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lunedì 16 luglio 2012

Zoroastro i Sufi e Gurdjeff

Nel disegnare la figura geometrica si forma un diagramma molto simile ai rosoni delle cattedrali gotiche.

Ogni tipo può essere associato ad un pianeta secondo lo schema planetario classico, che comprende, oltre ai sette pianeti, i due nodi lunari, ascendente e discendente  (Caput e Cauda Draconis). 
L’enneagramma, è uno strumento utilissimo per l'autoconoscenza e la consapevolezza di sé; un antico mezzo di  evoluzione spirituale.  Il nome stesso dell’Enneagramma evoca argomenti esoterici e un po' misteriosi.  Si dice sia nato a Babilonia o in Persia più di duemila anni fa. Alcuni dicono che fosse conosciuto dagli antichi Zoroastriani, forse anche dai Pitagorici. Veniva usato come percorso iniziatico dai maestri sufi (mistici musulmani) che incorporarono l'Enneagramma nella loro cultura,  già molto avanzata. Forse l'adattarono per integrarlo nel loro sistema di credenze, oppure, proprio grazie a loro, questo sistema ci è stato tramandato nella sua originaria purezza. George Ivanovic Gurdjeff, il controverso maestro di conoscenza vissuto nella prima metà del nostro secolo, lo introdusse nella cerchia dei suoi discepoli.
Il termine enneagramma mette insieme due parole greche: ennea (nove) e gramma (punto, lettera, tipologia); significa che le infinite possibilità di essere uomo sono riconducibili a nove, d'altra parte, tutta la musica di tutti i tempi è riconducibile a sole sette notte eppure... è infinita!
L'enneagramma definisce nove tipi di personalità a partire da nove 'trappole', 'passioni' o 'peccati mortali'. Si tratta dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, ingordigia, lussuria e a questi si aggiungono due ulteriori 'peccati': menzogna e paura. Il termine "peccato" viene inteso come la nostra "separazione da Dio", ma anche dal nostro prossimo e da noi stessi. I "peccati" sono inasprimenti del carattere che impediscono all'energia di fluire liberamente.

Ognuno dei nove tipi di personalità comprende una classe che si estende tra poli estremi: irredento (immaturo) e redento (maturo). Una persona irredenta è imprigionata in se stessa, e pensa che il suo punto di vista sia l'unico valido.I sufi chiamavano l'enneagramma 'Il volto di Dio', essi immaginavano che nel cammino di liberazione l'uomo divenga sempre più capace di abbandonare la propria posizione per osservare la vita da un altro punto di vista. Se fossimo capaci di 'indossare tutte le nove paia di scarpe' e osservare la realtà da ognuno dei nove punti di vista, allora osserveremmo il mondo con gli occhi di Dio.


Nessuno dei nove tipi è migliore o peggiore di altri, ognuno di essi ha bisogno di arrivare alla libertà e ognuno di essi ha doni unici.
I 9 tipi dell’enneagramma si raggruppano in 3 diversi centri: viscere, cuore e testa. I nove tipi dell'enneagramma vengono segnati sulla circonferenza in senso orario e sono riuniti in gruppi di tre:


Pancia

OTTO, NOVE , UNO: gruppo delle persone “viscerali”. Essi reagiscono in maniera immediata, spontanea e impulsiva e non filtrano con il cervello.  Gli uomini di pancia reagiscono istintivamente. Il centro del corpo che li guida è l'apparato digerente e il plesso solare. L'orecchio e il naso sono i loro organi di senso più sviluppati. Tutto per loro gira intorno al potere. La vita è per loro un campo di battaglia. Spesso, inconsciamente si occupano di potere e di giustizia. Esteriormente risultano sicuri di sé e forti, mentre interiormente possono essere afflitti da dubbi morali su di sé. In una situazione nuova dicono come prima cosa: "Qui ci sono io, occupatevi di me", oppure chiedono: "Come mai io sono qua?". Siccome seguono molti impulsi "istintivi", parte del loro compito nella vita è di trasformare i "diversi amori" in amore.

Cuore

DUE , TRE , QUATTRO: gruppo delle persone di cuore. L'energia dei tipi di cuore va incontro agli altri, il loro tema sono le relazioni interpersonali. Il cuore e i sistemi circolatori sono il loro centro del corpo. In loro sono particolarmente sviluppati il tatto e il gusto. Tutto per loro gira intorno all'essere per gli altri. Risulta loro difficile rimanere soli con se stessi. In una situazione nuova chiedono: "vi piacerò?" oppure: "Con chi sto?". Vedono la vita come un compito da svolgere. Si preoccupano del prestigio e dell'immagine (spesso inconsapevolmente). L'aspetto positivo di tutto ciò è che hanno un senso di responsabilità sviluppato. Tendono ad adeguarsi, a reclamare attenzione, ad essere saccenti. Vengono influenzati da ciò che gli altri pensano di loro e ritengono spesso di sapere ciò che è bene per gli altri. Tendono a sopprimere la loro aggressività, nascondendosi dietro una facciata di bontà e di attività. Esteriormente risultano sicuri di sé, allegri e armonici, interiormente però si sentono spesso vuoti, incapaci, tristi e vergognosi. Essi devono imparare soprattutto a fare del bene in una maniera che non viene notata né premiata. Il loro compito di vita consiste nel trasformare in speranza tutto ciò che costantemente si aspettano.

