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lunedì 16 luglio 2012

con Danilo Volponi...da Dante a ...


    Prologo  (dall' Inferno di Dante Alighieri)

    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai in una selva oscura,
    ché la diritta via
    era smarrita
    ...
    Per me si va nella città dolente
    per me si va nell'eterno dolore
    per me si va tra la perduta gente
    ...
    Lasciate ogni speranza
    o voi che entrate!

    la dea nut


    S'i' fosse foco, arderei 'l mondo
    s'i' fosse vento, lo tempesterei
    s'i' fosse acqua, i' l'annegherei
    s'i' fosse Dio mandereil'en profondo


    S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
    tutt'i cristiani imbrigherei
    s'i' fosse imperator, sa' che farei ?
    a tutti mozzerei lo capo a tondo
    S'i' fosse morte, andarei da mio padre
    s'i' fosse vita, fuggirei da lui
    similimente faria da mi' madre
    S'i' fosse Cecco come sono e fui
    torrei le donne giovani e leggiadre
    e vecchie e laide lasserei altrui

    (Cecco Angiolieri)

    la legge dice: non mangiare la carne
    la lege dice: non uccidere l'uomo
    la legge dice: non camminare a quattro zampe
    la legge dice: chi non segue la legge deve essere punito
    e ritornerà nella casa del dolore
    questo dice la legge


    «We are the hollow men/We are the stuffed men/Leaning together/Headpiece filled with straw…»
    «Siamo gli uomini vuoti/Siamo gli uomini impagliati/Che appoggiano l’un l’altro/La testa piena di paglia…» The Hollow Men (T.S. Eliot) Gli uomini vuoti vivono in deserto, una terra morta, arida come loro sia psicologicamente che religiosamente a causa della mancanza di acqua. Qui hanno costruito immagini di pietra che in realtà sono solo falsi idoli che ricevono The supplication of a dead man's hand Under the twinkle of a fading star ("la supplica della mano di un uomo morto sotto il bagliore di una stella che svanisce"). Poi si svegliano soli, come in Cuore di Tenebra: "We live, as we dream - alone" ("viviamo come sogniamo, soli"). Non potendo far altro che innalzare preghiere a quella pietra infranta sottolineando la mancanza di comunicazione empatica e condivisione dei sentimenti. Nella valle vuota di stelle morenti, una mascella rotta di un regno passato, non ci sono anime, né di conseguenza occhi, essi brancolano insieme senza parlare, ammassati sulla riva di un tumido fiume che potrebbe essere sia l'Acheronte o il fiume Congo altrettanto infernale “un fiume grandissimo che appariva sulla carta come un immenso serpente con la testa nel mare, mentre il corpo in riposo formava un’ampia curva su una vasta regione e la coda si perdeva nella profondità della terra” (da Cuore di tenebra, di Joseph Conrad). Non torneranno ad essere anime a meno di una speranza miracolosa come la Rosa di molte foglie del Paradiso che appare vana. Gli uomini vuoti si trovano bloccati in questa situazione di inerzia e paralisi, di debolezza della volontà, incapaci di affrontare il salto esistenziale di Kierkegaard.« Between the idea /And the reality /Between the motion /And the act/ Falls the Shadow[("Fra l'idea / E la realtà / Fra il movimento / E l'atto / Scende l'Ombra")» e l'ombra richiama ancora un discorso di Bruto nel Julius Caesar dell'atto II:« Between the acting of a dreadful thing/And the first motion, all the interm is/Like a phantasma, or hideous dream:/The genius and the mortal instruments/Are then in council; and the state of men,/Like to a little kingdom, suffers then/The nature of an insurrection. » L'ombra rappresenta una life-in-death (vita nella morte) che ha avuto la possibilità di riconoscere la differenza tra salvezza e dannazione, ma ha rigettato questa possibilità e scelto di non scegliere tra le due, e vivrà per sempre in un Limbo. Irrompe così una voce esterna che dice Perché Tuo è il Regno Perché Tuo è La vita è Perché Tuo è il..., ma il mondo non finisce con un'esplosione, bensì in un gemito (Così il mondo finisce / Così il mondo finisce / Così il mondo finisce / Non con uno schianto ma con un lamento).(Fonte: Wikipedia)

    All'ombra de' cipressi
    e dentro l'urne
    confortate di pianto

    è
    forse
     il sonno della morte
     men duro?

    Ove più il Sole per me alla terra non fecondi questa
    bella d'erbe famiglia e d'animali,
    e quando vaghe di lusinghe innanzi
    a me non danzeran l'ore future,
    nè da te, dolce amico, udrò più il verso
    e la mesta armonia che lo governa,
    nè più nel cor mi parlerà lo spirto
    delle vergini Muse e dell'amore,
    unico spirto a mia vita raminga,
    qual fia ristoro a' di perduti un sasso
    che si distingua le mie dalle infinite
    ossa che in terra e in mare semina morte?
    Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
    ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve
    tutte cose l'obblio nella sua notte;
    e una forza operosa le affatica

    di moto in moto; e l'uomo e le sue tombe
    e l'estreme sembianze e le reliquie
    della terra e del ciel traveste il tempo.
    Ma perchè pria del tempo a sè mortale
    invidierà l'illusion che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
    Non vive più ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l'armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de' suoi? Celeste è questa
    corrispondenza d' amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani; e spesso
    per lei si vive con l'amico estinto
    e l'estinto con noi, se pia la terra
    che lo raccolse infante e lo nutriva,
    nel suo grembo materno ultimo asilo
    porgendo, sacre le reliquie renda
    dall'insultar de' nembi e dal profano
    piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
    e di fiori odorata amica

    (Ugo Foscolo)



    "Penso ai pescatori della Pescara che partono con le belle paranze dipinte, prima dell’alba, nel vento di maestro, e hanno il gusto del sale in bocca.
    Una rondine grida disperatamente sopra un’armonia cupa di cannone e di campana. E’ verso sera.Il mio carnefice notturno è dietro la porta.
    Come può la pioggia di marzo avere questo suono argentino, questo clangore che brilla?
    Slegatemi i piedi !
    Come può la pioggia di marzo aver rapito gli spiriti del tripudio alla baccante che dorme?
    Slegatemi i piedi !
    Per i capelli, per i lunghi lunghi capelli afferrerò la pioggia di marzo sonatrice di cròtalo.
    Ecco che la grazia della mia giovinezza  entra, senza toccare il pavimento, sollevando piano piano l'arcobaleno -E' la mia magìa, questa? Davvero dunque la malattia è d'essenza magica?

