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lunedì 11 febbraio 2013

serpente nero d’acqua

Secondo l’astrologia cinese dal 4 febbraio 2013  entriamo nell’anno del serpente nero d’acqua.
Il serpente viene chiamato nel feng shui anche “il piccolo drago” , l'animale celeste  percepito come un animale sacro che  porta con lui tutti gli aspetti benefici del dragone, soprattutto fortuna sul piano sentimentale.
Il 2013, l’anno del serpente nero d’acqua sarà per molti l’anno dei progetti e della rinascita spirituale.
Nelle relazioni il serpente porta sempre amori interessanti, quegli amori “ipnotici” , instabili che purtroppo non  durano nel tempo.
Naturalmente è un anno favorevole per le persone nate nel segno zodiacale del serpente ma anche per tutti quelli che sono nati nel giorno, nel mese o nell’anno della pecora(capra) e della scimmia.
Per avere successo nell’anno del serpente bisogna essere più prudenti, non agire d’impulso, ma nello stesso tempo bisogna interagire con gli altri e implicarsi, azionare,  fare, applicarsi. Non bisogna rimanere passivi e aspettare che le cose vi accadano, non dovete essere assenti o compiaciuti ma fare il contrario.
Nell’oroscopo vietnamita l’anno del Serpente viene considerato l’anno della PROSPERITA’, un anno portatore di valori e benefici, un anno che concentra le persone sull’Amore e su tutto ciò che l’Amore comporta: gioia, serenità, pace, armonia e positività. I vietnamiti dicono che il serpente è  portatore di tempi buoni e di fortuna. Nella loro cultura si crede che nell’anno del serpente quelli che si sforzano e lavorano duro arriveranno dove desiderano. Ma solo se tengono conto anche del bene collettivo non solo di quello individuale.


Le personalità nate nell’anno del serpente hanno delle caratteristiche complesse. Come aspetto fisico possiedono molto carisma e sensualità. Inoltre hanno l’intelligenza e una visione filosofica profonda oltre ad una grande capacità di giudizio.
Sono nativi del serpente:
Bob Dylan, Oprah, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy, Audrey Hepburn, Shakira, Abraham Lincoln, Sarah Jessica Parker.
Come potete notare alcune di loro sono diventate “icone”, molti serpenti hanno questa fortuna di essere “eleganti dentro”, in più hanno la fortuna di avere una vita senza problemi dal punti di vista finanziario. Moltissimi serpenti sono ottimi manager, hanno un intuito sviluppato per gli affari.
Un'altra caratteristica dei nativi serpente è l’ambizione, la mancanza di generosità verso gli altri, non esitano ad usare gli altri per i loro scopi.
Sono determinati, decisi, attivi, dinamici anche se esternamente possono apparire calmi e freddi, in realtà sono passionali e vitali internamente. 
Al lato estremo possiamo trovare anche nativi serpente con queste caratteristiche: frivolezza, furbizia, non sincerità, crudeltà, possessività e alcuni sono solitari.
L’anno del Serpente Nero  essendo un anno di acqua avrà queste caratteristiche:
-cambiamenti sorprendenti
-instabilità, mobilità, dinamicità
-per moltissime persone porterà Amore e Prosperità.
L’acqua come bene sappiamo è associata con il colore nero e il blu, ma il serpente sarà associato anche al verde e al celeste. Per cui i colori che vedremmo nella moda secondo il Fashion Feng Shui nel 2013 saranno i toni freddi di nero, blu, verde e celeste. La donna sarà molto femminile, bella, esoterica, sarà molto basato sulla sensualità.

tratto da:  ASTRO CASA 2013


"A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte, ve ne sono due o tre o anche quattro. Per ricongiungersi a voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’altrove, dal cielo. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sé. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli” - Brian Weiss (“Molte vite, un solo amore”)La differenza tra anime gemelle e anime compagne è in realtà difficilissima da definire: alcune scuole di pensiero sostengono che queste ultime –al contrario delle anime gemelle- si ritrovino per svolgere determinati compiti terreni necessari all’evoluzione e che, a questo fine, si aiutino a vicenda. Le anime gemelle, invece, condividerebbero un ideale molto più metafisico e spirituale.
Chi entra a contatto con un’anima (già) amata sente sempre nei suoi confronti un senso profondissimo e quasi commovente d’amore, ma raramente ne è cosciente. Inoltre c’è un motivo più profondo: l’incontro tra anime presuppone sempre l’apprendimento di una grande lezione d’amore. E questo raramente avviene senza dolore, poiché il nostro vecchio io fa resistenza e non vuole imparare. L’anima gemella (o compagna che sia) ha il primario compito di riportare noi a noi stessi attraverso prove e confronti che da tempo cerchiamo di evitare. Poiché l’anima sa (e sa sempre!), quando due anime amate si incontrano, entrambi hanno consapevolezza che il loro avvicinarsi porterà alla luce ferite nascoste e spesso dolorosissime che hanno bisogno di essere curate. Quando però le due anime entrano in risonanza, l’amore e il rapporto che si sviluppa tra di loro è al di là delle parole: chi lo ha vissuto, sostiene di aver provato un senso di fusione e di amore così assoluti da non essere paragonabile a nulla di terreno e che solo a descriverlo perde di senso e magia…C’è infine un’ultima tipologia di relazioni tra anime: quella che avviene tra anime che hanno un karma da bilanciare. Si tratta spesso si storie che apportano un certo grado di sofferenza, poiché il dolore inflitto da un’anima in un tempo lontano viene da questa subito nella vita attuale. Non si tratta di una punizione, come potrebbe sembrare, ma di una dura scuola di apprendimento: soltanto provando quello stesso dolore, l’anima prende coscienza di ciò che significhi soffrire e, quindi, di quanto crudele sia arrecare sofferenza. "L'’amore ha una forza potentissima. Se non sappiamo come usare questa forza, cadiamo facilmente vittima delle sue potentissime distorsioni dolorose. È la resistenza all’amore che causa problemi, non l’amore in sé. L’amore ha una luce fortissima e quando ci investe illumina anche le nostre parti oscure. Porta in superficie aspetti di noi che stiamo disperatamente cercando di tenere nascosti. Quando questi emergono nell’incontro e nel rapporto, spesso facciamo muro ed accusiamo l’altro e l’amore di essere causa dei nostri mali”. Ogni atto d’amore rivolto a noi stessi è un atto d’amore che facciamo all’altro. È qui che iniziamo ad incontrarlo prima ancora di averlo incontrato davvero.

“Il primo incontro si focalizza sullo sguardo. Così si riconosce un legame karmico!”. Tutto viene giocato nei primi momenti dell’incontro. E’ li che sappiamo, indipendentemente dalla natura karmica o meno dell’incontro, se è destinato a farci soffrire o a regalarci emozioni tali da fare affrontare la vita con maggiore armonia e benessere. Comunque una relazione karmica la si riconosce anche attraverso la forte sensazione di familiarità che da subito si instaura tra le due persone, o l’intimità quasi immediata che si viene a creare, che naturalmente non deve essere scambiata per semplice attrazione sessuale.
 La vita è come stare su un autobus. Ha un percorso pre-determinato, ma la persona con cui scegli di sederti, come ti comporti e che cosa dici, fa parte del libero arbitrio.  La maggior parte delle nostre relazioni importanti non sono nuove. Servono ad entrare in connessione. Le vite precedenti ci influenzano anche con sintomi, emotivi e fisici. Certe paure e ansie ce le portiamo appresso e anche certi sintomi fisici di vite precedenti. Dalla nostra prospettiva noi possiamo essere parte di Dio, e allo stesso tempo, esserne separati. Ma di certo siamo tutti uniti. Quel Dio – amore – è un’energia ovunque presente. Intelligenza, sapienza, amore, compassione: è tutto ciò di cui siamo fatti. Quando si smette di aver paura della morte, si incomincia a vivere di più.
"Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.  Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa,  che non vediamo quella che è stata aperta per noi. La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta. E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo,  ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi. Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta!  Non ti aspettare amore indietro; aspetta solo che cresca nei loro cuori,  ma se non succede, accontentati che cresca nel tuo. Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo,  ma ci vuole una vita per dimenticarlo. Non cercare le apparenze; possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.  Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso  per far sembrare brillante una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il tuo cuore. Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto  che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!  Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere,  perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte,  dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.  Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono cosi.  Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa;  soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro Cammino.  La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato,  solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite. Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita  prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sorrida." M. Luther King

Volevo essere pietra,per scolpire la mia opera d'arte.
Volevo essere oro, per forgiare il mio gioiello prezioso.
Volevo essere legno di cedro, profumato, per intagliare finemente la mia storia.
Volevo, ma non fu.
Rimase solo un foglio di carta,fragile,leggero.Bianco.
Volevo scrivere poesie, ma ho permesso a troppi di dettare le parole.
Un racconto, ma non era il mio.
Ma la mano che ha scritto è mia, solo mia.
Il foglio è ora davanti agli occhi, sporco stropicciato.Lo guardo. Non posso più pulirlo,non posso cancellare le parole.
Lo leggo e piango,lacrime che non hanno bisogno di parole.
Sono rimaste poche righe,poco spazio.
La mano trema, intinge la lucida penna nell'inchiostro,acqua,sangue,terra.
La mano, sospesa nel vuoto,nel silenzio.
La paura mi stringe il petto.
Una nota, e poi altre... E' un violino,un gioco di ottave che si rincorrono sulle corde,l'archetto le pizzica,le percuote, le accarezza.
Il dolore resta, resta la paura.
Ho ancora spazio per scrivere.Ho dimenticato cosa volevo,non so cosa scriverò.
Basterà ascoltare,sentire la musica,misurare le parole,leggere il silenzio.

(poesia di Mauro - Avalon)


L'ANNO DEL SERPENTE (10 FEBBRAIO 2013 - 30 GENNAIO 2014)
 10 Febbraio 2013, inizia l'anno del serpente d'acqua, conosciuto anche come "Piccolo drago".
Il serpente non è solo uno dei dodici animali dello zodiaco cinese ma anche una divinità....

Al serpente d'acqua, Dio del fiume Giallo, venivano offerte danze e spettacoli ma anche fanciulle vergini in sacrificio.
 Il serpente è un simbolo appartenente alla cultura shintoista e taoista.Secondo la leggenda Chan San Feng teorizzò il Tai Chi dopo aver osservato la lotta fra una gru e un serpente.

Figura molto importante del taoismo il serpente, insieme alla tartaruga sintetizza l'oracolo dell'I-ching, il libro dei mutamenti, il libro della Saggezza Cinese. Serpente e Tartaruga sono infatti indossolubilmente legati, considerati complementari con Yin e Yang. La Tartura è la terra, il serpente, circonda la tartaruga come il cielo. Essi ricordano per il loro aspetto la coppia cui viene fatta risalire la composizione stessa del libro dei mitamenti: Fou Hi e sua moglie Nu Wa.