Testa

CINQUE, SEI , SETTE: sono i tipi di testa. Questo è un gruppo cerebrale.  L'energia della testa è un'energia che si ritira dagli altri. Gli uomini di testa in ogni situazione per prima cosa fanno un passo indietro per riflettere. Vengono guidati dal sistema nervoso centrale e il loro centro sono gli occhi. In una nuova situazione per prima cosa vogliono orientarsi, si chiedono: "Dove sono?" ovvero: "Come si combina tutto ciò?" Vedono la vita come un enigma, un mistero. Hanno il senso dell'ordine e del dovere. Il loro atteggiamento è di solito impassibile e concreto. Sembrano avere poche esigenze e sanno lasciare spazio agli altri. All'esterno risultano spesso chiari, convinti e capaci, interiormente però si sentono spesso isolati, confusi e privi di senso. Gli uomini e le donne “di testa” devono passare dal pensare al fare, e dall'isolamento alla comunità ("Chi non sa vivere nella comunità si guardi dal stare da solo", Bonhoeffer). Il loro compito consiste nel trasformare i loro dubbi e parziali verità in fede.
Un cammino di crescita per la personalità 1 può essere riassunta nei seguenti punti: Imparate a RILASSARVI. Concedetevi tempo per voi stessi, senza pensare che siete voi a dover fare tutto e che se non fate qualcosa sarà il caos. La salvezza del mondo non dipende solo da voi. Siete dei buoni insegnanti e avete molto da insegnare, ma non vi aspettate che gli altri cambino immediatamente. Ciò che per voi è ovvio può non esserlo per gli altri. Se non cambiano subito non vuol dire che non potranno cambiare dopo. Le vostre parole e il vostro esempio possono fare molto.
Non fate prediche. Voi stessi non siete esenti da difetti, smettetela di esaminare gli altri e riconoscete i vostri difetti.
Entrate in contatto con i vostri sentimenti e con i vostri impulsi inconsci. Potrebbe esservi utile tenere un diario o iniziare terapie e lavori di gruppo, sia per sviluppare le vostre emozioni, sia per vedere che gli altri non vi condannano se avete bisogni e limiti umani. Il vostro punto debole è l'IRA che nasce dal sentirvi più virtuosi degli altri. Vi arrabbiate facilmente per quello che vi sembra il perverso rifiuto degli altri di fare la "cosa giusta" come voi la definite. Guardatevi dall'assumere il ruolo di GIUDICE e censore, tenendo sermoni e moraleggiando. La vostra collera potrebbe portarvi l'ulcera o l'ipertensione. Imparate ad accettare che gli altri siano quello che sono e che decidano per conto loro. Non dite sempre agli altri quello che è "giusto" che facciano. Sappiate discernere saggiamente quando dire e come dire, in base a cosa l'altro può accettare. Ascoltate gli altri: anch'essi hanno spesso ragione. Ascoltando imparerete di più e diverrete migliori insegnanti. Smettetela di fare i perfezionisti: non c'è un modo preciso per lavare i piatti, per stirare una camicia o per fare altre cose. Evitate di essere pignoli. Non siate ossessivi nei vostri pensieri e forzati nelle vostre azioni. Non abbiate un "eccessivo" amore per l'ordine (spesso ciò dimostra la paura di perdere il controllo in qualche campo della vita) cercate di capire cosa vi turba e non sprecate le vostre energie in piccoli fastidi. Non avete bisogno di essere perfetti per essere buoni. Siate UMANI, non perfetti inumani.
Un cammino di crescita per la personalità 2 può essere riassunta nei seguenti punti: Chiedetevi ciò di cui gli altri hanno VERAMENTE bisogno e quindi aiutateli a perseguirlo. (Non date solo ciò che pensate farà loro piacere, ma ciò che realmente necessitano). Siate generosi senza preoccuparvi del contraccambio. Cercate di acquisire CONSAPEVOLEZZA dei vostri secondi fini: la vostra tendenza a controllare gli altri, le vostre aggressioni, la vostra lingua tagliente… Resistete alla tentazione di attirare l'attenzione sulle vostre opere buone. Non cercate di guadagnare l'amore degli altri facendo regali o lodi immeritate. Aiutate gli altri quando ve lo chiedono aiutandoli a cavarsela da soli. Non cercate sempre "nuovi" amici. Quando fate qualcosa per gli altri fatelo "dietro le quinte" senza che essi se ne accorgano. Non siate possessivi con gli amici, condivideteli con gli altri. C'è abbastanza amore per tutti. Assicuratevi che i motivi che vi spingono ad aiutare gli altri siano DISINTERESSATI. Non nascondetevi dietro "buone intenzioni". Amate gli altri DISINTERESSATAMENTE e per quello che sono.
Un cammino di crescita per la personalità 3 può essere riassunta nei seguenti punti: Sviluppate la CARITÀ e la cooperazione nelle vostre relazioni. Non cercate di sottomettere gi altri, di escluderli, di fare gli snob. Prendete in considerazione i loro bisogni e i loro sentimenti. Siate SINCERI! Siate onesti riguardo alle vostre imprese, senza vantarvi o esagerare le cose. Non gonfiate la vostra importanza. Siate AUTENTICI.  Siate degni di fiducia. Mantenete i segreti e le confidenze e resistete al desiderio di usarli a vostro vantaggio. Non siate "doppi" o falsi.  Sviluppate una COSCIENZA SOCIALE. Siate coscienti della vostra tendenza a sentirvi in diritto di ottenere ciò che volete a spese altrui. Non usate gli altri, non approfittate delle situazioni. Siate disponibili a dare quanto ricevete e anche di più. Non siate "camaleonti" per essere accettati. Siate voi stessi e sviluppate i vostri valori. Sostenete gli altri e incoraggiateli. Invece di cercare l'attenzione e l'ammirazione datela voi agli altri quando la meritano. Apprezzate gli altri. Utilizzate le vostre grandi energie, il senso dell'umorismo, l'organizzazione, l'animazione, il brio a beneficio dei gruppi a cui appartenete e dei singoli, assicurandovi che anch'essi stiano sviluppando le loro migliori qualità. Non esagerate nel voler essere acclamati. Limitate la vostra tendenza a voler competere. Sviluppate le vostre potenzialità spirituali. Non distraetevi a confrontarvi con chicchessia e non crucciatevi per il successo altrui. Se concentrate la vostra attenzione e le vostre capacità nello svolgere un'opera meritoria (specialmente a beneficio altrui) siete già sulla buona strada e i confronti diventano fuori luogo. Date il meglio di voi e non preoccupatevi degli altri.
Un cammino di crescita per la personalità 4 può essere riassunta nei seguenti punti: Non prestate troppa attenzione ai vostri sentimenti. Evitate di rimandare le cose fino a quando non siate "dell'umore giusto". Impegnatevi in un'opera produttiva e significativa che contribuisca al bene vostro e degli altri. Non state ad aspettare "l'ispirazione". Mantenete il collegamento col mondo reale: lavorate!  L'autostima e la fiducia in voi stessi si svilupperanno soltanto provando esperienze positive, indipendentemente dal fatto che crediate di essere pronti o meno ad affrontarle. Mettetevi in cammino verso il bene. Dedicatevi a qualcosa di incoraggiante e positivo per voi (non aspettate di sentirvi "a posto"). Non rinviate! Iniziate dal poco, ma iniziate! Utilizzate una sana AUTODISCIPLINA e perseverate in essa: dormite regolarmente quanto basta, lavorate regolarmente. Evitate di darvi ad eccessi sessuali, alcool, sonno o fantasie. Evitate di fantasticare troppo (soprattutto se in pensieri negativi, di risentimento, o troppo romantici). Invece di immaginare, VIVETE! Parlate apertamente con qualcuno di cui vi fidate. Potrete scoprire che non siete diversi ed estranei quanto sentite di essere. Entrate in relazione con qualcuno per "trovare voi stessi". Il servizio comunitario vi renderà meno timidi e impacciati e vi farà sentire meglio. Scoprite quali sono le cose buone in voi e lasciatevi coinvolgere praticamente. Non lasciatevi sopraffare dall'autocommiserazione o dalle lamentele verso i genitori, dai pensieri della vostra infanzia infelice, dalle relazioni andate male o sul fatto che nessuno vi capisce. Se vi sforzate di comunicare vi capiranno. Non minate continuamente la vostra autostima. Non fate di tutto una questione personale, non siate permalosi o ipersensibili. Dopotutto un'osservazione critica non è tutta la verità su di voi. Parlate in modo schietto e spontaneo e non permettete agli altri di approfittare di voi. Siete amici migliori per gli altri che non per voi stessi. Siate AMICI DI VOI STESSI!. Concedetevi un'opportunità.
Un cammino di crescita per la personalità 5 può essere riassunta nei seguenti punti: Non ponete preconcetti alla realtà e osservatela. Analizzate meno e OSSERVATE di più, anziché tenere la mente occupata in teorie fantastiche o speculazioni. Sforzatevi di imparare a calmarvi, rilassarvi, distendervi: meditazione, jogging, yoga, danza sono utili per voi.
Vi manca il senso della prospettiva, vedete molte possibilità e non sapete scegliere né giudicare. Ascoltate qualcuno del cui giudizio vi fidate, ne varrà la pena. Non affrettate le conclusioni. Non siate pregiudizialmente ancorati a precedenti idee, mantenete APERTA LA MENTE e concedete un'altra opportunità alle persone. Apritevi emozionalmente agli amici, siate ACCESSIBILI, ciò vi giverà enormemente. Cerate di essere cooperativo e meno solitari. Educate le altre persone, per voi sarà istruttivo. Non fate sentire gli altri a disagio, non dimenticate le convenzioni sociali che aiutano gli altri a sentirsi a loro agio con voi. Evitate di guardare dall'alto in basso coloro che ritenete meno intelligenti di voi. Se anche fossero meno intelligenti di voi non vuol dire che siano stupidi. Cercate di accettare i limiti intellettuali altrui senza essere cinici e sdegnosi. SE gli altri cominciano ad evitarvi o reagiscono in modo antagonistico con voi considerate la possibilità che sia partito da voi. Esaminatevi per vedere in che cosa avete contribuito ad alimentare i vostri conflitti interpersonali.
Disponete di un'enorme capacità di comprensione. Pensate ai modi in cui potete sviluppare la COMPASSIONE per gli altri. Così emergeranno i vostri sentimenti più amabili e smusserete le spigolosità. La diffidenza diminuirà e sarete più rilassati e felici. Non usate solo la testa: usate di più il cuore, ciò vi renderà più completi
Un cammino di crescita per la personalità 6 può essere riassunta nei seguenti punti:Ricordatevi che non c'è niente di straordinario nell'essere ansiosi, dato che tutti lo sono. Imparate ad utilizzare la vostra ansia e a venire a patti con essa.
Cercate di non stare sulle difensive e di non essere irascibili. Non incolpate gli altri per cose che voi stessi avete fatto o determinato. Resistete alla tendenza di pensare negativo e di piagnucolare.Imparate ad identificare ciò che vi porta ad iperagire. Le cose non sono così nere come le dipingete e molte le avete attirate voi col vostro atteggiamento.
Sforzatevi di fidarvi di più ed entrate in intimità, correte il rischio di essere rifiutati, ne vale la pena. Rivelate alle persone quali sono i vostri sentimenti nei loro riguardi. L'opinione che gli altri si sono fatti di voi è migliore di quanto non pensiate. Siete voi ad avere paure ingiustificate. Accettate le responsabilità con più maturità. La gente rispetta chi si assume le responsabilità specialmente se ha commesso un errore. Non potrete mai sentirvi sicuri se non sarete SICURI DI VOI STESSI. Dovrete concentrarvi sull'obiettivo di affermare voi stessi, sviluppando un'autentica fiducia nelle vostre capacità. Sviluppate buone ragioni per aver fiducia nelle vostre capacità. Non adorate l'autorità e non nascondetevi dietro l'atteggiamento di chi dice: "Stavo solo obbedendo agli ordini". Non ingraziatevi coloro che comandano, se qualcuno cerca un gregario non offritevi voi. Non lanciate comunicazioni ambigue sui vostri atteggiamenti e desideri. Siate leali con gli altri e dite ciò che vi passa per la mente. Evitate che vi prendano per persone svenevoli, indecise, sempre sulle difensive.  Parlate francamente con chi detiene l'autorità (capufficio o qualcuno di cui vi serva l'aiuto e la benevolenza). Se parlate francamente però non diventate ostili e bellicosi. Cercate di mantenere un equilibrio delle vostre emozioni.