    Tutto è presente.  Il passato è presente.  Il futuro è presente. Questa è la mia magìa.  Nel dolore e nelle tenebre,
    invece di diventare più vecchio Io divento sempre più giovane,sempre più giovane!
    E’ la magia! E’ la magia che mi tinge gli occhi, che mi scava le guance, che fa bianchi i denti e rosse le labbra.
    E’ la magia di ieri o di oggi Eco di antichi e di futuri tempi?
    L’occhio è il punto magico in cui si mescolano l’anima e i corpi, i tempi e l’eternità.
    Che debbo terminare, che debbo incominciare? Scopro nelle cose una qualità fisica nuova,
    sento in tutto quel che tocco, in tutto quel che odo, una novità mirabile.
    La carne, la pelle, la carne vibra, vibra Come una brezza vibra. Quali nomi darò alle costellazioni che tremano nelle lontananze del mio dolore?
    La parola che scrivo nel buio ecco… ecco… Perde la sua lettera e il suo senso è…
    musica!”  (dal Notturno di Gabriele D'Annunzio)


    ...dal Faust di C. Marlowe

     

    LUSSURIA (lust) La radice della parola lussuria coincide con quella della parola lusso – che indica una esagerazione – e quella della parola lussazione – che significa deformazione o divisione. Appare quindi chiaro il significato di lussuria, che designa qualche cosa di esagerato e di parziale. Il lussurioso è portato a concentrarsi solo su alcuni aspetti, (il corpo o una parte di questo) che diventano il polo dell’attrazione erotica; tutto il resto è escluso, l’interezza è negata. Il corpo viene oggettivato e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci arrivano ad assumere un’importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di seduzione che scaturisce da un’intesa psicologica e affettiva, oltre che fisica. La lussuria nelle religioni In molte confessioni religiose la lussuria è considerata un peccato, in quanto menomazione della volontà individuale e discernimento del bene e del male più che, come si ritiene comunemente, un “male in sé”, inteso come atto in sé riprovevole. Per altre religioni, invece, la lussuria non rappresenta un male. Secondo le elaborazioni dottrinali della teologia morale del Cattolicesimo, la lussuria è causa di svariati effetti come: - turbamento della ragione e della volontà – accecamento della mente – incostanza - egoistico amore di sé – incapacità di controllare le proprie passioni e i propri desideri.
    GOLA: golosità consiste nel godere appieno dei sapori, non per forza nell’abusarne!
    ACCIDIA: Pigrizia, ozio, poca voglia di fare, apatia…
    AVARIZIA: (dal latino “avarum”, stessa etimologia di “avidus”) è sempre stata argomento di grande interesse di scrittori e poeti, diventando oggetto di scherno e di satira. Ebbe una condanna addirittura metafisica: “Facilius est camelum intrare per acus forarem quam divitem in regnum coelorum” (E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli). Questo pensiero è stato tramandato fino ai nostri giorni: gli avidi sono considerati egoisti, perché usano il prossimo a proprio vantaggio. Non sono solo i ricchi ad amare esageratamente la ricchezza, ma anche la gente povera. Il denaro per queste persone assume un valore fine a se stesso e porta l’avaro a condurre una vita priva di piaceri concreti, dove l’unico obiettivo è accumulare. “Avaro in nostra lingua è ancora colui che per rapina desidera di avere, misero chiamiamo noi quello che si astiene troppo di usare il suo” (N. Machiavelli)
    INVIDIA: L’iconografia tradizionale presenta l’invidia nell’immagine di una donna vecchia, misera, zoppa e gobba, intenta a strapparsi dei serpenti dai capelli per gettarli contro gli altri.
    IRA: una passione che fa perdere il controllo.  “Se siamo irritati senza motivo, lo siamo sempre perché il motivo è nascosto in noi e ci è molto scomodo scoprirlo.” (Paul Bourget) Ciascuno di noi si identifica solitamente con la parte educata e razionale di sè e rifiuta di riconoscere come propria la parte passionale, della cui attivazione è responsabile l’altro. É sempre qualcuno o qualcosa che ci ha fatto arrabbiare… In realtà, la rabbia è una passione che fa parte di noi .Potremmo definirla come un moto impetuoso dell’anima, un violento bisogno di reazione contro ciò che contrasta con le proprie attese e desideri, contro sofferenze e contrarietà fisiche o morali. Si scatena allora una forte emozione che mobilita le forze allo scopo di vincere le suddette difficoltà e talvolta anche di vendicarsene. Per cui, ad esempio, se si è ricevuto un torto o una umiliazione da qualcuno, l’ira fa insorgere un desiderio violento di controbattere quel tale e di ritorcere su di lui il torto o l’accusa subiti.
    ORGOGLIO o SUPERBIA: La superbia affonda le sue radici nel profondo dell’uomo, che è sempre teso alla ricerca e all’affermazione della sua identità. Il bisogno di riconoscimento nell’essere umano è fortissimo: forte al pari di altri bisogni più esistenziali … Di solito la persona superba si conosce poco; é talmente infatuata di se stessa che ogni tentativo di renderla più consapevole si rivela inutile. Non vuole intendere ragione, non tollera alcuna contraddizione e gli piace la compagnia degli adulatori. Nella dottrina morale cattolica, i vizi capitali sono desideri non ordinati verso il Bene Sommo, cioè Dio, dai quali tutti i peccati traggono origine. Secondo la Chiesa i vizi diventano malattie dello spirito. Il peggiore dei sette peccati è la superbia, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti è proprio la superbia il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva. Il Vangelo è la rivelazione della misericordia di Dio verso i peccatori. L’angelo lo annuncia a Giuseppe: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

