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giovedì 24 aprile 2014

abbi il coraggio di amare





la sola occasione persa nella vita è quella che ci vede reprimere sentimenti sinceri e profondi in nome di un equilibrio relativo. basta un secondo di vita per far vacillare laconiche e stridule certezze. la verità è nel cuore e sulla pelle. non è puro istinto e non passa per appagare una fame del momento. è il benessere del filo sottile che ci collega a un'altra anima per misteriose vie. dentro lo sentiamo, lo sappiamo. eppure in nome di una vaga razionalità diciamo 'no' a ciò che ci nutre e ci fa crescere, tenendoci saldamente attaccati ad una copertina da infanti. è responsabilità? forse inganno, auto-inganno. forse paura di volare. amare è una responsabilità, quando lo si fa da adulti, ma può essere anche la porta della felicità

Zuleika Fusco

venerdì 5 luglio 2013

il memoriale di Dioniso e della nostra cicala

Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora. Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d'oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all'epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos. Per Platone le cicale sono gli antichi artisti, specie nel campo musicale e dell'eloquenza, che hanno smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina. Secondo Orapollo la cicala simboleggiava l'iniziazione ai misteri, poiché essa anziché cantare con la bocca, come tutti, emette suoni dalla coda. La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un'errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi e di qui l'idea della purezza. Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l'emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi. Tra i poeti contemporanei, Giosuè Carducci ha elogiato questi insetti ne "Le risorse di San Miniato" e scherzosamente rimprovera Virgilio e Ludovico Ariosto per averle definite querule e noiose.
Ma la cicala ha anche una fama negativa, quella di vivere alla giornata cantando senza preoccuparsi del domani, assurgendo così a simbolo dell'imprevidenza. Esopo, nella sua notissima favola La cicala e la formica, narra che la cicala si fosse dilettata tutta l'estate a cantare senza preoccuparsi di provvedere ad immagazzinare cibo per l'inverno. Giunta la cattiva stagione essa si rivolse alla previdente formica chiedendole aiuto e questa le chiese di rimando che cosa avesse fatto tutta l'estate non avendo provveduto al cibo, al che la cicala rispose di aver sempre cantato e la formica replicò: «Allora adesso balla!».

La cicala depone le uova, dalle uova nasce una larva che vive sottoterra per parecchio tempo. Poi quando è il momento esce e cerca un posto dove arrampicarsi per lasciare la pelle di larva ed uscire alla sua nuova vita di cicala.


ieri sera a Colle Moro sulla poltrona di Barbara...eccola qui che ri-nasce come Dioniso


il mito di Dioniso

Quando Zeus, il padre degli dei,  tornò dalla sua amante Semele, questa gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo dalla doppia porta". Secondo altri il nome Dioniso è invece da ricollegare alla mitica località che gli diede i natali. Dioniso era soprannominato anche Trigonos, “il nato tre volte”: dal ventre della madre Semele, dalla coscia di Zeus e dalle sue stesse membra dilaniate dai Titani.
Il neonato "nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle cure di Ermes.



A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi


 Le maschere di Dioniso erano venerate come "epifanie" del dio stesso, e non come semplici suoi simboli. L’uomo che indossava una simile maschera, in un certo senso, indossava il dio, e non solo in apparenza, assumendo le sue fantastiche sembianze del volto, ma anche nella sostanza, immedesimando il proprio spirito con quello di Dioniso. L’adepto che compiva questo camuffamento diventava, per così dire, un essere ‘altro’ da se stesso. In effetti Dioniso è il "dio-altro", il "dio-estraneo", il "dio-straniero": non fa parte del consesso olimpico, perché forse è venuto da lontano, dal di fuori. Pausania racconta la storia di un oggetto ‘estraneo’, una enigmatica maschera di legno trovata da alcuni pescatori di Lesbo in fondo al mare, che subito fu considerata epifania di Dioniso. Questa immagine che emerge dal mare, anch’esso uno spazio ‘altro’, è un enigma da decifrare, perché in questo volto c’è appunto qualcosa di xènos (Baccanti, 453), cioè di "strano" e di "straniero", secondo il doppio, ambiguo, significato della parola greca: "straniero", infatti, non designa il non-greco, ossia il "barbaro", ma il cittadino di una comunità vicina. Penteo, nelle Baccanti di Euripide, si rivolge a Dioniso come xènos. Chi indossava la maschera, dunque, diventava "altro".
Ma come mai l’ "alterità" sembra essere l’unico fine a cui i fedeli tendevano durante i culti misterici?
Perché "altro", in campo dionisiaco, era sinonimo di "tutto". Essere "altro" dall’individuo significava divenire uguale alla "totalità": totalità che in questo caso è coincidentia oppositorum, unione dei contrari. La maschera stessa, di per sé, contiene una polarità di significati opposti: è "presenza", perché considerata epifania di Dioniso, ma allo stesso tempo è "assenza", perché ha le orbite vuote, e aspetta di essere indossata da qualcuno. E questo qualcuno diventa Dioniso, pur rimanendo se stesso, e, anche se UNO, rispecchia in sé i MOLTI.
C’è un mito orfico in cui Dioniso ci appare bambino che, con la faccia tutta impiastricciata di gesso (una sorta di maschera bianca), si guarda allo specchio e non riconosce più la sua stessa figura, considerandosi "altro" da sé. Che cosa significa questo mito?
Esso ci dice che il dio bambino, guardando la sua faccia bianca in uno specchio, non vede più se stesso, ma il Tutto. Ed ecco perché nel celebre affresco della Villa dei Misteri a Pompei è raffigurato un adepto che guarda in una coppa di vino, nella quale è riflessa l’enigmatica espressione di una maschera dionisiaca: in quella coppa c’è il Tutto.
Il dionisismo, dunque, è la ricerca di una divina armonia con l’universo, il tentativo di abolire le differenze fra animale e uomo e fra uomo e dio. Tappa forzata, però, e straziante, è l’annullamento dei contrari: la maschera costituisce l’arché e il tèlos, il "principio" e il "fine", di questo cammino di misteriosa trasformazione; e lo sguardo inquietante delle sue orbite vuote apre l’adepto a prospettive oscure e luminose, comunque sovrumane.

giovedì 13 giugno 2013

I luoghi dell'anima



 "Pooja": Offerta& dei fiori& rituale di celebrazione dedicato al dio della danza Shiva

"Krishna Shabdam": vivace coreografia dove una giovane mungitrice (gopika) invita Krishna a un incontro con lei nei modi più svariati, dando la possibilità alla danzatrice di manifestare tutto il fascino femminile. Il brani e' mimato con espressioni del volto allettanti, rapide occhiate e fugaci stati emotivi che fanno del danzatore anche un vero e proprio attore.

Thillana: un pezzo di danza pura, senza storie da raccontare, ma solo varianti di ritmo espresse in intricate combinazioni di passi agili& veloci

MANDIRA IMPROTA e' danzatrice, insegnante, antropologa e profonda conoscitrice del subcontinente indiano, dove passa ogni anno lunghi periodi dal 2004. Studia per diversi anni teatro fisico e vari stili di danza, e approda alla danza Kuchipudi nel 2004 dopo un viaggio in India. Innamorata della complessita' e ricchezza d'espressione di quest'arte, decide subito di approfondirne lo studio in maniera seria affidandosi alla guida sapiente e meticolosa della GURU Satyapriya Ramana a Madras (Sud India). Vive 3 anni in California a San Francisco, dove studia le Danze della Via della Seta (Tajikistan, Uzbekistan, Afghanistan, Iran) con la rinomata compagnia "Ballet Asfaneh" con la quale si esibisce nel Festival of the Silk Road a San Jose. Organizza workshop& stages in Italia con artisti di fama mondiale ed eventi legati all'India; si esibisce in Europa& Stati Uniti da sola o con altre danzatrici.


