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mercoledì 17 ottobre 2012

I 12 LIBRI...

 ...che mi hanno cambiao la vita....

«Anche se, forse, a volte troverai piuttosto sconcertante il modo di esprimersi del mio amico. Otake-san parla di ogni cosa in termini di Go. Tutta la vita, per lui, è un paradigma semplificato di questo gioco.» «Da come lei lo descrive, signore, penso proprio che mi piacerà.» «Ne sono sicuro. È un uomo che ha tutto il mio rispetto. Possiede una sorta di... come dire?... di shibumi.» «Shibumi, signore?» Nicholai conosceva questa parola, ma solo nella sua applicazione ai giardini o all'architettura, dove aveva il significato di bellezza poco appariscente. «In che senso usa questa parola signore?» «Oh, vagamente. E scorrettamente sospetto. Un goffo tentativo di descrivere una qualità ineffabile. Come sai, shibumi allude a una grande raffinatezza sotto apparenze comuni. È un'affermazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così acuta che non dev'essere bella, così vera che non deve essere reale. Shibumi è comprensione più che conoscenza. Silenzio eloquente. Nel modo di comportarsi, è modestia senza pruderie. Nell'arte, dove lo spirito di shibumi prende la forma di sabi, è elegante semplicità, articolata brevità. Nella filosofia, dove shibumi emerge come wabi, è una serenità spirituale non passiva; l'essere senza l'angoscia del divenire. E nella personalità di un uomo, è... come dire? Autorità senza dominio? Qualcosa del genere.»«Come si raggiunge questo shibumi, signore?»«Non lo si raggiunge, lo si... scopre. E solo pochi uomini d'infinita raffinatezza arrivano a scoprirlo. Uomini come il mio amico Otake-san.»«Vuol dire che bisogna imparare un mucchio di cose per essere shibumi?»«Vuol dire, caso mai, che bisogna passare attraverso la sapienza e arrivare alla semplicità.»
Go sta agli scacchi come la filosofia sta alla contabilità della partita doppia...Stiamo sempre parlando di Go, maestro?» «Sì. E della sua ombra: la vita.»

Era il lontano 1982  quando Cesare, un amico che mi aveva suggerito molti libri  (ad es. Trevanian) e musiche sempre molto interessanti, mi parlò di Castaneda. Aveva letto " L'Isola del Tonal" e mi suggeriva di leggerlo. Lo comprai e lo lessi restando "fulminata" non era un semplice libro, per me era un vero e proprio insegnamento di vita tanto da non poter fare a meno di andare subito in libreria e comprare  tutti  quelli già editi che cominciai a leggere in ordine di pubblicazione.
Da allora in poi, ogni anno mi preparavo per tempo e ordinavo il libro di Castaneda non appena usciva in edizione italiana:

  1. Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza pubblicato inizialmente in Italia con il titolo A scuola dallo stregone- descrive delle "piante di potere" o "alleati", la strada verso la conoscenza col "mescalito" (peyote), ecc. - il protettore dell'uomo; vedere le cose con colori liquidi; "funghi allucinogeni" - imparare a manipolare, volare, e a percepire la forma di un animale; datura- spirito femminile, difficile da manovrare, da forza, processo lungo. Questo libro è l'unico nella serie in cui l'ultima parte include una dettagliata "Analisi ragionata" degli insegnamenti di Don Juan.
  2. Una realtà separata - Discute le idee di volontà, follia controllata e vedere (come contrapposto a guardare), come strumento che un guerriero usa per essere un uomo di conoscenza.
  3. Viaggio ad Ixtlan - Lezioni sulla strada del guerriero, o fermare il mondo, la routine, la propria storia personale, importanza di se stessi, la morte come un messaggero, il non fare, sognare.
  4. L'isola del Tonal - Descrizione di punti di percezione nel corpo o nell'uovo luminoso, tonal (prima attenzione, conoscenza, consapevolezza del lato destro) e nagual (seconda attenzione, ignoto, consapevolezza del lato sinistro, sognare insieme)
  5. Il secondo anello del potere' - Descrive gli eventi dopo la partenza di Don Juan, le esperienze con le donne guerriere del gruppo originario del nagual, la seconda attenzione (il secondo anello del potere), la perdita della "'forma' umana", il sogno,
  6. Il dono dell'Aquila - descrizione della forza che crea, distrugge e governa l'universo (o almeno le 48 bande della terra), oltre che sorgente delle emanazioni stesse, descrizione dei comandi dell'Aquila all'uomo, la regola del Nagual, vari livelli di insignificanti tiranni, la via verso la libertà, l'agguato a se stessi e il sogno, luoghi di potere.
  7. Il fuoco dal profondo - passo dopo passo, delucidazioni della padronanza della consapevolezza o della conoscenza del neo veggente: tutto è energia (le emanazioni dell'Aquila o emanazioni luminose), l'uovo luminoso e il punto d'unione, il noto (prima attenzione o tonal), l'ignoto (seconda attenzione o nagual), l'inconoscibile (fuori dall'uovo luminoso), tiranni di scarsa importanza come modo per spostare il punto d'unione e promuovere la crescita del guerriero, mondi gemelli di organico ed inorganico (più precisamente esseri materiali e esseri non materiali), spostamento del punto di unione e altri filamenti di consapevolezza, fasci di emanazioni che sono le basi per le fonti di differenti tipi di consapevolezza e forme, la forma umana, le forze che colpiscono l'uovo luminoso, vincere la morte, l'agguato a se stessi, l'intento e il sogno.
  8. Il potere del silenzio - racconti sulla padronanza essenziale dell'intento, ruotanti attorno a punti chiave dello spirito
  9. L'arte di sognare - passi verso la padronanza del sogno.
  10. Tensegrità, passi magici - descrizione con foto di movimenti fisici miranti ad incrementare il proprio benessere, un sistema divenuto famoso col termine "tensegrità"
  11. Il lato attivo dell'infinito - ricapitolazione, diario degli eventi significativi (come visti dallo spirito)
  12. La ruota del tempo - ricostruzione del modo in cui i libri precedenti sono stati scritti con citazioni da tutti i precedenti libri.
Carlos Castaneda - Il potere del silenzio

