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domenica 2 settembre 2012

bambola e bambolo




“Ogni elemento  ha un suo colore:
 la terra è azzurra, l’acqua è verde, l’aria gialla, il fuoco rosso;
 poi vi sono altri colori casuali e commisti, appena riconoscibili.
Ma tu bada con cura al colore elementare che predomina, e giudica secondo quello”  Paracelso


Per celebrare le nozze sacre(Hiero Gamos) era necessaria una sacerdotessa
scarlatta.(atlanti-dea-s?)* Maria di Magdala aveva "studiato" per divenire tale. Senza di Lei e
il suo ri-conoscimento Gesù sarebbe rimasto uno dei tanti Gesù dell’epoca.
Per divenire CRISTO ha avuto bisogno del rito dell’unzione fatto da Lei e solo da Lei
.


* scarlatto=rosso=simbolo regale e, nel simbolismo alchemico: Il colore rosso oltre a costituire una delle fasi del processo alchemico, la rubedo, chiamata così per le alte temperature raggiunte al “calor rosso”, rappresenta lo zolfo, e insieme al colore bianco, che simboleggia il mercurio, forma una coppia di opposti la cui unione viene denominata nozze alchemiche.

Il nostro corpo fisico è il tempio della nostra dimensione spirituale, e in quanto tale è importantissimo prenderne cura, imparare ad onorarlo e a rispettarlo e riversare su di esso un autentico sentimento di amore. Qualunque difetto esso possa avere è necessario imparare da accettarlo così com'è perché solo quando l'avremo completamente accettato potremo allora (eventualmente) attuare delle guarigioni o dei cambiamenti radicali e permanenti (senza accettazione non può esistere guarigione).  Da un punto di vista iniziatico il corpo è la formalizzazione della nostra essenza esteriorizzata caduta nella materia, fino a che è carico di energie troppo dense e/o dispersive non può diventare ricettacolo di una linea di "numerazione interna" cioè direttamente connessa all'Unità Interna, è però possibile eseguire un lavoro di sintesi e ricentralizzazione progressiva della nostra firma (cioè della nostra unità corpo-mente-spirito) fino ad estrarne la parte più profonda e incastrata che è collegata alla morte (la morte è una sorta di nadir della vita, in antitesi allo zenit immortale). Se riusciamo ad estrarre l'incastramento nell'identificazione con la mortalità possiamo ritrovare la nostra perduta immortalità (propria degli esseri umani dell'Età dell'Oro, ma pressoché assente nel Kali Yuga, l'attuale Età delle Tenebre), che le leggende attribuiscono alla "Fonte della Giovinezza" cioè alla connessione con la Fonte di Tutto Ciò Che E'. Non dimentichiamo che nel nostro corpo è inscritta tutta la geometria sacra su cui si basano le leggi dell'intera Creazione (ved. l'Albero della Vita della Cabala, il Fiore della Vita, la Croce della Vita o Ankh egiziano) e che quindi ci richiama al principio della Vita Eterna, essendo fatti "a immagine e somiglianza di Dio". Credere nella malattia, nella vecchiaia e nella morte è il vero peccato originale dell'essere umano, cioè la sua sconnessione con la Fonte della Realtà Immortale; il cammino iniziatico è il cammino verso la Fonte, e dunque controcorrente rispetto alla via scelta dalla maggioranza dell'umanità attuale, un po' come quello del salmone che lotta contro il flusso passivo dell'acqua - che scorre nel senso del peso della gravità - e che cerca di arrivare vicino alla sorgente (dove l'acqua è più carica di ossigeno) per convogliare a nozze. Il cammino iniziatico è il cammino verso l'immortalità per celebrare le nozze sacre (hiero-gamos) tra la dimensione del Padre (coscienza assoluta) e quella della Madre (energia pura e infinita).

