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venerdì 5 luglio 2013

il memoriale di Dioniso e della nostra cicala

Per gli antichi Greci, le cicale erano figlie della Terra o, secondo alcuni, di Titone e di Aurora. Specialmente gli ateniesi le onoravano: Aristofane rammenta le cicale d'oro, ornamento per i capelli degli Ateniesi nobili all'epoca arcaica e nella celebrazione dei Misteri eleusini in onore di Demetra, era uso portare nei capelli una fibula a forma di cicala, così come durante la celebrazione dei misteri di Era a Samos. Per Platone le cicale sono gli antichi artisti, specie nel campo musicale e dell'eloquenza, che hanno smesso di mangiare e accoppiarsi per amore della propria disciplina. Secondo Orapollo la cicala simboleggiava l'iniziazione ai misteri, poiché essa anziché cantare con la bocca, come tutti, emette suoni dalla coda. La cicala era anche simbolo di purezza: seguendo un'errata credenza ripresa da Plinio il Vecchio si riteneva che le cicale si nutrissero di sola rugiada e ciò faceva sì che il loro corpo non contenesse sangue e non dovessero espellere escrementi e di qui l'idea della purezza. Il fatto poi che la cicala viva una sola estate ma le sue larve rinascano in quella successiva direttamente dalla terra ne ha fatto l'emblema di una resurrezione a nuova vita dopo la morte persino presso i cinesi. Tra i poeti contemporanei, Giosuè Carducci ha elogiato questi insetti ne "Le risorse di San Miniato" e scherzosamente rimprovera Virgilio e Ludovico Ariosto per averle definite querule e noiose.
Ma la cicala ha anche una fama negativa, quella di vivere alla giornata cantando senza preoccuparsi del domani, assurgendo così a simbolo dell'imprevidenza. Esopo, nella sua notissima favola La cicala e la formica, narra che la cicala si fosse dilettata tutta l'estate a cantare senza preoccuparsi di provvedere ad immagazzinare cibo per l'inverno. Giunta la cattiva stagione essa si rivolse alla previdente formica chiedendole aiuto e questa le chiese di rimando che cosa avesse fatto tutta l'estate non avendo provveduto al cibo, al che la cicala rispose di aver sempre cantato e la formica replicò: «Allora adesso balla!».

La cicala depone le uova, dalle uova nasce una larva che vive sottoterra per parecchio tempo. Poi quando è il momento esce e cerca un posto dove arrampicarsi per lasciare la pelle di larva ed uscire alla sua nuova vita di cicala.


ieri sera a Colle Moro sulla poltrona di Barbara...eccola qui che ri-nasce come Dioniso


il mito di Dioniso

Quando Zeus, il padre degli dei,  tornò dalla sua amante Semele, questa gli chiese di offrirle un regalo ed egli promise di esaudire qualsiasi desiderio della fanciulla. Semele chiese allora al re degli dei di manifestarsi in tutta la sua potenza. Zeus, disperato, fu costretto a realizzare tale richiesta e si recò al cospetto di Semele armato delle sue folgori. Come nella versione precedente, la giovane viene folgorata. Per impedire che il bambino venisse bruciato, Gea, la Terra, fece crescere dell'edera fresca in corrispondenza del feto del bambino; ma Zeus, che non aveva dimenticato il bambino che ella portava in grembo, incaricò Ermes (o secondo altri egli stesso), si affrettò a strapparne il feto dal suo ventre e praticò un'incisione sulla sua coscia, nella quale se lo cucì. Qui vi poté maturare altri tre mesi e, passato il tempo necessario, lo fece uscire fuori, perfettamente vivo e formato. Zeus gli diede il nome di Dioniso che appunto vuol dire il "nato due volte" o anche "il fanciullo dalla doppia porta". Secondo altri il nome Dioniso è invece da ricollegare alla mitica località che gli diede i natali. Dioniso era soprannominato anche Trigonos, “il nato tre volte”: dal ventre della madre Semele, dalla coscia di Zeus e dalle sue stesse membra dilaniate dai Titani.
Il neonato "nato dalla coscia di Zeus" già dalla sua venuta al mondo possedeva delle piccole corna con dei ricciolini serpentini; Zeus lo affidò immediatamente alle cure di Ermes.



A te che sei tutto
E di tutto l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi


 Le maschere di Dioniso erano venerate come "epifanie" del dio stesso, e non come semplici suoi simboli. L’uomo che indossava una simile maschera, in un certo senso, indossava il dio, e non solo in apparenza, assumendo le sue fantastiche sembianze del volto, ma anche nella sostanza, immedesimando il proprio spirito con quello di Dioniso. L’adepto che compiva questo camuffamento diventava, per così dire, un essere ‘altro’ da se stesso. In effetti Dioniso è il "dio-altro", il "dio-estraneo", il "dio-straniero": non fa parte del consesso olimpico, perché forse è venuto da lontano, dal di fuori. Pausania racconta la storia di un oggetto ‘estraneo’, una enigmatica maschera di legno trovata da alcuni pescatori di Lesbo in fondo al mare, che subito fu considerata epifania di Dioniso. Questa immagine che emerge dal mare, anch’esso uno spazio ‘altro’, è un enigma da decifrare, perché in questo volto c’è appunto qualcosa di xènos (Baccanti, 453), cioè di "strano" e di "straniero", secondo il doppio, ambiguo, significato della parola greca: "straniero", infatti, non designa il non-greco, ossia il "barbaro", ma il cittadino di una comunità vicina. Penteo, nelle Baccanti di Euripide, si rivolge a Dioniso come xènos. Chi indossava la maschera, dunque, diventava "altro".
Ma come mai l’ "alterità" sembra essere l’unico fine a cui i fedeli tendevano durante i culti misterici?
Perché "altro", in campo dionisiaco, era sinonimo di "tutto". Essere "altro" dall’individuo significava divenire uguale alla "totalità": totalità che in questo caso è coincidentia oppositorum, unione dei contrari. La maschera stessa, di per sé, contiene una polarità di significati opposti: è "presenza", perché considerata epifania di Dioniso, ma allo stesso tempo è "assenza", perché ha le orbite vuote, e aspetta di essere indossata da qualcuno. E questo qualcuno diventa Dioniso, pur rimanendo se stesso, e, anche se UNO, rispecchia in sé i MOLTI.
C’è un mito orfico in cui Dioniso ci appare bambino che, con la faccia tutta impiastricciata di gesso (una sorta di maschera bianca), si guarda allo specchio e non riconosce più la sua stessa figura, considerandosi "altro" da sé. Che cosa significa questo mito?
Esso ci dice che il dio bambino, guardando la sua faccia bianca in uno specchio, non vede più se stesso, ma il Tutto. Ed ecco perché nel celebre affresco della Villa dei Misteri a Pompei è raffigurato un adepto che guarda in una coppa di vino, nella quale è riflessa l’enigmatica espressione di una maschera dionisiaca: in quella coppa c’è il Tutto.
Il dionisismo, dunque, è la ricerca di una divina armonia con l’universo, il tentativo di abolire le differenze fra animale e uomo e fra uomo e dio. Tappa forzata, però, e straziante, è l’annullamento dei contrari: la maschera costituisce l’arché e il tèlos, il "principio" e il "fine", di questo cammino di misteriosa trasformazione; e lo sguardo inquietante delle sue orbite vuote apre l’adepto a prospettive oscure e luminose, comunque sovrumane.

lunedì 10 dicembre 2012

i miti: greci egizi ebraici e atzechi

Zeus convocò i suoi fratelli Ades e Poseidone ed assieme a loro la sovranità dell'universo venne equamente divisa: Poseidone ebbe il domino dei mari, mentre Ades divenne il signore degli inferi e dell'oltretomba; Zeus mantenne per sé la tirannia del cielo e della terra.


I figli di Crono

Zeus prese inizialmente in sposa Metis (la Prudenza), una delle dee più sagge; quando, tuttavia, ella rimase incinta, nel timore che potesse partorire un figlio in grado di spodestarla, il sovrano del cielo la inghiottì nel suo ventre. Alcuni giorni dopo, tuttavia, dalla testa dei Zeus uscì intrepida la dea Pallade Atena (Minerva), già armata di tutto punto con elmo, spada e scudo: per gli antichi abitanti della Grecia ella simboleggia la sapienza e la guerra eroica.
Per seconda il sovrano del cielo ebbe in sposa la dea Temi, con la quale generò le Ore (le Stagioni) e, secondo alcuni autori, anche le terribili Moire.
Zeus amò anche Mnemòsine, che gli partorì le dolci Muse protettrici delle arti, e Leto, da cui ebbe due gemelli: Apollo (Febo), protettore delle arti e delle doti profetiche, e Artemide (Diana), la dea della caccia. I due inseparabili fratelli vengono spesso raffigurati assieme e associati al culto del Sole, il cui carro veniva condotto ogni giorno dal dio Apollo, e della Luna (uno degli epiteti della dea Artemide).
Da Eurinòme, Zeus ebbe le bellissime Cariti (le Grazie) dalle belle guance (Talia, Eufrosine e Aglaia), ninfe amabili simbolo della grazia e dell'amore; da Maia, figlia di Atlante, ebbe il dio Hermes (Mercurio); messaggero degli dèi e protettore delle arti mediche (ma anche degli audaci e dei ladruncoli nonché compagno del padre nelle sue passeggiate nella terra degli uomini), egli riusciva a muoversi rapidissimo per le terre del mondo conosciuto grazie ai suoi calzari alati.
La passione di Zeus per Demetra, invece, generò la dolce Kore - Persefone, futura sposa di Ades; ebAfrodite, dea dell'amore.
Zeus è anche il progenitore delle ninfe; le Driadi e le Amadriadi, che abitano i boschi; le Oreadi, che vivono nelle montagne; le Naiadi, divinità tutelari dei fiumi e delle sorgenti.
Infine, Zeus prese in sposa Hera (Giunone), dalla quale ebbe tre figli: Ares (Marte), lo spietato dio della guerra, Ebe (la Giovinezza) ed Ilizia, la dea protettrice del parto. Pare, tuttavia, che questo terzo matrimonio fosse funestato da numerose infedeltà, tanto che la gelosa e vendicativa Hera, oltre a perseguitare le amanti di volta in volta prescelte dal marito, per ripicca generò da sé stessa Efesto (Vulcano), il fabbro degli dèi. Si racconta, inoltre, che questo figlio fosse talmente brutto e deforme che venne scaraventato dalla stessa madre giù dal monte Olimpo, per cui Efesto rimase zoppo per l'eternità; successivamente, Hera gli diede in sposa la bellissima Afrodite (di cui era gelosa), per evitare che la dea dell'amore potesse circuire altri dèi; anche questo matrimonio, ovviamente, venne caratterizzato da molti tradimenti.
Zeus non fu immune dal fascino delle donne mortali, con le quali concepì eredi che divennero eroi o grandi sovrani (due di essi, Dioniso ed Eracle, vennero addirittura ammessi al cospetto degli dèi dell'Olimpo).
Raccontano comunque i poeti che il regno di Zeus fosse destinato a durare per l'eternità e che nessuno riuscì mai a spodestarlo dal suo trono. Si narra inoltre che vi era un'unica divinità in grado di partorire un figlio in grado di prendere il suo posto ma che il suo nome fosse noto al solo Prometeo.
Il tiranno del cielo era tuttavia fortemente in collera con il titano, colpevole di aver sottratto il rosso fuoco dall'Olimpo con l'inganno; questi, infatti, aveva ubriacato Efesto offrendogli del vino drogato con del papavero mentre gli altri dèi si stavano riposando.
Per questo Zeus aveva fatto incatenare Prometeo sui monti del Caucaso, minacciandolo di terribili torture qualora non avesse rivelato il nome della donna in grado di partorire il suo successore.
Il titano indomabile si rifiutò di obbedire ai voleri di Zeus, nonostante un'aquila mandata dal cielo gli divorasse ogni giorno le viscere. Solamente l'intercessione di Gea, la dea della Terra, fece riconciliare il sovrano del cielo con Prometeo, che rivelò quindi il nome fatidico: era la bellissima dea Tetide, una delle Nereidi.  Pur travolto da una forte passione amorosa nei confronti della ninfa, Zeus procurò che Tetide venisse data in sposa ad un uomo mortale, che fu Peleo.  Da Peleo e Tetide nacque il più forte di tutti gli uomini mortali, vale a dire Achille, protagonista della guerra di Troia.
* * *
Si narra che all'inizio esisteva nell'oscurità un infinito oceano di acque primordiali che gli antichi chiamarono Nu (o Nun). All'alba dei tempi, scaturì a plasmare gli elementi il creatore dell'universo: questi era Atum (assimilato in tutto e per tutto con Ra, il dio del sole), il quale fece sorgere un tumulo primigenio a forma di piramide e dall'alto della sua visuale contemplò il caos. Il primo atto creativo aveva dunque generato le due divinità più antiche, spesso raffigurate nell'iconografia religiosa come due leoni: Šu (che personifica il Vuoto, l'Aria) e Tefnut (che letteralmente significa la rugiada, l'umidità dell'aria; ma i sacerdoti insegnavano che essa poteva essere identificata anche con l'atmosfera dell'oltretomba). Dall'unione di Šu e Tefnut nacquero Gebb, il dio della terra (nonché personificazione dell'Egitto stesso), e Nut, la dea del cielo. La cosmogonia eliopolitana raffigura spesso la dea del cielo piegata ad arco sopra il dio della terra, divenuto suo marito. Dall'unione di Gebb e Nut nacquero quattro figli: Iside, Osiride, Seth e Nefti, completando così la genealogia delle nove divinità principali (la famosa Enneade). Successivamente, per volere di Atum, i due consorti vennero separati a opera di Šu, che da allora si frappone tra terra e cielo.