    Il termine "naqual" veniva usato da Castaneda per descrivere quella parte della percezione che appartiene alla sfera del "non conosciuto" e ancora non conoscibile dall'uomo, così sottintendendo che don Juan Matus fosse l'elemento di connessione con il "non conosciuto" (a cui fa riferimento come "realtà non ordinaria").
    I primi tre libri: A scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan, furono scritti mentre Castaneda era ancora uno studente all'università. Castaneda scrisse questi libri come se fossero il diario delle sue ricerche descrivendo l'apprendistato con uno sciamano tradizionale. Fu inizialmente acclamato per il lavoro descritto in questi libri, prima che iniziasse contro di lui una critica più accesa.
    Nei primi due libri Castaneda, descrive come la Via Yaqui per la conoscenza richieda l'uso di potenti piante indigene, come il Peyote e la Datura. Nel suo terzo libro, Viaggio ad Ixtlan, ribalta però la sua enfasi sul potere delle piante. Egli afferma che Don Juan le ha usate su di lui per dimostrare che le esperienze fuori dalla vita conosciuta e ordinaria, sono reali e tangibili, ma non sarebbero state necessarie se la sua mente fosse stata più fluida.
    In seguito negò ogni utilizzo di droghe per i propri propositi. Affermò nei successivi libri che queste possono inalterabilmente danneggiare la sfera luminosa di emanazioni del corpo energetico, così come il corpo fisico.
    In Viaggio ad Ixtlan, il terzo libro della serie, fa notare:
    Il suo quarto libro, L'isola del Tonal, termina con Castaneda sul punto di saltare da un picco in un abisso, segnando così il suo passaggio da discepolo a uomo di conoscenza in quanto, invece di "morire" come avrebbe dovuto "sfracellandosi" sulle rocce, riesce a suo avviso "in qualche modo" a sopravvivere, appunto però "trasformato". Anche se non arriva mai a spiegare di più.
    Castaneda ha acquisito fama per i suoi libri sulle vicende dello stregone Don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani. Secondo quanto asserito da Castaneda stesso, nel 1960, allora giovane studente all'Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, Don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato alla stregoneria antica messicana, per usare i termini esatti del suo libro, portandolo a scoprire asserisce l'autore, nuovi mondi e stati di coscienza alterati ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene per farlo (come il cactus peyote da cui si estrae la mescalina), per abbattere le sue convinzioni; ma asserendo poi in successivi libri, che ciò non sarebbe stato affatto necessario se egli fosse stato un poco più "essere fluido". Gilles Deleuze e Felix Guattari citano il concetto di fluidità di Castaneda nel loro saggio sul divenire-animale all'interno di Millepiani (Deleuze G., Guattari F., Millepiani. Capitalismo e Schizofrenia, Minuit, 1980 [III ed. it. Castelvecchi, 2010, p. 308)
    Proseguendo il racconto, alla partenza di Don Juan per il suo "ultimo volo" (una specie di "morte alternativa" a quella comune), lo sciamano Carlos, in qualità di nuovo nagual (cioè "leader", capo) designato da Don Juan, avrebbe proseguito e guidato un altro gruppo di allievi, anch'essi preparati, il cammino verso la liberazione totale dell'essere, per partire infine anche loro, come il proprio maestro, per il "viaggio definitivo attraverso l'ignoto".
    Gli sciamani o "stregoni" che lo istruiscono, indicherebbero l'"ultimo volo" come un '"processo volontario di attivazione interiore del fuoco dal profondo insito in ogni essere, capace di condurre ad una specie di "autocombustione", o volatilizzazione istantanea del corpo, nel quale però lo spirito, la propria coscienza, sarebbero in grado di sopravvivere.
    La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: "il Cammino del Cuore". Nel suo primo libro, a scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Castaneda afferma:
    "Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato."
    Nelle opere successive l'autore introduce il concetto della "spietatezza assoluta", basilare nel guerriero se non vuole perdere energia, o il potere che ha "accumulato".
    Niente "amore" quindi; niente inutili "lasciarsi andare" a se stessi.. (altro termine impiegato proprio cosi).Gli insegnamenti di Don Juan, secondo lo stesso Castaneda, non hanno niente a che vedere con le altre tradizioni mistiche e credenze esoteriche o religiose, ma sono concetti totalmente nuovi e innovatori, gli stessi che gli hanno appunto dato il successo che ha avuto e che continua ad avere; includono delle pratiche di cui non si è mai parlato prima.
    Non si parla per esempio di santi, non c'è un tema "salvifico" del tipo "comportati bene, o verrai punito".. Tutto poggia più che altro sulle proprie capacità interne personali (la "salvezza" se c'è, è qualcosa di "individuale") le quali possono venire sviluppate e affinate tramite certe tecniche, secondo criteri e per scopi però del tutto diversi da quelli comuni alla maggior parte di altre filosofie.
    Castaneda utilizza una terminologia propria, il suo pensiero è quindi legato a tali termini e alla spiegazione che se ne ricava dagli scritti.
    Tra gli strumenti che un guerriero avrebbe a disposizione, per raggiungere i propri obiettivi (accumulare potere personale, riguadagnare la propria libertà" e compiere, così, una "morte alternativa"), ci sarebbero:
    • L'arte dell'agguato - relazionata alla "prima attenzione"
    • L'arte del sognare (o "in-sognare"..) - relazionata con la "seconda attenzione"
    • L'arte dell'Intento, - di cui non parla - ma che si pensa sia collegata all'ultima attenzione possibile realizzabile, cui accenna nei suoi libri: la "terza attenzione"
    « ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. »
    Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è che non si rende conto di avere a disposizione altre "attenzioni possibili" (così lui le chiama), le quali andrebbero sviluppate. Incrementandole, arrivando cioè a "percepire", ad averne piena coscienza, prima, disponibilità e controllo, dopo, l'essere umano secondo lui, potrebbe arrivare addirittura a compiere una "morte alternativa".
    Incrementarle richiede disciplina, ma soprattutto "forza", energia, quello che don Juan gli descrive come "potere personale".
    Ecco che con la corretta applicazione dell'arte dell'agguato (abbondantemente trattata ne "il potere del silenzio" ), egli afferma che possiamo diventare dei "cacciatori di potere".
    Andare a "caccia" di "potere", significherebbe "accumulare" energia tramite certe tecniche di "controllo comportamentale", ma anche dei rituali che non escludono, come già accennato, il consumo di allucinogeni, ma più spesso trattasi invece del contatto diretto con certe "forze" (spiriti, che lui chiama "alleati" di potere, appunto) naturali che ci circondano.
    Un potere personale sufficiente, porterebbe dunque alla consapevolezza di tutte queste tre attenzioni e quindi, alla padronanza dell'"intento" (il controllo cosciente e volitivo della propria "forza di volontà", che Castaneda ci descrive come delle fibre luminose di energia partenti dalla base dell'ombelico).
    Questa padronanza sarebbe principalmente il movimento controllato di quello che è conosciuto in questa particolare disciplina, come il punto d'unione, il centro energetico della sfera luminosa di energia dell'uomo in cui si metterebbe insieme la nostra percezione, e responsabile quindi di quello che percepiamo coi nostri sensi.
    Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).
    Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".
    L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.
    Piccoli movimenti porterebbero a piccoli cambiamenti nella percezione, ma grandi movimenti porterebbero a cambiamenti radicali. E sono questi che un guerriero cerca.
    Secondo Castaneda, il suo maestro don Juan gli aveva spiegato che, secondo gli antichi stregoni messicani, per ottenere questo "movimento" si ricorreva a varie tecniche. Una di queste, era sfruttare la dinamica (energetica) di certe "reazioni emotive" e comportamentali (arte dell'agguato).
    Da qui l'adozione, o la "ricerca" (folle, per un "essere ordinario", ossia per colui che non sia un guerriero) di "andarseli proprio a cercare" i problemi, soprattutto di gente che ci renda "la vita impossibile"; don Juan, li definisce, i "Pinches Tiranos..." e sarebbero, delle vere benedizioni!... (solo per un guerriero, ovviamente, che sappia quello che sta facendo e cercando).
    Ironicamente è lo stesso don Juan Matus, ne "il potere del silenzio" che giustifica la scelta di Castaneda come apprendista in quanto la presenza dello scrittore per lui rappresentava quanto di più fastidioso e irritante potesse esistere, dicendo anche di trarre da ciò energia per se stesso ed il proprio viaggio.
    Tutto questo, i "pinche tiranos" ma anche le altre tecniche (agguato, sogno, intento), ci aiuterebbe a raggiungere una delle mete supreme (l'altra è la "spietatezza"), in quanto "chiave di volta" per essere liberi (in questo caso di "percepire"): si tratta del "silenzio interno", descritto da Carlos con i termini: "parar il dialogo interiore" (caratteristico della mente dell'uomo).
    Attraverso molte altre tecniche (che sempre "solo accenna", ma non arriva mai a spiegare fino in fondo) come la:
    • "ricapitolazione" dell'esperienze fatte nella propria vita
    • "cancellare la propria storia personale", per
    • essere "inaccessibili"
    • sviluppare lo "stato d'animo del guerriero", di cui la spietatezza è la meta finale
    • usare "l'idea della Morte" per "realizzarlo" (la "Morte come Consigliera"), e assieme a questa adottare anche
    • l'umiltà del guerriero (ch'è molto diversa da quella dell'uomo comune)
    • "sognare" (lucidamente)
    • maneggiare l'"Intento" ("creare", fare "miracoli" o cose "assolutamente impossibili" per la nostra mente "razionale"; si suppone "creare" in quanto, questa è l'unica parola associata a questo termine che si trova nei suoi libri. Tuttavia ripetiamo che non ha mai espresso chiaramente nulla su quest'arte)
    • porre l'agguato a se stessi, utilizzando i "pinches tiranos" oppure anche altre "tattiche", sempre utili a "muovere" il punto d'unione
    Il guerriero mirerebbe a riguadagnare la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta (da entità da lui chiamati "esseri inorganici", o "predatori" nel capitolo "Ombre di Fango" del libro Il lato attivo dell'Infinito), libertà di "percepire" veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto, dove sta andando.., e.. dove vuole andare. Per poi "concretizzare" questo suo "volere", con il "potere personale" che ha accumulato durante tutta una vita d'impeccabilità (essere "impeccabili", fa parte dello "stato d'animo del guerriero").
    Castaneda asserisce che don Juan, il suo maestro, lo aveva consigliato ed esortato a "non perdersi" nei numerosi mondi nuovi che poteva arrivare a percepire; in quanto, l'unica cosa importante, al momento della morte, era la "Libertà" di poter continuare a "percepire-rsi". Non doveva quindi cedere alle "lusinghe" o alle "bellezze", che in essi avesse potuto trovare.
    Gli scritti di Castaneda sono stati criticati dal mondo accademico. Taluni hanno ritenuto che Castaneda si fosse appropriato del lavoro dell'antropologa Barbara Myerhoff. Altri hanno cercato di ricostruire il nesso storico tra la vita di Castaneda e gli eventi raccontati nei libri senza però alcun successo. Chi sostiene l'autenticità di quanto esposto da Castaneda, afferma invece che le incoerenze sarebbero state lasciate "di proposito" dall'autore proprio come avrebbe fatto per la sua vita privata: ossia, come parte integrante del modello proposto dal nucleo d'insegnamenti propri del suo maestro Don Juan.
    Uno degli aspetti più controversi del suo lavoro è la descrizione dell'uso di allucinogeni per raggiungere nuovi stadi di consapevolezza.
    Nel suo terzo libro, scrive:

    « La percezione del mondo attraverso gli effetti delle sostanze psicotrope è stato così bizzarro e impressionante da spingermi a pensare che tale stato fosse l'unica strada per comunicare e imparare quello che Don Juan tentava di insegnarmi. Tale assunto però si dimostrò erroneo »
    Robert J. Wallis nel suo libro del 2003 Shamans/Neo-Shamans: Contested Ecstasies, Alternative Archaeologies, and Contemporary Pagans, scrive:
    « All'inizio, e col supporto del dipartimento di antropologia dell'Università, il lavoro di Castaneda fu accolto criticamente. Gli esponenti della vecchia scuola di antroplogia come Edward Spicer (1969) e Edmund Leach (1969) lodarono Castaneda [...]. L'autenticità di Don Juan fu accettata per sei anni, fino a che Richard de Mille e Daniel Noel non pubblicarono le loro critiche volta a smascherare il libri su Don Juan nel 1976 (De Mille pubblicò un ulteriore volume nel 1980) [...] Il meticoloso lavoro di De Mille in particolare mostrò la falsità del lavoro di Castaneda.
    L'indegno rivestire di fatti antropologici cozza con la grande discrepanza dei dati: il libro "si contraddice nei dettagli di date, luoghi, sequenze e descrizioni di eventi" (Schultz in Clifton 1989:45). Ci sono fonti pubblicate per quasi tutto quanto scritto da Carlos (si veda in particolare Beals 1978) e almeno un caso si concreta in un plagio: Ramon Medina, uno sciamano Huichol che fornì informazioni a Barbara Myerhoff (1974) [...]. »
    Agli inizi del 1973 il citato Time Magazine, scrive che non c'è alcuna prova che di quanto scrive Castaneda. L'unico testimone di quanto scritto è lo stesso Castaneda.
    Seri studi critici e analitici sugli scritti di Castaneda non comparvero sino al 1976 quando Richard de Mille pubblicò Castaneda's Journey: The Power and the Allegory, nel quale egli argomenta come "gli errori logici e cronologici nella struttura narrativa sono la prova più che evidente che i libri di Castaneda sono finzione. Se nessun altro prima ha scoperto questi errori si deve al fatto che nessuno ha redatto una lista degli eventi in sequenza così come narrati nei primi tre libri. Una volta redatta tale lista gli errori sono evidenti. "La più schiacciante prova di questo, secondo de Mille, è nella relazione di Castaneda con la strega chiamata la Catalina. (tratto da wikipedia)

