Translate

venerdì 12 ottobre 2012

C'è chi ti ruba l'aria e chi te la ridà, dosandola in quel modo così perfetto da insegnarti a respirare.

" Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me. Insomma, vorrei poterti raccontare di me (ogni tanto) scrivendo. Non che la mia vita sia così interessante (non lo è, e non mi lamento), ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare. Intendo qualcosa che non immaginavo si potesse dare a un estraneo.".......ecco l' Universo che mi parla ricercando LUZ.......DAL LIBRO da Che tu sia per me il coltello, 1998,GROSSMAN


Che tu sia per me il coltello” di David Grossman (ed. Mondadori 1999): il titolo fa riferimento a una frase estrapolata da una delle lettere scritte da Kafka a Milena Pollak, sua traduttrice in lingua ceca, con la quale lo scrittore praghese ebbe uno scambio di lettere e attraverso le quali nacque un sentimento amoroso, che però non ebbe seguito nella realtà, essendo Milena sposata e non disposta a lasciare il marito, inoltre, l'epistolario in questione non era nato per essere pubblicato. Nel caso di Grossman invece , la forma intenzionalmente scelta dell’epistolario/fiction serve non solo a creare l’effetto del monologo interiore quasi esclusivamente amoroso, ma anche a dargli un senso particolare di svelamento e denudamento e dell’anima. La storia inizia il primo aprile di un anno che non sappiamo, nei pressi di Gerusalemme. Un uomo, Yair, vede a un raduno di ex compagni di scuola una donna, Myriam. Costei, a un certo punto, fa un gesto da cui Yair deduce che è infelice, sola, ma ha tanto da dare. E lui ha bisogno di quel tanto. Due giorni dopo inizia a subissarla di lettere che somigliano a un delirio amoroso, scritte in modo complesso e convulso, come chi vuole dire tutto e tutto insieme, e pretende assoluta attenzione e coinvolgimento, e vuole scrivere non solo di sé, ma anche nell’altro, e senza altri elementi che la propria immaginazione, o il proprio trasporto passionale. Sin dall’inizio Yair pone due condizioni: lui e Myriam non dovranno mai incontrarsi e il loro scambio di lettere, così come ha avuto un inizio, dovrà avere anche una fine. Il loro amore letterario non deve in alcun modo portare ad un rapporto reale o anche soltanto entrare nella vita “vera”. Yair sente di vivere nascosto dietro una serie di maschere, ha rinunciato ad essere autenticamente se stesso per via dell'educazione ricevuta, sa di avere compiuto una scelta matrimoniale che, pur rendendolo, felice, lo impegna in una recita costante. Non si ama, ha paura di deludere Myriam con il suo aspetto fisico, e si rifugia nella scrittura con la quale può permettere al suo io segreto, straripante, autocompiaciuto, di dilagare. Dalle lettere di Yair deduciamo che Myriam (non abbiamo le sue risposte ma soltanto un suo breve diario, iniziato quando Yair smette di scriverle) reagisce innanzitutto non rinunciando mai a chiedere un incontro, e che il loro rapporto diventi reale, diventi una responsabilità; al fuco incontenibile di Yair (“yair”, in ebraico, vuol dire “illuminerà”) Myriam (nome che contiene le lettere della parola “ma’im”, che in ebraico vuol dire “acqua”) risponde con materna pazienza, descrivendosi minuziosamente, descrivendo la sua casa, la sua vita, cercando di essere per lui più reale e presente possibile. Yair pone fine alla corrispondenza molto prima dell’anno preventivato, appena viene a sapere che Myriam ha cercato di incontrarlo durante un suo breve soggiorno/fuga a Tel Aviv. Ma alla fine del libro, come in una sorta di appendice, c’è il racconto spezzato, a due voci, reso con brevissime battute dell’uno e dell’altra, del pretesto drammatico creato da Yair per costringersi ad incontrarla. Poco tempo dopo averle detto addio per lettera, infatti, le telefonerà per essere aiutato a risolvere un conflitto violentissimo che si è aperto tra lui, troppo immaturo per saper fare il padre, e il suo figlioletto di cinque anni. Riesce a spaventare a tal punto Myriam che la donna, resasi in quel momento conto di essere incinta, esce di casa sotto un diluvio torrenziale, sale sulla macchina che non guidava da anni e va da lui per salvare un bambino dall’immaturità di un padre che lei trova riverso in una pozzanghera, oramai totalmente sconfitto, invocante, disperato, il suo nome. La scrittura di Yair è fortemente caratterizzata in senso letterario: è piena di metafore. Alla fantasia di Yair di denudarsi e correre nudo e libero per i boschi corrisponde la scelta radicale di non avere rapporti diretti con Myriam ma di tentare un denudamento esclusivamente spirituale. All’inizio della loro corrispondenza, infatti, le scrive: “Vorrei che tu capissi, io parlo solo di lettere, davvero, non di incontri. Niente corpo, né carne. Non con te. … Solo parole. Perché tutto si rovinerebbe a tu per tu, scivolerebbe subito su strade note, già percorse”. L’esclusività della forma scritta diventa garanzia dell’unicità del loro rapporto. La scrittura mette al riparo da menzogne “funzionali”: “Quante volte ho abbracciato e baciato … ma senza intenzione?”. Restare estranei è la scommessa per vincere l’estraneità. Con lei Yair vuole “stillare verità” e le dice, citando Kafka : “Voglio che tu sia per me il coltello … un coltello affilato, ma misericordioso – parola tua”. Qui si affaccia per la prima volta il carattere misericordioso dell’amore di Myriam, che nel suo breve diario, a questo proposito, scrive: “Cosa non darei per leggere le lettere perdute di Milena a K. Per vedere cosa gli disse esattamente, con quali parole gli rispose quando lui le scrisse ‘Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stesso’. Spero che gli abbia risposto subito, con un telegramma, che è proibito a un essere umano accettare di trasformarsi in coltello per un altro”. Yair e Myriam mi appaiono qui come due possibili raffigurazioni simboliche di due degli attributi divini, la Giustizia e la Misericordia. Ma il senso di giustizia di Yair è limitato dalla sua nevrosi; egli vuole educare il figlio ribelle come lui stesso è stato educato, anche se non con la violenza fisica, come era toccato a lui, ma pur sempre con la violenza psicologica, la punizione, il rifiuto affettivo, la contrapposizione, l’esercizio del potere del più forte sul più debole, che deve imparare a umiliarsi e a....Per Myriam tutto questo è impensabile: l’amore misericordioso rende giustizia senza giudicare, ma accogliendo, consolando, abbracciando, avvolge e include tutti, non lascia fuori nessuno: come l’acqua, appunto, di cui è fatta la femminilità di Myriam. Pare che questo libro sia un modo particolare di dire alla Terra d’Israele che la sola rivendicazione di giustizia, quando è priva di misericordia, non può portare all’autentica pace. Se qui risiede la morale metaforica del libro, Grossman ci offre, grazie alla foga immaginifica di Yair, spunti di riflessione su altre metafore, più letterarie. Innanzitutto, una metafora cabalista: le lettere delle parole scritte da Myriam “mandano bagliore”. Poi vi è un riferimento al luz, l’osso indistruttibile da cui il corpo sarà ricreato al momento della resurrezione dei morti: Yair pensa che il suo luz sia in Myriam, facendo diventare l’ossicino il luogo più piccolo possibile dell’androginia originaria. Poi c’è l’espressione “trovarsi nel pozzo di Giuseppe”, che ricorre, come sinonimo di depressione. Inoltre, pensare a Myriam cambia, in Yair, lo schema del tempo, lo rende empatico e circolare, un tempo in cui “ogni momento si trova alla stessa distanza dal centro”. Se Myriam simboleggia la perenne attesa dell’acqua che avvolge, lava, culla e consola, Yair si autodescrive con metafore di luce/buio: la parte che odia di sé la chiama “il suo gemello nero”; nel passato era “un bambino incandescente” che, avendo ricevuto la proibizione di leggere, compra di nascosto “Zorba il Greco” e in un anno lo legge, mangiando le pagine dopo averle lette. Poi, vi sono delle metafore narrative, quasi delle parabole: i due ciechi che incrociandosi per strada si riconoscono e si abbracciano, essendosi riconosciuti nonostante l’impossibilità di vedersi; il nano deforme che, perché Yair lo riconosca ad un appuntamento, descrive se stesso dall’abbigliamento, come se potesse essere caratterizzato meglio da quello che non dal fatto di essere nano, provocando in Yair, impreparato alla sua vista, una 'reazione panica'. E servono delle chiavi ebraiche per capire il libro a fondo, perché la morale non è nella storia che racconta, ma in una vasta serie di spunti di riflessione sulla fenomenologia dei rapporti umani, (come quello che può instaurarsi tra uomo e donna, o tra donna e donna, o tra una moglie e un marito -persino, con qualche complicazione geometrica, tipo coppie che diventano triangoli veri, presunti o virtuali- o il rapporto tra genitori e figli e anche qui, ci sono quelli naturali, quelli immaginari, quelli “dell’anima”) nei vari stadi dell’età e nelle generazioni ed ha il pregio assoluto di dare forti emozioni e di lasciare un ricordo vivido e ricco di continui spunti di riflessione.