Serata indiana con SPETTACOLO DANZA KUCHIPUDI presso libreria I luoghi dell'anima pescara Serata indiana con SPETTACOLO DANZA KUCHIPUDI presso libreria I luoghi dell'anima pescara


“una 'chicca' da non perdere...”  Un'incredibile scoperta che fa di Pescara una città con una marcia in più! Miriadi di coccole e, se ti va, di chiaccherine edificanti con esperti counselor...
Da subito avverti un'atmosfera che ti porta al di là del tempo, qui tutto si ferma e il tempo scorre senza che tu possa rendertene conto minimamente. Ti senti come avvolto in una nuvoletta di bambagia. E' un'accoglienza che non avevi mai ricevuto prima in vita tua e che certamente non ti aspettavi dentro un locale...del centro! Come in un gioco di parole ecco che ti senti davvero 'centrato' e finalmente capisci il significato delle parole della canzone di Battiato perché qui puoi vivere l'esperienza di quel "centro di gravità permanente"...e sai che lo puoi ri-trovare sempre...ogni volta che lo desideri! Che dire poi degli eventi...ho assistito recentemente ad una danza indiana che mi ha lasciato a bocca aperta.
Il Kuchipudi e' uno dei 7 stili di danza in India. Conosciuto sin dal 3 secolo A.C,... e' originario del piccolo villaggio da cui prende il nome: "Kuchipudi" in Andhra Pradesh, India del Sud. Il Kuchipudi, come anche stili di danza classica indiana, ha origine dal famoso trattato sulle Arti drammatiche indiane, il "Nātyaśāstra "(200 a.C.): il più antico testo di teoria teatrale giunto fino ai giorni nostri, esso copre una grande varietà di argomenti, dalla scenografia alla musica, dalla mimica al trucco, praticamente ogni aspetto della messa in scena. Come tutte le danze di matrice indiane, e' caratterizzata da un ampio uso dei movimenti delle mani (chiamati MUDRA), espressioni facciali, degli occhi e delle soppraciglie (chiamate Abhinayam) e intricati e complessi movimenti dei piedi, che fanno del danzatore una sorta di percussionista . Originariamente danzato da soli uomini della casta dei Bramini, il Kuchipudi era dedicato all'adorazione del dio Vishnu, che insieme a Brahma e Shiva costituisce la famosa Trimurti indiana, fu poi esteso all'altra incarnazione molto amata e popolare di Vishnu: il dio Krisna. Con queste danze si voleva enfatizzare il culto della "BHAKTI" cioe' la pura e incondizionata devozione verso gli dei del pantheon induista, e stabilire, attraverso il canale della danza, un contatto diretto tra i devoti e la divinita'.

 La serata magica si è tenuta a " I Luoghi dell'Anima " in onore della terra indiana con uno Spettacolo di Danza Classica Indiana  e, a seguire, assaggi di cucina tipica le tre danze rappresentate:

 

 


Abbiamo ancora tanta strada per volerci bene. Prima di tutto a noi stessi per poi cominciare a voler bene anche agli altri, a tutto ciò che ci circonda, alla natura, al creato.
In fin dei conti realizzare l'amore è l'unico vero comandamento che ci è stato dato ma, a meno di non essere santi, spesso non ci basta una vita o un ciclo di vite per realizzarlo.
Innamoriamoci della vita (cosa difficilissima) ché siamo troppo abituati a non vivere, a essere morti o nella morte e ci crogioliamo nei nostri dolori, nelle sofferenze, tutti schiavi e contenti di restarlo per la semplice paura di cambiare.
Respiriamo, impariamo a STARE e, posso dopo passo, forse cominciamo a non boicottarci più, a rispettarci, poi a volerci un po' di  bene, quindi ad innamorarci un po'.
La strada è molto lunga ed è  tutta in salita!
Nel nostro lato più profondo vive la nostra essenza. In questo regno è depositata l’Impronta di ciascuno di noi, l’Immagine che lo caratterizza. Per anima bisogna intendere proprio l’Immagine nascosta che ci conduce verso la nostra meta, verso il nostro destino.
Realizzare se stessi implica un modo diverso di guardare il mondo, un modo diverso di riconoscere la nostra identità.
La nostra cultura lo ha dimenticato ed è divorata dagli psicofarmaci, dall’alcol, dall’obesità, dalle droghe.
Le leggi dell’anima non appartengono al pensiero e ai ragionamenti, non appartengono ai codici del tempo in cui viviamo, ma riflettono le immagini eterne che ci abitano da sempre. Solo incontrandole possiamo compiere il nostro percorso, il nostro viaggio.
Più ci avviciniamo alle Immagini del Senza Tempo, più la felicità sgorga spontaneamente come da una sorgente inesauribile.
E allora, solo allora possiamo incontrare l'Amore faccia a faccia.
Ma, a prescindere, "se vuoi riconoscere un vero amore tieni presente cosa senti nella pancia, come reagisce la tua pelle, cosa percepisce il tuo naso. quando il test è superato, ricorda che amore non è solo passione, ma la possibilità di crescere assieme e di scambiare. sai ricevere? sai dare senza pretendere? allora è amore, perché l'amore è anche costruzione. aggiunge a ciò che è spontaneo l'impegno ad essere il meglio di sé "
Nei momenti in cui sono stata in pace con me stessa e con il mondo e mi sono sentita felice, colma di gioia e di beatitudine, ecco, in quei momenti ho sperimentato cos'è l'Amore.
Images intégrées 1
 