Una curiosità: nel romanzo buddista "Lo Scimmiotto" il protagonista, "Sun Wukong" (in cinese e "Son Gokū" in giapponese) libera il villaggio da un mostro in forma di serpente che vive nelle profondità del lago e al quale gli abitanti del villaggio devono sacrificare due giovani all'anno.

Simbolo di saggezza, eleganza e sensualità il serpente è anche l'ovvio simbolo della morte e del pericolo.
Analogamente alla tradizione occidentale il serpente rappresenta il mondo dei morti ma anche la rinascita per via della sua capacità di mutare pelle.


Nella Medicina Cinese il serpente è legato ai reni, unico organo considerato doppio e legato all'acqua.

L'anno de serpente, dunque, è un anno molto particolare, se da un lato promette rinascita, grandi novità, nuovi progetti e rinnovamento dall'altro, il serpente può portare situazioni poco limpide, come le acque in cui si muove. Intrighi, misteri, grandi eventi di portata mondiale si annidano fra le spire del piccolo drago. Tanto per fare un esempio, la crisi del '29 e l'attacco alle Torri gemelle sono entrambi avvenuti nell'anno del serpente.

In effetti non v'è rinnovamento senza il sacrificio di qualcosa, una pianta ha bisogno d'esser potata per mettere nuove gemme. Perciò sopportate con pazienza i sacrifici che il serpente imporrà voi, esso promette rinascita e grande gloria a chi saprà approfittare del suo addestramento e saprà apprezzare la pulizia effettuata nella sua vita, sebbene un po' dura.

 


venerdì 25 gennaio 2013

tous dans une chanson

Les mots, les mots tendres qu'on murmure
Les caresses, les plus pures
Les serments au fond des bois
Les fleurs qu'on retrouve dans un livre
Dont le parfum vous enivre
Un souvenir qui me poursuit
Sans cesse
Un paysage si bien caché
Et dans un nuage le cher visage



Parole tenere, solo lievemente sussurrate; (la magia dell'incotro)
caste carezze, le più pure e rare (l'innamorarsi dell'alterità)
e le promesse, i giuramenti, quelli veri (della mia essenza)

sono i fiori ritrovati tra le pagine del libro (della vita)
il cui profumo m'ubriaca, mi scuote nel profondo (sento che in questo c'è tutto il me stesso unito, l'androgino tanto agognato)

E' il ricordo lontano d'un paesaggio nascosto
-di un mè tanto, tanto più antico-
che mi perseguita senza sosta (talmente alto è il desiderio di verità)

in tutto questo TU SEI ! ché infine, mi appari:
(approdo, casa, bellezza eterna, infinito amore, divina luce, soffio di vita, il Nulla, il Tutto)
eppure, (con te e in te scopro che anch'io SONO)
ti celi agli occhi (che su questo 'piano' non sono ancora pronti, sono come ciechi, in attesa della Sophia,la "pietra bianca" della conoscenza che rende capaci di sollevare il velo del mondo invisibile)
ti nascondi dentro una nuvola
(non ti mostri ancora in tutto il tuo abbagliante splendore)
pudica dea, (scoprirsi nudi terrorizza e affascina al contempo, ma tu temi di mostrarti anche per la tua enorme potenza che annienta sconvolge chi non è preparato a ricerverla)
velato hai il caro volto. (la felicità terrena è sempre offuscata e, del resto, la tua divina forza é sovrumana:agisce nel mondo come un mare incandescente, con imprevedibile potenza; ma grazie a te, mia bianca pietra che porti inciso il sacro nome, un giorno sarò degna di incontrarti faccia a faccia).

Tutti i diritti riservati
©


Toi qui, comme un coup de couteau,
Dans mon coeur plaintif es entrée;
Toi qui, forte comme un troupeau
De démons, vins, folle et parée,

De mon esprit humilié
Faire ton lit et ton domaine;
- Infâme à qui je suis lié
Comme un forçat à la chaîne,
Comme au jeu le joueur têtu,
Comme à la bouteille l'ivrogne,
Comme aux vermines la charogne,
- Maudite, maudite sois-tu!

J'ai prié le glaive rapide
De conquérir ma liberté
Et j'ai dit au poison perfide
De secourir ma lâcheté.
Hélas! le poison et le glaive
M'ont pris en dédain et m'ont dit:
«Tu n'es pas digne qu'on t'enlève
A ton esclavage maudit,
Imbécile! - de son empire
Si nos efforts te délivraient,
Tes baisers ressusciteraient
Le cadavre de ton vampire!»

Vampire - C. Baudelaire da I fiori del male (Spleen e ideale)
« Nessuno riesce a ottenere la perfezione mediante operazioni difficili e noiose;
 ma la perfezione si può acquistare facilmente mediante la soddisfazione di tutti
 i desideri » Guhyasamāja Tantra; citato in Mircea Eliade, Lo yoga, Op. cit., p. 197

“Se vai dal pensiero, porta il cuore con te. Se vai dall’amore, porta la testa con te. Vuoto è l’amore senza il pensiero, vuoto il pensiero senza l’amore.”(C. G. Jung, Libro rosso. Liber novus)   

La coppia divina è  intesa come l'unica divinità suprema, vista nei due aspetti trascendente (il maschile) e immanente (il femminile). La Śakti (Etimologicamente, śakti vuol dire "energia"), il polo femminile, altro non è se non la potenza del Dio, il suo aspetto immanente, la forza vivificante che opera nel mondo. Śakti è presente nell'essere umano come kuṇḍalinī, energia quiescente, che l'individuo può risvegliare e utilizzare per fini spirituali. Śakti è presente in ogni donna, nel senso che ogni donna è ritenuta rappresentare e possedere naturalmente l'energia divina. Da ciò deriva il posto in un certo senso privilegiato che la donna occupa nelle tradizioni tantriche. Secondo la tradizione vaiṣṇava del Sahajiyā  l'uomo e la donna sono ritenuti rappresentazioni concrete della coppia divina, in questo caso Kṛṣṇa e Rādhā, e l'unione sessuale ritualizzata è mezzo per il raggiungimento del samādhi. La kuṇḍalinī, forma concreta della Śakti, si trova normalmente inattiva nell'individuo, arrotolata (è questo il significato letterale del termine) nella zona perineale del corpo yogico. Secondo le dottrine yogiche del Tantra, questa kuṇḍalinī ha come meta suprema, proprio in quanto Śakti, il ricongiungimento con la controparte maschile, Śiva: è la riunione del maschile e del femminile, il ripristino dell'androginità originaria, la realizzazione nel microscosmo umano dell'Essere Supremo. Nei testi che spiegano le tecniche yogiche per la risalita della kuṇḍalinī, il linguaggio adoperato è ricco di metafore sessuali. Quando eseguito in accordo al Tantra il rituale sessuale culmina in una sublime esperienza di infinita consapevolezza, per entrambi i partecipanti. I Tantra specificano che il sesso ha tre finalità ben distinte - procreazione, piacere e liberazione. Coloro che cercano la liberazione evitano l'orgasmo frizionale per una forma più alta di estasi, e la coppia che prende parte al rituale si immobilizza in un abbraccio statico; diversi rituali sessuali sono raccomandati e praticati, comprendendo riti purificatori e preparatori elaborati e meticolosi. L'atto risulta in un equilibrio delle energie che scorrono nell'ida prāṇico nel corpo yogico di entrambi i partecipanti, il suṣumnā si risveglia e la kuṇḍalinī risale dentro di esso. Questo può infine culminare nel samādhi, dove le rispettive individualità di ciascuno sono completamente dissolte nella coscienza cosmica. I praticanti interpretano l'atto su molteplici livelli; i partecipanti maschio e femmina unendosi fisicamente rappresentano il Dio e la Dea, il principio maschile e quello femminile, e al di là del corpo fisico le due energie si fondono generando un unico indistinto.

« La fusione, quella della coppia Śiva e Śakti, è l'energia della felicità, da cui emana tutto l'universo: realtà al di là del supremo e del non-supremo, essa è chiamata Dea, essenza e Cuore [glorioso]: è l'emissione, il Signore Supremo. »

« Il corpo umano acquista nel tantrismo un'importanza mai raggiunta nella storia spirituale dell'India. Certo, la salute e la forza, l'interesse per una fisiologia paragonabile al Cosmo ed implicitamente santificata, sono valori vedici, se non prevedici. Ma il tantrismo porta alle estreme conseguenze la concezione secondo la quale la santità non è realizzabile che in un "corpo divino". »

« Per chi non sa questo, la propria consorte a cui deve unirsi giace incosciente, ma così conosce, sa che essa è la consorte interiore, ben desta, la shakti con cui compiere la propria unione. L'effluvio di beatitudine che è prodotto dall'amplesso della coppia divina del Supremo Shiva e la Suprema Dea, questo è l'unico e vero significato dell'unione sessuale. Chi in altro modo si unisce a una donna, non è altro che un animale che copula. »

lunedì 26 novembre 2012

silenzio



dare un'altra forma
al suono del profondo
mi unisce a te

questo silenzio
che sospende il monologo
diventa l'estrema tensione
l'unica nostra via di comunicazione
è la dimensione del mio nulla
che s'espande e tutto permea:
di pneuma, di musica, di luce radiosa, d'amore

d'essenza di te
che -co(n)me- finalmente vedi 
il tuo essere divino

ché il tuo silenzio
ora è il mio silenzio
ed è poesia.

Tutti i diritti riservati
©




...da Jodoroski al mio atto psicomagico: scavalcare il baphomet, la testa di moro...



Abre la puerta

Si chiama Hope, ha 12 anni ma è come se ne avesse 20.
È dio in un metro e mezzo di altezza.
Apri la porta e lasciala entrare, dalle da mangiare.

La vecchia Florence vive nel parcheggio dell’università
con le sue borse e i suoi pacchi per terra tutt’intorno,
lava il suo corpo di 84 anni nel lavandino della biblioteca
con un pezzo di flanella del pigiama del suo marito defunto.
Abre la Puerta, lei è dio.
Florence è Dio, c’è un Dio di nome Florencia.

Ricordi quella vecchia abuelita, la più grande delle tue nonne?
Come barcollava verso di te sulle sue gambe sottili?
Eri solo un bebè e lei sorrideva a tutto il tuo essere appena nato
e quando ti sei alzata giovane e fumante dal vuoto
quello era Dio nella sua forma di abuelita,
che piangeva di gioia al solo vederti,
“Que, que, que babybita ”, ti diceva.
“Oh, guardati, che piccolina sei…”
“Guarda”, dice Dio, “lei parla”. Dio parla come si parla ai bebé.
Lei ha aperto una porta nella sua pancia per te.
Tua nonna è Dio. Dio è una nonna.

