è di prevenire questa perdita, nutrendo l’anima e impedendole di “vagabondare”. L’immaginazione può influenzare e dirigere i processi del corpo e quindi anche il passaggio dalla malattia allo stato di salute. Ciò che serve è unicamente la trasformazione della coscienza in una realtà dove, in modo intuitivo e non intellettuale, ascoltare e tradurre i messaggi che arrivano dal proprio corpo, dalla mente e dallo spirito. Questa trasformazione permette la fusione della nostra mente con quella Universale, con un potere che è dentro di noi e dà significato e sostanza al nostro esistere, permettendoci di diventare sciamani e di condividere la loro concezione secondo la quale tutte le parti del creato sono interconnesse e influenzano sia sul piano fisico che psichico. Gli oggetti che noi percepiamo con i sensi sono manifestazioni di una più ampia rete di energie, impregnati di coscienza e quindi vivi.  c’è bisogno di recuperare il ruolo costruttivo dello sciamano ed imparare noi stessi ad essere sciamani, per riappropriarci di un antico potere che ci appartiene, per recuperare il dialogo con gli spiriti degli animali in un periodo in cui molti si sentono estranei agli istinti vitali, per riconquistare la libertà di muoverci da una realtà all’altra scegliendo quella che soddisfa i nostri bisogni ed usare la nuove conoscenze così acquisite per nutrire il nostro essere, per prenderci cura di noi stessi e degli altri con amore e compassione, per sentirci “a casa” nell’Universo, per salvare noi stessi e l’ambiente.

venerdì 13 aprile 2012

all alright



I want him to know
What I have done
I want him to know
It's bad

I want him to know
What I have done
I want him to know
Right now

Maybe it's time tomorrow
Or maybe today
It is not right
Now it's better
Now we'll know
Now he'll know
What I am telling

I'm sitting with you
Sitting in silence
Let's sing into the years, like one
Singing in tune, together
A psalm for no one
Let's sing in tune
But now it's home

You sing into the night now
Just sing on for me
You sing into the night

You...
You stay to be alright

"Ciò che Dio ha detto alla Rosa
e che ha fatto sbocciare la sua bellezza...
l'ha detto al mio cuore"
Rumi

 

Le lettere ebraiche sono una forma di energia e vibrazione
simile ad un flusso di energia,
sono simboli universali di meditazione che trascendono ogni religione, razza, e concetto di linguaggio.
I 72 Nomi di Dio sono indirizzati a tutti i popoli
come strumento per connetterci con la Luce,
il loro potere si diffonde tramite schemi presenti nella loro forma,
nelle loro linee e curve.






bet      kaf      lamed

31. LEKAV
Portare a termine ciò che si inizia
Noi abbiamo il potere di portare a termine ciò che abbiamo iniziato,
in particolare i compiti e gli obiettivi di natura spirituale


22 lettere


ALEF

a" unione degli opposti"
Forma: Acque superiori e acque inferiori, con il firmamento ` nel mezzo. Il firmamento separa ma anche unisce i diversi campi di energia nel cosmo. Le acque superiori sono l'amore divino (Chesed), quelle inferiori sono le emozioni umane. Il firmamento e’ il canale che le unifica, costituito dal 'servizio divino'. Acque superiori: 'Luce che circonda i mondi'; acque inferiori: 'Luce che riempie i mondi'; firmamento: segreto della"Restrizione" e dell' "impressione" (reshimo)
Nome: "Alefkha’ Hokma’" (Giobbe 33,33) "Ti insegnero’ la sapienza". La potenza di Dio di insegnarci la sua sapienza infinita. "Alufo’ shel olam" = "Il capo dell'universo": l'assoluta sovranita’ di Dio, controllore e re supremo del cosmo.
Numero: Uno = l'unita’, base e chiave di ogni numero, di ogni conto. L'unita’ del popolo di Dio. L'unita’, del popolo di Dio. L'unita’ di Dio ("Shema’ Israel YHVH nostro Dio YHVH e’ UNO").