domenica 9 giugno 2013

da "viaggio nelle energie del femminile" di Zu

«Sorge l'esigenza oggi più che mai di rileggere ciò che sta accadendo a livello sociale partendo dall'esperienza personale […] Maschile e femminile non sono due aggettivi riferiti rispettivamente all'uomo e alla donna, ma due energie presenti in noi, due qualità dell'essere incarnate nei due emisferi che costituiscono il cervello. Il principio maschile, che rappresenta la nostra dimensione logica, come energia porta in noi la capacità di analizzare e di conoscere razionalmente. Nasce mitologicamente nel momento in cui l'essere umano si affranca dalla paura e si spinge fuori dalla caverna per esplorare il mondo. Non a caso il simbolo che lo rappresenta è il sole, la cui luce rende visibili e netti i contorni di tutte le cose. Il maschile è quindi conoscenza, misura ed evidenza, ordine e controllo, poiché nulla deve sfuggirgli, e quindi comporta il bisogno di stabilire confini e limiti certi, competitività e guerra, ma anche cameratismo, che sono qualità legate all'aspetto sociale della vita, disciplina e concretezza, abilità di fare, parola in cui il maschile trova perfetta realizzazione. Il suo elemento è il cielo, la verticalità che ispira alla trascendenza.
Il principio femminile in noi, dimensione analogica, è l'energia del sentire. Il simbolo corrispondente è, infatti, la luna, che nell'oscurità illumina lievemente, rendendo vaghi i contorni di tutte le cose, invita ad abbandonare il mondo delle evidenze e a richiudersi nella propria sfera intima. Porta come qualità l'emozionalità, l'intuizione, la creatività, il sogno, l'introspezione e la capacità di vedere oltre. Sa vivere nel caos. Se il maschile sprona all'esplorazione materiale, il femminile induce al viaggio interiore, alla profondità che implica il pericolo dell'abisso. Non ama limiti e confini. È esattamente l'opposto del controllo, la percezione della soglia che comporta il rischio del perdersi e della follia. Conosce il potere di dare la vita e di conseguenza può toglierla. Il suo elemento è la terra, che porta il dono della trasformazione, poiché è archetipicamente il grembo da cui tutto ha origine e che tutto raccoglie. La predisposizione al sentire induce il femminile a un rapporto magico con la sfera sessuale. Ama, infatti, in maniera fantasiosa, libera e tantrica. Non conosce tabù, ma si perde nella reciprocità del piacere. Questa attitudine destabilizza profondamente il maschile che ha bisogno di riferimenti solidi e cui non appartiene la sensualità, ma la sessualità, che ha piuttosto velleità prestative. Il maschile è infatti custode in noi dei valori tradizionali, che però il femminile trasmette. E, dato che tutto quello che costituisce il nostro mondo interiore trova riflesso all'esterno, a icona di ciò basterà evocare come esempio la famiglia patriarcale, in cui il padre rappresenta le regole, ma la madre le tramanda ai figli e insegna loro a rispettarle. Se la parola chiave del maschile è fare, quella del femminile è essere.
libreria emporio del benessere cafè i luoghi dell'anima pescara - antinea sciubba
 
libreria emporio del benessere cafè i luoghi dell'anima pescara - alfonso recinella 
Conoscere i due principi che ci animano è un fatto sostanziale e alla base del nostro percorso evolutivo risiede l'obiettivo di integrarli. Un buon femminile è infatti l'ispirazione che induce il maschile a fare bene, cioè a concretizzare, poiché senza l'intuizione del femminile, l'azione del maschile non avrebbe capacità di perseguire mete, così come, senza il fare del maschile, il femminile resterebbe solo desiderio o intenzione»

Lavorando sull'integrazione di due aspetti specifici della nostra personalità, rappresentati da due archetipi di cui non a caso ogni favola racconta e in particolare sulla strega, il lato oscuro che spesso rinneghiamo e che jung definiva ombra...il femminile in noi è la capacità di ispirarsi e intuire. offre la visione sulla direzione, la ricchezza emozionale, la passione. Il maschile diventa allora il mezzo per trasferire alla parte femminile sicurezza e per esaltare le sue qualità. Lei allora può, volare leggera, creare e rendere la vita numinosa e artistica, ma soprattutto PUO' CONCRETIZZARE

Ratto di Proserpina (Bernini)
Il soggetto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio e legato al tema del ciclo delle stagioni. Proserpina figlia di Giove e Cerere, dea della fertilità fu notata da Plutone, Re degl’inferi, che invaghito la rapì mentre ella raccoglieva fiori, secondo il mito, al lago di Pergusa presso Enna. Cerere per il dolore abbandona i campi, causando la carestia, mentre Giove interviene trovando un accordo con la mediazione di Mercurio; Proserpina avrebbe trascorso nove mesi con la madre favorendo l’abbondanza dei raccolti, per i restanti mesi dell’anno, quelli invernali, sarebbe rimasta con Plutone all’inferno. In ambito cristiano il mito rappresentava il ritorno dell’anima umana dal mondo dei morti alla speranza della vita e la possibilità di redenzione dal peccato e per questo fu rappresentato nelle porte bronzee di San Pietro dallo scultore quattrocentesco Filarete.

giovedì 7 marzo 2013

CUM GRANO SALIS

E DA OGGI, SI VOLTA PAGINA!

 
"E’ dell’uomo assennato il ricordare e considerare le cose dette in sogno o nella veglia dalla natura divinatrice o ispirata, e il discernere col ragionamento tutte le immagini vedute..." (PLATONE, Timeo)


  E' importante riconoscere che il Patriarca è anche lo specchio di quella parte di noi che fa di tutto per proteggerci, come un Padre che teme di veder ancora soffrire la propria bambina: dobbiamo onorare e rispettare quelle parti di noi che vengono a bussare e, a volte, lo fanno in modo prepotente. Ad un Patriarca forte corrisponde sempre una Matriarca altrettanto forte. E' compito nostro quello di tranquillizzarli così che possano abbassare i loro volumi e noi potremmo acquisire la possibilità di dare finalmente un ordine ed una direzione alla nostra esistenza. In piena consapevolezza ci bilanceremo e doseremo bene i nostri aspetti ombra: rispettandoci, accettandoci e amandoci con dignità onore e rispetto. Se i genitori (il padre e la madre) interiori ci indicano serenamente quali sono i necessari punti fermi, la bambina che vive in noi si sente protetta e acquista sicurezza. Si libera dal giogo esterno dell’autorità, dal bisogno di trovare persone e relazioni da cui dipendere. L’autorità tramonta e lascia il posto all’autorevolezza. Ma soprattutto, la libera dalla difficoltà di relazionarsi permettendole un approccio adeguato a formare una coppia stabile e matura. Equilibrando bene le proprie forze, cioè senza esagerare nello sbilanciarsi sul solo lato maschile del fare, dell'eccesso di potere decisionale e del gestire (che depriva l'uomo del suo ruolo) né su quello di un femminile troppo libero e trasgressivo e o aggressivo (che è come il serpente, cioè quell’energia libera, terrena e oracolare in cui risiede gran parte del potere femminile e che viene percepito molto spesso come un demone: una Lilith) facendo scappare l'uomo che ne avverte il tremendo pericolo: ovvero la paura di perdersi nell'abisso della Strega o peggio ancora, di Afrodite (che è una strega ancor più insidiosa e spaventosa) perché la Bellezza ed il potere della Seduzione fanno temere di cadere sotto l'incantesimo della Sirena o di essere fulminati dallo sguardo di Medusa.



"Mia madre non mi ha dato affetto e non si è mai occupata di me, ma mi ha trasmesso uno strano e inquietante dono: il potere di una seconda vista, che a volte mi travolge e sulla quale non ho nessun tipo di controllo." (Tim Severin, Il Vinchingo)


Nulla può dividere due persone che sono unite nel cuore, prima o poi si uniranno. (Confucio)

"Io lo adoravo prima di conoscerlo...Fu per me un incontro predestinato. Il giorno dopo mi portò dei libri, mi accompagnò a casa, incominciammo a parlarci, e in poco tempo ci innamorammo. Ma lui non si decideva a dichiararsi." (Amori, Enzo Biagi)
 