Da quando sei nato sono la madre che continua a darti alla luce
Faccio della distruzione un processo di grande splendore
sono al servizio dell'eternità
Grazie a me nasce il desiderio nel ventre, nel sesso. Il coito serve a conquistare l'eternità.
Se diventerai il mio amante ti darò tutto quello che vuoi.
Perdendo la speranza si perde anche la paura.
Lasciati sparire dentro di me per essere finalmente la totalità.
Alejandro Jodorowsky - La via dei tarocchi. Arcano XIII
Il tantra incoraggia a vivere la vita intensamente, totalmente, liberandola dalle tensioni, dai modelli precostituiti, dalle inibizioni. E’ il sentiero dell’anima che onora anche il corpo celebrando i sensi e le esperienze di vita. E’ dire sì alla vitalità, alla sacralità del corpo e alla gioia della sessualità e dell’amore. ... Tutte le sensazioni, tutti i piaceri sono quindi, in fondo, emanazioni del Divino.
(Shalhim)


Sono innamorato dell'amore ed essa, essa è innamorata di me.
 Il corpo è innamorato dell'anima,e l'anima è innamorata di me.

A volte son io che tendo le mani verso il suo collo,
a volte è lei che attira a sè il mio collo, come fanno le ragazze

  J.ALDYN RUMY


Il corpo è solo un piatto, che ti è stato dato affinchè tu possa servirtene per gustare le prelibatezze dello Spirito. (P. Yogananda)

"Siamo fusi insieme.
In questo momento che mi dona finalmente a te,
per una volta attorno a me, sotto di me, sopra di te.
Io sono certo, in questo fugace momento,
che a dispetto del tempo futuro e del tempo passato,
...
tu mi ami.
Quanto può durare questa sensazione?
Ah, dolcissima - eterno momento - questo e niente più.
Quando l'estasi è al culmine
ci aggrappiamo alla sua essenza,
mentre le guance bruciano, le braccia si aprono,
gli occhi si chiudono e le labbra si incontrano. "

(Robert Browning)
Ogni essere umano ha un suo sogno personale della vita. In una relazione possiamo fìngere di essere uguali, di pensare allo stesso modo, di provare gli stessi sentimenti, di fare lo stesso sogno; in realtà non è possibile. Esistono due sognatori e due sogni. Ecco perché dobbiamo accettare le differenze che esistono tra due sognatori; dobbiamo rispettare il sogno dell'altro.La vita di ciascuno è la manifestazione del suo sogno personale. Se riuscite a riprogrammare il sogno, potete diventare un Maestro del sogno, una persona capace di trasformare la propria vita in un capolavoro.

(Don Miguel Ruiz: La padronanza dell'amore)

Solo il battito unito del sesso e del cuore può creare l’estasi. Anaïs Nin

L'erotico è una misura tra l'inizio del nostro senso di sé e il caos dei nostri sentimenti più forti. E' un senso interiore di soddisfazione al quale, una volta che l'abbiamo sperimentato, sappiamo di poter aspirare. E una volta che abbiamo sperimentato la pienezza di questa profondità di sentire, riconoscendo la sua forza, per onore e rispetto di noi stesse non possiamo pretendere niente di meno per noi. (Audre Lorde)

“Quando il mio amato tornerà a casa, trasformerò il mio corpo in un Tempio di Gioia. Offrendo questo mio corpo come un altare di gioia, i miei capelli sciolti lo terranno pulito. E allora il mio amato consacrerà questo Tempio.” CANZONE DI BAUL VAISNAV

“Qui in questo corpo vi sono sacri fiumi; qui vi sono il sole e la luna, e tutti i luoghi di pellegrinaggio. Non ho mai incontrato un altro posto così beato come il mio corpo.” SARAHA DOHA

" Quando un uomo gode è Dio che gode"   Kamasutra di Vatsyayana

Oh, Dea,
sii dolce con gli amanti felici,
e quando il sonno li accoglierà nel suo mantello
fa che sia lo stesso sogno a cullarli fino all'alba,
poiché la loro unione
...
è il più alto contributo alla tua divinità.
(Anonimo)


L'amore è la preghiera naturale, non imposta da nessuno. Appare con te alla nascita. L'amore è il vero dio, non il dio dei teologi, ma il dio di Buddha, Gesù, Maometto, il dio dei Sufi. L'amore è una tariqa, un metodo per ucciderti come individuo separato e per aiutarti a diventare l'infinito. Scompari come goccia di rugiada e diventi l'oceano, ma per questo devi passare attraverso la porta dell'amore.

Occorre entrare nell'amore. È il primo passo verso dio, e non può essere aggirato. Quelli che cercano di evitare lo spazio dell'amore, non raggiungeranno mai dio. È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell'altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell'altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso, narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo.

L'amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali.

Voi avete una sola energia. Al livello più basso viene definita energia sessuale; se continuate a raffinarla, se continuate a trasformarla attraverso la meditazione, la stessa energia inizia a muoversi verso l'alto, e diventa amore, diventa preghiera.
(Osho)

L'orgasmo è la beatitudine del corpo. Se si aggiunge l'amore, diventa beatitudine dell'anima. (Deepak Chopra)
L'amore tantrico non si fa, bisogna lasciare che accada da solo.

È come ridere o ballare: devi lasciare che succeda. Se mentre balli vuoi decidere i tuoi movimenti non riesci a ballare bene. Sei legnoso. Solo se ti abbandoni al ritmo della danza il tuo ritmo diventa sublime.  ( Lo zen e l'arte di scopare - Jacopo Fo)


 immagine Kali's Dance of Transformation- Kama Keshish


Una volta, quando io ero un uomo e lei era una donna, l’amore crebbe così tanto che che non c’era più lei né io. Ricordo vagamente che un tempo eravamo due, ma l’amore arrivò fra noi e siamo diventati Uno.    (Poesia persiana Sufi)

Le anime gemelle si incontrano in una dimensione senza tempo per questo "sembra" sempre come "il primo giorno .

"Non è vero che il vero amore non ha dubbi.
Non è vero che chi si ama non cade, non piange, non perde.
Solo che l’amore vero poi si rialza, poi si guarda negli
occhi e si asciuga le lacrime, si prende per mano e si
ricostruisce.
...
Non è vero che l’amore regala solo sorrisi, che è
perfetto, che non ferisce mai.
L’amore, quello vero, cade, sembra svanire, si logora
e si sporca ma è amore e va avanti.
L’amore, quello vero, non è quello perfetto.
E’ quello che in tutte le sue imperfezioni prende coraggio
e resiste. Anche alla paura."

E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose sotto il sole sono state scritte dalla stessa Mano: la Mano che risveglia l’Amore e che ha creato un’anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole. Perché, se tutto ciò non esistesse, non avrebbero più alcun senso i sogni dell’umanità….
L’Alchimista di P. Coelho

“io ti amo. Ti amo perchè tutti gli amori del mondo sono come fiumi differenti che scorrono verso il medesimo mare:lì si incontrano e si trasformano in un amore unico, che diviene pioggia e benedice la terra.(…) poichè ricevo il tuo amore, io ti offro il mio. non è l’ amore di un uomo per una donna, non è l’ amore di un padre per una figlia, non è l’ amore di Dio per le proprie creature. E’ un amore senza nome, senza spiegazioni(…).”
Paolo Coelho- Aleph


Foto: Una volta, quando io ero un uomo e lei era una donna, l’amore crebbe così tanto che che non c’era più lei né io. Ricordo vagamente che un tempo eravamo due, ma l’amore arrivò fra noi e siamo diventati Uno.

Poesia persiana Sufi


Siamo frammenti d'acciaio e
l'amor tuo è calamita,
sei origine d'ogni attrazione.


Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.



Dalla testa ai piedi sono diventato te.
Di me non rimane che il nome.
La volontà l'hai tu. Tu sola esisti.
io sono scomparso come una goccia d'aceto
in un oceano di miele.