[Ammunee_15.jpg][Ammunee_19.jpg]
E’ impossibile, disse l’orgoglio.
E’ rischioso, disse l’esperienza.
E’ inutile, tagliò la ragione.
Provaci, sussurò il cuore.
(anonimo)
"Come fatto assoluto il tempo non esiste, vi è solo eternità. Il tempo è eternità quantificata, infinitezza sminuzzata in particelle (secondi, ore, giorni, anni) da noi. Quello che chiamiamo tempo lineare è un riflesso di come noi percepiamo il cambiamento. Se potessimo percepire l'assenza di cambiamento, il tempo, così come lo conosciamo, cesserebbe di esistere. Possiamo cominciare a metabolizzare il non cambiamento, l'eternità, l'assoluto. Così facendo, saremo pronti a creare la fisiologia dell'immortalità". "In realtà il campo della vita umana è aperto e senza confini. Al suo livello più profondo, il vostro corpo non ha età, la vostra mente non ha tempo. Una volta che vi sarete identificati con quella realtà, che è coerente con la visione quantica del mondo, l'invecchiamento cambierà dalle fondamenta". "Non esiste alcuna legge di morte o di vecchiaia. Nessun processo inevitabile di invecchiamento dei gruppi di cellule umane, nulla che possa gradualmente paralizzare l'individuo" - "Ricordatevi che la giovinezza è il seme d'amore piantato da Dio nella forma divina dell'uomo. In verità la giovinezza è la divinità nell'uomo, la vita spirituale magnifica. E' solo la vita da vivere e amare, l'unica vita eterna. La vecchiaia è antispirituale, brutta, mortale, irreale. I pensieri di paura, di dolore e di sofferenza generano la bruttezza chiamata vecchiaia. I pensieri di gioia, di amore, e gli ideali generano la bellezza chiamata gioventù. L'età non è che una conchiglia che contiene il diamante della realtà, la gemma della gioventù".

solamente chi ha l’oro genera l’oro
uroboros
(l’Uroboros : En to Pan = Nell’Uno il Tutto)
 Il serpente che si piega nel cerchio, e il cerchio che si distende nel serpente. Il maschile )che si fa femminile,e il femminile che si fa maschile. Essi gli opposti sono finalmente complementari, ma non in una stasi, non in una ferma composizione, ma bensì nel crogiuolo di un movimento, di una dinamicità, di un’opera che trova compimento dalla determinazione di uno spazio fuori dallo spazio. Esso indica una chiusura ermetica fra ciò che è dentro e ciò che è fuori, ma indica al contempo anche il tutto, in quanto fuori da esso non vi è altro che nulla. Nulla che però si materializza anche al suo interno: il Niente regna fuori dall’Uroboros, mentre la via per il Nulla è aperta al suo interno. Nel momento in cui il maschile e il femminile, questi opposti complementari, trovano coesione, fusione, in questo sacro dinamismo, ecco la via per cui l’Ego mondano trova il proprio perire, in cui niente esiste fuori dall’Opera, e il Nulla ci attende nell’Opera.
” Fa di uomo e donna un cerchio;  quando avrai congiunto testa e coda, otterrai la tintura vera. “
 Solamente in virtù di un’alta temperatura è possibile creare una giusta lega, dove non vi sia più distinzione fra i metalli che la compongono come le acque ardenti, in quanto nessuno strumento o tecnica, potrà mai sopperire alla qualità degli elementi che devono essere utilizzati.  Questo serpente divora se stesso. Questo cerchio è animato. Esso è indistintamente maschile e femminile. E’ meravigliosamente Altro. E’ dentro, ed è fuori. E’ caos ed è ordine. E’ soglia e chiave, è chiave e soglia.

lunedì 16 luglio 2012

Ti sei portato via un po' di me...

Venezia d'invernoAbusi sessuali su allievi, arrestato catechista a Bergamo


Tutta la tua vita era lì:
una valigia di cartone
un paio d'occhiali
uno spartito d'amore
(tua la musica, tue le parole)
E un pupazzetto
uscito dall'uovo
dell'ultima Pasqua:
un topofante blu
come i tuoi occhi velati

Te ne sei andato fluttuando
in un oceano di pace
ironico pesce d'Aprile
hai pianto e pregato
contro le mie insistenze a cibarti

Hai toccato terra
sognato il viaggio ad occhi aperti
cacciato il nero dalla bocca
preteso la verità dalle mie labbra
e deciso che quello
era il momento

Le mani candide
pronte a tramutarsi in ali
all'alba han spiccato il volo.