"Non dare mai la colpa all’esterno, non lamentarti per come è fatto il mondo, perché l’origine di tutti i tuoi mali si trova dentro di te. Non soffri perché qualcuno ti ha fatto qualcosa, ma qualcuno ti ha fatto qualcosa perché hai scelto la sofferenza come tua modalità di vita. Non ti lamenti perché un evento è accaduto, ma quell’evento è accaduto perché tu vivi di lamentele."
Un individuo è “colui che non è diviso”. L’individuo è un mago, un essere integro, che non dimentica mai di essere il creatore del proprio destino. Un individuo non si lamenta mai, perché sarebbe ridicolo, in quanto sa bene che tutto accade dentro di lui.
Le persone e gli eventi che percepisci come esterni sono in realtà unicamente proiezioni del tuo subconscio. Il mondo è una rappresentazione scenica di cui tu stesso sei l’inconsapevole regista. Il vero »mago« è colui che vive con questa inamovibile consapevolezza dentro di sé: ogni uomo o donna che incontri è una parte sconosciuta di te, un’opportunità per risanare una tua ferita. Il tuo nemico, così come un evento nefasto, non sono fenomeni dotati di vita propria, ma unicamente malattie della tua anima che chiedono di essere guarite. Puoi essere un »mago« quando giungi a utilizzare il tuo apparato psicofisico come una “bacchetta magica”, attraverso la quale modifichi la realtà circostante. Questa è l’idea portante del testo Risvegliare la macchina... Che è poi l’idea che sta alla base della Magia stessa. Se il mondo si trovasse realmente al di fuori della tua coscienza non avresti alcuna possibilità di modificarlo, resterebbe intoccabile. Invece, proprio perché è fatto della stessa materia dei sogni, proprio perché è fatto delle tua coscienza, puoi disporne a tuo piacimento... nel momento in cui cominci a ricordare le regole per farlo. Solo quando conosci realmente te stesso puoi arrivare ad affermare che il mondo accade dentro di te, non a te. Allora non ci sono più scuse: il successo delle tue imprese dipende solo dall’integrità della tua anima, non da fattori esterni, non dalla crisi o dalla politica. Il mondo non ha potere e non ha volontà; non può decidere cosa ti deve accadere oggi. Solo tu puoi decidere cosa ti accadrà oggi, anche se lo fai inconsciamente. Gli eventi ti paiono inaspettati solo perché li causi con quella parte di te che ancora non è cosciente; ma con il tempo lo diverrà. Tutto è inaspettato per chi non si conosce.


"Bisogna abbandonare senza esitazione i luoghi della deprivazione affettiva." (Aldo Carotenuto)

 
"L'uomo può fare esperienza vissuta del mistero del mondo, penetrando dentro sé stesso" e "La via misteriosa va verso l'interno." (Novalis)

"Non dare mai la colpa all'esterno, non lamentarti per come è fatto il mondo, perché l'origine di tutti i tuoi mali si trova dentro di te. Non soffri perché qualcuno ti ha fatto qualcosa, ma qualcuno ti ha fatto qualcosa perché hai scelto la sofferenza come tua modalità di vita. Non ti lamenti perché un evento è accaduto, ma quell'evento è accaduto perché tu vivi di lamentele."
"Il tempo è una questione di vita o di morte. Nel tempo si muovono i morti e nell’eterno permangono i vivi. Ucronia è la città dei vivi, di coloro che soggiornano nell’eterno, nel senza-tempo. Ma Ucronia conta solo pochi abitanti, mentre le città del tempo sono catacombe affollate di salme.  Gesù diceva: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.”La vita è solo nell’Istante presente. Non c’è spazio per la vita nel tempo. Il tempo appartiene alla morte. Ciò che accade nella nostra mente non è mai indice sicuro della presenza di una coscienza. Il fatto che dentro un cervello si muovano dei pensieri non prova nulla riguardo un’eventuale coscienza. La quasi totalità dei terrestri non pensa attivamente, bensì viene pensata passivamente da una voce nella testa. E a osservare questi pensieri non c’è nessuno, nel senso più letterale del termine, non c’è una »coscienza di esserci«. Gli uomini e le donne della nuova specie sono Dei costretti a incarnarsi nel tempo, nel mondo dei morti. Qui – nell’Universo/“campo di concentramento” partorito dal ventre del Demiurgo – si addormentano e si credono mortali, si ammalano di finitudine.L’»artista« non è altro che un immortale costretto nell’incarnazione del tempo. L’eterno intrappolato nel tempo produce arte. Nell’Impero di Cronos vi viene data la possibilità di risvegliarvi e tramutarvi in artisti, provocando una deflagrazione nell’inconscio collettivo che consente ad altri Dei dormienti di accendersi d’entusiasmo e ricordarsi a loro volta di possedere un destino. L’atto artistico nasce da questo risveglio della coscienza.La Porta che consente di superare le mura di Ucronia è coscienza pura senza tempo: un punto senza dimensioni, un istante senza durata. Draco Daatson la descriveva magistralmente: “Il rumore dei passi di un gatto, la saliva d’un uccello, il respiro d’un pesce, le radici d’una roccia.” Quella Porta è una »singolarità« diremmo oggi, un non-luogo dove non valgono le leggi conosciute dello spazio-tempo.



Il premio per l’artista è l’»eternamento«, il tornare a essere immortale nel mondo dei morti. Mi siedo nell’antica posizione del »tronismos«, l’arte del sedere immobili nella quale erano maestri i faraoni egizi. Seduto su una sedia, la schiena eretta, le mani sulle ginocchia, la mente ferma, le emozioni assenti, comincio a sentire il mio corpo. Tutta la mia attenzione è col corpo e nel corpo. La mente è nel tempo, nel passato e nel futuro, ma il corpo è sempre Adesso. La mente è finta, ma il corpo è vero. Questo è un modo per aggrapparsi all’Istante e svincolarsi dal tempo. La sensazione del mio corpo vivo mi tiene ancorato al presente, per qualche istante sfuggo alla tirannia della mente temporale, per qualche istante ho sconfitto Cronos. Posso farlo anche mentre cammino o guido o mangio o, quando divento più esperto, mentre qualcuno mi parla. A questo punto posso muovermi nel tempo pur essendone libero, pur restando radicato nell’Istante presente: questo è l’»eternamento«.Adesso ogni mia azione è atto artistico."
 L’universo è composto di vuoto: il “quasi nulla” è la sostanza del mondo. La realtà non esiste oggettivamente, là fuori, in maniera indipendente da noi. Siamo circondati da un mondo da noi stessi plasmato. Deteniamo le chiavi della nostra prigione. Il gioco del Sistema non consiste nel rubarci le chiavi – ché non potrebbe – ma nel farci dimenticare che le possediamo noi. Quello in cui crede, non quello che ha, decide il destino d’un uomo. Perché i Paesi con più risorse al mondo (diamanti, oro, bellezze naturali...) sono spesso anche i più poveri e si lasciano sfruttare dagli occidentali? Non è l’avere che manca loro, ma la Volontà, la Responsabilità per gestire quell’avere. L’educazione profana dei nostri giorni – quella che io amo chiamare edu-castrazione – è un’operazione dolorosa che viene inferta giorno dopo giorno alla psicologia del bambino. La scuola e la famiglia edificano in lui, fin dai primi anni, una mentalità da esecutore obbediente che gli renderà più sopportabili le otto ore di lavoro da adulto. Il bambino apprende dall’ambiente intorno a sé una gamma di emozioni negative come la gelosia, l’ansia, il senso d’inadeguatezza, il mentire, il rancore... che hanno tutte alla base la stessa filosofia distorta: la vita procede dall’esterno verso l’interno; le cause dei tuoi mali e delle tue fortune vengono da fuori. Il bambino in tal modo si convince che non è lui a creare il mondo, bensì ne è creato. Automaticamente egli non è più padrone di sé, viene defraudato della sua Responsabilità per quanto gli succede. La diretta conseguenza è che smette di avere Potere sulla creazione del proprio mondo. Ecco nascere l’ennesima psicologia da “dipendente” che verrà inserita al suo posto nell’ingranaggio economico: produci-consuma-crepa. Il nostro abito psicologico da “uomo medio” a uno sguardo più attento si rivela essere un’uniforme carceraria. Non ci viene insegnato a primeggiare, bensì a essere “medi” in tutto ciò che facciamo, anche nell’ammalarci delle malattie più comuni e morire a un’età adeguata affinché tutto il Sistema possa seguitare a funzionare. Perché solo chi è succube della realtà esterna si rivela un elemento utile per il mantenimento del Sistema. Il bambino, essendo stato privato della sua regalità, non potrà che trasformarsi in un adulto depresso, impaurito... e dunque aggressivo e violento. L’Ars Regia – la Magia – è l’arte capace d’insegnare come tornare a essere Re del proprio Regno. Non a caso i “Re magi” erano per l’appunto dei Re, oltre che dei maghi. E sono loro i primi a rendere omaggio al Cristo. Il mago – l’Eroe – nel suo viaggio a un certo punto discende nelle viscere della Terra, nel mondo“delle ombre”. Ulisse, Enea e Dante hanno condiviso questa fase del cammino. Questa è l’allegoria dell’immersione nell’abisso dell’inconscio, della visita al nostro intimo, della presa di coscienza con noi stessi e, di conseguenza, del »possesso di sé«. Chi conosce se stesso conosce tutto, perché non v’è nulla al di fuori dell’uomo che non sia anche dentro l’uomo. (S.Brizzi)
Ming I: Il Nascondersi della Luce,
Non è un momento facile e anche se ti sembra di esser tra le tenebre devi tener presente che la luce, anche se nascosta, c'è. Per adesso comunque è sconsigliabile confidare tutti i tuoi pensieri a chi ti circonda. E' molto importante che tu mantenga la tua integrità nel silenzio.
La Terra