BETH


b"La casa dalla scelta"
Forma: Un recipiente chiuso da tre lati (Est, Sud,Ovest) e aperto da un lato (Nord), per dare la possibilita’ al male di a esistere, onde vi sia 'libera scelta '. Due stati di conoscenza di Dio: essoterica (aperta) ed esoterica (chiusa).
Nome: 'Casa', la casa dell'universo. Beth e’ la prima lettera della Tora’, la lettera della creazione. Il lato femminile dell'anima, il concetto di 'ricezione', di disponibilita’. Rettificazione finale di tutta la realta’, che deve divenire la "casa di Dio" (Beth e’ l'iniziale di 'berakha’' = benedizione).
Numero: Due. Inizio della pluralita’, della creazione. Segreto dell'anima che ama Dio (neshama’= 'mishne'); l'anima e’ seconda solo a Dio. Dio e’: 'il paradosso di ogni paradosso, in quanto appare duplice, ma la sua essenza ultima e’ al di la’ di ogni dualita’.

GHIMEL

g"Ratzo va-shov"    ("correvano e ritornavano" - Ezechiele 1,14))
Forma: una persona nell'atto di correre. Potenza del movimento. Ogni anima e’ in costante movimento; corre al di fuori di se stessa fino a Dio, e ritorna in se’ per servirlo meglio. Potenza di progredire, di lasciare l'insoddisfacente per cercare il divino.
Nome: 'gmilut hasadim' = elargire carita’ e beneficenza. Oppure: 'cammello', simbolo di un lungo viaggio al sud, in cerca di sapienza.
Numero: Tre. Numero di stabilita’ e di equilibrio. Tre elementi, Fuoco, Aria, Acqua, che riposano su di un quarto, la Terra. Il popolo di Israele e’ tripartito: Cohanim, Leviim, Israelim; vi sono tre patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe. La Tora ha tre parti. Le tre 'estremita’ di Keter': la triripartizione all' interno della Luce Infinita. Numero di forza e di durata: "ha chut ha-meshulas lo bi-mahera’ inatek" (Qohelet 4,12) = 'la corda triplice non verra’ spezzata con facilita’'.

DALET

d"Nullificazione di se stessi"
Forma: una persona umilmente inchinata, la potenza di annullare se stessi e il proprio ego.
Nome: 'delet' = porta. Il farsi piccoli e il piegarsi di fronte alla volonta’ di Dio sono la porta della crescita dell' anima. 'Dalut '= poverta’ (Dalet e’ il povero al quale il ricco, Ghimel, dona con abbondanza). Capacita’ dell'anima di riconoscere la propria poverta’.
Numero: quattro. I quattro elementi della Creazione. I quattro stati della materia (solido, liquido, gassoso, in combustione). Le quattro madri di Israele: Sara’, Rebecca, Lea, Rachele. Quattro lettere del Nome di Dio: Yod - He - Vau - He. Quattro e’ il numero minimo di fasi di discesa della creazione.

HE

h"Rivestimenti dell'anima"
Forma: le tre dimensioni dello spazio, simbolo della rivelazione di ogni idea nascosta. I tre rivestimenti della potenza dell'anima: Pensiero, Parola, Azione. Immanenza di Dio nella creazione.
Nome: 'Nihieti'= espressione di dolore. He e’ la lettera della manifestazione della realta’ separata, della nascita. Il pianto del neonato. He e’ anche il grido di sorpresa alla rivelazione della Divinita’ insita nella creazione.
Numero: Cinque. I cinque pianeti visibili. I cinque livelli dell'anima (Nefesh, Ruach, Neshama’, Chaya’ Yechida’). I cinque libri della Tora’ (Pentateuco). Numero dell'auto-espressione.

