Ripensoa quando ascoltando il tuo profumo entravo nel tuo mondo
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venerdì 6 settembre 2013
giovedì 8 agosto 2013
ombre
"Bello il futuro quando Non so cos’accadrà Ho mani nude gambe Veloci e cuore potente Fardelli inutili, orpelli Appesantiscono il passo aiutami a liberarmi ad appassionarmi alla mutevolezza alla leggerezza alla naturalezza del riso e del gioco. ora, l’impatto con la semplice aria spacca la mia armatura di paura. so di essere bella, lo ricordo. era un possesso fatuo di me quello che ha permesso di dimenticarmi aiutami a ricordare perché so che non posso vivere, amarmi e donarmi a te se la noia non torna ad essere caos e sudore. cantami l’inno della semplicità sento solo frammenti della sinfonia universale voglio ballarla fino a morire.” (da Poesie d'ombra - Pescomaggiore)
lunedì 5 agosto 2013
"Tutto è rappresentazione. Se si recita bene, si ingannano gli altri, se si recita male, inganniamo noi stessi e se non siamo capaci di ingannare noi stessi, non ci restano che i fantasmi." Profondo sonno di primavera non vede l'alba. Intorno intorno suona canto d'uccelli. A notte scroscio di pioggia e vento: i fiori caddero, quanti? Meng Hao-jan
venerdì 19 luglio 2013
Fanciulla, Madre e Corona

È lei che riconoscerete perché lei
rende autentico il contatto visivo con chi incontra ...
... Lei non ha paura di essere se stessa
Lei accetta il suo cammino
Ed è disposto ad accogliere ciò che viene
Perché lei ha fiducia nel suo viaggio
Lei è consapevole della propria forza
Lei accompagna le sorelle per il percorso
Ma si tiene lontano da chi vuole solo succhiare la sua energia
Vede oltre istantaneamente
Lei sa come proteggere se stessa
Lei è obbediente verso se stessa,
Lei è disposta a rompere le regole fatte da altri
per essere autentica verso sè
La sua verità viene direttamente dal suo cuore
Lei usa la sua mente come manifestazione del cuore
Lei è interiormente ed esteriormente consapevole
Lei risponde più che reagisce
Lei non è più illusione
Lei è profondamente legata alla sua fonte creativa
Lei è la sua opera d'arte in realizzazione
Lei può creare bellezza da tutto ciò che è intorno a lei
Lei è in sintonia con il suo intuito e il corpo istintuale
Vive nel presente
Perché lei è disposta a rinunciare al passato
E concedere al futuro lo spazio di cui ha bisogno per svilupparsi
Lei capisce che la vita è un flusso in continua evoluzione da un momento all'altro ...
Lei fluisce con il flusso.
Si sente profondamente legata alla terra ed è vicino alla natura,
Lei riconosce che non è separata da essa ...
Essere connessa con la natura è essenziale per la sua salute e il benessere
Lei ha semplificato la vita
Lei apprezza la sua solitudine,
Ma ha anche
da valore al tempo che vive con anime affini
Non ha bisogno di un uomo per completare la sua vita
Le sue relazioni sono a parità di rispetto e di condivisione
e non si sente in peccato per il piacere sessuale che ne deriva.
Non ha tempo per le chiacchiere
Ha invece tempo per realizzare la sorellanza
celebra la bellezza e la potenza delle altre donne
celebra la bellezza e la forza dentro di sé
Lei è disposta a ricevere e dare
Sa che se riempie la sua tazza con il proprio amore farà traboccare anche quella degli altri.
Lei capisce l'inutilità dei consigli non richiesti
Quindi condivide la sua saggezza vivendola
Essa aspira alla guarigione del mondo
ed offre i suoi doni affinchè questa si realizzi
L'amore è la sua religione
L'unità è il suo vangelo
La risata è la sua grazia
Ama giocare con il suo bambino interiore
Cantare e ballare con la sua fanciulla interiore
Ella nutre la sua mente, il suo corpo e lo spirito ogni giorno attraverso la madre interiore
Molti sono attratti dal suo Mistero
tanti cercano Lei per la sua saggezza
poichè si sentono subito amati e accettati
nel suo spazio sacro si pace.
