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martedì 27 novembre 2012

Racconti di tango dal Mar de la Plata



"In milonga stai veramente bene solo nei momenti in cui sei dentro un abbraccio. Non si balla per amore della musica. Lo scopo è essere abbracciati, farsi abbracciare. L’attesa di un tango può essere mortificante, densa di angoscia, se non balli è come sentirsi morire, lentamente. Questo stato di prostrazione si attenua di gran lunga se sei arrivato con qualcuno, se dentro la milonga c’è qualcuno che consideri tuo complice, tuo compagno di viaggio. Questo vale sia per le donne che per gli uomini.
Ricordo quando incontrai per la prima volta la mia odalisca, la mia ossessione... Mi trovavo in milonga. C’era una donna seduta in disparte quasi non volesse farsi notare. Le palpebre abbassate sulle dite dei piedi dentro sandali eleganti, essenziali. Non potevo aspettare che alzasse gli occhi, volevo ballare, non c’era tempo per una mirada. Le sono andato incontro. – Balliamo?
Prima di alzarsi passò un secondo, pareva indugiasse. Mi squadrò da capo a piedi. Diffidente e distaccata come non vedesse l’ora di andarsene, tornare a casa.
Oltre al fatto di aver beccato i quattro peggiori tangos della serata, so di aver ballato male. In più di una volta non mi sono fatto capire, la mia marca era imprecisa, titubante, non c’era verso non riuscivo a ballare tranquillo. Credo che lei percepisse questa mia insicurezza. Fra un tango e l’altro non sono stato capace di rivolgerle una parola. Un sorriso stentato è stato tutto quello che ho messo in campo per rompere un po’ di ghiaccio.
Balliamo. Un abbraccio timoroso ed educato. Mi accosto appena, tanto da poter camminare. Mi stringe lei, sento il suo fianco sinistro premere sulle mie costole. Resto fulminato, una scarica, non posso difendermi, non voglio difendermi: colpito.
L’ho abbracciata come credo volesse. Poi con la scusa della marca, la mia mano destra ha timidamente esplorato la sua schiena. Sai per noi argentini la schiena è la parte più intima che la donna concede di se stessa in un tango. Il tessuto del suo vestito era leggerissimo, ideale per sentire il suo corpo senza toccarle la pelle.
Un miracolo, da non credere, sconvolto, la carne della sua schiena non era dura, come posso dire, muscolosa, ossuta e non era nemmeno tremula, pingue, incerta. Era una schiena con la consistenza giusta: soda e morbida allo stesso tempo, come una giuggiola morositas, delicatamente dinoccolata ad ogni cambio di direzione. Le dita della mia mano potevano plasmarsi su di essa. Stavo ballando 'La Cumparsita' abbracciato ad un’odalisca. Da svenimento, mai successo.
Mentre balliamo non smetto di sorprendermi. Si tratta di una sensazione potente, inedita. Qualcosa di lei, energia immateriale, mi sta invadendo. Assorbo tutto. Sono io a stringerla, sono io a subire il suo abbraccio. Ancora un cambio di musica, devo attendere almeno altri due brani per poterci ballare di nuovo. I violini di Di Sarli urlano, sembra escano dalle casse. Sto ballando. L’oppio è un’aspirina se paragonato a questo tango. Finisce. Impreco contro questi brani che durano appena tre minuti. Tre ore dovrebbero… La ringrazio. Fa altrettanto.
Stento a sentire la sua voce. Avevo dimenticato il suo odore, il suo profumo, la sua voce sommessa, non i suoi occhi.
Di lei mi si era stampata in qualche angolo dell’ippocampo l’immagine sinuosa e sobria della sua andatura, vista da dietro mentre quella sera si allontanava. Ben poco, abbastanza per non dimenticarla.
Le donne di tango, le seguidoras, oltre che a ballare in modo diverso, una dall’altra (non c’è ne sono due che si assomigliano) si suddividono in due distinte correnti di pensiero o meglio, due correnti posturali. In genere le donne, quando le abbracci, sistemano la loro tempia destra vicino alla tua, si appoggiano e aderiscono. I loro occhi, quando non sono chiusi, guardano esattamente in direzione opposta alla tua.
Poche donne invece – pochissime – si accostano all’abbraccio con il loro fianco sinistro. In questi casi il viso della mujer mantiene una buona parte di frontalità con quello dell’uomo. È raro, se funziona – gli odori devono essere in sintonia assoluta e la cervicale non deve interferire – la soddisfazione di ballare aumenta esponenzialmente. Non parlo di piacere, quello arriva verso la fine della tanda, al terzo, quarto brano, quando il trasporto della musica debella ogni ritrosia. Se prolunghi idealmente la tangente degli sguardi l’angolo che si forma è mas o meno a sessanta gradi. Non credo sia necessario ricorrere alla geometria euclidea ma è solo per far capire l’importanza e la meraviglia di ballare in questo modo. La mia odalisca è una di queste mujeres.
Avevo ballato con lei tre tanghi in tutto. Meno di nulla. Sentivo lo sbattere delle sue ciglia che in alcuni momenti si scontravano con le mie. Il fruscio impercettibile del suo respiro, tiepido. Il suo naso appena premuto sulla mia guancia. Insomma una semi-estasi gratuita, inaspettata e tantomeno immaginata.
La mi odalisca assomiglia ad una donna dell’ottocento dove buone maniere, comportamenti del corpo sempre misurati, piccoli gesti, espressione degli occhi appena tratteggiata, stordiscono chi le sta vicino. Se la musica aumenta, il suo corpo diventa sinuoso, sa muovere i fianchi abbozzando un movimento ritmato in sintonia con l’aria delle note. Con i tacchi è a suo agio, riesce come poche, a camminarci con naturalezza. È elegante, sobria e quando eccede con qualche vezzo, lo fa con gusto. Aborrisce ogni genere di sfarzo.
