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giovedì 26 settembre 2013

Sempiterno Amore Trascende Ogni Rosa

Sator è la prima parola dell’omonimo palindromo, costituito dalle cinque parole “SATOR - AREPO - TENET - OPERA – ROTAS”, ritrovato sia in forma di quadrato che in forma radiale o circolare su molti reperti archeologiciin Europa e in Italia, le cui prime tracce risalgono a oltre 2.000 anni fa. Essendo formato da parole di 5 lettere ciascuna, è possibile scrivere la frase entro un quadrato di 25 caselle, che rimane leggibile dall'alto, dal basso, da destra e da sinistra.Discreto e spesso nascosto alla vista, un simbolo antichissimo, ripreso quale talismano nel rinascimento, occhieggia sfidando i secoli: è il Quadrato Magico del SATOR, presente in chiese e castelli, noto ai romani ed ai costruttori medievali. Nella Provincia dell’Aquila vi sono tre esemplari- a San Pietro ad Oratorium presso Capestrano, a Santa Lucia a Magliano dei Marsi, nella cripta della chiesetta della Madonna Apparente a Campotosto - del misterioso Quadrato custode di una iscrizione palindroma che ha attraversato i secoli custodendo il suo segreto forse ora almeno parzialmente svelato. Nel Quadrato magico sembrerebbe celarsi il più grande dei segreti, quello del creato, quello che ha indotto gli scienziati a tentare di riprodurre le condizioni da cui è scaturita la prima scintilla nel vibrante vuoto primordiale. Chi e come ha saputo rinchiudere in un simbolo di straordinaria potenza una conoscenza che la moderna fisica sembra confermare? L’enigma del quadrato di Sator è stato oggetto di molteplici interpretazioni, tuttavia ancora oggi alcuni ritengono che esso custodisca un significato nascosto. Proprio la molteplicità dei luoghi e dei testi in cui ritorna ne hanno resa particolarmente controversa l’interpretazione, soprattutto perché il termine AREPO, in esso contenuto, risulterebbe non strettamente di origine latina, e indicherebbe probabilmente un tipo di carro in uso presso le popolazioni galliche. Difficile quindi stabilire il significato letterale della frase. Ad esempio, se si leggesse il palindromo da sinistra verso destra, si otterrebbe la frase “SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS”, che secondo una prima interpretazione potrebbe tradursi con: “Il seminatore, col suo carro, tiene con cura le ruote”. Una interpretazione più recente, vedrebbe nel palindromo un significato astronomico o cosmologico, e pertanto la traduzione sarebbe “il Creatore con il carro tiene in moto le orbite”. Tale interpretazione risulterebbe coerente con il modello di universo accettato nel basso Medioevo, che identificherebbe con la figura del Sator-Creatore il motore ultimo dell’universo. Viceversa, se si leggesse il palindromo cambiando verso di percorrenza alla fine di ogni riga o di ogni colonna, si otterrebbe la frase “SATOR OPERA TENET AREPO ROTAS”, in cui il termine SATOR indicherebbe il SEMINATORE, AREPO rappresenterebbe una contrazione di AREOPAGO (nel significato di tribunale supremo), e il palindromo potrebbe essere tradotto con: “Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino”; tale interpretazione attribuirebbe pertanto un significato morale al quadrato magico secondo cui: “L'uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino”. Ciascuno di noi gestisce le proprie attività e svolge le proprie mansioni, ma al di sopra di tutti noi c’è un destino che ci governa. Per raccogliere è necessario seminare, per costruire il proprio successo è essenziale lavorare con impegno. E saper essere in armonia con il mondo. Dunque moltissimi sono stati i tentativi di spiegazione delle cinque parole che si rincorrono in un giocoso girotondo, ma la traduzione letterale, che ho trovato nel testo "Il Quadrato Magico del SATOR - Il segreto dei Maestri Costruttori" di Maria Grazia Lopardi, penso sia la più precisa e pertinente: • SATOR = Il Creatore • AREPO = verso Cui tendo (forma contratta di ad-repo) • TENET = sostiene • OPERA = con la Sua azione • ROTAS = le sfere celesti. Le lettere dell’iscrizione sono alternativamente vocali e consonanti come a tracciare una scacchiera che, nella tradizione Indù rappresenta il campo di combattimento delle due forze opposte dei Deva e degli Asura che esprimono il dinamismo del creato, mentre unite tra di loro individuano un reticolo. Riferiscono i miti che con il suono il Grande Architetto dell’universo tutto dispose secondo misura, numero e peso (Sapienza, XI, 20) sì da indurre Bernardo di Chiaravalle a così definirlo: Cosa è Dio? Egli è lunghezza, larghezza, profondità e numero. Testi sacri e miti dei popoli della terra riconducono la creazione dell’universo ad un suono: "In principio era il Verbo/Ed il Verbo era presso Dio/Ed il Verbo era Dio tutto è stato fatto per mezzo di lui" (prologo - Vangelo di Giovanni) "Io sono l’Eterno, io sono Ra/colui che ha creato la Parola/Io sono la Parola" (tradizione egizia) "In principio era VAC(la voce moglie di Brahaman)/VAC era presso Brahman (Assoluto)/C'era Brahman" (Rig Veda in India) Mistero sommo è quello della creazione che ha portato quel che i miti chiamano vuoto o notte infinita, abisso o oceano, informe campo di energia a vibrare secondo un ritmo che è musica e danza. Con quel primo suono, grido o risata divini - secondo le varie tradizioni - il caos primordiale, l’infinito campo di possibilità, viene scosso da una vibrazione e la prima “stringa” per usare un termine della più recente fisica, prende a vibrare come la corda del famoso monocordo di Pitagora. “Un essere ancora immateriale dalla quiete del non essere improvvisamente risuona, a poco a poco convertendosi in materia e così diventa il mondo creato”(M. Schneider). Il mistero dell’armonia cosmica è in quel suono primordiale che conferisce forma alle galassie ed agli esseri più piccoli. Il diffondersi di quel suono tesse la tela, il velo di cui si ammanta il volto femminile di Dio per generare l’intero, armonioso cosmo ed oltre il velo che non dato ai mortali di sollevare, l’immanifesta fonte alimenta infinita la danza della vita. Nei miti dei popoli dee tessitrici sono le depositarie dei misteri della vita e della conoscenza del creato: Nonna Ragno degli Hopi, Atena, Proserpina, Methis, Iside tessono e si