    Prima di entrare con Dante nella ‘selva oscura’, simbolo di perdizione, e quindi nell’oltretomba,occorre uno schema orientativo dell’itinerario da seguire per rendere l’idea di come il Poeta abbia articolato il suo inferno, che è concepito in forma d’imbuto suddiviso in nove cerchi decrescenti. Potrebbe tornare sempre utile al momento di presentarsi a Minosse: conoscere già la strada è sempre un vantaggio e poi fa pure buona impressione...Per la cronaca, la voragine a forma di cono rovesciato si era formata quando Lucifero, cacciato dal paradiso, era stato precipitato al centro del globo. Il materiale di scavo era stato poi spinto dalla parte opposta della Terra allora conosciuta a formare la montagna del purgatorio. Dalla ‘porta del non ritorno’, piazzata sotto Gerusalemme – per quanto non risulta che nessuno l’abbia mai vista - si entra nell’antinferno, dove si trovano gl’ignavi. Bisogna poi passare il fiume Acheronte, grazie al famoso traghettatore Caronte, per scendere al primo cerchio, dove c’è il Limbo, asilo destinato agl’infanti, agli ‘spiriti magni’ ed a quelli che non ne sapevano niente del battesimo. Dopo il giudizio caudale di Minosse, si scende progressivamente dal secondo al quinto cerchio: lì troviamo i lussuriosi, i golosi, gli avari con i prodighi, e gli iracondi con gli accidiosi. Per entrare nel sesto cerchio, dove stanno gli eretici e gli epicurei, è necessario passare lo Stige, fiume debitamente inquinato di merda proveniente dalle latrine terrestri come quelli di casa nostra, per mezzo del barcaiolo Flegiàs ed entrare, attraverso la porta delle mura di ferro, nella città di Dite. Dopo un ‘burrato’ ecco il fiume di sangue bollente Flegetonte, sulle cui rive imperversano i Centauri, ed il settimo cerchio che ospita i violenti suddivisi in tre gironi. Violenti contro il prossimo: assassini e tiranni; contro sé stessi: suicidi e scialacquatori; contro Dio: bestemmiatori, sodomiti e usurai. C’è poi una ‘ripa discoscesa’ che porta, grazie all’elicotterista Gerione, nell’ottavo cerchio, destinato ai frodolenti contro chi non si fida, che si divide in dieci ‘malebolge’ rispettivamente occupate dai: 1- seduttori, 2- adulatori, 3- simoniaci, 4- indovini, 5- barattieri, 6- ipocriti, 7- ladri, 8- mali consiglieri, 9- seminatori di discordie, 10- falsificatori. Successivamente si trova il ‘pozzo dei giganti’ e quindi il nono cerchio per i frodolenti contro chi si fida, immersi nel Cocìto gelato (ultimo dei fiumi infernali), a sua volta suddiviso in quattro zone: 1- Caìna: traditori dei parenti, 2- Antenòra: traditori della patria e della parte politica, 3- Tolomèa: traditori degli amici e dei commensali, 4- Giudecca: traditori dei benefattori. Per la discesa in questo ‘pozzo’, funge da cortese ascensorista il gigante Antèo. Non ci resta infine che conoscere, al centro della terra, il padrone di casa Lucifero che, da buon direttore di galera, provvede a tenere tutti gl’inquilini del suo settore al fresco facendosi nel contempo uno spuntino permanente dei traditori dell’autorità religiosa e politica.
    La gola è uno dei vizi capitali più connaturato all'essere umano, infatti riguarda in maniera diretta la sua parte fisica. Ciò rappresenta l'aspetto più facilmente percettibile ma, come vedremo in seguito, non si può trascurare la sua radice spirituale. Purtroppo il comune modo di pensare non attribuisce molta importanza a questa scoria, tuttavia è nostro dovere non lasciarci ingannare. Ciascun germe che possa intaccare la buona salute dell'anima và analizzato, e ricercata l'opposta virtù che sia in grado di neutralizzarlo. È pur vero che esaminandoci attraverso l'utilissimo "esame di coscienza" cogliamo con più immediatezza le pecche più gravi e traumatiche. Ma se non badassimo alle più lievi, concederemmo loro una pericolosa incubazione nella quale possono aumentare la loro carica dannosa ed esplodere con una inaspettata purulenza. Il maligno è pronto a sfruttare ogni breccia che gli offriamo (sia essa minima o ampia) per conquistare il nostro cuore e farci cadere nella disperazione.
    Vegliamo, dunque, anche sulle sfumature dei nostri pensieri, affinché il nemico non ci colga di sorpresa.
    Commenti in merito alla gola li troviamo innanzitutto nelle Sacre Scritture. Dell’Antico Testamento ricordiamo Esaù, che per un piatto di lenticchie perdette la sua primogenitura (Gn 25, 19-34); Oloferne invece morì a causa dell'ubriachezza, ucciso da Giuditta (Gdt 12, 20 e segg.).Naturalmente è Gesù, nel Nuovo Testamento, che ci dà l'insegnamento maggiore su come si debba condurre la propria vita. Egli ci raccomanda la libertà interiore per quanto riguarda i bisogni, anche legittimi, del corpo. Le preoccupazioni materiali ci discostano dal concetto di fede e di abbandono dei figli al Padre (Mt 6, 25-33). Occorre vigilare per evitare che ci si appesantisca nell'ubriachezza, nella stanchezza e nella sonnolenza (Lc 21, 34). In questa luce, la lotta al vizio della gola è perfettamente inquadrata nel combattimento spirituale.San Paolo si rivolse ai cristiani che venivano dal paganesimo (come la comunità di Corinto e di Roma); qui, spesso, il mangiare e il bere erano finalizzati al solo godimento. Si pensi che alcuni ricchi romani, dopo banchetti interminabili, si procuravano il vomito con delle piume d'uccello per poter ricominciare a mangiare. A queste persone egli scrive parole di condanna, affermando che gli ubriaconi non erediteranno il Regno dei Cieli (1 Cor 6, 10-12). Nella lettera ai Filippesi (3, 19) l’Apostolo delle genti và alla sorgente del vizio della gola scrivendo che ci sono persone «che hanno per dio il loro ventre».
    Ogni essere alla deriva ha il proprio dio (la carica, il denaro, le donne...); ci sono molti che vivono per mangiare anziché mangiare per vivere, e la loro pancia è il loro piccolo dio.Ecco rivelato il legame tra la gola e la ribellione prima; la superbia si dimostra nuovamente quale fonte di tutti i nostri mali.
    Nella vita di tutti i giorni abbiamo spesso sentito la frase: "Siamo ciò che mangiamo". Niente di più falso, naturalmente giacché la nostra vera sostanza è ben altra, ma con questa il mondo ci esprime quali siano i suoi disvalori. Peter Bruegel il vecchio, Il paese della Cuccagna, 1567, Alte Pinakothek, MonacoPensiamo ai gravi disturbi dell'alimentazione come la bulimia o l'anoressia, patologie la cui diffusione è sempre maggiore soprattutto tra i giovani. Un rapporto così disordinato nei confronti del cibo, è causato da una completa assenza di riferimenti sani sui quali impostare la propria vita. La prevalenza dell'apparire sull'essere fa sbilanciare queste persone in un abbandono totale al mondo dell'effimero. Vengono lusingate dalla moda e dai "must" che, per avere successo, le inebriano fino a condurle al collasso; satana usa le sue prede e poi le getta (è un consumista).
    Troviamo degli spunti interessanti anche tra gli scritti dei Padri della Chiesa, i quali annotano una stretta relazione tra la gola e la lussuria. Questi due tipi di appetito vanno di pari passo, ma vedremo nello specifico i loro legami nel prossimo approfondimento dedicato alla lussuria.
    Giovanni Cassiano (ca. 360-435) distingue varie manifestazioni del vizio della gola, segnalando che c'è chi eccede nella quantità e chi invece nella ricerca della qualità dei cibi. Vi è il goloso che ha sempre fame, consuma pasti abbondanti e, terminati questi, si tiene in esercizio "mangiucchiando" di continuo. Ma vi è anche chi non necessariamente mangia molto ma è sempre alla ricerca di cibi delicati e fini. Essi dedicano tempo a preparare o a prepararsi piatti raffinati e ben curati, i soli che siano adatti alle loro esigenze e ai loro gusti.
    Il cibo per l'uomo saggio deve essere frutto della semplicità; non si dovrebbe cercare né la qualità né la quantità, sarebbe consigliabile alzarsi da tavola non completamente sazi ed infine, cosa molto importante, conviene situare la moderazione della gola in un atteggiamento di carità: dice Cassiano che la sobrietà ci induce a pensare che tante persone hanno fame e non possono sfamarsi. La nostra vittoria sulla gola sarà più completa se faremo prevalere l'amore sull'egoismo. Rieccoci giunti alla gola spirituale prima accennata. Essa inficia il nostro rapporto con Dio perché ci induce ad amarlo non per contraccambiare la sua bontà, ma perché Egli dà qualcosa che desideriamo, di cui siamo avidi. L'ambizione di poter gustare i doni che il Signore ci concede, la bramosia di poter essere i protagonisti di eventi non comuni e soprannaturali, sono aspetti della smania di possesso e di godimento tipici della gola. Se dunque è pericolosa la gola sul piano fisico, in una società come quella di oggi opulenta, sazia e indifferente a chi ha fame, capace di distruggersi con l'alcool, con la droga, con i piaceri della tavola; per coloro che vogliono seguire il Cristo, non è meno pericoloso il vizio della gola spirituale. Troppi perseguono la via dello straordinario, rifiutando la via del nascondimento e dell'umiltà. Impariamo a condurre una vita all'insegna della parsimonia e della temperanza (che è una delle quattro virtù cardinali) e, soprattutto, dedichiamoci all'analisi di noi stessi al fine di debellare il vizio della gola spirituale, perché la ricerca di emozioni e sensazioni ci distoglie dall'Essenziale. Una nota particolare merita il digiuno. Esso è un atto di sacrificio di noi stessi volto a ristabilire il dominio dello spirito sul corpo. E' innanzitutto una "prova di forza" che il cristiano deve sperimentare per riaffermare la padronanza di Sé. Il digiuno deve essere primariamente l'astenersi dalla colpa e poi da tutto ciò che ci alletta (sia il gusto che gli altri sensi). Quando è dedicato a Dio perché soccorra un fratello bisognoso, unito alla preghiera rappresenta la più profonda forza spirituale che esista. Il Padre non rimane certo indifferente alla nostra rinuncia e non manca di potenziarla affinché sia un gran dono d'amore verso il prossimo, per la Gloria del Signore. Il digiuno ha anche una particolare valenza nella lotta contro le entità negative (la cui presenza in questo mondo è purtroppo copiosa). Gesù, infatti, ci ha detto «...Questa razza di demoni si scaccia se non con la preghiera e il digiuno». (Mt 17, 21). 
    Ecco una poesia scritta da Giovanni Della Casa, l'autore del celebre Galateo:
INVOCAZIONE AL PADRE CELESTE
Dopo sì lungo error, dopo le tante
Sì; gravi offese, ond'ogn'or hai sofferto
L'antico fallo e l'empio mio demerto,
colla pietà delle tue luci sante
Mira, Padre Celeste, omai con quante
Lacrime a Te devoto mi converto,
E spira al viver mio, breve ed incerto
Grazia, ch'al buon cammin volga le piante.
Mostra gl'affanni, il sangue e i sudor sparsi
(Or volgon gl'anni) e l'aspro tuo dolore
A' miei pensieri, ad altro oggetti avvezzi.
Raffredda, Signor mio, quel foco, ond'arsi
Col mondo, e consumai la vita e l'ore,
Tu, che contrito cor giammai non sprezzi.