Molti si sentono sconvolti dalla sua risata irriverente
ma anche sollevati
perchè essa da a loro l'opportunità
di essere se stessi
Lei è Fanciulla, Madre e Crona
In una...
Lei è Dea
(Caroline de Lisser)
Immagine Emily Balivet
venerdì 5 luglio 2013
il memoriale di Dioniso e della nostra cicala
Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora. Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d'oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all'epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos. Per Platone le cicale sono gli antichi artisti, specie nel campo musicale e dell'eloquenza, che hanno smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina. Secondo Orapollo la cicala simboleggiava l'iniziazione ai misteri, poiché essa anziché cantare con la bocca, come tutti, emette suoni dalla coda. La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un'errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi e di qui l'idea della purezza. Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l'emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi. Tra i poeti contemporanei, Giosuè Carducci ha elogiato questi insetti ne "Le risorse di San Miniato" e scherzosamente rimprovera Virgilio e Ludovico Ariosto per averle definite querule e noiose.
Ma la cicala ha anche una fama negativa, quella di vivere alla giornata cantando senza preoccuparsi del domani, assurgendo così a simbolo dell'imprevidenza. Esopo, nella sua notissima favola La cicala e la formica, narra che la cicala si fosse dilettata tutta l'estate a cantare senza preoccuparsi di provvedere ad immagazzinare cibo per l'inverno. Giunta la cattiva stagione essa si rivolse alla previdente formica chiedendole aiuto e questa le chiese di rimando che cosa avesse fatto tutta l'estate non avendo provveduto al cibo, al che la cicala rispose di aver sempre cantato e la formica replicò: «Allora adesso balla!».
La cicala depone le uova, dalle uova nasce una larva che vive sottoterra per parecchio tempo. Poi quando è il momento esce e cerca un posto dove arrampicarsi per lasciare la pelle di larva ed uscire alla sua nuova vita di cicala.


ieri sera a Colle Moro sulla poltrona di Barbara...eccola qui che ri-nasce come Dioniso
il mito di Dioniso
Quando Zeus, il padre degli dei, tornò dalla sua amante Semele, questa gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo dalla doppia porta". Secondo altri il nome Dioniso è invece da ricollegare alla mitica località che gli diede i natali. Dioniso era soprannominato anche Trigonos, “il nato tre volte”: dal ventre della madre Semele, dalla coscia di Zeus e dalle sue stesse membra dilaniate dai Titani.
Il neonato "nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle cure di Ermes.


A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi
Le maschere di Dioniso erano venerate come "epifanie" del dio stesso, e non come semplici suoi simboli. L’uomo che indossava una simile maschera, in un certo senso, indossava il dio, e non solo in apparenza, assumendo le sue fantastiche sembianze del volto, ma anche nella sostanza, immedesimando il proprio spirito con quello di Dioniso. L’adepto che compiva questo camuffamento diventava, per così dire, un essere ‘altro’ da se stesso. In effetti Dioniso è il "dio-altro", il "dio-estraneo", il "dio-straniero": non fa parte del consesso olimpico, perché forse è venuto da lontano, dal di fuori. Pausania racconta la storia di un oggetto ‘estraneo’, una enigmatica maschera di legno trovata da alcuni pescatori di Lesbo in fondo al mare, che subito fu considerata epifania di Dioniso. Questa immagine che emerge dal mare, anch’esso uno spazio ‘altro’, è un enigma da decifrare, perché in questo volto c’è appunto qualcosa di xènos (Baccanti, 453), cioè di "strano" e di "straniero", secondo il doppio, ambiguo, significato della parola greca: "straniero", infatti, non designa il non-greco, ossia il "barbaro", ma il cittadino di una comunità vicina. Penteo, nelle Baccanti di Euripide, si rivolge a Dioniso come xènos. Chi indossava la maschera, dunque, diventava "altro".