ammantano generate dal figlio che generano, dal principio ordinatore che si esprime nella loro stessa tela da cui, scendendo di frequenza, emerge il creato: è la rete del Tao cinese, del Wirth dei Celti, di Indra nella tradizione Indù, di Osiride o Ptah in Egitto, è la veste, velo o manto che avvolge il volto femminile di Dio che nel creato è Presenza. In quel reticolo è il mistero della creazione, il suono primordiale che si diffonde dando forma alla terra già informe, rendendo luminosa la matrice già oscura e silenziosa, trasformando la vergine nera, radice universale, in irradiante ed incoronata Aurea Matrix. Allora nel vuoto quadrato, simbolo della manifestazione come il cerchio lo è dell’immanifesto, grembo fecondo e sempre vergine, una prima polarizzazione consente ad una corda invisibile di vibrare e dal primo suono si sviluppano i relativi armonici così formando il reticolo della legge ordinatrice degli universi. La griglia ottenuta unendo le lettere del Quadrato Magico esprime esattamente il diffondersi del suono creatore con i suoi armonici, delimitando il cerchio inscritto nel quadrato l’ottava ed il suo diametro la corda pizzicata dal divino musicista, mentre i cerchi mano a mano di minore grandezza, indicano i rapporti musicali pitagorici: 1 a 2, 2 a 3, 3 a 4, dividendo quella corda in due parti (una ottava superiore), in tre (rapporto di quinta) in quattro (una ulteriore ottava su) ecc. I maestri costruttori avevano la conoscenza profonda del più grande dei misteri ed uno strumento semplice ed efficace, la magica scacchiera con la sua Matrix divina, consentiva loro di rigenerare il cosmo attraverso l’architettura, perché ogni costruzione rispettava e reiterava le leggi del creato divenendo strumento musicale che il suono creatore rendeva vivo e vibrante. Come suggeriva Pitagora l’uomo è misura di tutte le cose e così dal corpo umano vennero prese le misure utilizzate dai Maestri d’opera, vale a dire la Palma, il Palmo, la Spanna, il Piede, il Braccio o Cubito, occultati nello strumento misterioso che si unisce ai tradizionali squadra e compasso e consentire ai maestri costruttori di realizzare le straordinarie costruzioni che ancora suscitano ammirazione ed emozione. La squadra dei maestri costruttori presentava nel lato lungo la misura del cubito, in quello corto il piede e cubito e piede sono tra di loro in rapporto aureo come in successione le ulteriori misure che un simbolo di straordinaria potenza racchiudeva: la stella a cinque punte, sacro sigillo dei Pitagorici, custode dell’Armonia divina. Nel reticolo aureo l’occulto simbolo scaturisce dal rapporto di quinta musicale, il più significativo nell’ordine del creato disponendo i pianeti, informando fiori e foglie, mentre cristalli di ghiaccio, atomo del berillo, celle degli alveari ecc. rispondono ad altri rapporti armonici, quelli che disegnano il Sigillo di Salomone, la stella a sei punte in cui il triangolo del maschile e quello del femminile si incontrano, armonia scaturente dalle nozze sacre degli opposti. Frequenze del suono divino, i simboli geometrici riconducono agli archetipi che, come in alto così in basso, danno forma al creato ed alle costruzioni che ne reiterano l’Armonia. Segreto sommo trasmesso da maestro a discepolo, lo strumento sacro appare custodito nel cuore della diverse tradizioni dato che chiese romaniche e gotiche, sinagoghe, templi indù, moschee e persino le costruzioni dell’Imperatore Federico di Svevia risultano realizzate con la matrice aurea del Quadrato Magico custode degli arcani del cosmo e che conferisce loro la valenza di musica pietrificata. Con il magico strumento diviene semplicissimo tracciare le piante delle costruzioni secondo rapporti armonici:Le immagini che seguono rappresentano la pianta di Santa Croce a Firenze e la facciata di San Francesco ad Assisi. Unendo le lettere del Quadrato Magico del SATOR è possibile ricavare parole significative, come ROSA per l’imperatore Federico II, dato che ad una misteriosa donna di nome Rosa erano dedicate le poesie d’amore della corte palermitana: "Della rosa fronzuta/Diventerò pellegrino;/ch’io l’aggio così perduta"(Federico II) Ebbene dalle linee ottenute unendo le lettere RO e SA e dal fiore della vita emergente dal cuore della Matrice inizia la traccia del progetto di Castel del Monte di Puglia. La pietra che suona e risuona del canto del creato, trova il suo segreto nello strumento che, quale arca racchiude in sé i principi informatori della creazione per cui ogni costruzione sacra è essa stessa la custode di quelle leggi così navigando nelle acque primordiali da cui tutto emerge. Nel verificare presso le diverse tradizioni la conoscenza dello strumento segreto dei maestri costruttori, da solo in grado di permettere ogni realizzazione architettonica, dalla struttura ai singoli elementi e simboli, emerge con meraviglia che il percorso si traduce in una avventurosa cerca della conoscenza primordiale oltre la differenziazione delle lingue: le stesse radici delle parole si ripetono presso popoli diversi e lontani a suggerire la suggestiva ipotesi di una origine comune di un sapere straordinario. La radice STR di SaToR, per esempio, compare nell’ebraico SeTeR=segreto, nel greco SoTeR= salvatore, nell’indù SiTaR, lo strumento musicale che reitera il suono primordiale che conferisce salvezza rigenerando l’universo. Segreto salvifico che ricollega agli archetipi, alle forme scaturite dal suono creatore… Trasmesso gelosamente da maestro a discepolo, il sacro segreto è pervenuto a Leonardo da Vinci. Il famoso Cenacolo, anch’esso custode del segreto della creazione, dove il Cristo-sole è contornato dai 12 apostoli-segni zodiacali, in gruppi di tre secondo i quattro elementi costituenti il creato, a colpo d’occhio scaturisce dalla Aurea Matrix. SATOR Custode del mistero del creato/ per cui la Luce infinita/ divenendo grembo/ risuonò del Verbo/ e Matrice incoronata/ vibrando manifestò il cosmo/ in basso come in alto.../ da Maestro d'Opera a discepolo/ nel silenzio dell'Architettura sacra/ in cui si informa il canto del creato/ perviene Scrigno degli Arcani.../ nella forma e nelle cifre/ Potenza ed Armonia/ Fortuna e Sapienza.../ ...il Segreto dei Segreti/ (M. G. Lopardi -L'AQ.- solstizio d'inverno 2008)