.
[ Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita. ]
Gian Maria Volontè
ditemi   voi che non so chi siete    dov’è   finito
l’uomo
lo cerco da un tempo che non conto
cinque  dieci anni o centinaia di millenni
cerco dov’è
chiedo se è rinchiuso
qui dentro il tempo   il vostro tempo come uno specchio rotto
oltre il viaggio  di là da un fiume di silenzio
in una densità di questo precipizio sotto le nuvole fatto di ali e voli
in qualche assurda gabbia...
(Fernanda Ferraresso)

martedì 10 luglio 2012

un cerchio che da jung giunge a borges passando per pessoa

"la psiche e' un insieme di immagini intese come risultato della forma energetica assunta dall'individuo in relazione anche alle emozioni, agli agiti e al comportamento non verbale".

La Psicologia Analitica (ovvero l'analisi del profondo, cioe' dell'insieme di processi psichici che possono esprimersi attraverso rappresentazioni, immagini, parole, sogni, emozioni, agiti e sintomi) è nata da una costola della Psicoanalisi di Freud e poi si è distaccata da questa poiche' Jung ritiene che la libido non si manifesti solo nelle istanze pulsionali individuali, ma che, invece, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell'umanita' e che attraverso l'immagine archetipica, sia il motore della trasformazione del singolo ed in nome dell'archetipo simbolico si privilegia la parola: il parlare, il raccontare, il fare associazioni, stando seduti su una sedia, o anche il parlare ad una sedia vuota immaginandovi seduto un interlocutore altro, oppure recitando su un palcoscenico e/o anche dipingendo e/o danzando; seguendo cioè quel metodo libero che permette di guardarsi dentro e prendersi cura di se', delle proprie immagini, ponendosi in ascolto di quel "piccolo popolo" e di quelle "personalita' multiple" che abitano la nostra psiche. Nell'individuare il senso simbolico e archetipico di ciò che ci crea disagio o disturbo, possiamo utilizzarne l'energia per la "trasformazione" e per la propria individuazione, corrispondente all'armonia delle energie psichiche anche attraverso i più svariati metodi (dall'immaginazione attiva alle tecniche teatrali, all'arte, ecc.) che portano al benessere psichico in quanto permettono l'armonica espressione dell'anima e, attraverso uno studio esperenziale su: l'inconscio collettivo, la coscienza collettiva , gli archetipi, i riti, i miti, i sogni, le fantasie, i simboli, le emozioni, gli agiti, la comunicazione corporea, il processo d'individuazione, le immagini alchemiche, i tipi psicologici, gli enneatipi, l'anima come visione in trasparenza.