Rumi





Quando l'uomo e la donna si incontrano nella fusione amorosa tantrica diventano Shiva e Shakti e si congiungono in un profondo orgasmo, si perdono e fanno vibrare solamente l'energia cosmica. In questo incontro, che si trasforma in una sublime preghiera, l'individualità scompare e si manifesta l'entità cosmica; non esistono più due individui, due esseri umani limitati ma due esseri divini, che immersi in un amore totale e avvolgente, in un'adorazione reciproca si aprono al mistero dell'eternità e raggiungono le più alte vette della realizzazione spirituale

giovedì 11 ottobre 2012

stadii evolutivi


Noi, nel senso di Esseri organici e individui facenti parte dell'umanità, siamo fatti di corpo ed anima che sono legati insieme dallo spirito - come paragone più calzante possiamo prendere la trinità: dove  Gesù Cristo il Figlio (Logos)  è legato a Dio Padre per mezzo dello Spirito Santo (Amore)."Secondo gli Spiriti, fra tutti i globi che compongono il nostro sistema planetario, la Terra sarebbe uno di quelli, i cui abitanti sono meno avanti così nel morale che nel fisico. Marte gli sarebbe ancora inferiore, e Giove molto al di sopra per tutti i riguardi. Il Sole non sarebbe un mondo abitato da esseri corporei, ma un luogo di convegno di Spiriti elevati, i quali di là irradiano col pensiero verso gli altri mondi, che essi dirigono per mezzo di Spiriti subordinati, coi quali comunicano per l’intermedio del fluido universale. In quanto alla costituzione fisica, il nostro Sole, come tutti gli altri, può darsi che sia un focolare di elettricità. Il volume e la lontananza dal Sole non avrebbe alcun rapporto necessario col grado di avanzamento dei mondi, poiché Venere sarebbe più progredita della Terra, e Saturno meno di Giove. Parecchi Spiriti di persone vissute sulla terra hanno detto di essersi reincarnati in Giove,uno dei mondi più progrediti del nostro sistema, e questo fece meraviglia, poiché sulla terra non erano stimate da tanto. Ma questa sorpresa scemerà, qualora si consideri in primo luogo che alcuni Spiriti, i quali abitavano in quel pianeta, hanno potuto essere mandati sulla terra per compiervi una missione la quale, ai nostri occhi, non ne dava a conoscere tutto il valore; in secondo luogo, che fra la loro esistenza terrestre e quella in Giove, hanno - potuto averne delle intermedie, in cui migliorarsi sotto ogni riguardo e da ultimo, che in quel mondo, come nel nostro, vi saranno diversi gradi di sviluppo, e fra questi gradi può correre la distanza, che fra noi separa il selvaggio dall’uomo incivilito. Quindi, abitare in Giove non vuol dire che uno sia a livello degli esseri più avanzati che ci vivono, come altri non è a livello di un dotto dell’Istituto, solo perché dimora a Parigi. Anche le condizioni di longevità non sono da per tutto le stesse che sulla terra, e l’età non ha termine di paragone. Lo Spirito di una persona morta da tempo, rispondendo ad una evocazione, disse di essere reincarnato da sei mesi in un mondo a noi sconosciuto. Richiesto dell’età, che aveva in esso, replicò: “Non posso valutarla, perché qui non misuriamo il tempo come voi. Il modo di esistere non è più lo stesso, e lo sviluppo è molto più celere. Tanto è vero che, quantunque io non ci sia che da sei dei vostri mesi, posso dire di avere l’intelligenza che avevo a trent’anni sulla terra” (da Il libro degli Spiriti di Kardec)
"Siamo qui
Perchè non c’è alcun rifugio
ove nasconderci da noi stessi
Per questo siamo qui
Per manifestarci a noi stessi nella Luce
Non come i giganti dei nostri sogni
Non come i nani delle nostre paure
Ma come Uomini e Donne
parte di un Tutto"


Come una pianta si dirige verso la luce del sole, così l’Umanità è attratta dalla luce dello Spirito o Monade, Dio, Sé Superiore, Brahma, ecc.  Gli uomini non sono tutti uguali, anche se naturalmente sono equivalenti, infatti, pur facendo parte tutti quanti di un solo corpo chiamato Umanità ed essendo quindi equivalenti, tuttavia alcune cellule hanno un’età e una funzione diversa dalle altre. Come nella vita dell’uomo vi sono bambini, adolescenti, uomini maturi e persone anziane, così nell’umanità vi sono persone che hanno un’età evolutiva diversa e corrispondente a diversi gradi di sviluppo. Questa chiave di lettura astrologica ci proviene dall’antica saggezza del Maestro Tibetano D.K. in cui, studiando il modo in cui avviene il percorso dell’Anima durante le sue varie incarnazioni, giungiamo a comprendere cosa vuol dire appartenere allo Stadio Cancro, porta d’ingresso nella ruota delle incarnazioni umane, quando si passa a quello del Leone, cosa ci porta al passaggio nello Scorpione per poi arrivare alle vette del Capricorno e infine al Servizio dell’Aquario.
L’uomo una creatura ad immagine e somiglianza dei propri creatori,  fa parte dell’anima del mondo;  è l’enzima di questa macro-cellula che chiamiamo Terra e, come enzima primario, dovrebbe partecipare all’evoluzione fisica e animica del pianeta in cui è collocato,  istruire e coordinare tutti gli altri regni a lui sottoposti, non distruggerli. Dovrebbe essere un creatore, un manipolatore di energie e di cose poichè appunto creato  “ad immagine e somiglianza", egli, a differenza di quanto il pianeta concepisce e partorisce: minerali, vegetali ed animali, possiede il privilegio dello spirito individuale. I Geni Astrali hanno concesso all’uomo, attraverso un particolare innesto genetico, di assumere un ordine ben preciso nel processo evolutivo delle specie minori, anch’esse impegnate nel trasformarsi della materia in energia e dell’energia in materia ed  essere il principale artefice dell’ascensione spirituale ed astrale dei tre regni in continua evoluzione. L’uomo è il genio dell’anima della Terra e di tutto quanto essa concepisce e partorisce per la sua cosmica evoluzione, è l’apice piramidale dei tre regni inferiori; minerale, vegetale, e animale, quindi il tutore, il guardiano, il responsabile di tutte le manifestazioni della vita che si esprimono in questo globo terracqueo. Non avendo ottemperato a quanto gli competeva, è in atto un rinnovamento di purificazione o riprogrammazione che il genere umano dovrà subire. Si tratta di una purificazione sostanziale sui piani fisici-psichici-spirituali per conformarsi alla nuova frequenza evolutiva. Qualcuno sostiene che la terra si trova già in quarta dimensione e che, pertanto, il suo ciclo cosmico adesso si manifesta nell’era dell’acquario, un’era che porta con sé i valori sublimi della quarta dimensione, una dimensione dove tutto non è uguale a quanto sin ora abbiamo conosciuto. Chi non si predispone, chi non accetta la nuova frequenza, la nuova vibrazione d’amore, non potrà sopravvivere né fisicamente, né spiritualmente su questa terra, (magari continuerà il suo processo evolutivo in un altro pianeta dove esistono ancora le condizioni della terza dimensione), perché incapace di assimilare la nuova dinamica vitale, la nuova energia divina che è destinata all'uomo e richiamata dall’evoluzione stessa. Gli alberi, gli animali, l’aria e la terra sono gli elementi vivificanti della nostra esistenza, sono parte di noi stessi. Il loro grande amore è di donarsi, integrandosi così nel processo evolutivo grazie al potere che abbiamo di trasformare. Il nostro astrale viene alimentato dall’energia che si manifesta attraverso il processo della vita e della morte, della morte e della vita di questi regni. Il nostro corpo fisico esiste grazie a questa trasformazione. Il minerale, il vegetale, l’acqua, l’aria e la terra diventano una sola cosa in ognuno di noi e attraverso noi evolvono. Al momento che uno zoide cosmico o cometa, feconda una supernova o uovo cosmico, questa esplode a forma di croce. L’atomo d’idrogeno, l’atomo creante, entra sul piano della materia planetaria con altri elementi utili a favorire la vita. Il corpo è il veicolo dello spirito e come tale egli è un trasformatore evolutivo della Coscienza che si evolve sempre più in virtù di una delle Leggi che governano la Creazione: La Legge della Reincarnazione. L’uomo in quanto Coscienza, attraverso la Reincarnazione percorre una scala di valori spirituali che comprende sette coscienze suddivise in due gruppi, questo per quanto riguarda il nostro Cosmo.
"Quando andrai in Egitto e ne riporterai l'Unica Perla che giace in mezzo al mare, accerchiata dal serpente sibilante, indosserai di nuovo il tuo vestito di gloria e il manto sopra esso, e con tuo fratello, prossimo a noi in dignità, sii erede del nostro regno".

Prima Dimensione = Valore Minerale – il ciclo dura 700 milioni di anni.
Ha una coscienza propria, una energia psichica che raggiunge il massimo nelle strutture cristalline e si evolve nella seconda dimensione, dopo un certo numero di esperienze e necessità, quando l’energia racchiusa nella dimensione minerale raggiunge una completa conoscenza del regno in cui vive.

Seconda Dimensione = Valore Vegetale - il ciclo dura 700 milioni di anni
Ha una coscienza propria, una vita biopsichica con riproduzione genetica, accrescimento, mutazione e adattamento. Il vegetale si nutre del minerale allo stato solido, liquido o gassoso, proponendo un ciclo di rinnovamento e trasformazione degli elementi. Dopo le esperienze in tutte le forme vegetali si evolve nella terza dimensione.