lunedì 16 settembre 2013

In cielo c’è una danza

Oggi c'è necessità di semplicità, di leggerezza. C'è una nostalgia di qualcosa di più originario, sembra che si cerchi un nuovo inizio e che si tentino altre strade. Si cerca di nuovo il non detto e il non dicibile, oltre il senso stesso della realtà. Non si tratta della «nostalgia del totalmente altro»; è una nostalgia più 'umile', che nasce dall’humus, dalla terra che noi siamo. È il desiderio di essere noi stessi semplicemente, sinceramente. È la necessità di sopravvivere ricominciando daccapo. In un mondo in cui regna sempre più la citazione, il gioco dell’arte combinatoria, la simulazione, l’affabulazione e ultimamente il nulla, si sente il bisogno di leggere ciò che non è mai stato scritto, di recuperare una lingua originaria, quella delle viscere della terra, proveniente forse dalle stelle o dalle danze: forse è il bisogno più semplice e immediato di ritornare soltanto alla spontaneità, per raggiungere un paesaggio spirituale nuovo che la nostra lingua è incapace di scoprire dietro il chiacchiericcio che ormai sovrasta e consuma ogni realtà. L’originalità del pensiero di Schneider si afferma compiutamente nella nozione di “simbolo sonoro”. Le idee e gli oggetti più diversi, riuniti grazie a un ritmo comune, finiscono col formare in noi un insieme semi cosciente che è linguisticamente inesprimibile, ma caratteristico dell’esperienza simbolica. Pur non avendo un significato concettuale, tale insieme possiede un senso espresso dal ritmo che li riunisce e che la musica può riprodurre più di ogni altro linguaggio, perché la manifestazione più alta e essenziale del ritmo è il ritmo sonoro. Se ciò evidentemente già supera ogni idea di simbolismo musicale che la storia della musica occidentale conosca (per lo più nient’altro che immagini trasferite sul piano acustico), Schneider vi aggiunge quella differenza che gli sta a cuore tra cultura primitiva e alta cultura. Così, in evidente consonanza con le nozioni junghiane di “simbolo vivo! ” e “simbolo morto”, distingue il ritmo-simbolo dell’uomo primitivo, in quanto ritmo percepito fuggevolmente ed espresso da un simbolo vivo (da lui chiamato “grido-simbolo”) dal ritmo-simbolo dell’uomo delle alte culture che lo raffigura come oggetto morto, scolpito in pietra, e che, nonostante finga un ritmo di vita, è in realtà un oggetto inanimato. Ancora una volta ad un ritmo direttamente esperito col proprio corpo si oppone un ritmo fissato nello spazio, addirittura materializzato nella pietra. Invece di operare dentro la Natura, ci si pose di fronte ad essa; invece di cantare o emettere gridi-simboli, si fabbricarono strumenti con forme o ornamenti di animali per fare musica. Non solo, ma, al pari di Carl Gustav Jung per il quale il simbolo getta un ponte tra l’io cosciente e l’inconscio, per Schneider il simbolo sonoro getta un ponte fra un mondo primordiale puramente acustico e subcosciente e un mondo materiale perfettamente conscio. In altri termini, al simbolo sonoro viene a corrispondere il mondo semi cosciente del suono luminoso (è evidente qui la coincidenza di tale regno intermedio con ciò che Henry Corbin ha chiamato l’”Immaginale”), che funge da mediatore tra il cielo e la terra e che ha il compito, attraverso il rituale, di far risuonare il ritmo del tempo primordiale sino ai confini della visibilità, risvegliando nelle figure materiali della terra la coscienza della loro originaria sostanza acustica. Così facendo, il rito imbeve di divino ciò che è terreno, di spiritualità acustica ciò che è soltanto fisiologico, e al tempo stesso rende vero il falso e falso il vero, alterando ogni conoscenza fondata sul principio di non contraddizione, per il quale una cosa è solo questo e non altro. Qui si tocca un punto decisivo e finale: una musica “naturale” (così come ogni attività “naturale”) non è il rispecchiamento di un ordine delle cose fissato una volta per sempre e codificato da una Scienza (antica o moderna che sia), ma piuttosto un rituale che, “riconduce” ciò che è materiale verso ciò che è immateriale, giungendo infine in un luogo che non né materiale né immateriale, ma da sempre disponibile alla coscienza dell’uomo: il Sé o fondo dell’Anima. Il moderno ha declassato i simboli e ha schiacciato la trascendenza verso il basso riducendo il discorso religioso a discorso etico e assegnando alla musica soltanto un compito formale e vuoto. La razionalità, l’ambito razioide –come lo chiamerebbe Musil– ama la musica soltanto come sintassi e come struttura grammaticale. Per esso la musica è soltanto un codice e le note musicali una alterazione strutturale di movenze in vista di un riequilibrio. E in questo nuovo incipit il linguaggio musicale resiste, almeno come il bunraku giapponese, come il teatro delle bambole, per il bisogno di esprimere –se non altro– le nostre emozioni, i nostri slanci, le paure, i traumi. Sembra che una incipiente riorganizzazione di un qualche positivo orientamento avvenga all’insegna del linguaggio musicale, di quel linguaggio che non dice e non nomina le cose, ma le evoca soltanto, le annuncia quasi volando al di sopra di esse. Se c’è una crisi dell’oggettività e anche della soggettività, in questa caduta dei due referenti –oltre la povertà espressiva dei simboli– sembra che l’unico aspetto fungente del nostro modo di comprendere e di abbracciare il mondo sia quello estetico-musicale che ha il suo risvolto più immediato a livello religioso nel misticismo chiamato a ergersi sulle ceneri del positivismo e dello scientismo. C’è così un incamminamento verso ciò che è nascosto e ciò che è possibile, c’è il bisogno di «tra-guardare» al mondo attraverso il liminale e il sub-liminale, attraverso l’estasi, il sogno, il mondo onirico, il virtuale, il paranormale, l’irreale. In questa tensione dove l’estremo desiderio è che l’irreale diventi il vero reale assegniamo alla musica il compito di sottrarci all’insipienza del principio di non contraddizione e di compiere un’opera di «sconnessione» dei legami di causa/effetto per farci percepire concretamente il potere che abbiamo di immaginarci diversi da quello che siamo. Si ritorna così al «mistico» dopo la religione e si ritorna in concomitanza a un senso primitivo della musica, si ritorna all’estetico, come a un «campanello d’allarme» del bisogno di recupero del pre-verbale, appunto come nel Bunraku giapponese, dopo i diversi linguaggi musicali e aldilà di essi. Abbiamo bisogno di dare forma alle emozioni non ai discorsi, visto che non crediamo più alla logica delle idee. E se la religiosità di oggi è di carattere essenzialmente emotivo, pare che ci sia il bisogno di recuperare una «musica emotiva», musica discontinua, cifrata, sottomessa a un’opera di auto-ironia dove, se di significati ancora si parla, si è pronti a confessare anche la propria prostituzione a significati multipli e dissonanti. Il senso religioso allora appare ancora strettamente connesso al fatto musicale, ma l’uno e l’altro sono sottomessi a uno stato di usura e di fibrillazione dove occorre ripensare il legame originario che unisce i due modi di sentire per non perdere gli archetipi stessi di un rapporto immemoriale e pre-categoriale. Nel mito di Dioniso la musica è concepita come un suono che prorompe dall'intimo dell'animo umano; nel mito di Apollo è, invece, un suono esterno, che la divinità manda agli uomini per ricordare loro l'armonia dell'universo. Nella concezione legata ad Apollo, la musica è esatta, serena, matematica, collegata alle visioni trascendenti dell'utopia e dell'Armonia delle Sfere. È l’anahata dei teorici indiani. Il suono del silenzio. Nella Cina antica, ad esempio, tutto l’ordine del mondo si modulasulla scala pentatonica indicata dagli intervalli kung (fa), shang (sol), chueh (la), chih (do) e yu (re). Questa scala veniva poi trasposta ogni mese affinché la musica si trovasse sempre in armonia con il suono fondamentale della natura, il quale variava di mese in mese. Ma la teoria musicale di incontro tra natura società e momento religioso si trova nel Li Chi dove la musica non è altro che la sostanza dei rapporti armonici che devono regnare tra cielo e terra. Per tale motivo gli antichi re facevano della musica uno strumento d’ordine e di buon governo. Quando infatti i cinque suoni sono alterati, le categorie sconfinano le une nelle altre e ciò viene chiamato «insolenza». Dunque la musica era correlata all’ordine ad ogni livello: ordine cosmico, ordine stagionale, ordine astrofisico e soprattutto ordine sociale. A loro volta queste armonie particolari erano cooptate nel grande concerto dell’armonia universale che si faceva carico allora e sovranamente del significato religioso in senso pieno. I buddhisti tibetani ritengono che la musica prepari la mente all’illuminazione spirituale e danno molto risalto al suono in rapporto al rituale e alla meditazione. Il mondo si trasforma e si unifica attraverso il suono, un suono che può essere costituito da un «mono-tono», basso, viscerale, ma che esprime l’intensità dell’esperienza ed è il rispecchiamento di una visione originaria, non contaminata, non deturpata dalle cose, dalla dispersione caotica del nostro vivere come cose in mezzo a oggetti. Seduti in fila a gambe incrociate, nei loro abiti variopinti, i monaci tibetani ancora oggi intonano e cantano i loro canti e inni quasi in un gesto di suprema e sovrana libertà dal mondo, dimenticando i segni e penetrando oltre la maya, quel velo che ci nasconde la vera realtà, maya come indice di ogni classificazione, moltiplicazione, come espressione di tutti gli epifenomeni mondani. «Il mondo fu generato dalla sillaba OM, che costituisce l’essenza del saman (canto) e del soffio. Ma oltre questo suono originario, che ricorda quel suono primordiale che ha dato origine al big bang si possono enumerare le differenti tappe che segnano la progressiva materializzazione del mondo a partire da una musica originaria: il mondo sarebbe l’essenza della musica tradotta in metro poetico, il metro è