L'enneade di Eliopoli

Il mito della creazione concepito dai sacerdoti di Eliopoli a questo punto si ricollega ad un altro ciclo mitico dell'antico Egitto, originatosi nella zona del Delta del Nilo e precisamente nella città di Menfi: quello della sovranità. Secondo la tradizione, fu Osiride a ereditare il diritto a governare il mondo in quanto primogenito di Gebb e Nut. Egli prese in sposa sorella Iside e questo costituì per millenni il modello di regalità di tutto l'antico Egitto (i faraoni erano infatti soliti prendere in sposa una loro sorella). Durante il regno di Osiride, le terre del Nilo prosperarono anche perché il dio era in grado di plasmare e modellare gli elementi a beneficio del paese. Quel periodo così felice, tuttavia, venne sconvolto a causa della usurpazione dell'antagonista di Osiride, il malvagio dio Seth: questi squarciò il ventre di Nut e diede inizio ad un periodo di violenza e di caos; poi rivolse la sua ira nei confronti del fratello, che prese a tormentare in tutti i modi, giungendo infine ad ucciderlo presso il fiume Nedyet. Seth divenne così il sovrano assoluto dell'Egitto e associò al trono la sorella Nefti, che prese in moglie. Mentre Seth governava con crudeltà e violenza, i lamenti struggenti della bella e sfortunata Iside, vedova del defunto sovrano, echeggiavano per tutta la terra; mossa a pietà per il dolore della sorella, Nefti si mise alla ricerca del corpo di Osiride, per potergli dare almeno una degna sepoltura.
 Si narra, a questo punto, che Iside e Nefti riuscissero a ricomporre il cadavere del dio, che Seth aveva fatto crudelmente a pezzi, nella città di Abido; le due sorelle avvolsero Osiride nelle bende ponendo in essere per la prima volta quel processo di mummificazione che divenne poi tipico della cultura funeraria egiziana. Il dio Osiride discese quindi nel Duat, il regno degli inferi, dal quale egli regna ancora come Signore dell'Oltretomba. Poco prima di ultimare il rituale di sepoltura, tuttavia, la dea Iside fece uso dei suoi grandissimi poteri magici per far risorgere l'alito della vita (sia pure per un attimo) nel suo sposo. Quanto basta per concepire con lui un figlio destinato un domani a riprendere il trono ingiustamente usurpato da Seth. Il figlio di Iside e Osiride fu quindi Horus, il dio falco, fondatore della dinastia dei faraoni d'Egitto. Raggiunta l'età adulta, questi dichiarò guerra allo zio e lo affrontò in una serie di sanguinose prove e battaglie a seguito delle quali Horus uscì sempre vincitore. Nonostante gli inganni di Seth (che sfiderà il nipote prendendo ora le sembianze di un ippopotamo, ora di un coccodrillo, ora di altro animale), Horus continuò a perorare i propri diritti di legittimo erede al trono davanti agli antichi dèi. Alla fine, l'Enneade rese giustizia al figlio di Osiride, cui venne assegnata la sovranità totale di tutto l'Egitto. Lo zio usurpatore e i suoi seguaci vennero esiliati ma non uccisi poiché Seth era sotto la protezione del dio Ra. Horus associò al trono la regina madre Iside (nota, a questo punto, anche come Hathor) e cinse per la prima volta la doppia corona, simbolo di regalità nell'Antico Egitto.
* * *
Quando Dio creò il cielo e la terra, nulla trovò intorno a sé, se non Tohu e Bohu, vale a dire il caos e il vuoto. L'abisso su cui lo spirito divino si librava era ricoperto dalle tenebre. Mentre era intento all'opera della creazione, il Signore pose la terra su fondamenta inamovibili e, per fare ciò, affondò alcune montagne a mo' di pilastri nelle acque dell'abisso. Allora, le ribollenti acque inferiori si ribellarono e Tehom, la loro regina, minacciò di distruggere il lavoro creativo di Dio. Montato sul suo carro di fuoco, il Signore fermò le ondate e scagliò raffiche di fulmini e saette contro i suoi nemici; dominate dalla voce tuonante di Dio, le acque si ammansirono e si dichiararono vinte; allora il Signore emise un ruggito di vittoria e le sottomise al suo volere; Egli decretò inoltre che Tehom dovesse rimanere per sempre rinchiusa dentro cancelli, sprangati con sbarre di ferro. Da allora, Tehom è rimasta acquattata in sottomissione nella sua cavità, anche se Dio consente ogni tanto alle acque inferiori di scaturire poco a poco, inviando ruscelli o nutrendo le radici degli alberi; in un'unica occasione venne rimosso il sigillo che impedisce a Tehom di riprendersi il dominio del mondo e ciò è stato in occasione del Diluvio Universale. Il Signore, allora, completò la creazione ed esiliò quindi Tohu e Bohu; ancora oggi, tuttavia, è possibile riconoscere Tohu come la sottile e grigia linea dell'orizzonte, da cui ogni sera nasce la tenebra. Bohu è, invece, il nome che viene dato alle pietre luccicanti sprofondate nell'abisso marino, dove sono in agguato terribili mostri marini. Altri sostengono, infine, che in principio Dio creò numerosi mondi ma, non essendone soddisfatto, li distrusse uno dopo l'altro: migliaia di generazioni vennero cancellate senza che ne rimanesse alcun ricordo. Dopo questi primi tentativi, Dio rimase solo e riconobbe che nessun mondo era degno di essere creato se non abitato da uomini capaci di pentimento. Per questo motivo il Signore creò la legge, il pentimento, il trono divino, il padiglione celeste, il giardino dell'Eden, la Gehenna (l'inferno ebraico) e il Messia. Il sesto giorno della creazione, Dio decise di creare l'uomo a sua immagine e somiglianza; a tal fine, Egli non si servì di materiale indegno, ma scelse la polvere più pura, la inumidì e ne prese una manciata per dare vita al primo essere umano, cui venne dato il nome di Adamo in quanto figlio della terra [ădāmāh]. Alcuni fanno derivare il nome da adōm («rosso»), per ricordare che il primo uomo venne plasmato con la creta rossa che si trova a Hebron. Inizialmente, il Signore aveva dato ad Adamo un aspetto così maestoso che, quando si trovava in posizione eretta, la sua testa poteva contemplare il trono divino. Dio chiese quindi alle creature viventi e agli angeli di rendere omaggio al primo uomo; tutti si inchinarono davanti ad Adamo, tranne il serpente invidioso, che venne per questo motivo allontanato dalla presenza del Creatore. Altri sostengono, invece, che la bellezza e la maestà del primo uomo stupirono gli angeli a tal punto che essi chiesero preoccupati a Dio se fosse mai possibile avere due poteri divini nell'universo, uno nel cielo e l'altro sulla terra. Allora il Signore posò la mano su Adamo e ne ridusse le dimensioni. Si narra che Dio avesse chiesto ad Adamo di dare un nome a tutte le creature viventi: pare che a questo punto il primo uomo si rendesse conto che tutti avevano una compagna tranne lui per cui venne preso dalla gelosia, non potendo appagare la sua sete d'amore, e chiese al Signore di rimediare a quella ingiustizia. Avendo deciso di dare ad Adamo una compagna, Dio creò Lilith, la prima donna; dall'unione tra i due nacque Asmodeo e la razza dei demoni che ancora oggi funestano l'umanità. Adamo e Lilith non ebbero mai un attimo di pace assieme, perché tutte le volte in cui egli voleva giacere con lei, la donna si offendeva per la posizione che le veniva imposta: — Perché mai devo stendermi sotto di te se sono tua uguale?  Poiché Adamo tentava di ottenere la sua ubbidienza con la forza, Lilith pronunciò il sacro nome di Dio e si librò nell'aria abbandonando per sempre il suo sposo. Allora Dio decise di creare una più degna compagna per il primo uomo e ne plasmò le fattezze davanti a lui: poiché Adamo aveva assistito all'atto creativo della donna e ne aveva visto anche le viscere e le secrezioni, questi venne colto da disgusto e fuggì.  Dio provò per la terza volta ad accontentare Adamo e agì con maggiore prudenza: mentre il primo uomo dormiva, il Signore gli estrasse una costola e formò con essa una donna, intrecciò i capelli e la adornò con ventiquattro gioielli. Quando Adamo si ridestò, rimase colpito dalla bellezza della donna, cui venne dato il nome di Eva, e ne fece la sua sposa.
* * *
La mitologia degli Aztechi ricorda spesso il nome del dio Quetzalcoatl (il Serpente Piumato), venerato presso molte altre delle civiltà precolombiane, tra cui i Maya (che lo chiamavano Kukulkán), i Mixtechi e i Toltechi: era il dio del cielo e del sole, dei venti e della stella del mattino; come tale, egli era considerato il benefattore di tutta l'umanità . Quetzalcoatl fu conosciuto come inventore dei libri, del calendario e soprattutto come colui che donò il mais al genere umano. Egli non richiedeva sacrifici umani, ma sosteneva che essi dovevano essere sostituiti con offerte di fiori, incenso, farfalle e pane di mais.  La vita del Serpente Piumato era basata sul digiuno, sull'astinenza e su continue penitenze: egli era solito mortificarsi pungendosi la pelle con spine di cactus sino a farsi uscire il sangue.  La vita ascetica di Quetzalcoatl, la sua bontà e la sua purezza irritarono non poco il dio Tezcatlipoca (dio del male e del cielo notturno, suo rivale e nemico). Volendo distruggere l'integrità del Serpente Piumato, gli offrì una tazza di pulque, un liquore ottenuto dalla fermentazione del succo di agave.  Non essendo abituato all'uso di queste bevande, Quetzalcoatl ben presto si ubriacò e, preso da una insana passione, si gettò tra le braccia della sorella. Per qualche tempo, egli condusse una vita dissoluta, dimentico della purezza e della castità che aveva predicato in passato.
Una volta venuto meno l'effetto inebriante del liquore, il Serpente Piumato si rese improvvisamente conto di quanto aveva commesso e abbandonò in lacrime la sua città per recarsi sulla riva del mare. Qui, Quetzalcoatl eresse una pira funebre e, indossata una maschera di turchese e indossato un abito fatto di verdi piume di uccello, si gettò tra le fiamme. Alcuni istanti dopo, i suoi seguaci potevano assistere alla metamorfosi del dio, che si era trasformato in un nuovo, luminosissimo astro: era diventato la nuova stella del mattino. Secondo una diversa versione del mito, il dio Quetzalcoatl non morì ma si sarebbe congedato dal suo popolo, prendendo il largo a bordo di una zattera fatta di pelli di serpente; egli tuttavia promise che un giorno sarebbe tornato dal mare per riconquistare il potere e portare una nuova età dell'oro.  Quest'ultima versione del mito, paradossalmente, fu fatale per il destino dell'impero azteco; si diceva infatti che Quetzalcoatl fosse molto alto di statura, di pelle chiara, con lunghi capelli neri e dalla barba fluente. Quando, nel 1519, lo spagnolo Hernán Cortés giunse in Messico, poiché questi aveva caratteristiche fisiche in gran parte corrispondenti a quelle che venivano attribuire al Serpente Piumato, molti tra gli Aztechi (tra cui lo stesso re azteco Montezuma II) sembravano giustificarne la identificazione con il dio. Per questo motivo, il conquistatore Cortés fu inizialmente accolto con grandi onori. Quando, tuttavia, le reali intenzioni di conquista e distruzione dei conquistadores furono palesi, gli Aztechi si resero conto del tragico errore commesso; ma ormai era troppo tardi: la cruenta conquista del Messico da parte degli invasori era ormai una realtà.