Ci sono persone speciali la cui presenza e vicinanza diventa immagine indelebile. Pongono su di noi la loro aura: un gradevole effluvio che ci circonda, che la nostra pelle assume per bisogno vitale, a nostra insaputa. Quando ce ne accorgiamo è troppo tardi. La natura ha fatto il suo corso. Questa specie di osmosi avviene indipendentemente da un possibile contatto fisico. Può succedere una, due, forse tre volte nel corso della vita. Altre condivisioni, esperienze seppur lunghe, durature e consolidate ma prive di questa speciale fusione, lasceranno solo sedimenti che l’oblio rimuove, cancella, rimettendo le cose a posto, senza apparenti traumi o spargimenti di “sangue”. E vuoi andare avanti a raccontare, come se volessi liberarti di un peso: il peso atomico di quell’aura di cui non ti puoi più disfare. Questo fardello che equivale ad una piuma di piombo si chiama: odalisca. Lei, questa dolce, riservata, sublime, portatrice di incanto, è una di quelle tre, esagero… quattro persone… di una vita…
L’ebrezza del primo tango, sentirle la schiena calda e accogliente, l’abbraccio con il suo corpo docile e ospitale ti hanno schiantato. Se non l’avrai, poco importa, da lei hai già avuto quello che la maggior parte di noi nemmeno si sogna di chiedere o di sperare.
“Fissare il suo sguardo sarebbe stato letale al mio animo: la causa sarebbe stata la mancanza di dialettica pura e immediata.” “Quantunque una vostra sospensione di sdegno per così poca propensione all’attesa, mi svincolasse dall’indugio morale, per accondiscendere al sentimento che stritola le deboli resistenze del mio rispetto, non posso che nuocere parlandovi di disperazione. Non posso che meschinamente adularvi, dicendo, che mi mancate. Ho perso la luce del vostro sguardo, ho perso il vostro battito. Ho mancato di inevitabilità. Ho peccato al solo pensarvi. Peggio di un mercante incolto e volgare, entusiasta del suo orgoglio….” La destinataria immaginaria è una donna profumata di suo e di altro, una musa, una ninfa, una sirena, una maga, una dea, una peccatrice, una donna piacevole e di piacere: non potendo esservi devoto, mi prostro, sperando in una quasi impossibile vostra comprensione.”(Hofmannsthal  è “facile” e fascinoso perché si entra nell’ottocento: l’onore, i veli soffici e trasparenti, l’assenzio, l’obbligo divino, l’esaltazione rivoluzionaria di un nobile morbosamente sposato prima all’alcol e poi al laudano. Un fedifrago.)
Erano passati mesi, eravamo alle soglie dell’inverno, l’inverno mite di Baires.
Era avvolta in un largo e caldo cappotto di lana. Nero di taglio elegante. L’ampio collo rialzato le lambiva tutto attorno i capelli. Splendida con la naturalezza di un’aristocratica, era stanca, esausta della serata. Il suo trucco morbido, minimale, pulito, era ancora intatto. La milonga era terminata da poco. Mille tanghi assieme. L’ho accompagnata appena fuori dalla soglia, per salutarla. Il solito bacio sulla guancia. Poi ancora un attimo. L’ho guardata: prima gli occhi, poi le labbra. Avrei voluto sfiorargliele, un bacio casto, un millesimo, prima di vederla andare via.
Ha percepito la mia intenzione. Subito i suoi occhi hanno cambiato espressione: si sono spaventati.
Ho capito e ho desistito, la mia testa è rimasta immobile a trenta centimetri da lei. Il mio corpo non ha fatto una piega nessuna mossa. Tutto è successo alla velocità della luce.
 Per rassicurarla le ho di nuovo augurato la buona notte.
Non l’ho nemmeno seguita con gli occhi mentre se ne stava andando alla macchina. Sono subito rientrato, faceva freddo e io non porto il cappotto. È stato tremendo.
Il suo profumo di fiori neri era discreto e invadente. Staccarsi da lei dopo un tango dava l’idea di una perdita. Qualcosa che ti era appartenuto per tre minuti, un astratto concetto di proprietà, tornava bruscamente ad essere una illusione. Un’ondata, prima infranta e poi dissolta dalla propria risacca. La ragione e le sue regole se ne erano andate da un pezzo. Una ricerca con poche speranze all’inseguimento della donna ideale.
Fra un brano e l’altro, prima di lasciarle la mano, le ho guardato le dita: sottili, morbide, curate. Si è subito accorta che le stavo fissando il palmo:
- Che c’è?
- Nulla, ti stavo guardando le mani. Sono quelle di una bambina.
- Mi sono fatta le unghie da sola. Per non mangiarle ho incollato quelle finte. Sono carine. Non trovi…?
- Pensai che lo erano e parecchio. Di colore naturale leggermente sbiancate, trasparenti, corte, tagliate appena oltre i polpastrelli. Molto signorili, di classe e buon gusto. Unghie artificiali che sembrano vere. Capite quello che intendo?
- No.
- Non fa niente. È la capacità di usare un artificio non facendolo apparire come tale. In una donna è una qualità molto rara. Ti dà l’idea, anzi la certezza di una persona che fa della grazia la sua regola di vita.
- E poi?
- Poi niente.
- Insisto… e poi?
- Poi abbiamo ballato. Alla fine della tanda si è staccata con lentezza dal mio abbraccio. Le ho guardato gli occhi. Erano smarriti, rilassati. Anziché tacere le ho parlato a sproposito…
- Forse.
- E lei?
- No… mi ero abbandonata.
- In quell’istante le ho letto nel pensiero.
- All’improvviso sei diventato telepatico?
- Vi dico che in quel momento ho visto cosa stava pensando.
- Cioè?
- Ha semplicemente pensato: – guarda questo cretino, non si è nemmeno accorto che mentre ballavamo mi ero abbandonata sulle sue spalle… Arido e deficiente come gli altri.
- Gli altri chi?
- È un modo di dire.
- Quindi?
- L’ho accompagnata per un breve tratto e quella sera non ho più ballato con lei.