l’essenza del linguaggio, il linguaggio è l’essenza dell’uomo, l’uomo è l’essenza delle piante, le piante sono l’essenza dell’acqua e l’acqua è l’essenza della terra». La pratica del canto armonico non ricerca il torpore indifferenziato di tanta «musica per rilassamento», tanto è vero che non è possibile praticare sdraiati.L'energia degli armonici, convogliata dal sistema auditivo, contribuisce alla formazione e al mantenimento della postura con la colonna vertebrale eretta e distesa, tanto che la serie degli armonici appare come un paradigma dell'evoluzione umana, come il monolito nel film di Kubrick 2001 Odissea nello spazio. Attraverso la pratica del canto armonico, si partecipa fisicamente della natura paradossale della serie degli armonici. L'informazione che se ne deriva non è di natura personale, e pertanto facilita non tanto la soluzione dei problemi, quanto il salto di coscienza ad una percezione completamente diversa dei problemi stessi. Del resto, millenni di saggezza di Oriente e Occidente ci ripetono che i problemi non vanno «affrontati» o presi sul serio, perché in tal modo si da loro troppa importanza e si rafforzano: essi cessano semplicemente di essere tali soltanto in un'altra dimensione, che non è quella del pensiero discorsivo a cui il mondo dell'opinione e della falsa informazione vorrebbero condannarci. Soltanto allora si può capire Wittgenstein quando scrive che coloro a cui il significato della vita appare chiaro non sono in grado di esprimerlo, moderna riformulazione del detto taoista «colui che parla non conosce, colui che conosce non parla». Musica ed esperienza religiosa non appaiono perciò scindibili nella preistoria della nostra comprensione del mondo, in quella realtà iniziale in cui abbiamo incominciato a prendere coscienza del mondo e di noi stessi in una totalità senza distinzioni, senza dicotomie, senza effrazioni, senza specchi. Forse il più grande antropologo che prestò attenzione alla musica ai nostri tempi è stato Lévi-Strauss, secondo il quale c’è un legame stretto tra musica e mito -potremmo omologare il mito al «mondo religioso»– in quanto sono tutti e due strumenti per «dimenticare il tempo». Il suono (inteso come oscillazione periodica) ha il potere di spostare fisicamente la materia e di strutturarla secondo forme precise, dipendenti dalla costellazione dei suoni armonici, tanto che con le conoscenze adeguate e un po' di pratica diventa possibile leggere le forme dei suoni come una partitura. L'osservazione più stupefacente è però che, nel contesto della figura geometrica determinata dal suono, abbiamo a che fare con un sistema dinamico. Ciò significa che la forma permane, mentre i singoli granelli di sabbia sono in costante movimento: Si formano delle correnti. La sabbia viene spostata continuamente come se fosse un fluido. Tuttavia l'organizzazione dei campi vibrazionali persiste in quanto queste correnti di sabbia si muovono nella stessa direziono o in direzioni opposte. Naturalmente, la funzione della sabbia è semplicemente di servire da indicatore. Gli eventi reali nei piatti e nei diaframmi in vibrazione sono di straordinaria complessità. Ad esempio, nei campi appaiono delle aree che l'indicatore rivela essere in movimento rotatorio. I granelli si aggregano in piccole aree circolari che continuano a ruotare con regolarità finché la nota viene suonata. La musica, ancora per Lévi-Strauss, è il mistero supremo delle scienze dell’uomo. Questo appare significativo anche se in fondo si tratta di uno sguardo gettato dall’esterno al senso che la musica ha in rapporto all’uomo e all’esperienza religiosa. Infatti «dimenticare il tempo» significa anche «trascendere il tempo» entrare in una dimensione mistico-religiosa appagante. E tutto ciò che cosa significa se non ritornare all’integrità originaria, incamminarsi verso il paradiso perduto? Non è un caso infatti che nel mondo sciamanico si ritrovino in unità tutto ciò che altrove è in qualche modo più o meno disgiunto, disarticolato, dislocato o distribuito in tempi diversi. Lo sciamano, infatti, quando si è travestito con apposite maschere prendendo posto all’interno dell’ambito rituale a cui è deputato, incomincia a battere il suo tamburo producendo suoni e ritmi che sono religiosi e che coinvolgono il corpo, la mente, lo spirito, creano una performance totale, dove si ritaglia lo spazio come axis mundi e si condensa il tempo, il mondo visibile e il mondo invisibile. Non batte certo l’aria, ma crea un suono originario chiama a raccolta tutte le forze positive e gli spiriti protettori mentre i suoi canti vengono accompagnati con movimenti, grida, imitazione della voce delle diversi suoni del mondo. Le divinità del cielo, della terra, i regni animali e vegetali sono chiamati in causa per far parte dell’armonia del mondo, di quell’armonia che guarisce e che restituisce la realtà nella sua trasparenza originaria. In definitiva ogni esperienza giocata sul pentagramma dell’universo e ogni armonia che nasce dalla fusione di orizzonti totalizzanti di significato non sono altro che la trascrizione più vera dell’esperienza religiosa stessa. È un’esperienza di totalità unica e indissolubile dove momento musicale e momento religioso si fondono e si confondono. Ma tutto ciò vale anche a livello etnografico per molti popoli presenti oggi sul pianeta terra. Il nostro mondo occidentale – pur avendo poca dignità da attribuire al mondo – esige che ogni cosa abbia un nome e «inumidisce» di senso ogni realtà come una religione autoritaria che voglia imporre il battesimo all’intera popolazione. In fondo, gli oggetti del nostro linguaggio che cosa sono se non dei «battezzati» di diritto o dei convertiti di diritto attraverso il senso e il significato loro attribuito? Il non senso è considerato come un’infamia. Ora non sembra così per la musica, per l’etnomusica, che ancora più in là della poesia, può rinunciare al legein, al mettere insieme in funzione della ragione, può rinunciare alla connessione per un più immediato rapporto «contemplativo» del mondo, come avviene, ad esempio, in un haiku giapponese. L’haiku giapponese è un tipo di condensazione dell’esperienza difficilmente accessibile al nostro mondo occidentale in quanto non si cura di creare legami di senso, ma crea semplici e immediati rispecchiamenti come in esempi di questo tipo: «Quante persone sono passate attraverso la pioggia d’autunno Sul ponte di Seta». «Vengo attraverso il sentiero di montagna. Ah! che meraviglia! Una violetta!». Descrittivismo? Impressionismo? Espressionismo? La vita è musica: ha la sua trasparenza e non ha bisogno di niente altro. Abbiamo bisogno ancora del senso delle parole per vivere? Non ci basta il senso della vita? C’è un senso immediato, non logico, non riflesso, non fatto oggetto ancora dei criteri di verità o di falsità, forse è questo l’originario verso il quale inconsciamente ma decisamente ci muoviamo. In questo luogo o meglio in questo «non-luogo» musica ed esperienza religiosa si incontrano ancora e in modo originale. È la teologia apofatica che deve regnare nell’insignificanza che ci circonda. È la musica «spoglia» che deve ritornare, ridotta al suono originario, al nada:suono e nulla ad un tempo. L'uomo moderno necessita di entrare in un Tempio del silenzio dove nella contemplazione del silenzio totale può riscoprire l’anāhata, il suono “non percosso”, che riempie chi lo riceve di musica e di luce. "Quando la rota, che tu sempiterni Desiderato, a sé mi fece atteso, Con l'armonia che temperi e discerni, Parvemi tanto, allor, del cielo acceso De la fiamma del sol, che pioggia o fiume Lago non fece mai tanto disteso". (Par I, 76-81) "O graziosa, suono/gioca. L'universo non è che una conchiglia vuota nella quale la tua mente fa capriole all'infinito" "Ma che suono è questo, così intenso e armonioso, che riempie le mie orecchie?". "È il suono che sull'accordo di intervalli regolari, eppure distinti da una razionale proporzione, risulta dalla spinta e dal movimento delle orbite stesse e, equilibrando i toni acuti con i gravi, crea accordi uniformemente variati; del resto, movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio e la natura richiede che le due estremità risuonino, di toni gravi l'una, acuti l'altra". La musica è l'arte e la scienza dei suoni, combinati secondo determinate regole; l'insieme armonico di suoni prodotti da strumenti musicali o da più voci. Una vera e propria scienza, che basa le sue fondamenta su leggi matematiche e fisiche incontrovertibili, mentre Il diapason di 440 vibrazioni non ha alcuna valenza scientifica. Nell'Universo l’energia è vibrazione. Il ritmo vibratorio di un oggetto, compreso il corpo umano, si chiama risonanza. Se rimane un punto fermo l’oscillazione a 432 Hz, la sua logica di accordatura (in sostanza, come arrivare ad ottenere i 432 Hz...) non è per niente scontata. Tutto parte dall'ottava. E non è un caso che l’infinito si indichi con un otto... perchè parte tutto dagli 8 Hz . Il nostro pianeta “batte” a otto cicli al secondo (8 Hz, conosciuto anche come la “Risonanza fondamentale di Schumann” 8 Hz sono il ritmo dell’onda Alfa del cervello, alla quale i nostri emisferi cerebrali sono sincronizzati per operare insieme in modo uguale. E gli esempi sarebbero infiniti proprio come gli 8 Hz, un livello a cui si arriva alla Super Coscienza. Tutto è geometricamente perfetto. Ma da cosa dipende l’importanza di questo numero e dei numeri che lo compongono? La sostanza è questa: il 432 è la precisa sintesi del tutto, in armonia con ogni principio del macro e del microcosmo universale. La regola base per l’armonia è sempre la stessa: “come in alto, così in basso” (e viceversa). www.matematicabinaria.it/11-il-numero-quantico-137 - “ La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome LA a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un SI bemolle a Roma?” Verdi, in una sua lettera datata 1884, non usa mezzi termini per denunciare che qualcuno in Vaticano ha voluto di fatto sopprimere il diapason a 432 Hz.