E ricordi quella stanza rossa in cui sei cresciuta? Quella era Dio.
E ricordi le mani calde che ti hanno accolta? Quelle erano Dio.
E ricordi le mani di tuo padre che tenevano il tuo viso
come se fosse un gioiello che si poteva rompere?
In quel momento, lui era Dio.

Il tuo compagno che russa, beh… Dio russa, sai?
Il tuo compagno è Dio che non trova mai i calzini.
E il tuo amante che brucia per quelle cose che non puoi dare,
Dio è anche quello.

… E, oh, il mondo che è giovane,
che ha amato così profondamente ed è stato tradito;
la sua pelle pende come stracci,
le sue braccia non hanno muscoli e i suoi occhi hanno perso lucentezza;
apri la porta ai dolori del tuo cuore e varca la soglia del tuo tradimento.
Passa attraverso il foro che ti è rimasto nel cuore.
Attraversalo perché è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

… Ricorda, il fuoco è una porta.
E il canto è una porta. Una cicatrice è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

La foresta in fiamme è una porta
e l’oceano in rovina è una porta.
Tutto ciò che ha bisogno di noi o ci chiama a Dio, è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

Tutto ciò che ci ferisce,
tutto ciò che ha bisogno di noi apre la porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

… Il lago in cui sei quasi annegata,
quello è una porta.
Quello schiaffo in faccia che ti ha fatto baciare il pavimento,
quello è una porta.
Il tradimento che ti ha mandata dritta all’inferno,
quello è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

La solita storia, tutte le anime forti vanno prima all’inferno,
prima di compiere la guarigione del mondo per la quale sono venute qui.
Se siamo fortunati,
torniamo ad aiutare quelli che sono ancora intrappolati di sotto.
Abre la Puerta, apri la porta.

… L’aprirsi di un fiore, la pioggia che apre la Terra,
i baci degli umani che aprono il cuore del mondo,
queste sono porte.
Abre la Puerta, apri la porta.

La cicatrice lasciata dal rasoio, quella è una porta.
Le cicatrici che sono porte sono aperte, sono aperte.
Abre la Puerta, apri la porta.

Le cicatrici tracciate dalle motoseghe attraverso le foreste,
quelle sono porte.
La poesia della nuova vita che giunge con ogni alba,
il levarsi del sole, quello è una porta,
la tomba è una porta.
La porta dell’inferno è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.

Tua nonna, tuo nonno,
tua madre, tuo padre, sono morti lasciando un buco nella tua vita.
Passa attraverso quel buco. È un’apertura.
Quel buco è una soglia. Quel buco è una porta.
Abre la Puerta, apri la porta.
Abre la Puerta, apri la porta.
Abre la Puerta, apri la porta.


©Copyright 1980, 2007, Dr. C.P. Estes, Tutti i diritti riservati.
Tratta da La Pasionaria, Collected Works, Poesia di
Clarissa Pinkola Estés (1945 − vivente) scrittrice americana (famosa per "Donne che corrono coi lupi"), insegna ed esercita la professione di analista. È stata direttrice del C.G. Jung Center di Denver e ha conseguito il dottorato in etnologia e in psicologia clinica.

Il mito della donna selvaggia. E’ voce diffusa e in parte vera che la solitudine fa paura, qualcuno asserisce alle donne soprattutto; ma altro giustamente dissente, perché "L’esercizio della solitudine intenzionale", scrive l’autrice "solitudine non è assenza di energia o di azione,  piuttosto un dono di provviste selvagge a noi trasmesse dall’anima e indaga quella parte del femminino la cui naturalità è stata repressa al punto da staccare i contatti tra la psiche individuale e l’anima del mondo, addomesticandola, facendola divenire timorosa e non autosufficiente, priva di iniziative e ingabbiata nell’assenza dell’auto-stima. Come richiamare l’anima? "Con la meditazione, o nei ritmi del canto, della scrittura, della pittura, dell’educazione musicale, visioni di grande bellezza, l’immobilità, la quiete." Così l’anima esce dalla sua dimora, utilizzando l’energia mentale per realizzare uno stato di solitudine utile a ritrovare l’essenza femminile, un essere naturale che possiede "la creatività passionale e un sapere ancestrale". Attraverso un lavoro di ricerca, l’autrice ha raccolto un’ingente mole di materiale attinto dalle fiabe, dai miti, dai racconti popolari enucleando, su base psicoanalitica, una serie di archetipi. Ci si imbatte ne "L’uomo nero nei sogni delle donne" che, insieme ad altre figure simboliche, rappresenta il predatore della psiche femminile e, anche, "sogno iniziatico universale" che spesso denuncia uno stato di reale alienazione, messaggio d’una condizione difficile da cui la sognatrice deve uscire, svegliandosi e cambiando atteggiamento, se vuole che la propria psiche sopravviva. Dunque un segnalato malessere, ciò che a livello conscio la donna non rileva perché le è stata inculcata una cieca obbedienza, e dunque spesso non sa o non ha la forza sufficiente ad accettare il fatto che la disubbidienza, il rifiuto più netto sono in molti casi salvifici. Sviluppare la difesa dagli inganni, rifiutare l’educazione alla passività considerando i fattori culturali e familiari che indeboliscono le donne è la teoria di base di questo insieme di saggi. Ma chi è il predatore innato? Ci pare esemplare il capitolo dedicato a "Barbablù",la cui storia macabra conosciamo, ma soprattutto l’analisi intorno alla chiave che apriva la porta proibita in cui la sposa non doveva entrare, pena la morte (colpevolizzazione e castigo consequenziali alla disubbidienza). Al contrario, "La piccola chiave è l’accesso al segreto che tutte le donne sanno e che pure non sanno", è chiave d’oro della conoscenza, e quindi della vita. "Barbablù impedisce alla giovane donna di usare quella chiave che la porterebbe alla consapevolezza", continua Pinkola Estès, ma l’aspetto più interessante dell’autoconoscenza è che "Nei misteri eleusini la chiave era nascosta sotto la lingua, a significare che il nodo, l’indizio, la traccia si trovano in un insieme di parole, di domande-chiave". E allora: "L’uccisione di tutte le mogli curiose da parte di Barbablù è l’uccisione del femminino creativo, potenziale per sviluppare nuovi e interessanti aspetti di ogni genere. Il predatore è particolarmente aggressivo nel tendere imboscate alla natura selvaggia delle donne, cerca di schernire, di tagliare il collegamento della donna con le sue introspezioni, le sue aspirazioni, i suoi obiettivi". Bisogna conservare l’intuito primordiale della donna madre-interiore, l’archetipo che dà energia, seguire le dieci regole dei lupi per conoscere il territorio della vita: mangiare, riposare, vagabondare, mostrare lealtà, amare i piccoli, cavillare al chiaro di luna, accordare le orecchie, occuparsi delle ossa, fare l’amore, ululare spesso, consiglia l’autrice alla fine delle cinquecento pagine, ognuna delle quali offre realtà ed esperienze diffuse. Profondo e originale, con le favole e i miti che ci guidano alla riscoperta della nostra essenza più profonda, questo libro appassionante è consigliato alle donne, ma anche agli uomini che amano "correre con le donne che corrono coi lupi".
E poi, consiglio di fare i passi magici del lupo...;)) (vedi tensegrity)

Cambiare prospettiva continuamente,  serve a farci vedere le cose nel giusto verso…
“Ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire?”. “Sì, questo” disse Siddharta. “E quando l’ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anch’essa un fiume…” (da Siddharta di H.Hesse)
essere soli:
non essere nei pensieri di un altro!
“Il tempo che vivi, lo rubi alla morte : è a carico suo”

Quando conoscevamo le risposte ci hanno cambiato le domande "Ora a correre è la vita, non io. Io cammino.  E dietro di me, adesso, lascio cadere domande dai buchi nelle tasche"

Io non so se questa mia vita sta spianata su un
buco vuoto. Non so se il silenzio che indago
é intrecciato alla mia sostanza molle.
Io non so se quello che cerco e ho cercato e
cercherò, non so se quello che cerco
é un insulto a quel vuoto….
Io non so nient’altro
che la vita e molte nuvole intorno che
me la confondono me la confondono e non
so cosa aspetto, cosa sto aspettando in questo
sporgermi al tempo che viene….
Io non so se in questa schiena
senza ali ci son grandi pianure da cui fare
il decollo..(dal “Dialogo del non so” di M.Gualtieri)

"E allora impara a vivere.Tagliati una bella porzione di torta con le posate d’argento…

e lascia che la vita accada.” (da Diari, S.Plath)

POTREBBE ESSERE ANCHE
Un bar. Di notte, è evidente.
Potrebbe essere anche un cabaret, o un teatro.
Musica di pianoforte. O un bandoneón. Chissà una chitarra.
Forse, pure, una canzone. Dipende:
un tango, un bolero, una nostalgia greca,
qualcosa di impalpabile, come un blues, irraggiungibile
come le cosce di questa ragazza di Venezia
che ti guarda dal fondo del tuo bicchiere.
Ricordare, quando uno è o sta solo, fa più male
che immaginare: questo è quello che vogliamo dimostrare.
Il microfono amplifica la vera voce, l’assenza:
si tratta del viaggio a una donna come a una città
alla quale non si giunge da invisibile, da lontano.
E se uno giungesse e stesse lì, in lei,
si tratterebbe, con questa musica, di una separazione
che sarà per sempre, come sempre.
A chi dare la colpa? Sono destino il paese
che non avesti, la donna in cui non entrasti?
Una compagnia – qualsiasi–, più o meno coniugale,
o da poco incontrata, dico più o meno duratura,
mai l’amata non cercata, mai la presentita,
distruggerebbe questa sensazione agrodolce o dolceamara
di ciò che non è, ciò che non fu, senza che importi
la voce o il volto che le appartengono,
né l’età che le sue gambe sostengono:
ciò che non può essere perché se fosse non sarebbe.
E in fondo, farebbe male che non facesse male.
Persino che non facesse male più di quanto fa male
.
(Jorge Enrique Adoum)

NOSTALGIE
Archeologia di amori
dimenticati...
E chi se li scorda?
L'amore è del coraggio;
il resto è coppia,
è sveglia che ti sbrana,
è amore a maglie,
a lungo collaudato...
un letto sfatto...
a volte ricomposto.
Itaca...
Ulivo a lungo amato,
levigato e messo in mezzo,
e ormai dismesso...
Di fianco arde Troia,
quella tempesta,
quella...
quella passata per un solo istante,
quella...
quella odorata,
che nemmeno sai chi sia,
quella,
che tanto somiglia
alla tua vita...
ed alla mia.
Dieci anni?
Venti...?
Tutta una vita
passata a ragionare...
curando i vuoti o i pieni che non vuoi;
un caminetto...
e tutto può bruciare...
Resta la cicatrice di chi ha amato.
(questa è una poesia di un certo 'angelo' trovata nel web)

mercoledì 7 novembre 2012

avvicinarsi e sentirsi...svelarsi e ascoltarsi...