Il Fuoco
Ching 36

lunedì 19 novembre 2012

"il piacere è l'intervallo che trascorre tra il fremito del corpo e il caldo al cuore. gioca un ruolo fondamentale. ci fa amare la vita e dimenticare la razionalità. ci connette con noi stessi attraverso il canale del corpo, che vive solo il momento presente. quando parliamo di piacere esclusivamente mentale confondiamo energie diverse, perchè il piacere ci coinvolge interamente, qualsiasi sia l'input che l'ha generato. ci rende coraggiosi e gioiosi, ci riempie in un istante e ci svuota l'istante successivo per predisporci nuovamente al pieno"

"il problema non è incontrare l'amore, ma trovare una condivisione soddisfacente con chi si ama. la nostra mente cerca sempre l'altrove e dà poco valore a ciò che si vive. l'amore non è il sogno di un momento, ma la costruzione di una vita,...e soprattutto la capacità di nutrire e investire energie perchè il sentimento cresca. altrimenti tutto diventa cenere e si disperde nell'universo, proprio perchè tutto è soggetto alla legge della ciclicità. se ami, investi nel tuo amore, perchè possa superare la limitazione più grande del vivere umano. la caducità. rendi l'amore libero di essere se stesso. l'eternità"
 
I sensi di colpa animano le nostre giornate senza produrre nulla di buono né di utile. Sono nati quando da bambini qualcuno ci ha insegnato che non dovevamo trasgredire le regole diffuse, altrimenti avremmo rischiato giudizio e abbandono. Non è stato necessario ascoltare in maniera esplicita queste parole. Ci è bastato guardarci attorno per scoprire che per la morale comune tutti siamo nati indegni e peccatori...http://www.centroavalon.it/giornale/index.php/liberarsi-dalla-colpa/


 

martedì 6 novembre 2012

d'ombra e di luce



Gatto nero
che conduci


al giardino sfiorito

Cerco di pietre bianche
e rosse il cerchio
 
se del tamburo sciamano
odo il suono

Sirena
verde lago

perché mi guardi
e taci?

Tutti i diritti riservati
©


Aporia - Lee Jung - Neon text installations

ridi con me

Non è vero che ridere è segno di immoralità e che il riso "abbonda sulla bocca degli stolti", come ha per secoli sostenuto una certa corrente di pensiero. Secondo un'antica tradizione, a Eraclito, il filosofo che piange, è contrapposto Democrito, il filosofo che ride di tutto e di tutti. E che dire poi delle grandi risate dei cinici? Di loro si diceva: "ridendo castigant mores", ossia "ridendo castigano i costumi". Infatti, col loro riso dissacrante, essi attaccavano impietosamente tutte le abitudini tradizionali mostrandone l'assurdità.


Evento: IL GUSTO DELLA VITA  incontro  con Carlo Colucci  sullo  YOGA DELLA RISATA 
 7 novembre 2012  ore 18.30 c/o:  Psicolibreria-Emporio del Benessere-Cafè I LUOGHI DELL'ANIMA
Partecipa all'evento su Facebook

La risata si sviluppa facilmente in gruppo, quando si combinano insieme contatto visivo, giocosità tipica dell'infanzia ed esercizi appositamente studiati per stimolare il gioco. La risata simulata si trasforma presto in risata autentica. Lo Yoga della Risata favorisce un maggiore apporto di ossigeno al corpo e al cervello, perché ingloba la respirazione yoga, profonda e diaframmatica. Si basa sul fatto, scientificamente dimostrato, che il corpo, tanto sotto il profilo fisiologico quanto psicologico, non distingue tra risata forzata e risata autentica e pertanto i benefici che si ottengono sono identici. Verso la metà degli anni 1990, lo Yoga della Risata si praticava la mattina presto, nei parchi, e i praticanti erano per lo più uomini in età avanzata. Più tardi, si introdusse una versione più formalizzata di questa pratica, resa popolare come "Club della Risata". Il primo Club fu avviato da Kataria il 13 marzo 1995 a Mumbay, con solo cinque persone, in un parco pubblico. L'idea, da qui, si è diffusa rapidamente. Nel 2011, si contano, in tutto il mondo, oltre 8000 Club in 65 paesi. (da wikipedia)

Carlo Colucci, Laughter Yoga Leader, socio de 'La Compagnia del Sorriso' esperto nel campo della responsabilità sociale d'impresa ed attento alla gestione delle risorse umane, ha collaborato con l'associazione dei "Nasi Rossi" di Avezzano.

Promuove il metodo sviluppato dal medico Indiano Madan Kataria che combina esercizi di risata con respirazioni Yoga (Pranayama) migliorando l'ossigenazione del corpo e del cervello. Sarà l'occasione per conoscere meglio lo Yoga della risata e i suoi influssi positivi sulla vita quotidiana di ognuno di noi.