Un cammino di crescita per la personalità 7 può essere riassunta nei seguenti punti: Non siate impulsivi. Osservate i vostri impulsi e non cedete ad essi. Esercitate controllo su voi stessi così potrete concentrarvi su ciò che vi giova.
Imparate ad ascoltare gli altri. Potrete apprendere cose nuove. Imparate ad apprezzare il silenzio e la solitudine (non dovete sempre distrarvi o proteggervi dall'ansia) con il continuo rumore di TV e stereo. Se imparate a confidare in voi stessi sarete più felici anche se farete meno cose.Non dovete avere tutto subito (vale per cibo, alcool, o un cono gelato). Molte opportunità vi si ripresenteranno.Preferite la QUALITÀ alla quantità, specialmente nelle vostre esperienze. Prestate attenzione a quello che fate e assimilate le vostre esperienze.Assicuratevi che ciò che desiderate vi giovi veramente a lungo termine. "Badate a ciò che desiderate, perché i vostri desideri potrebbero essere esauditi!"
La felicità sopravviene dall'essersi dedicati a qualcosa a cui valeva la pena di impegnarsi. Quando le priorità sono quelle giuste. Perciò non fate della felicità il vostro principale obiettivo di vita perché ciò vi condurrà sul sentiero sbagliato, verso l'incontentabilità e l'egocentrismo.Non perdete il controllo di voi stessi, è facile che ciò vi accada perché vi è naturale entusiasmarvi per ogni cosa. Avete paura di subire privazioni, ma se non la superate, sarete inevitabilmente privati non solo della felicità, ma di molte altre cose.Sapete essere molto simpatici, avete senso dell'umorismo, tuttavia STATE ATTENTI A CIÒ CHE DITE. Non siate sgarbati, non dite di più per fare effetto o per suscitare una reazione negli altri. Potreste offendere. Trovate dei modo per DARE anziché solo avere. Considerate il motto: "È meglio dare che ricevere". Il possesso materiale non potrà mai soddisfarvi pienamente.Ricordate di trovare il tempo per ESSERE GRATI dell'esistenza.
Un cammino di crescita per la personalità 8 può essere riassunta nei seguenti punti: Agite con RIGUARDO. Dimostrerete la vostra vera forza se eviterete di scagliarvi contro gli altri. Il meglio di voi lo date quando aiutate qualcuno a superare la sua crisi. Se siete MISERICORDIOSI ben pochi approfitteranno di voi e vi assicurerete più lealtà e devozione.
Non siete gli unici ad essere al mondo. Gli altri hanno i vostri stessi diritti e bisogni che non possono essere ignorati né violati. Se li ignorate la gente non solo vi temerà (cosa che volete) ma perderà ogni rispetto per voi e vi odierà.
Imparate a cedere, almeno ogni tanto. Il desiderio di dominare sempre tutto e tutti è indice di un ego gonfiato: è un segnale di pericolo che vi porterà gravi conflitti. È tipico degli 8 contare solo su di sé e non dipendere da nessuno, ma ironicamente essi dipendono da molte persone (gli altri comunque devono eseguire i vostri ordini), se allontanate tutti alla fine vi troverete solo con gente servile e infida. Sia nel mondo degli affari sia nella vita familiare, la vostra autosufficienza è in gran parte illusione. Non sopravvalutate il denaro come fonte di potere. Coloro che si sentono attratti da voi per il vostro denaro non vi amano per voi stessi e voi non li amate né rispettate. Imparate a dedicarvi ad uno scopo più alto del vostro interesse personale. Dare il vostro amore alla famiglia e riceverne in cambio è uno scopo alto. Ma se tutto si riduce al vostro interesse personale non vi elevate spiritualmente. Se Dio esiste, vi è qualcun altro al quale dovete sottomettervi e questo per voi è inaccettabile. Se non credete in Dio, ciò si fonda su autentiche convinzioni intellettuali o non volete rinunciare al vostro io e alle cose che vi piacciono? Molto può dipendere dalla vostra risposta a questa domanda.
Se siete stati spietati o causa di dolore o di offesa per gli altri, se avete usato persone per il vostro piacere o profitto, cambiate la vostra vita finché siete in tempo. Una vita così porta ad una morte solitaria.  Una delle vostre potenzialità è quella di creare opportunità per gli altri. Se create la vostra forza per dare speranza e prosperità verrete ricordati come benefattori e rispettati. Quindi, se siete in una posizione di potere siate MAGNANIMI. Se andrete incontro ai bisogni degli altri, gli altri verranno incontro ai vostri. Pensate al male che potete provocare agli altri e anche al bene che potete fare. Per che cosa volete essere ricordati?
Un cammino di crescita per la personalità 9 può essere riassunta nei seguenti punti: Dovreste esaminare la vostra tendenza ad andare d'accordo con tutti facendo quello che vogliono loro pur di mantenere la pace. Avrete così relazioni soddisfacenti? Non potete amare annullandovi. Dovete essere indipendenti per esserci quando gli altri hanno bisogno di voi Siate attivi! Datevi da fare. Non sognate ad occhi aperti. Siate partecipi del mondo che vi circonda. Rispondete di più mentalmente e emozionalmente. Siate consapevoli di avere anche impulsi aggressivi, ansie ed altri sentimenti che dovete affrontare. Esaminate le vostre relazioni e cercate di vedere come avete contribuito a creare i problemi. Sacrificate per un momento la vostra pace mentale per ottenere relazioni autentiche. Esercitatevi ad essere CONSAPEVOLI del vostro corpo e delle vostre emozioni. Praticate esercizio regolare, questa è una forma di AUTODISCIPLINA. Cercate di acquisire concentrazione. Non reprimete i vostri sentimenti o somatizzerete con inspiegabili mal di testa, dolori alla schiena, nausea, attacchi di panico (paura di uscire in luoghi pubblici). Cercate aiuto se insorgono questi problemi.  Non usate tranquillanti (se non in casi di crisi profonda), vi impediscono la consapevolezza. Affrontare la crisi vi porterà maggiore autostima e farà capire agli altri che siete forti e che possono contare su di voi. Accettate la vita e vivetela per non giungere alla fine della vita e sentire di "non aver mai vissuto". Siate consapevoli della grandezza della vita e sentitevi VIVI. Confidate le vostre ansie al coniuge, ai vostri amici. Abbiate fiducia ed esprimetevi. Questa è una base per vivere sereni. Gli altri si sentono calmi, accettati e al sicuro con voi, ma vi ameranno ancora di più se sentiranno che li capite e che siete attenti ai loro bisogni. Ascoltate gli altri attentamente e imparate a conoscerli per quello che sono.

Chi mi ricorda, io lo ricordo



ZIKR – IL METODO SUFI SEGRETO DELLA GUARIGIONE
Le sette fasi di ascesa spirituale Sufi, Cristiana e nella mistica Indù


Stadi
Stadi (Haalat) nel Sufismo
Castello Interiore di Santa Teresa d’Avila
Tappe Kundalini nello Yoga
Generale
Farid al-Din Attar
Tappe
Valli
Dimore
Chakra
1
Servizio (Ubudiyat)
Ricerca
Devozione
Muladhara (Coccige)
2
Amore (Ishq)
Amore
Purificazione
Svadhistana (Vertebra sacrale)
3
Rinuncia (Zuhd)
Conoscenza
Sincerità
Manipura (Ombelico)
4
Conoscenza (Ma’rifat)
Distacco
Trasformazione
Anahata (Cuore)
5
Estasi (Wajd)
Unità
Santità
Vishuddha (Torace)
6
Verità (Haqiqat)
Stupore
Santificazione
Ajna (Pituitaria)
7
Unione (Wasl)
Annientamento del sé
Unione Mistica
Sahasrara (Corona)