domenica 9 dicembre 2012

Voglio


 
Volli, sempre volli, fortissimamente volli



L'importante è far convivere i due stati di coscienza:
 presenza&sogno, gratitudine&desiderio, appagamento&fame.
Spesso crediamo che per fare qualcosa, soprattutto qualcosa di importante per noi, ci debbano essere tutte le condizioni necessarie perchè questo possa succedere. E così aspettiamo il momento giusto, aspettiamo di sentirci pronti, aspettiamo di avere abbastanza tempo, aspettiamo di essere sufficientemente sereni... tra le pieghe dell'attesa e del procrastinare c'è la trappola: "Ma dove credo di andare? Cosa mai credo di poter fare io?" Si può fare. Si può essere profondamente grati per la propria vita e al tempo stesso procedere verso un obiettivo migliore e più vicino ai nostri sogni. Si può essere assolutamente consapevoli e soddisfatti delle proprie condizioni e comunque aspirare a ciò che ci sta davvero a cuore. Questo è ciò che significa diventare interi. Significa gratitudine senza limiti, ma anche senza porsi limiti. Soprattutto senza temere di continuare a sognare. Perchè amare&godere la vita, significa averne fame e sentirsi nutriti al tempo stesso. Significa riconoscere le tue preferenze e i desideri che emergono nel tuo cuore senza sensi di colpa. Abbandona la mente. Sentiti. Tu vuoi! Tu puoi! E' un atto di dignità verso te stessa e tu te lo meriti.
Accogliere ciò che davvero c'è nel tuo cuore è come invitare a braccia aperte il tuo potenziale. E' un richiamo che dice: "Vieni fuori, vieni fuori, ovunque tu sia...".Esprimi con coraggio il tuo vero atto di volontà(un grazie di cuore a Barbara)

"...la sola giusta cosa che il soggetto può fare è di trattare Anima come una persona autonoma, e di rivolgerle domande personali. E intendo questo come una vera e propria tecnica... L’arte consiste semplicemente nel lasciar parlare la nostra invisibile interlocutrice. Bisogna coltivare l’arte di conversare con noi stessi..."- Carl Gustav Jung, "Opere" VII -

"La moderna filologia accademica disapprova lo studio comparato dei motivi e considerano esacrabile confrontare una figura mitica con quella di un'altro periodo... Per la psicologia del profondo temi e personaggi della mitologia non sono semplici oggetti di conoscenza , ma realta' viventi dell'essere umano, che esistono come realta' psichiche . La psicologia del profondo si rivolge alla mitologia... non tanto per impare sugli altri nel passato quanto per conprendere noi stessi nel presente" (Hillman, saggio su Pan)

"Nei miti vediamo rappresentati gli istinti dell'uomo, istinti che agendo plasmano un' immagine dell'azione... Quando trasformiamo quelle immagini incidiamo profondamente anche nei nostri comportamenti ..."

 

 51. Che il fallimento e la pena non devino dagli adoratori. Le fondamenta della piramide furono tagliate nella viva roccia prima del tramonto; pianse il re all'alba, dato che la parte superiore della piramide non era ancora stata estratta nella distante terra?
52. Vi fu anche un canticchiante uccello che parlò alla vipera cornuta, e la pregò che gli desse il veleno. E il grande serpente di Khem, il Santo, il regale serpente Uraeus, gli rispose dicendo:
53. Navigai sul cielo di Nu sul carro chiamato Milioni-di-Anni, e non vidi nessuna creatura su Seb che fosse uguale a me. Il veleno della mia zanna è l'eredità di mio padre, e del padre di mio padre; come potrò io darlo a te'? Vivi tu e i tuoi figli come io e i miei padri abbiamo vissuto, anche per centinaia di milioni di generazioni, e potrà darsi che la grazia dei Potenti possa concedere ai tuoi figli una goccia del veleno dell'antico.
54. Allora il canticchiante uccello si afflisse nel suo spirito, e volò verso i fiori, e fu come se nulla fosse stato detto fra loro. Tuttavia in breve tempo un serpente io colpì e così egli morì.
55. Ma un Ibis, che meditava sulle rive del Nilo, ascoltò e intese il magnifico dio. E abbandonando le sue fattezze d'Ibis, divenne come un serpente, e disse: Forse in un centinaio di milioni di milioni di generazioni di miei figli, essi otterranno una goccia del veleno della zanna dell' Eminentissimo.
56. E guarda! prima che la luna crescesse tre volte egli divenne un Serpente Uraeus, e il veleno della zanna fu fissato in lui e nel suo seme proprio per sempre e per sempre.
Liber LXV, Cap. V
 Scoperto sulle Alpi Svizzere. E adesso veniteci a raccontare che la hanno fatto due allegri boscaioli senza lasciare una sola impronta...
 
"l'amore dura finchè non ci si integra con gli aspetti dell'altro...ci si innamora delle persone che sono speculari perchè ci servono a integrare e bilanciare se hai integrato quelle parti è giusto che l'amore finisca per permettere che si affacci il nuovo vuol dire che dobbiamo lavorare su altri aspetti...e soprattutto ci sono periodi in cui dobbiamo semplicemente stare...è sempre sofferente il cambiamento credo sia così anche per la muta o per il passaggio da bruco a farfalla...la vita ci insegna ogni giorno il cambiamento ed è sempre sofferto...la nascita ci fa piangere per il dolore dell'aria che per la prima volta entra nei polmoni...il lutto...la fine di un amore (che è paragonato al lutto)...e tutto questo per farci abituare al nostro passaggio finale quando arriverà la morte...ma ci insegna anche che tutto è ciclico e che noi non abbiamo fine quindi dopo la sofferenza arriva la gioia" (levonah - genki)

I discepoli dissero a Gesù:
-Dicci quale sarà la nostra fine!
Gesù rispose:
-Voi che avete conosciuto il principio perchè vi proccupate della morte?
Infatti dove è il principio là è la fine.
Felice colui che vive sempre nel principio e sa cos'è la fine e non assaggerà le morti.

giovedì 22 novembre 2012

aditi

« "Aditi è il firmamento,
 Aditi è l'atmosfera,
Aditi è la madre,
è il padre,
è il figlio,
Aditi è tutti gli Dei,
Aditi è le cinque razze degli uomini,
Aditi è ciò che è già nato,
Aditi è ciò che deve ancora nascere."


 
Aditi,
Afrodite
,
Al-Lat,Al-Uzza,
Amazzoni,
Anahita,
Anna Perenna
,
Anat,
Anu/Ana
Arianrhod,
Arianna,

Artemide
,
Atena
,

Arpie,
Benzai-ten,
Bellona,
Blodeuwedd,
Baubo
,
Bastet

Babd
Brigid
,


Cerere,
Chere
,
Cibele
,
Coventina




Dakini,
Demetra,
Durga

Ebe,
Ecate,
Eisantelechi,
Eostre,
Ereshkigal, Erinni,
Estia

Flora,
Freya,
Frigg,
Gaia,
GanGendenwita,
Gorgoni,

Hathor,
Holle,

Inanna,
Iside,
Ishtar,

Kali,
Kore,
Kwan-Yin,
Laima,
Lakshmi,
Lilith,

Macha,
Mafdet ,
Mamapacha,
Mari
Maria,
Maria Maddalena
,
Menat,
Medusa, Morrigan,
Nut,

Oestara,
Oya,
Oshun
,

Pachamama,
Pele, Persefone,
Reitia,Radha,
Rangda,

Saraswati,
Sekhmet,
Shakti,
Sophia,
Selene

Sequana

Themis
Ushas,

Valkirie,
Vesta,

Xochiquetzal,

Yemaya,

Zemyna,
Zwya
Ade
Apollo
Ares
Attis
CronoDioniso,

Ermes
GioveLugh
Lupercus

Marte
Mercurio
Nettuno

PanPlutone
Poseidone
SaturnoUranoZeus

inoltre vedi anche: Bhakti, Neith e Mrtyu.