Ogni donna balla in modo diverso. Tuttavia questa diversità, a prescindere dal livello tecnico di ognuna, nella maggior parte di esse tende ad assimilarsi.
L’odalisca invece si stacca nettamente dalle altre ed è sottinteso che l’esperienza di ballo con lei surclassa ogni paragone. Il suo modo di ballare è unico, per certi versi shoccante. La natura le ha donato un talento del tutto particolare: il suo corpo è perfetto, parlo di consistenza, flessibilità, duttilità, calore. Il calore del suo abbraccio ti mette subito a tuo agio. Anche lei, come buona parte delle nostre donne, essendo state iniziate al tango fin da piccole, riesce a dissociare la parte alta dalla parte bassa con disarmante naturalezza.
- Voi due siete italiani non sono sicuro possiate comprendere questo aspetto, che mi è stato riferito, mancherebbe in molte donne del vecchio continente.
La capacità di ascolto che ha della marca dell’uomo è straordinaria. Evidentemente la natura l’ha favorita più di altre. I ricettori di sensibilità su tutto il suo corpo sono efficientissimi. Non fa nulla che il maschio non si aspetti e lo fa con puntualità millimetrica. Questo è il dono più pregiato che è in grado di offrire all’uomo che ha la fortuna di ballare con lei. Mentre ci balli, essendo il suo viso sempre spontaneamente rivolto verso quello dell’uomo, riesci a sentire ogni suo piccolo sussulto. Possiede una fine qualità, difficile da rilevare: ogni suo più piccolo movimento è improntato all’essenzialità. Per la coppia l’esperienza di ballo che ne deriva è assolutamente rilassante. Non mi sono sentito un estraneo. Mi fa piacere.Ognuno di noi prima o poi si perde dietro a una persona e quella persona diventa unica, incomparabile.
Ad un certo punto ho cominciato ad incontrarla più di rado. Di fatto ho smesso di inseguirla. In cuor mio avevo capito che sarebbe stata imprendibile, inafferrabile: un ologramma.
Ho continuato per la mia strada senza guardarmi attorno: ho smesso di badare al fatto che ci fosse o non ci fosse in un determinato posto.
-Adesso te lo possiamo finalmente dire: a noi non è mai interessato sapere più di tanto dell’odalisca. Noi siamo stati attratti dalla tua ossessione per questa donna… per questa idea di donna. Perché di questo si è trattato. Ad un certo punto l’odalisca, da quel poco che sappiamo, da donna reale si era trasformata in idea…, un concetto, un appiglio estetico a cui rifarti per dare giustificazione alla persistenza del pensiero di lei: martellante e ricorrente. Un motore sempre acceso che annichilisce con il suo rumore. Sentirti raccontare, vedere le espressioni del tuo volto è stato emozionante. Noi ci siamo emozionati e stupiti.
-Ad ogni modo incontrare l'odalisca per me è stata un'esperienza unica.
 Invece ci sono donne che per fare un ocho muovono mille muscoli. Quando balli con loro ti sembra di essere nel bel mezzo di una scossa tellurica. Sono sfinito.
Carmen, ad esempio… la sua scarsa attitudine al ballo… in generale. Tanto più che nel tango ogni manchevolezza è messa in doppio triplo risalto, quindi…
- Quindi è impedita?
- Amedeo non ho detto questo… Ha bisogno di più tempo per apprendere, di pazienza, sacrificio.
- E lei è impaziente, ha fretta, vorrebbe tutto e subito e senza sacrificarsi. Ho ragione?
- Bravo Amedeo una volta tanta l’hai azzeccata…!
Ho sempre pensato, quando ci si frequentava, che il suo punto debole fosse quello di non riuscire ad abbandonarsi del tutto. Quando balla continua a pensare, non smette di essere vigile, non accetta di perdere il controllo di se stessa e di affidarlo ad un altra persona: l’uomo con cui balla.
Francamente non so se mai ce la farà: la sua indole è più forte del suo desiderio di imparare a ballare il tango.
I maestri sono tutti uguali, all’inizio ti illuminano, pensi di aver trovato la giusta via per i segreti del tango. Dopo poche ore di training ritorni sulla terra, ti accorgi che non è così, che non dipende da questo o quell’insegnante: dipende solo da te.
- Non sapevo che per ballare tango ci fosse bisogno dell’orgoglio. Spesso chi si fa guidare dal proprio orgoglio commette un sacco di cazzate. Si resta anacronisticamente tolemaici. E Copernico? Chi l’ha visto? Ci sarà ben qualcuno che ne avrà sentito parlare?
- Carmen, se vuoi ballare con me devi dimagrire. Elimina alcool e zucchero. Anche il caffè… amaro, ti rafforza l’ego ed è trendy. Molla i dolci. Nelle emergenze concediti solo Nutella, nei limiti, è una medicina, quando serve, serve. Fa stare bene ed è l’unica cosa che conta. Fai un po’ di addominali, stretching. Basta poco, possibilmente ogni giorno, venti minuti. Li fai casa non occorre andare in palestra. Le mie braccia non sono lunghe, se il tuo giro vita non si riduce non posso abbracciarti come vorrei.Hai un buon profumo. Starti vicino, annusarti, è sempre bello.
- Sei patetico, non riconosci nemmeno il tuo profumo. Di rose. Lo metto ogni notte prima di andare a letto."