    L'arte degli stregoni in realtà non è quella di scegliere, ma di essere abbastanza acuti per accettare. Don Juan Matus, Tensegrità

    "Ora so che gli uomini sono creature di consapevolezza, coinvolte in un viaggio evolutivo di consapevolezza, che in realtà non conoscono la propria esistenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai".
    La prima volta che don Juan mi parlò a lungo dei passi magici fu quando fece un commento poco favorevole sul mio peso. "Sei decisamente troppo in carne", esclamò, squadrandomi da capo a piedi e scuotendo il capo con disapprovazione. "Ti manca poco per poter essere definito grasso. Cominci a mostrare i primi segni di tensione e stanchezza: come tutti gli altri membri della tua razza, hai un inizio di deposito di grasso sul collo, al pari dei tori. È arrivato per te il momento di prendere sul serio una delle più grandi scoperte degli stregoni: i passi magici."
    "Ma di quali passi magici stai parlando?" gli chiesi. "Non mi hai mai accennato a niente di simile e, ammesso che tu l'abbia fatto, dev'essere stato un riferimento così vago che non riesco proprio a ricordarmelo."
    "Te ne ho parlato molto in passato, e tu ne conosci già molti", ribatté lui. "È da quando ci siamo incontrati che te li insegno!"
    Per quanto ne sapevo io, non era affatto vero, e protestai quindi con una certa veemenza.
    "Non difendere con tanta passione il tuo splendido sé", mi prese in giro, facendo con le sopracciglia un gesto ridicolo che avrebbe dovuto esprimere le sue scuse. "Volevo semplicemente dire che tu imiti tutto ciò che faccio, e di conseguenza io ho approfittato di questa tua capacità di imitare. Fin dall'inizio ti ho mostrato alcuni passi magici, e tu hai sempre pensato che io mi stessi divertendo a far schioccare le giunture del mio corpo. Mi piace proprio il modo in cui li hai interpretati: far schioccare le giunture! D'ora in poi ci riferiremo a essi con questa definizione."
    "Ti ho mostrato dieci modi diversi di far schioccare le mie giunture", riprese. "In realtà, ognuno di essi è un passo magico che si adatta perfettamente al mio corpo e anche al tuo; si potrebbe dire che sono nel tuo lignaggio, oltre che nel mio. Ci appartengono a livello personale e individuale, così come appartenevano ad altri stregoni che erano perfettamente uguali a noi nelle venticinque generazioni che ci hanno preceduto."
    Come lui stesso aveva dichiarato, i passi magici a cui si riferiva erano i modi in cui io pensavo facesse schioccare le giunture: era infatti solito muovere le braccia, le gambe, il torace e le anche in vari modi specifici che, almeno secondo me, dovevano creare la massima tensione di muscoli, ossa e legamenti. Dal mio punto di vista, il risultato di questi movimenti di stretching era una successione di schiocchi che io avevo sempre pensato producesse per divertirmi o stupirmi. A dire il vero, lui mi aveva chiesto più volte di imitare i suoi gesti e, con atteggiamento di sfida, mi aveva persino chiesto di memorizzarli e ripeterli a casa finché non fossi riuscito a produrre con le giunture gli stessi rumori che faceva lui.
    Pur non avendo mai ottenuto tali risultati, avevo involontariamente imparato tutti i movimenti. Adesso so che non riuscire a fare quei suoni in realtà è stato un bene, perché i muscoli e i tendini delle braccia e della schiena non dovrebbero mai essere tesi in quel modo. Don Juan era dotato fin dalla nascita dell'incredibile capacità di far schioccare le giunture delle braccia e della schiena, così come altra gente fa schioccare le nocche delle dita.
    "Come hanno fatto gli antichi stregoni a inventare questi passi magici?" volli sapere.
    "Nessuno li ha inventati", mi rispose in tono severo. "Pensare che siano stati inventati implica l'intervento della mente, e questo è un concetto del tutto sbagliato. I passi magici sono stato scoperti dagli antichi sciamani. Mi è stato detto che ha avuto tutto inizio con la straordinaria sensazione di benessere che questi individui provavano quando si trovavano nello stato sciamanico della consapevolezza intensa: il tremendo ed eccitante vigore che li animava era tale che fecero di tutto per rivivere tali sensazioni anche nello stato di veglia."
    "In un primo tempo credevano che si trattasse di un benessere generico creato dalla consapevolezza intensa, ma ben presto si resero conto che non sempre questo stato faceva nascere in loro il medesimo benessere. Un'analisi più attenta della questione permise loro di capire che ogni volta che avevano provato quel benessere specifico, erano sempre stati impegnati in alcuni specifici movimenti fisici. Si resero conto che mentre erano in uno stato di consapevolezza intensa il loro corpo si muoveva spontaneamente in certi modi che erano in realtà la causa delle insolite sensazioni di appagamento fisico e mentale che provavano."
    Don Juan aveva sempre pensato che tali movimenti involontari fossero una sorta di retaggio nascosto del genere umano, qualcosa che era stato celato in profondità e veniva riportato alla luce solo da coloro che ne andavano alla ricerca. Paragonò questi sciamani a sommozzatori che si immergono nelle profondità del mare e recuperano involontariamente un tesoro.
    Sempre secondo don Juan, questi stregoni iniziarono faticosamente a mettere insieme alcuni dei movimenti che ricordavano, e i loro sforzi portarono i risultati desiderati: furono infatti capaci di ricreare quei movimenti che avevano giudicato reazioni spontanee del corpo in uno stato di consapevolezza intensa. Incoraggiati dai successi ottenuti, riuscirono a ricreare centinaia di movimenti che si limitarono a eseguire senza mai cercare di classificarli in uno schema comprensibile. Essi credevano che nello stato di consapevolezza intensa i movimenti avvenissero in maniera spontanea e che ci fosse una forza che ne guidava l'effetto, senza l'intervento della volontà.