giovedì 11 ottobre 2012

stadii evolutivi


Noi, nel senso di Esseri organici e individui facenti parte dell'umanità, siamo fatti di corpo ed anima che sono legati insieme dallo spirito - come paragone più calzante possiamo prendere la trinità: dove  Gesù Cristo il Figlio (Logos)  è legato a Dio Padre per mezzo dello Spirito Santo (Amore)."Secondo gli Spiriti, fra tutti i globi che compongono il nostro sistema planetario, la Terra sarebbe uno di quelli, i cui abitanti sono meno avanti così nel morale che nel fisico. Marte gli sarebbe ancora inferiore, e Giove molto al di sopra per tutti i riguardi. Il Sole non sarebbe un mondo abitato da esseri corporei, ma un luogo di convegno di Spiriti elevati, i quali di là irradiano col pensiero verso gli altri mondi, che essi dirigono per mezzo di Spiriti subordinati, coi quali comunicano per l’intermedio del fluido universale. In quanto alla costituzione fisica, il nostro Sole, come tutti gli altri, può darsi che sia un focolare di elettricità. Il volume e la lontananza dal Sole non avrebbe alcun rapporto necessario col grado di avanzamento dei mondi, poiché Venere sarebbe più progredita della Terra, e Saturno meno di Giove. Parecchi Spiriti di persone vissute sulla terra hanno detto di essersi reincarnati in Giove,uno dei mondi più progrediti del nostro sistema, e questo fece meraviglia, poiché sulla terra non erano stimate da tanto. Ma questa sorpresa scemerà, qualora si consideri in primo luogo che alcuni Spiriti, i quali abitavano in quel pianeta, hanno potuto essere mandati sulla terra per compiervi una missione la quale, ai nostri occhi, non ne dava a conoscere tutto il valore; in secondo luogo, che fra la loro esistenza terrestre e quella in Giove, hanno - potuto averne delle intermedie, in cui migliorarsi sotto ogni riguardo e da ultimo, che in quel mondo, come nel nostro, vi saranno diversi gradi di sviluppo, e fra questi gradi può correre la distanza, che fra noi separa il selvaggio dall’uomo incivilito. Quindi, abitare in Giove non vuol dire che uno sia a livello degli esseri più avanzati che ci vivono, come altri non è a livello di un dotto dell’Istituto, solo perché dimora a Parigi. Anche le condizioni di longevità non sono da per tutto le stesse che sulla terra, e l’età non ha termine di paragone. Lo Spirito di una persona morta da tempo, rispondendo ad una evocazione, disse di essere reincarnato da sei mesi in un mondo a noi sconosciuto. Richiesto dell’età, che aveva in esso, replicò: “Non posso valutarla, perché qui non misuriamo il tempo come voi. Il modo di esistere non è più lo stesso, e lo sviluppo è molto più celere. Tanto è vero che, quantunque io non ci sia che da sei dei vostri mesi, posso dire di avere l’intelligenza che avevo a trent’anni sulla terra” (da Il libro degli Spiriti di Kardec)
"Siamo qui
Perchè non c’è alcun rifugio
ove nasconderci da noi stessi
Per questo siamo qui
Per manifestarci a noi stessi nella Luce
Non come i giganti dei nostri sogni
Non come i nani delle nostre paure
Ma come Uomini e Donne
parte di un Tutto"