Ma come mai l’ "alterità" sembra essere l’unico fine a cui i fedeli tendevano durante i culti misterici?
Perché "altro", in campo dionisiaco, era sinonimo di "tutto". Essere "altro" dall’individuo significava divenire uguale alla "totalità": totalità che in questo caso è coincidentia oppositorum, unione dei contrari. La maschera stessa, di per sé, contiene una polarità di significati opposti: è "presenza", perché considerata epifania di Dioniso, ma allo stesso tempo è "assenza", perché ha le orbite vuote, e aspetta di essere indossata da qualcuno. E questo qualcuno diventa Dioniso, pur rimanendo se stesso, e, anche se UNO, rispecchia in sé i MOLTI.
C’è un mito orfico in cui Dioniso ci appare bambino che, con la faccia tutta impiastricciata di gesso (una sorta di maschera bianca), si guarda allo specchio e non riconosce più la sua stessa figura, considerandosi "altro" da sé. Che cosa significa questo mito?
Esso ci dice che il dio bambino, guardando la sua faccia bianca in uno specchio, non vede più se stesso, ma il Tutto. Ed ecco perché nel celebre affresco della Villa dei Misteri a Pompei è raffigurato un adepto che guarda in una coppa di vino, nella quale è riflessa l’enigmatica espressione di una maschera dionisiaca: in quella coppa c’è il Tutto.
Il dionisismo, dunque, è la ricerca di una divina armonia con l’universo, il tentativo di abolire le differenze fra animale e uomo e fra uomo e dio. Tappa forzata, però, e straziante, è l’annullamento dei contrari: la maschera costituisce l’arché e il tèlos, il "principio" e il "fine", di questo cammino di misteriosa trasformazione; e lo sguardo inquietante delle sue orbite vuote apre l’adepto a prospettive oscure e luminose, comunque sovrumane.
Ma la cicala ha anche una fama negativa, quella di vivere alla giornata cantando senza preoccuparsi del domani, assurgendo così a simbolo dell'imprevidenza. Esopo, nella sua notissima favola La cicala e la formica, narra che la cicala si fosse dilettata tutta l'estate a cantare senza preoccuparsi di provvedere ad immagazzinare cibo per l'inverno. Giunta la cattiva stagione essa si rivolse alla previdente formica chiedendole aiuto e questa le chiese di rimando che cosa avesse fatto tutta l'estate non avendo provveduto al cibo, al che la cicala rispose di aver sempre cantato e la formica replicò: «Allora adesso balla!».
La cicala depone le uova, dalle uova nasce una larva che vive sottoterra per parecchio tempo. Poi quando è il momento esce e cerca un posto dove arrampicarsi per lasciare la pelle di larva ed uscire alla sua nuova vita di cicala.


ieri sera a Colle Moro sulla poltrona di Barbara...eccola qui che ri-nasce come Dioniso
il mito di Dioniso
Quando Zeus, il padre degli dei, tornò dalla sua amante Semele, questa gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo dalla doppia porta". Secondo altri il nome Dioniso è invece da ricollegare alla mitica località che gli diede i natali. Dioniso era soprannominato anche Trigonos, “il nato tre volte”: dal ventre della madre Semele, dalla coscia di Zeus e dalle sue stesse membra dilaniate dai Titani.
Il neonato "nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle cure di Ermes.