VAU

w"Estensione ed unificazione"
Forma: un pilastro. Una persona eretta. Il 'pilastro centrale' (amuda de emtzaita), la linea della verita’ che attraversa l'intera realta’. La colonna vertebrale, lungo la quale il seme discende dal cervello all'organo sessuale.
Nome: 'uncino'= ogni parte della realta’ possiede degli 'uncini', dei 'ganci', che sono la sua connessione potenziale con ogni altra parte o dettaglio. Capacita’ dell'anima di connettersi con altre anime.
Numero: Sei. I sei giorni della creazione. Le sei direzioni dello spazio. Numero dell'attivita’ lavorativa. Le sei emozioni del cuore (Amore, Timore, Misericordia, Sicurezza, Semplicita’, Verita’).

ZAIN

z"Lo scettro dorato"
Forma: uno scettro, che il re estende verso coloro che egli vuole accettare. Simbolo dell'accettazione del prossimo. La parte superiore della lettera Zain si estende in due direzioni. Segreto della: "eshet chail ateret ba'ala" (Prov. 12,4) = "una moglie di valore e’ la corona del marito". Vau e’ il marito, Zain la moglie. Oppure: simmetria tra destra e sinistra, pienamente raggiunta solo al livello di Keter (Corona), simmetria tra Amore e Timore.
Nome: Spada. Potenza della discriminazione della mente. Oppure: 'Zon' = iniziali di 'Zakar' e di 'Neqeva’' (maschio e femmina). Unione di maschio e femmina. Oppure 'Zon' = cibo, sostentamento.
Numero: Sette. "col ha shvi'in havivin" ('tutti i settimi sono beneamati). Numero piu’ amato. Sette Cieli e sette Terre. Il Settimo giorno, Shabat, giorno dell'amore e dell'unione. Perfezione della dimensione 'tempo' nella natura. Sette 'pastori' d'Israele: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mose’, Aronne, Giuseppe, Davide.

HET

j"Unione tra uomo e donna"
Forma: Porta, portale: potenza di entrare e di uscire. Vau e Zain unite in alto: consumazione dell'unione tra uomo e donna. Estensione del loro amore nell'infinito. Luce diretta e luce riflessa. Terzo fattore, proveniente dall'alto, che permette l'unione tra i poli opposti.
Nome: Vita, energia vitale. Puo’ esprimersi ad ogni livello, da quello fisico fino a quello divino (Vita di ogni vita).
Numero: Otto. Otto vertici nel cubo, i punti in cui l'infinito entra nel finito, i punti di origine. Otto giorni dalla nascita alla circoncisione: potenza da contattare la dimensione al di la’ del tempo, al di la’ della pienezza temporale del Shabat. Segreto dell'ascendere da ogni rivelazione finita fino all'esperienza dell'infinito.

TET

f"La luce nascosta".
Forma: Proprieta’ dell'introversione, il bene e’ nascosto in se stesso. Dio e’ nascosto in ogni dettaglio della creazione. Un bastone diritto unito ad un bastone piegato:capacita’ di erigersi forti e decisi contro il male e di piegarsi umilmente in fronte alla rivelazione di Dio. Segreto rivelato da Mose’; controllo della propria potenza vitale (kundalini, nella tradizione dell'India).
Nome: bastone o serpente; oppure 'letto'. Segreto del 'potere del serpente', della 'libido' presente alla radice del desiderio di unione. Potenza dell'anima di dare il giusto giudizio circa la realta’. Processo di conquista della capacita’ dell'immaginazione; superazione della divinazione e della magia sino a ricevere lo 'Spirito Santo'. "Choshen ha mishpat"= lo strumento tramite il quale il Gran Sacerdote poteva trovare risposte a domande e problemi.
Numero: Nove. Periodo di gravidanza. Numero di Yesod, sorgente della potenza sessuale e della capacita’ di connessione sincera. Numero della verita’.

