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sabato 21 aprile 2012

cibo d'amore


San Gerolamo fu uno strenuo difensore della pratica alimentare cristiana delle origini, il vegetarianesimo. Nella famosa, ma poco letta, Adversus Iovinianum egli scrisse: “…dopo la venuta di Gesù non possiamo più mangiare carne.” San Gerolamo conosceva bene la Genesi, avendola tradotta, e nelle parole divine l’uomo viene chiaramente indicato come vegetariano, ha anche smascherato il cosiddetto permesso, dato dopo il Diluvio, di mangiare carne, definendo quel passo come una interpolazione tardiva, indice di un basso periodo spirituale. 
Comunque sia la venuta di Gesù costituisce per il Santo la venuta della perfezione originaria, e la vittoria sul peccato originale consente a ogni cristiano sincero di tornare ad una alimentazione pura e non violenta. San Gerolamo non destinava tale pratica alimentare solo a sé stesso o a quei pochi che volevano dedicarsi ad una severa pratica ascetica. Ma nelle sue lettere egli invita ogni cristiano autentico alla pratica vegetariana. 
“ Ciò che i Bramani dell’India ed i gimnosofisti dell’Egitto osservano, cibandosi unicamente di farina di orzo, di riso e di frutta, perché una vergine di Cristo non deve farlo in modo completo? […] Si cibi di legumi, semola…[…] …lo facciano i seguaci di Iside e di Cibale, i quali, nella loro ghiotta astinenza, divorano fagiani e tortore fumanti…” 
Queste parole sono rivolte ad una madre cristiana che deve educare sua figlia e San Gerolamo indica nei dettagli la prassi educativa che può rendere solida la spiritualità cristiana. Sono attualissime queste indicazioni che dovrebbero ispirare il cristiano di oggi, portandolo a chiedersi come mai in altri cammini religiosi è insita la dieta vegetariana e in quella cristiana no; abbiamo in altri testi spiegato i motivi storici che hanno portato all’abbandono graduale di tale prassi, ma San Gerolamo ricorda al cristiano che la sua perfezione non può essere da meno rispetto ai cammini indicati dalla spiritualità indiana. 
In un passo biblico Dio stesso manda il cibo agli uomini attraverso i suoi angeli: “Elia, fuggendo Gezabele, giace stanco sotto una quercia, ed è svegliato da un angelo che viene da lui e gli dice: «Alzati e mangia». Egli guardò, ed ecco, vicino alla sua testa, un pane di spelta e una brocca d’acqua. In verità, Dio non poteva mandargli vino aromatizzato, cibi cotti con olio e carni battute?” Certo, poteva, ma non lo ha fatto…Dio manda solo cibo che ha origine dall’amore e che all’amore ci riporta. San Gerolamo ci indica che dopo Gesù ognuno di noi può essere servito dallo stesso angelo, come accadde ad Elia. 

lunedì 16 aprile 2012

il ponte tra i mondi

«Il tuono non è più la voce di un dio furente né il fulmine è l'arma della sua vendetta.
Nessun fiume contiene uno spirito né l'albero
è il principio vitale di un uomo, i serpenti non sono
personificazione di saggezza né alcuna grotta di montagna
è dimora di grandi demoni.
Nessuna voce parla più all'uomo, oggi, venendo da pietre, piante o animali,
né l'uomo si rivolge ad essi convinto che lo possano udire».
C.G. Jung