A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi
Le maschere di Dioniso erano venerate come "epifanie" del dio stesso, e non come semplici suoi simboli. L’uomo che indossava una simile maschera, in un certo senso, indossava il dio, e non solo in apparenza, assumendo le sue fantastiche sembianze del volto, ma anche nella sostanza, immedesimando il proprio spirito con quello di Dioniso. L’adepto che compiva questo camuffamento diventava, per così dire, un essere ‘altro’ da se stesso. In effetti Dioniso è il "dio-altro", il "dio-estraneo", il "dio-straniero": non fa parte del consesso olimpico, perché forse è venuto da lontano, dal di fuori. Pausania racconta la storia di un oggetto ‘estraneo’, una enigmatica maschera di legno trovata da alcuni pescatori di Lesbo in fondo al mare, che subito fu considerata epifania di Dioniso. Questa immagine che emerge dal mare, anch’esso uno spazio ‘altro’, è un enigma da decifrare, perché in questo volto c’è appunto qualcosa di xènos (Baccanti, 453), cioè di "strano" e di "straniero", secondo il doppio, ambiguo, significato della parola greca: "straniero", infatti, non designa il non-greco, ossia il "barbaro", ma il cittadino di una comunità vicina. Penteo, nelle Baccanti di Euripide, si rivolge a Dioniso come xènos. Chi indossava la maschera, dunque, diventava "altro".
Ma come mai l’ "alterità" sembra essere l’unico fine a cui i fedeli tendevano durante i culti misterici?
Perché "altro", in campo dionisiaco, era sinonimo di "tutto". Essere "altro" dall’individuo significava divenire uguale alla "totalità": totalità che in questo caso è coincidentia oppositorum, unione dei contrari. La maschera stessa, di per sé, contiene una polarità di significati opposti: è "presenza", perché considerata epifania di Dioniso, ma allo stesso tempo è "assenza", perché ha le orbite vuote, e aspetta di essere indossata da qualcuno. E questo qualcuno diventa Dioniso, pur rimanendo se stesso, e, anche se UNO, rispecchia in sé i MOLTI.
C’è un mito orfico in cui Dioniso ci appare bambino che, con la faccia tutta impiastricciata di gesso (una sorta di maschera bianca), si guarda allo specchio e non riconosce più la sua stessa figura, considerandosi "altro" da sé. Che cosa significa questo mito?
Esso ci dice che il dio bambino, guardando la sua faccia bianca in uno specchio, non vede più se stesso, ma il Tutto. Ed ecco perché nel celebre affresco della Villa dei Misteri a Pompei è raffigurato un adepto che guarda in una coppa di vino, nella quale è riflessa l’enigmatica espressione di una maschera dionisiaca: in quella coppa c’è il Tutto.
Il dionisismo, dunque, è la ricerca di una divina armonia con l’universo, il tentativo di abolire le differenze fra animale e uomo e fra uomo e dio. Tappa forzata, però, e straziante, è l’annullamento dei contrari: la maschera costituisce l’arché e il tèlos, il "principio" e il "fine", di questo cammino di misteriosa trasformazione; e lo sguardo inquietante delle sue orbite vuote apre l’adepto a prospettive oscure e luminose, comunque sovrumane.
martedì 25 giugno 2013
Dio è un grande intervallo.
Ma fra che cosa e che cosa?
Fra ciò che dico e ciò che taccio?
esisto? Chi è che mi vede?
Sono il mio errore… e l’alta colombaia
sta intorno alla colomba,
oppure al fianco?
Ma fra che cosa e che cosa?
Fra ciò che dico e ciò che taccio?
esisto? Chi è che mi vede?
Sono il mio errore… e l’alta colombaia
sta intorno alla colomba,
oppure al fianco?
Dio non ha unità
come potrei averla io?
come potrei averla io?
l’abisso è il muro che io ho
Essere io non ha misura
Essere io non ha misura
Per la Pianura senza sentieri
giunge il cavaliere.
Cammina in pace e piano piano
con paura di Nessuno
giunge il cavaliere.
Cammina in pace e piano piano
con paura di Nessuno
L’assenza di Dio è un dio anh’essa.
Il Fato destina estraneo al bene e al male
Prendimi, oh notte eterna tra le braccia
e chiamami tuo figlio.
e chiamami tuo figlio.
Mi raccontai nell’ombra, senza trovarmi un senso…
Tutto, anima mia, ha un altro senso,
anche l’avere un senso.
anche l’avere un senso.
(Fernando Pessoa)
venerdì 21 giugno 2013
solstitium et ennea
KURIAKE PROSEUKE
Pàter hemòn ho en tòis uranòis:
Haghiasthéto tò onomà su;
elthàto he basilèia su;
ghenethéto tò thelemà su,
hos en uranò kài epì ghés.