Terza Dimensione = Valore Animale – si evolve nel valore umano - 700 milioni di anni
Ha una propria coscienza, una vita biopsichica con riproduzione genetica ed accrescimento, possiede un anima collettiva, atta a contenere tutte le esperienze e le caratteristiche di ogni specie. L’animale si nutre del minerale, del vegetale, completando il ciclo di rinnovamento e trasformazione adatto a rendere una litosfera idonea alla vita dell’uomo. Nel regno animale esiste solo l’istinto, l’obbedienza alla Legge Divina, il regno animale, comprende un’anima collettiva legata alla specie e solamente quando entra in loro l’individualità, cioè l’intelligenza, dopo le esperienze nelle diverse razze, l’animale diviene uomo.

Quarta dimensione = Valore umano con coscienza planetaria - 100 milioni di anni
Quando in un pianeta una specie animale raggiunge per evoluzione le caratteristiche per essere compenetrata dallo spirito individuale, in modo da divenire la guida delle altre specie, subisce un procedimento di “fusione divina”. I Geni solari, che si riproducono per sdoppiamento di se stessi, generano entità spirituali che vanno a compenetrare gli strumenti animali programmati in quella specie per divenire Ego-Sum, e cioè: l’Uomo si nutre di minerale, vegetale ed animale, trasformando e sublimando queste strutture inferiori in frutti di azioni e di pensiero creativo conferite dall’intelligenza o Spirito. Questa enorme responsabilità dell’uomo deve essere in sintonia con le Leggi materne planetarie e Paterne solari. La sua anima sarà individuale e la somma delle esperienze la porterà avanti nella scala evolutiva della Coscienza Individuale che, seguendo le direttive dello Spirito, la farà salire di dimensione. Comincia a trasformare la natura materiale del proprio corpo in Energia Astrale. L’uomo dunque è la sintesi evolutiva dei tre regni inferiori, l’individualità rende l’uomo intelligente e consapevole della sua esistenza e la volontà è il mezzo per realizzare il suo libero arbitrio per una vita ascensionale. L’uomo è subordinato alla leggi di natura cosmica come la legge di causa effetto, karma e libero arbitrio. Dopo le esperienze nelle varie situazioni, (razza, maschio, femmina, ricco, povero ecc.) vincolate anche dalla legge del karma, l’uomo è destinato a esprimersi nella quarta dimensione, il primo scalino della triade superiore. Dopo 600 milioni di anni nell’uomo la coscienza comincia ad espandersi nei multiformi aspetti della vita planetaria e nelle infinite combinazioni bio-fisiche planetarie. Il corpo-strumento sarà composto da 2 parti di astrale e due di materia, e a poco a poco collegato allo spirito, si evolverà completamente in corpo energetico o astrale. Questo corpo permetterà di operare e viaggiare nei molteplici aspetti della luce e, quindi, di essere visibili o invisibili agli strumenti della scienza degli uomini che vivono ancora legati alle superfici planetarie. Quando l’entità avrà piena consapevolezza e coscienza di tutto ciò che si esprime sia materialmente che spiritualmente sul pianeta, avrà acquisito la coscienza planetaria e sarà pronto per incamminarsi verso la 5^ dimensione, la coscienza Universale o galattica. Questo ciclo dura 100 milioni di anni.

Quinta dimensione = Coscienza solare
Nel Logos del Pensiero Creativo, vivono i Geni Solari che proiettano nell'Aura Solare la Loro Immagine creativa da cui nascono gli Uomini Angeli. Entrano in questa coscienza solare gli uomini che hanno un corpo pienamente astrale per cui divengono esseri di luce. Sono gli abitanti dei soli e governano ogni aspetto vivente planetario. Sono gli Dei, Creatori di ogni forma e sostanza. Da Loro partono i messaggi genetici con cui fecondano i pianeti, e a loro ritornano le trasformazioni operate dai loro figli-uomini.

Sesta dimensione = coscienza universale
Gli esseri di questa dimensione appartengono al mondo delle energie mentali superiori, riconoscono e realizzano la pace spirituale, l’amore universale e l’armonia creativa. Vivono in accordo con la pura conoscenza spirituale. La loro natura è spirituale e priva di sembianze materiali, lo spirito è libero dalla materia organica, è la prima esistenza puramente spirituale. Quando gli esseri di questa dimensione avranno piena consapevolezza e coscienza dell’intera galassia si avviano verso il settimo ciclo che è cosmico.

Settima dimensione = coscienza cosmica
Gli Esseri di questa dimensione, sono spirito puro, Coscienza Cosmica, Coscienza una, onnisciente, onnipresente, onnipotente, perché partecipa in Dio che ha Corpo Macrocosmico, Anima composta dalla totalità delle esperienze di tutte le creature, Spirito che è onnipresente. Queste entità sono geni cosmici essendo riuniti alla fonte unica Dio. La settima dimensione possiede la coscienza assoluta, la coscienza primigenia dalla quale procedono tutte le altre coscienze. Gli Esseri di questa dimensione coscienti e consapevoli di tutte le manifestazioni della vita fisica, astrale e spirituale dell’intero cosmo. Dalla formichina agli universi stellari. Ma di Cosmi ve ne sono tanti… per cui le dimensioni sono infinite…
Coscienza Una, Onnisciente, Onnipresente, Onnipotente, perché parteciperà in Dio che ha:
Corpo = Macrocosmo
Anima = Totalità delle esperienze dei Suoi Figli
Spirito = Onnipresente
SOWELU: IL POTERE
La Scelta tra il Bene e il Male
è il ricongiungimento con la Mente Cosmica
Piatto Oracolo delle Rune in ceramica raku realizzato da La Terra e il Fuoco di Giovanna Bellini
Assieme alla terra, l'uomo sta  vivendo il primo periodo della quarta dimensione; è ad un passo dell’acquisizione completa di questo valore. Sono molte le prove che testimoniano fenomeni extrasensoriali, legati a questo passaggio dimensionale: nascono bambini prodigio, esistono uomini con poteri eccezionali, animali intelligenti, piante particolari ecc. ma purtroppo sono molti gli uomini che non sono in sintonia con la nuova vibrazione ascensionale per cui vanno incontro alla follia mentale. Gli abitanti di altri mondi più evoluti guidati dai Maestri o archetipi solari, controllano scrupolosamente ogni iniziativa individuale o sociale, sono pronti all’intervento per difendere il pianeta dalla possibile catastrofe e salvare chiunque stia già dedicando la propria vita per il bene degli altri. L’uomo è sul punto del non ritorno, spinto da un inspiegabile odio fraterno, presuntuoso ed ignorante, egli vuole distruggere gli equilibri della Natura-Madre. Schiavo ormai del proprio materialismo si sfoga facendo guerre, costruendo ordigni esplosivi sempre più potenti, inquinando e ammorbando ogni cosa, bruciando e distruggendo intere foreste, polmoni vitali del pianeta. Uccide per divertimento le creature di Dio negando la vita anche ai bambini che a migliaia muoiono nel mondo a causa delle ingiustizie e dell’indifferenza. Esperimenti nucleari, inquinamento ecc. Occorre dare il giusto valore alla vita. La vita è un meraviglioso sentiero di conoscenza, un mezzo eccellente per sperimentare un passo di un lungo cammino che conduce verso la sublimazione assoluta della materia, verso la radiosa contemplazione cosciente dello spirito, verso la meta suprema, verso Dio. Sulla terra la vita si coniuga con la morte. Molti si dimenticano di questa realtà, molti vogliono ignorare che nel momento in cui si arriva c’è già il biglietto per partire. Basterebbe avere piena coscienza di questa verità per essere più buoni e virtuosi, amanti della pace, della giustizia e praticando l’amore. Il passaggio nella nuova dimensione pur essendo progressivo ed inarrestabile, può essere gioioso o doloroso, tutto dipende dalle nostre scelte,  la nuova frequenza evolutiva, la nuova vibrazione procura lievi disturbi (vertigini, ecc.). Il nostro pianeta è investito da una potente energia purificatrice utile al suo rinnovamento. Gli uomini dovrebbero stare molto attenti nell’uso di determinate sostanze come l’alcool, il fumo, le bevande eccitanti, i cibi avvelenati e quant’altro potrebbe disturbare il sistema neurovegetativo. La sopravvivenza del genere umano è minacciata da diversi fattori che dipendono dalla sua errata conduzione della vita priva di valori cosmici universali. La natura dell’uomo è trina, il corpo fisico è il veicolo del corpo astrale e questo veicolo dello spirituale. Bisogna educare il corpo renderlo efficiente ed armonico per servire l’opera dello spirito e tutto questo per il divenire eterno dell’intera economia creativa. Nell'alternanza di vita e di morte, l'uomo si arricchisce delle esperienze attinte nel regno della materia, polo negativo, egli percorrerà la scala dell’evoluzione, e così, in quanto intelligenza, si proietterà verso l’infinito piano verso le infinite dimensioni della scienza universale e, in quanto coscienza, progredirà sempre più in quella volumetrica sapienza e saggezza, grazie alle quali sarà possibile penetrare i segreti dell’intima natura vivente di Dio, di comprenderne sempre più la funzione creativa e di assimilare meglio gli scopi e le finalità intrinseche del suo divenire eterno. Più l’uomo si allontanerà dall’influsso esercitato dal polo negativo materiale, più si immergerà nella sapienza dei valori assoluti. E’ così che la sua coscienza sarà pervasa dai valori positivi dell’amore, della giustizia, della fratellanza. Persino il valore atomico del suo corpo si sintonizzerà su valori atomici meno densi e più eterei, fino a che, lo spirito, un giorno non avrà più bisogno della materia che gli servì per attingere le necessarie esperienze nel polo negativo. L’uomo allora non sarà più parte del tempo, ma uno spirito, una energia che torna nel tutto. Uno spirito ritornato alla purezza primigenia, corredato da un valore che non possedeva all’origine: la coscienza. Coscienza di essere una nota vitale del possente complesso armonico creativo. L'essere umano è un effetto manifestativo di una causa sovrumana. Entità fugace e mortale, prigioniera delle leggi del tempo e dello spazio, abitacolo psichizzato dell’anima. Una entità in evoluzione che inizia il faticoso cammino nel regno della materia governata dalla legge dei contrasti: banco di prova necessario e ineluttabile. L’uomo è il veicolo, l’anima è il motore, lo spirito è l’intelligenza, il registratore di un ciclo di esperienze sofferte nel regno della materia. L’evoluzione degli spiriti è una scala lunga, complessa, articolata su piani dimensionali che si oppongono e si integrano a vicenda. Viene il tempo che la potenza dello spirito creativo si veste d’amore per indicare agli uomini la via del grande ritorno. In virtù delle esperienze di ogni reincarnazione, la manifestazione umana diviene sempre più eterea. L’uomo è chiamato a modificare i suoi atteggiamenti, le sue azioni negative per mettersi nelle condizioni ideali per operare ad immagine e somiglianza di Dio.