Immagine"Il polo mascolino e quello femminino sono complementari. Per cui, nemmeno uomo e donna sono opposti ma sono essenze complementari. Ne è prova il tentativo di armonizzare la complementarietà di entrambi attraverso quel secolare esperimento chiamato “famiglia”(non la definisco coppia in qunanto il termine é riduttivo poiché sarebbe più giusto fare riferimento alla triade in quando l'unione dei due esseri genera comunque  una nuova entità).  Non bisogna, dunque, confondere la conflittualità di due poli che non sono ancora armonici, con l'opposizione di nature contrarie.  Non va neppure dimenticato che entrambi, uomini e donne, hanno un proprio polo mascolino e femminino, che debbono imparare a sviluppare (sistema logico e sistema percettivo analogico). E sarebbe cosa intelligente che, anche in questo caso, l'uno aiutasse l'altro svelandosi le reciproche prerogative e i punti di forza."

p.s. per questo post non ho potuto fare a meno di copiare l'immagine postata da Klimt http://curiosidelmare.blogspot.it/2012/11/blog-post.html che ringrazio...


Aiuto solo chi non é ozioso (G.I.Gurdjieff )


"Noi, senza timore, andiamo avanti sulla nostra strada. sempre.
Remoto e grave incombe come un velo su di noi;
il nostro passo tranquillo muove più in alto delle stelle
e nel profondo  più delle tombe"




Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai.
Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori.
Lì ti cercavo.
Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me, e non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai, e anelo verso di te; gustai, e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace
.   (
Agostino d'Ippona, Confessioni, X,27)
Immagine
Amore è cosa rara, e strana.
Agostino disse : Dilige et quod vis fac.
Amore pre-cede la volontà.
Ne è il fondamento, e viene prima dell'avanzare.
Così, Amore è trama ed ordito della Volontà.
Tantra, e Yantra.
Chi Ama, fa ciò che vuole.
Questo implica un grande coraggio, esprimere il comprendere.
Mantra.
Chi non Ama, non fa ciò che vuole. Non ha coraggio. La Paura lo ferma.
Ma il Tempio dell'Amore, è Chesed,
la Compassione, e la Protezione. Il Pilastro di destra.
Non Kether. La via Diretta.
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A destra: Chesed ha il significato esorterico di Tempio dell'Amore ed essoterico di misericordia. Giove, la protezione.
Misericordia viene dal latino misereri, aver compassione. Amore, in greco, Agape.
A sinistra: Geburah, il Tempio del Potere, la Forza. Marte, La Distruttività. La giustizia che punisce, spietata, senza compassione.
Mano destra, mano sinistra, integrate in visuddha, da cui sgorga vaikhari-shabda, la parola articolata.
 L'Amore è  connesso a Geburah, avendo sotto Netzach, riequilibrare i sentimenti, e sopra Chokmah, le sfere celesti. Invece, al centro, Tiphereth, l'armonia interiore.
Paolo seguiva la via dell'Amore, non riuniva ancora il Padre,Chokmah, e la Madre, Binah.
Molto interessante è il velo di Paroketh, che è posto al livello di Tiphereth. Perchè Paroketh vuol dire verità.
Essa non ha più importanza, dopo Tiphereth. Ecco perchè  la verità è bugiarda.
Quando Agape sottende la volontà, nessun errore. Se agape è solo amore, nasce il dualismo, la proiezione.
Ora segui il maestro d' Inganni (il Bagatto): Poni il triangolo, ridotto, con i vertici della base sui capezzoli, e il vertice superiore alla fossa giugulare. Anahata, duplice, e vishudda. Poni il vertice superiore in basso, ed avrai manipura.
Guarda le statue tantriche, o quelle sacre sedute. Capezzoli e ombelico sono sempre perfettamente triangolati,congiungibili.
Ancora, inverti l'enneagramma, punte in basso. Ora sovrapponi all'albero sephirotico, al diritto, al rovescio.
Osserva i significati, il movimento dell'energia. Fluire, e Mutamento. Tecniche operative.Cakra, diritti, inversi.
Numeri . I I I , e I X . Tre. che è due, ed uno. Nove, che è uno e dieci . Dieci è la Divina Tetraktys. Nove, ed Uno.
Il Bagatto ama barare rapido l'Atto, non così l'occhio (sinistro). Tre campanelle, ed un bija. Ora è sotto una, ora sotto l'altra ma in verità il bija è nella mano del bagatto, tra indice, e pollice. Philosophia .Vitruvio mostra, e cela.
Il cerchio è Auroboros, e Pi greco in linee, I I , e l' unione. esso è il Portale, come ben sapeva Pitagora.
Il Quadrato è l'Aurea Sezione, estesa, compresa.  Phi. Linea, e cerchio. L'attraversare, I , la Chiave, O , il Sigillo.
Cakra? Kundalini? Ma, quale la Chiave di Volta?
Un cercatore ha la " possibilità" di scegliere, ma, è in grado di mantenere ciò che promette? Egli sceglie, preferisce, almeno fino a quando non sarà in grado di avanzare senza preferenze marcate. Ecco il senso dell'agire.
Il non considerare non si applica quando si bacia la bella, ma, solo quando si bacia la lebbrosa come fosse la bella. Quanti sono in grado di farlo? Ecco il senso del corretto agire. Colui che trova.
Un paradosso: non c'è nulla da cercare, nulla da attraversare. Ma quando la ciotola è vuota il movimento viene da sè, nel Sè. Recisione e compimento, miraggi e oasi nel deserto infuocato. Ma il cercatore impara che ciò che cerca non va nè a destra nè a sinistra, non procede nè avanti nè indietro, non in alto e non in basso, non entra e non esce.
Eppure i miraggi continuano ad apparire e a dissolversi, il gioco è senza fine, sono vuoti riflessi, uni-versi perfetti e imperfetti in se stessi. Chi si specchia è Uno solo.

Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano,
 un'infinita idea di libertà, senza limiti.  Richard Bach
Non cercare la verità.
Smetti soltanto di nutrire le opinioni. 

martedì 6 novembre 2012

rituali simbolici e simbolismo

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli
L’atto della lavanda dei piedi, simboleggia l’umiltà e il servizio verso gli altri, ma soprattutto il rapporto con il Cristo interiore, la cui conoscenza purifica e accresce la nostra comprensione degli insegnamenti spirituali, i quali a loro volta elevano le nostre anime e ci permettono di controllare il nostro se inferiore, il falso ego che cerca di orientare la nostra vita.


Il numero 5, il Pentagono, il Pentalfa e il Pentalfa Fiammeggiante:
Un simbolo parla a ciascun uomo per allusione, dice una cosa e sembra  intenderne un’altra; in sè racchiude un qualcosa di oscuro, che ne impedisce un’analisi ed una definizione chiara ed universale. Rappresenta la sintesi di pensieri complessi, a cui ciascuno può trovare sempre nuove interpretazioni. Leggere un simbolo è come guardare in un caleidoscopio, che al minimo cambiamento disegna nuove figure.Tra i tanti simboli di cui siamo circondati, uno dei più importanti è la Stella Fiammeggiante. Come tutti i simboli, può avere mille e più interpretazioni. Se ci concentriamo solo su un segno od un numero ci sembrerà di vederlo ovunque proprio come quando si è innamorati  e riusciamo a vedere o sentire il  nome dell'amato ovunque andiamo, così ogni calcolo ci porterà ad ottenere il tal numero, ed ogni costruzione geometrica ci farà vedere quella figura, se noi lo vogliamo.  I simboli hanno veramente tanto potere. Un simbolo può elevare lo spirito di un uomo e tanti sono coloro che hanno dato la vita per un simbolo: una croce o un libro sacro. Disegnare un pentagono regolare non è semplice come disegnare un esagono, un quadrato o un triangolo equilatero, per i quali serve solo un compasso ed una riga. La sua costruzione è più complessa. Occorrono dodici pentagoni regolari per ottenere un dodecaedro che è il suo corrispondente tridimensionale. Secondo l’angolazione da cui lo si guarda, esso sembra piegarsi prima a destra e poi a sinistra, dando l’impressione di essere storto e sgraziato; ma da un passaggio di forma all’altro c’è un momento in cui la sua geometria è perfettamente in equilibrio.