    « La mia percezione del mondo attraverso l'effetto di questi psicotropi è stata così bizzarra ed impressionante che io fui costretto ad assumere che questi stati erano la sola via di comunicazione e apprendimento di ciò che don Juan stava cercando di insegnarmi. Questo assunto era erroneo. »

    Non ho paura di nulla, così vedrò me stesso. La Ruota del Tempo
    Cercare la perfezione dello spirito del guerriero è l'unico compito degno della nostra transitorietà, e della nostra natura umana. La Ruota del Tempo
     Un guerriero è silenzioso nella sua battaglia, distaccato perché non ha nulla da perdere, pratico ed efficace, perché ha tutto da guadagnare.La Ruota del Tempo
    Ricapitolare e sognare vanno di pari passo. Man mano che rigettiamo la nostra vita, acquistiamo più e più capacità di volare. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Essere impeccabile significa mettere la tua vita nella direzione di sostenere le tue decisioni, e poi fare molto più del proprio meglio per realizzare queste decisioni. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Cercare la libertà è l'unica forza traente che conosco. Libertà per decollare; per essere come la fiamma di una candela, che, invece di spingersi e tener testa alla luce di miliardi di stelle, rimane intatta, perché non pretende mai di essere più di ciò che è: una semplice candela. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Il grande compito dei veggenti è di portare avanti l'idea che, per evolversi, l'uomo prima deve liberare la sua consapevolezza dai legami con l'ordine sociale. Una volta che la consapevolezza è liberata, l'intento la dirigerà in un nuovo sentiero evolutivo. Don Juan Matus, come citato da Carlos Castaneda nell'Arte del Sognare
    Gli stregoni intendono la disciplina come la capacità di fronteggiare con serenità circostanze non incluse nelle nostre aspettative. Per loro, la disciplina è un'arte: l'arte di fronteggiare l'infinito senza tirarsi indietro, non perché siano forti e duri, ma perché sono pieni di rispettoso timore.  Don Juan Matus, Il Lato Attivo dell'Infinito
    Che strano paradosso! Ogni guerriero sul sentiero della conoscenza pensa, prima o poi, che sta imparando la stregoneria, ma tutto ciò che sta facendo è permettere a sé stesso di essere convinto del potere nascosto nel suo essere, e che lo può raggiungere. Don Juan Matus, Il Potere del Silenzio
    Ogni aspetto della nostra vita, la nostra consapevolezza e il nostro universo è parte di un ciclo. Più ne siamo consapevoli, più le nostre azioni sono consapevoli su ogni livello. Occorre  mettere in chiaro e ad animare i nostri campi energetici, sollevare la vibrazione di consapevolezza, e connetterci più consciamente con i cicli dei nostri stessi esseri: la Terra, la Luna, i Pianeti e le Stelle.
     Il teatro dell'Infinito è l'adattamento che Carlos Castaneda fece ad una forma precedente di teatro, che fu introdotta nel lignaggio di don Juan Matus dal nagual Elias Ulloa e ulteriormente perfezionata dal suo studente, e benefattore di don Juan, il nagual Julian Osorio. Ciò comporta l'uso dei passi magici, i movimenti sognati del loro lignaggio, per rappresentare un particolare tipo di teatro - in cui gli attori provano diverse maschere e, nel far ciò, arrivano a vedere che la loro "solita" identità è anch'essa una maschera - aprendo la strada, anche se per un istante, alla possibilità di divenire consapevoli della propria vera identità come un'estensione dell'infinito stesso, capaci di intentare il modo in cui vogliono vivere ed essere. Nella recita, come nella vita, i protagonisti fanno un tour di consapevolezza, un viaggio attraverso il quale essi stessi e l'universo, divengono più consapevoli della vastità, della molteplicità e mutabilità di sé stessi.
    Don Juan  istruì  Castaneda nella via del guerriero. Per don Juan, il guerriero era un essere che viveva una vita riempita fino all'orlo con l'esplorazione delle infinite possibilità per la consapevolezza umana che normalmente rimane inutilizzata, un essere che si imbarca, quando arriva il momento, in un viaggio definitivo di consapevolezza, "passando oltre verso la libertà totale."  Don Juan descrisse questa opzione al suo apprendista: "…i guerrieri possono trattenere la loro consapevolezza, che normalmente viene abbandonata, nell'istante della morte. Nel momento del passaggio, il corpo nella sua interezza si accende di conoscenza. Ogni cellula all'unisono diventa consapevole di sé stessa ed anche consapevole della totalità del corpo." Carlos Castaneda ha lasciato il mondo nello stesso modo in cui lo fece il suo maestro, don Juan Matus: con piena consapevolezza. Nel lasciare il mondo come un guerriero solitario, in totale consapevolezza, lascia una ricchezza di conoscenza accessibile a chiunque desideri avventurarsi negli infiniti livelli di consapevolezza disponibili agli esseri umani. E , secondo don Juan, il viaggio comincia qui, nel mondo che abitiamo, un mondo ...così misterioso e ricco come nulla può essere. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per cogliere le meraviglie di questo mondo della vita quotidiana è sufficiente distacco. Ma più che distacco, abbiamo bisogno di sufficiente affetto e abbandono.
          "Un guerriero deve amare questo mondo," disse don Juan, "in modo che questo mondo che sembra un posto così comune possa aprirsi e mostrare le sue meraviglie."




    Ad ogni cosa vivente è stato garantito il potere, se così essa desidera, di cercare un'apertura verso la libertà e passarci attraverso. È evidente per i veggenti che vedono l'apertura, e le creature che vi passano attraverso, che l'Aquila garantisce questo dono per perpetuare la consapevolezza.
    Il Dono dell'Aquila


    "Le persone vedono solo ciò che sono preparate a vedere."

    martedì 16 ottobre 2012

    la goccia si fonde nell'oceano, nell'attimo stesso in cui l'oceano si riversa nella goccia




    Le filosofie orientali: InduismoGiainismoBuddismo ZenYogaTantraTaoismo
    il pensiero occidentale: psicologia junghiana, psicologia umanista, l'antica filosofia greca, (in particolare Socrate) e quella moderna (specialmente Nietzsche e il suo Così parlò Zarathustra) la mistica Sufi e la religione di Zoroastro. 