Scritta il 6/7/12 dopo il rito di Dioniso

lunedì 2 aprile 2012

eroi



Gli eroi dei poemi classici intraprendono un viaggio lasciando una casa sicura per navigare mari agitati, esplorare terre e regni, incontrare nuovi amori e sconfiggere mostri. Creano strategie, vivono crisi, attraversano tentazioni, per scoprire che la meta è il luogo da cui sono partiti, dove spesso non a caso un femminile accorto e paziente li attende per ricelebrare un'unione che non solo non si è persa, ma che ha la capacità di rinnovare una promessa per sempre.
il matrimonio sacro che celebrano, è la metafora della riconciliazione tra un femminile ed un maschile interiori alleati instancabilmente. La sfera del fare e del ragionare che trova nutrimento, ristoro nel sentire e nel raccogliere gli stimoli dell'ispirazione. Solo quando impariamo a fidarci delle nostre intuizioni gli obiettivi si chiarificano e la direzione diventa certa.
(zuleika)

sabato 10 marzo 2012

sulla fiducia...



la parte guardiana che vive dentro di noi resta inebetita di fronte alla domanda ' chi ha creato tutto questo?' la vita non è una risposta razionale, ma l'accettazione che la fiducia ci mette nella condizione di leggere ciò che esiste ma che semplicemente non ascoltiamo.
è come ignorare una persona che ci sta parlando. in quel momento neghiamo soggettivamente la sua esistenza. così facciamo spesso con l'universo, con i  segnali quotidiani che ci sottopone e che puntualmente disattendiamo solo perchè la mente razionale desidera percorsi lineari per affermare la propria supremazia. la ragione è utile nel quotidiano ma abbastanza insufficiente se esclude i nostri sensi e le nostre percezioni. anche il concetto di oggettività è relativo, se ci pensiamo. è semplicemente un'invenzione della mente logica per tamponare il senso alienante di paura che ci pervade di fronte all'idea di infinito. l'aspetto più misteriso della nostra vita di fatto non è la dimensione sottile che poco conosciamo, ma la nostra costante abitudine a rendere dubbioso ciò che è trasparente o rarefatto. eppure, se solo 100 anni fa avessimo fatto osservare ad una persona un televisore e la possibilità di cambiare immagine da lontano attraverso un telecomando, avrebbe urlato al miracolo.
cosa ci costa avere fiducia? la realtà è che temiamo di essere giudicati, di diventare pazzi e di soffrire. eppure la vita non riserva trattamenti sofferti a chi si fida. semmai rende più fluide le sue giornate, perchè apre la porta su infinite possibilità. fidarsi è un principio creativo. ci mette nella condizione di superare i nostri limiti e di generare una dimensione alternativa a quella che si pone sotto i nostri occhi. fidarsi è la molla che ci spinge ad agire e a costruire in maniera sana. fidarsi è una qualità divina, non nel senso di trascendente, ma di legata alla parte più evoluta di noi, alla nostra natura incontaminata, all'essenza. il bambino diventa diffidente infatti solo dopo essere stato ferito.
se pensiamo che la difidenza ci allontani dalla possibilità di soffrire, siamo caduti in trappola, perchè è come se avessimo deciso di chiuderci in prigione per vivere meglio. impariamo allora a giocare con noi stessi per puntare lo sguardo interiore su aspetti che non possono essere visti, ma semplicemente sentiti. svegliamoci la mattina e giochiamo al gioco delle corrispondenze. scopriremo che, sorridendo in maniera aperta all'universo, non solo ci dà segnali, ma si pone con noi in un dialogo intelligente, dove è possibile ascoltare,  anche domandare e avere risposta (Z.Fusco)
podcast

mercoledì 7 marzo 2012

artemidermes




Occhi vispi e curiosi, il dio nasce già fanciullo e tale rimane, poiché Ermes-Mercurio ha a che vedere con la freschezza, l’incoscienza, la giocosità e tutte le caratteristiche, più o meno buone, di quella fase della vita che chiamiamo giovinezza.