 "Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita. Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle. Alla fine di questa giornata rimane ciò che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani; l’ansia insaziabile e molteplice dell’essere sempre la stessa persona e un’altra."
"Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra. [...] Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima."
“All'improvviso oggi ho dentro una sensazione assurda e giusta. Ho capito, con una illuminazione segreta, di non essere nessuno. Nessuno, assolutamente nessuno”Nessuno mi ha riconosciuto sotto la maschera dell’identità con gli altri, né ha mai saputo che ero maschera. Nessuno ha supposto che al mio lato ci fosse sempre un altro che in fondo ero io. Mi hanno sempre creduto identico a me stesso.
Tutti noi viviamo distanti e anonimi; dissimulati, soffriamo da sconosciuti. Ad alcuni, però, questa distanza fra loro stessi e un altro essere non si rivela mai; per altri è talvolta illuminata, di orrore o di pena, da un lampo senza limiti; per altri ancora, essa non è altro che la dolorosa costanza e quotidianità della vita.
Sapere esattamente che chi siamo non ci riguarda, che ciò che vogliamo è ciò che non vorremmo, né forse qualcuno ha voluto; sapere tutto questo a ogni minuto, sentire tutto questo in ogni sentimento, non significherà essere straniero nella propria anima, esiliato nelle proprie sensazioni?"

Pessoa  (Fernando Antonio è collegato a Sant'Antonio di Padova, da cui la sua famiglia reclamava una discendenza genealogica. Il nome di battesimo del Santo era infatti Fernando Bulhões, e il giorno a lui consacrato a Lisbona era il 13 giugno, lo stesso della sua nascita) nacque a Lisbona il 13 giugno 188  e lì morì il 30 nov.1935. Fu poeta, scrittore, filosofo e aforista come pochi altri nella storia della letteratura (e non solo) del '900, in cui si scompose (ortonimo) in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronimi. La sua vita  fu dedicata a creare, e che con questa creazione, creò altre vite attraverso i suoi eteronimi. Questo è stata la sua principale caratteristica, e il motivo di interesse per la sua persona, apparentemente così pacata. Egli fu «l'enigma in persona» (e, guarda caso, in portoghese "pessoa" significa "persona"). La sua figura enigmatica (legato alla "Tradizione Segreta" e gnostica del Cristianesimo, che ha relazioni intime con la "Tradizione Segreta" di Israele o Kabbalah e con l'essenza occulta della Massoneria, quindi possedeva  legami con l'occultismo, il misticismo, la massoneria e  i rosacroce) interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronomia. Morì a causa di problemi epatici all'età di 47 anni nella stessa città dov'era nato. L'ultima frase che scrisse fu in inglese "I know not what tomorrow will bring... "(Non so cosa porterà il domani), e si riportano come le sue ultime parole "De-me os meus òculos!" (Datemi i miei occhiali).


«  Ricordo, così, quello che mi sembra sia stato il mio primo eteronimo o, meglio, il mio primo conoscente inesistente: un certo Chevalier de Pas di quando avevo sei anni, attraverso il quale scrivevo lettere a me stesso, e la cui figura, non del tutto vaga, ancora colpisce quella parte del mio affetto che confina con la nostalgia." »


“Sono in grande parte, la prosa stessa che scrivo. Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e nella sfrenata disposizioni delle immagini Sono, in gran parte, la prosa stessa che scrivo.
Mi snodo in periodi e paragrafi, mi trasformo in punteggiatura e, nella sfrenata disposizione delle immagini, come i bambini mi maschero da re con carta di giornale; oppure, ritmando una successione di parole, mi acconcio come i pazzi con fiori secchi che sono freschi solo nei miei sogni. ....
I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo."
La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.
Cancellare tutto dalla lavagna da un giorno all'altro, essere nuovo ad ogni nuova alba, in una nuova verginità perpetua dell'emozione...

« Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia,
non c'è niente di più semplice.
Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte.
Tutti i giorni fra l'una e l'altra sono miei. »
Ed ecco qui - come fosse (ma lo è) una poesia - uno dei suoi pensieri-aforismi di cui è costellato il “libro dell'inquietudine” :
Litania
Noi
non ci realizziamo mai.
Siamo due abissi:
un pozzo
che fissa
il Cielo

Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza...Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero... No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile...Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. E' un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell'amore. Nell'amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell'amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un'idea nostra... Perfino l'arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente "ti amo", o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l'attività dell'anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell'illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza...Vivere è non pensare...La felicità è fuori dalla felicità. Non c'è felicità se non con consapevolezza. Ma la consapevolezza della felicità è infelice, perché sapersi felice è sapere che si sta attraversando la felicità e che si dovrà subito lasciarla. Sapere è uccidere, nella felicità come in tutto... Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni... Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo... Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta... Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede... Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita. (da "Il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa)
File:Carta astral ricardo reis.jpg

ISTANTI
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
Jorge Luis Borges

La luna
C'è tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti non è la luna
che vide il primo Adamo. I lunghi secoli
della veglia umana l'hanno colmata
di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio.
Jorge Luis Borges