E’ un po’ come avviene nella respirazione: tra un atto di inspirazione ed uno di espirazione c’è un momento di pausa, di equilibrio tra le due fasi, come quando il nero del Tao diventa bianco e viceversa. Tutto cambia e si evolve (panta rei) ed il pentagono si può interpretare come simbolo di cambiamento. Per Platone il pentagono era simbolo di salute, armonia e disciplina, mentre il dodecaedro rappresentava la quintessenza o l’etere, che componeva i corpi celesti e l’anima. Secondo Platone infatti il cosmo aveva la forma di dodecaedro. Questa figura solida si può anche costruire appoggiando i pentagoni sugli spigoli di un cubo, che verranno toccati tutti e dodici quanti essi sono. Si può quindi dire che il dodecaedro circoscriva perfettamente un cubo. Sempre secondo Platone, il cubo simboleggiava la Terra, la vita terrena, e quindi il materiale. Riflettendo su questo si può allora pensare allo spirito che pervade la materia, oppure che il dodecaedro simbolizzi il passaggio dalla forma all’idea, dal fisiologico allo spirituale. Se apriamo la struttura del dodecaedro possiamo ottenere diverse figure. In questo caso possiamo ottenere una spirale. Si può anche ragionare sul fatto che la figura solida più elementare che si possa ottenere unendo più pentagoni regolari assieme abbia dodici facce (appunto il dodecaedro) e 12 sono isegni zodiacali,  le fatiche di  Ercole, gli apostoli e gli dei della mitologia greca. Studiando il pentagono in sé come figura geometrica, ci sono molte osservazioni da fare. Innanzitutto è ricco di sezioni auree e di triangoli aurei. Il numero d’oro è riscontrabile nei rapporti tra le aree dei cerchi circoscritti ai vari pentagoni che si possono costruire uno dentro l’altro; tra le aree dei pentagoni stessi; tra i perimetri delle figure ecc. Più interessante è forse notare che il pentagono ha una caratteristica particolare: prolungando i suoi lati all’infinito si ottiene una stella a cinque punte, un pentagramma o pentalfa. Unendo le cinque punte si ottiene un altro pentagono regolare, ma con direzione opposta. Lo stesso si può fare unendo internamente i vertici del pentagono. Si ottiene un pentalfa più piccolo, con direzione opposta a quello che lo ha generato. Il pentagono ha quindi una progressione infinita.L’alternanza dei suoi sensi di orientamento si possono interpretare come un’alternanza tra opposti che danno equilibrio. Il pentagono con la punta rivolta verso l’alto è da sempre simbolo positivo. In esso si può inscrivere la figura di un uomo. L’uomo vitruviano, con la testa in alto e gli arti che occupano gli altri quattro vertici è indice del dominio dello spirito sulla materia. Al contrario, il pentagono con la punta verso il basso è emblema degli istinti e dell’animalità, ed è spesso associato a simboli satanici, inscrivendo al suo interno la testa di un caprone. La progressione infinita che si ottiene disegnando pentagoni uno dentro l’altro può essere allora interpretata come l’eterna lotta tra il bene ed il male, in cui nessuno esce vincitore. Il pentalfa, con le sue cinque punte, può anche rappresentare i cinque sensi dell’uomo, oppure i quattro elementi, sommati al quinto, che è l’etere. Il numero 5 si irradia dall’1 come giustapposizione (somma) di Diade e Triade (2+3) oppure della Tetrade e della Monade (4+1): viene chiamato Unione, Legge, Civiltà e Giustizia. Il mondo organico e vegetale. Vita vegetativa dell’anima. Enumera il quinto elemento, l’Etere, che separa la Terra dal Cielo e quindi viene anche chiamato Unione e Luce. Più precisamente, in quanto Luce, indica il lampo mediatico e misterioso dell’Intuizione. In passato si associava il numero 5 al dio della guerra Marte e alla costellazione del Toro. E’ allora un caso che negli USA il centro che presiede ai conflitti militari abbia la forma di pentagono e che da esso prenda il nome, e che esso sia inoltre allineato con la costellazione del Toro? Senza bisogno di andare oltreoceano, basti pensare alla vecchia pianta della città di Ferrara. Nel XVIII secolo esisteva una piazzaforte, dove ora ci sono i giardini della stazione, e la sua forma era a base pentagonale. Nelle mie ricerche sull’architettura legata alla figura del pentagono mi sono imbattuto in un architetto recentemente scomparso: Mario Ridolfi. Alcune sue opere riprendevano la figura del pentagono. Non è stato l’unico e non sarà l’ultimo a farlo. Ma perché farlo? Forse perché l’uomo non ha inventato niente di nuovo. Il pentagono è presente in natura, che è permeata da leggi e simmetrie, e gli esempi sono svariati. Esistono piante grasse con questa struttura; i ranuncoli, come altri fiori, hanno cinque petali; senza parlare delle stelle marine. Il pentagono è infatti una figura piacevole da vedere, forse a causa delle sue proporzioni e della sua simmetria. Se pensiamo poi alla stella di mare, che si rigenera da un suo solo frammento, possiamo associare al pentagono anche l’idea di ri-nascita. Rimanendo sempre nel campo della natura, se tagliamo trasversalmente una mela, ciò che comparirà sarà la figura del pentagono, che è quindi associabile, per proprietà transitiva, alla conoscenza e alla libertà. La mela è presente nella simbologia cristiana, ed è legata soprattutto al serpente, che la usò per tentare Eva. (Spesso si dimenticano però altre rappresentazioni in cui si vede Maria porgere un pomo a Gesù ancora in fasce…) Se vogliamo poi trovare altri significati al pentagono, proviamo a prendere una striscia di stoffa, o di qualsiasi altro materiale flessibile. Se la annodiamo otteniamo un pentagono perfetto, senza bisogno di fare calcoli astronomici.Si può interpretare il nodo semplice come simbolo di unione, oppure di ritorno sui propri passi, sulle proprie convinzioni, per poi cambiare direzione e scegliere quella che ci sembra più corretta. Se studiamo gli arcani maggiori dei Tarocchi vedremo che il quinto è rappresentato dal Papa. Esso esprime l’autorità spirituale, la saggezza. Siede tra le colonne del tempio di Salomone e rappresenta il ponte tra il mondo terreno e quello spirituale. Il quarto arcano è l’Imperatore, che ha un ruolo diverso rispetto al precedente, ma ugualmente autorevole, anche se terreno. Ritorna allora alla mente Platone, che considera il cubo un elemento legato alla vita terrena. L’Imperatore siede infatti su di un trono cubico, come cubica è la pietra.

La Stella a 5 punte per gli Egizi raffigurava il Sole, Horus, nato da Iside e Osiride.
Di seguito fu usata da Pitagora* per dimostrare il segmento aureo. Il rettangolo, avente i lati che rispettano la proporzione aurea, è detto rettangolo aureo ed esso si può originare tantissime volte nel cosiddetto Pentalfa.

Pentalfa significa “cinque alfa”, ossia cinque principi. Il Pentagramma simbolo dei pitagorici, conteneva una parola che corrisponde a “sta bene” che per i greci significava vita e salute. Con una figura umana inscritta al suo interno i cui arti toccano la circonferenza (detta di Agrippa) rappresenta il microcosmo umano, ed i cinque centri di forza del corpo.

La Stella a 5 punte è anche chiamata Stella dei Magi, in ossequio al segno di potenza e di luce che illumina il cammino spirituale; per questo motivo viene messa sul presepio e sull'albero di Natale.

G li Architetti medievali ravvisavano nel pentalfa il valore numerico del Numero d'Oro (1,618) con cui nelle costruzioni stabilivano il rapporto di 3 a 5.
Le proporzioni del Numero d'Oro si ritrovano in tutto ciò che nell'uomo crea una sensazione di armonia e di bellezza e la loro utilizzazione è di grande fecondità. Questo segno dinamico della Natura e dell'Uomo, però non tocca i “piani superiori”. Solo i cerchi che se ne dipartono, tracciati dal “Compasso dello Spirito” permettono di giungervi.
La «Stella» è l'emblema per antonomasia della Massoneria ed è mostrata ovunque. Orna i frontespizi degli edifici e decora il petto degli uomini migliori, persino dei principi della Chiesa. Assieme al Delta Luminoso fregia monumenti e chiese (J. Boucher op. cit.). Gli Operai speculativi ne hanno sviluppato i significati filosofici ed esoterici, facendone la massima rappresentazione della condizione iniziatica: di Uomo che ha ricevuto la Luce.

« la Stella Fiammeggiante, il Pentalfa che nel centro porta l'ideogramma che traduciamo con la lettera G. La stella Fiammeggiante che appare al vincitore delle attrattive terrene è la stella del Genio Umano; ha cinque punte che corrispondono alla testa e alle quattro estremità dell'Uomo; è la Stella del Microcosmo che in Magia impersonifica il segno della Volontà Sovrana cioè dell'irresistibile mezzo di azione dell'Iniziato . » - (Porciatti) « … la Stella Fiammeggiante è il centro da cui s'irradia la vera luce.» - (Guillemai de Saint Victor); « … la Stella Fiammeggiante rappresenta la luce, quella che illumina il discepolo dei Maestri, l'operaio capace di servirli umilmente; è dunque il simbolo dell'Intelligenza e della Scienza.» - (Gedalage) ;« …la Stella Fiammeggiante è l'emblema del libero pensiero, del sacro fuoco del genio che innalza l'uomo alle grandi cose... l'adepto non può realizzare il Rebis che dopo aver dominato le attrazioni elementari. Tutto quello che vi è in lui di inferiore, di bruto, di bassamente istintivo deve essere domato, prima che gli sia consentito di attirare il Fuoco del Cielo per incorporarselo. Si tratta, in altre parole, di sormontare l'animalità, per conferire all'Uomo propriamente detto il pieno possesso di sé» - (Oswald Wirth)
 Dunque “la Stella Fiammeggiante è il centro da cui si irradia la vera luce; è l’emblema del Genio, che innalza l’anima a grandi cose; è illuminata perché un illustre iniziato (Pitagora) ha raccomandato di non parlare delle cose divine senza fiaccola” (Ragon).
Il Pentalfa con una punta protesa verso l'alto che inscrive una figura di «uomo» ha una valenza luminosa e benefica. Al contrario, rovesciato diventa il Pentacolo con inscritta una «testa di Capro» di valenza malefica, in opposizione alla Luce, emblema degli istinti e dell'animalità.
Il capovolgimento non da valore negativo solo a questo simbolo, ma ad ogni altra simbologia. Il Numero 9 9 9 **, ad esempio, rappresenta la spiritualità e la perfetta iniziazione. Capovolto diventa il Numero 666 dal significato demoniaco e contro-iniziatico. Lo stesso vale per la croce latina, che capovolta da simbolo cristico diventa una rappresentazione satanica.

* Il pitagorismo è sinonimo di scienza dei numeri. Numeri che sono le idee archetipe ed i modelli geometrici d'ogni forma in manifestazione. Nei suoi studi Pitagora (572- 497 a .C.) fece rivivere la scienza della «Parola» ovvero, il potere del suono. Rese una scienza esatta lo studio del suono che dall'Ente supremo si muove attraverso caratteristiche metafisiche. Con lo studio sugli intervalli sonori (ottave) penetrò le forme armoniche (toni) fino al suono silenzioso. Ridusse a valori matematici i rapporti sonori tra masse planetarie e sistema solare concependo i rapporti con la struttura dell'uomo (v. Leggi dell'Armonica).
** In senso matematico, la perfezione del 999 sta nell'essere la somma di tre numeri primi, 149 + 263 + 587, in cui compaiono una volta e una volta sola tutte le cifre da 1 a 9.

Immagine"Siate il vostro rifugio"
Immagine

 

mercoledì 17 ottobre 2012

I 12 LIBRI...

 ...che mi hanno cambiao la vita....

«Anche se, forse, a volte troverai piuttosto sconcertante il modo di esprimersi del mio amico. Otake-san parla di ogni cosa in termini di Go. Tutta la vita, per lui, è un paradigma semplificato di questo gioco.» «Da come lei lo descrive, signore, penso proprio che mi piacerà.» «Ne sono sicuro. È un uomo che ha tutto il mio rispetto. Possiede una sorta di... come dire?... di shibumi.» «Shibumi, signore?» Nicholai conosceva questa parola, ma solo nella sua applicazione ai giardini o all'architettura, dove aveva il significato di bellezza poco appariscente. «In che senso usa questa parola signore?» «Oh, vagamente. E scorrettamente sospetto. Un goffo tentativo di descrivere una qualità ineffabile. Come sai, shibumi allude a una grande raffinatezza sotto apparenze comuni. È un'affermazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così acuta che non dev'essere bella, così vera che non deve essere reale. Shibumi è comprensione più che conoscenza. Silenzio eloquente. Nel modo di comportarsi, è modestia senza pruderie. Nell'arte, dove lo spirito di shibumi prende la forma di sabi, è elegante semplicità, articolata brevità. Nella filosofia, dove shibumi emerge come wabi, è una serenità spirituale non passiva; l'essere senza l'angoscia del divenire. E nella personalità di un uomo, è... come dire? Autorità senza dominio? Qualcosa del genere.»«Come si raggiunge questo shibumi, signore?»«Non lo si raggiunge, lo si... scopre. E solo pochi uomini d'infinita raffinatezza arrivano a scoprirlo. Uomini come il mio amico Otake-san.»«Vuol dire che bisogna imparare un mucchio di cose per essere shibumi?»«Vuol dire, caso mai, che bisogna passare attraverso la sapienza e arrivare alla semplicità.»
Go sta agli scacchi come la filosofia sta alla contabilità della partita doppia...Stiamo sempre parlando di Go, maestro?» «Sì. E della sua ombra: la vita.»