Una delle più importanti funzioni mercuriali è la comunicazione, dunque l'oratoria, ma anche la scrittura, il linguaggio ed ogni forma di comunicazione verbale e non, senza trascurare il gusto per il pettegolezzo! 
Astrologicamente rappresenta le facoltà intellettive, la curiosità di conoscenza, la comunicazione e il suo regno è la mente, il pensiero.È la funzione intellettiva, che ha a che fare con la razionalità ed in sé stessa è essenzialmente amorale.
Da ciò derivano l'astuzia, il calcolo, l'opportunismo, ma anche il senso dell'umorismo, ed un distacco dalle cose e dai sentimenti che favorisce lo spirito critico. 
Le sue sedi all'interno dello zodiaco sono nel segno dei Gemelli, della Vergine e dello Scorpione (dove è esaltato).
In esse leggiamo i vari passaggi che cogliamo nel mito, dalla superficialità dell'aria, alla capacità di sintesi della terra, alla profondità dell'acqua.

Egli indossa sandali alati, un cappello a falda larga (che può renderlo invisibile) e una verga d'oro con serpenti intrecciati (con cui può addormentare o risvegliare gli umani). E' dunque una specie di folletto, dotato di poteri un po' magici:



possiede infatti la cappa che lo rende invisibile, la bacchetta magica che addormenta o risveglia gli uomini, nonché i calzari alati.
Egli giunge come uno spirito: improvvisamente è presente. "È entrato Hermes" si soleva dire quando in una riunione calava un improvviso silenzio.

Hermes era anche un estimatore del bel sesso; infatti quando Efesto intrappolò Afrodite ed Ares dopo averli colti in frangrante, esponendoli alla pubblica gonia, tutti gli dei e le dee (specialmente Era!) si dimostrarono indignati di fronte al divino tradimento, mentre Hermes fu l’unico che, indicando Ares disse: Beato lui, quanto vorrei essere al suo posto! Si racconta che Afrodite, apprezzando questo complimento, si sia poi concessa ad Hermes e ne sarebbe nato l'Ermafrodito.
Nel divino incarico di indicatore delle vie e di messaggero cogliamo la funzione mercuriale di comunicatore. Mercurio infatti mette in comunicazione con l'altro da sè, ma fa da ponte anche tra l'Io ed altre istanze quali il Super-Io e l'inconscio. Allo stesso modo mette in comunicazione la nostra funzione razionale con quella intuitiva e creativa nonché di interazione tra le diverse nostre parti.

Il Caduceo, col quale spesso viene presentato, è l'emblema dell'equilibrio tra istinto e ragione. E' qui che assume le sue qualità di intermediario e realizza il compito di messaggero tra gli dei e gli uomini. Qui l'intelligenza si fa logica e il Puer assume le qualità di saggezza del Senex (Saturno), da cui acquisisce consapevolezza e capacità di approfondimento e, dopo aver unito il sopra con il sotto, inizia a prendere in considerazione che queste cose non sono separate. Scende nelle profondità per poi risalire, assumendo la funzione di psicopompo, ossia colui che coglie i contenuti dell'inconscio profondo per portarli a galla, a livello di coscienza, affinchè possano essere elaborati. 

artemide

Dea greca della Luna crescente, Artemide è l'archetipo della natura femminile indipendente e selvatica.
Ci porta in contatto con la nostra libertà , la nostra vitalità, la sorellanza e la possibilità di seguire l'istinto innato.

Dea più adorata della Grecia, Artemide era onorata con rituali molto popolari, anche se vari, così come vari erano gli aspettti della dea stessa. A Efeso, nel suo ricco tempio, Artemide era servita da sacerdotesse caste, che prendevano il nome di Melisse, o api, e da sacerdoti eunuchi. A Sparta era Korythalia, venerata con danze orgiastiche. Le Amazzoni adoravano la madre della guerra, Astateia, con una danza circolare durante la quale percuotevano gli scudi e battevano il suolo con i piedi ricoperti da calzari atti alla guerra. Sembra, però, che le feste più popolari in onore di Artemide fossero quelle celebrate durante le notti di luna piena, in cui i fedeli si radunavano nel bosco sacro alla Dea e si abbandonavano al suo potere, facendo baldoria e accoppiandosi senza conoscersi. La dea preferita della Grecia era dunque la personificazione della legge naturale, una legge così diversa da quelle della società, tanto più antica, forse destinata a durare eternamente.