Chi mi ricorda, io lo ricordo.
Santa Pelagia di Diveevo, Oblast

L’età, i cambiamenti dello sfondo emotivo e l’attività fisica cambiano sia il ritmo della palpitazione cardiaca sia della respirazione, e modificano il tono del sistema vascolare e muscolare, nonché il lavoro degli organi interni. Il ritmo del cuore è un buon indicatore della condizione della persona. Pertanto, è importante tener conto dei cambiamenti e comprenderli, come pure conoscere il vostro ritmo individuale. Per questo scopo, bisogna osservare le pulsazioni nei diversi momenti della giornata, prima e dopo gli esercizi fisici e respiratori. I Sufi credono che l’uomo possa ascoltare il battito del cuore non solo dal polso, ma anche i ritmi del suo corpo in determinate aree (zikr) dell’organismo. Così, le variazioni ritmiche si riflettono in ogni zona. Queste zone sono cinque e rappresentano i cinque zikr :
  • Sultano (“il reggente supremo”);
  • Akhfa (“la zona nascosta”);
  • Sirr (“l’area segreta”);
  • Makad (“la sede”);
  • Markab (“lo strumento di movimento”).
Ogni malattia è in qualche modo legata ad una particolare zona del corpo. Queste zone i Sufi le chiamano zikr, poiché ciascuna di esse è connessa alla pratica del ricordo (è la traduzione della parola “zikr”). A volte, i ricercatori confondono i seguenti significati del termine zikr: metodi pratici d’armonizzazione corporea, zone del corpo o pratica spirituale Sufi esercitata nel mondo intero. Tutto quanto anzidetto per i Sufi possiede una natura divina, ma per semplicità questi zikr dell’organismo li chiamerò zone, mentre alcuni zikr nascosti li denominerò traiettorie energetiche; invece, la pratica di collegarsi alla divinità suprema la nominerò zikr. Ancora una volta, voglio ricordare che per il Sufi tutte queste accezioni sono zikr.
Zikr Sultano Questa zona è responsabile degli organi sensoriali (vista, udito, gusto e olfatto) per il discorso. La vista porta la maggior parte d’informazioni provenienti dal mondo. Gli scienziati hanno dimostrato che quando un fascio di luce cade sugli occhi, la sensibilità generale diminuisce. Una delle funzioni principali della vista è il controllo del pericolo. Essendo la vista utilizzata nella sua più ampia estensione attraverso la televisione, i giornali, i libri e altri strumenti visivi, gli altri canali sensibili non sono sviluppati. Il significato della meditazione consiste proprio nel ridurre il ruolo della vista, ed in solitudine e al buio è preferibile risvegliare la sensibilità d’altri zikr, d’altre zone, per armonizzare le condizioni generali. Le malattie oculari sono all’inizio provocate per il sovraccarico dello zikr Sultano: una lunga percezione d’episodi indesiderati, i litigi tra i genitori, gli sguardi cattivi dei compagni di classe, il lavoro mentale troppo prolungato, ecc… La terapia oculare della tradizione Naqshabandiyya non si è mai dedicata al rafforzamento dell’occhio, ma all’armonizzazione di tutto il sistema zikr, in altre parole alle zone del corpo umano. Chi ha inventato gli occhiali, era guidato probabilmente da buone intenzioni, così rivolgiamo un saluto a tutti coloro che lavorano nel campo dell’ottica. La scelta del lettore consiste in questo: o aiutare gli ottici o non aiutarli.
Zikr Akhfa (controllo) La parola “Akhfa” significa “zona nascosta” o, “cancelleria segreta”, che è più vicina alla comprensione europea. Questa zona si occupa responsabilmente delle azioni dell’organismo. Si estende dalla fossa giugulare (alla base del collo) fino al plesso solare (processo xifoide).
Zikr Sirr La traduzione di questa parola è “area segreta”. La terza zona si estende dal plesso solare fino al vertice della rogatina sotto l’ombelico (dito indice e medio sollevato in segno di vittoria, questa rogatina è il vertice della V che forma un triangolo con due dita, l’indice ed il medio. I polpastrelli delle due dita si trovano all’altezza dell’ombelico). Questa è una “rogatina”. Questa zona si associa all’autostima ed è legata all’attività intestinale e del fegato.
Zikr Makad Questa zona si estende dalla fine della zona precedente – la ragotina sotto l’ombelico – fino al ginocchio compreso. È responsabile della potenza dell’area inguinale. Psicologicamente, essa rispetta il corpo umano.
Zikr Markab L’area Markab è responsabile per l’articolazione della caviglia, e per il movimento del corpo. Tutte le micosi (malattie fungine), la comparsa dei dolori ai piedi e così via, appaiono in questa zona.
Adesso, dopo aver studiato il significato d’ogni zona, stabilite quale area dovete ripristinare. In sostanza, sarete in grado di eseguire il ripristino grazie al capitolo sulle traiettorie energetiche. Per l’armonizzazione totale dell’organismo, si raccomanda l’apprendimento di uno degli zikr Sufi più usati, lo zikr attorno al proprio asse.
Lo Zikr attorno al proprio asse  Solo all’uomo due forme specifiche di movimento energetico sono inerenti: in linea retta e a spirale simultaneamente. Esse creano una certa vibrazione nel corpo, volta al risanamento. Questa vibrazione contribuisce allo sviluppo dell’intuizione. Eseguiamo l’esercizio seguente, che è stato creato dai Sufi, diverse centinaia d’anni fa. Fino a poco tempo fa, questa pratica era nascosta ai non iniziati, ma la situazione ora è cambiata. Haji Ibrahim (possa Dio accordargli una vita lunga), il Pir (il maestro dei maestri) della fratellanza Naqshabandiyya, in seguito ad una visione interiore, comprese che era il momento di infrangere il segreto della rotazione Zikr attorno al proprio asse. Per i moderni Sufi, nessun segreto dovrebbe impedire la guarigione di una persona, poiché l’uomo deve essere sano per glorificare Dio e lavorare per amor Suo. Per padroneggiare questo Zikr, bisogna acquisire disciplina e costanza.
La preparazione Prima della parte principale dello zikr, è necessario, stando in piedi, dondolarsi un po’ da un lato all’altro, avanti e indietro. Poi, ci dondoliamo facendo un cerchio: la nuca è come se scrivesse un ovale, e la persona stessa ricorda un imbuto con l’apice ai piedi. Soltanto dopo una libera rotazione armoniosa, passiamo alla parte principale, in pratica all’esecuzione dello zikr.
La parte fondamentale dello zikr Eseguire lo zikr attorno al proprio asse esattamente. La schiena è dritta. I piedi sono uniti. Questa postura è simbolicamente associata alla cifra 1. Il numero uno rappresenta l’integrità e l’unicità, la salute e l’autostima. Il corpo dondola un po’. L’attenzione si concentra sulla sensazione d’integrità dell’organismo. Dopo qualche tempo, l’ampiezza dell’oscillazione aumenta leggermente. La testa descrive un piccolo cerchio attorno al suo asse. Il corpo compie dei movimenti circolari. Esteriormente sembra che siamo sul posto, ma al nostro interno sentiamo che creiamo un “imbuto”. Si ha una sensazione generale di dondolio più interiore che esteriore. Permettete alla vostra attenzione di concentrarsi sul pollice e sull’indice del piede sinistro. Immaginate che il pollice sia incollato al pavimento. La linea immaginaria lungo la gamba sinistra simboleggia l’asse del cuore. Proprio attorno ad essa adesso ci muoveremo.
Alzate un po’ il piede destro e colpite col tallone la superficie del pavimento. Non bisogna farlo troppo forte. Fate alcuni tentativi fino a sentire la vibrazione attraverso il corpo dal basso all’alto: dai talloni alla sommità del capo e sopra di esso. Se sentite uno sforzo eccessivo, significa che bisogna ancora lavorare. Le sensazioni devono essere piacevoli, si deve percepire un solletichio sul corpo intero. Questa vibrazione solleva leggermente il corpo, ma il piede sinistro non si stacca dalla superficie. Ricordiamoci che il nostro alluce del piede sinistro è come se fosse incollato al pavimento!
Se sentite qualche tipo di vibrazione, muovetevi in senso orario attorno all’asse del cuore.
La vostra attenzione è rivolta all’area del cuore, i pensieri bisogna fermarli e sentire una pace assoluta.
Il concetto di zikr significa anche il ricordo del nome di Dio nel cuore. Immaginate qualcosa di sublime, scintillante. Respirate liberamente. Ascoltate le sensazioni del corpo. Quando padroneggerete questo complesso di movimenti, dovrete compierli ad occhi chiusi. In tal modo, il concetto rimarrà fissato nel corpo e così svilupperemo la sensazione del movimento corporeo. Ricordiamo il principio: “Dov’è posta l’attenzione, là si dirige l’energia.”
Questo massima è semplice da ascoltare, ma non da applicare. Non tutti possono fare i movimenti in modo appropriato e immediato. Dopo aver fatto un paio di giri, leggete ancora una volta attentamente la descrizione dello zikr, immaginate in dettaglio i movimenti del corpo ed eseguite l’esercizio di nuovo.
L’intuizione è una percezione interiore, una conoscenza interiore, necessaria per procedere. Questa sensazione riguarda l’organismo intero, e non solamente la conoscenza razionale. Compiendo questo zikr, non soltanto eseguite il massaggio originale energetico corporale, ma anche sviluppate la capacità di ascoltare i consigli del corpo, che sa ciò che vuole e come operare. Eseguendo lo zikr, “scolleghiamo” la testa. Se vi dondolate, non potete rimanere in equilibrio; se in qualche modo saltellate sullo stesso posto durante l’esecuzione dello zikr attorno all’asse, allora c’è ancora molto da lavorare. Se sul lato sinistro provate disagio, significa, che fate qualcosa di sbagliato. Per sfortuna, un articolo non permette all’autore di suggerirvi personalmente qualcosa. In questo campo l’istruttore è necessario. Se non si ha la possibilità di partecipare ai corsi, si prega di leggere attentamente le norme d’esecuzione, ascoltare il corpo e seguire il suo ritmo. Ricordate l’antico detto: ”Chi conosce sé stesso, conosce il suo Signore (Dio)”.
Nella vita quotidiana spendiamo un sacco d’energia per le cose esteriori, insignificanti. I metodi dei Sufi antichi si volgevano proprio alla creazione dell’armonia interiore, con l’aiuto di Dio. Perfezionandosi nell’esecuzione dello zikr, creiamo la vibrazione lungo l’asse “tallone – sommità del capo”. La vibrazione meccanica è assolutamente inutile, il sobbalzo vuoto dell’organismo può anche essere dannoso se è fatto frequentemente. Dovete sentire le vibrazioni a livello energetico. Qualcuno le compara alla sensazione del risveglio mentre una persona si stira, altri alla sensazione della “pelle d’oca.” Trovate l’immagine originale, il nome adatto per questa vibrazione. Nella parte superiore del cervello sono concentrate le zone attive di tutti gli organi del corpo umano, lo conferma anche la scienza moderna. La vibrazione attiva queste zone. Chi sa come migliaia d’anni fa è stata trovata questa relazione? I moderni sistemi diagnostici e computerizzati dello stato di salute, possono rilevare esattamente i cambiamenti dell’attività di queste zone durante l’esecuzione dello zikr. Con l’aiuto dello zikr ci sono dei cambiamenti positivi, ma come conservarli? Uno dei metodi migliori è la meditazione prima di dormire, poiché consolida l’originale benessere. Addormentandosi, un uomo a livello inconscio prova delle sensazioni piacevoli che allungano armoniosamente la durata del suo stato dopo il risveglio.
La procedura dello zikr ripristina l’aura della persona. La stessa parola “aura” è tradotta come “soffio”. Questo soffio può essere effettivamente percepito compiendo lo zikr intorno al proprio asse, come se una brezza sfiori il vostro viso.
Zikr aperto
Lo zikr yassavi proviene dal nome di Ahmad Yassavi, questo zikr è una pratica Sufi molto antica. La sua tomba è ancor oggi oggetto di pellegrinaggio per i musulmani di tutto il mondo che la compiono due volte l’anno. Quindi, adesso conosceremo il cosiddetto zikr formale. Lo chiamano anche zikr aperto o ad alta voce. Durante la fase preparatoria, eseguiremo lo zikr lungo un piccolo cerchio: nel corso degli 11 colpi descriveremo una circonferenza attorno al proprio asse. Gli occhi sono socchiusi, la respirazione regolare, ritmica. Ripetiamo gli esercizi preparatori. Una ripetizione è fatta eseguendo un gran cerchio: 33 passi li eseguiamo dal lato destro in senso antiorario, e 11 passi attorno al proprio asse in senso orario. Si ritiene che sia necessario fare circa 8 ripetizioni (33 + 11). Le ripetizioni sono compiute seguendo una velocità mediocre. È meglio eseguire quest’esercizio facendo un gran cerchio di 11 persone e ponendo 1 altra persona al centro della circonferenza (per un totale di 12 persone). La persona che è dentro al cerchio conta, e mentre ruota attorno al suo asse ad occhi aperti dà 11 colpi al passaggio del cerchio, frattanto la sua attenzione è concentrata sul fegato. Poi, sempre colui che è all’interno del cerchio dà 11 colpi ad occhi chiusi ponendo l’attenzione sull’area del cuore.
Vi abbiamo descritto lo zikr aperto per gli interessati alla pratica del Sufismo. Invece, chi legge questo libro solo per guarirsi, può non leggerlo.
Zikr nascosto Se lo zikr aperto è comparabile convenzionalmente alla ginnastica, lo zikr nascosto è simile alla meditazione. I Sufi della mia linea, la Naqshabandiyya, praticano proprio lo zikr nascosto o silenzioso. Questa caratteristica è specifica di quest’indirizzo Sufico. Lo zikr nascosto o silenzioso, è un dono offerto alla gente dai Sufi della linea Naqshabandiyya, che è una via unica di armonizzazione delle sfere spirituali e fisiche della vita, la quale dona un’esperienza indescrivibile delle relazioni con l’Altissimo.
Zikr nascosto 1 Inspirazione – espirazione nell’area del plesso solare. Inspirazione – espirazione nell’area del cuore. Inspirazione – espirazione nell’area del rene sinistro, del rene destro, del fegato, del plesso solare.
Generiamo un sentimento di riconoscenza, gratitudine e ammirazione nell’area del plesso solare. Inspiriamo normalmente, ma quando espiriamo lo facciamo dalla zona del cuore. Inspiriamo normalmente, ma quando espiriamo lo facciamo tramite la regione del rene sinistro. Inspiriamo normalmente, ma quando espiriamo spostiamo le nostre sensazioni nell’area del rene destro. Inspirando solleviamo le sensazioni di riconoscenza, gratitudine e ammirazione nella regione del fegato, espiriamo dalla zona del plesso solare. Zikr nascosto 2 Zikr nascosto del plesso solare – fossa giugulare – plesso solare – cuore – rene sinistro – fegato – rene destro.
Gli zikr sono associati a tutte le funzioni vitali dell’organismo. La respirazione, per esempio, è percepibile in ogni zona. Le dita corrispondono ai cinque zikr e anche ai cinque organi sensoriali. Il sesto senso, l’intuizione, si trova tra le dita.
In Asia Centrale amano molto il pilaf e lo mangiano con le mani. L’assaggio del pilaf inizia prima di giungere alla bocca, cioè avviene quando le dita sentono il suo calore, il naso odora il profumo straordinario del piatto e l’odore è percepito dai sensi delle dita. Con nessuna posata tipica Europea è possibile gustare questo piatto. Il pilaf, mangiato con l’aiuto del cucchiaio o della forchetta, è un pilaf parziale, che ha perso il suo gusto completo. A differenza dei chakra yogici, lo zikr non si connette alla colonna vertebrale. I componenti dell’organismo: sangue, stomaco, organi del corpo, ecc… sono più o meno indipendenti e non si sottomettono agli ordini “Divini”. Lo stesso si può dire per i componenti “immateriali” del corpo: le idee, i valori, i sentimenti. La persona stessa quando si trova in una situazione spiacevole non ne comprende le motivazioni. Un proverbio russo dichiara “il diavolo ti aiuta, il diavolo te lo fa pagare” (in Puglia si direbbe “il diavolo la fa, il diavolo la scopre.”). Una volta turbata l’armonia, ogni organo comincia “a dichiararsi” (la sua infermità). Dopo qualche tempo inizia la malattia. Con le tecniche Sufi armonizziamo l’intero organismo. È possibile conoscere altri tipi di zikr nel capitolo sulle traiettorie d’energia.
La preparazione del lavoro con la zona Sultano L’esecuzione dello zikr Sultano favorisce la normalizzazione, l’attivazione e la sincronizzazione dell’attività degli emisferi destro e sinistro del cervello. Quest’esercizio ottimizza la funzione visiva, le terminazioni nervose che appartengono agli occhi e migliora il funzionamento del cervello. Inoltre, quest’esercizio migliora il coordinamento dei movimenti, attiva le orecchie e stabilizza l’attività dell’apparato vestibolare.