Sciamano deriva da shaman, una parola dei Tungus della Siberia e si riferisce ad un uomo o donna che ha la capacità di “viaggiare” in uno stato alterato di coscienza. Infatti, ciò che differenzia una persona ordinaria da uno sciamano è la capacità di entrare in uno stato alterato di coscienza per compiere un “volo magico” in una realtà parallela, percorrendo un axis mundi che collega i tre livelli di esistenza o i tre differenti piani di realtà: il mondo sotterraneo, l’ intermedio e il mondo superiore che, collegati fra loro dall’axis mundi, rappresentato dal Monte Meru, o dal Pilastro d’oro, o dall’arcobaleno, ponte di collegamento fra noi e il mondo degli spiriti.
Il mondo superiore è associato al cielo nel quale le stelle sono viste come “finestre sul mondo”, il mondo intermedio è dove gli esseri vivono e il mondo sotterraneo dove gli spiriti delle malattie e l’anima dei morti dimorano. Lo sciamano dunque non è che un anello di congiunzione, un ponte fra gli uomini e gli dei. Nel mito sciamanico si narra che nell’Età dell’Oro gli uomini avevano la capacità di muoversi nei tre mondi-sotterraneo, intermedio e superiore-, di dialogare con gli Dei, le piante, le rocce, gli animali, senza una distinzione fra sogno e realtà. A causa di un peccato di arroganza, il ponte che univa i tre mondi crollò, e il viaggiare fra questi mondi fu concesso solo agli Dei, agli spiriti e agli sciamani. Davanti ad un problema da risolvere egli, anziché usare il pensiero razionale, si rivolge ad esperienze interiori. Usando l’astrazione e il simbolismo, si lascia andare al flusso delle immagini del suo inconscio, senza lasciarsi intrappolare dal giudizio critico dell’attività intellettuale per rivolgersi ad una memoria antica che non può essere conosciuta nello stato normale di coscienza.
Elemire Zolla sostiene che “La malattia divina può essere lenita solo in modo rituale e curato soltanto attraverso l'iniziazione. Il rito sciamanico rappresenta l'unica cura della malattia divina, attraverso il rito cambia di valenza, trasformandosi in uno stato di salute che è diverso dal normale star bene. In effetti, la malattia divina e la sua cura ritualizzata evocano il dramma archetipico di morte e rinascita, associato ovunque all'ingresso nella professione sciamanica guaritrice. La malattia sciamanica si presenta in modi ben precisi: mali cronici curati a lungo senza successo - deperimento psico fisico progressivo del malato - alternanza di stati alterati di coscienza ed incoscienza - tremiti e convulsioni  Altre indicazioni che il malato deve diventare sciamano/a sono l'ereditarietà, per cui un parente stretto defunto era sciamano e ora la sua anima è alla ricerca di un nuovo corpo veicolo; attraverso una divinazione che indica il futuro da sciamano del paziente, e ancora, se le condizioni di salute del malato migliorano mentre sì svolge una cerimonia sciamanica e se il paziente comincia a tremare ed entrare in trance quando lo sciamano inizia a battere il tamburo che per lo sciamano è la rappresentazione del cielo e della terra, del mondo sotterraneo, luogo di incontro di forze misteriose, campo di battaglia dell'eterna lotta fra il bene e il male. 
L’attività sciamanica è caratterizzata non dalla possessione da parte degli spiriti, ma dal controllo su di essi:lo sciamano rimane vigile, determinato e concentrato nel suo non facile compito, recitando la parte dell’attore, del regista, del danzatore cosmico, del cantastorie universale, del traduttore di antiche saggezze che l’uomo moderno ha dimenticato. Nella cultura sciamanica, lo scopo della vita è lo sviluppo spirituale personale. Lo stato di salute non e’ solo assenza di malattia, è armonia con l’ambiente, è un’intuitiva percezione dell’universo come una trama di un tessuto, con i fili interconnessi, è mantenere una comunicazione con gli animali, le piante, l’acqua, le stelle, è la consapevolezza che non c’è differenza fra la vita e la morte, che noi siamo parte del Tutto. La malattia è vista come un qualcosa che dall’esterno si inserisce nel corpo di una persona e che necessita di essere rimosso o eliminato. Il problema principale non è l’elemento esterno, ma la perdita della forza, del potere spirituale personale, che, creando debolezza e disequilibrio, permette l’intrusione. Questa concezione di malattia non si discosta da quella della medicina allopatica secondo la quale è l’intrusione di un fattore esterno al corpo-virus-batterio o altre invisibili elementi dell’ambiente-che, in un momento di debolezza del sistema immunitario, causa la malattia. Lo sciamano, come medico religioso, diagnostica la malattia attraverso l'auscultazione del polso (sinistro per la donna, destro per l'uomo) la cui velocità rivela l'attacco di una strega, o di un buth, fantasma. La guarigione è quindi, dal punto di vista sciamanico, un fatto spirituale in quanto le malattie hanno un’origine spirituale e dagli spiriti possono essere risolte. La perdita dell’anima, intesa come energia vitale, è la più grave forma di malattia spirituale che dà origine a quella fisica e lo scopo della pratica sciamanica è di prevenire questa perdita, nutrendo l’anima e impedendole di “vagabondare”. L’immaginazione può influenzare e dirigere i processi del corpo e quindi anche il passaggio dalla malattia allo stato di salute. Ciò che serve è unicamente la trasformazione della coscienza in una realtà dove, in modo intuitivo e non intellettuale, ascoltare e tradurre i messaggi che arrivano dal proprio corpo, dalla mente e dallo spirito. Questa trasformazione permette la fusione della nostra mente con quella Universale, con un potere che è dentro di noi e dà significato e sostanza al nostro esistere, permettendoci di diventare sciamani e di condividere la loro concezione secondo la quale tutte le parti del creato sono interconnesse e influenzano sia sul piano fisico che psichico. Gli oggetti che noi percepiamo con i sensi sono manifestazioni di una più ampia rete di energie, impregnati di coscienza e quindi vivi.  c’è bisogno di recuperare il ruolo costruttivo dello sciamano ed imparare noi stessi ad essere sciamani, per riappropriarci di un antico potere che ci appartiene, per recuperare il dialogo con gli spiriti degli animali in un periodo in cui molti si sentono estranei agli istinti vitali, per riconquistare la libertà di muoverci da una realtà all’altra scegliendo quella che soddisfa i nostri bisogni ed usare la nuove conoscenze così acquisite per nutrire il nostro essere, per prenderci cura di noi stessi e degli altri con amore e compassione, per sentirci “a casa” nell’Universo, per salvare noi stessi e l’ambiente.

venerdì 13 aprile 2012

all alright



I want him to know
What I have done
I want him to know
It's bad

I want him to know
What I have done
I want him to know
Right now

Maybe it's time tomorrow
Or maybe today
It is not right
Now it's better
Now we'll know
Now he'll know
What I am telling

I'm sitting with you
Sitting in silence
Let's sing into the years, like one
Singing in tune, together
A psalm for no one
Let's sing in tune
But now it's home

You sing into the night now
Just sing on for me
You sing into the night

You...
You stay to be alright

"Ciò che Dio ha detto alla Rosa
e che ha fatto sbocciare la sua bellezza...
l'ha detto al mio cuore"
Rumi

 