Tòn àrton hemòn tòn epiùsion dòs hemìn sémeron;
kài àfes hemìn tà ofeilémata hemòn,
hos kài hemèis afékamen tòis ofeilètais hemòn;
kài mé eisenènkes hemàs eis peirasmòn,
allà rüsai hemàs apò tu ponerù. Amén.
L’Enneagramma: una mappa , nell’analisi dei tipi umani, attraverso la quale vengono rivelati i meccanismi (Passioni dominanti : ira, orgoglio, vanità, invidia, avarizia, paura, gola, lussuria, pigrizia ) che sono alla base del nostro comportamento. Nove caratteri, nove linguaggi, nove famiglie, e , ognuno di noi, inconsciamente, già nella pancia della nostra mamma, fin dai primissimi anni di vita , o forse già incriptato in una memoria cellulare proveniente da un incosnscio collettivo (jung) o , come già aveva intuito Freud, da una psiche collettiva , ha elaborato o si è trovato a disporre di uno di questi nove stili comportamentali, come una propria personale strategia di sopravvivenza. Questa strategia di sopravvivenza si è strutturata intorno a questo nucleo fondamentale (passione o fissazione dominanti ) e ad un nucleo istintuale (auto conservazione, sessualità, socialità). Questo è il punto di partenza, la base, da cui ogni essere umano si costruisce la propria immagine del mondo , la propria realtà, o meglio "cio’ che pensa sia la realtà" (" Non le cose ci disturbano, ma le opinioni che noi abbiamo delle cose" Epitteto).
Ogni enneatipo rappresenta una mappa sensoriale , una strategia inconscia, che sicuramente ha anche una base biologica (logica per la vita ) . Questa strategia è essenziale nel corso dell’infanzia e diventarà in età adulta una gabbia che si manifesterà e prenderà forma in comportamenti ( attraverso quel "Sentito personale" tramite il quale ogni essere umano percepisce le situazioni …relazioni e in base al quale affronterà e reagirà di fronte ad eventi inaspettati della vita ) che limiteranno l'individuo nella propria espansione . l' Enneagramma , se da un lato ci mostra le motivazioni profonde che regolano il nostro comportamento a volte "nevrotico" , ci indica anche una via, diverse vie ( nove ) per uscirne. Possiamo affermare che l' Enneagramma ci fornisce la possibilità di conoscere le nostre passioni, le nostre emozioni, il comportamento, le difficoltà, le debolezze, le aspirazioni, le qualità e i talenti, fornendoci la chiave per evolvere verso l’integrazione, l’equilibrio, la consapevolezza e il pieno appagamento della nostra esperienza umana.
E1. Ira, personalità ossessivo-compulsiva. È un bambino che ha risposto con l’ira alla rinuncia forzata di essere un bambino come tutti gli altri bambini. Senso della giustizia, rancore nel territorio, da cui problemi alle vie biliari e pancreatiche. Paura di sentirsi sporcati (tratti anali secondo Freud) da cui acne seborroica, epiteliomi e pelle del volto rovinata.
L’altro è spesso percepito come un nemico di cui non fidarsi perché poco attendibile da cui forte sudorazione (soprattutto alle mani, per far scivolare via meglio il nemico). Il perfezionismo, l’intolleranza e la supponenza producono rigidità muscolare e problemi alle articolazioni. Vogliono vederci chiaro, in realtà erano bambini spaventati dai genitori ("Fai attenzione, non sporcarti", "Attento") e da questo i problemi alla vista dovuti all’ulcerazione delle retine (miopia e ipermetropia); non è un caso che Dante Alighieri costringesse gli iracondi alla cecità. L’inadattabile E1 , con la sua supponenza, si sente sopraffatto dagli altri (soprattutto i cari, che non fanno quello che lui vorrebbe facessero), da cui le problematiche al muscolo cardiaco.