Come una pianta si dirige verso la luce del sole, così l’Umanità è attratta dalla luce dello Spirito o Monade, Dio, Sé Superiore, Brahma, ecc.  Gli uomini non sono tutti uguali, anche se naturalmente sono equivalenti, infatti, pur facendo parte tutti quanti di un solo corpo chiamato Umanità ed essendo quindi equivalenti, tuttavia alcune cellule hanno un’età e una funzione diversa dalle altre. Come nella vita dell’uomo vi sono bambini, adolescenti, uomini maturi e persone anziane, così nell’umanità vi sono persone che hanno un’età evolutiva diversa e corrispondente a diversi gradi di sviluppo. Questa chiave di lettura astrologica ci proviene dall’antica saggezza del Maestro Tibetano D.K. in cui, studiando il modo in cui avviene il percorso dell’Anima durante le sue varie incarnazioni, giungiamo a comprendere cosa vuol dire appartenere allo Stadio Cancro, porta d’ingresso nella ruota delle incarnazioni umane, quando si passa a quello del Leone, cosa ci porta al passaggio nello Scorpione per poi arrivare alle vette del Capricorno e infine al Servizio dell’Aquario.
L’uomo una creatura ad immagine e somiglianza dei propri creatori,  fa parte dell’anima del mondo;  è l’enzima di questa macro-cellula che chiamiamo Terra e, come enzima primario, dovrebbe partecipare all’evoluzione fisica e animica del pianeta in cui è collocato,  istruire e coordinare tutti gli altri regni a lui sottoposti, non distruggerli. Dovrebbe essere un creatore, un manipolatore di energie e di cose poichè appunto creato  “ad immagine e somiglianza", egli, a differenza di quanto il pianeta concepisce e partorisce: minerali, vegetali ed animali, possiede il privilegio dello spirito individuale. I Geni Astrali hanno concesso all’uomo, attraverso un particolare innesto genetico, di assumere un ordine ben preciso nel processo evolutivo delle specie minori, anch’esse impegnate nel trasformarsi della materia in energia e dell’energia in materia ed  essere il principale artefice dell’ascensione spirituale ed astrale dei tre regni in continua evoluzione. L’uomo è il genio dell’anima della Terra e di tutto quanto essa concepisce e partorisce per la sua cosmica evoluzione, è l’apice piramidale dei tre regni inferiori; minerale, vegetale, e animale, quindi il tutore, il guardiano, il responsabile di tutte le manifestazioni della vita che si esprimono in questo globo terracqueo. Non avendo ottemperato a quanto gli competeva, è in atto un rinnovamento di purificazione o riprogrammazione che il genere umano dovrà subire. Si tratta di una purificazione sostanziale sui piani fisici-psichici-spirituali per conformarsi alla nuova frequenza evolutiva. Qualcuno sostiene che la terra si trova già in quarta dimensione e che, pertanto, il suo ciclo cosmico adesso si manifesta nell’era dell’acquario, un’era che porta con sé i valori sublimi della quarta dimensione, una dimensione dove tutto non è uguale a quanto sin ora abbiamo conosciuto. Chi non si predispone, chi non accetta la nuova frequenza, la nuova vibrazione d’amore, non potrà sopravvivere né fisicamente, né spiritualmente su questa terra, (magari continuerà il suo processo evolutivo in un altro pianeta dove esistono ancora le condizioni della terza dimensione), perché incapace di assimilare la nuova dinamica vitale, la nuova energia divina che è destinata all'uomo e richiamata dall’evoluzione stessa. Gli alberi, gli animali, l’aria e la terra sono gli elementi vivificanti della nostra esistenza, sono parte di noi stessi. Il loro grande amore è di donarsi, integrandosi così nel processo evolutivo grazie al potere che abbiamo di trasformare. Il nostro astrale viene alimentato dall’energia che si manifesta attraverso il processo della vita e della morte, della morte e della vita di questi regni. Il nostro corpo fisico esiste grazie a questa trasformazione. Il minerale, il vegetale, l’acqua, l’aria e la terra diventano una sola cosa in ognuno di noi e attraverso noi evolvono. Al momento che uno zoide cosmico o cometa, feconda una supernova o uovo cosmico, questa esplode a forma di croce. L’atomo d’idrogeno, l’atomo creante, entra sul piano della materia planetaria con altri elementi utili a favorire la vita. Il corpo è il veicolo dello spirito e come tale egli è un trasformatore evolutivo della Coscienza che si evolve sempre più in virtù di una delle Leggi che governano la Creazione: La Legge della Reincarnazione. L’uomo in quanto Coscienza, attraverso la Reincarnazione percorre una scala di valori spirituali che comprende sette coscienze suddivise in due gruppi, questo per quanto riguarda il nostro Cosmo.
"Quando andrai in Egitto e ne riporterai l'Unica Perla che giace in mezzo al mare, accerchiata dal serpente sibilante, indosserai di nuovo il tuo vestito di gloria e il manto sopra esso, e con tuo fratello, prossimo a noi in dignità, sii erede del nostro regno".

Prima Dimensione = Valore Minerale – il ciclo dura 700 milioni di anni.
Ha una coscienza propria, una energia psichica che raggiunge il massimo nelle strutture cristalline e si evolve nella seconda dimensione, dopo un certo numero di esperienze e necessità, quando l’energia racchiusa nella dimensione minerale raggiunge una completa conoscenza del regno in cui vive.

Seconda Dimensione = Valore Vegetale - il ciclo dura 700 milioni di anni
Ha una coscienza propria, una vita biopsichica con riproduzione genetica, accrescimento, mutazione e adattamento. Il vegetale si nutre del minerale allo stato solido, liquido o gassoso, proponendo un ciclo di rinnovamento e trasformazione degli elementi. Dopo le esperienze in tutte le forme vegetali si evolve nella terza dimensione.

Terza Dimensione = Valore Animale – si evolve nel valore umano - 700 milioni di anni
Ha una propria coscienza, una vita biopsichica con riproduzione genetica ed accrescimento, possiede un anima collettiva, atta a contenere tutte le esperienze e le caratteristiche di ogni specie. L’animale si nutre del minerale, del vegetale, completando il ciclo di rinnovamento e trasformazione adatto a rendere una litosfera idonea alla vita dell’uomo. Nel regno animale esiste solo l’istinto, l’obbedienza alla Legge Divina, il regno animale, comprende un’anima collettiva legata alla specie e solamente quando entra in loro l’individualità, cioè l’intelligenza, dopo le esperienze nelle diverse razze, l’animale diviene uomo.