Le lettere ebraiche sono una forma di energia e vibrazione
simile ad un flusso di energia,
sono simboli universali di meditazione che trascendono ogni religione, razza, e concetto di linguaggio.
I 72 Nomi di Dio sono indirizzati a tutti i popoli
come strumento per connetterci con la Luce,
il loro potere si diffonde tramite schemi presenti nella loro forma,
nelle loro linee e curve.






bet      kaf      lamed

31. LEKAV
Portare a termine ciò che si inizia
Noi abbiamo il potere di portare a termine ciò che abbiamo iniziato,
in particolare i compiti e gli obiettivi di natura spirituale


22 lettere


ALEF

a" unione degli opposti"
Forma: Acque superiori e acque inferiori, con il firmamento ` nel mezzo. Il firmamento separa ma anche unisce i diversi campi di energia nel cosmo. Le acque superiori sono l'amore divino (Chesed), quelle inferiori sono le emozioni umane. Il firmamento e’ il canale che le unifica, costituito dal 'servizio divino'. Acque superiori: 'Luce che circonda i mondi'; acque inferiori: 'Luce che riempie i mondi'; firmamento: segreto della"Restrizione" e dell' "impressione" (reshimo)
Nome: "Alefkha’ Hokma’" (Giobbe 33,33) "Ti insegnero’ la sapienza". La potenza di Dio di insegnarci la sua sapienza infinita. "Alufo’ shel olam" = "Il capo dell'universo": l'assoluta sovranita’ di Dio, controllore e re supremo del cosmo.
Numero: Uno = l'unita’, base e chiave di ogni numero, di ogni conto. L'unita’ del popolo di Dio. L'unita’, del popolo di Dio. L'unita’ di Dio ("Shema’ Israel YHVH nostro Dio YHVH e’ UNO").

BETH


b"La casa dalla scelta"
Forma: Un recipiente chiuso da tre lati (Est, Sud,Ovest) e aperto da un lato (Nord), per dare la possibilita’ al male di a esistere, onde vi sia 'libera scelta '. Due stati di conoscenza di Dio: essoterica (aperta) ed esoterica (chiusa).
Nome: 'Casa', la casa dell'universo. Beth e’ la prima lettera della Tora’, la lettera della creazione. Il lato femminile dell'anima, il concetto di 'ricezione', di disponibilita’. Rettificazione finale di tutta la realta’, che deve divenire la "casa di Dio" (Beth e’ l'iniziale di 'berakha’' = benedizione).
Numero: Due. Inizio della pluralita’, della creazione. Segreto dell'anima che ama Dio (neshama’= 'mishne'); l'anima e’ seconda solo a Dio. Dio e’: 'il paradosso di ogni paradosso, in quanto appare duplice, ma la sua essenza ultima e’ al di la’ di ogni dualita’.

GHIMEL

g"Ratzo va-shov"    ("correvano e ritornavano" - Ezechiele 1,14))
Forma: una persona nell'atto di correre. Potenza del movimento. Ogni anima e’ in costante movimento; corre al di fuori di se stessa fino a Dio, e ritorna in se’ per servirlo meglio. Potenza di progredire, di lasciare l'insoddisfacente per cercare il divino.
Nome: 'gmilut hasadim' = elargire carita’ e beneficenza. Oppure: 'cammello', simbolo di un lungo viaggio al sud, in cerca di sapienza.
Numero: Tre. Numero di stabilita’ e di equilibrio. Tre elementi, Fuoco, Aria, Acqua, che riposano su di un quarto, la Terra. Il popolo di Israele e’ tripartito: Cohanim, Leviim, Israelim; vi sono tre patriarchi: Abramo, Isacco, Giacobbe. La Tora ha tre parti. Le tre 'estremita’ di Keter': la triripartizione all' interno della Luce Infinita. Numero di forza e di durata: "ha chut ha-meshulas lo bi-mahera’ inatek" (Qohelet 4,12) = 'la corda triplice non verra’ spezzata con facilita’'.

DALET

d"Nullificazione di se stessi"
Forma: una persona umilmente inchinata, la potenza di annullare se stessi e il proprio ego.
Nome: 'delet' = porta. Il farsi piccoli e il piegarsi di fronte alla volonta’ di Dio sono la porta della crescita dell' anima. 'Dalut '= poverta’ (Dalet e’ il povero al quale il ricco, Ghimel, dona con abbondanza). Capacita’ dell'anima di riconoscere la propria poverta’.
Numero: quattro. I quattro elementi della Creazione. I quattro stati della materia (solido, liquido, gassoso, in combustione). Le quattro madri di Israele: Sara’, Rebecca, Lea, Rachele. Quattro lettere del Nome di Dio: Yod - He - Vau - He. Quattro e’ il numero minimo di fasi di discesa della creazione.

HE

h"Rivestimenti dell'anima"
Forma: le tre dimensioni dello spazio, simbolo della rivelazione di ogni idea nascosta. I tre rivestimenti della potenza dell'anima: Pensiero, Parola, Azione. Immanenza di Dio nella creazione.
Nome: 'Nihieti'= espressione di dolore. He e’ la lettera della manifestazione della realta’ separata, della nascita. Il pianto del neonato. He e’ anche il grido di sorpresa alla rivelazione della Divinita’ insita nella creazione.
Numero: Cinque. I cinque pianeti visibili. I cinque livelli dell'anima (Nefesh, Ruach, Neshama’, Chaya’ Yechida’). I cinque libri della Tora’ (Pentateuco). Numero dell'auto-espressione.