Lo Yoga della Risata nasce nel 1995 ad opera del medico indiano Madan Kataria che ha creato uno straordinario cocktail tra: le tecniche di respirazione dello yoga pranaiama, la giocosità tipica dei bambini e i più recenti risultati delle più recenti ricerche nell’ambito della psico-neuro-endocrino-immunologia che hanno convalidato scientificamente l’antico detto “Il riso fa buon sangue”.
Con la pratica dello Yoga della Risata, una cui sessione ha una durata minima di 30 minuti, l’organismo riesce a rigenerarsi in modo straordinario sia sotto il profilo del benessere fisico che del benessere psicologico, con modalità del tutto naturali, per niente faticose ma addirittura piacevoli.
Durante una sessione di Yoga della Risata si ottimizzano le capacità respiratorie e le funzionalità cardiocircolatorie, normalizzando la pressione arteriosa; nel contempo, si innesca e si promuove l’attività del sistema endocrino alla produzione di endorfine, dopamine, encefaline e delle altre componenti neuro-biologiche che potenziano il sistema immunitario, comprese le cellule NK antitumorali.
Il risultato finale dello Yoga della Risata si traduce quindi non solo in uno stato di reale e sensibile benessere fisico ma anche di altreattanto reale e sensibile benessere psicologico dato che: riduce in modo drastico lo stress qualunque ne sia la causa, favorisce un aumento dell’autostima e della sicurezza in sé, aumenta le capacità di attenzione e concentrazione, migliora le capacità di ascolto e di assertività, potenzia le doti di leadership,motiva alla responsabilità, promuove lo spirito di condivisione e di cooperazione, aiuta nel superamento di idee e pregiudizi limitanti, stimola le capacità creative e di problem solving.
In poche parole lo Yoga della Risata è il più straordinario esercizio fisico che sembra fatto apposta per chi vuole imparare ad essere felice e non sa da che parte cominciare, cone dice Madan Kataria: Porta il tuo corpo a ridere e la tua mente riderà con lui.

MARX

Ora voglio parlare degl'illustri che vidi [...]. Il solo Platone non c'era, ma dicevasi abitare una città che egli stesso aveva fatta, con quel governo e leggi che egli le aveva dato. Aristippo ed Epicuro c'erano i primi, essendo piacevoli e bravi compagnoni. C'era anche Esopo frigio, che faceva da buffone. C'era Diogene tanto mutato da quel di prima, da sposar Laide, spesso levarsi a ballare ubriaco, e fare altre pazzie nel vino. Degli stoici poi non c'era nessuno: si diceva che ancora salivano il loro alto monte della virtù. Anzi udimmo dire che Crisippo non poteva entrare nell'isola, se prima non si fosse quattro volte ben purgato con l'elleboro. Si diceva pure che gli Accademici vogliono venirci, sì, ma s'astengono, e discutono, né arrivano a capire se l'isola esiste o no; ma credo, io, perché temono il giudizio di Radamanto, come quelli che hanno tolto via il criterio. (Luciano di Samosata, "Storia vera")
Ad Alcibiade che gli diceva che il minaccioso brontolio di Santippe era insopportabile, Socrate replicò:'Ma io mi ci sono abituato, come se udissi il rumore incessante di un argano. E tu - soggiunse - non sopporti lo starnazzare delle oche?'. E poiché Alcibiade obiettò:'Ma esse mi producono uova e paperi', Socrate replicò:'Ma anche a me Santippe genera i figli'" (Diogene Laerzio, "Vite dei filosofi" II, 36-37).

Come va?

[Tratto da "Il secondo diario minimo" di Umberto Eco, con aggiunte apocrife ]. 1. Icaro: "Uno schianto"
2. Proserpina: "Mi sento giù"
3. Prometeo: "Mi rode..."
4. Teseo: "Finché mi danno corda..."
5. Edipo: "La mamma è contenta"
6. Damocle: "Potrebbe andar peggio"
7. Priapo: "Cazzi miei"
8. Ulisse: "Siamo a cavallo"
9. Omero: "Me la vedo nera"
10. Eraclito: "Va, va..."
11. Parmenide: "Non va"
12. Talete: "Ho l'acqua alla gola"
13. Epimenide: "Mentirei se glielo dicessi"
14. Gorgia: "Mah!"
15. Demostene: "Difficile a dirsi"
16. Pitagora: "Tutto quadra"
17. Ippocrate: "Finché c'è la salute..."
18. Socrate: "Non so"
19. Diogene: "Da cani"
20. Platone: "Idealmente"
21. Aristotele: "Mi sento in forma"
22. Plotino: "Da Dio"
23. Catilina: "Finché dura..."
24. Epicuro: "Di traverso"
25. Muzio Scevola: "Se solo mi dessero una mano..."
26. Attilio Regolo: "Sono in una botte di ferro"
27. Fabio Massimo: "Un momento..."
28. Giulio Cesare: "Sa, si vive per i figli, e poi marzo è il mio mese preferito..."
29. Lucifero: "Come Dio comanda"
30. Giobbe: "Non mi lamento, basta aver pazienza"
31. Geremia: "Sapesse, ora le dico..."
32. Noè: "Guardi che mare..."
33. Onan: "Mi accontento"
34. Mosè: "Facendo le corna..."
35. Cheope: "A me basta un posticino al sole..."
36. Sheherazade: "In breve, ora le dico..."
37. Boezio: "Mi consolo"
38. Carlo Magno: "Francamente bene"
39. Dante: "Sono al settimo cielo"
40. Giovanna d'Arco: "Si suda"
41. San Tommaso: "Tutto sommato bene"
42. Erasmo: "Bene da matti"
43. Colombo: "Si tira avanti"
44. Lucrezia Borgia: "Prima beve qualcosa?"
45. Giordano Bruno: "Infinitamente bene"
46. Lorenzo de' Medici: "Magnificamente"
47. Cartesio: "Bene, penso"
48. Berkeley: "Bene, mi sembra"
49. Hume: "Credo bene"
50. Pascal: "Sa, ho tanti pensieri..."
51. Enrico VIII: "Io bene, è mia moglie che..."
52. Galileo: "Gira bene"
53. Torricelli: "Tra alti e bassi"
54. Pontorno: "In una bella maniera"
55. Desdemona: "Dormo tra due guanciali..."
56. Newton: "Regolarmente"
57. Leibniz: "Non potrebbe andar meglio"
58. Spinoza: "In sostanza, bene"
59. Hobbes: "Tempo da lupi"
60. Vico: "Va e viene"
61. Papin: "Ho la pressione alta"
62. Montgolfier: "Ho la pressione bassa"
63. Franklin: "Mi sento elettrizzato"
64. Robespierre: "Cè da perderci la testa"
65. Marat: "Un bagno"
66. Casanova: "Vengo"
67. Goethe: "C'è poca luce"
68. Beethoven: "Non mi sento bene"
69. Shubert: "Non mi interrompa, per Dio"
70. Novalis: "Un sogno"
71. Leopardi: "Sfotte?"
72. Foscolo: "Dopo morto, meglio"
73. Manzoni: "Grazie a Dio, bene"
74. Sacher-Masoch: "Grazie a Dio, male"
75. Sade: "A me bene"
76. D'Alambert e Diderot: "Non si può dire in due parole"
77. Kant: "Situazione critica"
78. Hegel: "In sintesi, bene"
79. Schopenhauer: "La volontà non manca"
80. Cambronne: "Boccaccia mia..."
81. Marx: "Andrà meglio..."
82. Carlo Alberto: "A carte 48"
83. Paganini: "L'ho già detto"
84. Darwin: "Ci si adatta"
85. Livingstone: "Mi sento un po' perso"
86. Nievo: "Le dirò, da piccolo..."
87. Nietzsche: "Al di là del bene, grazie"
88. Mallarme': "Sono andato in bianco"
89. Proust: "Diamo tempo al tempo"
90. Henry James: "Secondo i punti di vista"
91. Kafka: "Mi sento un verme"
92. Musil: "Così così"
93. Joyce: "Fine yes yes yes"
94. Nobel: "Sono in pieno boom"
95. Larousse: "In poche parole, male"
96. Curie: "Sono raggiante"
97. Dracula: "Sono in vena"
98. Croce: "Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito"
99. Picasso: "Va a periodi"
100. Lenin: "Cosa vuole che faccia?"
101. Hitler: "Forse ho trovato la soluzione"
102. Heisemberg: "Dipende"
103. Pirandello: "Secondo chi?"
104. Sotheby: "D'incanto"
105. Bloch: "Spero bene"
106. Freud: "Dica lei"
107. D'Annunzio: "Va che è un piacere"
108. Popper: "Provi che vado male"
109. Ungaretti: "Bene (a capo) grazie"
110. Fermi: "O la va o la spacca"
111. Camus: "Di peste"
112. Matusalemme: "Tiro a campare"
113. Lazzaro: "Mi sento rivivere"
114. Giuda: "Al bacio"
115. Ponzio Pilato: "Fate voi"
116. San Pietro: "Mi sento un cerchio alla testa"
117. Nerone: "Guardi che luce"
118. Maometto: "Male, vado in montagna"
119. Savonarola: "E' il fumo che mi fa male"
120. Orlando "Scusi, vado di furia"
121. Cyrano: "A naso, bene"
122. Volta: "Più o meno"
123. Pietro Micca: "Non ha letto che è vietato fumare"
124. Jacquard: "Faccio la spola"
125. Malthus: "Cè una ressa..."
126. Bellini: "Secondo la norma"
127. Lumiere: "Attento al treno!"
128. Gandhi: "L'appetito non manca"
129. Agatha Christie: "Indovini"
130. Einstein: "Rispetto a chi?"
131. Stakanov: "Non vedo l'ora che arrivi ferragosto..."
132. Rubbia: "Come fisico, bene"
133. Sig.ra Riello: "Sono stufa!"
134. La Palisse: "Va esattamente nella maniera in cui va"
135. Shakespeare: "Ho un problema: va bene o non va bene?"
136. Alice: "Una meraviglia"
137. Dr. Zap: "Bene, la sai l'ultima?"