"La vita è uno strumento di crescita, una via per la verità e l'amore. E' un fiume in movimento, di portata variabile. quando inaridisce, è ora di morire. E' allora che si deve passare dalla dimensione del buio a quella della luce, dall'ignoranza alla conoscenza. Solo per ignoranza o disamore si teme la morte. Senza di lei, non si può tornare alla vita. Ecco perchè è così importante." (Da "La donna di luce" di Mamani)



 «Naître, mourir, renaître encore et progresser sans cesse, telle est la Loi»

lunedì 8 ottobre 2012

in manibus...sapientia




"La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola;
tuttavia solo coloro che la cercano la trovano"
(Bayazid al-Bistami)

Il Libro rosso è il libro segreto di Jung, scrigno privato di un'anima che lì si cela nella sua nudità, e che un comprensibile pudore ha inteso proteggere da sguardi curiosi, e si situa al centro di una straordinaria sperimentazione artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco. Quella che Jung chiamerà più tardi "immaginazione attiva" e che fu ampiamente utilizzata in questo volume, è appunto lo strumento inedito di cui egli si servì, nel corso della sua discesa agli inferi, per suscitare i contenuti archetipici della psiche e oggettivarli attraverso il dialogo interiore, la scrittura, la pittura, la scultura. Il libro rosso. Liber novus

In Manibus Fortuna PosterFile:Il Libro Rosso (Jung).jpg

La psiche è composta oltre che dalla parte inconscia, individuale e collettiva, anche dalla parte conscia. La dinamica tra la parte conscia e quella inconscia è considerata da Jung come ciò che permette all'individuo di affrontare un lungo percorso per realizzare la propria personalità in un processo che egli denomina "individuazione". In questo percorso l'individuo incontra e si scontra con delle organizzazioni archetipe (inconsce) della propria personalità: solo affrontandole egli potrà dilatare maggiormente la propria coscienza. Esse sono "la Persona", "l'Ombra", "l'Animus o l'Anima" e "il sé". L'archetipo è una sorta di "DNA psichico": il concetto deve molto a Platone e alla sue "idee". La Persona (dalla parola latina che indica la maschera teatrale) può essere considerata come l'aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che realmente si è. L'Ombra rappresenta la parte della psiche più sgradevole e negativa, coincide con gli impulsi istintuali che l'individuo tende a reprimere. Impersona tutto ciò che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia del soggetto. È, in un certo senso, l'evoluzione junghiana dell'Es freudiano. Animus e Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Si manifesta in sogni e fantasie ed è proiettata sulle persone del sesso opposto, più frequentemente nell'esperienza dell'innamoramento. L'immagine dell'anima o dell'animus ha una funzione compensatoria con la Persona, è la sua parte inconscia e offre possibilità creative nel percorso di individuazione.
Il è il punto culminante del percorso di realizzazione della propria personalità, nel quale si portano ad un'unificazione tutti gli aspetti consci ed inconsci del soggetto. Altri archetipi rappresentano immagini universali, che esprimono contemporaneamente positività o negatività: la Grande Madre, il Vecchio Saggio, l'Apollo, numerose figure della religione

« Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei miei libri non può avere dubbi sul fatto che io non sono mai stato filonazista e tanto meno antisemita; non c'è citazione, traduzione o manipolazione tendenziosa di ciò che ho scritto che possa modificare la sostanza del mio punto di vista, che è lì stampato, per chiunque voglia conoscerlo. Quasi tutti questi brani sono stati in qualche misura manomessi, per malizia o per ignoranza. Prendiamo la falsificazione più importante, quella sul Saturday dell'11 giugno: "L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico". Guarda caso, se lette nel loro contesto queste frasi acquistano un significato esattamente contrario a quello attribuito a esse da questi "ricercatori". Sono state prese da un articolo intitolato "Situazione attuale della psicoterapia". Perché si possa giudicare il senso di queste frasi controverse, le leggerò per intero il paragrafo in cui ricorrono: "In virtù della loro civiltà, più del doppio antica della nostra, essi presentano una consapevolezza molto maggiore rispetto alle debolezze umane e ai lati dell'Ombra, e perciò sono sotto questo aspetto molto meno vulnerabili. Grazie all'esperienza ereditata dalla loro antichissima civiltà essi sono capaci di vivere, con piena coscienza, in benevola, amichevole e tollerante prossimità dei loro difetti, mentre noi siamo ancora troppo giovani per non nutrire qualche "illusione" su noi stessi… L'ebreo, quale appartenente a una razza che dispone di una civiltà di circa tremila anni, possiede, come il cinese colto, un più ampio spettro di consapevolezza psichica rispetto a noi. L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai, poiché tutti gli istinti e i suoi talenti presuppongono, per potersi sviluppare, un popolo che li ospiti, dotato di un grado più o meno elevato di civiltà. La razza ebraica nel suo insieme possiede perciò – per l'esperienza che me ne sono fatta – un inconscio che si può paragonare solo con alcune riserve a quello ariano. Eccezion fatta per alcuni individui creativi, possiamo dire che l'ebreo medio è già molto più consapevole e raffinato per covare ancora in sé le tensioni di un futuro non nato. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico, il che costituisce al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio di una giovane età che non si è ancora completamente distaccata dall'elemento barbaro »

Jung s'interessò di paranormale già in gioventù, analizzando i fenomeni della sua cugina medium. Egli stesso condusse analisi ed esperimenti parapsicologici. Era convinto di essere un sensitivo. Nel corso della sua vita ebbe diverse premonizioni e una sorta di visione nel 1913 che annunciava la rovina dell'Europa (la prima guerra mondiale). Sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell'inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell'inconscio individuale. Cominciò un lavoro analitico su sé stesso, a base di tutta la sua opera, annotando sogni, fantasie e disegnandole anche, in quello che sarebbe diventato il Libro Rosso: non lo pubblicò mai; gli eredi autorizzarono la visione dell'opera solo nel 2001 e la pubblicazione del saggio, di intonazione profetica e ispirato allo stile di Nietzsche, solo nel 2008. Nel 1920 disse di avere assistito alle manifestazioni di un fantasma e di averlo visto, mentre dormiva (in una sorta di illusione ipnagogica). Jung tendeva a spiegare i fenomeni, più che come manifestazioni di spiritismo, come manifestazioni di alcuni inconsci turbati e particolarmente sensibili; tuttavia ammise che certi fenomeni erano, a suo parere, inspiegabili, avvicinandosi a una posizione possibilista. Cercò sempre di non abbandonare una posizione scientifica. Studiò anche la credenza nella reincarnazione, che interpretava originata dai ricordi dell'inconscio collettivo. Nel 1944 pubblicò Psicologia e alchimia ma in quello stesso anno ebbe un incidente, una frattura e un successivo infarto. In coma visse un'esperienza di pre-morte (un'esperienza extra-corporea e una visione di un luogo luminoso) che descriverà nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni: Nel 1952 pubblicò gli importanti scritti sulla teoria della sincronicità: secondo questa spiegazione alcuni fenomeni avvengono in modo sincrono senza che vi siano correlazioni di causa-effetto, poiché hanno un'origine comune, un fine comune e una comunanza evidente di significato, e sono parte di uno stesso meccanismo del destino.