In ogni tempo di inizio, come nei momenti in cui sentiamo il bisogno contattare la nostra indipendenza, la nostra libertà e il nostro istinto, può essere importante incontrare le energie di Artemide. 

giovedì 23 febbraio 2012

lode al mese dedicato ad Afrodite


Venere ruotante
Nata dal mare, Afrodite veniva venerata dai naviganti, non come Poseidone, ma come colei che rende il mare bello e tranquillo e sicura la navigazione. Le era sacro il delfino, allegro accompagnatore dei naviganti.
Ma Afrodite ammansisce non soltanto il mare, bensì rende bella anche la terra. Ella è la Dea della primavera, stagione dei fiori ma anche dell’amore.
Le sono sacre le rose, ma anche molte altre piante, quali il melograno e il mirto. Anche la mela, antico simbolo dell’amore, si trova nella sua mano
Afrodite incarna il principio del piacere fine a sé stesso, Lei ama per il piacere di amare, e a differenza di altre, sceglie ad uno ad uno i suoi amanti, non subendo mai le altrui scelte. Con il suo cinto magico, che indossa per sedurre chiunque lei scelga di amare, Lei fa dono della sua bellezza e del suo amore, senza altri scopi se non l’amore stesso. La sua gratificazione personale è legata al suo personale valore ed al fatto di scegliere, ed è proprio questo che la rende irresistibile, la sua autenticità. Lei infatti incarna l’amore, prima di tutto per sè stessa, poi verso gli altri.
Afrodite non ama per compensare un vuoto, o per “sistemarsi” o per procreare, Lei basta a sé stessa e nonostante le innumerevoli relazioni, ed il matrimonio con Efesto, ha l’energia di una single, tant’è che i suoi figli vengono allevati dai padri.
Altra cosa che la distingue e la rende estremamente pericolosa agli occhi di uomini e donne più insicuri è che Afrodite non mostra nessuna indecisione nell’esprimere la sua attrazione e utilizza l’erotismo come strumento di seduzione. Lei non attrae per ciò che offre, come altre Dee e mortali più materne e compassionevoli di Lei, ma per ciò che è, e proprio questo suo essere sé stessa fino in fondo produce la grande attrazione.
Afrodite viene spesso rappresentata con uno specchio in mano. Lei si specchia e si piace, indipendentemente dall’altrui giudizio.
Per questo anche nel mito più e più volte si scontra con la morale collettiva.
Non è che sia priva di etica come vorrebbero farci credere i suoi detrattori. E’ che l’etica di questa irresistibile Dea non è legata alla morale collettiva né tantomeno a quella religiosa, bensì al senso del suo valore personale. Lei vuole condurci ad esplorare il grande tema del rapporto con sé stessi e la propria interiorità, in altre parole il grado della nostra autostima. La sua bellezza infatti è qualcosa che va ben al di là del concetto estetico.