Era il lontano 1982  quando Cesare, un amico che mi aveva suggerito molti libri  (ad es. Trevanian) e musiche sempre molto interessanti, mi parlò di Castaneda. Aveva letto " L'Isola del Tonal" e mi suggeriva di leggerlo. Lo comprai e lo lessi restando "fulminata" non era un semplice libro, per me era un vero e proprio insegnamento di vita tanto da non poter fare a meno di andare subito in libreria e comprare  tutti  quelli già editi che cominciai a leggere in ordine di pubblicazione.
Da allora in poi, ogni anno mi preparavo per tempo e ordinavo il libro di Castaneda non appena usciva in edizione italiana:

  1. Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza pubblicato inizialmente in Italia con il titolo A scuola dallo stregone- descrive delle "piante di potere" o "alleati", la strada verso la conoscenza col "mescalito" (peyote), ecc. - il protettore dell'uomo; vedere le cose con colori liquidi; "funghi allucinogeni" - imparare a manipolare, volare, e a percepire la forma di un animale; datura- spirito femminile, difficile da manovrare, da forza, processo lungo. Questo libro è l'unico nella serie in cui l'ultima parte include una dettagliata "Analisi ragionata" degli insegnamenti di Don Juan.
  2. Una realtà separata - Discute le idee di volontà, follia controllata e vedere (come contrapposto a guardare), come strumento che un guerriero usa per essere un uomo di conoscenza.
  3. Viaggio ad Ixtlan - Lezioni sulla strada del guerriero, o fermare il mondo, la routine, la propria storia personale, importanza di se stessi, la morte come un messaggero, il non fare, sognare.
  4. L'isola del Tonal - Descrizione di punti di percezione nel corpo o nell'uovo luminoso, tonal (prima attenzione, conoscenza, consapevolezza del lato destro) e nagual (seconda attenzione, ignoto, consapevolezza del lato sinistro, sognare insieme)
  5. Il secondo anello del potere' - Descrive gli eventi dopo la partenza di Don Juan, le esperienze con le donne guerriere del gruppo originario del nagual, la seconda attenzione (il secondo anello del potere), la perdita della "'forma' umana", il sogno,
  6. Il dono dell'Aquila - descrizione della forza che crea, distrugge e governa l'universo (o almeno le 48 bande della terra), oltre che sorgente delle emanazioni stesse, descrizione dei comandi dell'Aquila all'uomo, la regola del Nagual, vari livelli di insignificanti tiranni, la via verso la libertà, l'agguato a se stessi e il sogno, luoghi di potere.
  7. Il fuoco dal profondo - passo dopo passo, delucidazioni della padronanza della consapevolezza o della conoscenza del neo veggente: tutto è energia (le emanazioni dell'Aquila o emanazioni luminose), l'uovo luminoso e il punto d'unione, il noto (prima attenzione o tonal), l'ignoto (seconda attenzione o nagual), l'inconoscibile (fuori dall'uovo luminoso), tiranni di scarsa importanza come modo per spostare il punto d'unione e promuovere la crescita del guerriero, mondi gemelli di organico ed inorganico (più precisamente esseri materiali e esseri non materiali), spostamento del punto di unione e altri filamenti di consapevolezza, fasci di emanazioni che sono le basi per le fonti di differenti tipi di consapevolezza e forme, la forma umana, le forze che colpiscono l'uovo luminoso, vincere la morte, l'agguato a se stessi, l'intento e il sogno.
  8. Il potere del silenzio - racconti sulla padronanza essenziale dell'intento, ruotanti attorno a punti chiave dello spirito
  9. L'arte di sognare - passi verso la padronanza del sogno.
  10. Tensegrità, passi magici - descrizione con foto di movimenti fisici miranti ad incrementare il proprio benessere, un sistema divenuto famoso col termine "tensegrità"
  11. Il lato attivo dell'infinito - ricapitolazione, diario degli eventi significativi (come visti dallo spirito)
  12. La ruota del tempo - ricostruzione del modo in cui i libri precedenti sono stati scritti con citazioni da tutti i precedenti libri.
Carlos Castaneda - Il potere del silenzio