VAU

w"Estensione ed unificazione"
Forma: un pilastro. Una persona eretta. Il 'pilastro centrale' (amuda de emtzaita), la linea della verita’ che attraversa l'intera realta’. La colonna vertebrale, lungo la quale il seme discende dal cervello all'organo sessuale.
Nome: 'uncino'= ogni parte della realta’ possiede degli 'uncini', dei 'ganci', che sono la sua connessione potenziale con ogni altra parte o dettaglio. Capacita’ dell'anima di connettersi con altre anime.
Numero: Sei. I sei giorni della creazione. Le sei direzioni dello spazio. Numero dell'attivita’ lavorativa. Le sei emozioni del cuore (Amore, Timore, Misericordia, Sicurezza, Semplicita’, Verita’).

ZAIN

z"Lo scettro dorato"
Forma: uno scettro, che il re estende verso coloro che egli vuole accettare. Simbolo dell'accettazione del prossimo. La parte superiore della lettera Zain si estende in due direzioni. Segreto della: "eshet chail ateret ba'ala" (Prov. 12,4) = "una moglie di valore e’ la corona del marito". Vau e’ il marito, Zain la moglie. Oppure: simmetria tra destra e sinistra, pienamente raggiunta solo al livello di Keter (Corona), simmetria tra Amore e Timore.
Nome: Spada. Potenza della discriminazione della mente. Oppure: 'Zon' = iniziali di 'Zakar' e di 'Neqeva’' (maschio e femmina). Unione di maschio e femmina. Oppure 'Zon' = cibo, sostentamento.
Numero: Sette. "col ha shvi'in havivin" ('tutti i settimi sono beneamati). Numero piu’ amato. Sette Cieli e sette Terre. Il Settimo giorno, Shabat, giorno dell'amore e dell'unione. Perfezione della dimensione 'tempo' nella natura. Sette 'pastori' d'Israele: Abramo, Isacco, Giacobbe, Mose’, Aronne, Giuseppe, Davide.

HET

j"Unione tra uomo e donna"
Forma: Porta, portale: potenza di entrare e di uscire. Vau e Zain unite in alto: consumazione dell'unione tra uomo e donna. Estensione del loro amore nell'infinito. Luce diretta e luce riflessa. Terzo fattore, proveniente dall'alto, che permette l'unione tra i poli opposti.
Nome: Vita, energia vitale. Puo’ esprimersi ad ogni livello, da quello fisico fino a quello divino (Vita di ogni vita).
Numero: Otto. Otto vertici nel cubo, i punti in cui l'infinito entra nel finito, i punti di origine. Otto giorni dalla nascita alla circoncisione: potenza da contattare la dimensione al di la’ del tempo, al di la’ della pienezza temporale del Shabat. Segreto dell'ascendere da ogni rivelazione finita fino all'esperienza dell'infinito.

TET

f"La luce nascosta".
Forma: Proprieta’ dell'introversione, il bene e’ nascosto in se stesso. Dio e’ nascosto in ogni dettaglio della creazione. Un bastone diritto unito ad un bastone piegato:capacita’ di erigersi forti e decisi contro il male e di piegarsi umilmente in fronte alla rivelazione di Dio. Segreto rivelato da Mose’; controllo della propria potenza vitale (kundalini, nella tradizione dell'India).
Nome: bastone o serpente; oppure 'letto'. Segreto del 'potere del serpente', della 'libido' presente alla radice del desiderio di unione. Potenza dell'anima di dare il giusto giudizio circa la realta’. Processo di conquista della capacita’ dell'immaginazione; superazione della divinazione e della magia sino a ricevere lo 'Spirito Santo'. "Choshen ha mishpat"= lo strumento tramite il quale il Gran Sacerdote poteva trovare risposte a domande e problemi.
Numero: Nove. Periodo di gravidanza. Numero di Yesod, sorgente della potenza sessuale e della capacita’ di connessione sincera. Numero della verita’.

YOD

y"Punto della rettificazione"
Forma: un semplice punto. Segreto del "Tzimtzum" (Restrizione). "Shkora’ ani ve naava’"( Cantico dei Cantici 1,5) ("sono scura ma bella").
Nome: mano, spazio. Capacita’ di afferrare concetti, intelligenza, sapienza " kulam be chokhma’ assita" (Salmo 104,24) "tutto hai fatto con sapienza". Capacita’ di dare : "apre la sua mano e da’ ad ogni vivente" (Salmo 145,16). Oppure: amico, capacita’ di dare la mano.
Numero: Dieci. I Dieci detti della creazione. Dieci Comandamenti. Dieci e’ il numero del compimento massimo. Le dieci Sefirot. Dieci diversi gruppi di anime: i capi, i sapienti, i saggi, coloro pieni di grazia, i forti, coloro che mostrano come vivere secondo la Tora, i profeti, coloro che hanno visioni, i giusti, i re.

KAF

k"Corona della salvezza"
Forma: una corona. Totalita’ dello spazio intorno al cosmo.Campo di forza al di la’ di stelle e galassie. "Or makif"(Luce che circonda). Supercosciente dell'anima, trascendente.
Nome: il datore di luce, il sole nella creazione. Oppure: palmo della mano, capacita’ di ricevere piacere e gioia dall'alto della creazione. Oppure: copricapo, cupola, corona. Capacita’ di essere sempre consapevoli del trascendente.
Numero: Venti. Giuseppe fu venduto per venti pezzi d'argento. Pericolo di tradire l'aspirazione al divino in cambio della luce contenuta nella creazione. Unita’ dei due stati delle Sefirot (luce diretta e luce riflessa, 10+10). Oppure: numero del desiderio di qualcosa di piu’: ci si sente come una sola meta’.