Mrtyu è considerato il dio della morte nella prima upanishad indiana. E' anche colui che vive nella "fame" dove la fame è fame di morte. E' il custode di quel desiderio duale che comporta sia la spinta vitale (eros) che il suo opposto, il polare desiderio di morte (thanatos) come profonda necessità dell'essere ("possa io essermi").
Egli origina l' arc (il pensiero, il pensiero illuminato o principio luminoso, il fuoco) e il ka (l'acqua, la fluidità del pensiero e la gioia del pensiero).
La felicità si concede soltanto a chi è consapevole dell'unione tra arc e ka, o meglio, a chi concilia la lux alla felicità stessa, alla gioia. Il termine arka designa le acque primordiali dalle quali sorge la vita (l'attività, l'azione, la volontà, il principio maschile Yang al principio femminile Yin ovvero alla fluidità, all'energia).
Il contatto con l'arka, in termini ascetici, può essere richiamato tramite il sentimento primordiale, quel sentimento che concilia il pensiero all'energia fluida, ricollegabile al Grande sole d'oriente.
Mrtyu - divorando (come il dio greco Kronos) i suoi figli, avuti da Vac (il tempo) - diventa Aditi =il divoratore.
Tramite l'ascesi e la meditazione (ovvero, tramite la produzione di Tapas=calore interno o energia interna e Tejas=energia sprigionata verso l'esterno) egli produce gli Spiriti vitali (Aditya): Gloria (yasàs) ed Energia (virya).  Nel suo corpo "era il manas, lo spirito": infatti è colui che sprigiona gli spiriti vitali o elementi, ma al suo interno rimane l'unico, indiviso spirito primordiale o sentimento primordiale che gli fa dire "Possa essere questo mio corpo sacrificio per me e, mediante esso, possa io avere un essere. Allora divenne il suo corpo cavallo"asvamedha: àsva-medha, ovvero asva (cavallo, ciò che è rigonfio) e medhya (sacrificio). Aditi sacrifica una parte del suo corpo, così che possa essere una parte di sè cibo per lui stesso. Tramite il sacrificio che compie su se stesso Aditi "trionfa sulla morte, la morte non lo raggiunge perchè diventa il suo stesso corpo". Tale principio riflette la morte degli esseri viventi che viene concepita come sacrificio in nome di Aditi.
 Neith recante uno scudo sulla testaNeit recante la corona rossa
Neith (anche nota come Nit, Net e Neit) era la divinità egizia patrona di Sais, nel Delta occidentale.
ntR25B1


Originariamente Neith fu la dea della caccia e della guerra ed ebbe come simboli di potere, come la città stessa di Sais, due frecce incrociate sopra uno scudo come corona divina e il bastone uadj come scettro di potere.
Nella forma antica, come divinità della guerra, era considerata artefice delle armi dei guerrieri e guardiana dei morti in battaglia.
Comunque il suo simbolo poteva anche essere interpretato come un telaio, cosicché Neith divenne la dea della tessitura, da cui derivò il nome di tessitrice. In questo ruolo di dea delle arti domestiche era protettrice delle donne e guardiana del matrimonio. Le donne della famiglia reale aggiunsero spesso il nome teoforo al loro in suo onore.
La dea della guerra fu anche associata alla morte; si pensava che Neith avvolgesse i corpi dei morti con le bende nella imbalsamazione. Così divenne protettrice di uno dei quattro Figli di Horo, Duamutef, la deificazione del canopo che conteneva lo stomaco e il cui coperchio raffigurava la testa di uno sciacallo.
Nel tempo, poiché il suo nome poteva anche essere interpretato con il significato di "acqua", Neith fu considerata la personificazione delle acque primordiali della creazione, nella Ogdoade, e quindi madre di Ra. Come dea delle acque fu anche considerata madre di Sobek e raffigurata mentre allatta un piccolo coccodrillo.
In tempi più recenti, la dea della guerra e della morte fu identificata con Nefti, e quindi considerata moglie di Seth.
Nell'iconografia, Neith appare come una donna con una spola di telaio sulla testa, con in mano un arco e delle frecce. Viene anche rappresentata come una donna con la testa di leonessa, di serpente o di mucca.
Una grande festa, chiamata la Festa delle Lampade, si teneva ogni anno in suo onore. Dal racconto di Erodoto sappiamo che i devoti della dea durante la celebrazione notturna accendevano centinaia di luci all’aria aperta.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Neith possa corrispondere alla dea punica Tanit (Ta-Nit). Platone nel Timeo afferma che essa fosse la dea greca Atena con un altro nome, ma storicamente le due divinità non condividono le stesse origini.
Il sentiero del bhakti yoga

Bhakti è ciò che conta.
punyo gandhah prithivyiam ca
tejas casmi vibhavasau
jivanam sarva-bhutesu
tapas casmi tapasvisu

"Sono il profumo originale della terra ed il calore del fuoco.
 Sono la vita di tutto ciò che vive e l'austerità dell'asceta." (Bhagavad Gita 7.9)
isvarah paramah krishnah
sac-cid-ananda-vigrahah
anadir adir govindah
sarva-karana-karanam