sabato 20 ottobre 2012

i consigli di zu...

"Svegliamoci la mattina e giochiamo al gioco delle corrispondenze: scopriremo che, sorridendo in maniera aperta all'universo, non solo ci dà segnali, ma si pone con noi in un dialogo intelligente, dove è possibile ascoltare, anche domandare e avere risposta." (zuleika fusco)


"fidarsi è un principio creativo"   ...grata per tutte le volte che ti incontro sulla soglia...





maybe this is the room in which it started
a place of nurture and withdrawal
and the division of the skin
between interior and ex
breached
self invading the space of non-self
the foundation of four-walled reality dematerialised
scale and dimension lost in a Pop-Tarkovsky dream state

and music…forever

hallucinogenic landscapes resemble Nasa shots of
distant cosmos
irradiated colour
the mutant vegetation a primordial presence
representatives of a pervasive consciousness
uncommon deities

ambient manga
characters cut off, cast adrift
absented from story line
sunk in ambivalent self absorption
background magnified
they haunt their emotional landscapes

a teenage self containment
that comfort of melancholy

a loose limbed sensuality
permeates the forest

archetypal messengers in plain view
navigators of the dream reality
shamanic pathfinders
their footfalls the only certainty
an immaterial truth

yes, inside's out
an energy sourced from inexhaustible circuitry
plugged in, life radiates from wall sockets
with divine luminescence
and the rural in contrast has all the hygiene of an appliance store
alienation exudes a sense of comfort borrowed from its origins
in the home

sixties psychedelic poster art
in media of dust motes and light particles
a fine sherbet powder pop patina
baker's glaze, soul candy

on the threshold of the courtyard at the city's extremity
as truth and identity become increasingly malleable
with no fixed points of reference
he leaves the door ajar
an invitation for the return of the celestial


 
Uncommon Deities David Sylvian




Uncommon Deities artwork

 
 
 


Tracklist
The God of Single Cell Organisms [Play / Pause]
The God of Sleeplessness [Play / Pause]
The God of Silence [Play / Pause]
The God of Smaller Gods [Play / Pause]
The God of Small Caresses [Play / Pause]
The God of Black Holes [Play / Pause]
The God of Adverbs [Play / Pause]
The Ruminative Gap [Play / Pause]
The God of Crossroads [Play / Pause]
The God of Tiny Islands[Play / Pause]
The God of Gradual Abdication [Play / Pause]
I Swallowed Earth for This [Play / Pause]


The God Of Sleeplessness
He looks at us through layer upon layer of smoke-coloured glass. There is no understanding, no word that can begin to express the loneliness he is shrouded in. Nights pass and days pass and he paces to and fro, driven by a pain that is not his, and that he cannot find a reason for. It is white as snow and bears no footprints. His thoughts fly from his body before he has thought them out, and are not to be hunted down. At times he feels he is moving inside a large brain. At times he finds himself longing for the absolute perfection of emptiness and non-existence. He is sealed. He fears his own voice and what it might tell. Somewhere he has a dwelling he never inhabits, a house with clouds drifting in and out through open windows. He himself is transparent and faintly blueish, like a lake ruffled by slight wind. He is as meek as October. Most of all he fears afternoons, the hallowed long and empty afternoons, when clocks almost stand still and time is a burden on his narrow shoulders. At dusk he goes out and picks a fruit from the great tree whose crown no one can see and whose roots no one knows. This is his one joy.

I swallowed earth for this:
a strawberry leaf
twisted the wind
gilded by water


The God Of Crossroads
in the one spot where all roads meet he is bound. He sees that there are more points to the compass than the heavens can hold. Curved behind his back, the universe encloses him. All roads dissolve into the dusk. He has deep Mongolian eyes that say open as long as sight remains. He sees the light broken into small fragments before his very eyes, shattered into a thousand colours that can never reassemble. All our desires converge in him, our longing to find the way, the one way. He can hear our questions, but he cannot answer. He stammers and falls silent. Under a coffee-brown sky he has lost his sense of time and direction, in the dwindling windless light. Above him there is a clashing of clouds, the rain soaks him and his feet are cold. He paces, without direction, waiting to be replaced. He is dreaming of a long holiday, a heavenly break, he would prefer to leave all responsibility to a senior official in a grey suit. He dreams of cycling off on an upright placid bicycle of unknown make, cycling into green roadless woods and disappearing.

Matter
in the layers between
crushed in time

matter
what they left behind
can be read on an arrowhead



The God Of Small Caresses
He never touches us, but he loves us, and he wants us to love one another, gently and intently. He has golden locks and smells of newly bathed childhood. While we sleep, he speaks to us from somewhere inside our sleep, every word like a smile. He expresses himself through faint puffs of breath, on the borders of the audible. When he smiles we realise that we are finite and mortal. His company is a band of small angels, plump and drowsy, at dusk resembling seals or penguins with their impractical wings and waddling gait. At times he shows himself as a bumblebee or hummingbird and whenever a flower opens up he is filled with a reckless joy, distilled and concentrated in the word “bliss”. The wind whispers to the grass and the grass whispers back. He loves us. He dreams of kissing us with lips of fire. For each newborn child he plants a tree in the light with roots that reach down into the dark. He knows how troubled we are. He is waiting for us. He is listening out for our footsteps. We are often drenched and forlorn. He is waiting to see us home.