LAMED

l"La torre che vola nell'aria"
Forma: la lettera piu’ alta dell'alfabeto, una nave spaziale.
l Potenza dell'anima di ascendere. Aspirazione ed inspirazione. Scala di Giacobbe (Sullam), la potenza di ascendere e di discendere, quadratura del cerchio).
Nome: insegnare e imparare. L'atto piu’ importante nella vita dell'ebreo religioso. Iniziale della parola 'lev' (cuore), la vera sapienza e’ quella del cuore.
Numero: Trenta. Numero della forza. Entrata nel futuro. Numero di Yehuda’, il re’ d'Israele.

MEM

m"Acque di vita"
Forma: Puo’ essere aperta (sorgente d'acqua in superficie), oppure chiusa ( acque nascoste nel profondo della terra). Simboleggia la parte dell'anima che si incarna e quella che rimane sempre connessa coi mondi superni. Con la venuta del Messia anche questa parte dell'anima sara’ rivelata, insieme col suo potenziale di vino. Mem quadrata: potenza creativa dell'anima: creare altre anime tramite la vera unione.
Nome: Acqua, simbolo d'amore. Lettera della semplicita’, capacita’ di essere se stessi sino in fondo.
Numero: Quaranta. Numero della purificazione (il Diluvio duro’ quaranta giorni). Numero della comprensione (Binah).

NUN

n"Yinnon sara’ il suo nome"
Forma: L'atto di piegarsi, oppure anche il cadere. Capacita’ di trovare significato nella vita anche nei momenti piu’ difficili, durante crisi e depressioni. Capacita’ di trovare Dio perfino nella 'valle delle ombra della morte'.
Nome: "pesce". Storia del profeta Giona, ingoiato dalla balena per non aver voluto profetare. Tre giorni nel ventre delle tenebre e poi la rinascita! Nun e’ la lettera della passivita’ creativa, non della rinuncia disfattistica o della pigrizia. Uno dei nomi del Messia e’ 'Yinnon' (Salmo 72,17), poiche’ sapra’ vincere senza guerra, sapra’ imporsi solo in virtu’ della sua docilita’ e mitezza e non della forza bruta.
Numero: Cinquanta. Numero delle Porte della conoscenza, ogni porta e’ un livello di comprensione che l'anima ha del mistero divino. Cinquanta, e’ l'eta’ in cui si raggiunge la capacita’ di dare il giusto consiglio. E’ il numero di anni del "Yovel" (giubileo), il piu’ lungo ciclo festivo ebraico.

SAMEKH

s"La fine e’ innestata nel principio"
Forma: un cerchio perfetto. Il vuoto circolare che rimane dopo il "Tzimtzum" (Restrizione). Il "resto" o "impressione" di luce che il Tzimtzum non e’ riuscito a cancellare. La potenza dell'anima di scoprire tracce e prove dell'esistenza da Dio nel mondo delle leggi naturali e del pensiero umano. Luce che circonda tutti i mondi. Stato di circolarita’, senza inizio e senza fine. Il "campo del punto zero", un'espressione della fisica moderna, indicante un letto di grande attivita’ di micro-particelle, anche in uno stato di zero temperatura, di assenza di materia ed energia.
Nome: Supporto, sostegno (Smika’). Dopo la lettera della 'caduta' viene la lettera del 'sostegno': "Il Signore sostiene tutti coloro che cadono" (Salmo 144,14). Il cerchio non puo’ cadere. Esperienza del sostegno che proviene dall'essere circondati dalla benevolenza divina. L'iniziazione o l'ordinazione che il maestro da’ al discepolo.
Numero: Sessanta. Numero della totalita’. La misura unitaria di una sostanza, massa a contatto con una quantita’ sessanta volte superiore di un'altra sostanza, perde la sua individualita’. Numero dell'influenza collettiva sul singola. Eta’ della maturita’.

AYIN

["La luce degli occhi"
Forma: Radici che entrano in profondita’. La radice comune di tutte le anime e di tutti i popoli.
Nome: Occhio. Simbolo della sapienza. Vedere e’ una funzione di Chokhma’, sentire e’ una funzione di Binah. L'occhio dell'anima che cerca la visione pristina di Dio. L'occhio di Dio, sempre aperto a proteggere la creazione. Ayin significa anche 'sorgente'. Simbolo della capacita’ di entrare nel profondo della realta’, alla ricerca delle acque di vita.
Numero: Settanta. Numero della collettivita’. Settanta nazioni, settanta lingue. Settanta discendenti di Giacobbe scesero in Egitto. Settanta membri del Sinedrio, suprema autorita’ giudiziaria. Settanta volti della Tora’. Eta’ della vera sapienza.

PEH

p"Le parole della bocca del saggio sono armonia" (Qoelet 10,12)
Forma: Una bocca aperta, con un dente in alto. Pericolo del pettegolezzo o della menzogna (Pharo , faraone = PERA t= bocca cattiva). Al positivo : la capacita’ di dire cose buone sul conto di tutti. I denti sono simbolo di sapienza (32 sono i cammini della sapienza), capacita’ di rettificare la realta’.
Nome: bocca. La bocca di Mose’, che parlava con Dio " bocca a bocca". Organo di rivelazione del pensiero, dello spirito (ruach). Nel bacio d'amore vero e realizzato tra amante e amata c'e’ l'unione di 2+2 = 4 spiriti (Zohar sul Cantico dei Cantici), e l'esperienza diretta del livello del messia, su cui aliteranno quattro spiriti (Isaia 11).
Numero: Ottanta. Eta’ di Mose’ quando ricevette la Tora. Eta’ in cui il processo di rettificazione e di purificazione della Sefira’ di Yesod (80) e’ completato.