mercoledì 31 ottobre 2012

innamorarsi del tango...

cucinare con i fiori
La rivisitazione del tango argentino non si può considerare finita, agli inizi del terzo millennio: si moltiplicano a livello mondiale  le iniziative di rilancio, riscoperta, riproposizione di questa danza magica, misteriosa, profondamente umana;ecco  le tipiche figure e passi di tango argentino, che è con il flamenco, per complesità di figure libere quello considerato oggi l'università del ballo:
1La Salida Basica9El Calambre17La Sentada
2La Corrida10La Media Vuelta18El Gancho
3El Paseo11El Paso Atràs19El Cuadrado
4La Media Luna12El Abanico20La Cadencia
5El Ocho13El Balance21La Cunita
6El Volteo14El Retroceso22La Bicicleta
7La Marcha15La Lustrada23El Boleo
8El Cruzado16El Alfajor

  • 2 basi
  • 3 figure di otto (avanti, indietro, con entrate)
  • parada
  • sandwich
  • camminata indietro
  • mezza luna
  • cajda  
  • giro a destra
  • giro a sinistra
  • sandwich con gancio
  • giro con rulo  sacada e frustata
  • sacadas
  • amaca
  • base alternativa
  • cambio di fronte con cunita
  • mezzo giro a destra con patadas
  • il voleo atras con gamba destra
  • il voleo atras con gamba sinistra
  • arrastre con voleo
  • empujadita con sacadas adelante e atras
  • mezzo giro con planeo, arrastre e voleo
  • arroje con cambio di fronte
  • la catena con ganci
  • giro con enrosque e rulo
  • serie di ganci della dama
  • ganci combinati dell'uomo
  • Credit http://www.flickr.com/photos/rogimmi/2386957357/
    Milano 1997 Tangoy. Osvaldo Roldan e Monica Fontana. http://www.flickr.com/photos/rogimmi/2386957357/