"Krishna, che è conosciuto come Govinda, è Dio, la Persona Suprema.
Egli ha un corpo eterno pieno di beatitudine e di conoscenza.
 Egli è l'origine di ogni cosa. È senza origine ed è la causa di tutte le cause."
La cosa importante è bhaktya, non la semplice adorazione formale.
Krishna non accetta niente che non sia offerto con bhakti e dal bhakta, il devoto.
«Coloro che concentrando le loro menti su di Me,
 mi adorano stando sempre uniti a Me con intensa fede e devozione suprema.
Io li considero perfetti conoscitori dello Yoga» (B.G.XII, 26)
«Soltanto col servizio devozionale è possibile conoscere Me, il Signore Supremo,
 e sapere che cosa sono e chi sono. E colui che diviene pienamente cosciente di Me
grazie a tale devozione, entra rapidamente nel Divino» (B.G. XVIII, 55)
Krishna uccise molti demoni e non solo concesse loro la liberazione, ad alcuni concesse persino prema! Come a Pütanå, che avvicinò Krishna travestita da madre e alla quale Egli concesse la posizione di madre a Vraja. Lei non diventò direttamente la madre di Krishna, ma ottenne la posizione di una dåsî anziana a Goloka, una balia che nutre Krishna con il suo latte.  Egli darà prema a coloro che Lo adorano con quel desiderio, come le råja-kumårî (regine) di Janakapura.
Tutte volevano che Råma le sposasse, che diventasse il loro marito, così Egli mostrò loro il modo: “Io posso avere
soltanto una moglie; perciò tutte voi nascerete al tempo dei Krsna-lîlå dal grembo delle gopî e là soddisferete il vostro
desiderio.”
ya˙ kaumåra-hara˙ sa eva hi varas tå eva caitra-kßapås
te conmîlita-målatî-surabhaya˙ prau∂hå˙ kadambånilå˙
så caivåsmi tathåpi tatra surata-vyåpåra-lîlå-vidhau
revå-rodhasi vetasî-taru-tale ceta˙ samutka∫†hate
Padyåvalî 382
“Lo stesso amante che rubò il Mio cuore durante la Mia giovinezza, ora è di nuovo il Mio maestro. Queste sono le
stesse notti di luna piena del mese di Caitra e la stessa brezza della foresta di kadamba sta portando la stessa fragranza dei fiori målatî. Io sono la stessa amante di prima, ma il Mio cuore non è soddisfatto qui. Desidero tornare con Lui sulle rive del fiume Revå sotto l’albero vetasî.”
Quando Mahåprabhu pronunciò questo verso, solo Svarüp Dåmodar ne comprese il significato, ma poi fu
chiaro che lo comprese anche Rüpa Goswåmî. Percependo i sentimenti nel cuore di Mahåprabhu, Rüpa Goswåmî
compose un verso analogo. Lo scrisse su di una foglia di palma che pose sul tetto di paglia della sua capanna e poi
andò a bagnarsi nell’oceano.
priya˙ so ‘yam k®ß∫a˙ sahacari kuru-kßetra-militas
tathåhaμ så rådhå tad idam ubhayo˙ saõgama-sukham
tathåpy anta˙-khelan-madhura-muralî-pañcama-juße
mano me kålindî-pulina-vipinåya sp®hayati
Padyåvalî 383
“Mio caro amico, di nuovo ho incontrato il Mio amato, Ûrî Krishna, qui a Kurukßetra. Io sono la stessa Rådhå e
stiamo vivendo la felicità dell’incontro. Ma ancora desidero tornare con Lui sulle rive dello Yamunå, all’ombra degli
alberi della foresta, dove posso sentirLo suonare col Suo flauto la dolce melodia della quinta nota.”
Mahåprabhu e Svarüp Dåmodar pensavano di poter comprendere soltanto loro questo sentimento ma, dopo
aver visto questa composizione di Rüpa Goswåmî, si resero conto che anche Rüpa Goswåmî lo aveva compreso.
Questo è svasamvedhya daΩå. Perciò Nårada disse a Gopa-kumår: “Tu sei un eterno residente di Vraja, non di Vaiku∫†ha. Ora il mango è maturo; da esso proviene una piccola fragranza. Entro pochi giorni sarà completamente maturo e chi lo assaggerà lo capirà. Ha già la sua fragranza ed ora uscirà del succo. Mangiandolo lo si gusterà. E’ giunto quel giorno. E’ vicino il momento per te di andare a Vraja, dove tutti i tuoi desideri verranno soddisfatti.”
Glossario:
Rådhikå. E’ un’impersonificazione di Yogamåyå.
Prahlåda Måhåraja: Figlio del re Hiranyakasipu e grande devoto del Signore, uno dei dodici mahajana.
Prasåda: Cibo che è stato offerto alla Divinità con devozione e che viene poi consumato dai devoti che lo accettano
come cibo spirituale e manifestazione della misericordia del Signore.
Prema: Amore per Krishna estremamente intenso che scioglie completamente il cuore e che fa nascere un profondo
senso di possessività verso il Signore.
Prema-bhakti: Stadio della bhakti caratterizzato dalla presenza di prema, lo stadio della perfezione della bhakti. E’
l’ottavo e finale stadio dello sviluppo della pianta della bhakti.
Prema-avatåra: L’incarnazione dell’amore, Ûrî Caitanya Mahåprabhu.
Prema-rasa: L’essenza concentrata del nettare dell’amore per Krishna.
Puråna: Supplementi storici ai Veda.
Rådhå, Rådhårånî, Rådhikå: La gopî principale, compagna eterna di Krishna; è la personificazione della Sua energia
interna di felicità, colei che Gli offre l’adorazione più perfetta.
Rådhå kunda: Laghetto dove Rådhårånî usava fare il bagno.
Rågånugå-bhakti: Servizio di devozione animato da amore spontaneo per Krishna.
Raghunåth dasa Gosvåmî: Uno dei sei Gosvåmî di Vmdåvana.
Råjasüya-yajña: Grande sacrificio del cavallo effettuato da Yudhisthira Mahåråja.
Rama-loka: Pianeta su cui dimora Ûrî Ramacandra e i suoi associati.
Råmacandra: Una incarnazione di Krishna che rappresen ta il padre, marito e sovrano perfetto.
Ramayana: Opera che narra la storia del Re Råmacandra.
Rasa: La trasformazione spirituale del cuore che avviene quando lo stadio perfetto dell’amore per Krishna, conosciuto
col termine rati, si trasorma in emozioni che si combinano con vari tipi di estasi trascendentale.
Råsa-lilå: La danza amorosa di Krishna con le gopî di Vraja.
Rasatala: Sistema planetario inferiore o infernale.
Rasikå: Devoto che ha già ottenuto Krishna-prema e gusta i dolci trascendentali sentimenti del servizio devozionale.
Rati: Attrazione. Stadio dello sviluppo della bhakti sinonimo di bhåva.
Råva∫a: Re di Lanka, nemico di Råmacandra a cui rapì la moglie Sîtå.
Råya Råmånanda: Compagno intimo di Ûrî Caitanya.
Ruci: Gusto. Il risveglio del gusto nelle pratiche devozionali come l’ascolto, il canto ecc., significa che si preferiscono queste attività a qualsiasi altro tipo di attività materiale. Questo è il quinto stadio dello sviluppo della pianta della bhakti ed
avviene quando si ha raggiunto la stabilità nel bhajan.
Rüpa: Forma, aspetto. Se viene usato in relazione a Krishna si riferisce alla Sua forma trascendentale eterna.
Rüpa Goswåmî: Il primo dei sei Goswåmî di Vndavan, compagno intimo di Ûrî Caitanya Mahåprabhu il quale lo
incaricò di presentare i Suoi insegnamenti attraverso numerosi scritti.
Rukmini: Sposa di Krishna e prima regina di Dvaraka.
Sådhaka: Colui che segue una disciplina spirituale per ottenere lo scopo prefissato, specialmente riferito a chi pratica la bhakti.
Sådhana: Metodo che si adotta per raggiungere lo scopo prefissato. Senza sådhana non si può raggiungere sådhya
o lo scopo della propria pratica. Ci sono diversi  sådhana relativi a diversi scopi. Coloro che desiderano il godimento materiale adottano la via del karma. Coloro che desiderano la liberazione adottano il sentiero della jñåna come loro sådhana e chi aspira all’eterno servizio d’amore per Ûrî Krishna adotta la via della bhakti come sådhana. Il sådhana della bhakti consiste nell’ascolto, canto, ricordo ecc.
Sådhana-bhakti: Stadio della bhakti in cui i vari tipi di pratiche vengono svolti unicamente per la soddisfazione di Krishna. Lo stadio in cui si pratica la devozione.
Sådhu: Anche se in senso generale viene riferito ad una persona santa o un devoto, in particolare si riferisce ad un devoto
che è elevato spiritualmente, una grande anima. Egli possiede queste qualità: vede tutte le entità viventi con una
visione equanime; è completamente pacifico perchè la sua intelligenza è fermamente fissa sul Signore; è privo di rabbia;
è il benefattore e amico di tutte le entità viventi; non tiene in considerazione gli errori degli altri e quindi non ha la tendenza a criticarli; ha una relazione stabile con il Supremo Signore e considera quell’amore il suo obiettivo massimo. Esso non considera quindi nessun altro obiettivo materiale o di interesse personale; non ha attrazione per le persone che sono assorte nella vita materiale e per le relazioni materiali come con la moglie, i figli, la ricchezza o la casa. Non ha desiderio di accumulare ricchezza più del necessario per mantenere in vita il corpo che dedica a servire il Signore.
Sådhu-sanga: La compagnia di devoti elevati spiritualmente che possiedono le qualità descritte sopra. Ciò significa
ricercare la loro compagnia, offrirgli omaggi, servirli per quanto è possibile, ricevere da loro istruzioni sulla vita
spirituale, compiere le pratiche spirituali sotto la loro direzione, seguire il loro comportamento, acquisire il loro sentimento
e condurre la vita in accordo alle loro istruzioni.
Sådhya: L’obiettivo o scopo che una persona desidera
Sakha: In genere è riferito ai compagni eterni di Krishna pastorelli che scambiano una relazione d’amicizia intima con Lui.
Sakhya-rasa: Una delle cinque principali relazioni d’amore con Krishna che si esprime con un sentimento di amicizia.
Sakti: Le innumerevoli potenze del Signore. Vengono raggruppate in tre categorie: 1) antaraõga-bhakti o potenza
interna, 2) tatasthå-bhakti o potenza marginale, 3) bahiraõga- bhakti la potenza esterna.
Saktimån: Il Signore Supremo Krishna che possiede tutte le potenze.
Sålagråmilå: Speciale pietra utilizzata per la costruzione delle forme arca del Signore. Questo termine sta ad indicare
anche una pietra della collina Govardhan.
Sambandha-jñåna: Conoscenza relativa a sambandha-tattva la relazione reciproca tra il Signore, l’entità vivente e l’energia materiale. In generale la relazione tra il Signore e  l’entità vivente è quella di colui che riceve il servizio e colui che fa il servizio. Tuttavia nello stadio perfezionato della bhakti si stabilisce una specifica relazione con il Signore sia come servitore, amico, genitore o amante.
Sampradåya: Una linea di successione disciplica in cui la scienza spirituale viene trasmessa da maestro a discepolo.
Nell’età di Kali esistono quattro tipi di successioni discipliche Vaiß∫ava autentiche: la Ûrî, Brahmå, Rudra e Sanaka
(Catusana). Ciascuna di queste sampradåya sono conosciute oggi con i nomi degli åcårya che ne hanno rinvigorito
il siddhånta in tempi recenti. Lasrî Laksmî ha accettato Råmånuja; la Brahmå ha accettato Madhvåcårya; la Rudra
ha accettato Viß∫usvåmî e la Catu˙sana ha accettato Nimbåditya come i rispettivi capi delle loro sampradåya.
Sebbene Ûrî Caitanya venga accettato come proveniente dalla Brahmå Madhva sampradåya, la Sua linea si distingue
ulteriormente come Brahmå Madhva Gaudîya perchè Egli stesso ha presentato la più elevata concezione dell’amore
per Dio che non è ottenibile nelle altre sampradåya.
Samvit: E’ la potenza che si riferisce a cit, l’aspetto cognitivo del Supremo Signore. Sebbene Egli sia l’incarnazione
della conoscenza, samvit è la potenza con la quale Egli conosce Sè Stesso e permette che gli altri Lo conoscano.
Sanåtana Goswåmî: Capostipite dei sei Goswåmî di Vmdavån e fratello maggiore di Rüpa Goswåmî. Compagno
intimo di Ûrî Caitanya da cui ricevette l’ordine di recarsi a Vndavån per riscoprire i luoghi dei passatempi di Krishna.
Sandhinî: E’ la potenza che si riferisce a sat, l’aspetto esistenziale del Supremo Signore. E’ la potenza con cui il Signore mantiene la Sua esistenza e l’esistenza degli altri.
Sandipani Muni: Maestro spirituale iniziatore di Krishna.
Sankar: Siva.
Sankîrtana: Canto congregazionale dei santi nomi del Signore fatto ad alta voce.
Sannyåsa: Rinuncia alla mondanità del mondo per dedicarsi completamente alla vita spirituale. Ordine spirituale in cui si
dedicano a Krishna tutte le attività compiute con la mente, le parole e il corpo.
Såstra: Scritture rivelate, i Veda e i Puråna.
Sat:: Potenza del Signore che si riferisce al Suo aspetto di esistenza.
Sat-cit-ånanda: Ciò che è composto da sat (eternità), cit (conoscienza spirituale completa) e ånanda (felicità spirituale).
Spesso viene riferita alla forma trascendentale di Srî Krishna.
Siddhånta: Conclusioni degli Ωastra che sono accettate dagli åcårya. Principi filosofici che delineano il pensiero nella
successione disciplica autentica.
Sikså-guru: La persona da cui si ricevono istruzioni su come proseguire sul sentiero del bhajan è riconosciuta come Sikså-guru o maestro spirituale istruttore.
Sitå: Moglie di Ûrî Råmacandra.
Siva-loka: Pianeta in cui vive il Signore Ûiva e i suoi associati.
Smaranam: Ricordo e meditazione sui nomi, la forma, le qualità e i passatempi del Signore. Smaranam è uno dei nove principali anga della bhakti e deve essere compiuto in relazione al nåma-saõkirtana. Ci sono cinque stadi di smaranam: smarana, dhårana, dhyåna, dhruvånusmuti e samådhi.
Sraddhå: Fede nelle conclusioni delle scritture che viene risvegliata dopo aver accumulato attività pie durante numerose
vite. Questa fede nasce in compagnia di persone sante ed è la manifestazione esterna del seme della pianta della bhakti.
Sravanam: Ascoltare la descrizione delle trascendentali qualità, nomi, forma e passatempi fatta da devoti elevati
spiritualmente. E’ uno dei nove principali anga della bhakti.
Srngåra-rasa: Un altro nome di madhurya-rasa o sentimento devozionale caratterizzato dalla relazione d’amore coniugale.
Sthåyîbhåva: Uno dei cinque elementi essenziali del bhakti- rasa, è un sentimento permanente in una delle cinque
relazioni principali con Krishna.
Suddha-bhakti: Pura devozione che non è mista a karma, azioni fruttifere o jñana, conoscenza monistica e che è priva
di ogni desiderio, eccetto quello di dare piacere a Krishna.
Suddha-sattva: Stato di coscienza caratterizzato da pura
Svarüpa: Forma, identità, natura. La natura e l’identità costituzionale del sè che viene realizzato nello stadio di bhåva.
Svar-loka: Sistema planetario superiore.
Srimad-Bhågavatam: Il Puråna immacolato, l’albero maturo della letteratura vedica, il commentario naturale al Vedanta-Sütra che tratta esclusivamente della pura devozione al Supremo Signore Srî Krishna. Compilato da Srîla Vyasadeva in 18000 versi.
Sugriva: Fratello di Hanumån, devoto di Srî Ramacandra.
Sukadeva Goswåmî: Colui che espose lo Srîmad-Bhågavatam a Parîkßit Mahåråja.
Suta Gosvåmî: Colui che narrò lo Srîmad-Bhågavatam ai saggi di Namiaranya dopo averlo ascoltato da Sukadeva.
Svarüp Damodara: Compagno intimo di Srî Caitanya Mahåprabhu.
Syåma kunda: Laghetto in cui usava fare il bagno Syåmasundar, Krishna.
Tapasya: Accettazione volontaria di austerità allo scopo di distaccarsi dagli oggetti dei sensi.
Tapo-loka: Pianeti superiori dove vivono grandi asceti.
Tattva: Verità, realtà, l’essenza di tutto.
Tulasî: Pianta sacra le cui foglie, germogli e legno vengono usati dai Vaisnava per l’adorazione del Signore.
Uddhåva: Amico e devoto intimo di Krishna.
Upanisad: Trattati filosofici inclusi nei Veda.
Vaidhî-bhakti: Servizio di devozione che segue le regole delle scritture privo di amore spontaneo per Krishna.
Valmiki: L’autore del Ramayana.
Vaikuntha: Il mondo spirituale caratterizzato dall’assenza di ansietà poichè è eterno, pieno di conoscenza e di felicità. E’
predominato dalla presenza del Signore Nåråyan e dalle Sue espansioni.
Vaisnava: Devoto del Signore Krishna o Visnu.
Våmana: Manifestazione del Signore con l’aspetto di nano.
Vånaprastha: Periodo della vita che precede il sannyåsa in cui si inizia a praticare il distacco dalla vita di famiglia e dalla
società principalmente visitando vari luoghi di pellegrinaggio.
Varåha: Incarnazione di Vishnu con la forma di cinghiale.
Varnåsrama-dharma: Sistema sociale vedico che organizza la società in quattro suddivisioni sociali (varna) e quattro stadi di vita spirituale (åsrama).
Varsana: Luogo dove apparve e visse Rådhårånî.
Vastu-siddhi: Corpo spirituale originale che si ottiene quando si è giunti nel mondo spirituale e si entra a far parte dei passatempi del Signore.
Vasudeva: Padre naturale di Krishna.
Vasuki: Re dei serpenti.
Våtsalya-rasa: Una delle cinque principali relazioni con Krishna caratterizzata da un amore simile a quello che nutrono la madre ed il padre di Krishna.
Veda: Conoscenza. Scritture rivelate originali che includono tutta la conoscenza umana.
Vijaya: Residente di Vaikuntha che si occupa di controllarne l’ingresso.
Vipralamba: Amore in separazione. E’ molto vario e i suoi principali aspetti sono: pürva-råga, måna e pravåsa.
Vishnu: Il Signore Supremo, beneficiario di tutti i sacrifici.
Vishnupriya: Emanazione di Laksmidevî e consorte di Srî Caitanya Mahåprabhu.
Visuddha-sattva: E’ l’agente della cit-sakti che si auto rivelae attraverso il quale il Signore e la Sua parafernalia vengono rivelati al devoto.
Visvanåth Cakravartî Thåkur: Grande maestro Vaintava, sesto anello nella successione disciplica dopo Srî Caitanya,