File:Mandala gross.jpg
File:Carl Gustav Jung portrait.jpg

Jung scrisse quattro saggi sui Mandala, i disegni rituali buddisti e induisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un'affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un'azione sull'autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l'immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la "dispersione" e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall'esterno. Ma c'è di più: oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo. Collegandosi a ciò, Jung, a partire dagli anni quaranta, si occupò anche di un fenomeno nuovo, che s'intensificava sempre di più, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale. Si trattava dei cosiddetti "oggetti volanti non identificati", in sigla UFO. Jung, che leggeva tutto ciò che veniva pubblicato in relazione a questi fenomeni, si occupò più volte del tema nei suoi scritti e tre anni prima di morire, nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, che può esser visto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio - uno degli ultimi - in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva sul futuro dell'umanità.
Per Jung la coscienza del nostro tempo è lacerata, frammentata da un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di eccezionali dimensioni. L'Io si è troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le "meraviglie" della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive. I dischi volanti rappresentano visioni, oggettivazioni fantastiche di un inconscio troppo duramente represso. Tra le varie ipotesi è dunque "un archetipo a provocare una determinata visione".
Jung considera con distacco e una certa ironia l'esistenza degli UFO come fenomeno fisico, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare maggior credito alla loro effettiva realtà, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una sincronicità tra inconscio e fenomeno reale.Fra i vari precursori di Jung figurano soprattutto Platone, ma anche il neoplatonico Plotino, Johann Wolfgang von Goethe (che Jung sentiva legatissimo a sé, al punto che, da ragazzo, affermava, con i compagni di scuola, di esserne la reincarnazione). Importanti furono anche le letture giovanili di Immanuel Kant, Friedrich Nietzsche (soprattutto Così parlò Zarathustra), Friedrich Schelling, Cesare Lombroso, Arthur Schopenhauer e Jacob Burckhardt, e, ovviamente l'interrotta collaborazione con Sigmund Freud.
Spesso poi si dimentica il fatto che avesse finito il liceo in età prematura e poi fatto studi di medicina, e che nella famiglia materna vi erano diversi appassionati di spiritualismo e occultismo. Altri, spingendo dalla parte dei suoi studi esoterici sull'alchimia e il simbolismo parlano di influenze antiche e sapienziali, anche dall'oriente (certamente il libro I Ching).
Diverse testimonianze raccontano di come conoscesse bene il latino e amasse leggere le sue opere classiche e medioevali
Qualcuno ha fatto un paragone con il trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson, specialmente con l'idea di Over-Soul (dalla prima serie di Essays), e con la conferenza Demonology (1839, della serie Human Life), ma non si sa se Jung l'avesse letto
« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura classica dell'alchimia »
I lavori e scritti finali della vita di Jung si concentrarono sull'alchimia. L'ultimo suo libro s'intitola infatti Mysterium Coniunctionis. Questo volume tratta dell'archetipo "Mysterium Coniunctionis" anche conosciuto come il matrimonio sacro o alchemico tra il Sole e la Luna. Jung ha riesaminato la teoria ed il simbolismo alchemico ed ha iniziato a mettere in luce il significato intrinseco del lavoro alchemico come ricerca spirituale. L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni 1940 a praticamente fino alla sua morte avvenuta nel 1961:
  • Psicologia e alchimia (1944)
  • Psicologia del transfert (1946)
  • Saggi sull'alchimia (1948)
  • Mysterium Coniunctionis (1956).
La tesi dello psicanalista svizzero consiste nell'identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell'immaginazione ed in particolare a quella onirica. Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe l'opus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell'essere interiore. Mentre l'alchimia non sarebbe altro che la proiezione (psicologia) nel mondo materiale degli archetipi dell'inconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell'io dai conflitti interiori.[14]
Jung studiò anche approfonditamente l'astrologia e la legò alle sue teorie sui tipi psicologici.
Jung rimase sempre di religione cristiana protestante, nonostante l'interesse per molte culture religiose. La sua visione è di tipo gnostico e panteistico, con evidenti influssi neoplatonici. Così su Dio:
« Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste. »

Nel Libro rosso, pubblicato postumo nel 2009, Jung è più esplicito sul proprio concetto di Dio, quale negli anni della sperimentazione su sé stesso aveva maturato un Dio personale, riflesso di contenuti inconsci:
« Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura »
Jung ha sempre mostrato grande rispetto nei confronti della pratica religiosa dei suoi pazienti: l'aspetto terapeutico, infatti, per lui risultava alla fine più importante della fede professata. Riguardo a questa, però, rimane da chiarire per i teologi cristiani una questione basilare: se nella sua teoria si dia una distinzione reale tra l'uomo e Dio, o se quest'ultimo non si riduca a una produzione della psiche, anche a motivo di una nozione - l'archetipo - affascinante, ma anche vaga ed ambigua. Resta anche, secondo questi teologi, da chiarire l'ammissibilità di una rivelazione storica, irriducibile al soggetto e all'analisi psicologica: Jung non sembra accettare come fatto storico la risurrezione di Cristo, e anche la nozione di peccato sembra essere assimilata più che altro a concetti quali disordine, deviazione o disagio psichico.

Nella sua ricerca di una ricostruzione il più possibile psicologico-scientifica della religiosità, Jung era arrivato a concepire l’esperienza religiosa come “esperienza soggettiva del divino”. Quest’ultimo, sosteneva Jung (Psicologica e Religione del 1940), è definibile come una sorta di energia che afferra e domina il soggetto umano indipendentemente dalla sua volontà; è una proiezione dell’inconscio che può avere una valenza negativa (incoerenza distruttrice dell’aspetto demoniaco del divino) ed una valenza positiva, quando il progetto divino è percepito come coerente alla realizzazione del Sé (che rappresenta l’aspetto logico, “dicibile”, intelligibile del divino). Ovviamente, dobbiamo presupporre l’esistenza di un soggetto umano e filosofico, ossia di una interiorità individuale e strutturata, che può essere attraversato da turbe ma ha comunque in sé la capacità di guarire, ossia di ritrovare il bandolo della propria matassa. È una concezione che potremmo definire ottimistico-positivistica, cosa che del resto a Jung andrebbe benissimo. Il soggetto è una unità (è uno come Dio è Uno) che può ritrovarsi scissa in talune fasi del suo percorso, e che può trovare sollievo solo se ripercorre il cammino fino alla propria unità originaria. In considerazione di questo, lo psicanalista ferrarese Gianfranco Tedeschi, nella sua raccolta di saggi brevi dal titolo L’Ebraismo e la Psicologia analitica – Rivelazione teologica e rivelazione psicologica - edito da Giuntina nel 2000 - può porre un parallelo tra la psicologia junghiana (che dall’io scisso torna all’io uno) e il concetto ebraico della divinità. Al momento della sua formazione, il pensiero religioso ebraico si differenzia da quello dei popoli con i quali coabitava per essere l’unico a tenere al suo centro un Dio Unico e irrappresentabile, mentre tutti gli altri avevano tante divinità, per ogni aspetto della realtà, visibile e invisibile, dall’aspetto non solo umano, ma anche animale. Tedeschi ci dà la seguente spiegazione delle premesse che muovono i suoi studi: “La psicologia analitica studia i corrispettivi psichici dei processi religiosi e le sue ricerche offrono una strada assai fertile per un approfondimento dell’ebraismo nel suo significato religioso, esistenziale. Secondo il mio modo d’intendere, la psicologia analitica ci permette di accedere alla parte profonda, divina della personalità, quella che Jung chiama l’archetipo del Sé, e d’interpretare i suoi contenuti come l’aspetto interiore della rivelazione, il corrispettivo psichico della rivelazione esterna, teologica, due momenti contemporanei della stessa Realtà". L’ebreo è esortato ad essere “santo” (chadosh) come “Santo è il Signore”. In questo senso, simile a Lui. A questo, si riallaccia il concetto di “individuazione” junghiana, ossia quel processo che dall’io scisso, appunto, ci porta all’io uno, conciliato. Insieme a Jung, suggerisce che tale conciliazione non possa avvenire se non tramite l’esperienza religiosa, ossia tramite il riconoscimento che l’io deve diventare lo strumento di realizzazione del Sé, ossia della sua stessa oggettivazione come parte di un’unica sostanza archetipica religiosa che lo sovrasta e lo contiene e senza la quale non può relizzarsi, non può essere veramente se stesso. Ciò ha lo scopo di condurre l’io fuori dalla nevrosi: “l’archetipo del Sé, proiettato nei cieli, è allora rientrato nell’inconscio da cui proviene” : la vocazione junghiana è quindi la realizzazione dell’archetipo del Sé come mito fondante, ossia quell’innata tendenza all’autorealizzazione conscia della personalità, che non va repressa: “Ogni paziente è, psicologicamente parlando, un pagano che chiede di diventare monoteista” Quindi, per uscire dalla nevrosi occorre accettare una quota di alienazione: l’archetipo del Sé è un fattore sia interno che esterno alla psiche, la cui attivazione guida l’uomo alla realizzazione della propria completezza, legata alla propria individualità e peculiarità: “l’io non è il centro motore della personalità, ma lo strumento per la realizzazione conscia del Sé”. Una sorta di rivoluzione copernicana che conduca fuori dall’egotismo, un’alienazione controllata che eviti l’alienazione nevrotica. Non a caso, infatti, si ricorda che Jung “definisce la nevrosi come l’ira di Dio che si abbatte su chi si è allontanato dal Sé e la guarigione consiste nel ritorno ad esso”. Per Jung come per il religioso, il senso della vita è la realizzazione conscia del Sé. Ma l’archetipo del Sé non è una fonte di dogmi, quanto una profonda aspirazione, lo scopo di una ricerca che ha come fine il benessere psichico. L’importante è che l’uomo (non solo il singolo, ma l’umanità intera) abbia la sensazione di dialogare con Dio e di collaborare con Lui al completamento della Creazione. A questo stesso fine è rivolto l’Ebraismo: “Nel mito (mito secondo Jung) ebraico sono presenti, in modo più marcato, i temi delle sequenze psichiche dell’attivazione del Sé, profondamente radicato nella struttura costituzionale della personalità dell’ebreo, dominante sulle altre strutture archetipiche. L’ebreo sente che Dio è una grande parte della propria anima: realizzare la propria qualità divina significa integrare Dio in ogni atto della propria quotidianità, riempire, come dice Buber, gli spazi interpersonali con il cemento divino fino a che vi sarà un’unica massa, un solo blocco, e questa sarà l’era messianica.