YOD

y"Punto della rettificazione"
Forma: un semplice punto. Segreto del "Tzimtzum" (Restrizione). "Shkora’ ani ve naava’"( Cantico dei Cantici 1,5) ("sono scura ma bella").
Nome: mano, spazio. Capacita’ di afferrare concetti, intelligenza, sapienza " kulam be chokhma’ assita" (Salmo 104,24) "tutto hai fatto con sapienza". Capacita’ di dare : "apre la sua mano e da’ ad ogni vivente" (Salmo 145,16). Oppure: amico, capacita’ di dare la mano.
Numero: Dieci. I Dieci detti della creazione. Dieci Comandamenti. Dieci e’ il numero del compimento massimo. Le dieci Sefirot. Dieci diversi gruppi di anime: i capi, i sapienti, i saggi, coloro pieni di grazia, i forti, coloro che mostrano come vivere secondo la Tora, i profeti, coloro che hanno visioni, i giusti, i re.

KAF

k"Corona della salvezza"
Forma: una corona. Totalita’ dello spazio intorno al cosmo.Campo di forza al di la’ di stelle e galassie. "Or makif"(Luce che circonda). Supercosciente dell'anima, trascendente.
Nome: il datore di luce, il sole nella creazione. Oppure: palmo della mano, capacita’ di ricevere piacere e gioia dall'alto della creazione. Oppure: copricapo, cupola, corona. Capacita’ di essere sempre consapevoli del trascendente.
Numero: Venti. Giuseppe fu venduto per venti pezzi d'argento. Pericolo di tradire l'aspirazione al divino in cambio della luce contenuta nella creazione. Unita’ dei due stati delle Sefirot (luce diretta e luce riflessa, 10+10). Oppure: numero del desiderio di qualcosa di piu’: ci si sente come una sola meta’.

LAMED

l"La torre che vola nell'aria"
Forma: la lettera piu’ alta dell'alfabeto, una nave spaziale.
l Potenza dell'anima di ascendere. Aspirazione ed inspirazione. Scala di Giacobbe (Sullam), la potenza di ascendere e di discendere, quadratura del cerchio).
Nome: insegnare e imparare. L'atto piu’ importante nella vita dell'ebreo religioso. Iniziale della parola 'lev' (cuore), la vera sapienza e’ quella del cuore.
Numero: Trenta. Numero della forza. Entrata nel futuro. Numero di Yehuda’, il re’ d'Israele.

MEM

m"Acque di vita"
Forma: Puo’ essere aperta (sorgente d'acqua in superficie), oppure chiusa ( acque nascoste nel profondo della terra). Simboleggia la parte dell'anima che si incarna e quella che rimane sempre connessa coi mondi superni. Con la venuta del Messia anche questa parte dell'anima sara’ rivelata, insieme col suo potenziale di vino. Mem quadrata: potenza creativa dell'anima: creare altre anime tramite la vera unione.
Nome: Acqua, simbolo d'amore. Lettera della semplicita’, capacita’ di essere se stessi sino in fondo.
Numero: Quaranta. Numero della purificazione (il Diluvio duro’ quaranta giorni). Numero della comprensione (Binah).

NUN

n"Yinnon sara’ il suo nome"
Forma: L'atto di piegarsi, oppure anche il cadere. Capacita’ di trovare significato nella vita anche nei momenti piu’ difficili, durante crisi e depressioni. Capacita’ di trovare Dio perfino nella 'valle delle ombra della morte'.
Nome: "pesce". Storia del profeta Giona, ingoiato dalla balena per non aver voluto profetare. Tre giorni nel ventre delle tenebre e poi la rinascita! Nun e’ la lettera della passivita’ creativa, non della rinuncia disfattistica o della pigrizia. Uno dei nomi del Messia e’ 'Yinnon' (Salmo 72,17), poiche’ sapra’ vincere senza guerra, sapra’ imporsi solo in virtu’ della sua docilita’ e mitezza e non della forza bruta.
Numero: Cinquanta. Numero delle Porte della conoscenza, ogni porta e’ un livello di comprensione che l'anima ha del mistero divino. Cinquanta, e’ l'eta’ in cui si raggiunge la capacita’ di dare il giusto consiglio. E’ il numero di anni del "Yovel" (giubileo), il piu’ lungo ciclo festivo ebraico.