    "Di fatto la meditazione non è una cosa seria: è un semplice gioco; allegro, sincero, ma non è serio. Non assomiglia al lavoro, ma al gioco. Il gioco è puro piacere: non è un'azione motivata e con un orientamento, al contrario è un puro e semplice fluire dell'energia.”  OSHO
     


    Chandra Mohan Jain (Osho) L'esperienza dell'"Illuminazione" è quella in cui si raggiunge il più alto grado di consapevolezza, dove " la goccia si fonde nell'oceano, nell'attimo stesso in cui l'oceano si riversa nella goccia". È il momento della suprema comprensione, della caduta di tutti i veli che impediscono la chiara visione della realtà. Lmeditazione è uno stato che va «oltre la mente», di totale presenza di sè nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore. Osho insistette molto sul fatto che la meditazione non può essere spiegata o descritta in modo esaustivo, essendo un'esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi. La pratica della meditazione non comprende quindi necessariamente pensieri spirituali o religiosi, e non è possibile forzarla con un atto di volontà anche se è una disciplina, ma soltanto lasciare che questo stato di «non mente» cioè del guardare la cosa in sè senza dare giudizi di sorta, si manifesti spontaneamente. È questa la mente del bambino che guarda incantato le meraviglie del mondo; è la mente innocente che si affaccia per la prima volta sull'universo e lo contempla. Con la pratica continua, senza interruzioni della meditazione, si ottiene, secondo Osho, l'Illuminazione, ovvero uno stato in cui "si è continuamente in uno stato di meditazione". Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale né contrappose la vita profana alla vita religiosa ma invitò a vivere in maniera "naturale" e consapevole che per lui coincideva con quella sacra. Il percorso che conduce all'Illuminazione consiste quindi nel qualificare, con la massima presenza di sé, ogni atto della vita quotidiana, dal lavoro alla vita di coppia, dal sesso alle relazioni sociali.

    Gurdjieff combina sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cercano di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l'essere umano.ricerca di una "conoscenza perduta" che alla fine trovò e tradusse nelle sue "danze sacre", un sistema per raccogliere energia per prendere consapevolezza di ciò che si è veramente, raccogliere le forze per soppravvivere alla morte dell'anima e non finire nel "nulla". I suoi preziosi insegnamenti sono a tratti inquietanti proprio per questo suo modo di spiegarci la realtà: chi prenderà coscienza sarà salvo, chi non la prenderà sarà condannato e svanirà dopo la morte.  Come diceva egli stesso: "uno dei mezzi migliori per risvegliare il desiderio di lavorare su di sé è quello di rendersi conto che si può morire da un momento all'altro. Ma bisogna imparare a non dimenticarselo".« Esercizi ritmici accompagnati da musica, danze dervisce, esercizi mentali, studio dei diversi modi di respirare e via di seguito. Tra i più impegnativi erano gli esercizi di imitazione di fenomeni (para)psichici: lettura del pensiero, chiaroveggenza, manifestazioni medianiche. Prima di iniziare questi ultimi, Gurdjieff ci aveva spiegato che lo studio di questi "trucchi" come li chiamava, era obbligatorio in tutte le scuole orientali, perché era inutile iniziare lo studio dei fenomeni di carattere paranormale senza aver prima studiato tutte le imitazioni e tutte le contraffazioni possibili... Tuttavia il nostro sforzo era indirizzato soprattutto al ritmo, e su strane danze destinate a prepararci ad eseguire in seguito gli esercizi dei dervisci. Gurdjieff non ci diceva né i suoi scopi né le sue intenzioni, ma da quello che aveva detto all'inizio, si poteva pensare che tutto questo mirasse a condurci verso un miglior controllo del corpo fisico.»

    "Noi consumiamo in permanenza più energia del necessario, usando muscoli di cui non abbiamo bisogno,lasciando correre i pensieri a ruota libera  e reagendo troppo"




    Carlos_Castaneda conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, Don Juan Matus.
    I metodi con cui Don Juan decide di far progredire spiritualmente il suo allievo, il cosiddetto "Cammino del Cuore" si potrebbe riassumere così:
    "Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato." Interessante anche il concetto di "spietatezza assoluta" associata al guerriero, in funzione del mantenimento della propria energia. Infatti tutto il pensiero di Don Juan ruota attorno all'energia che noi perdiamo inutilmente durante il giorno, o che ci viene sottratta dai cosiddetti "voladores". Niente "amore" quindi per il guerriero, niente inutili "lasciarsi andare" a se stessi ma la ricerca del mantenimento di quell'energia che è tanto utile a noi. Per avere maggiore controllo nella nostra vita bisogna avvicinarsi alle tre Arti: l'arte dell'agguato, l'arte di sognare e l'arte dell'intento.

    i 7 Principi dell'arte dell'agguato

    1. Scegliersi il campo di battaglia.
    2. Eliminare tutto quello che non è indispensabile.
    3. Stare disposti a morire ed essere pronti all'ultima battaglia in qualsiasi momento, circostanza, luogo.
    4. Dimenticarsi del problema, di se stessi. Non aver paura di niente. Solo allora i poteri che ci guidano ci aprono la strada. Solo allora.
    5. Non lasciarsi "trascinare" dalle situazioni. Ritirarsi. Lasciar che i pensieri scorrano liberamente. Occuparsi di qualcos'altro. Qualunque cosa può essere utile.
    6. Comprimere il tempo, tutto conta, anche un secondo. Non sprecare nemmeno un istante.
    7. Non lasciar vedere il "gioco". Non mettersi mai in prima linea.
    i 3 Precetti dell'agguato
    1. Il primo precetto della regola è che tutto quello che ci circonda è un mistero.
    2. Il secondo, che noi dobbiamo cercare di svelare i misteri senza però sperare di riuscirvi mai.
    3. Il terzo, che un guerriero, conscio dei misteri imperscrutabili che lo circondano, e del proprio impegno nel cercare di svelarli, prende il proprio posto che gli è dovuto tra gli altri misteri e si considera uno di loro. Di conseguenza, per un guerriero, il mistero dell'essere è senza fine, sia che si tratti di un ciottolo, di una formica o di se stesso. E' questa l'umiltà del guerriero. Si è tutti uguali a tutto.
      Le 4 Qualità di un "Cacciatore"
      ossia, di chi pratica la "follia controllata", sono:
    4. la PAZIENZA
    5. l'ASTUZIA
    6. la SPIETATEZZA (o "NON COMPASSIONE")
    7. la SIMPATIA (recentemente l'associazione ufficiale Cleargreen, si riferiva ad essa come: "ELEGANZA")
     
    « ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. »




     
    ...IN FONDO POI E' SEMPRE TUTTA QUESTIONE DI ENERGIA!...


    domenica 14 ottobre 2012

    io non sono io

    Non sono io
    sono colui che cammina accanto a me
    senza che io lo veda,
    che, a volte, sto per vedere,
    e che, a volte, dimentico.
    Colui che tace, sereno, quando parlo,
    colui che perdona, dolce, quando odio,
    colui che passeggia là dove non sono,
    colui che resterà qui quando morirò.
    Yo no soy yo.
    Soy este
    que va a mi lado sin yo verlo,
    que, a veces, voy a ver,
    y que, a veces olvido.
    El que calla, sereno, cuando hablo,
    el que perdona, dulce, cuando odio,
    el que pasea por donde no estoy,
    el que quedará en pie cuando yo muera.