    E' molto difficile avvertire le differenze di stile. I gruppi di tango, il tempo, l’esperienza, le ore passate a ballare in pista, i differenti luoghi di tango visitati, le persone con le quali si balla e i diversi insegnanti coi quali si apprende a ballare, vanno via via arricchendo la propria conoscenza. Con questa progressiva conoscenza del mondo del tango si affina la capacità di osservare e si cominciano ad apprezzare differenze e variazioni che prima non si notavano: gradualmente si comincia a riconoscere una diversità negli stili.
    Non si deve fare confusione fra gli stili del tango, intesi come quei modi di ballare il tango che si sono man mano stabilizzati, con lo stile personale che ognuno acquisisce nel ballo.
    Il proprio stile personale non è influenzato solamente dal maestro con cui si è imparato. I maestri indicano un cammino, ma esistono altre variabili che influenzano il proprio modo di ballare: personalità, abilità, senso musicale, attitudini, caratteristiche fisiche, sensibilità, gusti, affinità, cultura estetica; questi sono gli aspetti che plasmano non solo lo stile di tango che si balla, ma anche il proprio stile come persona.
    E’ difficile raggiungere un proprio stile personale senza essere passati attraverso una esperienza ricca di pratica, di apprendimento, e di frequentazione di milonghe. Una cosa è imitare lo stile di un maestro, altra cosa è acquisire un proprio stile personale. Ma lo stile personale si costruisce col tempo e con la esperienza. E’ come la costruzione di una casa: dobbiamo cominciare dalle fondamenta. Gli abbellimenti, le decorazioni verranno in seguito. Nessuno può collocare i quadri prima di aver costruito le pareti. Per questo sono importanti buone e solide fondamenta.
    Dunque, quando si discute di stili o modi codificati di ballare il tango (milonguero, de salon, fantasia, canyengue, nuevo, etc.) si tende a considerarli come qualcosa di statico, come se da quando si inventò il tango, fossero già stati chiaramente definiti. Così come ogni ballerino costruisce il suo modo di ballare con gli anni, allo stesso modo gli stili che si sono andati codificando non sono stili creati e imbalsamati una volta per sempre. Sono il frutto di laboriose costruzioni di arte popolare collettiva, che si trasformano nel tempo.
    In un’epoca in cui prevale il tango da spettacolo, i grandi maestri possono venire da lì. Poi può arrivare il tempo in cui cominciano a fiorire le milonghe e alcuni maestri nascono in questi spazi. A loro volta questi differenti stili si mescolano, si modificano, crescono, si consolidano e allora quello che crediamo essere uno stile autentico dalle origini, in realtà non è che una trasformazione nel tempo e nelle persone, il che non lo fa meno vero.
    José Gobello cita Viejo Tanguero, cronista del quotidiano “Critica de Buenos Aires” che nel 1913 dice: “In questo quartiere il tango ha subito grandi innovazioni, modificando non solamente le sue figure ma anche la sua elasticità e sinuosità , che furono la caratteristica interessante delle origini. Interpretato da ragazze per la maggior parte italiane, che non si adattavano al movimento che i creoli autentici imprimevano al ballo, a quel tango fu posto il nome di “tango liso”. Il cambiamento nel modo di ballare divenne quasi generale e perse l’aspetto originario. Per questo motivo molti di coloro che ballavano in quel quartiere riempivano le scuole di ballo. Tuttavia famosi ballerini, come “el flaco Saul” si identificavano nei due stili e ballavano con la stessa facilità nell’una o l’altra milonga”.
    Le polemiche di allora non sono le stesse di oggi. Gli stili permangono e, a volte, si modificano. Per esempio, attualmente, le polemiche sui differenti stili non sono legate a ragioni di moralità o di pregiudizi culturali.
    Tuttavia gli stili continuano il loro cammino di trasformazione, così come le polemiche continuano, ma il tango vive.
    stili di tango argentino:
      La milonga ed il candombe ha generalmente un ritmo di 2x4, che significa che abbiamo 2 tempi (pulsos) ed un accento; 1/4 di tempo è una nota e un traspié è pestare tra due tempi, un, due, tre volte, etc.. Il tango tradizionale è generalmente 4x8 o 4x4 ed il tango vals è in 3x4. Una frase musicale può durare 4 oppure 8 battute. Per semplificare il traspié è paragonabile alla sincope o al contrattempo.
      Possiamo incontrare un'infinità, di stili, dal tango andaluz al candombe. Gli stili attuali ballati in pista sono:
      Tango canyengue: "Poema" di Francisco Canaro è un esempio tipico di ritmo canyengue lento. Il canyengue fu all'inizio il tango originario dei sobborghi. L'abbraccio attuale è unito, accostato, con le braccia (sinistro del l'uomo, destro della ballerina) basso sulla gamba e la dinamica è il movimento è a scatti, tagliato e marcato. Non è necessario ballarlo con questa postura in realtà, sono in pochi a ballarlo così, però bisogna rispettare la dinamica. Non si usa incrociare. Le braccia e le mani strette l'un l'altra in genere sono tenute in basso o sul fianco.
      Tango vals: si balla in tre tempi, uno forte e due deboli, dove il contrattempo del vals è essenziale. È più fluido e continuo del tango-tango e l'idea è ballare il vals come un tango e non il tango come un vals... In generale, si preferisce la postura del tango-salón che fornisce più possibilità, di movimento (e figure).
      Tango-tango: si può ballare con qualunque stile (milonguero-salón-nuevo-fantasia) però richiede una dinamica complessa dipendendo dall'orchestra e dalla canzone che suona. Per dinamica intendo dire le pause (un tango di Pugliese per esempio), i movimenti marcati di Biagi su cui si sovrappone la melodia, che necessita di una cadenza particolare, le cadenze lente di Fresedo con cambio di ampiezza del passo, etc..
      Milonga: può essere liscia (a tempo) o traspiè (con contrattempo). La vera sfida è ballare la milonga traspiè. Si può ballare la milonga con i passi del tango però non è la stessa cosa giacché il traspiè ha certe caratteristiche particolari, come per esempio restare ben attaccati al pavimento con i rimbalzi, e la marca, alzando leggermente la dama, per realizzare i brevi movimenti laterali e la sincope (in linea o in circolo) marcando l'accento musicale in aria. La trasmissione del rimbalzo e del traspiè richiede molta pratica e questa dinamica, ben realizzata, e molto rara nelle milonghe. La respirazione è molto importante, soprattutto nella marca del traspiè.
      Tango nuevo: abbraccio aperto che si chiude in determinati movimenti (come la volcada) con una dinamica basata sul contro-movimento e cambiando l'asse (proprio o comune). È uno stile molto difficile da ballare e richiede molte ore di pratica. Generalmente, è molto difficile incontrare una coppia che lo balla veramente. La maggioranza crede che balla tango nuevo e lo fa come ballare il tango tradizionale con abbraccio aperto e poca eleganza e rispetto per il ritmo e la cadenza. Colpa anche del musicalizador, che crede di essere originale nel pezzo musicale.
      Tango milonguero: abbraccio chiuso, generalmente frontale e ravvicinato, la coppia forma una V verticale rovesciata e tiene il proprio asse condiviso. A meno che uno non sia un'esperto la possibilità, dei movimenti sono limitati. Un problema con questo stile è che, come si insegna generalmente in Italia, resta confinato a certi tanghi (denominati marcette in Italia). È facile riconoscere quelli di questa scuola perché ballano i tanghi intorpiditi di Fresedo o i lenti di Pugliese con questa dinamica dove risulta evidente che "tutto si balla uguale". Semplicemente è uno stile con il quale è più difficile realizzare certi movimenti (non impossibile) e per questo si adatta a certe canzoni e non ad altre. Nella piste piccole e affollate è predominante.
      Tango salón: in generale l'abbraccio è a V orizzontale semiaperto con contatto totale nella parte destra dell'uomo. Permette più varietà, di movimenti che nello stile milonguero e richiede un certo spazio, anche se un esperto lo può ballare in una pista piena senza problemi. Si dice che il tango salòn si balla nei quartieri periferici di Buenos Aires come Villa Urquiza, nei luoghi dove c'è molto spazio, nel "Club Sunderland" per esempio, che ha un terreno di basket, o nel "Club el Trovador" di Vicente Lopez, che ha una pista molto ampia. Mentre che lo stile milonguero si balla in centro, dove lo spazio scarseggia, come "El Beso", (il martedì è come la metropolitana nell'ora di punta). Tuttavia, nel tango salòn originale, come nello "Stile Urquiza", non abbiamo una gran quantità, di figure, sino a che privilegiava lo stare a tempo e l'eleganza, con movimenti molto lenti e una camminata a piede piatto che equilibra il peso con l'appoggio di tutto il piede, uno stile ideale per ballerini magri e alti.
      Tango fantasia o da palcoscenico: privilegia lo spettacolo, l'esibizione e la coreografia, senza improvvisazione. Si richiede tutta la pista per ballare questo stile. Quello che si vede negli spettacoli per turisti come "Señor Tango" e "El Viejo Almacén", o in spettacoli come "Tango Argentino", "Tango x 2" e "Tango Pasiòn". Ad un ballerino di tango sociale questo stile di tango non trasmette nessuna emozione, è anzi meccanico e acrobatico. Immaginiamo di veder ballare Miguel Angel Zotto al festival di "San Remo".
      Però, realmente..., di tango ce ne sono due: il ben ballato ed il ballato male, lo stile non conta.
      - suggerimenti:
      In un livello di distinzione più avanzato incontriamo la musicalità, delle diverse orchestre e in ciascuna orchestra e ciascun pezzo musicale la possibilità, di movimento dipenda dagli strumenti musicali. Per esempio, certe fraseggi del tango richiedono il "giro", altre parti la camminata e altri ancora una pausa. Stare non è necessariamente pestare tutti gli accenti; un ballerino esperto, può saltare le battute e inserire sincopi "a piacere", fino a "ballare le pause" in tanghi marcati e con ritmo incalzante, come in D'Arienzo per esempio.
      Si dice che la cosa principale per essere un buon ballerino è "camminare il tango" sul tempo. Però quando uno cammina per la via tocca con il tallone e punta ed il busto inclinato in avanti. È la maniera naturale di camminare. Si può vedere che i principianti tendono a camminare con il busto inclinato indietro, anteponendo per primo il piede. Il risultato è che ovviamente vanno a pestare la dama e per questo devi tenere il busto inclinato in avanti creando lo spazio per camminare. Semplicemente cammineremo come nella via e tutto si vedrà, naturale ed elegante, ovviamente questo richiederà, una certa pratica. Altro aspetto che vedo in pista è che si abusa della "corridas" un contrattempo in stile road-runner. Meglio ancora potremmo introdurre interruzioni senza temere il tempo che passa. Nessuno corre e se dobbiamo correre preoccupiamoci per la copia che sta davanti e non di quella che sta dietro.