La costellazione bio-maniaca è espressa attraverso una forte gelosia (che è un modo per nascondere la rabbia). Ho osservato come la donna E1 senta la sessualità come una cosa "sporca", da cui i fibromi all’utero (la tipologia E1 appartiene ai tipi istinto).
E2. La superbia, il falso donatore, la personalità istrionica: vuole essere amato, adorato, riconosciuto. Vive per l’altro e confonde il proprio piacere con il piacere dell’altro.
Ha bisogno (lo pretende) di contatto emotivo e fisico, sente molto la separazione perché ha paura di essere abbandonato, da cui problemi alla pelle, eczemi, cisti ovariche, cisti ai testicoli. La perdita di contatto con l’altro, il contatto e la sessualità, la costellazione del casanova (Casanova penso fosse un E2 sessuale). Il conflitto primario di questo enneatipo è la frustrazione sessuale, il non sentirsi posseduto, abbracciato, coccolato (questo sentito conflittuale e soprattutto le recidive possono causare nella donna amenorrea e ulcera del collo dell’utero, nei maschi ulcera delle vescicole seminali). La personalità E2 ha smarrito se stessa e si cerca negli altri, cosa che oltre a procurargli problemi di identità (mucosa rettale), lo fa sprofondare in uno stato in cui si sente "solo e abbandonato" (da cui il trattenimento dei liquidi, conflitto del profugo). A questo proposito ho riscontrato nella femmina del sottotipo conservativo (la principessina) e anche nel sessuale, casi di leggera diplopia (strabismo convergente o divergente, strabismo di Venere che come sappiamo è considerato un segno di bellezza, la Venere del Botticelli). Problematiche di perdita del territorio (abbandono da parte di qualcuno sentito come perdita di territorio) nell’ E2 sociale, con problemi alle arterie coronarie.
E3. Vanità, personalità narcisistica: inganno, menzogna, mancanza di autenticità, mitomane (racconta storie per farsi notare), ricerca di riconoscimento e visibilità. Vuole essere visto e ammirato, da cui cali nella vista.
Anche qui problemi di identità e di perdita di contatto visivo. È un tipo iperattivo, fa tante cose e a volte può imboccare la strada sbagliata (problemi alle surrenali, forte stanchezza). La rapidità nel prendere o disfarsi delle cose può essere origine di iper-ipotiroidismo. Soprattutto il sottotipo sessuale, Narciso, può svalutarsi nella relazione (linfonodi). Si svaluta se non è riconosciuto, da cui problemi, in diverse forme, alle articolazioni e ai muscoli (tipica in questi soggetti la Costellazione Megalomane). Eterodiretto, molto influenzabile, si spaventa facilmente (laringe, afonia, soprattutto nei maschi E3 mancini e donne destrimani).
E4. Come l'E2 e l'E3 fa parte della triade emozione. L’invidia e il sentirsi inadeguati, la personalità masochista ma anche la più intensa e passionale: "tutto o niente".
Il tipo E4 ha patito molto l’ingiustizia di non essere stato amato, che è il suo sentito personale, da cui la malinconia, la depressione, ma anche il risentimento.
L’invidioso ha patito il non essere amato e riconosciuto come una grande ingiustizia e frustrazione e vive questa carenza con una tale intensità che l’invidia verso l’altro è in realtà una necessità per stare in contatto con lui
La mania di persecuzione (conflitti della corteccia occipitale), l’odio e la gratitudine, la dipendenza, la paura di ricongiungere gli opposti (equilibrio). Si sente unico e irripetibile e rifugge l’omologazione da cui derivano problemi d’identità molto forte (soprattutto nel sottotipo sociale e conservativo) che si esprime in forme di sdoppiamento della personalità e d’identità (mucosa del retto, emorroidi).