(Tratto dal Bhaktivedanta)

La parola sat significa verità, cosi satsang significa incontro nella verità.
Per verità non si intende la verità su un oggetto o una situazione, ma per verità si intende ciò che stà al di là di qualsiasi oggetto o situazione: l'Essere! Noi siamo abituati a identificarci con ciò che dicono di noi gli altri, con le relazioni, con i giudizi di buono o cattivo della nostra mente condizionata, Satsang elimina tutto questo sapere dell'ignoranza e ti accompagna là da dove sei venuto e dove stai andando. Là dove non vi è azione, non vi è pensiero su qualcosa, ma dove finalmente esisti semplicemente da sempre per sempre.
Per tutti noi il punto di riferimento della  vita è stato "Io",  facendo indagini su questo "Io", non saremo in grado di trovarlo.  Eppure tutti credono che ci sia un "Io" e che siano in relazione con un mondo seperato da esso. I genitori e anche la società hanno rafforzato e portato avanti questo credo; infatti tutta la società lo sostiene. Ma questo non è affatto vero,  questo è un credo sbagliato. Occorre entrare nella quiete, cosi si crea un certo spazio in quale la  "storia"personale  non preme più cosi forte. È in questo spazio sta la possibilità di realizzare, esaminando se stessi, che questo credo non corrisponde alla verità. Una volta intravisto questo, per la persona cambia tutto.
Quando l'"Io" è presente non c'è spazio per il SÈ, e così l'"Io" non può sperimentare il SÈ. Però l'"Io" può svanire per un'attimo e cosi rivelare il SÈ. Quando la mente è quiete, l'"Io" può svanire. È semplicemente presente. Credo che quasi ogni essere umano abbia sperimentato il SÈ. Per esempio caminando in un bosco, c'è il sole e un'uccello ti passa sopra e l'ombra di questo uccello cadde su una roccia e in quel istante tu vedi quest'ombra. In quel istante la mente si ferma e ti rendi conto del calore del sole, del profumo della pineta e l'ombra dell'uccello e di tutto in un'istante. Trovi te stesso del tutto presente, e il SÈ è rivelato. Allora c'è questo incredibile senso di espansione e pace. Questo è il SÈ.
E' una sottile comprensione.
Investigazione del Sé vuol dire indagare nella natura del Sé, o se preferisci, indagare sulla tua Vera Natura. Essa consiste nel porti due semplici domande. Qualsiasi cosa tu stia facendo puoi chiedere a te stesso"Chi sta facendo questo?", "Chi sta guidando l'auto?", "Chi sta preparando la cena?", "Chi si sente stanco?", "A chi stanno venendo in mente questi pensieri?" La risposta a queste domande è sempre "Io". Quindi poni a te stesso la seconda domanda "Chi è questo io?". Non ci sono risposte razionali. Ma l'effetto che ha il porti la seconda domanda è quello di ricondurre la tua attenzione dall'esterno all'interno. Dopodiché l'attaccamento che hai alla storia esterna cambia, e più continui a praticare l'Investigazione del Sé, più la tua attenzione resta rivolta all'interno, alla Fonte.
Puoi iniziare sedendoti ad occhi chiusi e portando l'attenzione su questa pratica. Dopo essere diventato maestro dell' investigazione, potrai usarla tutto il giorno, qualsiasi cosa tu stia facendo, per ricondurre la tua attenzione alla Fonte.
Ramana Maharshi stesso ha detto che questo è il modo più diretto di realizzare il Sé. Comunque, ci sono alcuni requisiti fondamentali per l'Investigazione del Sé. La maggior parte delle persone ha la mente talmente indaffarata ed è così identificata con la sua storia che semplicemente non c'è spazio dove l'Investigazione del Sé possa lavorare. C'è bisogno di lavoro e tempo speso nel conoscere la mente e nel renderla silenziosa. E' importante arrivare ad una mente sattvica, quieta e chiara. Questa è la mente disponibile a comprendere la verità.
Se arrivi ad uno stato sattvico, quando poni a te stesso la domanda "Chi sono io", cominci a vedere che questo "Io",l' "Io" che fa le cose, l' "Io" che crede certe cose, e l' "Io" che giudica le cose, non esiste.
Non è una domanda né intellettuale né emozionale. Inizialmente può essere intellettuale e attraverso di essa puoi arrivare a vedere la verità che tu non sei la mente, forse inizialmente funziona così. Ma quando cominci a porla in uno stato sattvico, scoprirai che può portarti in un posto pieno di pace che è dentro te stesso.
Anche seguendo una tecnica come Zazen o Vipassana si puo' arrivare alla calma e alla pace. Quello che l'Investigazione del Sé suggerisce è che senza alcuna tecnica tu puoi semplicemente essere quieto. Appena chiudi gli occhi e ti acquieti, diventi consapevole di un sacco di pensieri e sentimenti. Essere quieti significa non identificarsi con questi pensieri e sentimenti, non vederli come se fossi "tu". Dopo qualche tempo inizierai a notare gli intervalli che ci sono tra i pensieri, soltanto piccoli momenti di calma...Focalizzandoti su questi intervalli, i pensieri e le emozioni si allontaneranno e tu diventerai consapevole di un vasto, espanso spazio interiore, senza confini. L'essere quieto ha il potere, facendo assolutamente nulla, di condurti alla tua Vera Natura. Quando rimani a lungo quieto, scopri improvvisamente uno straordinario senso di unità e di amore che è già lì, e che ti travolge. Essere quieti non è una pratica. E' solo un cartello stradale che ti guida alla tua Vera Natura. La tua Vera Natura è sempre lì, presente.
Quando scopri che l'investigazione del Sé ti porta alla pace o al vuoto, non puoi più credere alla mente. Non puoi più credere a quest' "Io" separato, a questa separata identità.
Noi perdiamo il contatto con la nostra Vera Natura perché ci preoccupiamo della nostra mente condizionata e di tutti gli eccitanti films che la nostra mente condizionata ci offre. I media, gli amici, la famiglia e tutta la società concorrono tutti insieme a sostenere questo condizionamento e questa mancanza di consapevolezza. Infatti è molto complicato mantenere tutte queste storie, ma la maggior parte delle persone non ha mai neanche considerato il fatto che ci possa essere una qualche alternativa. E per chi di voi lo ha fatto, appena arrivati davvero vicino al Risveglio, avete dovuto affrontare il fatto che tutto ciò che credevate di essere è semplicemente non vero. Appena cominci a vedere e capire questa illusione, cominci anche a vedere che questa è una sorta di morte. Ti assale la paura che se ti lasci andare davvero profondamente, troppe cose cambieranno, e perderai tutto ciò che consideri come te stesso. Questa paura profonda è una parte naturale della mente condizionata.
Un devoto una volta chiese a Papaji: "Io ho qualche piccola esperienza della verità, ma tu Papaji, sembri essere per la maggior parte del tempo nella verità". La risposta di Papaji fu: "Non è così. Quella che tu chiami un'esperienza della verità non è un'esperienza, quello sei tu, e tutto il resto è un'esperienza. Ciò che tu chiami la tua vita è un'esperienza".
Queste parole di Papaji sono molto importanti, perché noi siamo attaccati alle nostre storie personali per tutto il tempo. Papaji diceva "State attaccati al Sé". Bisogna essere vigili.
 