    Juan Ramon Jimenez

    VEDO MONDI E SONO CIECA...

    Sono abitatrice delle sabbie, di alte spume:.
    le navi passano per le mie finestre
    come il sangue nelle mie vene.
    come i piccoli pesci nei fiumi…
    Non hanno vele e hanno vele;.
    e il mare ha e non ha sirene;
    e io navigo e sto ferma
    vedo mondi e sono cieca.
    perché questo è un male di famiglia,
    essere di sabbia, di acqua, di isola…

    E persino senza barca naviga
    chi al mare è stata destinata.
    .
    Dio ti protegga, Cecilia
    che tutto è mare e niente più.

    Cecilia Meireles
    "I movimenti di tensegrità sono molto antichi e sono stati sperimentati forse per migliaia di anni: sono così dolci e così focalizzati che il loro effetto è straordinariamente benefico. Gli stregoni dell’antico Messico che li scoprirono affermavano che portavano la vita tramite l’ossigeno e la circolazione fino alle parti più recondite del corpo, le quali non vengono quasi mai utilizzate in circostanze ordinarie."

     
    notte indimenticabile di stelle sulla Majella con: zoi, viola,
    maria sole, giovanni, riccardo, laura, luciana, lorella, alessandro...
    e di passi... e di suoni... e di respiri con la natura...
    "I veggenti,  piuttosto che cercare di classificare i loro simili, preferiscono sognarli...
    Sanno che hanno pochissimo tempo in questa forma organica, e vogliono passarlo
    colmandosi di consapevolezza, piuttosto che di dati inutili."
    "I sensi dell'uomo possono svolgere due funzioni: una è vedere l'energia in grande come fluisce nell'universo e l'altro è "interpretare le cose in questo mondo"
    Le vere domande che dovremmo fare a noi stessi sono: ‘Cosa stai facendo della tua vita? Stai seguendo un sentiero con un cuore?’ Se non è un sentiero con un cuore, allora dobbiamo avere il coraggio di lasciarlo e trovare qualcosa che lo sia, prima che termini il nostro breve tempo sulla terra. I guerrieri non devono preoccuparsi delle "faccende quotidiane" perché "l’unica cosa che importa è l’incontro con l’infinito". Come don Juan, e i veggenti del suo lignaggio, Carlos Castaneda parlava in termini di fatti energetici: conclusioni a cui erano giunti quei veggenti basandosi sulla loro abilità di vedere l’energia direttamente così come fluisce nell’universo. Lo sforzo di Carlos Castaneda di descrivere questi fatti energetici serviva a costruire un ponte – per i suoi apprendisti e per tutti i praticanti dei passi magici – tra il mondo cognitivo di tutti i giorni e il mondo cognitivo dei veggenti dell’antico Messico. Ci disse che ci aveva condotto fino a quel ponte, ma che attraversarlo doveva essere una decisione volontaria per ciascuno di noi individualmente. La "battaglia" è dovunque (e in ogni momento). È proprio qui, proprio adesso.
    C'è da dire che tutto ciò che facciamo "importa". Come viviamo la nostra vita importa.
    Il mondo in cui viviamo, e le circostanze quotidiane, sono straordinari, e servono come arena per la nostra consapevolezza che si risveglia. Gli animali, le piante, gli alberi le rocce, gli elementi, i pianeti e le stelle sono senzienti e insieme agli esseri umani, creano un tessuto interattivo di coscienza. Possiamo connetterci a quel tessuto qualunque sia il nostro ambiente - una piccola città, una città grande, la campagna, ecc. Possiamo rivolgere lo sguardo al cielo, notare il movimento delle nuvole, i cicli e le stagioni della terra e delle stelle. Gli ingredienti che possono aiutare ad aumentare la nostra consapevolezza si trovano nella nostra vita quotidiana - il nostro lavoro, la famiglia, le relazioni, i suoni, i le fragranze, tessuti ed esperienze che si trovano di fronte a noi ora. Possiamo utilizzare gli strumenti della nostra tecnologia per comunicare in una certa maniera, e poi metterli da parte per essere presenti all'esperienza immediata, così non ci riempiamo di informazioni decontestualizzate piuttosto che di saggezza.
    Un mondo invisibile di esseri senzienti o consapevolezze chiamate seconda attenzione pervade o esiste accanto al nostro. Possiamo integrare la visione espansa della seconda attenzione per una consapevolezza e uno scopo più grandi nella nostra vita di ogni giorno attraverso lo sforzo continuo di essere consapevoli di sé stessi, degli altri e del mondo, e; l'integrazione del sé - che include il corpo fisico e la sfera luminosa di energia che fluisce attraverso e intorno ad esso - e ciò che don Juan chiamava il corpo di sogno, o il corpo energetico: la nostra sfera gemella, composta interamente di energia. La nostra esperienza del mondo è un'interpretazione, che può cambiare.
    Tensegrità potrebbe essere considerata una pratica di ermeneutica applicata. Ermeneutica si riferisce allo studio dell'interpretazione - prima era volta all'interpretazione dei grandi testi del mondo, poi si è ampliata ad intendere l'interpretazione della realtà stessa.  Ermeneutica applicata significa riconoscere su un piano pratico il modo in cui siamo influenzati dalla nostra cultura, dalla lingua, dalla famiglia, come interpretiamo il mondo - prendendo quindi quegli aspetti che maggiormente apportano un miglioramento e liberandoci dal resto. Libertà significa abilità di vedere oltre le nostre interpretazioni abituali della realtà, al fine di seguire la guida del nostro veggente interiore - la parte di noi che è direttamente collegata al cuore intelligente dell'universo chiamato intento. Qualche volta sentiamo l'idea che libertà significa “non avere responsabilità.” I nostri insegnanti mettevano l'enfasi sulla libertà come esattamente l'opposto; si tratta di esaminare le nostre convinzioni e azioni, assumendosi la responsabilità per la nostra propria esperienza di vita e del mondo; significa riconoscere, senza giudicare, che attraiamo esperienze che vibrano in accordo con il nostro proprio stato dell'essere - e che connettendoci con l'intento, possiamo, poco a poco, cambiarlo.
    La libertà comincia decidendo che vogliamo essere consapevoli, quindi riallineando la nostra attenzione ed energia a tale scopo. Le arti che ci possono aiutare in questa ricerca includono: i passi magici (praticati in silenzio, o con la musica o con suoni della natura), la ricapitolazione o rivisitazione della vita; il sognare e il silenzio interiore. Tutte queste pratiche considerano che il nostro stato fisico e la respirazione sono strettamente legate al nostro stato mentale ed emotivo e alla nostra consapevolezza, e che l'essere nella sua completezza, corpo e corpo energetico, è il veicolo della percezione. Tutte queste imprese sono guidate da una premessa: l'Amore è la forma più alta di intelligenza: amore verso sé stessi, per gli altri, per la straordinaria essenza di questo mondo. Amore per questo istante.