      (Asì se baila el tango, 1942)
      Ricardo Tanturi y Alberto Castillo

      Parte 1. - Il bilanciamento trasversaleNella postura eretta, gran parte del peso del corpo viene scaricata sulle ossa del tallone, e solo in minima proporzione sulla parte anteriore del piede. Questo fatto crea delle difficoltà a chi indossa i tacchi alti per la prima volta, poichè il peso viene appoggiato su una struttura elevata ed instabile, con i conseguenti problemi di equilibrio. L’unico modo di mantenere la stabilità è dunque quello di porre il tacco perfettamente verticale, e di portare per quanto possibile il peso sulla parte anteriore del piede: le dita poggiano infatti in maniera naturale, e possono efficacemente opporsi ad uno sbandamento sui lati. Per migliorare l’equilibrio, immaginate una linea immaginaria tra l’estremità del tacco e la punta del piede e cercate sempre di far cadere il peso del corpo lungo quella riga.
      Molto spesso si sente affermare qualcosa del tipo “ho perso l’equilibrio, e dunque la scarpa si è inclinata bruscamente di lato”; in realtà accade esattamente l’opposto: il tacco si inclina e diventa dunque impossibile mantenere l’equilibrio. Si osservi ad esempio la fotografia seguente: la linea delle gambe prosegue direttamente nel tacco, e la verticalità di quest’ultimo garantisce un appoggio affidabile.