«Sotto alberi inglesi meditai su quel labirinto perduto: lo immaginai inviolato e perfetto sulla cima segreta d’una montagna. Pensai a un labirinto di labirinti, a un labirinto sinuoso e crescente che abbracciasse il passato e l’avvenire, e che implicasse in qualche modo anche gli astri»
(J.L. Borges – Il giardino dei sentieri che si biforcano) labirinto (dal greco labýrinthos) si riferisce al mitico palazzo costruito a Creta per tenervi segregato il Minotauro, il leggendario mostro dalla duplice natura (umana e ferina) poi ucciso dalla scure (làbrys in greco) di Teseo e dalla quale avrebbe poi preso il nome. L’etimologia della parola labirinto deriverebbe quindi dalla stessa radice della parola che indicava l’ascia a due lame, simbolo del potere reale a Creta. Nelle culture più diverse il labirinto è un modello iniziatico legato all’idea della morte e soprattutto all’idea del passaggio a un nuovo stato. Superare il labirinto, raggiungerne il centro e poi trovare la via d’uscita, indica allegoricamente il passaggio a un’altra dimensione, e per questo veniva impiegato anche come modello magico nelle dottrine esoteriche e misteriche. Il labirinto in generale può essere visto come metafora della ricostituzione dell’ordine perduto, e di conseguenza come metafora del pensiero umano, della psiche e della della sua struttura, per l’appunto, labirintica. Il labirinto è anche un simbolo del mondo, i cui schemi e la cui logica sono oscuri e incomprensibili all’uomo, ma chiari a colui che ne è l’architetto e l’artefice, e come tale esso è fonte di stupore e perplessità, quel genere di stupore (thaumàzein in greco) che secondo Aristotele è stato la causa principale e fondamentale della nascita della filosofia («Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia», Aristotele, Metafisica, I, 2, 982 b.) Il labirinto è il luogo in cui la soluzione deve essere tentata ad ogni svolta, senza occhi e senza memoria: è il simbolo della ricerca istintiva, anteriore alla ragione e alla scienza. La sua struttura complessa - frutto dell’elaborazione di una mente intelligente - è finalizzata a sconfiggere un’altra intelligenza, quella di chi si avventura dentro il labirinto. Al suo interno la ragione non è più in grado di risolvere da sola il problema e la soluzione deve essere tentata istintivamente, ad ogni nuova svolta, affidandosi all’intuito e alla buona sorte, allo stratagemma e all’astuzia. Il concetto di labirinto racchiude così in sé una duplice, se non addirittura contraddittoria, valenza simbolica. Da un lato simboleggia il trionfo della ragione, la costruzione razionale perfetta costituita da un unico modulo compositivo elementare ripetuto potenzialmente all’infinito; dall’altro lato allude inevitabilmente alla sconfitta della ragione stessa e delle sue armi dialettiche che si rivelano inefficaci a districarsi in un contesto in cui la parzialità della visione, la completa ignoranza della propria posizione nello spazio e la conseguente incapacità di orientarsi impediscono l’elaborazione di una strategia razionale e vincente. Il labirinto è quindi il luogo costruito dalla ragione per annientare e mettere in scacco se stessa; è lo spazio simbolico, l’arena in cui si consuma il dramma della ragione che per salvarsi è costretta a negare se stessa, a ridursi furbizia e puro istinto animale. Nel centro del labirinto - che simbolicamente è anche il Centro del mondo, lo spazio sacro dove convergono tutte le serie infinite di piani spaziali e temporali - si confrontano i due volti della natura umana: quello solare, “umano”, razionale e creativo contro quello oscuro, bestiale, irrazionale e distruttivo. Il labirinto, con la sua simbologia e la sua intricata struttura che ricorda le impenetrabili circonvoluzioni del cervello, rinvia così inevitabilmente ai grovigli della psiche, ai mostri inquietanti che si nascondono al suo interno, agli enigmi che celano verità terribili e spaventose...e, proprio come in un labirintico gioco di specchi o in una infinita serie di scatole cinesi, racconta di un autore in crisi creativa e di un’opera che non riesce a venire alla luce. Un indovinello-labirinto che sembra avvertirci ancora una volta che non c’è nessuna verità da cercare, nessun senso o soluzione da trovare, nessun simbolico centro da raggiungere. Nel centro del labirinto c’è solo posto per la follia, il ghiaccio della morte, l’immobilità perfetta del non-essere. E l’enigma rimane…



« Sono cieco e ignorante, ma intuisco
che sono molte le strade »
(J.L.Borges, The unending rose)



“non vi è nulla di più surreale della realtà”
e l’io consapevole ama ridere un casino!
vedi qui le poesie di pessoa:  http://d.p.forumcommunity.net/?t=26000075

martedì 3 luglio 2012

ci sarà il grande balzo?

Mi cerchi lontano ma ti sono vicina,
negli anni futuri molte volte ancora
mi troverai sul tuo cammino.

Tutte le antiche culture ci parlano di un tempo in cui sulla Terra c’era l’eterna primavera. Come avrebbe dovuto essere la Terra per avere l’eterna primavera? Semplicemente con l’asse perpendicolare al piano dell’eclittica. In queste condizioni non sarebbe esistita la possibilità di avere un’illuminazione differente, e quindi un riscaldamento differente, nelle varie zone della Terra e la meteorologia sarebbe stata molto più semplice e stabile.
Secondo alcuni, l'ipotesi di un ribaltamento dell'asse terrestre costituisce la spiegazione più semplice. Presumibilmente dodicimila anni fa l’asse terrestre era spostato di circa ventitre gradi (stesso valore dell’inclinazione sul piano dell’eclittica) in modo da passare sulla Groenlandia e sul Grande Antartide. In queste condizioni tutta la Siberia sarebbe stata libera dai ghiacci e con un clima temperato tale da permettere la vita ad uomini ed animali.  La coltre di gelo cadde così rapidamente da intrappolare nel ghiaccio mammut interi, la cui carne si è conservata intatta per decine di migliaia di anni. Sarebbe dunque risolto anche il problema del ritrovamento dei mammut, in un ambiente che oggi non sarebbe in grado di supportare l'abbondante vegetazione necessaria per il sostentamento degli enormi mammiferi. Prima che i poli si spostassero, la Siberia aveva un clima tropicale,e i mammut vi prosperavano. Un esemplare venne ritrovato con nello stomaco fiori non ancora digeriti. Il mammuth è l’animale preistorico estinto di cui abbiamo la miglior conoscenza semplicemente perché da tre secoli ne troviamo a decine completamente congelati, morti di colpo con ancora l’erba tra i denti. Alcuni li troviamo soli, altri li troviamo ammassati e incastrati tra i rami e i tronchi di alberi strappati dal suolo come se una mano enorme avesse fatto delle palle di animali e piante.  Solo un grosso cataclisma come lo spostamento dell’asse terrestre può aver provocato ciò. Se consideriamo le carte dell’ultima glaciazione, casualmente terminata anche lei dodicimila anni fa, vediamo che quella che noi consideriamo come una glaciazione in effetti non fu altro che una situazione climatica differente dall’attuale con la Siberia scoperta dai ghiacci e la crosta del gelo che copriva le isole britanniche ad eccezione del sud dell’Inghilterra. Stranamente la stessa situazione dei ghiacci si trova anche in parecchie carte medioevali disegnate con una precisione difficilmente imputabile ai cartografi dell’epoca.Parecchi testi antichi ci raccontano di grandi catastrofi successe nel passato: il diluvio biblico, l’epopea di Gilgamesh, la distruzione di Atlantide non sono che le più famose. In tutti questi testi si parla di onde enormi che sommergono la terra abitata, di enormi variazioni del clima; possibile che in tante parti differenti e lontane tra loro si parli delle stesse cose, quasi con le stesse parole?

Pare che gli antichi Egizi abbiano registrato quattro diversi ribaltamenti, in seguito ai quali il sole è apparso mutare la direzione del suo corso nei cieli. I più recenti si sarebbero verificati nel 700 a.C., e prima ancora nel 1500 a.C.
Quest'ultimo evento corrisponderebbe alla data dell'estinzione della civiltà minoica a Creta.

Se si dà una botta sufficientemente forte all'asse di uno giroscopio, l'apparecchio può ribaltarsi completamente, continuando a girare nella nuova posizione di equilibrio. La Terra può essere vista come un enorme giroscopio, al quale l'avvicinarsi di qualche corpo celeste, o l'influsso combinato di diversi campi gravitazionali, può aver fornito in passato una "botta" abbastanza forte da ribaltarsi. La teoria unificatrice della geologia, la tettonica a placche, è basata sulla legge umana del gradualismo secondo la quale Natura non Facit Saltum (La Natura non compie balzi). Purtroppo si tratta di una legge umana, giusta, corretta, ma non sempre collegabile alla realtà.
Sarà anche vero che la natura non procede a salti, ma è altrettanto vero che agenti esterni come i corpi celesti, hanno provocato dei balzi, solitamente in senso distruttivo, al procedere della natura.