TZADEK

x"Il giusto (tzadik) e’ il fondamento del mondo"
(Proverbi 10,25)
Forma: La biforcazione dei rami di una pianta. (ETZ, albero, e’ la radice, Ayin, piu’ i rami, Tzadek). Capacita’ di irradiare intorno a se’ la luce e la conoscenza raggiunte. Capacita’ di fruttificare. Una Nun su cui e’ innestata una Yod: unione di Chokhma’ e di Binah.
Nome: Tzadik il giusto, il santo, colui che non ha mai abbandonato il giusto cammino. Il maestro spirituale, che deve sapere concentrare la sua sapienza in piccoli semi, e spargerli intorno a se’, affinche’ diano frutto.
Numero: Novanta. Eta’ della vera meditazione. Numero dell'essere completamente e continuamente assorbiti nella visione di Dio.

QOF

q"Santita’"
Forma: l'unica lettera che si estende al di sotto della linea inferiore. Capacita’ di scendere nel mondo degli inferi e di restare illesi. Al di la’ del bene e del male. Scoperta che anche il male ha un posto nella creazione, e che esso e’ alimentato da una piccola scintilla di santita’. Qof e’ formata da una Resh (200) e una Zain (7) =207, che e’ la’ ghematria di RAZ (segreto) e di OR (luce).
Nome: scimmia. Le forze del male agiscono tramite il 'scimmiottare' l'operare del bene. Quf e’ l'iniziale di 'Qadosh', santo. La Santita e’ assolutamente inattaccabile dal male, rimane per sempre pura ed immacolata.
Numero: 100. Segreto della bellezza. Yofi = 100 = 10x10. Ogni parte deve ontenere tutte le altre (Interinclusione), segreto del quadrato, o di ogni potenza del due.

RESH

r"La testa del 'Benedetto in verita’ " .
Forma: Una testa piegata. Il cervello, La potenza del pensiero. Una curva, simbolo del cambiamento di direzione. Teshuva’ (conversione del cuore), ritorno a Dio dopo un lungo periodo di lontananza.
Nome: Un uomo povero. La poverta’ del pensiero umano se non e’ connesso con la sua radice trascendente. Oppure: Resh significa 'rosh' = testa. Le tre 'estremita’ di Kheter.
Numero: Duecento. 200 'zuzim' era l'ammontare di denaro che differenziava un povero da un ricco. 200 e’ la ghematria di 'etzem' (essenza). La testa contiene l'essenza della personalita’, il segreto della sua unicita’.

SHIN

`"Simmetria e cambiamento"
Forma: Shin e’ la lettera piu’ armoniosa e simmetrica, simbolo di equilibrio e di grazia. E’ la grazia che l'anima suscita in Dio tramite il farsi armoniosa ed equilibrata. L'unita’ dei Tre nell'Uno. I tre Patriarchi, i tre cammini dell'Albero della Vita. L'unione di Chokhma’, Binah e Da'at. Nel futuro alla Shin verra’ aggiunta una quarta testa, il segreto della femminilita’ redenta che sale al di sopra della mascolinita’.
Nome: Dente, anno, cambiamento. Il cambiamento e’ l'essenza della realta’. Tuttavia il progresso deve essere nella direzione della 'rettificazione' (tikkun) o altrimenti l'entropia sara’ il suo risultato ultimo. Il dente e’ simbolo di sapienza. Shin significa anche insegnare. Al livello piu’ alto: "Io sono il Signore, e non sono cambiato" (Malachia 3,6); Dio e’ l'immutabile presenza all'interno di ogni cambiamento: "il motore immobile".
Numero: Trecento. Numero della sapienza. 'Ruach Elohim (lo spirito di Dio) vale 300.

TAU

t"Sigillo del santo, Benedetto Egli Sia"
Forma: un marchio o sigillo. Segreto dei fossili: impressione del mondo del Tohu rimasta in questo mondo. Cio’ che e’ rimasto della caduta di quel mondo pur spirituale e sviluppato. Una Dalet e una Nun: svuotamento di se’ e umilta’. Il marchio rimasto nell'anima da precedenti reincarnazioni.
Nome: lettera, sigillo, impressione. Caino ricevette un segno sulla fronte, simbolo della sua caduta ma anche origine di protezione. Marchio posto sulle anime destinate alla vita eterna. In aramaico significa 'piu’, ancora'. Apertura verso l'infinito. Ultima lettera della parola 'emet' (verita’), ultima lettera dell'alfabeto, sigillo dell'opera di Dio.
Numero: 400. Anni dell'esilio in Egitto, fase ultima della discesa e della creazione dei mondi inferiori. 400 miglia persiane: la lunghezza e la larghezza ideale della Terra d'Israele. 400 mondi di gioia e di beatitudine nel mondo a venire, il compimento di ogni desiderio dell'anima. 400 e’ il numero del compimento.