    “Non c'è alcun bisogno di trascendere il mondo. Tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere è proprio davanti ai nostri occhi, se facciamo attenzione... Per me il modo di vivere—il sentiero con un cuore...è una presenza nel mondo.”
    Carlos Castaneda
    Because change,
    is the only constant,
    the signal for rebirth,
    the egg of the phoenix… 
     Christina Baldwin
    I went to the woods because I wished to live deliberately,
    to front only the essential facts of life,
    and see if I could not learn what it had to teach, and not,
    when I came to die, discover that I had not lived.
    Henry David Thoreau
    Life is what happens
    while you are busy
    making other plans.  
    John Lennon

    I nagual del lignaggio di Don Juan, in tempi antichi, stabilirono la validità di percepire l'energia direttamente, cosa che chiamarono vedere, cominciarono a perfezionarlo applicandolo a loro stessi. Essi cioè, ogni qualvolta lo desideravano, percepivano l'un l'altro come un conglomerato di campi energetici. Gli esseri umani percepiti in tal modo appaiono al veggente come delle gigantesche sfere luminose. La dimensione di queste sfere luminose corrisponde alla larghezza delle braccia estese verso l'esterno. Quando gli esseri umani vengono percepiti come conglomerati di campi di energia, si può percepire una zona di intensa luminosità all'altezza delle scapole, ad un braccio di distanza da quest'ultime, dietro la schiena. Gli stregoni dei tempi antichi che scoprirono questo punto di luminosità, lo chiamarono punto d'assemblaggio, perché conclusero che è lì che la percezione viene assemblata. Essi notarono, aiutati dal loro vedere, che in quel punto di luminosità, la cui ubicazione è omogenea per tutta l'umanità e che, generalmente, si può spostare orizzontalmente un po' più a destra o a sinistra, mantenendosi però sulla stessa linea e alla distanza di un braccio nella parte dietro del corpo, lì convergono miliardi di campi di energia sotto forma di filamenti luminosi che costituiscono l'universo in generale. I filamenti che convergono in quel punto, diventano dati sensoriali utilizzabili dagli esseri umani in qualità di organismi. L'utilizzazione dell'energia trasformata in dati sensoriali fu vista dagli stregoni come un atto di pura magia: energia in generale trasformata dal punto d'assemblaggio in un autentico mondo omnicomprensivo in cui gli esseri umani come organismi possono vivere e morire. L'atto di trasformare l'afflusso di pura energia nel mondo che percepiamo, fu attribuito da quegli stregoni ad un sistema di interpretazione. La loro strepitosa scoperta, strepitosa per loro, naturalmente, e forse per alcuni di noi che posseggano l'energia per essere attenti, fu che il punto d'assemblaggio non solo era il luogo dove la percezione veniva assemblata trasformando l'afflusso di pura energia in dati sensoriali, ma era anche il punto in cui aveva luogo l'interpretazione dei dati sensoriali. La loro successiva straordinaria osservazione fu che, durante il sonno, il punto d'assemblaggio si sposta al di fuori della sua posizione abituale in maniera molto naturale e discreta. Essi scoprirono che quanto più grande è lo spostamento, tanto più bizzarri sono i sogni che lo accompagnano. Gli stregoni, da queste osservazioni compiute attraverso il vedere, passarono di colpo all'azione pragmatica dello spostamento volitivo del punto d'assemblaggio, e chiamarono i loro risultati finali l'arte del sognare. Quest'arte fu definita da quegli stregoni come l'utilizzazione pragmatica dei sogni ordinari allo scopo di creare un accesso ad altri mondi mediante l'atto di spostare il punto d'assemblaggio volontariamente e di mantenere anche la nuova posizione in maniera volontaria. Le osservazioni degli stregoni, nel praticare l'arte del sognare, erano un commisto di ragione e di vedere l'energia direttamente così come fluisce nell'universo. Essi realizzarono che il punto d'assemblaggio, nella sua posizione abituale, è il luogo dove converge una determinata minuscola porzione di filamenti energetici che compongono l'universo; ma quando il punto d'assemblaggio cambia posizione, specialmente (con notevole sforzo energetico da parte dello sciamano) quando entra all'interno dell'uovo luminoso, e si avvicina nei pressi dei punti vitali, una differente minuscola porzione di filamenti energetici converge su di esso, dando come risultato un nuovo flusso di dati sensoriali: campi di energia differenti da quelli abituali vengono trasformati in dati sensoriali, e questi differenti campi di energia vengono interpretati come un mondo differente. La pratica dell'arte del sognare (e soprattutto del sogno lucido, da svegli) assorbì gli stregoni completamente. Nel corso di questa pratica, essi sperimentarono stati di agilità e benessere fisico ineguagliati, e nello sforzo di riprodurre quegli stati nelle ore di veglia, scoprirono che erano in grado di ripeterli eseguendo certi movimenti del corpo. I loro sforzi culminarono con la scoperta e lo sviluppo di un gran numero di tali movimenti che chiamarono passi magici. Per gli stregoni messicani dell'antichità, i passi magici divennero il loro bene più caro (generalmente ad ognuno di loro venivano dati in sogno dei passi specifici che erano quelli più adatti a proteggerli). Li circondarono di mistero e di rituali e li insegnarono solamente ai loro iniziati, e in estrema segretezza. Questo fu anche il modo in cui don Juan li insegnò ai suoi apprendisti. I suoi apprendisti, essendo l'ultimo anello del suo lignaggio, giunsero alla conclusione unanime che continuare a mantenere segreti i movimenti magici andava contro la loro intenzione di rendere accessibile il mondo di don Juan ai loro compagni uomini. Decisero quindi di riscattare i passi magici dalla loro condizione di oscura segretezza. Crearono così la Tensegrità, un termine questo proprio dell'architettura, che significa "la proprietà dell'ossatura muraria che impiega componenti di continua tensione e componenti di discontinua compressione in modo tale che ogni componente operi con la massima efficienza ed economia". Questo nome risulta estremamente appropriato perché è formato dalla combinazione di due termini: tensione, ed integrità; termini che connotano le due forze trainanti dei passi magici.