      Assimilare il bilanciamento trasversale è forse la cosa più difficile: tuttavia, una volta acquisita la capacità di fronteggiare gli sbandamenti di lato, questa può venir utilizzata in ogni fase del passo, senza che via sia il bisogno di modificarla continuamente.
      Parte 2. - Il bilanciamento l
      tacchi
      tacchi postura eretta
      ongitudinale

      A differenza del bilanciamento trasversale, che non muta mai, il bilanciamento longitudinale varia in continuazione lungo le varie fasi del passo. In altre parole, se da un lato il peso del corpo deve sempre cadere in linea col tacco, la distribuzione dei pesi tra tacco e punta varia continuamente.
      errori ricorrenti
      Errore 1: La papera
      Avviene quando manca la posizione apilada corretta e incedendo avanti o dietro. Si tratta di un comportamento istintivo, che causa però un incedere sgraziato e poco elegante, assai simile a quella del noto animale da cortile

      tango sci
      tacchi sci


      Errore 2: La sciatrice
      Molte ragazze camminano (o stanno ferme in piedi) tenendo le ginocchia molto flesse per evitare un angolo troppo elevato tra la tibia ed il collo del piede. Le ginocchia sono flesse in maniera eccessiva e le natiche si trovano in posizione eccessivamente bassa ed arretrata. L’andatura che ne deriva è tuttavia assai sgraziata, mentre il continuo sforzo per mantenere questa posizione causa un rapido affaticamento della schiena e del bacino. Questo difetto è spesso associato alla “papera”.





      tacchi pollo
      tacchi pollo


      Errore 3: La coscia di pollo
      Un altro modo scorretto di calzare i tacchi alti è il cosiddetto “polpaccio da ciclista”. Molte ragazze mantengono una posizione irrigidita, poco naturale, che denota uno spasmo muscolare del polpaccio, ed in genere di tutta la gamba. Questa (come evidenziato dalla figura seguente) assume la poco estetica forma della coscia di pollo.


      La parola chiave del tango e' RISPETTO, purtroppo spesso dimenticata, da professionisti e non. Rispetto per il/la partner soprattutto, ma anche per la musica e per chi ci circonda,  ogni coppia ha diritto di interpretare la musica come crede, poco importa se balla apilada o cammina soltanto o prova le figura piu' difficili; la cosa fondamentale e' che faccia tutto cio' rispettando lo spazio delle altre coppie. La  piu' grande responsabilita' per un Maestro di Tango e' quella di trasmettere ai nuovi ballerini il senso di appartenenza ad un gruppo da rispettare e spiegare che si circola in senso antiorario, che non si cammina all'indietro e che non si fanno volei e planei in aria se ci sono coppie vicine...E allo stesso modo, serve il rispetto per la musica;  poco interessa la preparazione tecnica  un tanguero qualunque cosa sappia fare, la deve fare in maniera naturale, ed essere in grado di esprimersi in qualche modo anche nel modo più semplice ché il vero tango e' quello che rispetta e si muove con la musica, e' quello che ci permette di comunicare qualcosa di nostro al partner e a chi ci guarda, e questo puo' succedere con qualsiasi stile si balli.

      martedì 24 luglio 2012

      VITA, MORTE, FATALITA'...imperdibile per gli amanti del TANGOOOOOOO

      Martedì 7 agosto 2012 - ore 21.15
      LAST TANGO IN BERLIN  al D'Annunzio di Pescara