9-10-11

“Dieci è il numero delle Sefirot ineffabili, dieci e non nove, dieci e non undici. Intendi con sapienza, e sii saggio con intelligenza, investiga questi numeri, e trai da loro conoscenza, il disegno è fisso nella sua purezza, e riporta il Creatore nel Suo luogo.” L’affermazione sul numero totale delle Sefirot non sembrerebbe lasciare alcun spazio ad interpretazioni differenti. Tuttavia, nello studiare le Sefirot e l’Albero della Vita , emerge chiaramente che ve ne sono undici, in quanto, alle dieci tradizionali, se ne aggiunge una chiamata Da’at, la conoscenza. Ecco la loro lista completa:

Keter = Corona
Chokhmà = Sapienza
Binà = Intelligenza
Da'at = Conoscenza unificante
Chesed = Amore
Ghevurà = Forza
Tiferet = Bellezza
Netzach = Eternità o Vittoria
Hod = Splendore
Yesod = Fondamento
Malkhut = Regno o Sovranità


Si noterà come, ad eccezione di Keter e di Malkhut, le altre nove Sefirot formano tre triadi, dai significati correlati e reciprocamente interdipendenti. Sapienza, Intelligenza e Conoscenza, sono tutte attività dell’intelletto. Ciò è parte delle prove del come Da’at sia parte integrante dell’Albero. Amore, Forza e Bellezza (Compassione) sono tutte facoltà del sentimento superiore.
Per la triade inferiore il legame è meno evidente, ma lo diventa se si riflette sul fatto che Netzach rappresenta la fissità degli intenti e scopi della personalità, Hod è il muoversi dinamico, oscillando tra cambiamenti imprevisti, mentre Yesod è un cercare di mantenere un tracciato costante (almeno di principio) tra la cocciuta determinazione di Netzach e il disordinato mutamento di opinioni di Hod.
Un disegno dell’Albero, pubblicato su di una edizione del Sefer Yetzirà del 1884, pur non menzionando i nomi delle Sefirot, mostra i Sentieri (i canali che le uniscono) messi in modo tale da definire chiaramente la presenza di una undicesima entità, che abbiamo evidenziato nel disegno con un cerchio tratteggiato. La definizione avviene in virtù delle lettere che distinguono ogni sentiero. Da’at si trova all’incrocio tra le lettere Zain – Cheit – Tet – Yod.

Si noti inoltre come tale Sefirà interrompa i canali in diagonale, ma non quello verticale, che unisce Keter con Tiferet, costituito dalla lettera Beit.

Per cercare di riconciliare la presenza di Da’at con l’affermazione del Sefer Yetzirà, che sembra escludere un’undicesima Sefirà, vengono solitamente forniti i seguenti motivi. Da’at è una proiezione di Keter nei piani inferiori. Per sua natura, Keter è remota ed inaccessibile, trascendente, al di là di ogni pensiero e parola. Per potere svolgere la sua funzione di forza unificante, Keter opera una “discesa” nell’Albero, e diventa Da’at. Quindi, se si conta Keter non si conta Da’at, o viceversa. Le sefirot rimangono dieci. Secondo un’altra spiegazione cabalistica, Da’at non utilizza un recipiente suo proprio, bensì quello di Binà, l’Intelligenza. Conoscenza ed Intelligenza sono praticamente sinonimi in quasi tutte le lingue, sebbene nell’ebraico interpretato dalla Cabalà la differenza tra questi due termini sia grande.
Vorremmo qui offrire una spiegazione alternativa circa il criptico brano del Sefer Yetzirà. L’espressione “non nove… non undici” non deve venire considerata come un abbellimento enfatico. La Cabalà esclude che nei suoi testi base vi siano parafrasi o amplificazioni linguistiche fini a se stesse. Ogni frase è redatta secondo un codice estremamente preciso. Se vengono citati i numeri nove e undici non è perché essi siano errori teologici, contravvenzioni al dogma secondo il quale le Sefirot devono essere dieci. Sono invece reali e concrete possibilità.
Ma com’è possibile che le sefirot siano solo nove? Questo è il caso dello Tzadik, della persona retta, che ha pieno controllo sul suo Yesod, l’area della sincerità, della devozione, della sessualità fisica, dell’energia sensuale sottile della personalità. Lo tzadik non deve scendere, non deve mai arrivare a Malkhut. Per lui è Yesod il livello più basso dell’Albero della Vita. Malkhut, il gioco di poteri del mondo, le preoccupazioni per il vivere quotidiano, le umiliazioni e i momenti d’orgog??lio, tutto ciò non lo riguarda. Anche se a volte deve entrare in quelle dinamiche, non ne rimane coinvolto. La sua partecipazione è puramente superficiale, come se stesse recitando una parte. Ed è in questa luce che va visto l’avvertimento del Sefer Yetzirà: le Sefirot devono essere dieci, anche lo tzadik deve scendere a Malkhut, sul serio!
Dalla parte opposta ci sta il baal teshuvà (maestro del ritorno, concetto molto vicino al “figliol prodigo”), colui che ritorna sulla via del Divino dopo avere esplorato in lungo e in largo il mondo della separazione, della confusione, della contaminazione. Egli non si è solo cibato di Da’at, ne ha fatto una grossa indigestione! Ricordandogli che le Sefirot sono dieci e non undici, il Sefer Yetzirà lo invita a cercare la trascendenza di Da’at, cioè la sua origine superiore, che è Keter. Lì c’è la medicina per gli eccessi della conoscenza!
L’undicesima Sefirà, Da’at, è quella che più caratterizza il mondo in cui viviamo, specialmente la società occidentale moderna, il più grande serbatoio di potenziale baalei teshuvà che esista! Ciò è iniziato dal momento in cui Adamo ed Eva si sono cibati dell’albero della conoscenza (Etz ha Da’at). In termini grafici, ciò ha causato un vero e proprio prolasso dell’albero