Un Satsang autentico può essere guidato da un Maestro che parla ed esiste dal 4°Stato, Turya o Punto Zero per la Scienza Quantica, non-mente. Partecipare a un Satsang è darti l'opportunità di fare domande e ricevere risposte dall'Energia Universale. Il Satsang è un campo di guarigione, perchè come ben diceva il Maestro Gesù: “La verità guarisce”. Ma Lui parlava di una verità verticale, eterna, immutabile. Restare nel Campo Energetico vicino a un Maestro Risvegliato trasforma il Dna (informazione) stesso, attivando Dimensioni oltre il conosciuto. Partecipare è dunque un immenso regalo che si fa a se stessi, alla propria anima assetata di verità, e infine è l'incontro con l'Essere che sei sempre stato al di là del corpomente. Il Maestro è lo Specchio in cui puoi rifletterti. Origini  Buddha, Osho, Gesù , Lao Tzu, i Maestri Zen, Krishnamurti, Ramana, Mahavira, Krishna, Bodhidharma, Sahajo, Meera Tamo San ecc. hanno dato Satsang o Darshan, in forme differenti, Meera danzava, altri hanno risposto alle domande dei discepoli.    Molti altri Illuminati non hanno dato insegnamenti dopo la loro illuminazione,ma sono rimasti nel silenzio, rendendosi conto della difficoltà a trasmettere qualcosa che non rientra nelle logiche verbali. Sahajo, Meera e Tamo San sono Illuminate in corpo femminile, ma ce ne sono moltissime altre che sono rimaste nel silenzio.Fino ad Illuminati di nuova generazione, Swarup, Avasa, Vedanta ecc. i primi due in corpo maschile; il corpo è soltanto il veicolo della Consapevolezza, lo strumento attraverso il quale l'Energia Universale si manifesta.I Risvegliati di nuova generazione sono veicoli molto importanti perchè traducono in realtà attuale, accelerando il processo di Risveglio, gli Insegnamenti dei più grandi Buddha-Cristo del passato, pur restando unici e irripetibili nella manifestazione individuale e nella trasmissione originale e originaria. Oggi è il tempo in cui il Risveglio è possibile a molti e i Satsang sono un'opportunità per aprire il varco.
Il Satsang è la sacra arena in cui si formano gli intrepidi spirituali. È lo stagno di nettare che concede il beato inebriamento divino e tutte le differenze di casta, credo o paese sprofondano nel loro infimo livello. Orbene lo scopo per cui venite al Satsang è di saturarvi con l'amore di Dio, di sedere nella Sua dolce rimembranza e di  unirvi con Lui. Tutte le cose passate e future, tutte le questioni irrilevanti possono essere risolte nel vostro luogo di residenza. Venite, ma venite con le intenzioni migliori. Accostatevi con la rimembranza del Signore e portatela con voi quando andate via.  Non ascoltate le conversazioni altrui e non parlate ad alcuno a meno che riguardi la Verità. In tal modo trarrete pieno giovamento dal Satsang - altrimenti gli anni passeranno senza alcun vero progresso. Anche se non potete capire quel che viene detto, tuttavia sedete con piena attenzione e ne trarrete beneficio. Se i pensieri sono rivolti altrove, non siete gli unici a subire una perdita, anche gli altri sono influenzati dall'atmosfera impura da voi diffusa poiché i pensieri posseggono una vita propria e un grande potere. Considerate il Satsang come un luogo di purezza; non parlate o pensate a nulla eccetto a Dio e chiunque vi partecipi, è benedetto dall'atmosfera innalzante. Non andiamo al Satsang per incontrare gli amici o per chiacchierare.
    Questo luogo è un santuario come dite voi. Che cosa significa santuario? Un luogo di santità. Dovrebbe rimanere tale, non un luogo di allegria e di giubilo. Mettete in evidenza il fatto che i visitatori esterni vengano con completa devozione e ispirazione. Non fatene un luogo di allegria e di giubilo. Amore: l'amore è forte, capite. Quando entrate, entrate con obbedienza al Maestro; allora che accade? L'atmosfera è caricata, ogniqualvolta entrate, sentite pace di mente  In questo luogo, come vi è stato detto l'altro giorno, si dovrebbe solo meditare, non dormire. Inoltre nessuna allegria o giubilo, badate; venite con timore riverente e spirito di santità. Se lo farete, in un mese o due il luogo sarà caricato.
    Il modo più facile, più breve e più semplice per ottenere maggior beneficio è di perdervi completamente nella santa presenza di un Sant Satguru. In realtà è questo il significato di Satsang. Swami Ji dice: “O Anima, almeno oggi sii assorta interamente nel Satsang!”.
    Allora la domanda è: “Che cos'è il pieno o completo assorbimento?”. Significa che in compagnia di un Santo, uno dovrebbe dimenticare non solo il posto dove è seduto, ma diventare del tutto immemore dell'ambiente circostante e dissolvere il proprio essere perdendo ogni coscienza ad eccezione della santa presenza del Maestro. Questo annullamento di sé è chiamato “assorbimento”. Quanto più ci svuotiamo della nostra mondanità e meschinità, tanto più siamo saturi della grazia proveniente dalla Sua presenza divina. Ecco il segreto di un Satsang coronato da successo. Scusatemi, quando dico che raramente troviamo un Satsang o la compagnia di un Maestro veramente perfetto, poiché tali anime avanzate - anime unite con il Signore – sono davvero rarissime. È difficile trovarle e riconoscerle e, se per qualche buona ventura ci imbattiamo in un Uomo-Dio, non sappiamo come derivare il massimo beneficio dalla sua compagnia o Satsang. Il modo per trarre il massimo da tale rara opportunità è che si dovrebbe cercare di andare al Satsang il più presto possibile e di sedere silenziosamente in uno stato d'animo devoto, svuotando la mente da tutti i pensieri mondani nell'angusta presenza del Maestro e assorbendo interiormente le sue parole di saggezza. Se sedendo vicino al fuoco sentiamo caldo e la prossimità di un ghiacciaio infonde un brivido di freddo, non v’è ragione per cui uno non debba essere influenzato dall'aura divina di un Santo-Maestro, la cui radiazione ha un raggio d'azione inconcepibilmente grande.
    Al Satsang c'è una grande carica ma dovete sintonizzarvi con essa; non è bene sedervi là e basta. Per giunta, la vostra attenzione dovrebbe essere rivolta solo al Maestro; anche se fisicamente siete distanti migliaia di chilometri da Lui, potete provare gioia nel Satsang. Naturalmente c'è un maggior beneficio nell'essere completamente attenti quando siete vicini alla Sua presenza fisica, poiché ottenete una carica diretta. Ma non importa dove siete, nondimeno avrete aiuto con la ricettività. Alcuni chiedono: qual è veramente l'effetto del Satsang? Bene, se legate un cavallo selvaggio a un palo, ovviamente cerca di fuggire, però quando raggiunge la fine della cavezza, si arresta con uno strattone. Magari tenta di fuggire diverse volte, ma si ferma sempre con la fune. Il Satsang ha un effetto simile sulla mente: dopo aver provato alcune volte, l'inclinazione a fuggire decresce finché alfine impara a calmarsi. Il Satsang purifica altresì i lezzi provenienti dalle abitudini della lussuria, ira, avidità, eccetera purché la persona sia ricettiva. Si trasforma. Nel Satsang siete investiti dal flusso di misericordia e in tal modo ottenete il massimo beneficio. Eliminate tutte le imperfezioni, ad una ad una; ecco perché vi ho suggerito di tenere il diario. Il suolo, una volta diserbato, è pronto per la semina e poi ha inizio la vera crescita. Se non si tolgono i piccoli ciottoli e le pietre, il seme può germogliare, ma non darà frutto.
    Quando andate da un'anima realizzata per ottenere la giusta comprensione, fatelo con tutta umiltà, mettete da parte le vostre opinioni. Quel che sapete, sapete.  Mentre siete con Lui, cercate di capire quel che sta dicendo. Considerate il livello da cui sta parlando e poi comparate con la vostra conoscenza. Molti esiteranno ad andare da Lui per orgoglio della propria conoscenza; l'uomo che ha acquisito una posizione mondana considerevole non andrà, è esaltato dal proprio potere; un ricco non andrà, perso nella superbia della ricchezza. Ricordate, non si può corrompere una persona che ha realizzato Dio col denaro, con la forza o impressionandolo col potere. Quando andate da Lui, mettete da parte le vostre idee - dopo tutto nessuno può rubarvele!  Facciamo l'errore di giudicare quel che sta dicendo in base a quel che già sappiamo: “L'abbiamo già sentito”, “ha detto così e cosà”, eccetera. Fratelli, dirà tutto questo e altro poiché deve parlare al livello dell'uomo per una maggiore comprensione, citerà molte verità enunciate da altri in modo che il ricercatore trovi la propria strada con più facilità. Ma rimane il fatto che se il ricercatore vuole ricevere, deve calmare l'intelletto un momento e sedere con umiltà totale.
    Sono felice che abbiate una stima maggiore del valore dei Satsang, che sono sempre ispiratori, giovevoli e utili giacché irradiano con profusione l'amore e la grazia del Maestro. Tutti i presenti ricevono gli impulsi di vita dal Potere del Maestro. Negli incontri di gruppo la congregazione intera assimila la grazia traboccante del Maestro e occasionalmente l'uditorio sperimenta la Presenza radiante del Maestro. Tali incontri possiedono un profondo significato ispiratore e dunque dovreste esserne affezionati con tutta l'amorevole devozione.
    Satsang è il nome che diamo alla compagnia di un'Anima risvegliata. Un Satguru fa un Satsang. Dove andrete per realizzare Dio?  Al Satsang dove l'Istruttore, Sant o Maestro ha realizzato la Verità ed è competente per impartire questa saggezza ai presenti.  In verità,  il Satsang è la medicina per quella malattia e dolore che provengono dall'ignoranza della verità, per cercare la risposta a: esiste Dio e come realizzarlo? Hazur Sawan Singh Ji diceva che i Satsang servono all'utilissimo scopo di una siepe protettiva attorno al campo del Bhajan e Simran, affinché questi processi vitali e datori di vita continuino a svilupparsi e a prosperare a dispetto della vita altrimenti indaffarata nella famiglia e società, nelle rispettive professioni e cose simili.
    La prima cosa che il Potere Negativo fa allorché vuole dominare un'anima è di farle sospendere le pratiche del Bhajan e Simran. L'individuo nota che c'è sempre qualcosa a distrarlo dalla meditazione. Ecco il primo metodo e secondariamente intrufola questa domanda nella mente: “Perché vai dal Guru e al Satsang?  A che pro?”. Il Satsang è l'unico luogo dove si può compiere una svolta decisiva e si raggiunge una consapevolezza dei propri misfatti. Pertanto il Potere Negativo cercherà di persuadervi a non andare. Se avrete la forza di ignorarlo, allora vi suggerirà semplicemente di andare a inchinarvi e poi di allontanarvi. Insinuerà nella mente tutti i tipi di dubbi e anziché trarre il massimo beneficio dal Satsang, la persona tornerà a casa con nulla fuorché malcontento o gli effetti negativi dei pettegolezzi e delle maldicenze ad opera di altri individui titubanti. Il Potere Negativo adopera queste due armi potenti in continuazione.
    Simile è il caso della regolare partecipazione al Satsang. Possiamo sviluppare quest'abitudine andando a vedere regolarmente il Maestro e partecipando ai discorsi saturi di conoscenza divina. Spesso si osserva che le persone con una scarsa preparazione tendono a crescere spiritualmente avvantaggiandosi dalla radiazione del Potere del Maestro nell'atmosfera caricata. O fratelli, mantenete il legame col Satsang e tutti i vostri torti saranno riparati. Anche la vita terrena avrà buon esito. Lo stesso corpo fisico è benedetto quando siede nel Satsang. Il Satsang serve come un recinto protettivo attorno al santo seme della spiritualità, uno gode la radiazione divina e ottiene chiarezza di visione. Non è opportuno perdere il Satsang per dedicare tempo alla meditazione.
    DOMANDA: Vorresti discutere il comportamento dei bambini piccoli al Satsang e alle meditazioni?
    IL MAESTRO: Penso che per questo tu possa delegare qualcuno che sieda fuori con i bambini. Deve sacrificare tempo per il bene altrui oppure le madri devono tenerli tranquilli: una delle due cose.
    Il Satsang appartiene al Maestro e ogni iniziato ne è parte integrante, può contribuire all'atmosfera generale dando un esempio nel vivere secondo gli insegnamenti. Cristo disse: “Fate che le mie parole dimorino in voi e voi in me”. Le parole del Maestro sono il Maestro e il Maestro non può essere separato dalle Sue parole. L’importanza della partecipazione ai Satsang o riunioni spirituali non può essere sottolineata a sufficienza. Partecipare al Satsang è come avere un recinto protettivo attorno alla vostra meditazione; accresce pure lo stimolo a meditare.  Partecipate al Satsang anche se il tempo è limitato. Cancellate qualche altro appuntamento per questo, se necessario, giacché i benefici del Satsang sono inestimabili...
    Partecipate al Satsang e abbiate il vantaggio di un recinto protettivo attorno alla vostra meditazione. Una volta chiesi ad Hazur Maharaj: “Quali sono i tuoi ordini riguardo al Satsang?”. Rispose: “Se sei molto malato, confinato nel letto ma ti puoi muovere, allora partecipa al Satsang”. Notate che egli non disse se hai la forza di camminare allora partecipa al Satsang: da questo unico esempio si può capire quanto sia importante.
    