    Il termine "naqual" veniva usato da Castaneda per descrivere quella parte della percezione che appartiene alla sfera del "non conosciuto" e ancora non conoscibile dall'uomo, così sottintendendo che don Juan Matus fosse l'elemento di connessione con il "non conosciuto" (a cui fa riferimento come "realtà non ordinaria").
    I primi tre libri: A scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan, furono scritti mentre Castaneda era ancora uno studente all'università. Castaneda scrisse questi libri come se fossero il diario delle sue ricerche descrivendo l'apprendistato con uno sciamano tradizionale. Fu inizialmente acclamato per il lavoro descritto in questi libri, prima che iniziasse contro di lui una critica più accesa.
    Nei primi due libri Castaneda, descrive come la Via Yaqui per la conoscenza richieda l'uso di potenti piante indigene, come il Peyote e la Datura. Nel suo terzo libro, Viaggio ad Ixtlan, ribalta però la sua enfasi sul potere delle piante. Egli afferma che Don Juan le ha usate su di lui per dimostrare che le esperienze fuori dalla vita conosciuta e ordinaria, sono reali e tangibili, ma non sarebbero state necessarie se la sua mente fosse stata più fluida.
    In seguito negò ogni utilizzo di droghe per i propri propositi. Affermò nei successivi libri che queste possono inalterabilmente danneggiare la sfera luminosa di emanazioni del corpo energetico, così come il corpo fisico.
    In Viaggio ad Ixtlan, il terzo libro della serie, fa notare:
    Il suo quarto libro, L'isola del Tonal, termina con Castaneda sul punto di saltare da un picco in un abisso, segnando così il suo passaggio da discepolo a uomo di conoscenza in quanto, invece di "morire" come avrebbe dovuto "sfracellandosi" sulle rocce, riesce a suo avviso "in qualche modo" a sopravvivere, appunto però "trasformato". Anche se non arriva mai a spiegare di più.
    Castaneda ha acquisito fama per i suoi libri sulle vicende dello stregone Don Juan e il suo gruppo di allievi sciamani. Secondo quanto asserito da Castaneda stesso, nel 1960, allora giovane studente all'Università della California a Los Angeles, conobbe in Arizona un messicano di etnia yaqui, Don Juan Matus. Questi lo avrebbe iniziato alla stregoneria antica messicana, per usare i termini esatti del suo libro, portandolo a scoprire asserisce l'autore, nuovi mondi e stati di coscienza alterati ricorrendo inizialmente anche a sostanze allucinogene per farlo (come il cactus peyote da cui si estrae la mescalina), per abbattere le sue convinzioni; ma asserendo poi in successivi libri, che ciò non sarebbe stato affatto necessario se egli fosse stato un poco più "essere fluido". Gilles Deleuze e Felix Guattari citano il concetto di fluidità di Castaneda nel loro saggio sul divenire-animale all'interno di Millepiani (Deleuze G., Guattari F., Millepiani. Capitalismo e Schizofrenia, Minuit, 1980 [III ed. it. Castelvecchi, 2010, p. 308)
    Proseguendo il racconto, alla partenza di Don Juan per il suo "ultimo volo" (una specie di "morte alternativa" a quella comune), lo sciamano Carlos, in qualità di nuovo nagual (cioè "leader", capo) designato da Don Juan, avrebbe proseguito e guidato un altro gruppo di allievi, anch'essi preparati, il cammino verso la liberazione totale dell'essere, per partire infine anche loro, come il proprio maestro, per il "viaggio definitivo attraverso l'ignoto".
    Gli sciamani o "stregoni" che lo istruiscono, indicherebbero l'"ultimo volo" come un '"processo volontario di attivazione interiore del fuoco dal profondo insito in ogni essere, capace di condurre ad una specie di "autocombustione", o volatilizzazione istantanea del corpo, nel quale però lo spirito, la propria coscienza, sarebbero in grado di sopravvivere.
    La sintesi del pensiero di Don Juan potrebbe essere riassunta con queste parole: "il Cammino del Cuore". Nel suo primo libro, a scuola dallo stregone, una via Yaqui alla Conoscenza, Castaneda afferma:
    "Per me esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che conta è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato."
    Nelle opere successive l'autore introduce il concetto della "spietatezza assoluta", basilare nel guerriero se non vuole perdere energia, o il potere che ha "accumulato".
    Niente "amore" quindi; niente inutili "lasciarsi andare" a se stessi.. (altro termine impiegato proprio cosi).Gli insegnamenti di Don Juan, secondo lo stesso Castaneda, non hanno niente a che vedere con le altre tradizioni mistiche e credenze esoteriche o religiose, ma sono concetti totalmente nuovi e innovatori, gli stessi che gli hanno appunto dato il successo che ha avuto e che continua ad avere; includono delle pratiche di cui non si è mai parlato prima.
    Non si parla per esempio di santi, non c'è un tema "salvifico" del tipo "comportati bene, o verrai punito".. Tutto poggia più che altro sulle proprie capacità interne personali (la "salvezza" se c'è, è qualcosa di "individuale") le quali possono venire sviluppate e affinate tramite certe tecniche, secondo criteri e per scopi però del tutto diversi da quelli comuni alla maggior parte di altre filosofie.
    Castaneda utilizza una terminologia propria, il suo pensiero è quindi legato a tali termini e alla spiegazione che se ne ricava dagli scritti.
    Tra gli strumenti che un guerriero avrebbe a disposizione, per raggiungere i propri obiettivi (accumulare potere personale, riguadagnare la propria libertà" e compiere, così, una "morte alternativa"), ci sarebbero:
    • L'arte dell'agguato - relazionata alla "prima attenzione"
    • L'arte del sognare (o "in-sognare"..) - relazionata con la "seconda attenzione"
    • L'arte dell'Intento, - di cui non parla - ma che si pensa sia collegata all'ultima attenzione possibile realizzabile, cui accenna nei suoi libri: la "terza attenzione"
    « ciò che noi crediamo essere unico ed assoluto, è solo uno in un insieme di mondi consecutivi, posizionati come gli strati di una cipolla. Egli affermò che anche se noi fossimo stati energeticamente condizionati a percepire solamente il nostro mondo, avremmo avuto ancora la capacità di entrare in quegli altri regni, che sono reali, unici , assoluti ed ingolfati come lo è il nostro mondo. »
    Secondo Castaneda, il fatto più significativo nella vita di una persona è che non si rende conto di avere a disposizione altre "attenzioni possibili" (così lui le chiama), le quali andrebbero sviluppate. Incrementandole, arrivando cioè a "percepire", ad averne piena coscienza, prima, disponibilità e controllo, dopo, l'essere umano secondo lui, potrebbe arrivare addirittura a compiere una "morte alternativa".
    Incrementarle richiede disciplina, ma soprattutto "forza", energia, quello che don Juan gli descrive come "potere personale".
    Ecco che con la corretta applicazione dell'arte dell'agguato (abbondantemente trattata ne "il potere del silenzio" ), egli afferma che possiamo diventare dei "cacciatori di potere".
    Andare a "caccia" di "potere", significherebbe "accumulare" energia tramite certe tecniche di "controllo comportamentale", ma anche dei rituali che non escludono, come già accennato, il consumo di allucinogeni, ma più spesso trattasi invece del contatto diretto con certe "forze" (spiriti, che lui chiama "alleati" di potere, appunto) naturali che ci circondano.
    Un potere personale sufficiente, porterebbe dunque alla consapevolezza di tutte queste tre attenzioni e quindi, alla padronanza dell'"intento" (il controllo cosciente e volitivo della propria "forza di volontà", che Castaneda ci descrive come delle fibre luminose di energia partenti dalla base dell'ombelico).
    Questa padronanza sarebbe principalmente il movimento controllato di quello che è conosciuto in questa particolare disciplina, come il punto d'unione, il centro energetico della sfera luminosa di energia dell'uomo in cui si metterebbe insieme la nostra percezione, e responsabile quindi di quello che percepiamo coi nostri sensi.
    Secondo questa filosofia, quando siamo giovani, il nostro uovo luminoso non si sarebbe ancora irrigidito e il punto d'unione scorrerebbe fluido. L'uovo degli umani sarebbe intersecato da "filamenti di energia", che produrrebbero percezioni, ma quando le persone crescono e vivono in una esistenza ordinaria (concentrandosi solo cioè sulla loro "prima attenzione"), concretizzerebbero solo una piccola parte di queste emanazioni, che diventerebbero quindi tutta la loro realtà percettiva, escludendo automaticamente tutti gli altri possibili mondi che invece potrebbero ugualmente essere raggiunti (attraverso le altre attenzioni possibili).
    Castaneda afferma che ogni nostra sensazione, sentimento o azione, è determinata dalla posizione di questo punto di unione. Il movimento consapevole del punto di unione permetterebbe la percezione del mondo in maniera differente (realtà non ordinaria), nonché l'entrata in altri mondi veri e propri, diversi dal nostro, ma ugualmente "inglobanti" e "reali".
    L'obiettivo di tutto questo sarebbe quello di raggiungere la "totalità di se stessi", ossia la piena percezione e dominio delle attenzioni.
    Piccoli movimenti porterebbero a piccoli cambiamenti nella percezione, ma grandi movimenti porterebbero a cambiamenti radicali. E sono questi che un guerriero cerca.
    Secondo Castaneda, il suo maestro don Juan gli aveva spiegato che, secondo gli antichi stregoni messicani, per ottenere questo "movimento" si ricorreva a varie tecniche. Una di queste, era sfruttare la dinamica (energetica) di certe "reazioni emotive" e comportamentali (arte dell'agguato).
    Da qui l'adozione, o la "ricerca" (folle, per un "essere ordinario", ossia per colui che non sia un guerriero) di "andarseli proprio a cercare" i problemi, soprattutto di gente che ci renda "la vita impossibile"; don Juan, li definisce, i "Pinches Tiranos..." e sarebbero, delle vere benedizioni!... (solo per un guerriero, ovviamente, che sappia quello che sta facendo e cercando).
    Ironicamente è lo stesso don Juan Matus, ne "il potere del silenzio" che giustifica la scelta di Castaneda come apprendista in quanto la presenza dello scrittore per lui rappresentava quanto di più fastidioso e irritante potesse esistere, dicendo anche di trarre da ciò energia per se stesso ed il proprio viaggio.
    Tutto questo, i "pinche tiranos" ma anche le altre tecniche (agguato, sogno, intento), ci aiuterebbe a raggiungere una delle mete supreme (l'altra è la "spietatezza"), in quanto "chiave di volta" per essere liberi (in questo caso di "percepire"): si tratta del "silenzio interno", descritto da Carlos con i termini: "parar il dialogo interiore" (caratteristico della mente dell'uomo).
    Attraverso molte altre tecniche (che sempre "solo accenna", ma non arriva mai a spiegare fino in fondo) come la:
    • "ricapitolazione" dell'esperienze fatte nella propria vita
    • "cancellare la propria storia personale", per
    • essere "inaccessibili"
    • sviluppare lo "stato d'animo del guerriero", di cui la spietatezza è la meta finale
    • usare "l'idea della Morte" per "realizzarlo" (la "Morte come Consigliera"), e assieme a questa adottare anche
    • l'umiltà del guerriero (ch'è molto diversa da quella dell'uomo comune)
    • "sognare" (lucidamente)
    • maneggiare l'"Intento" ("creare", fare "miracoli" o cose "assolutamente impossibili" per la nostra mente "razionale"; si suppone "creare" in quanto, questa è l'unica parola associata a questo termine che si trova nei suoi libri. Tuttavia ripetiamo che non ha mai espresso chiaramente nulla su quest'arte)
    • porre l'agguato a se stessi, utilizzando i "pinches tiranos" oppure anche altre "tattiche", sempre utili a "muovere" il punto d'unione
    Il guerriero mirerebbe a riguadagnare la propria libertà perduta, che gli sarebbe stata tolta (da entità da lui chiamati "esseri inorganici", o "predatori" nel capitolo "Ombre di Fango" del libro Il lato attivo dell'Infinito), libertà di "percepire" veramente: chi è, da dove viene, ma soprattutto, dove sta andando.., e.. dove vuole andare. Per poi "concretizzare" questo suo "volere", con il "potere personale" che ha accumulato durante tutta una vita d'impeccabilità (essere "impeccabili", fa parte dello "stato d'animo del guerriero").
    Castaneda asserisce che don Juan, il suo maestro, lo aveva consigliato ed esortato a "non perdersi" nei numerosi mondi nuovi che poteva arrivare a percepire; in quanto, l'unica cosa importante, al momento della morte, era la "Libertà" di poter continuare a "percepire-rsi". Non doveva quindi cedere alle "lusinghe" o alle "bellezze", che in essi avesse potuto trovare.
    Gli scritti di Castaneda sono stati criticati dal mondo accademico. Taluni hanno ritenuto che Castaneda si fosse appropriato del lavoro dell'antropologa Barbara Myerhoff. Altri hanno cercato di ricostruire il nesso storico tra la vita di Castaneda e gli eventi raccontati nei libri senza però alcun successo. Chi sostiene l'autenticità di quanto esposto da Castaneda, afferma invece che le incoerenze sarebbero state lasciate "di proposito" dall'autore proprio come avrebbe fatto per la sua vita privata: ossia, come parte integrante del modello proposto dal nucleo d'insegnamenti propri del suo maestro Don Juan.
    Uno degli aspetti più controversi del suo lavoro è la descrizione dell'uso di allucinogeni per raggiungere nuovi stadi di consapevolezza.
    Nel suo terzo libro, scrive:

    « La percezione del mondo attraverso gli effetti delle sostanze psicotrope è stato così bizzarro e impressionante da spingermi a pensare che tale stato fosse l'unica strada per comunicare e imparare quello che Don Juan tentava di insegnarmi. Tale assunto però si dimostrò erroneo »
    Robert J. Wallis nel suo libro del 2003 Shamans/Neo-Shamans: Contested Ecstasies, Alternative Archaeologies, and Contemporary Pagans, scrive:
    « All'inizio, e col supporto del dipartimento di antropologia dell'Università, il lavoro di Castaneda fu accolto criticamente. Gli esponenti della vecchia scuola di antroplogia come Edward Spicer (1969) e Edmund Leach (1969) lodarono Castaneda [...]. L'autenticità di Don Juan fu accettata per sei anni, fino a che Richard de Mille e Daniel Noel non pubblicarono le loro critiche volta a smascherare il libri su Don Juan nel 1976 (De Mille pubblicò un ulteriore volume nel 1980) [...] Il meticoloso lavoro di De Mille in particolare mostrò la falsità del lavoro di Castaneda.
    L'indegno rivestire di fatti antropologici cozza con la grande discrepanza dei dati: il libro "si contraddice nei dettagli di date, luoghi, sequenze e descrizioni di eventi" (Schultz in Clifton 1989:45). Ci sono fonti pubblicate per quasi tutto quanto scritto da Carlos (si veda in particolare Beals 1978) e almeno un caso si concreta in un plagio: Ramon Medina, uno sciamano Huichol che fornì informazioni a Barbara Myerhoff (1974) [...]. »
    Agli inizi del 1973 il citato Time Magazine, scrive che non c'è alcuna prova che di quanto scrive Castaneda. L'unico testimone di quanto scritto è lo stesso Castaneda.
    Seri studi critici e analitici sugli scritti di Castaneda non comparvero sino al 1976 quando Richard de Mille pubblicò Castaneda's Journey: The Power and the Allegory, nel quale egli argomenta come "gli errori logici e cronologici nella struttura narrativa sono la prova più che evidente che i libri di Castaneda sono finzione. Se nessun altro prima ha scoperto questi errori si deve al fatto che nessuno ha redatto una lista degli eventi in sequenza così come narrati nei primi tre libri. Una volta redatta tale lista gli errori sono evidenti. "La più schiacciante prova di questo, secondo de Mille, è nella relazione di Castaneda con la strega chiamata la Catalina. (tratto da wikipedia)

    L'arte degli stregoni in realtà non è quella di scegliere, ma di essere abbastanza acuti per accettare. Don Juan Matus, Tensegrità