Inoltre, i nostri scienziati concordano sul fatto che il riscaldamento globale sarà causa di enormi cambiamenti e problemi nel mondo, ma secondo i loro ragionamenti ci vorranno cinquanta o cento anni prima di doverci occupare dei suoi effetti. La loro idea è che, in generale, il riscaldamento globale sarà lento ed il mondo troverà il tempo per scoprire la soluzione ai problemi. Nuove incontrovertibili prove suggeriscono invece che questo scenario è semplicemente sbagliato, e faremmo meglio ad essere pronti per un'altra, più improvvisa possibilità. Tutti zitti, e la vita continua, incurante del terribile pericolo incombente. 
Da anni gli scienziati parlano di una pulsazione diversa della Terra – la cosiddetta Risonanza di Shumann – e di un suo possibile ritorno al punto zero, con conseguente inversione dei poli magnetici. Il tutto sarebbe previsto a cavallo di una data fatidica: il 21 dicembre 2012, e avverrebbe, secondo fonti autorevoli, nel giro di 72 ore, durante i quali la Terra rimarrebbe ferma.

 

Il punto zero della Terra sembra verificarsi ogni 25.625 anni. In una data che coincide con il termine non solo di un ciclo o Era Mondiale di 5.125 anni, ma di ben 5 grandi Ere Mondiali.
Due coincidenze che si verificano in contemporanea, dunque: la fine di un’Era parziale, che è quella della nostra civiltà, e quella di un processo ancora più lungo, il lento ciclo della precessione degli equinozi, in cui la Terra termina il giro intorno al proprio asse e si avvicina sempre più verso il centro della Via Lattea, la nostra galassia.
È questo il punto sul quale sembrano convergere molte profezie, certo, ma anche diverse teorie scientifiche.
Un antico popolo, gli
Hopi, fu testimone di questo avvenimento. Nei loro racconti si parla del giorno più lungo, in cui il Sole sorse due volte, da direzioni opposte, brillando nel cielo per venti ore consecutive. È possibile trovarne traccia negli antichi testi peruviani ma anche nei testi biblici. Informazioni simili sono presenti nei testi degli antichi Esseni, come il codice di Enoch, e nei monasteri tibetani.
Gli stessi
Maya parlano della nostra civiltà, dicendo “Voi che camminate tra i mondi”: un modo semplice per indicare il passaggio della nostra civiltà verso un’Era nuova.
Il Sole è sintonizzato con qualcosa di più grande, che proviene dal centro della galassia, e la Terra deve adattarsi ad un cambio di vibrazione. L’unico modo che il pianeta conosce per farlo è mutare la propria pulsazione interna. E il nostro corpo, a sua volta, deve sintonizzarsi con questa.
Anche il battito cardiaco è sintonizzato con le pulsazioni della Terra, in quello che viene chiamato “circuito sacro”. Ed è proprio all’interno di questo circuito che stanno tornando a prendere piede le culture antiche, con la loro saggezza. Il mondo nel quale viviamo è costituito da griglie che trasmettono vibrazioni e legami che spesso ci fanno ritrovare coinvolti in una sorta di “risonanza collettiva”, più dominata dalla paura, che dall’amore.

 "Gli oceanografi hanno scoperto un grande fiume d'acqua dolce nell'Atlantico, formato dallo scioglimento dei ghiacci polari. Avvertono che questo potrebbe presto seppellire la Corrente del Golfo, facendo sprofondare il Nord America e l'Europa in inverni polari... le calotte polari si stanno sciogliendo a nord e a sud, nonché i ghiacciai di tutto il mondo, sono composti di acqua dolce, e questa è la causa dell'imminente disastro climatico globale. La Corrente del Golfo, che gli scienziati chiamano 'convettore termoalino nord atlantico', è una corrente d'acqua calda proveniente da Sud dell'Equatore, che scorre sulla superficie dell'oceano verso nord; quest'acqua calda evita che il Nord America e l'Europa Occidentale e Settentrionale si ghiaccino. Essa è anche responsabile dei modelli climatici mondiali che conosciamo. "   
Con il rallentamento della Corrente del Golfo, il calore non raggiunge più la regione nord atlantica, e i modelli climatici incominceranno a mutare, poiché la loro stabilità dipende da quel calore.
 
Già alcuni anni fa Greenpeace annunciò che la calotta polare perenne del Polo Nord era arretrata di circa 450 km, ma nessuno ha ascoltato.
Esistono foto satellitari che ritraggono il Polo Nord nel 1970 e nel 2003, e che dimostrano come il 40% del Polo Nord si è disciolto in soli 33 anni - ed ora lo scioglimento procede ad un ritmo ancor più rapido.  Mentre la placca denominata 'Larsen A' e poi anche la placca 'Larsen B', che si trovava dietro 'Larsen A', si è staccata dalla calotta del Polo Sud, con grande stupore di molti scienziati ed il livello degli oceani in tutto il mondo è aumentato di circa 3 cm.  Ora che la placca 'Larsen B' non c'è più, resta esposta un'enorme massa di ghiaccio detta 'Placca di Ross', e l'unica cosa che la tratteneva dallo scivolare nell'oceano era proprio 'Larsen B'. Come volevasi dimostrare, nella Placca di Ross si stanno producendo da tempo varie crepe. Se anche lei scivolerà nell'oceano, si prevede che il livello degli oceani di tutto il mondo crescerà dai 5 ai 7 metri. 
  
Lo studio degli Indiani Anasazi del 14° secolo d.C. è illuminante. A Chaco Canyon, nel Nuovo Messico, gli Indiani Anasazi scomparvero completamente - e nessuno sa con precisione dove andarono. Ma dallo studio sulle cause che indussero gli Anasazi ad abbandonare l'area del Nuovo Messico è emerso qualcosa di interessante: nel corso del 14° sec. d.C. l'area di Chaco Canyon fu colpita da una siccità talmente terribile, da non ricevere una sola goccia d'acqua per ben 47 anni! E una siccità di tale durata indurrebbe certo chiunque ad abbandonare l'area in questione: niente acqua, niente vita. Gli archeologi che presentarono questo studio non sapevano quale fu la causa della siccità, ma se consideriamo che, nel periodo immediatamente precedente, la Corrente del Golfo subiva un sensibile rallentamento, tutto diventa chiaro.
Questo è esattamente ciò che il Pentagono pensa che succederà all'America, al Canada e all'Europa.
La Corrente del Golfo sta iniziando a cambiare forma. Questo è il segnale dell'inizio del processo di arresto di questa corrente d'acqua calda - e della fine della nostra civiltà, così come la conosciamo.