Soprattutto il sottotipo sessuale è bulimico di attenzione. Sono i più intensi ed emotivi da cui l’estrema sensibilità alla percezione dei conflitti che spesso vivono in modo duplice, o molto intenso (maniacale) o nell’indifferenza totale (forme di depressione). La problematica più importante in questo enneatipo, oltre la depressione, è la svalutazione, il sentirsi inadeguati, il senso di carenza (che è solo una sua percezione) da cui problematiche legate alle articolazioni, tessuto muscolare e nervoso. La rabbia repressa, soprattutto nel sottotipo sociale, può essere all’origine di iper- ipoglicemia. La rabbia invece è rivolta verso se stesso nel conservativo (vie biliari e pancreatiche).
E5. L’avarizia (di sé), la personalità schizoide.
Ha paura dell’altro, non vuole essere invaso, teme il ricatto emotivo, da cui la sua natura schiva, fino ad arrivare, in casi estremi, alla misantropia. La sua privacy è sacra. Privacy e competenza sono i pilastri attorno ai quali ruota la sua vita.
Non è molto propenso al contatto, da cui si difende con una forte sudorazione e delimitando il suo territorio, da cui spesso problemi alla vescica (papilloma) e a tutto l’apparato urinario in genere (soprattutto sottotipo conservativo e sociale).
L’enneatipo E5 si dà poco e vive con poco. Sono bambini molto fragili (sottotipo sessuale), forse a causa della separazione dalla madre patita nei primissimi mesi di vita, da cui sia problemi polmonari sia di anemia. Sono gli osservatori del paesaggio umano, degli orizzonti, in compenso devono vedere bene quello che accade vicino a loro (miopia, non vedo lontano per vedere vicino); questa forte miopia è dovuta ai conflitti di paura nella nuca patiti da bambino, presumibilmente con papà e mamma, troppo invadenti.
E6. La paura, personalità paranoide: la paura di morire, di essere minacciato, attaccato, paura frontale (diversi casi di esoftalmo negli E6 controfobici, Braccio di Ferro, "pop eye"). Ricerca della sicurezza, paura di schierarsi, da cui deriva il comportamento ambiguo (identità = posizione, problemi alla mucosa rettale). Mitomane (racconta storie perché ha paura degli altri, colma il bisogno di sicurezza).
Personalità paranoide: non si fida, proietta sugli altri le proprie paure. Senso di colpa e paura di essere scoperti e puniti. Aumentano la propria autostima attraverso l’esercizio efficace del potere contro le autorità e altre persone importanti. È molto vigile e si sente spesso minacciato (problemi a polmoni e bronchi, nel mancino laringiti e afonia). Tipica nel mondo E6 è la costellazione del cervelletto (apatia, morte emotiva, apparente serenità anche raccontando le cose più terribili). Si svaluta perché ha sempre paura dell’altro (genitori, partner, gruppo sociale).
Svalutazione sessuale nel controfobico (vescicole seminali). Osservati diversi casi di problemi di eiaculazione precoce nell’ E6 conservativo destrimane.
Il sottotipo sessuale mancino è rancoroso, bio-maniaco (ulcerazione mucosa rettale e ulcera vie biliari). Osservati casi di asma (costellazione asmatica, muscolatura dei bronchi e laringe) nell’E6 controfobico. Osservati casi di epilessia nel fobico (E6 conservativo).
E7. La gola, personalità iper-ipomaniacale. È una persona che affascina e si affascina; si eccita facilmente, è un tipo brillante, un Peter Pan. Si distrae di fronte a qualsiasi tipo di sofferenza. Quando si sente escluso può essere colpito da raptus e diventare particolarmente violento (E7 sessuale e conservativo). È una personalità dov’è molto evidente il diniego, la tendenza a ignorare, anche in modo umoristico, la gravità di una situazione. Cerca l'emozione come surrogato del sentimento. Trova sempre molte scuse e il confine tra la scusa e la menzogna per lui è spesso impercettibile.