Nella vita occorre Bellezza ed ARMONIA (intesa come Auto-consapevolezza, Resilienza, Moralità, Opportunità, Nobiltà d’animo, Imprenditorialità e Assertività), occorre mettersi continuamente in gioco, mettersi  in contatto col proprio fuoco interno e sedersi accanto ad esso. Questo è il primo passo da compiere nella via della propria riscoperta e della consapevolezza insieme con i 13 alleati della via senza metodo (silenzio, solitudine, immobilità, lasciarsi andare, semplicità, lentezza, morbidezza, interesse per sé, serenità, santuario, sacro, sostegno, sonno) e seguendo come un prode guerriero le sfide di libertà per un  impeccabile destino. Occorre intraprendere l'arcano viaggio nella bellezza, nel lato magico della natura, oltre ogni tempo e tuttavia nel cuore del tempo al fine di riscoprire la propria vera identità, quell’identità mitica che ci unisce al cosmo: una vocazione che va al di là della personalità di ogni donna e che appartiene alla storia della vita. Dopo aver affrontato le altre dee: Durga Kali, Demetra ed Era, ecco finalmente la dea della bellezza e del piacere: Afrodite.
Afrodite è la divinità greca dell'amore, inteso anche come attrazione delle varie parti dell'universo tra loro per conservare e procreare; simboleggia l'istinto naturale di generazione e di fecondazione e sotto questo aspetto è simile alla Ishtar babilonese  (suoi attributi erano l'amore, sia sacro che profano e la guerra; nel culto astrale s'identificava col pianeta Venere. Assimilata alla sumerica Inanna, dea della terra madre feconda, divenne protagonista di numerosi poemi epico-mitologici, tra cui quello della sua discesa agli Inferi. E' questa una bella storia che ricorda l'alternarsi delle stagioni sulla terra ed il perpetuo ciclo della vita.
Ishtar scende agli Inferi per strappare loro il suo amato Tamuz; e davanti all'ingresso del mondo delle ombre minaccia, per poter entrare, le più gravi calamità e rovine, tanto che la sorella, dea dei morti, dà ordine di farla passare. Impone tuttavia che tutti gli ornamenti con i quali si presentava sulla terra le vengano tolti, poiché nel mondo degli Inferi si può accedere soltanto se nudi e senza armi di difesa ed offesa: il guardiano la priva della corona che ha sul capo, poi degli orecchini, della collana di perle e dello splendente pettorale d'oro e di pietre preziose, infine le toglie la cintura che costituisce il simbolo del perpetuarsi della vita; per ultimi gli anelli e l'abito.  Gli dei, comunque, non vogliono che Ishtar resti prigioniera degli Inferi e la dea dei morti è costretta ad accettare le condizioni che le vengono imposte: dopo aver chiamato a raccolta il tribunale infernale, restituisce la vita a Ishtar e le concede di riportare sulla terra Tamuz; le rende tutti gli ornamenti mentre a Tamuz viene dato un flauto di lapislazzuli, perché possa esprimere il tripudio del ritorno alla vita), o all' Astarte fenicia.
I Greci connettevano il nome di Afrodite con la spuma del mare (afròs), dalla quale ritenevano che fosse nata; diffusosi il suo culto in Occidente, prima ad Erice in Sicilia e poi fino a Roma, la dea venne onorata col nome di Venere (da venus, venustas = bellezza). Nella Teogonia di Esiodo si narra come Afrodite, nata dal mare in una serena giornata di primavera, venne portata dagli Zefiri prima a Citera, da dove su una conchiglia fu trasferita a Pafo nell'isola di Cipro. La stagione e il luogo: la primavera e il mare. La stagione che ha dato il via al ciclo della vita sulla terra è stata la primavera; dal Caos primigenio le nascenti forme di vita trovarono la loro sede naturale nel mare. Ecco congiunti la primavera e il mare per generare Afrodite. Il mito attribuiva alla dea diverse unioni con dei (Efesto, Ares) e con mortali (Anchise, Bute, Adone). Era venerata con vari epiteti che alludevano alla sua qualità di suscitatrice della vegetazione (Anthéia), di protettrice della navigazione (Pontìa), o dei combattenti (Areia, e in tal caso essa era venerata accanto ad Ares); gli altri a lei frequentemente dati di Ouranìa, "celeste" e Pandemos "di tutto il popolo", sono riferiti alla sua natura di dea dell'amore spirituale e sensuale.
La dea aveva un corteggio costituito dalle Ore, dalle Cariti (o Grazie), da Eros, Potos (il desiderio), Imero e Imene, dio delle nozze. I suoi animali favoriti erano le colombe: un tiro di questi uccelli trasportava il suo carro; ma le furono consacrati anche il serpente e l'ariete; quale protettrice dei giardini le furono dedicate le piante e i fiori di rosa e di mirto.
Fu per antonomasia la dea della bellezza quando vinse la gara suscitata dalla dea della Discordia tra lei, Era e Atena, promettendo al giudice, che era il figlio di Priamo, Paride Alessandro, il possesso della donna più bella del mondo, cioè Elena, moglie di Menelao, re di Sparta; e creando così i prodromi della guerra di Troia. Durante tutta la guerra ella accordò la sua protezione ai Troiani e a Paride in particolare, e anche ad Enea, che aveva generato con Anchise. Ma la protezione di Afrodite non potè impedire la caduta di Troia e la morte di Paride. Tuttavia riuscì a conservare la stirpe troiana e grazie a lei Enea, col padre Anchise e il figlio Iulo (o Ascanio), riuscì a fuggire dalla città in fiamme e a cercarsi una terra dove darsi una nuova patria. In tal modo Roma aveva come particolare protettrice Afrodite-Venere: ella passava per essere l'antenata degli Iulii, i discendenti di Iulo, a loro volta discendenti d'Enea, e perciò della dea. Per questo Cesare le edificò un tempio, sotto la protezione di Venere Madre, la Venus Genitrix.
La bellezza di questa divinità è stata celebrata da poeti e scrittori antichi e moderni che ne hanno messo in risalto attributi particolari della personalità e si sono comunque sentiti attratti da lei. Amore sacro dunque, e amore profano, forza primigenia della natura, dea protrettrice di tutte le forma di vita e presso molti popoli.
Anche l'arte figurativa si ispirò particolarmente alla dea che rappresentò l'essenza stessa della bellezza e l'espressione più appassionata della gioia di vivere. Le famose Veneri della scultura greca, quali quelle di Prassitele, di Fidia, di Scopas, o la Venere imperiale del Canova, così come le rappresentazioni pittoriche, dagli affreschi pompeiani ai dipinti di soggetto mitologico susseguitisi nel corso dei secoli, ci forniscono sempre, nella rappresentazione delle belle forme, la possibilità di avvicinarci all'idea della bellezza assoluta come espressione del dono che gli dei fecero agli uomini per rallegrarli, per vivificarli o per consolarli.