 Procediamo -a quanto pare- a grandi balzi verso il punto zero, conosciuto anche come punto di svolta epocale.

Se la data del 2012 rappresenta la fine di un ciclo del calendario Maya – ciclo durato 5.125 anni – che termina con un cataclisma mondiale, per molti è a partire dal quel momento che comincerà una nuova datazione:“La fine della saga del Mondo”.
La pineale rappresenta un canale nascosto nel nostro corpo, custodito nel suo essere latente per millenni. Il suo ruolo è quello di illuminarci, creando una vera e propria luce nel buio. Quella luce che, secondo il Vangelo di Matteo, si riattiva, illuminandoci la strada. La ghiandola si calcifica quando, nella vita moderna e con l’alimentazione ricca di zuccheri e cibi raffinati, non viene più sollecitata. Secondo studi scientifici, ciò porterebbe ad una sorta di obnubilazione delle coscienze.
I numerosi studi scientifici eseguiti in merito sembrano concordare su un punto: la ghiandola è attivabile mediante il sonno e la meditazione, attività poco praticate nell’epoca moderna. Quello che potrebbe accadere, molto verosimilmente, arrivando al famoso “punto zero”, è un’attivazione improvvisa della ghiandola, su sollecito del cambiamento che avviene nel magnetismo terrestre.

Geoff Stray, uno dei maggiori studiosi di profezie maya, e autore, tra gli altri, di “2012: estasi o catastrofe?” nota come, in coincidenza con il 21 dicembre 2012, molti indizi possano indurci a pensare ad un nuovo stato di coscienza e ad una nuova era dell’umanità. Pare infatti che il sistema solare stia entrando in una nuova area energetica di plasma magnetizzato, responsabile dei cambiamenti che avvengono sulla Terra e questo non influisce solo sul clima e sullo stato magnetico del nostro pianeta, ma provocherebbe anche un’evoluzione spontanea di massa dell’umanità, attraverso mutamenti magnetici che agiscono sulla ghiandola pineale, che comincia a liberare sostanze neurochimiche a effetto allucinogeno. In concomitanza con quella data, dunque, un numero enorme di persone avrà sogni ed esperienze paranormali.

...e che dire della sfuggevole particella di Dio? E' notizia di oggi che i fisici del laboratorio Fermi dell'Illinois negli Stati Uniti, avrebbero "visto" per la prima volta tracce del bosone di Higgs!


«Il prezzo di una cosa è la quantità di “vita” che occorre scambiare per ottenerla»  — H.D. Thoreau —



"La mia vita era davanti a me, chiusa, sigillata come una borsa, eppure tutto ciò che vi era dentro era incompiuto.
Un istante, cercai di giudicarla. Avrei voluto potermi dire: "E' una bella vita".
Ma non si poteva formulare un giudizio su di essa, era un abbozzo; avevo passato il mio tempo a rilasciare cambiali per l' eternità, non avevo capito niente..."    Jean Paul Sartre




n. b. questa notte ho sognato che c'era una riunione (gigantesca) di famiglia e i miei antenati (non avrei saputo distinguerli perchè sembravano tutti dei ventenni e quasi tutti maschi, ma sapevo che tutti loro erano i miei parenti) erano disposti come in una foto di quelle che si usava fare a scuola, su piani diversi
(ovvero alcuni in piedi ed altri seduti -probabilmente le donne)  in modo che tutti fossero ben visibili ma il fatto sctrano è che erano tutti a lutto, completamente vestiti di nero...

devo preoccuparmi?!?

"Dobbiamo morire. Morire dobbiamo. Queste le parole laconiche e striminzite, oltre che cimiteriali, che si scambiano i frati trappisti ogniqualvolta si incontrano.  Niente Ciao, come stai. Niente Buongiorno o Buona Sera. Niente Arrivederci o Stammi bene. Nella sostanza hanno anche ragione. La vita è caratterizzata dopotutto dalla nascita e dalla scomparsa, da una stazione di partenza e da una di arrivo.  Può capitare a tutti di morire. Il distacco tra la vita e la morte è uno iato sottilissimo, paragonabile a una membrana trasparente, a un filo fragile e delicato come un capello. Tre banali minuti di blocco respiratorio e da vivi, pensanti, parlanti e pimpanti, diventiamo un cadavere freddo e stecchito, pronto a disfarsi con quattro vermi addosso. Il nostro sangue, il nostro conto in banca, i nostri amati muscoli, le nostre esperienze, i nostri affetti, la voglia di mangiare fichi, durian e manghi, la voglia di trovare un fungo porcino o un ovulo buono, il desiderio di amare o semplicemente di accoppiarsi con qualche essere eccitante, tutto vanificato".




“Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.” Sono parole di Sigmund Freud, contenute nel saggio “Il perturbante” (1919). In tedesco il termine è Das Unheimliche: una sensazione di familiarità ed estraneità, un misto di angoscia, confusione e paura. È il terrore di qualcosa che percepiamo come spiazzante, che ci inquieta perché in parte ci è noto: qualcosa di latente, sotterraneo e stagnante: uno spaesamento intellettuale, una dissonanza conoscitiva tra estraneità e familiarità. È il termine ideale per esprimere il sentimento associato alle opere di Edvard Munch: ecco la ragione del titolo della mostra “Edvard Munch e il Perturbante”. La rassegna scandaglia gli abissi dell’immaginazione artistica, aprendo visioni dell’invisibile, squarci vertiginose su un mondo occulto di sogni, incubi e fantasmi e sulle profondità dell’inconscio. Opere come “Le Carceri” di Giovanni Battista Piranesi, e  opere di  Ensor, Böcklin, Moreau, Ensor, Kubin, Schiele e naturalmente Munch. Quadri come “Angoscia”, “L’urlo”, “Il vampiro”, sono intessute di Unheimliche. Se per Freud il maestro del perturbante in letteratura era l’autore tedesco E.T.A. Hoffmann, con il suo “Uomo della sabbia”, tracce “pittoriche” di Unheimliche affiorano nei capolavori di Dürer (“Il cavaliere, la Morte e il Diavolo”), nelle opere di Bosch, nello straordinario “Incubo” di Füssli, che è una magistrale rappresentazione delle paure dell’inconscio collettivo. (n.b. il perturbante è anche il doppio- vedi libro di Carotenuto)
Anche i robot, come le protesi, ricadono nel perturbante, se la risposta emotiva inizialmente è positiva nel caso di automi antropomorfi semoventi e aumenta consensualmente alla crescente conformità degli automi alle fattezze umane, questo vale solo fino al un punt, il punto in cui l'eccessiva somiglianza produce una brusca flessione ("zona perturbante") del gradimento e tende ad assumere valori negativi che corrispondono alle sensazioni negative di repulsione e turbamento.