con Da’at che si distacca da Keter, scende più in basso dell’asse Sapienza-Intelligenza, e con le sette sefirot inferiori che decadono. In particolare, Malkhut ha attraversato il confine di protezione, e si è ritrovata nei piani inferiori della realtà, dove le klipot (gusci, termine metaforico indicante le forze del male) hanno un potere dominante.
Albero della Vita e albero della conoscenza si sono così mescolati, quasi confusi. Ed ecco che il Sefer Yetzirà si preoccupa di avvertire che le Sefirot sono dieci, e che la mescolanza-prolasso di Da’at è temporanea, è un guasto che va riparato.
Grazie all’avodat ha-birrurim, all’opera delle selezioni, del raffinamento delle scintille cadute, gradualmente possiamo elevare l’albero, che in futuro diventerà così:

Per quanto il lavoro di rettificazione riguardi l’intero spettro delle dieci Sefirot, oggi, e in genere nell’epoca nella quale viviamo, l’enfasi maggiore va posta su Da’at. È stata la prima Sefirà a danneggiarsi, e sarà l’ultima a venire rettificata. Da’at ha un aspetto di dualismo estremo. Nella simbologia dei colori, essa è bianco-nero. Nel giardino dell’Eden è divisa tra bene e male. Ci muoviamo tra l’una e l’altra di queste due sponde, avanti e indietro, guidati dal libero arbitrio, e dalla conoscenza. Se la conoscenza è separatrice (mette in enfasi diversità ed esclusività), non c’è riparo, non c’è sosta, non c’è sollievo. E ciò è vero per qualunque campo al quale la conoscenza venga applicata, pratico, affettivo, scientifico, filosofico, artistico, umanistico, politico, teologico, religioso. Se la conoscenza è unificatrice (ricerca legami, paralleli, sincronicità, appartenenze, pur se a livello di radice), tra bianco e nero scopriamo una scala di 256 grigi (per applicare una metafora tratta dalla moderna grafica dei computer). 256 è il valore numerico di:
Aronne (Aharon)
Fuoco (Nur)
Re Superno (Melekh Elion).
Cioè, la nostra consapevolezza viene guidata dalla scintilla interiore del Grande Sacerdote, colui che utilizza il fuoco (l’energia) al servizio del Re Superno, cioè di Dio, e non degli innumerevoli idoli che la consapevolezza separata gli sovrappone.
Ma rimaniamo all’esempio legato all’informatica. Tutti sanno che il linguaggio utilizzato dai computer, e nelle trasmissioni digitali, è il sistema binario. Si tratta di una sequenza di impulsi riconducibili al susseguirsi di “pieno – vuoto”, 1 e 0. Il codice binario rappresenta lettere e numeri semplicemente come sequenze più o meno lunghe di “stati opposti”, ad es.: 00110110. Si capirà facilmente il legame di un tale sistema simbolico con Da’at, la Sefirà degli opposti, del bene e del male, del bianco e del nero. Mentre nel mondo dell’azione, dell’emozione, e del pensiero umano, si cerca sempre di tracciare il confine tra bene e male, nell’essenza interiore di Da’at, fatta del contrasto tra bianco-nero, o tra 1 e 0, è del tutto impossibile stabilire un ordine di priorità o di preferenze. Nessuno potrebbe dire se sia meglio il bianco o il nero, l’1 o lo 0. Si possono solo esprimere preferenze ed opinioni, ma fondamentalmente tra quegli opposti c’è una totale interdipendenza, c’è una necessaria complementarità.
Il nostro grande compito è allora la rettificazione di Da’at, utilizzare la danza degli opposti come la fonte del motore energetico dell’evoluzione dalla specie umana alla specie adamitica “edenica” (Adam nel giardino dell’Eden). Secondo un’antica tradizione, sia talmudica che cabalistica, ogni scoperta della scienza ha lo scopo profondo di avvicinarci maggiormente all’era della redenzione globale e definitiva. L’informatica, in particolare Internet, proprio per via del suo basarsi in un modo così totale sull’oscillazione tra due opposti, può oggi venire utilizzata come veicolo privilegiato per la diffusione della consapevolezza interiore, per rettificare Da’at.
Da’at è il massimo della libera scelta. Tutto dipende dall’uso che facciamo di Internet. Un detto talmudico afferma: “Colui che viene per purificarsi, gli viene aperta la porta; colui che viene per contaminarsi, gli viene aperta la porta”. Vale a dire, “gli strumenti ci sono, l’aiuto dall’alto anche, tutto dipende da ciò che la persona cerca, dal dove si focalizza la sua volontà, la sua attenzione”. Nell’undicesima sefirà, quella dei baalei teshuvà, dei “maestri del ritorno”, in Da’at, la danza frenetica di un’interminabile sequenza di 1 e di 0, di essere e di non essere, non genera più un solo problema esistenziale, ma può diventare il supporto, la “merkavà”, per una accelerata crescita della consapevolezza messianica. Nella Da’at rettificata, saggezza interiore (esoterismo) e saggezza esteriore (essoterismo), si abbracciano e si aiutano.