      Cantante, ballerina, attrice. Ma, soprattutto, indiscutibile icona femminile. Ute Lemper, anti-diva profondamente allergica allo star system e alle sue regole, artista colta e libera. Dal jazz al pop, da Kurt Weill a Bertolt Brecht...ed ecco alcune delle canzoni che verranno interpretate: 
      Chiquillin de bachin (Astor Piazzolla)
      L'Accordéoniste (Michel Emer)
      Lili Marleen (Schulze/ Leip)
      Yo soy Maria (Astor Piazzolla)
      Buenos Aires (Astor Piazzolla)
      Soledad (Astor Piazzolla)
      Balada para un loco (Astor Piazzolla)
      Ich bin vom Kopf bis Fuss auf Liebe eingestellt (Frederick Hollaender)
      Moritat von Mecky Messer (Kurt Weill/Bertolt Brecht)
      Lola (Frederick Hollaender)
      Amarcord (Nino Rota)
      Chanson de Jacky (Jacques Brel)
      Ne me quitte pas (Jacques Brel)
      Amsterdam (Jacques Brel)
      Milord (Monnot/Moustaki)
      La Colombe (Jacques Brel)
      Vana Gierig - pianoforte
      Tito Castro - bandoneon 
      Todd Turkisher - percussioni
      Steve Millhouse/Don Falzone - contrabbasso
      Un viaggio da Berlino a Buenos Aires, da Brecht a Piazzolla. Accompagnata da Vana Gierig al pianoforte e da Marcelo Nisinman al bandoneon, Ute Lemper presenta una straordinaria serata di tanghi da tutto il mondo in spagnolo, portoghese, francese, tedesco e inglese.Ute Lemper canta il suo omaggio al tango, ai suoi racconti d’amore, di vita, di morte, di fatalità e passione. Il destino di queste canzoni ci porta in un viaggio nei i vicoli segreti di Berlino, New York, Parigi e Buenos Aires. La carriera di Ute è stata fino ad ora straordinaria grazie alla sua notevole versatilità che l’ha portata a coprire ruoli di attrice di teatro e di cinema, di cantante e di ballerina riscuotendo un notevole successo per le interpretazioni delle Canzoni del Cabaret di Berlino, delle opere di Kurt Weill, della canzone francese e per le sue performances a Broadway e nel West End di Londra. Nata a Munster, in Germania, ha completato i suoi studi all’Accademia di Danza di Colonia ed allla Scuola di Arte Drammatica Max Reinhardt di Vienna. Il suo debutto musicale è avvenuto sulla scena dell’originale produzione viennese di Cats, dove impersonava i ruoli di Grizabella e di Bombalurina. In seguito è stata Peter Pan in Peter Pan (Berlino) e Sally Bowles nel Jerome Savary’s Cabaret (Parigi), ruolo per il quale ha ricevuto il premio Molière per migliore attrice di Musical. Ha recitato nel ruolo di Lola nell’Angelo Azzurro (a Berlino) e Maurice Béjàrt ha creato per lei il balletto, “La mort subite”. Ute Lemper è anche apparsa in Weill Revue, con il Tanztheater di Pina Bausch. I concerti da solista di Ute Lemper, che includono il Recital di Kurt Weill, Illusions, City of Strangers e Berlin Cabaret Evening, sono stati presentati in tutto il mondo presso teatri prestigiosi come La Scala e Il Piccolo Teatro di Milano, il Théatre de La Ville, il Théatre National de Chaillot, Les Bouffes du Nord di Parigi, il Palau de la Musica di Barcellona, la Sydney Opera House, il Berliner Ensamble, il Barbican Centre, la Royal Festival Hall, la Queen Elizabeth Hall, l’Almeida Theatre di Londra, l’Alice Tully Hall, il Lincoln Center di New York,, l’Herbst Theatre di San Francisco e la Westwood Playhouse di Los Angeles. Il repertorio dei concerti sinfonici di Ute Lemper comprende The Seven Deadly Sins, Songs from Kurt Weill, Songbook di Michael Nyman e canzoni dal repertorio di Edith Piaf e Marlene Dietrich con la London Symphony Orchestra, l’Hollywood Bowl Orchestra e l’Orchestra Sinfonica di Berlino.
      Ute Lemper interpreterà tanghi da tutto il mondo cantando in spagnolo, portoghese, francese,tedesco e inglese. «Trascino il pubblico in un viaggio intorno al mondo e racconto storie che, spesso, parlano del desiderio di libertà» - La parte centrale della serata è dedicata alla musica di Piazzolla e alle sue più drammatiche e sensuali canzoni sull' amore, la vita, la morte, la fatalità, la passione e la sopravvivenza a Buenos Aires («Balada para mi muerte», «Oblivion», «Balada para un Loco»). Ma Ute esplora alcuni fantastici tanghi di Kurt Weill, Jacques Brel («La Colombe» e «Ne me quitte pas»), Edith Piaf («Vie en rose», «Milord»). E c' è anche un brano scritto dalla stessa Lemper. «Le canzoni tedesche degli anni Venti e Trenta rispecchiano lo spirito del tango, una musica ammaliante e triste, la parte oscura dell' umanità. Le melodie di Weimar hanno testi coraggiosi, che ruotano intorno alla società, alla corruzione, alla propaganda. Sono storie di povera gente, che indagano anche sulle ragioni politiche e mostrano come i politici creavano, ma lo fanno ancora oggi, i loro castelli di bugie». Quest' anno Lemper prepara anche un tour con il Quinteto Piazzolla, i più accredidati esecutori delle musiche composte dal maestro argentino. «Certo in questa occasione tutta la mia attenzione sarà rivolta alle musiche di Piazzolla, tanghi provocatori e sconvolgenti che descrivono una grande città, con tutte le sue miserie. Mi sono avvicinata a questo genere dopo aver chiamato nel mio gruppo un bandóneonista. Ora mi riesce difficile anche solo pensare di mettere da parte questi ritmi così passionali e struggenti». Da sempre attratta dai lati oscuri dell' anima, Ute ha pubblicato nel 2008 l' album «Between Yesterday and Tomorrow» e ha anche dedicato un progetto allo scrittore Charles Bukowski, dal titolo «What matters most is how well you walk through the fire». Perché, commenta, «Bukowski sa essere cattivo come Brecht»

      . ...e,  dall'Argentina, sempre alTeatro D'Annunzio: Miguel Angel Zotto e il suo Sexteto Viento de Tango  in VIENTO DE TANGO " Il tango non è maschio; è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l' "otto", che è come il cuore del tango, lo fa la donna. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l'improvvisazione. " La magia del Tango sarà di scena a Pescara Vecchia martedì 24 agosto con lo spettacolo "Tango & Wine". Appuntamento a partire dalle ore 21.30 in piazza Unione. Parteciperà all'evento anche il maestro argentino Oscar Benavidez. Si tratta di una delle ultime manifestazioni previste per questo mese presso il centro storico del capoluogo adriatico. "Tango & Wine" è un progetto culturale nato a Parigi che combina scenografie naturali con arte, musica live, costumi, tradizioni e maestri dell'arte del tango. Ampio spazio verrà dato ai ballerini del maestro Benavidez, che si esibiranno in una performance a ingresso libero per il pubblico.  http://www.ilpescara.i