  Una volta ritornavo con il mio amico Muhsin Khan da Kokand a Dzhizak via Tashkent. Un amico di Muhsin Khan di nome Rustam Abid, che era un giornalista ed un sensitivo, mi propose di andare nell’area Bahmansky (???) poiché v’erano molti fenomeni straordinari. Per esempio, in questa località c’è un luogo in montagna in cui si osservano spesso dei fenomeni atmosferici straordinari. È una strana zona. Per qualche ragione sconosciuta, tutti gli animali domestici scomparsi dai villaggi circostanti, prima o poi arrivano lì. Raggiungemmo dopo un lungo viaggio la nostra meta in auto, ma un paio di chilometri prima che la strada terminasse, un fiume ci bloccava il passaggio. Era necessario lasciare la macchina e continuare il nostro viaggio a piedi. Quando raggiungemmo il luogo, era già notte. Nel cielo c’era una gran quantità di stelle, ma oltre a loro brillavano alcune strane luci simili a stelle. Se le facevi un segnale con una piccola torcia, queste luci scintillavano rispondendoti. Dopo qualche tempo, si verificò un fenomeno insolito: qualche decina di queste strane luci si erano spostate formando un circolo stellare; ma Muhsin Khan aveva ripreso tutto con una videocamera. Il fenomeno di stelle e di luci si prolungò per circa mezz’ora. Era già tardi ed era tempo di ritornare alla macchina. Quando tornammo indietro, la macchina non la trovammo al suo posto, sebbene avessimo ripercorso lo stesso tragitto. L’auto, che era stata abbandonata vicino al fiume, si trovava lontano. Nonostante i nostri sforzi, non trovammo nessuna traccia delle ruote della vettura sul terreno. Tornando a Tashkent, in casa di Muhsin Khan provammo a rivedere ancora una volta i movimenti delle stelle e delle luci catturati sulla pellicola, ma invano perché il film era vuoto. La natura e l’essere umano hanno molte opportunità manifeste e nascoste, sebbene parecchie volte l’uomo le impedisca di rivelarsi. È necessario fare attenzione alla propria interiorità, stupirsi e gioire di sé stesso, comprendersi e rianimarsi completamente nel proprio interno. Nessuna bellezza esteriore, nessun elegante “imballaggio” può aiutare se si è scuri e sordi interiormente. Lo zikr è una grande opportunità per la conoscenza e la comprensione di sé stessi. È l’occasione per aprirsi a qualcosa di nascosto che riempie la vita di significato, portando salute e prosperità. Il segreto totale dello zikr si compie solo se si vive nel presente, al posto di pensare ai vantaggi che esso porterà nel futuro. Se pensate al futuro, sarete simili ad un uomo che registra la danza delle stelle su una videocassetta, invece di godere questa danza qui e ora. Di solito, l’attenzione principale durante l’esecuzione dello zikr è diretta alla regione del cuore e del fegato. Ma è anche consentito fare attenzione alle aree che necessitano di cure, alternandole alle aree del cuore e del fegato. È necessario effettuare lo zikr almeno una volta la settimana. In Asia Centrale si esegue ogni Venerdì. L’organismo della persona è diviso in parte sinistra e destra. È una delle ragioni della sua scontentezza quando, metaforicamente parlando, l’occhio destro diventa il nemico del suo occhio sinistro. Una divisione simile è condizionata dalla disposizione degli organi (il cuore si trova soltanto nella parte sinistra). Secondo la dottrina Sufi, nella zona sinistra si accumulano le emozioni e le esperienze negative. Se questa parte predomina eccessivamente, è infranta l’integrità dell’organismo, il suo nucleo interiore collassa. La procedura dello zikr ha lo scopo di armonizzare l’uomo, e grazie ad esso il suo lato sinistro si attiva. Questa parte è un po’ più lontana dall’asse del corpo, pertanto gli organi che sono più lontani, causano problemi. Per questo motivo, si raccomanda ai mancini occasionalmente di mangiare, scrivere e lavarsi con la mano destra; e ai destrorsi, al contrario, di usare la sinistra. Lo zikr è un rito del ricordo Divino, dunque, alla sua esecuzione partecipano le parole. Così come un discorso può essere suddiviso in verbale (usando le parole) e non-verbale (tramite mimiche, gesti, intonazioni, posture, tono della voce e così via), ugualmente si possono classificare le parole che partecipano all’assolvimento dello zikr.
Lo zikr è un dialogo col Dio interiore.
Lo zikr è un dialogo col Dio circostante.
Lo zikr è un dialogo col Dio altrui.

con Danilo Volponi...da Dante a ...


    Prologo  (dall' Inferno di Dante Alighieri)

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai in una selva oscura,
    ché la diritta via
    era smarrita
    ...
    Per me si va nella città dolente
    per me si va nell'eterno dolore
    per me si va tra la perduta gente
    ...
    Lasciate ogni speranza
    o voi che entrate!

    la dea nut


    S'i' fosse foco, arderei 'l mondo
    s'i' fosse vento, lo tempesterei
    s'i' fosse acqua, i' l'annegherei
    s'i' fosse Dio mandereil'en profondo


    S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
    tutt'i cristiani imbrigherei
    s'i' fosse imperator, sa' che farei ?
    a tutti mozzerei lo capo a tondo
    S'i' fosse morte, andarei da mio padre
    s'i' fosse vita, fuggirei da lui
    similimente faria da mi' madre
    S'i' fosse Cecco come sono e fui
    torrei le donne giovani e leggiadre
    e vecchie e laide lasserei altrui

    (Cecco Angiolieri)

    la legge dice: non mangiare la carne
    la lege dice: non uccidere l'uomo
    la legge dice: non camminare a quattro zampe
    la legge dice: chi non segue la legge deve essere punito
    e ritornerà nella casa del dolore
    questo dice la legge


    «We are the hollow men/We are the stuffed men/Leaning together/Headpiece filled with straw…»
    «Siamo gli uomini vuoti/Siamo gli uomini impagliati/Che appoggiano l’un l’altro/La testa piena di paglia…» The Hollow Men (T.S. Eliot) Gli uomini vuoti vivono in deserto, una terra morta, arida come loro sia psicologicamente che religiosamente a causa della mancanza di acqua. Qui hanno costruito immagini di pietra che in realtà sono solo falsi idoli che ricevono The supplication of a dead man's hand Under the twinkle of a fading star ("la supplica della mano di un uomo morto sotto il bagliore di una stella che svanisce"). Poi si svegliano soli, come in Cuore di Tenebra: "We live, as we dream - alone" ("viviamo come sogniamo, soli"). Non potendo far altro che innalzare preghiere a quella pietra infranta sottolineando la mancanza di comunicazione empatica e condivisione dei sentimenti. Nella valle vuota di stelle morenti, una mascella rotta di un regno passato, non ci sono anime, né di conseguenza occhi, essi brancolano insieme senza parlare, ammassati sulla riva di un tumido fiume che potrebbe essere sia l'Acheronte o il fiume Congo altrettanto infernale “un fiume grandissimo che appariva sulla carta come un immenso serpente con la testa nel mare, mentre il corpo in riposo formava un’ampia curva su una vasta regione e la coda si perdeva nella profondità della terra” (da Cuore di tenebra, di Joseph Conrad). Non torneranno ad essere anime a meno di una speranza miracolosa come la Rosa di molte foglie del Paradiso che appare vana. Gli uomini vuoti si trovano bloccati in questa situazione di inerzia e paralisi, di debolezza della volontà, incapaci di affrontare il salto esistenziale di Kierkegaard.« Between the idea /And the reality /Between the motion /And the act/ Falls the Shadow[("Fra l'idea / E la realtà / Fra il movimento / E l'atto / Scende l'Ombra")» e l'ombra richiama ancora un discorso di Bruto nel Julius Caesar dell'atto II:« Between the acting of a dreadful thing/And the first motion, all the interm is/Like a phantasma, or hideous dream:/The genius and the mortal instruments/Are then in council; and the state of men,/Like to a little kingdom, suffers then/The nature of an insurrection. » L'ombra rappresenta una life-in-death (vita nella morte) che ha avuto la possibilità di riconoscere la differenza tra salvezza e dannazione, ma ha rigettato questa possibilità e scelto di non scegliere tra le due, e vivrà per sempre in un Limbo. Irrompe così una voce esterna che dice Perché Tuo è il Regno Perché Tuo è La vita è Perché Tuo è il..., ma il mondo non finisce con un'esplosione, bensì in un gemito (Così il mondo finisce / Così il mondo finisce / Così il mondo finisce / Non con uno schianto ma con un lamento).(Fonte: Wikipedia)

    All'ombra de' cipressi
    e dentro l'urne
    confortate di pianto

    è
    forse
     il sonno della morte
     men duro?

    Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa
    bella d'erbe famiglia e d'animali,
    e quando vaghe di lusinghe innanzi
    a me non danzeran l'ore future,
    nè da te, dolce amico, udrò più il verso
    e la mesta armonia che lo governa,
    nè più nel cor mi parlerà lo spirto
    delle vergini Muse e dell'amore,
    unico spirto a mia vita raminga,
    qual fia ristoro a' di perduti un sasso
    che si distingua le mie dalle infinite
    ossa che in terra e in mare semina morte?
    Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
    ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve
    tutte cose l'obblio nella sua notte;
    e una forza operosa le affatica

    di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
    e l'estreme sembianze e le reliquie
    della terra e del ciel traveste il tempo.
    Ma perchè pria del tempo a sè mortale
    invidierà l'illusion che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
    Non vive più ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l'armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de' suoi? Celeste è questa
    corrispondenza d' amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani; e spesso
    per lei si vive con l'amico estinto
    e l'estinto con noi, se pia la terra
    che lo raccolse infante e lo nutriva,
    nel suo grembo materno ultimo asilo
    porgendo, sacre le reliquie renda
    dall'insultar de' nembi e dal profano
    piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
    e di fiori odorata amica

    (Ugo Foscolo)



    "Penso ai pescatori della Pescara che partono con le belle paranze dipinte, prima dell’alba, nel vento di maestro, e hanno il gusto del sale in bocca.
    Una rondine grida disperatamente sopra un’armonia cupa di cannone e di campana. E’ verso sera.Il mio carnefice notturno è dietro la porta.
    Come può la pioggia di marzo avere questo suono argentino, questo clangore che brilla?
    Slegatemi i piedi !
    Come può la pioggia di marzo aver rapito gli spiriti del tripudio alla baccante che dorme?
    Slegatemi i piedi !
    Per i capelli, per i lunghi lunghi capelli afferrerò la pioggia di marzo sonatrice di cròtalo.
    Ecco che la grazia della mia giovinezza  entra, senza toccare il pavimento, sollevando piano piano l'arcobaleno -E' la mia magìa, questa? Davvero dunque la malattia è d'essenza magica?

    Tutto è presente.  Il passato è presente.  Il futuro è presente. Questa è la mia magìa.  Nel dolore e nelle tenebre,
    invece di diventare più vecchio Io divento sempre più giovane,sempre più giovane!
    E’ la magia! E’ la magia che mi tinge gli occhi, che mi scava le guance, che fa bianchi i denti e rosse le labbra.
    E’ la magia di ieri o di oggi Eco di antichi e di futuri tempi?
    L’occhio è il punto magico in cui si mescolano l’anima e i corpi, i tempi e l’eternità.
    Che debbo terminare, che debbo incominciare? Scopro nelle cose una qualità fisica nuova,
    sento in tutto quel che tocco, in tutto quel che odo, una novità mirabile.
    La carne, la pelle, la carne vibra, vibra Come una brezza vibra. Quali nomi darò alle costellazioni che tremano nelle lontananze del mio dolore?
    La parola che scrivo nel buio ecco… ecco… Perde la sua lettera e il suo senso è…
    musica!”  (dal Notturno di Gabriele D'Annunzio)


    ...dal Faust di C. Marlowe

     

    LUSSURIA (lust) La radice della parola lussuria coincide con quella della parola lusso – che indica una esagerazione – e quella della parola lussazione – che significa deformazione o divisione. Appare quindi chiaro il significato di lussuria, che designa qualche cosa di esagerato e di parziale. Il lussurioso è portato a concentrarsi solo su alcuni aspetti, (il corpo o una parte di questo) che diventano il polo dell’attrazione erotica; tutto il resto è escluso, l’interezza è negata. Il corpo viene oggettivato e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci arrivano ad assumere un’importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di seduzione che scaturisce da un’intesa psicologica e affettiva, oltre che fisica. La lussuria nelle religioni In molte confessioni religiose la lussuria è considerata un peccato, in quanto menomazione della volontà individuale e discernimento del bene e del male più che, come si ritiene comunemente, un “male in sé”, inteso come atto in sé riprovevole. Per altre religioni, invece, la lussuria non rappresenta un male. Secondo le elaborazioni dottrinali della teologia morale del Cattolicesimo, la lussuria è causa di svariati effetti come: - turbamento della ragione e della volontà – accecamento della mente – incostanza - egoistico amore di sé – incapacità di controllare le proprie passioni e i propri desideri.
    GOLA: golosità consiste nel godere appieno dei sapori, non per forza nell’abusarne!
    ACCIDIA: Pigrizia, ozio, poca voglia di fare, apatia…
    AVARIZIA: (dal latino “avarum”, stessa etimologia di “avidus”) è sempre stata argomento di grande interesse di scrittori e poeti, diventando oggetto di scherno e di satira. Ebbe una condanna addirittura metafisica: “Facilius est camelum intrare per acus forarem quam divitem in regnum coelorum” (E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli). Questo pensiero è stato tramandato fino ai nostri giorni: gli avidi sono considerati egoisti, perché usano il prossimo a proprio vantaggio. Non sono solo i ricchi ad amare esageratamente la ricchezza, ma anche la gente povera. Il denaro per queste persone assume un valore fine a se stesso e porta l’avaro a condurre una vita priva di piaceri concreti, dove l’unico obiettivo è accumulare. “Avaro in nostra lingua è ancora colui che per rapina desidera di avere, misero chiamiamo noi quello che si astiene troppo di usare il suo” (N. Machiavelli)
    INVIDIA: L’iconografia tradizionale presenta l’invidia nell’immagine di una donna vecchia, misera, zoppa e gobba, intenta a strapparsi dei serpenti dai capelli per gettarli contro gli altri.
    IRA: una passione che fa perdere il controllo.  “Se siamo irritati senza motivo, lo siamo sempre perché il motivo è nascosto in noi e ci è molto scomodo scoprirlo.” (Paul Bourget) Ciascuno di noi si identifica solitamente con la parte educata e razionale di sè e rifiuta di riconoscere come propria la parte passionale, della cui attivazione è responsabile l’altro. É sempre qualcuno o qualcosa che ci ha fatto arrabbiare… In realtà, la rabbia è una passione che fa parte di noi .Potremmo definirla come un moto impetuoso dell’anima, un violento bisogno di reazione contro ciò che contrasta con le proprie attese e desideri, contro sofferenze e contrarietà fisiche o morali. Si scatena allora una forte emozione che mobilita le forze allo scopo di vincere le suddette difficoltà e talvolta anche di vendicarsene. Per cui, ad esempio, se si è ricevuto un torto o una umiliazione da qualcuno, l’ira fa insorgere un desiderio violento di controbattere quel tale e di ritorcere su di lui il torto o l’accusa subiti.
    ORGOGLIO o SUPERBIA: La superbia affonda le sue radici nel profondo dell’uomo, che è sempre teso alla ricerca e all’affermazione della sua identità. Il bisogno di riconoscimento nell’essere umano è fortissimo: forte al pari di altri bisogni più esistenziali … Di solito la persona superba si conosce poco; é talmente infatuata di se stessa che ogni tentativo di renderla più consapevole si rivela inutile. Non vuole intendere ragione, non tollera alcuna contraddizione e gli piace la compagnia degli adulatori. Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine. Secondo la Chiesa i vizi diventano malattie dello spirito. Il peggiore dei sette peccati è la superbia, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti è proprio la superbia il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva. Il Vangelo è la rivelazione della misericordia di Dio verso i peccatori. L’angelo lo annuncia a Giuseppe: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