    "Ora so che gli uomini sono creature di consapevolezza, coinvolte in un viaggio evolutivo di consapevolezza, che in realtà non conoscono la propria esistenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai".
    La prima volta che don Juan mi parlò a lungo dei passi magici fu quando fece un commento poco favorevole sul mio peso. "Sei decisamente troppo in carne", esclamò, squadrandomi da capo a piedi e scuotendo il capo con disapprovazione. "Ti manca poco per poter essere definito grasso. Cominci a mostrare i primi segni di tensione e stanchezza: come tutti gli altri membri della tua razza, hai un inizio di deposito di grasso sul collo, al pari dei tori. È arrivato per te il momento di prendere sul serio una delle più grandi scoperte degli stregoni: i passi magici."
    "Ma di quali passi magici stai parlando?" gli chiesi. "Non mi hai mai accennato a niente di simile e, ammesso che tu l'abbia fatto, dev'essere stato un riferimento così vago che non riesco proprio a ricordarmelo."
    "Te ne ho parlato molto in passato, e tu ne conosci già molti", ribatté lui. "È da quando ci siamo incontrati che te li insegno!"
    Per quanto ne sapevo io, non era affatto vero, e protestai quindi con una certa veemenza.
    "Non difendere con tanta passione il tuo splendido sé", mi prese in giro, facendo con le sopracciglia un gesto ridicolo che avrebbe dovuto esprimere le sue scuse. "Volevo semplicemente dire che tu imiti tutto ciò che faccio, e di conseguenza io ho approfittato di questa tua capacità di imitare. Fin dall'inizio ti ho mostrato alcuni passi magici, e tu hai sempre pensato che io mi stessi divertendo a far schioccare le giunture del mio corpo. Mi piace proprio il modo in cui li hai interpretati: far schioccare le giunture! D'ora in poi ci riferiremo a essi con questa definizione."
    "Ti ho mostrato dieci modi diversi di far schioccare le mie giunture", riprese. "In realtà, ognuno di essi è un passo magico che si adatta perfettamente al mio corpo e anche al tuo; si potrebbe dire che sono nel tuo lignaggio, oltre che nel mio. Ci appartengono a livello personale e individuale, così come appartenevano ad altri stregoni che erano perfettamente uguali a noi nelle venticinque generazioni che ci hanno preceduto."
    Come lui stesso aveva dichiarato, i passi magici a cui si riferiva erano i modi in cui io pensavo facesse schioccare le giunture: era infatti solito muovere le braccia, le gambe, il torace e le anche in vari modi specifici che, almeno secondo me, dovevano creare la massima tensione di muscoli, ossa e legamenti. Dal mio punto di vista, il risultato di questi movimenti di stretching era una successione di schiocchi che io avevo sempre pensato producesse per divertirmi o stupirmi. A dire il vero, lui mi aveva chiesto più volte di imitare i suoi gesti e, con atteggiamento di sfida, mi aveva persino chiesto di memorizzarli e ripeterli a casa finché non fossi riuscito a produrre con le giunture gli stessi rumori che faceva lui.
    Pur non avendo mai ottenuto tali risultati, avevo involontariamente imparato tutti i movimenti. Adesso so che non riuscire a fare quei suoni in realtà è stato un bene, perché i muscoli e i tendini delle braccia e della schiena non dovrebbero mai essere tesi in quel modo. Don Juan era dotato fin dalla nascita dell'incredibile capacità di far schioccare le giunture delle braccia e della schiena, così come altra gente fa schioccare le nocche delle dita.
    "Come hanno fatto gli antichi stregoni a inventare questi passi magici?" volli sapere.
    "Nessuno li ha inventati", mi rispose in tono severo. "Pensare che siano stati inventati implica l'intervento della mente, e questo è un concetto del tutto sbagliato. I passi magici sono stato scoperti dagli antichi sciamani. Mi è stato detto che ha avuto tutto inizio con la straordinaria sensazione di benessere che questi individui provavano quando si trovavano nello stato sciamanico della consapevolezza intensa: il tremendo ed eccitante vigore che li animava era tale che fecero di tutto per rivivere tali sensazioni anche nello stato di veglia."
    "In un primo tempo credevano che si trattasse di un benessere generico creato dalla consapevolezza intensa, ma ben presto si resero conto che non sempre questo stato faceva nascere in loro il medesimo benessere. Un'analisi più attenta della questione permise loro di capire che ogni volta che avevano provato quel benessere specifico, erano sempre stati impegnati in alcuni specifici movimenti fisici. Si resero conto che mentre erano in uno stato di consapevolezza intensa il loro corpo si muoveva spontaneamente in certi modi che erano in realtà la causa delle insolite sensazioni di appagamento fisico e mentale che provavano."
    Don Juan aveva sempre pensato che tali movimenti involontari fossero una sorta di retaggio nascosto del genere umano, qualcosa che era stato celato in profondità e veniva riportato alla luce solo da coloro che ne andavano alla ricerca. Paragonò questi sciamani a sommozzatori che si immergono nelle profondità del mare e recuperano involontariamente un tesoro.
    Sempre secondo don Juan, questi stregoni iniziarono faticosamente a mettere insieme alcuni dei movimenti che ricordavano, e i loro sforzi portarono i risultati desiderati: furono infatti capaci di ricreare quei movimenti che avevano giudicato reazioni spontanee del corpo in uno stato di consapevolezza intensa. Incoraggiati dai successi ottenuti, riuscirono a ricreare centinaia di movimenti che si limitarono a eseguire senza mai cercare di classificarli in uno schema comprensibile. Essi credevano che nello stato di consapevolezza intensa i movimenti avvenissero in maniera spontanea e che ci fosse una forza che ne guidava l'effetto, senza l'intervento della volontà.

    « La mia percezione del mondo attraverso l'effetto di questi psicotropi è stata così bizzarra ed impressionante che io fui costretto ad assumere che questi stati erano la sola via di comunicazione e apprendimento di ciò che don Juan stava cercando di insegnarmi. Questo assunto era erroneo. »

    Non ho paura di nulla, così vedrò me stesso. La Ruota del Tempo
    Cercare la perfezione dello spirito del guerriero è l'unico compito degno della nostra transitorietà, e della nostra natura umana. La Ruota del Tempo
     Un guerriero è silenzioso nella sua battaglia, distaccato perché non ha nulla da perdere, pratico ed efficace, perché ha tutto da guadagnare.La Ruota del Tempo
    Ricapitolare e sognare vanno di pari passo. Man mano che rigettiamo la nostra vita, acquistiamo più e più capacità di volare. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Essere impeccabile significa mettere la tua vita nella direzione di sostenere le tue decisioni, e poi fare molto più del proprio meglio per realizzare queste decisioni. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Cercare la libertà è l'unica forza traente che conosco. Libertà per decollare; per essere come la fiamma di una candela, che, invece di spingersi e tener testa alla luce di miliardi di stelle, rimane intatta, perché non pretende mai di essere più di ciò che è: una semplice candela. Don Juan Matus, L'Arte di Sognare
    Il grande compito dei veggenti è di portare avanti l'idea che, per evolversi, l'uomo prima deve liberare la sua consapevolezza dai legami con l'ordine sociale. Una volta che la consapevolezza è liberata, l'intento la dirigerà in un nuovo sentiero evolutivo. Don Juan Matus, come citato da Carlos Castaneda nell'Arte del Sognare
    Gli stregoni intendono la disciplina come la capacità di fronteggiare con serenità circostanze non incluse nelle nostre aspettative. Per loro, la disciplina è un'arte: l'arte di fronteggiare l'infinito senza tirarsi indietro, non perché siano forti e duri, ma perché sono pieni di rispettoso timore.  Don Juan Matus, Il Lato Attivo dell'Infinito
    Che strano paradosso! Ogni guerriero sul sentiero della conoscenza pensa, prima o poi, che sta imparando la stregoneria, ma tutto ciò che sta facendo è permettere a sé stesso di essere convinto del potere nascosto nel suo essere, e che lo può raggiungere. Don Juan Matus, Il Potere del Silenzio
    Ogni aspetto della nostra vita, la nostra consapevolezza e il nostro universo è parte di un ciclo. Più ne siamo consapevoli, più le nostre azioni sono consapevoli su ogni livello. Occorre  mettere in chiaro e ad animare i nostri campi energetici, sollevare la vibrazione di consapevolezza, e connetterci più consciamente con i cicli dei nostri stessi esseri: la Terra, la Luna, i Pianeti e le Stelle.
     Il teatro dell'Infinito è l'adattamento che Carlos Castaneda fece ad una forma precedente di teatro, che fu introdotta nel lignaggio di don Juan Matus dal nagual Elias Ulloa e ulteriormente perfezionata dal suo studente, e benefattore di don Juan, il nagual Julian Osorio. Ciò comporta l'uso dei passi magici, i movimenti sognati del loro lignaggio, per rappresentare un particolare tipo di teatro - in cui gli attori provano diverse maschere e, nel far ciò, arrivano a vedere che la loro "solita" identità è anch'essa una maschera - aprendo la strada, anche se per un istante, alla possibilità di divenire consapevoli della propria vera identità come un'estensione dell'infinito stesso, capaci di intentare il modo in cui vogliono vivere ed essere. Nella recita, come nella vita, i protagonisti fanno un tour di consapevolezza, un viaggio attraverso il quale essi stessi e l'universo, divengono più consapevoli della vastità, della molteplicità e mutabilità di sé stessi.
    Don Juan  istruì  Castaneda nella via del guerriero. Per don Juan, il guerriero era un essere che viveva una vita riempita fino all'orlo con l'esplorazione delle infinite possibilità per la consapevolezza umana che normalmente rimane inutilizzata, un essere che si imbarca, quando arriva il momento, in un viaggio definitivo di consapevolezza, "passando oltre verso la libertà totale."  Don Juan descrisse questa opzione al suo apprendista: "…i guerrieri possono trattenere la loro consapevolezza, che normalmente viene abbandonata, nell'istante della morte. Nel momento del passaggio, il corpo nella sua interezza si accende di conoscenza. Ogni cellula all'unisono diventa consapevole di sé stessa ed anche consapevole della totalità del corpo." Carlos Castaneda ha lasciato il mondo nello stesso modo in cui lo fece il suo maestro, don Juan Matus: con piena consapevolezza. Nel lasciare il mondo come un guerriero solitario, in totale consapevolezza, lascia una ricchezza di conoscenza accessibile a chiunque desideri avventurarsi negli infiniti livelli di consapevolezza disponibili agli esseri umani. E , secondo don Juan, il viaggio comincia qui, nel mondo che abitiamo, un mondo ...così misterioso e ricco come nulla può essere. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per cogliere le meraviglie di questo mondo della vita quotidiana è sufficiente distacco. Ma più che distacco, abbiamo bisogno di sufficiente affetto e abbandono.
          "Un guerriero deve amare questo mondo," disse don Juan, "in modo che questo mondo che sembra un posto così comune possa aprirsi e mostrare le sue meraviglie."




    Ad ogni cosa vivente è stato garantito il potere, se così essa desidera, di cercare un'apertura verso la libertà e passarci attraverso. È evidente per i veggenti che vedono l'apertura, e le creature che vi passano attraverso, che l'Aquila garantisce questo dono per perpetuare la consapevolezza.
    Il Dono dell'Aquila


    "Le persone vedono solo ciò che sono preparate a vedere."