 Cristo disse: "Fate che le mie parole dimorino in voi e voi in me". Le parole del Maestro sono il Maestro e il Maestro non può essere separato dalle Sue parole. Il Satsang è una scuola dove è seduto qualcuno che conosce Dio, vede Dio ed è competente a dare agli altri una dimostrazione del Dio in loro, un certo capitale iniziale. La parola satsang significa effettivamente unire l'anima con l'onnipervadente, eterno Dio. Questo è possibile solo quando la nostra anima si distacca dalla mente e dalle facoltà esteriori. Solamente quando conosciamo noi stessi, riusciamo a conoscere Dio che è onnipervadente, che controlla tutto, nel quale viviamo ed abbiamo il nostro essere. 
Essendo l'Assoluto tutt'uno con se stesso, non ha modo di sperimentarsi nella maniera usuale che si associa con l'esperienza. Normalmente quando pensiamo all'esperienza c'èla sensazione di colui che fa esperienza, la cosa che viene sperimentata e l'esperienza stessa. Dico allora (e anche i maestri lo dicono) che questa triade di esperienza, cioè, colui che fa esperienza e la cosa che viene sperimentata sono tutti un unico gioco della stessa coscienza. Ancora, una volta che la coscienza o l'essere opera nel corpo, quell'essere, che è puro in essenza, va attraverso un' intera serie di esperienze. Così che, per un pò, lo stesso essere si esprime e fa esperienza di tutti questi diversi e mutevoli stati: crescita, infanzia e giovinezza… Deve passare attraverso questo. Tutte le ribellioni, tutte le frustrazioni, ogni espressione emozionale verranno attraversate. Ancora una volta, è solo l'essere che fa esperienza, ma le esperienze si intensificano quando questo è racchiuso nell'identificazione "sono il corpo" "sono una persona". Questa identificazione mente-corpo che è stata assunta dall' essere, lo imprigiona in questo modalità: "sono una persona". Per di più qualunque cosa stai attraversando, il flusso di pensieri ed emozioni, tutti i piaceri e le difficili situazioni della vita umana, sono solo sensazioni che avvengono nell'essere. L'invito del Satang è sempre quello di riportare l'attenzione indietro, ricordando che :"sei solo coscienza". L'individualità non è per te, non è stabile e non è il tuo stato originale. Non è costante, è mutevole. Qualunque cosa puoi dire di te stesso non è vera. Puoi avere delle forti sensazioni riguardo ad alcune idee, giudizi ed emozioni ma non sarai in grado di rimanere in quello stato, perchè ogni stato muta. Tu rimani pura coscienza.
Quando è presente l' identificazione che la coscienza ha formato con il corpo e la credenza "sono il corpo", allora la coscienza non si riconosce più come coscienza stessa. È solo cosciente di se stessa ad un livello mente-corpo e così cade nella confusione. La coscienza che si è identificata diventa il responsabile della vita. È solo sulla base della identificazione che ci sembra di andare attraverso molte avversità, avere la sensazione di essere separati, avere paura, lottare ed essere in conflitto con gli altri, o potrei dire, con altri stati della coscienza. Come puoi vedere questo mondo è arrivato ad uno stato molto problematico, questo perchè le varie identificazioni della coscienza hanno formato la sensazione di un "me" separato e indipendente, differente dall'altro.  Tu potresti dire che sei completamente questo essere umano. Che cosa significa? Significa che la coscienza operativa dentro la struttura della qualitàdella forma umana avrà un certo campo di identificazione e di espressione che è unica alle speci dell'essere umano. Va bene ,ma come coscienza tu sei in grado di immergerti profondamente. Immergersi profondamente significa interrogare te stesso. Interrogare non solo quello che stai percependo ( che tende a portare la tua attenzione fuori di te) , ma indagare colui che percepisce, il quale conduce la tua domanda verso il cuore. Immergiti profondanente e non cedere finchè non avrai toccato la base, il fondo dell'oceano, il posto più profondo. Quando tocchi il fondo dell'oceano tu rimarrai come il fondo dell' oceano, come essere. Questo essere non è altro che te stesso. Quel te stesso/essere è contenuto in questa senzazione, in questa naturale, soggettiva, auto consapevolezza, " Io sono".  L'"Io sono" è il principio divino in questa forma. Quando si associa con il corpo e con le forme cade in una identitàsecondaria, dal principio divino allo stato terreno. Cade dal cuore alla mente. Non aggrapparti troppo fortemente a queste descrizioni, sono solo la fragranza. Afferra il profumo. Lascia che ti conduca alla sorgente da dove viene. Quella sorgente non è altro che te stesso.  Normalmente, alcuni stimoli si manifestano nel corpo e sono percepiti sulla base dell'idea che abbiamo di noi stessi, sui nostri condizionamenti, sul nostro sistema di valori che è unico, sui nostri giudizi e su cosa abbiamo imparato. Qualunque cosa sorge in noi passa attraverso il filtro del giudizio – " questo è buono" o "questo è cattivo" – e ci sforziamo molto per controllare la nostra condotta e comportamento. Di solito va bene, perchè se per noi l'identificazione è molto forte, allora dobbiamo seguire codici morali e abbiamo il senso di che cosa è giusto e cosa è sbagliato, così da abbandonare ciò che è sbagliato e perseguire ciò che è giusto. Questo è il modo migliore una volta che c'è l'identificazione : fai del bene, evita il diavolo, medita, mangia bene, fai esercizio. Tutte queste cose; sono buone. er la coscienza che è ornata a casa, che è ritornata a se stessa in purezza, che ha indagato la pretesa di essere separata e di essere una persona, e che ha visto con chiarezza che tutto questo èdovuto alla formazione di pensieri, idee e concetti che sono stati in qualche modo infusi nella pura coscienza , è riconosciuto che la coscienza da sola non ha qualità. Queste cose non sono veramente connaturate in te, ma appaiono solo attraverso l'identificazione, ed èsu l'identificazione che queste qualità hanno un impatto. Ma chi è l'ultimo profeta? Qualcosa testimonia tutto questo, osserva il passare e il sorgere di tutti questi pensieri che precedentemente venivano considerati concreti e reali e adesso sono visti come il gioco dell' umore. C'èun vapore di sensazioni che sorge nella coscienza ma adesso è stato capito che " quello non è me". Per quella coscienza, è molto differente: non c'è bisogno di sopprimere niente e non c'èbisogno di contollare. Semplicemente perchè uno realizza che tutto è la formazione dell'identificazione. Perciò,se adesso sorge uno stimolo a fumare, o andare fuori o qualsiasi altra cosa, e non c'è identificazione, il giudizio non si manifesta. È compreso che si tratta semplicemente di un movimento nell'essere, come un desiderio dell' essere, sia che il sapore sia meraviglioso o no. Colui che valuteràla bellezza o la non bellezza non è presente. Così ciò che sorge è pura sensazione spogliata del significato che gli sarebbe stata data dai condizionamenti.. Sorge dentro l'essere come pura coscienza.. non c'è niente da resistere o combattere contro perchè non c'è più 'altro' , e così neanche il senso di andare contro. Tutto è sensazione nella coscienza. Chi può descrivere lo stato di costui? Da che cosa sei limitato? Il corpo è lì; perchè il corpo è lì, la coscienza è lì ,la forza vitale è lì, pensieri e sensazioni saranno presenti. L'oceano contiene ogni cosa: acqua, pesci, bolle, onde, conchiglie; l'oceano comprende ogni tipo di creatura. Similmente,ogni tipo di espressione,movimenti, qualità sono compresi nell' oceano della coscienza. Il nome di quella coscienza è "io sono". Io sono. Tu sei addiritura dietro la parola "io sono". Anche quando dici 'io sono', tu sei già lì a sentire quell' 'Io sono'. Io sono è solo un' etichetta, un segno per puntare a ciò che sei.   Nella domanda stessa , la mente è indirizzata ancora verso la sorgente.  La sorgente è tutto quello che c'è, e tutto questo èsolo per portare l'attenzione alla sorgente. Questa sorgente è la sorgente di ogni cosa. Tu come questa sorgente, sei quello vero che contiene tutta la pace, la gioia, la fermezza; irremovibile,infinito,eterno. Tutto ciò, tu potresti dire,è la natura di quel che è. Ciò che è, non può essere indicato o espresso con nessun termine, nessuna parola. È tutt'uno con se stesso. Io sono 'quello'. Io sono l'indescrivibile, l'intoccabile, l'inconoscibile, al di là dell'esperienza della mente. Spogliato di ogni definizione, titolo, associazione, e di tutte le qualità. Spogliato di qualunque cosa che è percepibile fenomenicamente, spogliato dei cinque elementi e dei loro giochi. Io sono. Non sarò, perchè non posso parlare di me stesso come "Io ero" o "Io sarò". Io sono è l'espressione più vera. È il vapore che esce da questo essere infinito. Stai qui. Per coloro che sono venuti qui, qualsiasi cosa sorge per te, l'invito è di toccare la base, dissolversi, e essere base. Dopo di ciò fai quello che ti piace. Questo non è mia preoccupazione. on è mio interesse, perchè le attività non sono contrarie alla verità. Ma le attività che sono indotte o rivendicate dal senso di separazione o di identità sono causa di problemi, perchè l'idea che uno sia questo o quello e la credenza che c'è dietro quella convinzione, è totale delusione, totale illusione, non è vera. Per prima cosa questa identificazione deve essere battezzata in questo vedere- e questo vedere è essere . Tu devi riconoscere te stesso come questo essere. Non in modo intelletuale ma dissolvendo l'identità. Come può l'identità dissolversi? Riconoscendo che qualsiasi nozione ho di me stesso e della verità sono semplicemente nozioni, non sono vere. Io le rinnego, le rigetto. Qualsiasi pensiero sorge e la tentazione di incapsulare il senso di me stesso in loro. Non toccare un solo pensiero; come sorge tieni la tua mente neutrale. Stai come vuoto. Quel vuoto può lavare qualunque cosa. Tutte queste sensazioni stanno venendo a galla, tutte queste bolle stanno andando verso la superficie e così deve essere. Non le toccare. C'è stato un tempo quando tu non saresti stato capace di fare questo; e poi vedrai "non sono capace di fare questo" è anche questo un pensiero. Non faccio niente. Rimango solo come questo.. Questo è silenzio. Questo è vero silenzio, senza sforzo. Inizialmente però a causa della tendenza di identificarsi con la mente e con colui che è il responsabile, con il senso "sono l'artifice", questa verità ti verrà a mancare. Perchè l'inclinazione dell'autore è quella di fare qualcosa, non fare niente, Stai vuoto,osserva. Qualunque cosa sta sorgendo, qualunque sensazione, tu non sarai il poliziotto che dirige il traffico .'Quell'"io"che proverebbe a sopprimere e dirigere, è il solo modo in cui ho imparato a essere, quello che ho creduto essere me stesso. Adesso posso vedere chiaramente che è solamente un pensiero che sorge in me. Non lo tocco adesso .' Che Cosa rimane? Che cosa rimane? Quell' Io sono. 'Io' come qualsiasi informazione, 'tu' come qualunque informazione non significa nulla; non è verità.  Che cosa è vero? Che cosa rimane quando non c'è 'io sono'…, 'tu sei'…,non prendere niente per te stesso, e te stesso sarà ciò che rimane. È così; sia che lo realizzi oppure no. Realizzalo e vivi nella pienezza del vuoto.  Fino ad adesso, tu sei stato sotto l'impressione che i pensieri che avevi riguardavano te. Tu hai visto qual' è stato il prezzo e il costo ad abbandonarsi a tali pensieri! Non ti hanno portato nient' altro che infelicità. Sono stati pieni di promesse per una vita migliore, aumentare la gioia e il successo in questo mondo. Pochi fortunati hanno visto attraverso questo, e hanno visto che non è così.Queste promesse sono come le promesse dei politici, molto dolci ma non fruttano, non portano quello che asseriscono.Tu hai visto attraverso ciò e hai sentito l'impatto del peso di promesse e desideri incompiuti. Così la tua frustrazione ti ha portato al Satsang, ti ha portato quì.  Io sono satsang. Questa non è una affermazione personale.Io sono satsang. Il gioco del satsang sorge in me, e tu sei arrivato al satsang. Questo satsang non è un posto. Non c'èuna mappa per arrivarci. Questo atsang avviene in te. Questo "Io sono" è il tuo proprio te stesso. La Coscienza ti ha presentato questa meravigliosa opportunità: Ritorna da me. Questo me è il tuo proprio te. Non toccare niente. No tenerti compagnia con nessun pensiero. Butta via ogni cosa. Butta anche il tuo vero io, i pensieri su te stesso e stai solo come quello che rimane.