    Prima di entrare con Dante nella ‘selva oscura’, simbolo di perdizione, e quindi nell’oltretomba,occorre uno schema orientativo dell’itinerario da seguire per rendere l’idea di come il Poeta abbia articolato il suo inferno, che è concepito in forma d’imbuto suddiviso in nove cerchi decrescenti. Potrebbe tornare sempre utile al momento di presentarsi a Minosse: conoscere già la strada è sempre un vantaggio e poi fa pure buona impressione...Per la cronaca, la voragine a forma di cono rovesciato si era formata quando Lucifero, cacciato dal paradiso, era stato precipitato al centro del globo. Il materiale di scavo era stato poi spinto dalla parte opposta della Terra allora conosciuta a formare la montagna del purgatorio. Dalla ‘porta del non ritorno’, piazzata sotto Gerusalemme – per quanto non risulta che nessuno l’abbia mai vista - si entra nell’antinferno, dove si trovano gl’ignavi. Bisogna poi passare il fiume Acheronte, grazie al famoso traghettatore Caronte, per scendere al primo cerchio, dove c’è il Limbo, asilo destinato agl’infanti, agli ‘spiriti magni’ ed a quelli che non ne sapevano niente del battesimo. Dopo il giudizio caudale di Minosse, si scende progressivamente dal secondo al quinto cerchio: lì troviamo i lussuriosi, i golosi, gli avari con i prodighi, e gli iracondi con gli accidiosi. Per entrare nel sesto cerchio, dove stanno gli eretici e gli epicurei, è necessario passare lo Stige, fiume debitamente inquinato di merda proveniente dalle latrine terrestri come quelli di casa nostra, per mezzo del barcaiolo Flegiàs ed entrare, attraverso la porta delle mura di ferro, nella città di Dite. Dopo un ‘burrato’ ecco il fiume di sangue bollente Flegetonte, sulle cui rive imperversano i Centauri, ed il settimo cerchio che ospita i violenti suddivisi in tre gironi. Violenti contro il prossimo: assassini e tiranni; contro sé stessi: suicidi e scialacquatori; contro Dio: bestemmiatori, sodomiti e usurai. C’è poi una ‘ripa discoscesa’ che porta, grazie all’elicotterista Gerione, nell’ottavo cerchio, destinato ai frodolenti contro chi non si fida, che si divide in dieci ‘malebolge’ rispettivamente occupate dai: 1- seduttori, 2- adulatori, 3- simoniaci, 4- indovini, 5- barattieri, 6- ipocriti, 7- ladri, 8- mali consiglieri, 9- seminatori di discordie, 10- falsificatori. Successivamente si trova il ‘pozzo dei giganti’ e quindi il nono cerchio per i frodolenti contro chi si fida, immersi nel Cocìto gelato (ultimo dei fiumi infernali), a sua volta suddiviso in quattro zone: 1- Caìna: traditori dei parenti, 2- Antenòra: traditori della patria e della parte politica, 3- Tolomèa: traditori degli amici e dei commensali, 4- Giudecca: traditori dei benefattori. Per la discesa in questo ‘pozzo’, funge da cortese ascensorista il gigante Antèo. Non ci resta infine che conoscere, al centro della terra, il padrone di casa Lucifero che, da buon direttore di galera, provvede a tenere tutti gl’inquilini del suo settore al fresco facendosi nel contempo uno spuntino permanente dei traditori dell’autorità religiosa e politica.
    La gola è uno dei vizi capitali più connaturato all'essere umano, infatti riguarda in maniera diretta la sua parte fisica. Ciò rappresenta l'aspetto più facilmente percettibile ma, come vedremo in seguito, non si può trascurare la sua radice spirituale. Purtroppo il comune modo di pensare non attribuisce molta importanza a questa scoria, tuttavia è nostro dovere non lasciarci ingannare. Ciascun germe che possa intaccare la buona salute dell'anima và analizzato, e ricercata l'opposta virtù che sia in grado di neutralizzarlo. È pur vero che esaminandoci attraverso l'utilissimo "esame di coscienza" cogliamo con più immediatezza le pecche più gravi e traumatiche. Ma se non badassimo alle più lievi, concederemmo loro una pericolosa incubazione nella quale possono aumentare la loro carica dannosa ed esplodere con una inaspettata purulenza. Il maligno è pronto a sfruttare ogni breccia che gli offriamo (sia essa minima o ampia) per conquistare il nostro cuore e farci cadere nella disperazione.
    Vegliamo, dunque, anche sulle sfumature dei nostri pensieri, affinché il nemico non ci colga di sorpresa.
    Commenti in merito alla gola li troviamo innanzitutto nelle Sacre Scritture. Dell’Antico Testamento ricordiamo Esaù, che per un piatto di lenticchie perdette la sua primogenitura (Gn 25, 19-34); Oloferne invece morì a causa dell'ubriachezza, ucciso da Giuditta (Gdt 12, 20 e segg.).Naturalmente è Gesù, nel Nuovo Testamento, che ci dà l'insegnamento maggiore su come si debba condurre la propria vita. Egli ci raccomanda la libertà interiore per quanto riguarda i bisogni, anche legittimi, del corpo. Le preoccupazioni materiali ci discostano dal concetto di fede e di abbandono dei figli al Padre (Mt 6, 25-33). Occorre vigilare per evitare che ci si appesantisca nell'ubriachezza, nella stanchezza e nella sonnolenza (Lc 21, 34). In questa luce, la lotta al vizio della gola è perfettamente inquadrata nel combattimento spirituale.San Paolo si rivolse ai cristiani che venivano dal paganesimo (come la comunità di Corinto e di Roma); qui, spesso, il mangiare e il bere erano finalizzati al solo godimento. Si pensi che alcuni ricchi romani, dopo banchetti interminabili, si procuravano il vomito con delle piume d'uccello per poter ricominciare a mangiare. A queste persone egli scrive parole di condanna, affermando che gli ubriaconi non erediteranno il Regno dei Cieli (1 Cor 6, 10-12). Nella lettera ai Filippesi (3, 19) l’Apostolo delle genti và alla sorgente del vizio della gola scrivendo che ci sono persone «che hanno per dio il loro ventre».
    Ogni essere alla deriva ha il proprio dio (la carica, il denaro, le donne...); ci sono molti che vivono per mangiare anziché mangiare per vivere, e la loro pancia è il loro piccolo dio.Ecco rivelato il legame tra la gola e la ribellione prima; la superbia si dimostra nuovamente quale fonte di tutti i nostri mali.
    Nella vita di tutti i giorni abbiamo spesso sentito la frase: "Siamo ciò che mangiamo". Niente di più falso, naturalmente giacché la nostra vera sostanza è ben altra, ma con questa il mondo ci esprime quali siano i suoi disvalori. Peter Bruegel il vecchio, Il paese della Cuccagna, 1567, Alte Pinakothek, MonacoPensiamo ai gravi disturbi dell'alimentazione come la bulimia o l'anoressia, patologie la cui diffusione è sempre maggiore soprattutto tra i giovani. Un rapporto così disordinato nei confronti del cibo, è causato da una completa assenza di riferimenti sani sui quali impostare la propria vita. La prevalenza dell'apparire sull'essere fa sbilanciare queste persone in un abbandono totale al mondo dell'effimero. Vengono lusingate dalla moda e dai "must" che, per avere successo, le inebriano fino a condurle al collasso; satana usa le sue prede e poi le getta (è un consumista).
    Troviamo degli spunti interessanti anche tra gli scritti dei Padri della Chiesa, i quali annotano una stretta relazione tra la gola e la lussuria. Questi due tipi di appetito vanno di pari passo, ma vedremo nello specifico i loro legami nel prossimo approfondimento dedicato alla lussuria.
    Giovanni Cassiano (ca. 360-435) distingue varie manifestazioni del vizio della gola, segnalando che c'è chi eccede nella quantità e chi invece nella ricerca della qualità dei cibi. Vi è il goloso che ha sempre fame, consuma pasti abbondanti e, terminati questi, si tiene in esercizio "mangiucchiando" di continuo. Ma vi è anche chi non necessariamente mangia molto ma è sempre alla ricerca di cibi delicati e fini. Essi dedicano tempo a preparare o a prepararsi piatti raffinati e ben curati, i soli che siano adatti alle loro esigenze e ai loro gusti.
    Il cibo per l'uomo saggio deve essere frutto della semplicità; non si dovrebbe cercare né la qualità né la quantità, sarebbe consigliabile alzarsi da tavola non completamente sazi ed infine, cosa molto importante, conviene situare la moderazione della gola in un atteggiamento di carità: dice Cassiano che la sobrietà ci induce a pensare che tante persone hanno fame e non possono sfamarsi. La nostra vittoria sulla gola sarà più completa se faremo prevalere l'amore sull'egoismo. Rieccoci giunti alla gola spirituale prima accennata. Essa inficia il nostro rapporto con Dio perché ci induce ad amarlo non per contraccambiare la sua bontà, ma perché Egli dà qualcosa che desideriamo, di cui siamo avidi. L'ambizione di poter gustare i doni che il Signore ci concede, la bramosia di poter essere i protagonisti di eventi non comuni e soprannaturali, sono aspetti della smania di possesso e di godimento tipici della gola. Se dunque è pericolosa la gola sul piano fisico, in una società come quella di oggi opulenta, sazia e indifferente a chi ha fame, capace di distruggersi con l'alcool, con la droga, con i piaceri della tavola; per coloro che vogliono seguire il Cristo, non è meno pericoloso il vizio della gola spirituale. Troppi perseguono la via dello straordinario, rifiutando la via del nascondimento e dell'umiltà. Impariamo a condurre una vita all'insegna della parsimonia e della temperanza (che è una delle quattro virtù cardinali) e, soprattutto, dedichiamoci all'analisi di noi stessi al fine di debellare il vizio della gola spirituale, perché la ricerca di emozioni e sensazioni ci distoglie dall'Essenziale. Una nota particolare merita il digiuno. Esso è un atto di sacrificio di noi stessi volto a ristabilire il dominio dello spirito sul corpo. E' innanzitutto una "prova di forza" che il cristiano deve sperimentare per riaffermare la padronanza di Sé. Il digiuno deve essere primariamente l'astenersi dalla colpa e poi da tutto ciò che ci alletta (sia il gusto che gli altri sensi). Quando è dedicato a Dio perché soccorra un fratello bisognoso, unito alla preghiera rappresenta la più profonda forza spirituale che esista. Il Padre non rimane certo indifferente alla nostra rinuncia e non manca di potenziarla affinché sia un gran dono d'amore verso il prossimo, per la Gloria del Signore. Il digiuno ha anche una particolare valenza nella lotta contro le entità negative (la cui presenza in questo mondo è purtroppo copiosa). Gesù, infatti, ci ha detto «...Questa razza di demoni si scaccia se non con la preghiera e il digiuno». (Mt 17, 21). 
    Ecco una poesia scritta da Giovanni Della Casa, l'autore del celebre Galateo:
INVOCAZIONE AL PADRE CELESTE
Dopo sì lungo error, dopo le tante
Sì; gravi offese, ond'ogn'or hai sofferto
L'antico fallo e l'empio mio demerto,
colla pietà delle tue luci sante
Mira, Padre Celeste, omai con quante
Lacrime a Te devoto mi converto,
E spira al viver mio, breve ed incerto
Grazia, ch'al buon cammin volga le piante.
Mostra gl'affanni, il sangue e i sudor sparsi
(Or volgon gl'anni) e l'aspro tuo dolore
A' miei pensieri, ad altro oggetti avvezzi.
Raffredda, Signor mio, quel foco, ond'arsi
Col mondo, e consumai la vita e l'ore,
Tu, che contrito cor giammai non sprezzi.

.
[ Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita. ]
Gian Maria Volontè
ditemi   voi che non so chi siete    dov’è   finito
l’uomo
lo cerco da un tempo che non conto
cinque  dieci anni o centinaia di millenni
cerco dov’è
chiedo se è rinchiuso
qui dentro il tempo   il vostro tempo come uno specchio rotto
oltre il viaggio  di là da un fiume di silenzio
in una densità di questo precipizio sotto le nuvole fatto di ali e voli
in qualche assurda gabbia...
(Fernanda Ferraresso)

martedì 10 luglio 2012

un cerchio che da jung giunge a borges passando per pessoa

"la psiche e' un insieme di immagini intese come risultato della forma energetica assunta dall'individuo in relazione anche alle emozioni, agli agiti e al comportamento non verbale".