Il comportamento maniacale è più evidente nel tipo E7 mancino (maniacale, iperattivo, sia maschio sia femmina). "Non è mai in casa" diceva Gurdjieff di questa personalità. Si sente libero quand’è fuori casa, mentre in casa si sente profugo, solo e abbandonato e questa è la causa di trattenimento dei liquidi nel corpo, soprattutto nella zona dell’orecchio medio (nell’ E7 sociale) e nelle gambe (E7 conservativo). La gola, il non averne mai abbastanza, è un ottimo modo per non sentirsi limitati. Ecco allora il movimento impedito, i problemi legati alla motricità (costellazione motoria, crampi muscolari notturni). Si muovono in continuazione perché, se si fermano, hanno paura di crollare e quando sono impediti ecco "la palla al piede": flebiti. Sono soggetti ansiosi, spesso si sentono sopraffatti nelle relazioni, da cui mancanza d’aria, apnee notturne, palpitazioni dovute alla muscolatura del miocardio (sottotipo sessuale). L’indulgenza come origine della repressione dell’aggressività. Fuggono di frequente rifugiandosi in un mondo di favole e la troppa libertà spesso è una fuga in un labirinto (problemi del cosiddetto labirinto, in realtà una forma di conflitto del profugo. Riscontrati casi di artrosi alle mani nel sottotipo conservativo.
E8 (Area istinto). La lussuria, la vendetta, la personalità antisociale. È il tipo viscerale per eccellenza, ha la passione per l’eccesso, il capo branco (capi si nasce), un predatore naturale. Tutta la sua azione è rivolta all’aggressione, conquista e difesa del territorio, vuole trovare soddisfazione e la vuole subito, in fretta (problemi alla tiroide e surrenali). Patisce molto l’essere escluso e tutti i conflitti legati alla disputa per il territorio da cui dipendono le problematiche cardiache (ulcera delle coronarie, arterie e vene, bradicardia, iper- colesterolomia), soprattutto nel maschio destrimane e femmina mancina, ulcera allo stomaco (bruciori).
Vive visceralmente i conflitti di separazione e perdita. È più facile che una separazione (quando è l’altro ad andarsene via) venga vissuta da un E8 come perdere la faccia (da cui paresi facciali). È invadente e quando non viene ascoltato soffre di dolori alle lombari. È facile trovare in questo tipo (sessuale) la costellazione bio-maniaca.
Ha difficoltà a riconoscere le normali emozioni in quanto le associa a debolezza e vulnerabilità. Fortemente amnesico (a causa dei conflitti di separazione).
E9. Accidia, pigrizia, personalità depressiva, la conflittualità repressa; evita il conflitto a tutti i costi e ovviamente ci cade in continuazione; oppone resistenza fin da bambino (soprattutto il sottotipo sociale) da cui iperglicemia (soprattutto nei maschi destrimani e femmine mancine). La pigrizia è una forma di addormentamento della coscienza, per non mettersi in contatto con quella ferita che ha patito da bambino per essere stato messo da parte, non visto, e di cui si sente responsabile. Per questo ha imparato a evitare il contatto con se stesso e con il proprio corpo (da cui cisti sebacee, neurofibromi), e con gli altri (psoriasi, E9 sessuale). Anche l’obesità è una forma per creare distanza con la propria interiorità (E9 conservativo). Sono i veri donatori, sostengono tutto e tutti, da cui la costellazione del sostegno (forma di megalomania, costellazione del miocardio).Tra tutti gli enneatipi è sicuramente il meno sensibile e il più stoico ma anche il più testardo e cocciuto. La separazione dolorosa, l’essere stato messo da parte da bambino, è stato vissuto da questa personalità come una propria colpa, come una propria responsabilità. Quindi perché provare ostilità e rabbia verso qualcuno? Ecco che allora è meglio staccare la spina, perdere la connessione con questo dolore profondo e creare una barriera fisica (l’obesità, le cisti sebacee, psoriasi, l’iperglicemia) e psicologica (la pigrizia, l’iperattività).
(dal libro Enneagramma Biologico)
IL CARATTERE DI OGNI UOMO PRESENTA UN ASPETTO CHE GLI E’ CENTRALE , PARAGONABILE AD UN ASSE INTORNO AL QUALE RUOTA TUTTA LA SUA PERSONALITA’.(G.Gurdjieff)
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