SAMEKH

s"La fine e’ innestata nel principio"
Forma: un cerchio perfetto. Il vuoto circolare che rimane dopo il "Tzimtzum" (Restrizione). Il "resto" o "impressione" di luce che il Tzimtzum non e’ riuscito a cancellare. La potenza dell'anima di scoprire tracce e prove dell'esistenza da Dio nel mondo delle leggi naturali e del pensiero umano. Luce che circonda tutti i mondi. Stato di circolarita’, senza inizio e senza fine. Il "campo del punto zero", un'espressione della fisica moderna, indicante un letto di grande attivita’ di micro-particelle, anche in uno stato di zero temperatura, di assenza di materia ed energia.
Nome: Supporto, sostegno (Smika’). Dopo la lettera della 'caduta' viene la lettera del 'sostegno': "Il Signore sostiene tutti coloro che cadono" (Salmo 144,14). Il cerchio non puo’ cadere. Esperienza del sostegno che proviene dall'essere circondati dalla benevolenza divina. L'iniziazione o l'ordinazione che il maestro da’ al discepolo.
Numero: Sessanta. Numero della totalita’. La misura unitaria di una sostanza, massa a contatto con una quantita’ sessanta volte superiore di un'altra sostanza, perde la sua individualita’. Numero dell'influenza collettiva sul singola. Eta’ della maturita’.

AYIN

["La luce degli occhi"
Forma: Radici che entrano in profondita’. La radice comune di tutte le anime e di tutti i popoli.
Nome: Occhio. Simbolo della sapienza. Vedere e’ una funzione di Chokhma’, sentire e’ una funzione di Binah. L'occhio dell'anima che cerca la visione pristina di Dio. L'occhio di Dio, sempre aperto a proteggere la creazione. Ayin significa anche 'sorgente'. Simbolo della capacita’ di entrare nel profondo della realta’, alla ricerca delle acque di vita.
Numero: Settanta. Numero della collettivita’. Settanta nazioni, settanta lingue. Settanta discendenti di Giacobbe scesero in Egitto. Settanta membri del Sinedrio, suprema autorita’ giudiziaria. Settanta volti della Tora’. Eta’ della vera sapienza.

PEH

p"Le parole della bocca del saggio sono armonia" (Qoelet 10,12)
Forma: Una bocca aperta, con un dente in alto. Pericolo del pettegolezzo o della menzogna (Pharo , faraone = PERA t= bocca cattiva). Al positivo : la capacita’ di dire cose buone sul conto di tutti. I denti sono simbolo di sapienza (32 sono i cammini della sapienza), capacita’ di rettificare la realta’.
Nome: bocca. La bocca di Mose’, che parlava con Dio " bocca a bocca". Organo di rivelazione del pensiero, dello spirito (ruach). Nel bacio d'amore vero e realizzato tra amante e amata c'e’ l'unione di 2+2 = 4 spiriti (Zohar sul Cantico dei Cantici), e l'esperienza diretta del livello del messia, su cui aliteranno quattro spiriti (Isaia 11).
Numero: Ottanta. Eta’ di Mose’ quando ricevette la Tora. Eta’ in cui il processo di rettificazione e di purificazione della Sefira’ di Yesod (80) e’ completato.

TZADEK

x"Il giusto (tzadik) e’ il fondamento del mondo"
(Proverbi 10,25)
Forma: La biforcazione dei rami di una pianta. (ETZ, albero, e’ la radice, Ayin, piu’ i rami, Tzadek). Capacita’ di irradiare intorno a se’ la luce e la conoscenza raggiunte. Capacita’ di fruttificare. Una Nun su cui e’ innestata una Yod: unione di Chokhma’ e di Binah.
Nome: Tzadik il giusto, il santo, colui che non ha mai abbandonato il giusto cammino. Il maestro spirituale, che deve sapere concentrare la sua sapienza in piccoli semi, e spargerli intorno a se’, affinche’ diano frutto.
Numero: Novanta. Eta’ della vera meditazione. Numero dell'essere completamente e continuamente assorbiti nella visione di Dio.