La Psicologia Analitica (ovvero l'analisi del profondo, cioe' dell'insieme di processi psichici che possono esprimersi attraverso rappresentazioni, immagini, parole, sogni, emozioni, agiti e sintomi) è nata da una costola della Psicoanalisi di Freud e poi si è distaccata da questa poiche' Jung ritiene che la libido non si manifesti solo nelle istanze pulsionali individuali, ma che, invece, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell'umanita' e che attraverso l'immagine archetipica, sia il motore della trasformazione del singolo ed in nome dell'archetipo simbolico si privilegia la parola: il parlare, il raccontare, il fare associazioni, stando seduti su una sedia, o anche il parlare ad una sedia vuota immaginandovi seduto un interlocutore altro, oppure recitando su un palcoscenico e/o anche dipingendo e/o danzando; seguendo cioè quel metodo libero che permette di guardarsi dentro e prendersi cura di se', delle proprie immagini, ponendosi in ascolto di quel "piccolo popolo" e di quelle "personalita' multiple" che abitano la nostra psiche. Nell'individuare il senso simbolico e archetipico di ciò che ci crea disagio o disturbo, possiamo utilizzarne l'energia per la "trasformazione" e per la propria individuazione, corrispondente all'armonia delle energie psichiche anche attraverso i più svariati metodi (dall'immaginazione attiva alle tecniche teatrali, all'arte, ecc.) che portano al benessere psichico in quanto permettono l'armonica espressione dell'anima e, attraverso uno studio esperenziale su: l'inconscio collettivo, la coscienza collettiva , gli archetipi, i riti, i miti, i sogni, le fantasie, i simboli, le emozioni, gli agiti, la comunicazione corporea, il processo d'individuazione, le immagini alchemiche, i tipi psicologici, gli enneatipi, l'anima come visione in trasparenza.

 "Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita. Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle. Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra."
"Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra. [...] Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima."
All'improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno”Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell’identità con gli altri, né ha mai saputo che ero maschera. Nessuno ha supposto che al mio lato ci fosse sempre un altro che in fondo ero io. Mi hanno sempre creduto identico a me stesso.
Tutti noi viviamo distanti e anonimi; dissimulati, soffriamo da sconosciuti. Ad alcuni, però, questa distanza fra loro stessi e un altro essere non si rivela mai; per altri è talvolta illuminata, di orrore o di pena, da un lampo senza limiti; per altri ancora, essa non è altro che la dolorosa costanza e quotidianità della vita.
Sapere esattamente che chi siamo non ci riguarda, che ciò che vogliamo è ciò che non vorremmo, né forse qualcuno ha voluto; sapere tutto questo a ogni minuto, sentire tutto questo in ogni sentimento, non significherà essere straniero nella propria anima, esiliato nelle proprie sensazioni?"

Pessoa  (Fernando Antonio è collegato a Sant'Antonio di Padova, da cui la sua famiglia reclamava una discendenza genealogica. Il nome di battesimo del Santo era infatti Fernando Bulhões, e il giorno a lui consacrato a Lisbona era il 13 giugno, lo stesso della sua nascita) nacque a Lisbona il 13 giugno 188  e lì morì il 30 nov.1935. Fu poeta, scrittore, filosofo e aforista come pochi altri nella storia della letteratura (e non solo) del '900, in cui si scompose (ortonimo) in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronimi. La sua vita  fu dedicata a creare, e che con questa creazione, creò altre vite attraverso i suoi eteronimi. Questo è stata la sua principale caratteristica, e il motivo di interesse per la sua persona, apparentemente così pacata. Egli fu «l'enigma in persona» (e, guarda caso, in portoghese "pessoa" significa "persona"). La sua figura enigmatica (legato alla "Tradizione Segreta" e gnostica del Cristianesimo, che ha relazioni intime con la "Tradizione Segreta" di Israele o Kabbalah e con l'essenza occulta della Massoneria, quindi possedeva  legami con l'occultismo, il misticismo, la massoneria e  i rosacroce) interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronomia. Morì a causa di problemi epatici all'età di 47 anni nella stessa città dov'era nato. L'ultima frase che scrisse fu in inglese "I know not what tomorrow will bring... "(Non so cosa porterà il domani), e si riportano come le sue ultime parole "De-me os meus òculos!" (Datemi i miei occhiali).


«  Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia." »


Sono in grande parte, la prosa stessa che scrivo. Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e nella sfrenata disposizioni delle immagini Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.
Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni. ....
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo."
La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.
Cancellare tutto dalla lavagna da un giorno all'altro, essere nuovo ad ogni nuova alba, in una nuova verginità perpetua dell'emozione...

« Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia,
non c'è niente di più semplice.
Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte.
Tutti i giorni fra l'una e l'altra sono miei. »
Ed ecco qui - come fosse (ma lo è) una poesia - uno dei suoi pensieri-aforismi di cui è costellato il “libro dell'inquietudine” :
Litania
Noi
non ci realizziamo mai.
Siamo due abissi:
un pozzo
che fissa
il Cielo

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza...Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero... No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile...Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. E' un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra... Perfino l'arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell'illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza...Vivere è non pensare...La felicità è fuori dalla felicità. Non c'è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto... Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni... Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo... Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta... Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede... Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita. (da "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa)
File:Carta astral ricardo reis.jpg

ISTANTI
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
Jorge Luis Borges

La luna
C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l'hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio.
Jorge Luis Borges

«Sotto alberi inglesi meditai su quel labirinto perduto: lo immaginai inviolato e perfetto sulla cima segreta d’una montagna. Pensai a un labirinto di labirinti, a un labirinto sinuoso e crescente che abbracciasse il passato e l’avvenire, e che implicasse in qualche modo anche gli astri»
(J.L. Borges – Il giardino dei sentieri che si biforcano) labirinto (dal greco labýrinthos) si riferisce al mitico palazzo costruito a Creta per tenervi segregato il Minotauro, il leggendario mostro dalla duplice natura (umana e ferina) poi ucciso dalla scure (làbrys in greco) di Teseo e dalla quale avrebbe poi preso il nome. L’etimologia della parola labirinto deriverebbe quindi dalla stessa radice della parola che indicava l’ascia a due lame, simbolo del potere reale a Creta. Nelle culture più diverse il labirinto è un modello iniziatico legato all’idea della morte e soprattutto all’idea del passaggio a un nuovo stato. Superare il labirinto, raggiungerne il centro e poi trovare la via d’uscita, indica allegoricamente il passaggio a un’altra dimensione, e per questo veniva impiegato anche come modello magico nelle dottrine esoteriche e misteriche. Il labirinto in generale può essere visto come metafora della ricostituzione dell’ordine perduto, e di conseguenza come metafora del pensiero umano, della psiche e della della sua struttura, per l’appunto, labirintica. Il labirinto è anche un simbolo del mondo, i cui schemi e la cui logica sono oscuri e incomprensibili all’uomo, ma chiari a colui che ne è l’architetto e l’artefice, e come tale esso è fonte di stupore e perplessità, quel genere di stupore (thaumàzein in greco) che secondo Aristotele è stato la causa principale e fondamentale della nascita della filosofia («Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia», Aristotele, Metafisica, I, 2, 982 b.) Il labirinto è il luogo in cui la soluzione deve essere tentata ad ogni svolta, senza occhi e senza memoria: è il simbolo della ricerca istintiva, anteriore alla ragione e alla scienza. La sua struttura complessa - frutto dell’elaborazione di una mente intelligente - è finalizzata a sconfiggere un’altra intelligenza, quella di chi si avventura dentro il labirinto. Al suo interno la ragione non è più in grado di risolvere da sola il problema e la soluzione deve essere tentata istintivamente, ad ogni nuova svolta, affidandosi all’intuito e alla buona sorte, allo stratagemma e all’astuzia. Il concetto di labirinto racchiude così in sé una duplice, se non addirittura contraddittoria, valenza simbolica. Da un lato simboleggia il trionfo della ragione, la costruzione razionale perfetta costituita da un unico modulo compositivo elementare ripetuto potenzialmente all’infinito; dall’altro lato allude inevitabilmente alla sconfitta della ragione stessa e delle sue armi dialettiche che si rivelano inefficaci a districarsi in un contesto in cui la parzialità della visione, la completa ignoranza della propria posizione nello spazio e la conseguente incapacità di orientarsi impediscono l’elaborazione di una strategia razionale e vincente. Il labirinto è quindi il luogo costruito dalla ragione per annientare e mettere in scacco se stessa; è lo spazio simbolico, l’arena in cui si consuma il dramma della ragione che per salvarsi è costretta a negare se stessa, a ridursi furbizia e puro istinto animale. Nel centro del labirinto - che simbolicamente è anche il Centro del mondo, lo spazio sacro dove convergono tutte le serie infinite di piani spaziali e temporali - si confrontano i due volti della natura umana: quello solare, “umano”, razionale e creativo contro quello oscuro, bestiale, irrazionale e distruttivo. Il labirinto, con la sua simbologia e la sua intricata struttura che ricorda le impenetrabili circonvoluzioni del cervello, rinvia così inevitabilmente ai grovigli della psiche, ai mostri inquietanti che si nascondono al suo interno, agli enigmi che celano verità terribili e spaventose...e, proprio come in un labirintico gioco di specchi o in una infinita serie di scatole cinesi, racconta di un autore in crisi creativa e di un’opera che non riesce a venire alla luce. Un indovinello-labirinto che sembra avvertirci ancora una volta che non c’è nessuna verità da cercare, nessun senso o soluzione da trovare, nessun simbolico centro da raggiungere. Nel centro del labirinto c’è solo posto per la follia, il ghiaccio della morte, l’immobilità perfetta del non-essere. E l’enigma rimane…



« Sono cieco e ignorante, ma intuisco
che sono molte le strade »
(J.L.Borges, The unending rose)



non vi è nulla di più surreale della realtà
e l’io consapevole ama ridere un casino!
vedi qui le poesie di pessoa:  http://d.p.forumcommunity.net/?t=26000075