Imparare è un'esperienza;
 tutto il resto è solo informazione.
Albert Einstein



Georges Ivanovič Gurdjieff (Alexandropol, 13 gennaio 1872 – Neuilly, 29 ottobre 1949) è stato un filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno. Il suo insegnamento combina cristianesimo, sufismo e altre tradizioni religiose in un sistema di tecniche psicofisiche che cerca di favorire il superamento degli automatismi psicologici ed esistenziali che condizionano l'essere umano. L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff (in comune con molti altri "maestri spirituali" di ogni epoca) è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza. Fondamentale il suo diffondere in Europa l'enneagramma che viene utilizzato come tecnica di autoconoscenza e indagine psicologica, e in questo senso si è andato diffondendo in Occidente, applicato non solo all'ambito della terapia ma anche a quello della formazione, della ricerca del personale ecc., integrato anche con altri approcci psicologici, come la PNL, o confrontato con altre "mappe" di personalità, come quella dei tipi psicologici di Carl Gustav Jung. Ichazo, nato nel 1931 in Bolivia, scoprì a 19 anni il libro di Ouspensky e partecipò a Buenos Aires alle attività di un gruppo probabilmente collegato con suoi allievi. Dal 1955 comincia a condurre e fonda poi l'Istituto di Gnoseologia di Arica, villaggio cileno al confine con il Perù, organizzando ritiri di crescita personale. Un gruppo di suoi allievi, tra i quali il cileno Naranjo, partecipando a questi ritiri entrò in contatto con l'enneagramma e cominciò ad approfondirne lo studio e a diffonderlo. Oggi esiste sull'argomento una vasta letteratura, legata non solo all'approccio caratteriologico già citato, ma anche alla tradizione cristiana, alla mistica sufi, a diverse scuole esoteriche.
(tratto da whikipedia)

venerdì 5 ottobre 2012

I saw you

I saw you
face to face
I'v seen
even the events
that made me
as now I'm

I saw you
eyes in-to eyes
and had a rule
that rolled-up
all of my future
and all of my past

I saw you
when I'v reached up
hanging on
y'r upper stairs

I saw you
even below
while waiting for
an hushed smile

I saw you
look at y'r beauty
finding it mine

Tutti i diritti riservati
©



"L’esporsi agli incontri e ai rapporti è fonte di una vera esistenza libera poichè non c’è altro modo di cambiare le cose esterne che essere disposti a modificare se stessi :smussando gli spigoli, levigando o equilibrando le forze degli opposti...e questa disponibilità s'incentra tutta nell’innamoramento: l’amore che vuole essere all’altezza e che non teme di essere trovato mancante, converte il piombo di una insopportabile dipendenza, nell’oro di una mancanza riconosciuta ed accettata che apre la porta all’altro consentendogli la stessa libertà di  innamorarsi."



Ti cercherò
nel fondo degli abissi,
nel mormorio del vento.
Ti ascolterò,
adagiati sulla luna,
...
ci parleremo,
ci culleremo nell'occhio del ciclone.
Perché nel mondo dei sogni
ti ho incontrato.

Paul Eluard

giovedì 4 ottobre 2012

Diotima la donna del Simposio


Diotima
«On est effrayé parfois de voir comme une vie n’est que le développement d’une seule et même idée, et comme toutes nos prétendues découvertes, où semble se manifester la variété et la liberté de l’invention, sont les conséquences nécessaires d’une point de départ unique» (M. Blondel).

“Chi sono allora, o Diotima quelli che s’applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli ignoranti?”
“Ma lo vedrebbe anche un bambino,  che sono quelli a mezza strada fra i due(sapienti e ignoranti), e che Amore è uno di questi. Poiché appunto la sapienza lo è delle cose piú belle ed Amore è amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l’ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente e ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta. E questa è proprio, o Socrate, la natura di quel demone. Quanto alla tua rappresentazione di Amore, non c’è da meravigliarsi; perché tu credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore fosse l’amato, non l’amante; e per questo, penso, Amore ti appariva bellissimo. E in realtà ciò che ispira amore è bello, delicato, perfetto e beato; ma l’amante ha un’altra natura, come t’ho spiegato”.  Riassumendo quindi, l’amore è desiderio di possedere il bene per sempre. – Verissimo, dissi io.
– Poiché dunque l’amore è sempre questo, riprese lei, in quale modo e in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che lo perseguono possono essere chiamati amore? Quale sarà mai questa azione? Lo sai? – Certo non sarei sempre ammirato della tua sapienza, o Diotima, né verrei a scuola da te per imparare proprio queste cose, se le sapessi. – Te lo dirò io, allora: è la procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l’anima. – Un indovino ci vuole, per capirti. Io non intendo. – No, ma te lo dirò io con piú chiarezza, riprese. Tutti gli uomini, o Socrate, sono pregni nel corpo e nell’anima, e quando giungono ad una certa età, la nostra natura fa sentire il desiderio di procreare. Non si può partorire nel brutto, ma nel bello, sí. L’unione dell’uomo e della donna è procreazione; questo è il fatto divino, e nel vivente destinato a morire questo è immortale: la gravidanza e la riproduzione.  Ma è impossibile che queste avvengano in ciò che è disarmonico. E il brutto è disarmonico a tutto ciò che è divino; il bello invece gli si accorda; cosí che Bellezza fa da Sorte (Moira) e da Levatrice (Ilitia) nella procreazione. Per questo quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia e tutta lieta si espande, partorisce e procrea, ma quando si accosta al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa e si ritorce senza procreare, ma trattiene dentro il suo feto soffrendo. Di qui s’ingenera l’impetuosa  passione per il bello nell’essere gravido e già turgido, perché il bello libera dalle atroci doglie chi lo possiede. E, a ben vedere, o Socrate, l’amore non è amore del bello, come pensi tu! – Ma di che cosa, allora? – Di procreare e partorire nel bello. – E sia, dissi. (Platone, Opere, dal Simposio)*
* simposio  era un ritrovarsi tra intellettuali amici a bere vino, a conversare e filosofare fino a tarda notte. Una conversazione civilmente regolata, con un moderatore o simposiarca che selezionava l'argomento da trattare e dava un ordine alla discussione, facendo passare la parola da un invitato all’altro.