Dripping stone
geologically: all we know
broken skull, broken rock

extracting information
in the hardest of materials
at the back of the neck

finding language
close to the lungs



The God Of Silence
At the first beginnings he occurred through a random combination of light, air and total absence of sound. This is why he yearns for the womb of silence. In his ears a silent world is a beautiful world. When he walks out he is steadfastly escorted by an angel and a demon, one on either side. They are both dumb. He surveys us, he is omnipresent with his mild and terrible countenance and his sublime ears that catch our every word, however hesitant and imperfect. He would like to distil each of our utterances into perfect silence. He utters himself through minute movements, glances and poignant pauses, endlessly. He bears no enmity against us, but he distrusts us. When he grows tired of the living, he turns to the dead. They know all about silence. They listen to it. The god of silence is a patient god. He has patience enough to wait until we all become fossils.

expanding matter
darker
in the dark
in a drop of water
is earth not
what we came from



The God Of Black Holes
He stands on the very edge in a state of permanent instability, blasted by longitudes, by the demarcation line between the visible and the invisible, between light and ultimate darkness. This is a zone of total blankness. Inside the black hole all light is trapped, in there all energy churns; everything is forced upon itself to the point where absolute density merges with absolute void, nothing and everything meet and the borders between creation and destruction are wiped out. The energy sears his blind eyes. On that utmost brink time moves infinitely slowly, time is in the process of consuming itself. He knows that time is a postulate that can neither be maintained nor verified. He stands on the edge of a hollow, a pit in the universe, a hole that devours everything, as long as there remains anything to devour. He stands in the vortex, in a cloud of gas and dust surging further in and away. On the other side, beyond everything, beyond the antihorizon, is a white hole, maybe. That would be beyond the intelligence of a god. He is consumed by a sub-atomic fear, as immense as the cosmos, and he understands that he understands nothing. He is billions of years old and an ever newborn babe, unformed, in the incubator of the universe.

a compression of
a true material
expanded as its brightest point
a supernova
on a petal



The God Of Tiny Islands
Where the surface of the endless ocean is broken by reefs and atolls and the remnants of extinct volcanoes, his domain begins. It is his delight to see life breaking out from rock and volcanic ash, seeds carried by the wind, birds building their nests and turtles making their way onto the beaches. The big islands can manage on their own, the small ones need his protection. He stands in the service of creation. New islands come into being even as he thinks them out. When they are fully formed, he sees that it is good and that all things are as they should be. The plains extend to the water’s edge, the grass is soft under his feet and the salt winds ruffle his white hair. Her herds the clouds and brings them home at sunset to provide the world with wetness. He wishes to share these things with us, but as we fail to answer he talks to his own echo and addresses beetles in the language of beetles. On the smallest of islands he has built a shelter of branches where he will let us stay. His own desire would to be to sit through eternity watching running water and the wind in the delicate tracery of the aspen’s seismographs, the marriage of time and space enacted and ever changing in aimless movement. At the hour of twilight he wanders over small grasslands with a cat who lets him hear the story of the very first creation.

and so we are ancient enough
in the beginning, volcanic:
gas, water, cells

in the sediments
in hollows, levels; uppermost :
bone, tissue, organs



The God Of Single Cell Organisms
Once, in the beginning, he was a thought, without form or substance. Around this thought a membrane formed and a space where the thought could find nourishment. He is older than everything, older than the world, older than himself. He is rooted in his primordial state. He is in the midst of all life and yet outside and apart. His one idea, spiralised in the core, is simple, easy to understand and therefore infinitely important. It is the base of the very smallest form of life. In his haunts he is noticeable as a faint smell of ammonia. He loves everything that is small, and fears our greatness. He doubts whether humans exist; it could be superstition, a mythical relic of the ancient gods’ tales by the celestial camp fire. He sees his reflection in the air, and sees himself as he is; a tiny creature among myriads of tiny things in the universe. He dreams of constructing a simple little soul for solitary cells. This is beyond his capacity and in his impotence he seeks refuge among the microbes. We cannot find him there, with our immense microscopes.

visible in time
we expand heat from fractures
part the growth rings of trees
with amber and rust

boned from evolution
you are, I am
a lecture on fossils



The God Of Smaller Gods
His dwelling is filled with the dust of past miracles. It flows in through the keyhole and under the door and is stored as wind and weather, as salt and sorrow and dust. He worries about the smaller gods, they are merry and irresponsible, they have forgotten their destiny and so they are amiable of purpose. He tries to reinstate in them a sense of purpose. He tries to keep them in order. Night after night he sits entering them in thin endless ledgers, name upon name, with a slightly quavering hand. He recreates them in solemnity and in writing. The lamp over his desk burns into the night as he attempts to repair defect little gods. They fill him with deep melancholy and a sense of meaninglessness that he will not admit to. He remembers everything the lesser gods prefer to forget and this wears him out; he grows haggard, with dark circles under his eyes. He takes their education in hand, he gives them maps of the heavens with adjoining regions, and provides them with an inventory of the universe. At full moon he sings to them, the old songs forgotten by the smaller gods. They make faces and yawn. The weary old god gathers his last strength and starts over again.

we think that the watery substance
before the thinkable
is a sound in memory
a language we peer beneath
from the sound of marrow and fibres
thinkable enough, certainly



The God Of Adverbs
Of all gods he is the one closest to humankind. Every word that escapes us is taken up by him and recorded in his files. This index is in continual expansion and reaches up into the clouds. Every day he trawls the corridors of his records searching for the perfect adverbial imprint of the grey shades of being. He has begun to spell his way through the collected vocabularies of the world, living and dead, in addition to the lexicon of heaven. In Azerbaijan there are no adverbs, merely meandering circumlocutions embedded elsewhere in the language. The god of Adverbs finds this deeply distressing. The adverb is the part of speech pertaining to afterthought. When the adverb surfaces in human language childhood is over. We are left with overlapping grey areas within the domain of reason, in the ruminative gap between question and answer. Truths have a short half-life. This is his gospel. He sees our need to formulate the world, but it is his calling to misgive what is given, and he can only enlighten those who seek enlightenment. When he speaks, his vowels are subdued and his consonants are pebbles scattered over a large plain of shifting nuances. He hides in thunderstorms and fears the cleft tongue of lightning, it is too explicit. He finds shelter in a soft shooting mist. All he leaves behind is the sound of tentative footsteps.

Out of these places
two types of grammar:
we inflect trees
analyse a riverbed
years laid down in codes microbes millions atoms
in animals and the residue of plants



The God Of Gradual Abdication
Late in the day he begins to distrust absolute knowledge, the absolute power once conferred on him. He has borne that burden too long. The more he thinks, the lighter he becomes. At times he dreams of becoming so light that he can soar up to play with clouds. At times he dreams of shedding his large body and lying down to rest on a lotus leaf. He has understood that he can never reinvent the history of mankind. Never reverse it, never adjust it, never rectify. But he can show us unwavering love, and he can teach us to show love towards one another. He is a god, not a potentate. He would love us, not judge us. He sees that we need forgiveness. He wishes to convert us to ourselves. If we are guilty, he feels guilt for us. He knows. He has been through wars sieges bombings trenches nuclear fallout. Yet he continues to love us, and have faith. His greatest fear is a world where the grass grows without history, without us. He has come to prevent this. He is so happy and so unhappy. He walks in exile among men. He lets himself be dispersed into creation. He remains.