QOF

q"Santita’"
Forma: l'unica lettera che si estende al di sotto della linea inferiore. Capacita’ di scendere nel mondo degli inferi e di restare illesi. Al di la’ del bene e del male. Scoperta che anche il male ha un posto nella creazione, e che esso e’ alimentato da una piccola scintilla di santita’. Qof e’ formata da una Resh (200) e una Zain (7) =207, che e’ la’ ghematria di RAZ (segreto) e di OR (luce).
Nome: scimmia. Le forze del male agiscono tramite il 'scimmiottare' l'operare del bene. Quf e’ l'iniziale di 'Qadosh', santo. La Santita e’ assolutamente inattaccabile dal male, rimane per sempre pura ed immacolata.
Numero: 100. Segreto della bellezza. Yofi = 100 = 10x10. Ogni parte deve ontenere tutte le altre (Interinclusione), segreto del quadrato, o di ogni potenza del due.

RESH

r"La testa del 'Benedetto in verita’ " .
Forma: Una testa piegata. Il cervello, La potenza del pensiero. Una curva, simbolo del cambiamento di direzione. Teshuva’ (conversione del cuore), ritorno a Dio dopo un lungo periodo di lontananza.
Nome: Un uomo povero. La poverta’ del pensiero umano se non e’ connesso con la sua radice trascendente. Oppure: Resh significa 'rosh' = testa. Le tre 'estremita’ di Kheter.
Numero: Duecento. 200 'zuzim' era l'ammontare di denaro che differenziava un povero da un ricco. 200 e’ la ghematria di 'etzem' (essenza). La testa contiene l'essenza della personalita’, il segreto della sua unicita’.

SHIN

`"Simmetria e cambiamento"
Forma: Shin e’ la lettera piu’ armoniosa e simmetrica, simbolo di equilibrio e di grazia. E’ la grazia che l'anima suscita in Dio tramite il farsi armoniosa ed equilibrata. L'unita’ dei Tre nell'Uno. I tre Patriarchi, i tre cammini dell'Albero della Vita. L'unione di Chokhma’, Binah e Da'at. Nel futuro alla Shin verra’ aggiunta una quarta testa, il segreto della femminilita’ redenta che sale al di sopra della mascolinita’.
Nome: Dente, anno, cambiamento. Il cambiamento e’ l'essenza della realta’. Tuttavia il progresso deve essere nella direzione della 'rettificazione' (tikkun) o altrimenti l'entropia sara’ il suo risultato ultimo. Il dente e’ simbolo di sapienza. Shin significa anche insegnare. Al livello piu’ alto: "Io sono il Signore, e non sono cambiato" (Malachia 3,6); Dio e’ l'immutabile presenza all'interno di ogni cambiamento: "il motore immobile".
Numero: Trecento. Numero della sapienza. 'Ruach Elohim (lo spirito di Dio) vale 300.

TAU

t"Sigillo del santo, Benedetto Egli Sia"
Forma: un marchio o sigillo. Segreto dei fossili: impressione del mondo del Tohu rimasta in questo mondo. Cio’ che e’ rimasto della caduta di quel mondo pur spirituale e sviluppato. Una Dalet e una Nun: svuotamento di se’ e umilta’. Il marchio rimasto nell'anima da precedenti reincarnazioni.
Nome: lettera, sigillo, impressione. Caino ricevette un segno sulla fronte, simbolo della sua caduta ma anche origine di protezione. Marchio posto sulle anime destinate alla vita eterna. In aramaico significa 'piu’, ancora'. Apertura verso l'infinito. Ultima lettera della parola 'emet' (verita’), ultima lettera dell'alfabeto, sigillo dell'opera di Dio.
Numero: 400. Anni dell'esilio in Egitto, fase ultima della discesa e della creazione dei mondi inferiori. 400 miglia persiane: la lunghezza e la larghezza ideale della Terra d'Israele. 400 mondi di gioia e di beatitudine nel mondo a venire, il compimento di ogni desiderio dell'anima. 400 e’ il numero del compimento.