La bellezza di Afrodite, ma ancor più della romana Venere, ha molto a che fare col concetto di armonia. Se per i greci questa armonia riguardava principalmente la perfezione delle forme, con Venere si parla di una bellezza interiore, legata all’essere veri ed autentici. Peraltro al di là dei suoi comportamenti amorosi, va riconosciuto che Lei sempre nel suo agire ama la chiarezza e la sincerità ed infatti tutto ciò che fa, avviene sempre alla luce del sole.  Anche per questo viene definita la dorada, l’aurea, al di là dal fatto che era sempre vestita con oggetti d’oro per lei fabbricati da Efesto. Dunque il vero significato a cui può condurci la “venerazione” per questa alchemica Dea dell’Amore, è lo scoprire sè stessi riflessi in ciò che si ama, per poi ancor più amare sé stessi, la vita, e l’amore. 
 rito Ogni volta che ci occupiamo della bellezza del nostro corpo e del nostro spirito, o stiamo esprimendoci creativamente, o stiamo lavorando per creare armonia intorno a noi; ogni volta che ci innamoriamo di una persona, di una cosa o di un momento, oppure che facciamo qualcosa che ci piace veramente e fino in fondo; ogni volta che sentiamo di stare bene con noi stessi e di sprizzare amore da ogni poro della pelle, stiamo rendendo onore alla bella e sensuale Dea Venere-Afrodite.

rose
Bagno di bellezza venusiano: Riempire la vasca da bagno (assolutamente da non sostituire con una doccia, casomai far precedere da essa!) con acqua appena calda.Coprire la superficie dell’acqua con petali freschi di rosa colore rosa, bianco e rosso.
Accendere uno o più incensi all’aroma di rosa ed una candela rosa, musica classica di violino.
Sciogliere i capelli sulle spalle, lasciando che accarezzino la pelle, ed entrare nell’acqua sentendo di essere una Venere che entra nel suo elemento naturale.Lasciarsi avvolgere dall’acqua, immergersi piacevolmente e completamente e sentire come ogni cellula del corpo e ogni pensiero diventano semplicemente…. belli.Accarezzare le proprie gambe, le braccia, la pancia sentendo la setosità della pelle sotto le proprie dita e pensare a quanta bellezza vi sia in tutto questo.Pensare a tutte le volte che si è state innamorate, all’emozione di quei momenti, alla bellezza della vita e all’arricchimento che l’amore porta con sé.Stare in questi pensieri il più a lungo possibile, sentendo sempre più intensamente di essere belle. Procurarsi del piacere, anche erotico, in qualsiasi possibile modo o con qualsiasi possibile strumento.
Quando si sente di essere sufficientemente appagate da questo bagno di piacere e bellezza, uscire dalla vasca da bagno, lentamente e ritualmente, come una Venere che esce dalla spuma del mare, portarsi davanti allo specchio, ammirare il proprio corpo bagnato dall’acqua, con qualche petalo di rosa attaccato alla pelle ed esclamare ad alta voce: sei bellissima! Completare il rito cospargendo la propria pelle con olio di rosa.