Quarta dimensione = Valore umano con coscienza planetaria - 100 milioni di anni
Quando in un pianeta una specie animale raggiunge per evoluzione le caratteristiche per essere compenetrata dallo spirito individuale, in modo da divenire la guida delle altre specie, subisce un procedimento di “fusione divina”. I Geni solari, che si riproducono per sdoppiamento di se stessi, generano entità spirituali che vanno a compenetrare gli strumenti animali programmati in quella specie per divenire Ego-Sum, e cioè: l’Uomo si nutre di minerale, vegetale ed animale, trasformando e sublimando queste strutture inferiori in frutti di azioni e di pensiero creativo conferite dall’intelligenza o Spirito. Questa enorme responsabilità dell’uomo deve essere in sintonia con le Leggi materne planetarie e Paterne solari. La sua anima sarà individuale e la somma delle esperienze la porterà avanti nella scala evolutiva della Coscienza Individuale che, seguendo le direttive dello Spirito, la farà salire di dimensione. Comincia a trasformare la natura materiale del proprio corpo in Energia Astrale. L’uomo dunque è la sintesi evolutiva dei tre regni inferiori, l’individualità rende l’uomo intelligente e consapevole della sua esistenza e la volontà è il mezzo per realizzare il suo libero arbitrio per una vita ascensionale. L’uomo è subordinato alla leggi di natura cosmica come la legge di causa effetto, karma e libero arbitrio. Dopo le esperienze nelle varie situazioni, (razza, maschio, femmina, ricco, povero ecc.) vincolate anche dalla legge del karma, l’uomo è destinato a esprimersi nella quarta dimensione, il primo scalino della triade superiore. Dopo 600 milioni di anni nell’uomo la coscienza comincia ad espandersi nei multiformi aspetti della vita planetaria e nelle infinite combinazioni bio-fisiche planetarie. Il corpo-strumento sarà composto da 2 parti di astrale e due di materia, e a poco a poco collegato allo spirito, si evolverà completamente in corpo energetico o astrale. Questo corpo permetterà di operare e viaggiare nei molteplici aspetti della luce e, quindi, di essere visibili o invisibili agli strumenti della scienza degli uomini che vivono ancora legati alle superfici planetarie. Quando l’entità avrà piena consapevolezza e coscienza di tutto ciò che si esprime sia materialmente che spiritualmente sul pianeta, avrà acquisito la coscienza planetaria e sarà pronto per incamminarsi verso la 5^ dimensione, la coscienza Universale o galattica. Questo ciclo dura 100 milioni di anni.

Quinta dimensione = Coscienza solare
Nel Logos del Pensiero Creativo, vivono i Geni Solari che proiettano nell'Aura Solare la Loro Immagine creativa da cui nascono gli Uomini Angeli. Entrano in questa coscienza solare gli uomini che hanno un corpo pienamente astrale per cui divengono esseri di luce. Sono gli abitanti dei soli e governano ogni aspetto vivente planetario. Sono gli Dei, Creatori di ogni forma e sostanza. Da Loro partono i messaggi genetici con cui fecondano i pianeti, e a loro ritornano le trasformazioni operate dai loro figli-uomini.

Sesta dimensione = coscienza universale
Gli esseri di questa dimensione appartengono al mondo delle energie mentali superiori, riconoscono e realizzano la pace spirituale, l’amore universale e l’armonia creativa. Vivono in accordo con la pura conoscenza spirituale. La loro natura è spirituale e priva di sembianze materiali, lo spirito è libero dalla materia organica, è la prima esistenza puramente spirituale. Quando gli esseri di questa dimensione avranno piena consapevolezza e coscienza dell’intera galassia si avviano verso il settimo ciclo che è cosmico.

Settima dimensione = coscienza cosmica
Gli Esseri di questa dimensione, sono spirito puro, Coscienza Cosmica, Coscienza una, onnisciente, onnipresente, onnipotente, perché partecipa in Dio che ha Corpo Macrocosmico, Anima composta dalla totalità delle esperienze di tutte le creature, Spirito che è onnipresente. Queste entità sono geni cosmici essendo riuniti alla fonte unica Dio. La settima dimensione possiede la coscienza assoluta, la coscienza primigenia dalla quale procedono tutte le altre coscienze. Gli Esseri di questa dimensione coscienti e consapevoli di tutte le manifestazioni della vita fisica, astrale e spirituale dell’intero cosmo. Dalla formichina agli universi stellari. Ma di Cosmi ve ne sono tanti… per cui le dimensioni sono infinite…
Coscienza Una, Onnisciente, Onnipresente, Onnipotente, perché parteciperà in Dio che ha:
Corpo = Macrocosmo
Anima = Totalità delle esperienze dei Suoi Figli
Spirito = Onnipresente
SOWELU: IL POTERE
La Scelta tra il Bene e il Male
è il ricongiungimento con la Mente Cosmica
Piatto Oracolo delle Rune in ceramica raku realizzato da La Terra e il Fuoco di Giovanna Bellini
Assieme alla terra, l'uomo sta  vivendo il primo periodo della quarta dimensione; è ad un passo dell’acquisizione completa di questo valore. Sono molte le prove che testimoniano fenomeni extrasensoriali, legati a questo passaggio dimensionale: nascono bambini prodigio, esistono uomini con poteri eccezionali, animali intelligenti, piante particolari ecc. ma purtroppo sono molti gli uomini che non sono in sintonia con la nuova vibrazione ascensionale per cui vanno incontro alla follia mentale. Gli abitanti di altri mondi più evoluti guidati dai Maestri o archetipi solari, controllano scrupolosamente ogni iniziativa individuale o sociale, sono pronti all’intervento per difendere il pianeta dalla possibile catastrofe e salvare chiunque stia già dedicando la propria vita per il bene degli altri. L’uomo è sul punto del non ritorno, spinto da un inspiegabile odio fraterno, presuntuoso ed ignorante, egli vuole distruggere gli equilibri della Natura-Madre. Schiavo ormai del proprio materialismo si sfoga facendo guerre, costruendo ordigni esplosivi sempre più potenti, inquinando e ammorbando ogni cosa, bruciando e distruggendo intere foreste, polmoni vitali del pianeta. Uccide per divertimento le creature di Dio negando la vita anche ai bambini che a migliaia muoiono nel mondo a causa delle ingiustizie e dell’indifferenza. Esperimenti nucleari, inquinamento ecc. Occorre dare il giusto valore alla vita. La vita è un meraviglioso sentiero di conoscenza, un mezzo eccellente per sperimentare un passo di un lungo cammino che conduce verso la sublimazione assoluta della materia, verso la radiosa contemplazione cosciente dello spirito, verso la meta suprema, verso Dio. Sulla terra la vita si coniuga con la morte. Molti si dimenticano di questa realtà, molti vogliono ignorare che nel momento in cui si arriva c’è già il biglietto per partire. Basterebbe avere piena coscienza di questa verità per essere più buoni e virtuosi, amanti della pace, della giustizia e praticando l’amore. Il passaggio nella nuova dimensione pur essendo progressivo ed inarrestabile, può essere gioioso o doloroso, tutto dipende dalle nostre scelte,  la nuova frequenza evolutiva, la nuova vibrazione procura lievi disturbi (vertigini, ecc.). Il nostro pianeta è investito da una potente energia purificatrice utile al suo rinnovamento. Gli uomini dovrebbero stare molto attenti nell’uso di determinate sostanze come l’alcool, il fumo, le bevande eccitanti, i cibi avvelenati e quant’altro potrebbe disturbare il sistema neurovegetativo. La sopravvivenza del genere umano è minacciata da diversi fattori che dipendono dalla sua errata conduzione della vita priva di valori cosmici universali. La natura dell’uomo è trina, il corpo fisico è il veicolo del corpo astrale e questo veicolo dello spirituale. Bisogna educare il corpo renderlo efficiente ed armonico per servire l’opera dello spirito e tutto questo per il divenire eterno dell’intera economia creativa. Nell'alternanza di vita e di morte, l'uomo si arricchisce delle esperienze attinte nel regno della materia, polo negativo, egli percorrerà la scala dell’evoluzione, e così, in quanto intelligenza, si proietterà verso l’infinito piano verso le infinite dimensioni della scienza universale e, in quanto coscienza, progredirà sempre più in quella volumetrica sapienza e saggezza, grazie alle quali sarà possibile penetrare i segreti dell’intima natura vivente di Dio, di comprenderne sempre più la funzione creativa e di assimilare meglio gli scopi e le finalità intrinseche del suo divenire eterno. Più l’uomo si allontanerà dall’influsso esercitato dal polo negativo materiale, più si immergerà nella sapienza dei valori assoluti. E’ così che la sua coscienza sarà pervasa dai valori positivi dell’amore, della giustizia, della fratellanza. Persino il valore atomico del suo corpo si sintonizzerà su valori atomici meno densi e più eterei, fino a che, lo spirito, un giorno non avrà più bisogno della materia che gli servì per attingere le necessarie esperienze nel polo negativo. L’uomo allora non sarà più parte del tempo, ma uno spirito, una energia che torna nel tutto. Uno spirito ritornato alla purezza primigenia, corredato da un valore che non possedeva all’origine: la coscienza. Coscienza di essere una nota vitale del possente complesso armonico creativo. L'essere umano è un effetto manifestativo di una causa sovrumana. Entità fugace e mortale, prigioniera delle leggi del tempo e dello spazio, abitacolo psichizzato dell’anima. Una entità in evoluzione che inizia il faticoso cammino nel regno della materia governata dalla legge dei contrasti: banco di prova necessario e ineluttabile. L’uomo è il veicolo, l’anima è il motore, lo spirito è l’intelligenza, il registratore di un ciclo di esperienze sofferte nel regno della materia. L’evoluzione degli spiriti è una scala lunga, complessa, articolata su piani dimensionali che si oppongono e si integrano a vicenda. Viene il tempo che la potenza dello spirito creativo si veste d’amore per indicare agli uomini la via del grande ritorno. In virtù delle esperienze di ogni reincarnazione, la manifestazione umana diviene sempre più eterea. L’uomo è chiamato a modificare i suoi atteggiamenti, le sue azioni negative per mettersi nelle condizioni ideali per operare ad immagine e somiglianza di Dio.