PAUSANIA il retore imposta il suo discorso sull’affermazione che non esiste un solo Eros, ma due: Pandemio ed Uranio. Il primo è proprio dell'essere volgare volto alla sola soddisfazione dei sensi: è questo l'Eros che amano le persone di poco valore, quelle che si rivolgono tanto alle donne quanto ai ragazzi indirizzandosi più al corpo che all'anima; il secondo invece, poichè non partecipa della natura femminile ma solo di quella maschile, è sublime e celeste, ha come fine ultimo la virtù. Specifico di questo Amore è il rapporto onesto e consapevole che si instaura tra fanciullo e adulto ai fini di un percorso educativo. Le due diverse concezioni dell’amore maschile dipendono, secondo Pausania, dalla maggiore o minore influenza dei "barbari".
[La pederastia si era diffusa nella vita soldatesca di Sparta e da qui in molte altre città greche; con la caduta di Sparta cadde anche questo costume].
ARISTOFANE il commediografo propone una storia paradossale: un tempo gli esseri umani erano doppi, di forma sferica [= la perfezione originaria] e di tre sessi: maschile (due sessi maschili), femminile (due sessi femminili) e androgino (un sesso maschile ed uno femminile); avevano dunque, in posizioni opposte, due volti, quattro braccia, quattro gambe e due apparati riproduttori. Erano dotati di una forza straordinaria e allora Zeus, temendo la loro potenza, decise di dividerli in due parti; da quel momento ogni persona si sente una metà e ricerca la sua parte mancante. [=L’amore sarebbe appunto ricerca di ciò che manca]. Cosicché  i maschi e le femmine derivati dagli antichi maschi e dalle antiche femmine ricercano la loro metà nell'amore omosessuale, mentre maschi e femmine derivati dall'androgino tendono all'amore eterosessuale.
AGATONE il tragediografo declama le qualità di Eros: egli è un dio, il più felice tra gli dei poichè è il più bello e buono; è giovanissimo, delicatissimo, leggiadro, è portatore di valori come la temperanza, la giustizia e la sapienza e rende partecipi gli uomini di tutte queste virtù.
SOCRATE il filosofo segna una netta svolta nel discorso, perché lo porta sul piano ontologico (cioè della filosofia che si interroga sull’intima natura delle cose): è necessario chiedersi che cosa sia Eros, quale sia la sua essenza; solo così è possibile determinare qual è il vero oggetto a cui l’amore deve volgersi [con Socrate, qui, si passa dall’arte del dire (retorica e poesia) alla filosofia, come vero culmine del pensiero umano].
Le parole che egli dice però non gli appartengono, ma espongono la dottrina di una sapiente straniera, Diotima di Mantinea. Ella aveva insegnato: chi ama, ama ciò che ancora non possiede. Quindi l’amore è per sua natura segnato dalla povertà e dalla mancanza e costituisce per ogni uomo lo slancio verso qualcosa estraneo da sè; Eros ha la figura di un povero lacero e scalzo. Non è vero che Eros ha bellezza, perchè si desidera ciò che non si possiede: Eros è desiderio di eterno possesso del Bene, che coincide con il Bello. Eros perciò non è un dio, e tuttavia neanche un mortale: è un essere intermedio, che fa da tramite. Se l’amore è brama di possedere il Bene per sempre, assieme al bene si desidera anche l’immortalità e l’amore è anche amore di immortalità. Per i mortali, l’unico mezzo per ottenerla è la procreazione e la generazione nel bello, sia nel corpo che nell’anima. La bellezza ha il potere di rasserenare quell’essere già in sé “gravido”, che le si accosta. Diotima delinea un itinerario iniziatico* attraverso vari  gradi, che portano dall’apprezzamento delle bellezze terrene alla visione del Bello in sè. La prima fase dell'ascesa al bello è l'amore rivolto a un bel corpo, e nella persona bella prescelta si generano bei discorsi. Il passo ulteriore viene dalla riflessione che la bellezza di un corpo amato è sorella di quella di molti altri corpi, e che la bellezza ravvisata in un singolo corpo è identica a quella che è in tutti i corpi, attraverso un procedimento di astrazione che porta dal particolare verso l'universale: in questo secondo stadio le realtà sensibili partecipano dell'unica ed assoluta idea di Bellezza. Si procede poi considerando la bellezza delle anime, superiore a quella dei corpi. Al terzo stadio, che si stacca dal modello educativo pederastico, si arriva a contemplare la bellezza nelle istituzioni e nelle leggi, implicando anche un'azione educativa a livello morale e politico. Il quarto gradino prevede il passaggio alla scienza e segna il definitivo distacco dalle realtà terrene e sensibili.Chi ha seguito questo percorso è in grado di volgere lo sguardo al "grande mare del Bello": siamo giunti alla tappa finale dell'ascesa, alla contemplazione della Verità che consiste nell'idea del Bello in sé. Il quale non nasce e non muore, è sempre  se stesso in un'unica forma, a cui tutte le cose belle partecipano. L'ascesa intellettuale è presentata con la terminologia propria dell'iniziazione misterica*.
* iniziazione: accesso ad una conoscenza riservata a pochi, che viene rivelata per gradi, in un cammino detto appunto “di iniziazione”. Mentre la religione ufficiale nel mondo greco era obbligo di tutti ed aveva una funzione civile-politica, diverse religioni misteriche, a cui si accedeva dopo iniziazione,  presentavano un rapporto con la divinità di tipo personale-affettivo; generalmente erano in mano a sacerdotesse, nei santuari."Come quando tra i convitati sboccia la gioia del simposio Mescoliamo un secondo cratere di canti ispirati alle Muse …".

 ALCIBIADE compare a questo punto ubriaco, che fa l’elogio di Socrate. Il vecchio filosofo ha il torto di non essersi lasciato sedurre dalla sua bellezza e giovinezza. Alcibiade ci ha provato e riprovato, si sente deluso. Nell’amore di Alcibiade è insita una certa tragicità: egli ama Socrate, ma allo stesso tempo lo avverte come propria coscienza accusatrice (solo vicino a Socrate lui prova vergogna). Ammira la sua grandezza morale, avrebbe voluto diventare suo discepolo, ma la propria natura non è in grado di autodominarsi. [Alcibiade rappresenta l’uomo istintivo, che è attirato dalla filosofia ma è troppo impulsivo per  potervi accedere]. Il suo discorso di elogio a Socrate si allinea con i precedenti che erano rivolti ad Eros, quasi a dire che il vero Eros è il filosofo, o meglio la filosofia. Mentre i convitati ridono e discutono sull’accaduto, un gruppo di ubriachi fa irruzione nella sala travolgendo tutti nella confusione, in un finale sapientemente comico, che decanta la tragicità [=la poesia ha ancora una sua grande funzione].


Platone ragionava dell’amore avendo una concezione dell’essere che non corrisponde veramente all’esperienza di chi ama. Chi ama sa che c’è altro, perché ne dipende e ne dipende la sua felicità; Platone pensa all’essere come uno, immutabile e beato, autosufficiente, e pensa all’amore come a un mezzo per elevarsi a un essere così inteso. Tra questa concezione e quella esperienza, il tramite è costituito dalla nozione di possesso. Il filosofo inaugura così la metafisica patriarcale che concepisce la relazione non nei termini di uno scambio ma nei termini di una appropriazione di una proprietà, tra un soggetto e un oggetto (di desiderio, conoscenza, azione). così si spenge la creatività dell’essere. Il possesso dell’altro fissa il desiderio e fissa il senso dell’essere, mettendo fine allo scambio aperto dal senso di mancanza.
Diotima, la maestra di Socrate, insegnava tutt’altra cosa, e cioè che l’amore, per chi ama, non è un mezzo per arrivare alla scienza del bene, del bello e del vero, perché l’amore, vagabondo, mediatore e mendicante, è esso stesso quella scienza; e che l’essere non è né uno né due, ma passaggio. Amore per lei era passaggio ad altro, riconoscimento dell’altro, relazione, era mancanza accettata, era apertura, andirivieni, accadimento, precarietà, contingenza, era attesa ed irruzione d’altro. Questo è l’essere, secondo l’intelligenza d’amore dei testi della mitologia mistica femminile, la capacità di agire efficacemente facendo riposare la volontà, la nostra povera, buona volontà che lavora da più di duemila anni ed è esausta, e facendo lavorare al suo posto il desiderio, per il quale lavorare non è più faticoso che giocare per le creature bambine.
Le condizioni perché il desiderio possa così lavorare sono quelle di una pratica politica ben trovata. La storia del movimento delle donne è la storia delle sue pratiche, che hanno tutte in comune due tratti: il partire da sé e il primato della relazione, che fa dell’altro non un opposto a sé, non un oggetto di conoscenza e volontà, ma il termine di una relazione di scambio in cui il sapere nasce e la volontà va in vacanza uscendo da sé per far posto all’altro, come accade nella relazione che dà vita a una nuova vita. L’esporsi agli incontri e ai rapporti diventa così fonte di esistenza libera. Per quello che di sé cambia in quella esposizione. Perché non c’è altro modo di cambiare le cose che essere disposti al cambiamento di sé, e il paradigma perenne di questa disponibilità è l’innamoramento. L’amore che vuole essere all’altezza ma non teme di essere trovato mancante, e converte il piombo di una insopportabile dipendenza nell’oro di una mancanza accettata che apre la porta all’altro.