"La vita è uno strumento di crescita, una via per la verità e l'amore. E' un fiume in movimento, di portata variabile. quando inaridisce, è ora di morire. E' allora che si deve passare dalla dimensione del buio a quella della luce, dall'ignoranza alla conoscenza. Solo per ignoranza o disamore si teme la morte. Senza di lei, non si può tornare alla vita. Ecco perchè è così importante." (Da "La donna di luce" di Mamani)



 «Naître, mourir, renaître encore et progresser sans cesse, telle est la Loi»

venerdì 10 agosto 2012

sull'equilibrio vibrazionale nell'armonia delle ottave

http://users.unimi.it/~gpiana/dm6/dm6hingp.htm
7:
  mistero, sacralità,  pienezza e potere di perfezione, rappresenta il Tutto ed è il numero per eccellenza della creazione.
In esoterismo  è considerato un numero perfetto, rappresenta i poteri occulti (La Luna sepolta) ed è simbolo dell’equilibrio rappresentato nei due triangoli incrociati opposti (sigillo di Salomone),  rappresenta l’acqua celeste e il fuoco infernale convertito e messo a servizio della Grande Opera. Nell’ebraismo il candelabro a sette luci è simbolo di fede eternamente accesa. Nel corano il mondo è rappresentato sorretto da sette colonne che posano sulle spalle di un gigante. Nel libro sacro dell’induismo sette erano gli Illuminati di Veda nell’India. Nella Cabala la somma del 7  dà il numero 28 che sommato a sua volta forma il 10, cioè 1 e 0 che rappresentano nei Tarocchi il bastone e la coppa, simbolicamente il pieno e il vuoto, il Tutto e il Nulla, il femminile ed il maschile, la luce e il buio, Adamo ed Eva, il caos primordiale e l’oroborus ecc.
Il sette è rappresentato anche nei Sacramenti, nei sette Spiriti di Luce e i sette pianeti collegati. Sette sono le lettere doppie dell’alfabeto ebraico e sette i sigilli del libro dell’apocalisse, con le corrispondenti sette virtù da opporre ai sette vizi capitali. Sette sono i chakra nella rappresentazione orientale dei vortici di energia all’interno dell’uomo, sette i colori dell’arcobaleno, le sette meraviglie, i sette nani di Biancaneve, la danza dei sette veli di Salomè, sette anche le note musicali.. La legge del sette è ncomunemente chiamata legge dell’ottava (Gurdjieff) e l’ottava è da considerarsi un’unità di misura vibrazionale dell’universo e si comprende meglio se riferita alle note musicali. Esistono sette note che si sviluppano su quello che viene definita un’ottava: DO, RE, MI, FA , SOL, LA, SI DO.. il secondo Do rappresenta la stessa nota del primo DO ma si trova collocato in un’ottava superiore, cioè ad una frequenza vibrazionale superiore. L’ottava si moltimplica, va avanti in maniera armonica ma  discontinua,  cioè attraversa dei “cali energetici” ,  rallentamenti osservabili tra il MI e il FA e tra il SI e il DO (semitoni mancanti), naturali interruzioni dell’espressione dell’energia, ostacoli naturali che incontriamo in ogni attività o movimento dell’energia stessa.. a tal proposito, per fare un esempio concreto,  si dice che la crisi matrimoniale avvenga verso il settimo anno (tra il Si e il DO) ed il calo del desiderio sessuale al secondo anno della relazione (tra il MI e il FA). Ogni nostra attività segue questa regola del sette cioè è soggetta a due punti di interruzione, frattura.. poco dopo l’inizio e poco prima della fine di quel dato segmento vibrazionale da un DO all’altro. Ad ogni rallentamento segue una deviazione energetica, per cui se non ci accorgiamo di questo rallentamento e non interveniamo in alcun modo, anzichè spostarci da un’ottava vibrazionale all’altra raggiungendo un determinato obiettivo, ecco che accumuleremo una serie di deviazioni dal nostro intento che faranno girare l’energia su se stessa fino a ritrovarci nella direzione opposta della nostra partenza o intento. Restare Consapevoli, svegli, presenti, in ogni occasione della nostra vita significa saper cogliere i due punti del calo di energia e saper proseguire provocando uno “shock addizionale” alla nostra “opera” o intento, un qualcosa che ci sposti all’istante alla “nota” successiva ristabilendo l’armonia.
L’aiuto esterno può essere dato da qualsiasi cosa, va solo riconosciuto o saputo cercare; dall’ascolto di un pezzo musicale, alla lettura di un nuovo libro, al consiglio di un amico, all’incontro “giusto al momento giusto”, fino alla malattia o aal'incidente che ci ricorda di spostarci sù di un tono dal nostro down (rallentamento energetico) facendoci  anche capire che i cali energetici sono naturali ed inevitabili ma che servono ad immettere nuova energia per proseguire, spostare o anche per interrompere definitivamente un’attività o azione ma in modo consapevole ed armonico, come  una  musica,  ed anche il nostro pianeta Terra, in questo periodo storico, sembrerebbe stia preparandosi per passare ad un’ottava superiore, ad un nuovo balzo quantico.

il sesto senso del mondo

Il mio mondo è la vertigine e l’abisso
io sono
lo sguardo del feto dietro le sue palpebre sigillate
io sono
la luce in punto di morte
io sono
l’ombra che cade a mezzogiorno
io sono
la notte che sgombra i letti
io sono
il sangue sotto le scarpe del condannato
io sono
il primo a cadere
anche se tutti sono già caduti

io non sono qui
io non sono mai stato qui